Eleaml


Sacchi dedica le ultime pagine (66-72) del suo volumetto alla scuola nel Regno delle Due Sicilie. Siamo nel 1834 e tanta altra strada farà il regno prima di giungere all'appuntamento col fatidico 1860 che vide la fine della nostra indipendenza.

Una curiosità... Negli ultimi anni, se avete bambini in età scolare, avrete notato che la scuola elementare ha mutato la propria denominazione in Scuola Primaria.

Chissà quanti membri del governo che ha varato la riforma erano consapevoli che tale denominazione veniva utilizzata nell'ottocento dalle scuole borboniche!

Corsi e ricorsi della storia.

Zenone di Elea – Novembre 2010

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INTORNO ALL’ATTUALE STATO

DELL’

ELEMENTARE ISTRUZIONE

IN LOMBARDIA

IN CONFRONTO DI ALTRI STATI D'ITALIA


MEMORIA STATISTICA

DI

GIUSEPPE SACCHI



MILANO

MDCCCXXXIV


Regno delle Due Sicilie.


Rispetto al regno delle Due Sicilie, possiam dire che l'istruzione elementare se non è da per tutto diffusa, è però sufficientemente florida, per quanto almeno riguarda la popolazione maschile.

In quella parte del regno che è posta in terra ferma e che prende il nome di regi dominii al di qua del Faro, è stabilito per massima che in ogni comune vi debba essere una pubblica scuola di leggere, scrivere e far conti pei fanciulli maschi.


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Se tutti i comuni fossero realmente provveduti di siffatte scuole, queste ammontare dovrebbero per Io meno a 1790, tale essendo il numero complessivo dei comuni stessi.

Se poi, come in Lombardia, vi dovesse essere una pubblica scuola per ogni parrocchia, queste ammontare dovrebbero a ijfò: ma giova avvertire che non in tutti i comuni né in tutte le parrocchie queste scuole esistono, e che vi hanno trenta città popolose in cui aver vi dovrebbe più di una scuola. Che se i soli fanciulli maschi, dell’età dai 6 ai 12 anni, avessero scuole da frequentare o realmente le frequentassero, il loro numero ammontare dovrebbe a più di tre cento mila.

La città di Napoli, per essere la capitale del Regno, è la meglio provveduta di scuole elementari. Essa contava nell’anno 1829 ventinove pubbliche scuole elementari dette primarie per l'istruzione de' soli maschi. Gli scolari ammontavano a 1636, il che dà un adeguato per ogni scuola di 53 scolari in circa: due tra queste procedevano col metodo lancasteriano. In queste scuole insegnavasi, e tuttora s'insegna, il leggere, lo scrivere, l'aritmetica, il catechismo, il galateo e la gramatica italiana. I fanciulli ammessi alle scuole private elementari ammontavano a circa cinque mila; e il numero approssimativo dei fanciulli maschi dai 6 ai 12 anni, atti alle scuole, era di quasi venti mila. Per l'educazione religiosa de' giovanetti esistono in Napoli otto congregazioni spirituali. La classe povera però trascura quasi del tutto i mezzi gratuiti d'istruzione che vengono ad essa offerti, e solo col tempo si potrà un po' alla volta avvezzarla a considerare nell’istruzione il primo dei mezzi abilitanti a guadagnarsi il pane giornaliero.

Per l'istruzione femminile sinora non si è pensato che per le fanciulle appartenenti alle classi agiate. In Napoli vi sono due collegi reali per le fanciulle, destinati all’educazione di nobili e ben nate donzelle, figlie di benemeriti impiegati militari e civili. S'insegna ad esse la storia, la geografia, l'aritmetica e la matematica, la letteratura, la calligrafia, le lingue francese ed inglese, il disegno, la musica ed il ballo.


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Per le fanciulle di medio e povero stato esistono in Napoli venticinque scuole elementari presso varii monasteri e pii conservatorii, ove s'insegna il leggere, lo scrivere, l'aritmetica pratica, il catechismo ed i lavori donneschi.

Da quanto però ricaviamo dall’opera statistica su Napoli e sui contorni pubblicata da Luigi Galanti nel 1829, sulle duemila fanciulle che vanno a queste scuole, neppure un quinto impara a leggere: la maggior parte non vi va che per sedere.

Nelle altre provincie fuori di Napoli, se ci atteniamo a quanto dice nel suo Saggio statistico il conte Serristori, nessuna pubblica scuola elementare si è per anco istituita per le fanciulle, quantunque le fanciulle atte all’istruzione ammontare dovrebbero a non meno di dugento ottanta mila. Sappiamo però che presso i monasteri di donne qua e là diffusi nei regii dominii al di qua dal Faro, le fanciulle vi ricevono qualche istruzione, come l'hanno anche presso alcune private maestre.

Presso gli orfanotrofi femminili si è pure introdotta l'istruzione elementare, ed anche nello stabilimento delle orfane, per sovrana generosità ricostrutto e dotato nel 1882 nella città di Catanzaro capo luogo della Calabria ulteriore, l’educazione di quelle povere figlie che ammontano a 42 estesa a tutti i rami dell’elementare istruzione, non che all’ammaestramento nei più proficui mestieri.

Le pubbliche scuole comunali per le fanciulle, come già esistono pei maschi, non vennero per anco stabilite in alcuna parte del regno.

Per quanto adunque siasi operato onde accrescere i mezzi della popolare cultura, è in fatto che gli abitanti lontani dalla capitale del regno si trovano ancora in uno stato di assoluta ignoranza. Da alcuni cenni statistici pubblicati a Napoli sulla fine del dicembre 1833 intorno all’Abruzzo citeriore da Gregorio De Filippis Delfico, ricaviamo queste notizie che ci mostrano lo stato di poca o niuna coltura delle classi più popolose di quel paese.

«Quanto, egli dice, non potrebbe avanzare questa provincia, non solo nel ramo agricola, ma in altri diversi, se più diligenti,


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meno inclinati, meno indolenti si fosse, specialmente nella classe dei contadini? Raro è trovare tra questi chi sappia leggere, o solamente segnare il proprio nome; raro chi s'ingegni a migliorare le proprie cose, o che pensi a profittar delle piccole occasioni per vantaggiare il suo stato} raro che una famiglia viva nell’agiatezza e senza debiti, e ciò malgrado che essi coltivando le terre altrui tolgano per sé niente meno che due terzi dei prodotti del suolo e la metà di quel che rendono le vigne ed i frutteti. Fra la negligenza intanto e l'ozio, la cui vaghezza sembra disgraziatamente estendersi anche alle classi superiori ed alle medie} fra 'l poco amore che ne deriva per lo studio, fra lo scarso impegno che dimostrano i padri circa il coltivar lo spirito de' fanciulli, fra la debole istruzione della generalità a cui contribuisce la mancanza dell’esempio e dell’emulazione, non che la scarsezza de' libri, meschine essendo le pochissime biblioteche private, nessuna la pubblica, e due soli in tutta la provincia i grettissimi negoziantelli di libricciattoli, fra il ritardo infine e la confusione con cui introduconsi le nuove idee in fatto d'arti e di lettere, fra tanti titoli negativi d'istruzione, può attribuirsi ad, un vero prodigio l'osservare come ingegni producansi qua e là e si sollevino quasi di per sè soli ad onore ed utile del proprio paese.»

Ed è certo che qualora i mezzi dell’elementare istruzione fossero un po' più diffusi in quella popolazione, essa verrebbe in breve ad emulare le più colte popolazioni di Europa: tanto la natura fu generosa con que' svegliatissimi ingegni, ai quali null’altro manca che la face del sapere per renderli in tutto maestri a coloro che sanno.

Per l'istruzione tecnica si va da qualche anno pensando nel regno di Napoli onde ordinarla su buone basi. Sino dal 1815 fu istituita in Napoli una cattedra di chimica tecnica a vantaggio dei manifattori e di chi attende alle fabbriche di oggetti chimici.

Due professori vi sono addetti, l'uno ordinario e l'altro aggiunto. Quest'ultimo ufficio venne affidato al valente chimico Filippo Cassola, che fu dal Governo inviato in Francia ed in Inghilterra per raccogliere


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tutte le notizie possibili sulle scienze fisiche e chimiche in relazione alla loro applicabilità alle arti ed ai mestieri, onde ridurle a profitto della classe manufatturiera del Regno.

Se a questa scuola di chimica e all’altra del disegno che esiste presso l'Accademia di belle arti, si aggiungessero quelle della geometria applicata, della meccanica, della tecnologia propriamente detta e degli altri studi abilitanti alle utili professioni dell’industria e della mercatura, si vedrebbe la città di Napoli, che fa già da qualche anno progressi grandissimi nelle manufatture, sorpassare in queste tutte le altre città d'Italia.

Per le città di provincia, non crediamo neppur noi che sia giunto il momento opportuno per attivarvi scuole tecniche: quelle popolazioni sono dalla loro naturale e civile posizione chiamate piuttosto alla vita agricola che all’industriale. Per esse non possono occorrere che buone scuole di agraria, e quattro scuole di questo genere sono già attivate in tre provincie del Regno. In Avellino, città capo luogo della provincia del Principato ulteriore, in Foggia, città capoluogo della provincia di Capitanata, in Lucerà, comune popoloso della stessa provincia, ed in Chieti, città capo luogo della provincia dell’Abruzzo citeriore, esistono pubbliche scuole di economia rurale e di agricoltura pratica.

Nella città di Napoli poi vi ha una scuola pei sordomuti, diretta dal valente Cozzolino; e ciò che manca alle altre città italiane e solo Napoli possiede, è un buon istituto d' istruzione pei ciechi nati.

Nell’isola di Sicilia, popolata da un milione e seicento ottanta e più mila abitanti, poco si è ancor fatto dal governo per riordinarvi e diffondervi le pubbliche scuole elementari.

A Palermo risiede una Commissione d'istruzione pubblica per soprassedere alle pubbliche scuole, ma non è abilitata a far gran cosa. Le scuole elementari maschili dovrebbero essere attivate in tutti i comuni dell’isola, ma non tutti le istituirono.

L'istruzione alle fanciulle di civil condizione viene impartita in Palermo nel regio Educandato Carolino, ordinato come i reali collegi per le fanciulle di Napoli.


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Nelle altre città del Regno l'istruzione femminile è affidata alle monache ed a qualche privata istitutrice: in nessuna parte dell’isola esistono pubbliche scuole elementari femminili comunali, come si barino qui in Lombardia.

Tra le scuole pubbliche elementari pei maschi che sono in Sicilia più frequentate e accreditate, dopo quelle di Palermo, si citano le scuole normali di Messina che hanno per maestro un Domenico Bottaro, quelle di Bronte che sono divise in due classi ed hanno per istruttori Giuseppe Politi e Filippo Artale, e le scuola alla Lancaster di Naro che ha per istruttore il valente Giuseppe Palmieri.

Nessuna scuola tecnica esiste nell’isola, ma si ha però in Termini una buona scuola di agricoltura pratica. A Palermo venne fondato dal principe di Castel Nuovo un istituto agrario denominato Dei Colli ed un altro se ne sta attivando in Trapani da quella Reale Società Economica. Molto sarà poi per giovare ai progressi dell’industria siciliana il nuovo regio Istituto d'incoraggiamento di agricoltura arti e mestieri ivi fondato, a cui il governo ha assegnato l'annua rendita di tre mila ducati. Esso è diviso in due classi: nella classe di economia rurale e in quella di economia civile che versa sulle arti, su i mestieri e sul commercio. Trenta membri lo compongono, dodici per la prima classe e diciotto per la seconda. Direttore della prima è il barone Bivona Bernardi, uomo coltissimo nelle scienze naturali; della seconda lo è il principe di Villafranca, e presidente dell’Istituto è il principe di Butera.

All’abate Saverio Scrofani, uomo veramente benemerito ai buoni studi, è affidato l'incarico di segretario. Lo scopo di questo Istituto è quello d'incoraggiare con premii in danaro e con medaglie tutti coloro che presentassero macchine o strumenti, o suggerissero nuovi mezzi tendenti a migliorare l'agricoltura sicula, od offrissero manufatture e prodotti nazionali d'ogni genere, da poter reggere in utilità, in bellezza, in bontà ed in tenuità di


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prezzo coi prodotti e colle manufatture forestiere. Ogni biennio poi si distribuiscono tre premii di trecento ducati agli autori delle migliori memorie di scienze agrarie ed industriali state poste a concorso con appositi programmi. Da questo Istituto dipendono sei altre società economiche provinciali, fondate nei capi luoghi delle sei lli di Sicilia, a cui vengono assegnate mille ed ottocento ducati annui per ciascuna. «Il principal bene (scriveva il Malvica nel terzo volume delle Effemeridi scientifiche e letterarie per la Sicilia) che faranno queste economiche società, si è quello di creare un' istruzione popolare di cui la Sicilia è affatto priva e rendere abili gli agricoltori, e l'artiera gente tale da produrre cose degne della pubblica estimazione.» E noi pure crediamo che miglior uso far non potrebbero queste economiche società dei vistosi assegni loro accordati, che erogandone parte nella fondazione di pubbliche scuole di agraria, di geometria e di chimica applicata, di meccanica e di disegno. Sino a che coll’istruzione proficuamente diffusa non saranno abilitatigli agricoltori e gli artefici siciliani a preconoscere le buone pratiche e vedere in che si possano le utili arti migliorare, non si avranno da essi che sterili tentativi, o splendide nullità.

E questi beneficii dell’istruzione non cadranno certo su un terreno infecondo, da che la Sicilia può dirsi la terra privilegiata degli acuti ingegni. Chi non ricorda, parlando della Sicilia, quei tre viventi miracoli del genio matematico: Vincenzo Zuccaro, Ignazio Landolioa e Giuseppe Pugliesi, i quali prima di saper leggere e scrivere sapevano già sciogliere a mente e con metodi loro propri problemi aritmetici e geometrici, pei quali si vuole la cognizione delle più complicate operazioni algebriche e trigonometriche, meravigliosi fenomeni nell’ordine dell’umana natura che valgono a mostrare che sia e che mai possa, anche a' dì nostri, la forza direm quasi istintiva del genio italiano.

E questa forza, ove sia magistralmente diretta da buoni studi elementari, può produrre degli uomini straordinari; dei quali, grazie alla Provvidenza, non sembra perduta la stirpe in nessun angolo dell’Italia.






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