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Siamo alla Pompei del vecchio sudismo

Zenone di Elea

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RdS, 18 novembre 2010


C’erano già delle avvisaglie, ormai è un dato certo: la galassia sudista è stata investita dalle spinte che vengono dal bisogno di rappresentanza che emerge da un sud ostaggio di una classe politica da spazzare via e da una criminalità che si è fatta surrogato di una imprenditoria inesistente o accattona.

Siamo l’un contro l’altro armati, con gioia somma dei nostri detrattori. Quando invece il vero obbiettivo sarebbe quello di uscire dalle sabbie mobili della servitù a poteri forestieri. È di queste ore la polemica su un editoriale di Antonio Pagano dal titolo “I mille movimenti meridionalisti”. Si può non essere d’accordo con lo stile e con alcuni passaggi, ma non venite a dirci che non si tratta di un problema reale che investe la rappresentanza degli interessi delle provincie napolitane.

Ribadiamo: il nostro obbiettivo non deve essere scatenare la guerra santa verso i traditori o quelli che riteniamo a torto o a ragione finto-sudisti. L’obiettivo vero è concordare un federalismo che non ci renda schiavi dei poteri padani per un altro cinquantennio.

Al nord hanno superato il complesso della unità della patria, lo hanno archiviato per sempre. Noi stiamo ancora lì a tremare, a promettere fioretti in nome del tricolore e a cantare l’inno di Mameli.

Chi scrive ha sempre polemizzato con Nicola Zitara sul separatismo, in quanto non la riteniamo una strada realistica e comunque la consideriamo velleitaria perlomeno in questa fase. Da questo a osannare l’Italia che ha disperso milioni di noi per il mondo ce ne passa.

Se ci capitasse l’occasione di avere due secondi, per dire la nostra a una TV nazionale, non la sprecheremmo con una affermazione che suona incomprensibile per chi da anni si batte per certe idee. Non risponderemmo “partito del sud per l’unità d’Italia” come ha fatto De Santis a Palermo, ma “partito del sud per una Italia nuova, federale”.

Con l’uscita del berlusca dalla scena politica anche l’Italia che abbiamo conosciuto finora verrà archiviata, che lo vogliamo o no. Cosa verrà al suo posto non lo sappiamo.

Ci auguriamo che prevalgano le persone di buon senso e che si trovi la giusta mediazione tra le esigenze del nord e quelle del sud che da 150 anni fa da ruota di scorta per fornire uomini e risorse che finiscono sempre nella parte più ricca del paese a farla sempre più ricca.

Inutile invocare pietisticamnte un federalismo solidale e trincerarsi dietro la mitologia patriottarda, come fanno tanti del sud, occorre invece darsi una rappresentanza politica e pretendere un federalismo concordato.

Belle chiacchiere le nostre, se pensiamo al possibile scenario del dopo-berlusca. Come alternativa ci ritroviamo un PD asserragliato negli ultimi fortini rossi tosco-emiliani che non solo si è astenuto sul federalismo di marca leghista ma si appresta – in nome degli interessi del sud – a cavalcare la delusione meridionale per scardinare il potere berlusconiano.

Per far cosa? Un altro titolo V della Costituzione? E noi, Saviano in testa, lì come tanti allocchi a beccare. Ancora una volta.






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