LA GUERRA DI CRIMEA sulle pagine de "IL VERO AMICO DEL POPOLO" (Zenone di Elea - Settembre 2022) |
LA GUERRA DI CRIMEA (1853-1856) - ELENCO DEI TESTI PUBBLICATI SUL NOSTRO SITO |
IL VERO AMICO DEL POPOLOPUBBLICAZIONE PERIODICA ROMANA PER DOMENICO VENTURINI NEL 1855 GENNAIO - GIUGNO |
01 - Il Vero Amico Del Popolo - Domenico Venturini (GENNAIO - GIUGNO) | HTML | ODT | |
02 - Il Vero Amico Del Popolo - Domenico Venturini (GIUGNO - DICEMBRE) | HTML | ODT |
Con torbidi auspici cominciava il 1854, e pure non parlavasi che di una lotta impegnata si unicamente fra la Russia e la Turchia! Or con quali auspici esordisce il 1855? La Turchia si pare quasi scomparsa della scena, ed in sua vece a combattere contro alla Russia si avanzarono la Francia e l'Inghilterra!? Cosi la quistione da orientale trasformossi in europea. Le sorti della guerra non son più disputate dal cadavere ottomano, ma dalla vigorosa civiltà dell’occidente contro la formidabile autocrazia del settentrione. A latissime proporzioni adunque allargaronsi le fatali differenze. Chi potrebbe poi misurarne la estensione e le risultanze ove l'Austria, la Prussia, la Germania si decidessero a prendere attiva parte alla terribile tenzone? Innanzi a questa idea spalancasi repente ognivomo abisso, di cui la profondità non me no che l’ampiezza sfugge ai cupidi sguardi della più penetrante intelligenza.
Nulla ciò di manco havvi tuttavia chi favella di ben ferme speranze di prossima composizione. E noi vorremmo essere antesignani ad abbracciarle e propugnarle; ma, per quanto siasi e grande e lusinghiero il nostro desiderio della universale concordia, e’ non ci offusca in guisa il lume dello intelletto che sospingaci a idolatrare le illusioni.
E d'onde si argomenta un proteiforme giornalismo a ragionare novellamente di pace? Vacue blaterazioni di oziosi articolisti vanno attorno per annunziare che lo czar accoglie senza veruna riserva i punti delle garanzie propostigli dalle Potenze occidentali! Dunque la Russia spedi Menzikoff a Stambul per ispogliarsi dei diritti, che acquistò col trattato di Adrianopoli, diritti che di fatto assoggettarono allo czar i Principati danubiani, su i quali al padisciah non rimaneva che una onorifica larva del vetusto dominio? Dunque la Russia provocò la presente guerra per mettere a brani con la sua spada il trattato di Kudsehuk-Kainardschi, che diede allo czar lo esclusivo protettorato della Chiesa greca eterodossa nell’Impero ottomano? Dunque la Russia fece tanti militari apparecchi da trent'anni a questa
parte perché nel 1855 dovevano servirle a distruggere i due principali elementi di sua progressiva grandezza, che additati le furono dalla sublime antiveggenza del conquistatore genio di Pietro I? Né questa ancora è tutta la romantica umiliazione, cui vuolsi, senza gir tanto per le lunghe, da furiosi giornalisti ad ogni modo portare la Russia. Alcuni già sognan per fino di vedere l’imperatore di Pietroburgo tornare al modesto titolo di granduca di Moscovia, e forse a qualcosa manco. Ma lasciamo da banda cotesti dorati sogni, che mal si confanno con la truce realità di lagrimevole istoria.
Il contrasto è grande; pericoli e speranze dall'una e dall’altra parte. La coalizione occidentale già per se stessa è forte; più forte sarà con lo sperato concorso austriaco; che diverrebbe poi con l'alleanza germanica? Ma la Russia ancora avrà, in questi due ultimi casi, suoi alleati; ché non può supporsi ch'ella voglia cimentarsi da sà sola a sostenere l'impeto di Europa tutta. E, ove fosse pur sola, la Russia rinnuoverebbe lo esempio dell’Anteo della favola; risorgerebbe più vigorosa dalle medesime sue sconfitte. Una decisiva vittoria, che costringesse l’autocrate settentrionale a deporre le armi e ad accettare le impostegli condizioni di pace, non è cosa tanto agevole quanto altri va per avventura pronosticando. Il perché Russell al Parlamento britannico ha detto che la Francia e l'Inghilterra non hanno intenzione di menomare la Russia, ma è lor pensiero lasciarla essere una nazione grande e potente. Cosi parla chi conosce la forza e la perseveranza moscovita.
Secondo alcune informazioni, che vengono da persone ordinariamente bene informate (almeno pretendono di esser tali), l’imperatore Niccolò non sarebbe alieno dal conchiudere la pace, anzi la vorrebbe espressamente con la condizione però che ogni cosa debba ritornare nello stato che si concerta a Vienna col trattato del 1815. Noi non sappiamo quanta credenza abbiasi ad aggiustare a cosiffatta diceria, la quale, so avesse un fondamento di verità, mentre sovvertirebbe in gran parte l’attuale politico ordinamento europeo, includerebbe ancora la rinunzia della Russia a tanti acquisti di privilegi e di territorio posteriori a quel trattato, e dalla Russia strenuamente propugnati. Quindi noi opiniamo che a Pietroburgo non diasi agevolmente luogo a coteste utopie, dalle quali emergerebbero complicazioni di pressoché impossibile districamento. Son esse dunque da cacciarsi fra le spiritose invenzioni? Noi le giudichiam tali; e siam persuasi che nel 1855 ne sentiremo altre anche più grandi e più frequenti di quelle del passato anno proemiale 1854.
Discorso dell’imperatore Napoleone alla sessione legislative del 1855 aperta il 26 dicembre: «Dopo la ultima vostra riunione grandi fatti si sono compiuti: i nostri eserciti furono vittoriosi nel Baltico e nel Mar Nero, due segnalate battaglie hanno arrecato splendore alle nostre bandiere. É luminosa testimonianza della intimità delle relazioni, che corrono fra noi e l'Inghilterra, il voto di congratulazioni ai nostri generali e soldati, deliberato dal Parlamento britannico. L’imperatore d’Austria ha conchiuso un trattato oggi difensivo, e ben presto forse offensivo, mediante il quale unisce la sua causa a quella della Francia e dell’Inghilterra. A misura che la guerra si prolunga, cresce il numero degli alleati e più si stringono vincoli già esistenti dell’alleanza con l'Inghilterra e dell’unione fra le due potenti nazioni per assicurare il trionfo della civiltà e della libertà di Europa. Unitevi a me per rendere grazio a nome della Francia al Parlamento inglese delle sue cordiali dimostrazioni e all'esercito inglese e al suo degno capo per la loro valorosa cooperazione. Se la guerra continuerà, io spero l'anno venturo d'indirizzare i medesimi ringraziamenti all'Austria ed alla Germania, di cui bramiamo l'unione e la prosperità. Son fortunato di pagare un tributo di encomi all'armata e alla flotta, Dichiariamo insieme che l’armata è la flotta sono benemerite della patria. La guerra porta con sé crudeli sagrifizi. Ma tutto ci impone di proseguirla con vigore. L’armata si compone di 581, 090 soldati e di 62,000 marinari. A riempiere i vuoti vi domanderò una leva di 140,000 uomini e la facoltà di conchiudere un nuovo prestito nazionale, questi mezzi basteranno ai bisogni della guerra. Il bilancio ordinario è in equilibrio. L'attività delle industrie e i grandi lavori continuano; il ricolto fu soddisfacente; nuovi elementi di lavoro furono creati; e la sicurezza e talee che fra poco si riuniranno in Parigi i prodotti della industria di tutto il mondo.»
N. B. Questo è il più esteso sunto del discorso napoleonico recato dal telegrafo. Nel prossimo numero daremo il discorso per intero.
Nel discorso napoleonico è preferita la Prussia, mentre vi è menzionata con alla fiducia l'Austria e la Germania. L’imperatore dei francesi spera congratularsi delle cesaree vittorie con l’imperatore Francesco Giuseppe; perché non dice altrettanto relativamente alle vittorie prussiane e a re Federico Guglielmo? Il motivo ne è forse la certezza della niuna riuscita delle missioni di Usedom a Londra e del colonnello Manteuffel a Vienna? Ovvero la certezza che il gabinetto di Berlino, allorché si dovesse pronunziare apertamente si pronuncierebbe unito al gabinetto di Pietroburgo? Certo, un motivo ci sarà stato per passare sotto silenzio la Prussia. Lo sviluppo degli avvenimenti dimostreranno quale si fu il motivo.
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Ê tornato di Vienna a Roma S. E. il signor conte Maurizio Esterhazy inviato straordinario e ministro plenipotenziario di S. M. L è R. A. presso la Santa Sede.
Alla dimissione del conte di Pralormo seguirono quelle del baron Cantono inviato sardo a Vienna e del marchese Ballestrino inviato sardo a Napoli; anche queste due per lo stesso motivo della prima, cioè per la presentazione del progetto Rattazzi relativo ai conventi (Campanone). Dicesi che il generale De Sonnaz comandante generale della divisione di Torino abbia chieste pur esso le sue dimissioni (Goff. Mam.). Continuano a Torino con molta asseveranza, le voci di un cambiamento ministeriale (Diritto). Ami lettere di Torino del 27 dicembre assicurano come immancabile una mutazione di ministero. Si vuole pure che il mini. stero voglia quanto prima dimettersi in massa; circolano molte voci e molti nomi (Cat.).
Scrivesi da Vienna alla Brestauer Zeitung che il turbine di guerra si presente sempre più minaccioso sull'orizzonte europeo. Notizie di Pietroburgo dicono sembrare che lo czar non sia disposto a cedere. In seguito di che i rappresentanti d’Austria, Francia e Inghilterra si sarebbero adunati anche pria che terminasse il dicembre per combinare i mezzi da adoperarsi al ristabilimento della pace. E di ciò l’ambasciatore russo Gortschakoff che contezza al suo fratello generale Gortschakoff per le opportune disposizioni.
La sera del 28 dicembre ebbe luogo a Vienna una conferenza tra Buol, Bourquenev, Westmoreland e l'ambasciatore russo Gortschakoff.
Il colonnello Manteuffel alla dimane del suo arrivo a Vienna fu ricevuto in udienza particolare dall’imperatore. Molte le voci che versavano sulla missione del prussiano Manteuffel, ma la più accreditata era che ove avesse avuto incarico di combinare nuove basi di trattative di pace noi ne avrebbe fallo nulla. tanto le cose sono spinte oltre!
Un decreto imperiale apre il eredito di 5 milioni di franchi al ministro dell’interno per sovvenzione ai lavori d’utilità comunale e alle distribuzioni di soccorsi per gli uffizi di beneficenza.
Ai 27 dicembre fu presentata al corpo legislative la legge pel nuovo imprestito e fu nominata la Commissione che ai 28 presentò la sua relazione sulla legge medesima.
I principali giornali di Francia ora più che mai parlano in modo da eccitare vie maggiormente lo spirito nazionale non meno per la guerra che per una possibile imposta relativa alle spese della guerra medesima.
Il prussiano Usedom ito in Inghilterra per una missione speciale di re Federico Guglielmo appena giunto a Londra recossi dal ministro prussiano Bernstorff. Dicesi che Usedom sia uno di quegli uomini di Stato che non sono molto accetti al partito dominante in Berlino.
Luzuriaga ministro degli affari esteri dichiara che il programma del ministero è questo: «Sovranità nazionale; libertà della Cortès costituenti per decretare sovrane le basi costituzionali e l'oggetto della convocazione; trono costituzionale con tutti i poteri necessari ed inerenti a tale instituzione; sanzione reale per le leggi comuni ed ordinarie; sicurezza individuale senza altro limite che quello richiesto dalla sicurezza pubblica; diritto di petizione ed altri simili, subordinati a quanto le leggi prescrivono; unità dei privilegi nel civile, nel criminale poi la differenza voluta dalla disciplina; unità religiosa in tutto ciò che ha un carattere interno, senza pregiudizio del rispetto verso le altre credenze (1)a; potere parlamentare forte onde il potere regio non abbia ad esser distrutto;organizzazione del Parlamento in due Camere; periodo fisso per la riunione del Parlamento; voto indispensabile del bilancio annuo; rifiuto delle imposte non votate dalle Cortès; resistenza autorizzata; responsabilità ministeriale; guardia nazionale; pace e amicizia con tutte le nazioni, qualunque sieno le loro forme di governo; assimilazione delle colonie colla penisola; armata quanta ne gara necessaria; inamovibilità della magistratura; riverenza alla Chiesa e ai suoi ministri; sistema generale di strade ferrate; eguaglianza civile per giungere alle funzioni pubbliche; instituzione speciale nelle arti e nelle scienze per distruggere la mania degli impieghi; stampa libera con giuri. Questo il programma pronunziato da Luzuriaga. Indi Espartero disse: «Signori! la nazione è stanca di tanti disordini pubblici; ella commette alle Cortès attuali l'incarico di costituirla solidamente. Per attuare questa grande opera, egli è mestieri che cessi ogni dissensione. Il ministero, che ho l’onore di presiedere, rispetta e rispetterà le leggi emananti dalla Assemblea. Il Congresso adotterà le leggi che saranno necessarie affinché la nazione spagnuola, retta dal trono costituzionale d'Isabella II, inceda francamente nella via del progresso. Se taluno, per avventura volesse farla retrogradare, io mi porrei a capo della guardia nazionale e dell'esercito per far si che le leggi sieno rispettate. Il Parlamento applaudi. Si spedirono Commissioni militari nelle provincie per comprimervi i moti sediziosi. Temevasi a Madrid d’uno in altro giorno una solenne dimostrazione in senso democratico. Il governo è sempre parato paralizzare con poderose forze ogni tentativo di turbolenza.
Qualche giornale di Madrid riguarda come probabile l'invio di 15,000 spagnuoli in Crimea.
Dal programma del nuovo ministero danese rilevasi che la Danimarca osserverà per l’avvenire, come per lo addietro, la più stretta neutralità nella guerra tra la Russia e le Potenze occidentali.
Ai 22 novembre aperte le Camere ateniesi. Il re disse che l'interesse nazionale gl’impone di dichiarare che la Grecia è assolutamente neutrale nella quistione d’Orjente.
Dicesi probabile a Costantinopoli la formazione di una Polizia anglo-gallica per evitare i disordini a causa delle truppe colà stanziate.
Una Commissione, che fisserà le basi dei rapporti futuri dei Principati danubiani con la Porta, si adunerà in breve a Costantinopoli. I progetti delle grandi Potenze già furono formulati.
Lo czar ha ordinata la dodicesima leva di reclute nei governi orientali dell’Impero, alla ragione di 10 uomini su mille anime. Le reclute israelitiche saranno nella stessa proporzione. La leva comincerà il 27 febbraio e terminerà il 27 marzo.
Si ha da Kischeneff che tutte le persone abili alle armi nei luoghi circonvicini vengono esercitate ed ammaestrate nel tiro, onde essere impiegato con una leva in massa contro i turchi nel caso che questi passassero il Pruth.
Verso il 20 dicembre Gortschakoff ispezionava il confine del Pruth; il suo esercito sospese i movimenti ed occupò i quartieri d’inverno.
A Odessa, la cui guernigione fassi ascendere a 50,000 uomini, aveasi ultimamente gran timore di uno sbarco degli alleati. Indi non solo si rafforzarono è batterie della Costa, ma si eressero trincee anche dalla parte di terra. II comando delle truppe dal generale Annenkoff è passato al generale Schabelskv che molto rinomato per audace energia. Tutte le case di Odessa rimaste vuole in conseguenza della emigrazione furono convertite in caserme. Quasi tutti gli abitanti di Odessa rifuggirono a Tiropoli.
L’imbarco delle truppe turche a Varna per la Crimea si fece sotto la direzione di Mashar pascià.
Molti rinforzi alleati si concentravano ultimamente presso Eupatoria; parlavasi che Omer pascià avrebbe tentato d'impossessarsi di Perekop.
Verso la metà di dicembre 8 piroscafi occidentali incrociavan innanzi ad Otsciakoff e facevano scandagli. Supponevasi che gli alleati abbiano intenzione di impossessarsi della penisola di Kmburn d’onde potrebbero apparecchiarsi ad una spedizione contro Perekop.
Un dispaccio russo porta che ai 13 dicembre il presidio di Sebastopoli fece una sortita, s'impadronì di cinque mortai del nimico, al quale inchiodava 10 cannoni.
Parlasi di nuovo a Parigi della prossima partenza del maresciallo Vaillant per la Crimea.
Le truppe francesi che si spediscono in Oriente si accumulano nella divisione marittima di Tolone, si procura di vuotarnela con la massima sollecitudine, altre debbono andarvi a prendere il loro posto assicurava che l’esercito francese d’Oriente sarebbesi aumentato fino a 12 divisioni, ove la pace non fosse fatta entro il 1854. Laonde le tre è quattro divisioni formantisi a Lione sotto il comando del generale Castellane erano destinate ad imbarcarsi nel por
lo d. Tolone è in quello di Marsiglia per far passaggio in Crimea; e si adottavano le disposizioni a questo scopo.
A Bordeaux, a Toulose, a Lille, à Rouen e in altre città di Francia si moltiplicano i Comitati onde raccogliere doni e offerte che quanto prima si spediranno all'esercito in Crimea. Le volontarie oblazioni continuano con entusiasmo e in pochi giorni si erano accumulati parecchi milioni di franchi.
Un dispaccio viennese roca che Menzikoff è ammalalo e surrogato.
Notizie sino al 20 dicembre da Sebastopoli non recano alcun che di nuovo. Laonde il Corriere Italiano non sapendo come spiegare questa inazione, si fa scrivere da Odessa correr la voce che fra i supremi delle truppe alleate e il generale Menzikoff fu conchiuso un armistizio di quattro settimane!
Notizie positive annunziarono che i granduchi Niccolo e Michele, che erano a Kischeneff, tornarono a Pietroburgo. Ora altre notizie recano che il granduca Costantino che non si mosse mai di Pietroburgo, granduca Michele che a Pietroburgo si è restituito, hanno messo il loro quartier generale in uno dei forti di Sebastopoli! Ecco le corrispondenze bene informate!
» Guardai e vidi l'ombra di colui,
» Che fece per viltate il gran rifiuto.
Allorché in Italia comparve il poema di Dante Alighieri, eravi ancor frosca e universale la memoria di frate Pietro del Murrone, che fu eletto papa nel 1293, e sedette papa mesi cinque e di 8, ed ebbe nome Celestino, il quale in concistoro il di di Santa Lucia in presenza dei cardinali pose giu l'ammanto e la corona, e rinunziò il papato (2)a e riprese il suo abito monacale, sol bramoso di tornare alla sua cara solitudine, con esempio di umiltà da ammirarsi da tutti, da imitarsi da pochi è da niuno» (3)b. Il perché in leggendosi nel terzo canto dell'inferno di Dante che l'altissimo poeta
» …………. fra la setta dei cattivi
» A Dio spiacenti ed a' nimici sui,
» Fama de' quali il mondo esser non lassa,
» Guardo e vide l'ombra di colui,
» Che fece per viltate il gran rifiuto;
I primi commentatori del divino poema opinarono che colui si fosse Celestino che deponendo la pontificia tiara tornossene all’eremo d’onde l'unanime voto dei cardinali e le preghiere di re Carlo di Napoli aveanlo rimosso; ché ben volea, come narra il Petrarca, sottrarsi anche con la fuga alla elezione che collocavalo sul soglio dei successori di San Pietro. Ma questa falsa interpretazione fu occasionata precipuamente dallo essere allora comuni i parlari intorno a Celestino, la cui rinunzia fatta ex legitimis causis, idest causa humilitatis et milioris vitae, fu perciò confusa col gran rifiuto fatto per viltà dallo innominato di Dante. Ma portatesi da profondi interpreti più accurate considerazioni sul proposito, si trovò erronea per ogni verso quella opinione. Imperocché Dante non vide né conobbe mai Pietro di Murrone né quando era papa, né quando era eremita; e ciò dalle istorie di quei tempi è pienamente confermato. Or come dunque poteva scriver Dante di aver veduto e riconosciuto l'ombra di esso Pietro
» ……………. fra la si lunga tratta
» Di gente ch’ei non avria mai creduto
» Che morte tanta ne avesse disfatta?
Oltre a questo riflesso che ad evidenza dimostra l'errore di alcuni troppo sdrucciolevoli comentatori; sappiamo che Dante non fu sì ignorante teologo da non conoscere chi pochi è no di pusillanimità, laonde non potea notar di viltà la rinunzia, cui fe' Celestino per tornare alla vita contemplativa dell'eremo. Anzi nella Divina Commedia sono altamente commendati quei che
»....... …........ …... … contemplanti
» Uomini furo, accesi di quel caldo
» Che fa nascere i fiori e i frutti santi;
» Come furon Maccario e Ronaldo,
» E come i frati lor che dentro a' chiostri
» Fermaro i piedi e tennero il cor saldo.
Or queste ed altre validissime ragioni sono ampiamente e bella mente discorse dal padre lettore Bonaventura Viani dalla B. Chiara Agostiniano scalzo in una dissertazione da lui lotta nella Accademia spoletina degli ottusi. E dappoiché gl'interpreti vogliono pur sapere il nome di colui che fece per viltate il gran rifiuto, nome che l’Alighieri volle tener nascosto, il prelodato Viani rimestando le cronache dei tempi danteschi conclude ch'e' si fu Giano della Bolla savio popolano fiorentino di grandissima riputazione, il quale sendo stato promotor principale di quelle leggi con cui nel 1292 il popolo di Firenze cerco frenare l'orgoglio e le prepotenze dei grandi, fu indi processato e chiamato in giudizio dai nuovi priori; e Giano, senza curare lo incoraggiamento datogli dal popolo a continuare il governo della repubblica, «cessossi e partissi da Firenze a di 5 marzo 1291, onde per l'accusa mossagli contro fu in contumacia condannato nella persona e sbandito e morto in esitio. Dalla qual cosa ebbe grande mutazione e turbazione il popolo e la città di Firenze; mercecché d'allora innanzi il governo della repubblica rimase nelle mani dei soli popolari ricchi e possenti (4)c.
«Riepilogando pertanto le cose ragionate, il Viani conclude, che se la Divina Commedia è il poema della rettitudine e della buona morale, e se Dante fu buon filosofo e buon teologo, come dimostrano le sue opere, non potè avere motivo alcuno di alludere in quei versi a S. Celestino, il quale (secondo che scrive il Villani) amando più servire a Dio e l'utile di sua anima che l'onor del mondo, non sentendosi sufficiente al governamento della Chiesa, cercò ogni via di rinunziare il papato; laddove egli aveva molte e stringenti ragioni di fare allusione a Giano della Bella, e di chiamare grande il suo pusillanime rifiuto come quello da cui erano originati grandi scandali e grandi guai alla patria non mano che grandi disgrazie e grandi affanni a se stesso (5)d.
La brevità di un articolo non ci ha permesso di favellare più diffusamente su questo argomento; chi peraltro avesse vaghezza di meglio internarsi nel medesimo, potrà consultare la dissertazione del Viani, alle cui fatiche dobbiamo la novella e dottissima illustrazione di uno dei più oscuri punti della Divina Commedia.
Oggi, secondo l’annunzio datone preventivamente, si propone alle Camera dei deputati a Torino il progetto di legge per la soppressione delle instituzioni monastiche negli Stati del Piemonte. Al molto, che coraggiosamente e saviamente già dissero su questo gravissimo argomento i subalpini giornali propugnatori delle divine ed umane ragioni, noi non aggiugneremo che il nostro profondo dolore per le novelle afflizioni che voglionsi arrecare alla Chiesa di GESÙ CRISTO, a
«La qual da tanti secoli
«Soffre, combatte e prega,
«Ma le sue tende spiega
«Dall'uno all'altro mar.
L'Oracolo del Vatican ancora già mosse parola su tal proposito (6)a, e noi con Esso speriamo «voglia Iddio che quelli, i quali alla libertà della cattolica Religione si oppongono, riconoscano alfine una volta a quanta pubblica utilità essa vale e conduce, sicco me quella che a ciascuno dei cittadini propone ciò che debba osservare, e, secondo la celeste dottrina a lei data, ne inculca a tutti gli uffici.» Forse queste speranze non andranno fallite; e il cattolico Piemonte farà plauso ai deputati che respingeranno l‘audace proposta si perché al di la della loro competenza, si perché ripugnante ai loro sentimenti di cristiani e ai loro doveri di cittadini.
Le circostanze della guerra son tante che d’uno in altro giorno, anzi d’una in altr’ora possono far mutare l’andamento e lo scopo delle operazioni. Laonde, sia pur vero che gli alleati occidentali a principio movessero contro la Crimea con intendimento d'impossessarsi di Sebastopoli è di ridurre un cumulo di ruine questo terribile propugnacolo della potenza russa nel Mar Nero, non potrebbe era, per sopravvenute accidentalità che ritardarono l’attuazione del primitivo progetto, essere agli alleati medesimi più sicuro vantaggio il non accelerare la espugnazione di quella fortezza e il conservarsi soltanto nelle occupale posizioni? Che. ne viene da ciò? Che la Russia che distaccare ingenti masse di truppe dai grandi teatri della guerra e agglomerarle intorno a Sebastopoli per la difesa. E queste truppe, qualora non sieno in grado di scacciare. gli alleati dalla Crimea, saranno sempre milizie, delle quali la Russia non potrà disporre in altre parti, specialmente nelle minacciate regioni prossime al Pruth, dove la Russia sarà probabilmente impegnata a combattere. Già si calcola che da Perekop a Sebastopoli si trovino un dugentomila soldati dello czar, e nuovi rinforzi continuano a versarsi in quelle fatali contrade. E perche? Perché Sebastopoli non cada in potere degli alleati. Se i russi non imprendono a far altro, se cioè non rinnuovano, ma con felice successo, un’altra. giornata d'Inkermann, se finalmente non costringono gli alleati a rimbarcarsi, gli occidentali, anche fermi soltanto nelle loro attuali posizioni, paralizzano l'azione di tanto poderose forze nimiche. Né puossi obbiettare che pur essi debbono in grande quantità rimanersi in Crimea per obbligare i 200,000 uomini e forse più di milizie moscovite a guardare le mura di Sebastopoli. Ben saranno di presente necessarii agli alleati e 100,000 e 150,000 uomini ancora, onde resistere ad una aggressione che si tentasse per far loro perdere le prese posizioni intanto che le opere fortificatorie si vanno sempre più aumentando e perfezionando. Ma compiute che sieno queste opere, un 40,000 uomini al più basteranno a guarentire da qualunque attacco. Cità le scelte località, naturalmente di accesso difficile, saranno rese inespugnabili da baluardi artificiali. Cosi ne persuade a credere la topografica condizione del paese. Allora gli alleati, padroni del mare, potranno in pochi giorni ritrovarsi a Varna, accorrere sul Pruth insieme ai turchi e portare la guerra in Bessarabia. E prima che dai 200,000 uomini di Menzikoff venissero rinforzi per terra in soccorso di quelli di Gortschakoff, dovrebbero passare forse due mesi. Ed evidentemente a riparare queste eventualità lo czar ordinò leve novelle nelle. parti orientali dell’Impero. Ma, comunque esser possa, egli è manifesto che la presenza di un piccolo corpo anglo-gallico nelle fortificale posizioni innanzi a Sebastopoli, sarà sempre pei russi un incomodo motivo a conservare passivamente in Crimea una importantissima armata 5 è 6 volte maggiore di quella che sarà sufficiente all'assedio. E sotto questo aspetto gli alleati avranno risultanze strategiche del più alto vantaggio. Conchiudiamo; la sollecita caduta di Sebastopoli sarebbe certamente stata uno dci più grandi fatti militari del nostro secolo, ma il prolungato assedio di Sebastopoli, se manca di una abbagliante illusione e utilissimo agli alleati in una guerra che, a quanto pare, non sarebbesi finita in Crimea.
A Odessa si diede come positiva la notizia che il generale Montchello, aiutante dell'imperatore Napoleone, recò a Canrobert l’ordine di prendere ad ogni modo la fortezza di Sebastopoli pria che terminasse il mese di dicembre. Noi peraltro riteniamo esser questa una delle tante voci che si propagano senz’altro fondamento che quello di vaghe congetture.
La mattina del 2 si celebrarono solenni esequie nella chiesa dei SS XII Apostoli in suffragio dell'anima di monsignor Giovanni Battista Bouvier vescovo di LeMans morto in Roma il 29 dicembre. Nei funerali, fatti a spese dell'Augusto PIO IX, pontificò la messa di requie monsignor Sibour arcivescovo di Parigi; v'intervennero gli eminentissimi porporati De Ronald e Gousset, gli arcivescovi e vescovi assistente al soglio, l’ambasciatore di Francia conte di Ravneval, i generali e gli uffiziali di stato maggiore dell'armata francese di occupazione, non che molti altri distinti ecclesiastici e laici connazionali dell'insigne defunto.
Il pagamento delle diverse passività permanenti a carico della Cassa del Dchito Pubblico per la rata del Secondo Semestre del caduto anno 1854 fu aperto nel giorno 3 del presente mese di gennaio 1855 presso la Depositeria Generale della R. CA. in Roma, non che presso le Casse Camerali nelle Provincie dello Stato.
dei giorni nei quali avrà luogo il pagamento delle Rendite consolidate nominati per la rata del seconda semestre dell'anno 1854 seguendo l’ordine della iscrizione delle medesime.
GIORNI DEL PAGAMENTO |
NUMERI DELIA ISCRIZIONE | |||
3 Gennaio |
dal |
5 |
al |
470 |
5 detto |
» |
473 |
al |
606 |
8 detto |
» |
608 |
al |
675 |
9 detto |
» |
681 |
al |
783 |
10 detto |
» |
784 |
al |
1413 |
12 detto |
» |
1414 |
al |
1481 |
13 detto |
» |
1482 |
al |
1524 |
15 delta |
» |
1525 |
al |
1836 |
16 detto |
» |
1837 |
al |
2164 |
19 detto |
» |
2165 |
al |
2437 |
20 dello |
» |
2438 |
al |
2489 |
22 detto |
» |
2490 |
al |
2649 |
23 detto |
» |
2650 |
al |
2796 |
24 detto |
» |
2797 |
al |
3158 |
26 dello |
» |
3172 |
al |
3321 |
27 detto |
» |
3322 |
al |
3323 |
29 detto |
» |
3325 |
al |
3527 |
30 dotto |
» |
3528 |
al |
3704 |
31 aetlo |
» |
3705 |
al |
3846 |
(Daremo le altre iscrizioni al principio de' singoli mesi)
. È nominato professore di architettura station e idraulica nella scuola degli ingegneri della romana Università della Sapienza il dottor Federico Giorgi ingegnere in capo di acque e strade.
Continua andirivieni di corrieri da Torino a Parigi e da Parigi a Torino. La notizia di un'alleanza del Piemonte con le Potenze occidentali si da ornai come positiva.
Ai 27 dicembre cominciarono a Vienna nel ministero dell'interno i dibattimenti relativi al contratto per la cessione delle strade ferrate austriache ad intraprendenti francesi. Pel governo presero parte ai dibattimenti anche Esckelesse e il barone Sina, e per gli intraprendenti una loro deputazione composta del dura di Galiere, Isacco Pereira, Lechatelier ingegnere in capo di parecchie grandi strade ferrate francesi e di Lemonnier che occupa un distinto posto presso la società del Credito mobiliare.
Il duca e la duchessa di Brabante, trovantisi a Vienna, onorarono di loro visita ai 28 decembre l'infermo. lord Westmoreland ambasciatore inglese, la cui salute peraltro va sempre più migliorando. A questa visita si volle annettere una qualche importanza politica. La dissero dimostrazione del buon accordo fra il Belgio e le Potenze occidentali nella quistione di Oriente.
La sera del 26 dicembre giunse a Vienna il corriere Vannenkoff con dispacci per Gortschakoff relativi alla eventualità di un'alleanza offensiva e difensiva fra l'Austria e le Potenze occidentali. Gortschakoff spedi a Pietroburgo il Consigliere di Stato Kotzebue con dispacci responsivi.
La sera del 28 dicembre il conte Buol ministro austriaco degli affari esteri, l’ambasciatore francese Bourquenev e l'ambasciatore russo tennero una conferenza (come già fu da noi annunziato) in casa dell'infermo ambasciatore inglese Westmoreland. Sembra che risultanze di quel congresso non sieno state guari favorevoli ad un accomodamento delle note differenze. Il perché ai 29 la Borsa di Vienna fu in ribasso.
Scrivesi da Pietroburgo che lo czar tiensi fermo quanto egli espresse nella Nota di Nesselrode dal 28 novembre, con la quale accettava, interpretandoli a suo modo, i quattro punti dalle garanzie, come base di nuove trattative di pace. Ma gli è nolo che col trattato viennese del 2 dicembre non si ritenne sufficiente questa adesione dello czar, laonde esso saldo a respingere ogni proposizione che oltrepassasse i limita nella Nota del 28 novembre stabiliti, è determinato a proseguire la guerra nella più energica maniera, in tale stato di cose credesi a Pietroburgo che non possa di molto indugiare la partenza dell’ambasciatore austriaco conte Esterhazy.
Lettere di Pietroburgo dicono che al principe Gortschakoff a Vienna si mandarono istruzioni decisive nell'attuale stato di cose; e che lo czar rispose a tutte le speranze di pace con una leva di 200,000 uomini nulle provincie orientali del suo Impero!
Westmoreland si è pienamente ristabilito.
Sulla grande spianata della Iosephstand a Vienna il 28 dicembre alle ore 9 del mattino ebbe luogo una magnifica parata militare, cui presero parte tutte le truppe che sono di guernigione nella città capitale dell’impero.
I contorni di Olmutz ai 18 dicembre erano inondati. La March usci rapidamente dalle sue rive, minacciando Laska e Neustiff e coprendo d'acqua Czernowier. Le comunicazioni fra Olmutz, Laska e Kloster Hradisch furono conservate col mezzo di canotti. Ai 19 le acque cominciarono ad abbassare.
Ai 21 dicembre terminavano le conferenze militari tenutesi a Vienna sotto la presidenza dell'imperatore. Il comandante in capo dell’armata, generale di artiglieria barone Hess ai primi di gcnnaio dovea recarsi al suo quartier generale nella Galizia in compagnie del generale francese Letang.
Onde poter condurre a Raab, innanzi che sopravvengano i ghiacci, le grandissime quantità di cereali accumulate nelle regioni del basso Danubio, la viennese società di navigazione a vapore su questo fiume spedi a quelle parte tutti i rimorchiatori disponibili.
Il ministro sassone barone Beust nella seduta della prima Camera del 22 dicembre pronunziò questo interessantissimo discorso:
«La deliberazione presa dalla Dieta federale il 9 novembre ha in mira di assegnar una solida posizione alla Confederazione alemanna nelle presenti congiunture di Europa. Ora si attende che dalla Commissione militare e dai rispettivi Comitati vengano fatte alla Dieta le proposte relative all’applicazione delle misure militari corrispondenti ai bisogni. La Sassonia è rappresentata tanto nei Comitati quanto nella Commissione militare, e credo superfluo dire che le nostre instruzioni non saranno intese a far affrettare la mobilizzazione, per quanto fosse nostro dovere e non avessimo mai mancato di accudire puntualmente ai nostri obblighi federali. Si aggiunga, ed emmi grato poterlo dire, che la nostra organizzazione militare è tale che nel caso di una pronta mobilizzazione non vi rimane che procurare i cavalli pei troni e per l’artiglieria. Tutto il resto è già pronto, e prendere altre misure 4 superfluo. Fu accelerato l'acquisto delle rimonte pel motivo che i mercati dei cavalli si tengono nell'inverno. Ma ciò è avvenuto soltanto pei bisogni ordinari e non oltrepassa il consueto. Tornando poi sulla quistione politica, non sono pur troppo in grado di dissipare i timori che di voi s’impadronirono. lo non posso esprimere che voti e speranze; assicurazioni positive non posso darne. Un prossimo avvenire ne recherà la decisione. É possibile che gli avvenimenti guerreschi acquistino maggiore estensione, e che anche la Germania e la Sassonia impugnino le armi; ma per tal caso posso assicurare l’alta Camera che il governo, malgrado i sacrifizj cui sarà forzato il paese, non intralascerà di portare a compimento fa organizzazione. La pace di Europa è turbata; noi siamo in istato di guerra; ben vi ricorderete quante paci si succedettero nelle lunghe guerre dal 1792 al 1815! Ponete mente a questa circostanza e agevolmente comprenderete che, se domami si parterà di una conclusione di pace, con ciò non si dirà di qual durata sia per essere la pace. Per ora non ci è dato sperare una pace simile a quella che si golette dal 1815 al 1818; indi continueremo a fare nel nostro governo le urgenti riforme senza lasciarci frastornare dell'andamento delle cose esterne.»
Stando a parecchie corrispondenze alemanne, in nessun paese dell’Europa si è sviluppato per fa guerra un entusiasmo maggiore di quello che di presente è in Germania dove il desiderio generale del popolo è di. resistere con la forza delle armi alla preponderanza, della Russia. Ciò non ostante i governi tedeschi vanno molto a rilento, ma la pubblica opinione è persuasa che tutti seconderanno i movimenti dell'Austria.
Ai 28 dicembre il corpo legislativo adottò ad unanimità la legge sul prestito nazionale. Ai 29 i deputati portarono alle Tuilleries il voto risguardante il prestito medesimo. L’imperatore ringraziolli perché cosi gli son dati i mezzi di continuare energicamente la guerra.
Il francese ministro delle finanze procederà (cosi un dispaccio telegrafico) alla soscrizione pubblica di una rendita al 4 ½ e al 3 necessaria a produrre il capitale di 500 milioni.
Da Brusselles fu spedita per telegrafo a Vienna la notizia che il Belgio aderisce all'alleanza delle grandi Potenze, e che il trattato sarebbesi sottoscritto ai 28 dicembre.
Si annunzia la comparsa di nuove bande in Ispagna, specialmente nelle vicinanze di Falcel e di Molu. Âggiungési pure che in questo ultimo luogo il cabecilla Basquetas ha proclamato re di Spagna Carlo VII. Il governo spedi truppe onde infrenare il movimento carlista.
Dal 18 dicembre il generale Pawloff II occupò Reni con 2 battaglioni di bersaglieri e 3 pulk di cosacchi. I turchi di Ferik Iclilnen pascià s’ingrossarono presso Galacz. Alla bocca di Kilia sbarcarono 2000 francesi e 500 alpigiani scozzesi. Alle due sponde di questa bocca si fecero trincee con batterie difese da 800 turchi sotto il comando di Ferik Ogli pascià.
L’austriaco general maggiore barone Blumenkron fu nominato comandante di piazza di Jassv.
Il generale Gortschakoff ricevette ordine da Pietroburgo di appoggiare Menzikoff con tutte le truppe disponibili.
Gli alleati fortificano specialmente i punti presso Inkermann, e collocarono 36 cannoni di grosso calibro in una posizione che domina interamente il piccolo porto di Sebastopoli. I russi paiono inquietissimi de' progressi de' francesi dalla parte della Quarantena.
Rinforzi inglesi e francesi traversano continuamente il Bosforo e passano in Crimea.
Volendosi dall'Inghilterra fare una legione straniera di un 15,000 uomini, amerebbe che gl'ingaggi si operassero principalmente fra i soldati, ora congedati dell’armata tedesca raccoltasi nello Schleswig-Holstein al tempo della rivoluzione contro la Danimarca. Si crede però che il governo danese, il quale tuttora conservasi neutrale, non sarà disposto a permettere un pubblico arruolamento. Ma, qualunque possa esser l’esito delle trattative è intavolate è da intavolarsi su questo proposito, alcuni ufficiali della licenziata armata olsteinese già offerirono i loro servigi. (cosi assicurasi) al governo britannico impromettendo a reclutare un 2000 uomini di truppe ben disciplinate.
I fonditori Bolkow e Vanghan. ebbero Ordine dal governo inglese di somministrargli 100 tonnellate di palle da cannone in ogni settimana di tutto l'anno 1855!
Il governo inglese ha conchiuso a Liege, Birmingham e Londra contatti per la fornitura di 50,000 carabine parte miniè e parte rigate. Le consegne debbono raggiungere il numero di 3000 per ogni settimana.
A Brunn si lavorano 20,000 paia di guanti per l’armata inglese della Crimea.
Immense quantità di pelliccie furono comperate per l’armata della Crimea dagli agenti inglesi nei mercati dell'Ungheria, laonde in questi ora è tale la scarsezza delle pelliccie che le rimastevi sono vendute a prezzi altissimi.
Fece a Costantinopoli una spaventevole sensazione la notizia giuntavi il 18 dicembre da Trebisonda relativamente all’esercito ottomano di Kars. Dicevasi che il generale russo Wrangel erasi improvvisamente avanzato nell'Anatolia e a marcie forzate spingeva innanzi le sue truppe, minacciando coi suoi accelerati movimenti di tagliare all'armata turca anche la via di una ritirata. Aggiungevasi però che Zarif pascià spedi sollecitamente rinforzi verso Erzerum in aiuto del campo di Kars contro i russi che sempre più si avvicinavano. Una grande battaglia era imminente; tutto le speranze dei turchi fondavansi sull’arrivo dei rinforzi di Zarif pascià; senza questi, il generale Wrangel avrebbe eseguito un terribile colpo strategico. Si attendevano con trepida impazienza a Costantinopoli le successive notizie.
Secondo il Telegraf and Courier fra qualche settimana verrà spedito un esercito inglese nel golfo persico; e qualora lo sciah rifiutasse di ritirare le sue truppe dall’Asia centrale e di abbandonare i suoi divisamenti d'invasione a danno della Turchia, non che di rinunziare alla alleanza con la Russia, gl’inglesi moveranno sopra Teheran per costringerlo a questo. Le truppe britanniche inoltre (dicesi) accompagneranno a Teheran l’ambasciatore; e, non bastando questa dimostrazione, si manderanno forze sufficienti a soggiogar tutto il paese! Egli è noto che l’Inghilterra ha ne’ suoi possedimenti delle Indie circa 300,000 soldati!
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Che la Prussia sia fuori del concerto europeo, cioè fuori dell’alleanza che intende a fare argine ad una moscovita irruzione, era da gran tempo una nostra opinione particolare e propugnata forse con soverchia asseveranza; ma un fatto diplomatico ne diede ultimamente una dimostrazione solennissima. Il governo austriaco, innanzi che spirasse il dicembre del 1854, termine fatale prefisso nel trattato del 2 dello stesso mese, volte adoperarsi ai supremi conati per una conciliazione. Laonde ai 28 il ministro cesareo Buol invitava l’ambasciatore russo ad una nuova conferenza. E chi v’intervenne? Gli ambasciatori di Francia e d'Inghilterra! E il rappresentante di Prussia perché nò? Un sottilissimo velo copre tuttavia una rottura funesta al vincolo della Confederazione germanica. Un prossimo avvenire (come un sassone ministro annunziò alle Camere) recherà la decisione. Intanto sempre più apparisce che la Prussia si è collocata dietro il colosso dal settentrione. De’ minori Stati che necessariamente si aggrupperanno intorno all’una e all’altra delle parti belligeranti non facciamo parola, Il Conte Buol non errava allorché appellò mondiale la presente quistione.
In tutte le botteghe di giuocattoli a Parigi vendesi un nuovo giuoco intitolalo: L'assedio di Sebastopoli.
Scrivono da Londra che una società inglese presente al governo la domanda per avere l'autorizzazione di demolire le opere fortificatorie di Sebastopoli. Il guadagno che si ritrarrebbe dalla vendila del materiale supererebbe di molto le spese necessarie alla demolizione. Non si sa come sia stata accolta questa domanda.
Il principe Alberto come cancelliere della Università di Cambridge, è solito a distribuire ogni anno una medaglia d’incoraggiamento per la poesia inglese. Ora si annunzia che la medaglia del 1855 sarà data a quello scrittore, fra i residenti sottograduati, che presenterà il miglior poema sulla guerra della Crimea. Una medaglia per un poema! e ciò che più monta, un poema epico! Or quanti saranno i concorrenti al premio?
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DOMENICO VENTURINI direttore
L’Ufficio della Direzione è in Via de' Barbieri N. 21 1. p.
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Ecco per intero il discorso pronunciato dall'imperatore Napoleone il 26 dicembre nella solenne riapertura della sessione legislativa.
«Signori senatori, signori deputati. Dall’ultima vostra riunione grandi fatti successero. L'appello che io indirizzai al paese per coprire i dispendi dalla guerre fu cosi bene ascoltato, che il risultamento stesso riusci maggiore delle mie speranze. Le nostre armi furono. vittoriose nel Baltico e nel Mar Nero. Due grandi battaglie illustrarono la bandiera nostra. Una solenne testimonianza è sopravvenuta a dimostrare la intimità delle nostre relazioni coll’Inghilterra. Il Parlamento votò congratulazioni ai nostri generali ed ai nostri soldati. Un grande impero ringiovanito dai sentimenti cavallereschi del suo sovrano, si staccò dalla potenza che da quarant'anni minacciava la indipendenza della Europa. L'imperatore d’Austria concluse un trattato, difensivo ora, offensivo tra poco forse, che unisce la sua causa a quella della Francia e della Inghilterra.
«Quindi, è signori, più la guerra si prolunga, più il numero dei nostri alleati si accresce, e più si stringono i legami già formati. Quali legami più saldi infatti che nomi di vittorie appartenenti ad ambedue gli eserciti e ricordanti una gloria comune; che le stesse inquietudini e la stessa speranza commoventi i due paesi, che le stesse vedute e le stesse intenzioni animatrici dei due governi sopra tutti i punti del globo? Perciò l’alleanza coll'Inghilterra non é già l'effetto d’interesse transi torio, e di una politica di circostanza, ma é l’unione di due potenti nazioni associate pel trionfo di una causa nella quale da oltre un secolo si trovano impegnati la loro grandezza, gl'interessi della loro civiltà e ad un tempo la libertà dell'Europa. Uni(evi dunque a me in questa occasione solenne per ringraziare qui, in nome della Francia, il Parlamento della sua dimostrazione cordiale e fervorosa, l’esercito inglese ed il suo degno capo della loro valorosa cooperazione.
«L’anno prossimo, se la pace non è ancora ristabilita, io spero aver da indirizzare gli stessi ringraziamenti all’Austria e a quella Alemagna di cui desideriamo l’unione e la prosperità.
«Mi gode l'animo di pagare un giusto tributo di lode all’esercito ed alla flotta, che colla loro abnegazione e colla loro disciplina, corrisposero degnamente, in Francia come nell'Algeria, al nord come al mezzodì, alla mia espettazione.
«L’esercito d’Oriente ha tutto sofferto finora e tutto superato, l’epidemia, l’incendio, la burrasca, le privazioni, una piazza continuamente vettovagliata, difesa da una artiglieria formidabile di terra e di mare, due eserciti nimici superiori in numero, nulla di ciò ha potuto indebolire il suo coraggio, né contenere gli impeti suoi. Ciascuno fece nobilmente il proprio dovere, cominciando dal maresciallo che sembro forzar la morte ad aspettare ch’egli avesse vinto, sino al soldato ed al marinaio il cui ultimo grido, spirando, era un voto per la Francia, un'acclamazione per l’eletto del paese. Dichiariamo pertanto insieme che l’esercito e la flotta ben meritarono della patria.
«La guerra, è vero, trae seco. duri sacrifizi; nulladimeno, tutte mi comanda di spingerla innanzi vigorosamente, e a questo fine io fo assegnamento sul vostro concorso.
«L'esercito si compone al presente di 581,000 uomini e di 113,000 cavalli; la flotta ha 62,000 marinai imbarcati. Mantenere questa forza effettiva è indispensabile. Ora, per riempiere i vuoti cagionati dai licenziamenti annui e dalla guerra, io vi chiederò, come l'anno scorso, una leva di 110,000 uomini. Vi sarà presentata una legge che tende a migliorare, senza aumentar le gravezze dell’erario, la posizione dei soldati che ringaggiano. Essa procurerà l’immenso vantaggio di accrescere nell’esercito il numero degli antichi soldati e di permettere che si diminuisca più tardi il pesa della coscrizione. questa legge, spero, avrà ben tosto la vostra approvazione.
«Vi chiederà l’autorizzazione di concludere un nuovo prestito nazionale. Senza dubbio, questa determinazione accrescerà il delitto pubblico; non dimentichiamo però che, per la conversione della rendita, l’interesse di un tal debito è stato ridotto di 21 milioni e mezzo. I miei sforzi hanno per iscopo di mettere le s peso al livello delle entrate, ed il bilancio ordinario vi sarà presentato in equilibrio; i mezzi soli dei prestito faranno Ironie ai bisogni della guerra.
«Voi vedrete con piacere che le rendite nostre non diminuirono. La operosità industriale si sostiene tutti i grandi lavori di pubblica utilità si continuano e la Provvidenza si degnò di darci un raccolto che soddisfa ai nostri bisogni. Il governo, cionondimeno, non chiude gli occhi sulle angustie cagionate dal caro delle sussistenze; egli prese tutte le disposizioni che erano in poter suo per prevenire queste angustie, e, per alleviarle, creò in molte località nuovi elementi di lavoro
«La lotta che si prosegue, circoscritta dalla moderazione giustizia, benché faccia palpitare i cuori, spaventa sì poco gl'interessi che ben presto dalle varie parti del globo converranno qua tutti i prodotti della pace. Gli stranieri non potranno per certo non essere compresi di meraviglia allo spettacolo di un paese che, confidando sulla protezione divina, sostiene con energia una guerra lontana 600 leghe dalle sue frontiere, e che sviluppa collo stesso ardore le sue ricchezze interne; un paese in cui la guerra non impedisce all’agricoltura ed alla industria di prosperare, alle arti di fiorire ed in cui il genio della nazione rivelasi in tutto ciò che contribuisce alla gloria della Francia.
Ê questo il titolo di un ragionamento onde la Civiltà Cattolica apre il suo sesto. anno di sua gloriosa carriera. E come questo anno incomincia? «Tutta l'Europa e quasi diremmo la terra sembra assorbita in quell'unico pensiero delle stragi che la cruentano e dei disastri che la minacciano! Ma le agitazioni presenti a qual termine possono dive nire in future? Spiegherà infrenabile il voto l'aquila della Neva all’Impero universale?
Noi non sappiamo se tanto ella potrà; pur v'ha chi spera che il possa! E chi questi? Le spirito della sovversione, il quale, purché lo allietino le u;nane ruine, plaude a qualunque siasi colui che promuove l’opera distruggitrice.
«Noi, grida la rivoluzionaria Voce della libertà, noi facciamo voti per le vittorie dei russi. Quei voti più fervidamente rinnoviamo oggi che senza ambagi veliamo costituita la perfetta triade di un Napoleonide protettore del Papa, di un cavalleresco figlio di Sofia, e di un onorevole governo di mercanti che calca le stesse orme dell'antica Cartagine.» I quali voti si fecero ancora nel Parlamento subalpino, la cui libertà inviolabile mancipiossi alle passioni di Brofferio per augurare in quell'aula la sconfitta delle armi alleate. Tantaene animis liberalibus irae? E perche? Il motivo è spiegato dal principale ordinatore dei peninsulari cospirazioni. Ei dice: «La guerra tra governi è iniziata; la santa alleanza è disciolta.... Se alla guerra dei principi non sottentra rapide la guerra delle nazioni, la democrazia si rassegni al nome di agitatrice irrequieta e impotente, non s'assuma di chiamarsi rivoluzionaria, fondatrice capace.»
«Cosi e i trionfi della forza e la congiura dei pensieri possono dare assai che temere per l’anno che s'inoltra. Ma dovrem dire per questo che tutto minacci soqquadro? Tolga il cielo che vogliam di sconoscere la possibilità di un migliore avvenire
«Or se all’aquila della Neva sien tarpate le ale dalle genti alleate, qual nuovo andamento prenderanno i governi e i popoli del Continente europeo?
«Se nuovi trattati di pace universale tentassero di dare all'equilibrio europeo una base più solida e duratura, non è irragionevole lo sperare che l’elemento cattolico vi trovi più larga parte che non ebbe nel congresso razionalistico del 1815 e possa in tal guisa meglio assicurare la durevolezza degli effetti futuri..... Potrebbesi insomma ottenere da una politica più cattolica e meglio avveduta con una veramente sacra alleanza quello universale riordina mento, che, seconde che afferma in vari luoghi dei suoi opuscoli novellamente pubblicati il De Maistre, formò la mistica aspirazione dello czar Alessandro sotto gl'impulsi di un incerto e nebbioso pietismo cristiano: solo che i principi europei abbiano compreso l’impossibilità di un cristianesimo determinato senza le influenze di una autorità determinatrice.
«Ed a qual formola potrebbe ridursi questo riordinamento sociale? Eccola in pochissime frasi: riverenza del suddito ad ogni legittima autorità; riverenza e tutela del superiore ad ogni diritto dei a sudditi; subordinazione della forza alla leggo morale; unità di morale sotto l’insegnamento della Chiesa cattolica; unità dalla Chiesa sotto il governo del Vicario di CRISTO.»
L'ultima settimana di dicembre entrarono in Piemonte dalia frontiera del Varo più di 30 individui sbancati dal territorio francese.
Per ordine del Consiglio superiore d'instruzione è sospeso il professor Parone dallo insegnamento di filosofia e dalla direzione degli studi nel Collegio nazionale di Nizza. Fece un discorso d’inaugurazione degli studi, che sapeva un cotal po’ di materialismo.
Le deputazioni del Corpo legislativo e del Senato offerirono ai 31 dicembre gli omaggi e gli auguri pel nuovo anno a re Vittorio Emmanuele, il quale disse loro: «Abbiam passato un anno di prove dolorose, né quello che ora principia si presente sotto migliori auspici; forse noi pure saremo chiamati a prender parte ai grandi fatti che stanno per compiersi in Europa; ma, forte del vostro costante appoggio, io aspetto con fiducia l'avvenire.»
Trovasi nella ufficiale Gazzetta di Milano una corrispondenza torinese, la quale dire che «Rattazzi è perfettamente destituito di ogni coltura, e la stessa sua dottrina legale non vale più oltre dei paragrafi del Codice, che con raro talento sa accordare e dissaccordare La loro e mettere in giuoco nelle sue disquisizioni legali. Se fosse posto a capo di un governo rivoluzionario, rinnoverebbe le sanguinose atrocità della Costituente francese, con la stessa freddezza d’animo, con cui un chirurgo farebbe l’amputazione di una gamba; la natura dimenticò di dargli un cuore; quindi fa il male e il bene senza passione.»
Vennero inscritti per parlare in favore della legge sulla soppressione dei conventi i deputati Boncompagni, Brofferio, Pescatore, Carlo Cadorna, Deforesta e Pallavicini; per poi ragionare contro la legge medesima, vennero inscritti i deputati Gustave Cavour, De Virv, Despine, Solaro della Margarita, Sonnaz, Genina è Della Molla.
Alfurno, Barnalo, Daneri e Parrocchia impiegati al ministero delle Finanze furono decorati della croce mauriziana. Dicesi che debba aumentarsi il dazio sul vino di un franco e 50 centesimi per ettolitro; parlasi pure di un accrescimento di tassa sul bestiame.
Parlasi d'un trattato speciale da conchiudersi fra l'Austria e la Francia, secondo il quale la Francia guarentirebbe la integrità di tutti gli attuali possedimenti austriaci.
Ai 31 dicembre fu firmato a Vienna il contratto relativo all'acquisto di alcuni tronchi di strade ferrate austriache fatti dalla nota Società industriale Francese.
Dalla notte del 31 dicembre a tutto il 2 gennaio infuriò a Vienna un violentissimo uragano, che danneggiò molti tetti e ruppe gran quantità di finestre. Parecchie disgrazie colpirono i transitanti per le vie.
Una delle antiche aguglie del duomo di Santo Stefano fu rovesciata dal vento, e nella sua caduta si franse in mille pezzi.
Col giorno 13 gennaio entra in attività il trattato postale conchiuso fra l Austria e la Russia.
Le pratiche della Prussia, per indurre gli Stati dello Zollverein a partecipare alla esposizione industriale di Parigi come un corpo solo, andarono fallite per la opposizione fatta dalla Sassonia e dal Wurtemberg. Indi vedrannosi rappresentate nella esposizione di Parigi nientemeno che 33 nazioni tedesche.
Scheel Plessen ricusò il portafoglio degli affari esteri di Danimarca.
La sera del 29 dicembre negli appartamenti della imperatrice Eugenia trovavansi molti membri del corpo diplomatico e parecchi militari austriaci, fra i quali il vecchio maresciallo Nugent.
Ai 31 dicembre l’imperatore fece md cortile e nel giardino delle Tuilleries e sulla piazza del Carrousel la rivista delle truppe di linea dell'esercito di Parigi.
La brigata delle guardie imperiali verrà spedita in Crimea. Si formerà un reggimento di zuavi scelti fra le guardie medesime.
Il francese ministro delle finanze è autorizzato in virtù di un decreto del 7 novembre ultimo, a portare fino a 350 milioni la somma dei Boni del Tesoro da emettersi per l’esercizio del 1854 e 1855.
Il colonnello Mola marciò in Catalogna contro i carlisti capitanali da Basqutas, che in quelle parti va proclamando Carlo VI re di Spagna, ed è benissimo accolto dalle popolazioni che in quella provincia s_a: quasi tutte carliste.
Un firmano gransignorile permette alla popolazione cattolica della città di Scutari di fabbricare nell'interno di essa città una chiesa per esercitarvi il su culto.
Ai 24 dicembre morivasi a Costantinopoli Chrkib pascià presidente dell'ottomano Consiglio di Stato.
Ai 18 decembre tennesi al Divano una lunga conferenza presieduta da Reschid pascià. V'intervennero i soli rappresentanti d’Austria, Francia e Inghilterra.
Dalla parte settentrionale di Cronstadt si fanno nnove formidabili batterie. Il comandante in capo delle fortificazioni di Cronstadt, general Dehn, ai 19 dicembre fu spedito a Varsavia con incarico speciale per Pasckiewitsch.
La Russia fa i suoi preparativi di guerra sopra! le più larghe proporzioni. Lu giornale austriaco giunge perfino a parlare dell'armamento in massa di tutti i i contadini dell'impero russo! Ma da canto suo il governo austriaco non si rimane ozioso. Il generale Hess dee andare il 10 gennaio a prendere a Lemberg il comando dell’armata di Galizia e il general francese Letang dee accompagnarlo.
Il generale russo Siéger, per ordine imperiale, è partito immediatamente da Varsavia per Radont, ov'è il suo quartier generale. Il primo corpo e una divisione di granatieri si concentrarono fra la Vistola, il Pilicer e la Wartha. La Polonia sembra un vasto campo trincierato.
Scrivesi da Varsavia che alcuni reggimenti. della guardia già passarono la Vistola per congiungersi al corpo di osservazione che concentravasi ai confini prussiani; verso i quali muovono pure artiglieria e fanteria. Con l’Austria è rotta totalmente ogni comunicazione. Si mettono in istato di difesa le linee del Pruth e del Dniester.
Nella notte del 9 al 19 dicembre i russi fecero una sortita da Sebastopoli e aggredirono il centro delle batterie degli alleati, i quali mitragliarono per modo il nimico che rotto e disfatto diedesi alla fuga e i suoi avanzi rientravano a Sebastopoli abbandonando il perduto campo di battaglia ricoperto di cadaveri è feriti russi. Caddero inoltre molti prigionieri, fra i quali vari officiali superiori, in potere degli alleati. Ciò nulla di meno, i russi all'albeggiare del 12 eseguirono nuovamente una vigorosa sortita da Sebastopoli ed attaccarono le batterie francesi. Indi un altro sanguinosissimo combattimento che terminò con la ritirata dei russi che soffersero non lievi perdite. L’esercito ottomano della Crimea è portato a 40,000 uomini, i quali, nella maggior parte, si doveano appostare al Kateka onde operare una seria diversione ai corpi russi accampati a Belbek e al Inkermann, i quali contemporaneamente sarebbonsi staccati dai corpo di osservazione degli alleati avanzantesi dalia Cernaia. Anche i rinforzi russi però aumentarono. La strada da Perecop a Sebastopoli formicola sempre di nuove soldatesche cosacche. La Porta nominò Kaisserli Ahmed pascià al grado di comandante supremo della flotta turca del Mar Nero col titolo di Rutpei Vezaret. I bastimenti turchi rendono grandissimi servigi nel trasporto delle truppe alleate dai Bosforo a Balaclava. Quando nel campo assediante seppesi la notizia del trattato del 2 dicembre fuvvi indescrivibile generale entusiasmo. Il Good sure the Queen e il Partant pour la Syrie si confondevano alle melodie dell’inno nazionale austriaco.
I russi nella notte dal 20 al 21 dicembre attaccarono i posti avanzati sulla sinistra degli inglesi. Ma furono respinti da un distaccamento del primo battaglione della brigata di cacciatori a destra e da uno del 46 a sinistra.
Il tenente generale Rend comandante superiore interinale nel Caucaso fu nominato comandante del terzo corpo di fanteria in luogo del generale Osten-Sacken.
Partirono per la Crimea le truppe russe che pur dianzi erano a Sangak ed Anapa.
La Porta segue a fare più commendevoli sforzi: non solo per sempre più meritare l'universale amore che la sua causa desta, ma eziandio per partecipare equamente ai sagrifizi delle Potenze alleate. Ciò risulta da tutte le informazioni che il governo dell’imperatore Napoleone riceve dalla legazione di Francia a Costantinopoli e dai generale supremo dell’esercito d'Oriente. E già noto che il sultano non volendo limitarsi allo invio in Crimea dei rinforzi tenuti a Varna in riserva pei bisogni della spedizione, ha ordinato al maresciallo Omer pascià di capitanare egli stesso un corpo di esercito, formalo di truppe scelte e destinate a prender importante parte nelle operazioni degli alleati. Indice l’amministrazione militare centrale, che dai principio delle ostilità dimostrò molta sollecitudine nel secondare la Intendenza francese, diede ultimamente nuovo impulso ai lavori, dei quali le si fece inchiesta d’incaricarsi. Numerosi operai sono di presente occupati a fabbricare tende pei soldati dell'Occidente e coperte pei cavalli dei medesimi. Gli arsenali turchi fondono cannoni e proiettili che saranno dati in potere del generale Canrobert. L’ammiragliato ottomano poi porge alle squadre alleate attiva cooperazione pei risarcimento delle avarie sofferte nella tempesta del 14 novembre. Gli ospedali finalmente degli alleati avendo dovuto prendere a Costantinopoli un incremento proporzionato al numero delle truppe, il sultano ordinò al serraschiere di dare a questo scopo tutte le fabbriche che potessero essere necessarie.
Una parte dell'armata turca del Danubio (cosi notizie ulteriori) sbarcò presso Eupatoria.
Piu recenti notizie recano che Liprandi conservava le sue posizioni presso Balaclava.
Hamelin e Dundas ai 25 dicembre giunsero a Costantinopoli. Lvons e Bruat assunsero il comando delle flotte.
Una fabbrica di Manchester ricevette dai governo inglese una commissione di 80,000 baionette e di 120 mila bacchette da fucile.
I russi distrussero la fortezza di Boiaziz e guardano la frontiera persiana. Alla Corte di Teheran stavasi deliberando se doveasi chiedere la intervenzione di truppe moscovite, onde resistere alla minacciata invasione inglese. Cosi la Persia, in fin dei conti, si troverebbe nella condizione di servir sempre è vincitrice è vinta.
Nelle vicinanze di Odessa 40 carri di soldati russi ammalati e due compagnie di soldati che gli accompagnavano rimasero assiderati dai freddo. Una notizia dice che perirono, un’altra che si riebbero dall'assideramento.
L'esercito russo di Wrangcl non può proseguire la sua marcia contro l’esercito ottomano accampato a Kars. Un dispaccio telegrafico, per liberare i turchi dai pericolo di una poderosa aggressione, avverte esser caduta a Kars tanta neve che vietò ai russi di continuare l’accelerato loro cammino. Indi sino a primavera non sarà probabile un conflitto in quelle parti. In cosi lungo intervallo i rinforzi di Zarif pascià, che mossero in aiuto delle musulmane milizie di Kars, potranno giungere comodamente cola dove sono aspettati. Il guaio però sarebbe se i russi si aprissero un sentiero anche in mezzo alle nevi. Allora un altro pietoso dispaccio farà venire un altro più insuperabile impedimento.
La subalpina Rivista delle Università e dei Collegi redatta da Pietro Caldera ha finito di rivedere ciò che finora più male ché bene avea riveduto.
Il gerente del Goffredo Mameli fu condannato a 4 mila lire di multa e a quattro mesi di carcere. Tutt'i vantaggi della libertà di stampa! Percosso da si gran colpo il Goffredo Mameli avvisò di non poter vivere oltre il 1854.
Si è chiusa la genovese Bottega del potere! Un altro giornale di meno.
La russofila Bilancia di Milano, i cui pesi furono spesso un cotal po’ alterato, e scomparsa anch’essa dal mercato giornalistico.
Il Llovd di Vienna spera di potere ricominciare le sue pubblicazioni, che furono sospese perché urtarono l’armonia germanica, che vuolsi dalla conservatrice politica austriaca.
Un progetto di legge approvato ad unanimità dalle Cortès apre la Spagna a tutti gli emigrati politici di ogni paese. Non sappiamo se anche a quelli di aspirazioni repubblicane; mercecché fu dichiarato nel Parlamento che dopo il 30 novembre non è più lecito ad alcuno in Ispagna di qualificarsi repubblicano.
Le perturbazioni dell'ordine morale (osserva l'Armonia) sono per lo più accompagnate da sconvolgimenti nell'ordine fisico. Indi in Piemonte, quà e colà, scosse di tremuoto; indi a Torino un infuocato vento sciroccale che rende troppo pesanti gli abiti d’inverno! Cosi nell’ordine fisico cominciò il 1855 in quelle parti. Come sia cominciato nell’ordine morale, già ne demmo laconico avviso;e ameremmo non ci si porgesse altra occasione a doverne successivamente favellare.
Sulla conferenza viennese del 28 dicembre si è detto tanto che non si è conchiuso nulla. Quasi tutti però, chi per uno chi per altro verso, finiscono in una conseguenza, ad assicurar cioè che si proposero trattative di accomodamento. il Times poi afferma che non furono incamminate trattative di tal natura. E il Constitutionnel ha saputo che in quella conferenza Buol comunicò a Gortschakoff, che l’Austria è d’accordo non la Francia e l’Inghilterra nella interpretazione dei 4 punti delle garanzie. Scinditur incertum studia in contraria vulgus.
Il Constitutionnel è informato che la missione di Usedom a Londra e del colonnello Manteuffel a Vienna ha lo scopo di far conoscere i motivi che impediscono alla Prussia di associarsi al trattato del 2 dicembre. Se non ve ne h dei nuovi, non era egli superflue questa missione per dichiarare i motivi che già si sapevano?
La Indépendance belge riceve un dispaccio del ministro degli affari esteri di Prussia, il quale le annunzia che il gabinetto di Berlino finalmente è d’accordo nel punto di vista delle Potenze occidentali, ed offre un accomodamento particolare e conforme alla posizione prussiana. Forse ad alcuno potrebbe parere alquanto strano che la Prussia veda le cose sotto il punto di vista dei gabinetti di Londra e Parigi e voglia poi accomodarle sotto il punto di vista del gabinetto di Berlino. Ma qual è quella incoerenza che portata dalla Indépendance belge non debba ritenersi come di cosa facilissima attuazione?
La Gazzetta ufficiale di Milano del di l'gennaio ha un articolo forse un po’ troppo bellicoso. «Il 2 dicembre del 1852 (è detto in esso) matura il 2 dicembre dell’anno or ora compiuto.... Il trattato del 2 dicembre alle bandiere d’Inghilterra e di Francia accomuna l’austriaca! Col di l'gennaio spira il termine perentorio che l’Austria prefisse alla Russia di accettare è respingere categoricamente le quattro malleverie da iniziarvi le pratiche della pace. Se la risposta dello czar è suonasse un rifiuto, o, escludendo le ambagi, non fosse precisa, la diplomazia fra l’Austria e la Russia interrompe il suo corso. La ragione del più forte, con la evidenza dei fatti compiuti, troncherà questo nodo gordiano delle sorti d’Oriente.» Ma non ostante il troncamento del nodo e lo interrompimento del corso diplomatico, Esterhazy è ancora a Pietroburgo e Gortschakoff a Vienna! Che siavi qualche altro nodo da non potersi troncare cosi agevolmente come assevera la Gazzetta?
Scrivono da Pietroburgo alla Presse di Vienna che l'ambasciatore austriaco Esterhazy avrebbe lasciato la Corte dello czar ai 3 di gennaio. Non sappiamo ancora se la notizia sia stata confermata dal fatto.
Il Constitutionnel nomina parecchi agenti russi che viaggiano in Italia.
Le Neue Preussische Zeitung attribuisce alle Potenze alleate il progetto di togliere alla Russia la Crimea, la Polonia e la Finlandia. E il Journal de Francfort sostiene che la è una solenne menzogna e che un tal progetto è lunga le mille miglia dalla idea degli alleati. qual dei due giornali é meglio informato? È inutile il dire ch’entrambi assevarano il si e il no, perché lor si fecero le analoghe comunicazioni da fonti sicurissime.
Il Corrispondente d'Amburgo è d’avviso che la prepotenza delle cose, che andranno a svilupparsi, vincerà la esitanza prussiana e la incertezza germanica, e prevede la costoro accessione alla risolutezza austriaca. Ove poi ciò non intervenisse, opina che in breve per l'Alemagna, oltre la quistione orientale, altro quistioni ancora potrebbero aggiungersi che complicherebbero i suoi affari. E quali siffatte quistioni? Forse il rinnovellamento dello dispute sul primato germanico?
Il Post credeva sugli ultimi di dicembre che se al principio del nuovo anno non si fossero incamminate trattative di pace con fondata speranza di buon successo, la guerra sarebbesi allargata in modo straordinario. La notizia delle incominciate trattative ancora non è venuta. Verrà? Nol sappiamo. Venne intanto l'altra che annunzia movimenti militari da ogni parte.
Pretende il Times che la missione del prussiano Usedom non abbia nu determinato scopo di conchiudere un accordo fra il gabinetto di Berlino e i gabinetti di Londra e Parigi, ma soltanto di vedere e indagare l'attuale stato di cose e scoprire la vera inclinazione delle Potenze occidentali relativamente alla guerra contro la Russia. E questa vera inclinazione l’ha egli scoperta? Ha veduto e indagato che in Francia e in Inghilterra è tale un movimento militare che i giornali non seppero darne ancora adeguata contezza. Or quali saranno le relazioni che farà Usedom a! suo governo? Probabilmente che anche la Prussia debba prepararsi ad agire con energia.
Parecchi giornali continuano a favellare tuttavia di speranze di pace; ma la Gazette de France osserva che «un imperatore, il quale ha pur or decretato una leva di un milione di soldati, e radunò in Polonia un esercito scelto che guarda minaccioso l’Austria e l’Alemagna, ha piuttosto la sembianza di gittare una sfida all'Europa che di voler cedere alle esigenze della Francia e dell’Inghilterra. Ragionandosi a questo modo, ragionasi coi fatti, e coi fatti ragionasi sempre bene.
Essendoché gli alleati da Eupatoria minacciavano Simferopoli e Baktisscherai, che sono i centri dell’armata russa, il generale Menzikoff credette opportuno di ritirare a sé tutti i corpi distaccali e di ordinare al generale Liprandi di ridursi al Bolbek con tutte le truppe stanti sotto il suo comando dal punto ove pria trovavasi. Gli alleati intanto si occupano attivamente del ristauro della strada che da Balaclava, deposito generale delle loro provvigioni, mena al campo. in questo lavoro sono impiegate parecchie migliaia di soldati sotto la direzione suprema di una Commissione instituita per sopravveggiarne l'andamento. Essa è composta di ufficiali di varie armi e di diverse nazionalità, ed è molto numerosa, mercecché dal suo seno debbono spedirsi commissari in differenti punti.
Una ben ordinata coalizione giornalistica imprese anzi tutto a combattere la Russia sul campo della civiltà europea; e spezzò non poche lancie ora contra la barbarie cosacca, ora contra la prepotenza moscovita, ora contra i violati diritti delle genti, insomma contra tutte le pretese colpe politiche, morali, legislative, pubbliche e domesticità dell'estremo settentrione. per conchiudere che il castigo esser debbe una perpetua relegazione nei geli della Siberia. Ma tornati inutili si grandi sforzi, ché il colosso nordico non retrocedette d’un passe; la medesima coalizione da qualche tempo in quà mutò sistema strategico, e non essendo riuscita a indebolir materialmente la Russia, si rivolse a indebolirla moralmente. Indi a sentire certi giornalisti, la Russia dichiara di essersi impegnata in una contesa fatale per lei, riconosce la propria impotenza, domanda umilmente una conciliazione ad ogni patio che imporre le si voglia. Havvi però nulla di vero in tante dateci assicurazioni. Nulla, assolutamente nulla! La Russia spedisce i suoi eserciti e li dispone in guisa che sembra dire: la Russia sola contro Europa tutta! E di ciò è prova eziandio un imperiale proclama pubblicato a Pietroburgo. (7)a Apparisce in esso che lo czar non chiede la pace, un soltanto che non ne respingerà le proposte che sien per lui e pel suo Impero onorevoli! E in qual modo onorevoli, ei non permette che altri decida. Indi la irremovibilità pietroburghese è sempre più dimostrata. Fra non molto sapremo qual altro tentativo faranno i giornali succedere alla inespugnazione dell'orgoglio cosacco.
Afferma il Corriere Italiano che la famosa conferenza viennese del 28 dicembre ebbe la sorte della parturiente montagna di Esopo. Dice che fu spedito un corriere a Pietroburgo con le proposte che ultra volta furono respinte. Poco però, anzi nulla spera che la Russia voglia inaspettatamente porre fine a tutta la guerra. Laonde è persuaso che in questo mese l’Europa saprà se l’anno 1855 sia destinato ad essere il primo di una di quelle grandi guerre che la storia registra nelle sue pagine soltanto nel volgere di un secolo. E il Corriere parla così perché dalla specola di Vienna ha osservato che l'orizzonte si va sempre più ottenebrando.
Secondo le notizie avute preventivamente, ieri dovea partir di Vienna il barone Hess accompagnato dai generale francese Letang pei quartier generale di Lemherga. Questa partenza peraltro, secondo altre notizie avrebbe avuto luogo dopo essersi saputa la risposta della Russia alle proposte delle garanzie. Ma dicesi che la mattina del 7 l'ambasciatore russo Gortschakoff a nome della sua Corte notificò alla Conferenza proponente che la Russia accetta puramente e semplicemente e senza riserve la interpretazione delle garanzie spiegate a modo delle Potenze occidentali e rimesse ultimamente a Pietroburgo per l'adesione dello czar. Cosi un dispaccio telegrafico. La notizia, se fosse relativa a un fatto, includerebbe la sospensione della partenza di Hess è di Letang, e l’apertura delle trattative di accomodamento, non che un armistizio. Sarebbe insomma finita la guerra! Ma lo czar dopo tanti armamenti e tante minaccie, senza né anche aver pria riportato una qualche vittoria che in alcuna maniera compensi le perdite di Calafat, di Oltenizza, di Silistria, dell'Adma e d'Inkermann, è veramente inchinevole a desistere dalla incominciata impresa? (8)a Noi ben lo vorremmo perché siamo amanti della pace; ma i nostri desideri si arretrano paventando innanzi alla tradizionale inflessibilità del carattere moscovita. Che mai sarebbon dunque le dolci novelle, onde i telegrafi' si avvezzarono a consolarci di tanto in tanto? Forse esse somigliano il soave liquore che mettesi agli orli del vaso perché più agevolmente l'egro fanciullo indi beva una nauseante medicina.
Lo Czas è informato che l’imperatore Niccolò ha deciso di continuare energicamente la guerra.
Un articolo della Press di Londra allude, ma in guisa enigmatica, ad un grande avvenimento, che farebbe entrare in una nuova fase la quistione orientale col mutamento dinastico in una delle principali monarchie di Europa. Su questo articolo poi, che, a parer nostro, non ebbe altro fondamento che una vaga congettura dell’articolista, si fecero seri comenti che lo spiegarono con altre congetture. Il Galignani opina che il mutamento dinastico potrebbe essere in uno dei grandi Stati della Germania. E lascia che altri faccia nuove congetture per determinare. quale potrebbe essere questo grande Stato. Una corrispondenza pietroburghese finalmente accenna che il mutamento dinastico è probabile in Russia a favore del secondogenito granduca Costantino, ch é alla testa del partito della guerra, il quale oggi ha la maggioranza delle aspirazioni nazionali. Quante chimere si generano dall'apparizione di una giornalistica fantasticaggine! E d’onde ciò? Diremo con quel buon vecchio di Ennio:
«Olio qui nescit uti, plus negotii habet
«Quam quum est negotium in negotio.
Fra le variazioni dell'atmosfera politico i circoli viennesi trovano più probabile una alleanza intima tra l’Austria e la Francia, che tra la Francia e l’Inghilterra. Si vede bene che quasi tutti ora sono occupati a fare almanacchi! Ciascuno pronostica il futuro e i vaticini annunziano combinazioni d'ogni maniera. Forse non andrà guari che in qualche altro circolo si terra proposito di una intima alleanza tra l’Inghilterra e la Russia! Le opinioni, che corsero fin qui, furono un caos arcano, impenetrabile, profondo; le altre, che in seguito correranno, invece di diradare la tenebra misteriosa si preparano a renderla sempre più inestricabile. Veramente siam giunti in loco d’ogni luce muto!
Si ha da Berlino che il colonnello Manteuffel la sera del 29 dicembre tornò cola da Vienna e il 31 ebbe una assai lunga udienza dal re, che volle esser informato dei risultati della missione di esso Manteuffel appo la Corte austriaca. Or chi avrebbe potuto dubitare della esattezza di questa notizia che in sostanza non si riferisce che a un fatto semplicissimo, a sapere cioè se Manteuffel sia è no tornato a Berlino? E pure anche questa notizia, che si è rapidamente divulgata come positiva nel giornalismo europeo, è una poetica frascheria di qualche bell’umore che volte con essa dar nuovo argomento ai gravi cicalecci dei circoli bene informati. Che nel Corriere Italiano del 4 gennaio leggemmo «nulla sapersi ancora sulla partenza del colonnello prussiano Manteuffel trovantesi in missione speciale presso il governo cesareo; anzi andarsi discorrendo ch’egli prolungherà il suo soggiorno a Vienna in seguito a nuove instruzioni pervenutegli da Berlino.»
Manteuffel adunque ai 4 gennaio continuava a starsene a Vienna, e i giornali lo avevano fatto tornare a Berlino ai 29 dicembre, a ai 31 dello stesso mese lo introdussero alla udienza di re Federico Guglielmo. E, per soprappiu, lo fecero preparare a partire da Berlino per Pietroburgo, onde compier l’opera della prussiana mediazione. Or che dovrà dirai delle notizie che si propagano sulle arcane intenzioni dei gabinetti, se anche le notizie sulla gita e sul ritorno di un personaggio, che si vede a camminare e si sente a parlare, non sono che spiritose invenzioni?
Raglan, come a tutti è noto, fece cattivissima accoglienza al corrispondente del Times in Crimea. Laonde il Times procura vendicarsi di quest’oltraggio in ogni maniera. Continua pur sempre a censurar aspramente le autorità inglesi, alle quali è affidata la direzione delle cose guerresche. Dice che alcuni reggimenti non ricevevano da due giorni le loro razioni; che l'armata accampava a ciel sereno sopra un suolo fangoso; che un 4000 cavalli morivano di fame; che gli abili d'inverno non potevano essere trasferiti al campo dal porto vicino; che la mortalità era spaventevole; che ufficiali e soldati erano in procinto di darsi alla disperazione! Conchiude che sullo esercito britannico d’Oriente non puote ornai farsi più alcun calcolo. Quindi esorta nuovamente il governo a mandar in Crimea i reggimenti delle Indie, nelle quali l’Inghilterra nulla ha da temere dalla Russia!
Il Daily-News ha assicurato che Sebastopoli sarebbesi presa d’assalto appena fossero arrivati i rinforzi turchi, che già da molti giorni arrivarono. I francesi avrebbero aggredito la piazza; i turchi e gl’inglesi (che secondo il Daily-News non sono in quella deplorabile condizione descrittaci dal Times) avrebbero attaccato a dirittura l’esercito di Menzikoff. Ma i fatti successivi non hanno confermato ancora queste preventive assicurazioni.
Molte furono le sortite che i russi fecero da Sebastopoli nel mese di dicembre. Ma sempre respinti! Pure fra tante sconfitte emerse una voce che in una sortita russa fu fatta prigioniera Una compagnia francese e furono presi tre cannoni! Sebbene questa voce non siasi confermata ancora, alcuni giornali non istimarono prudenza di preferirla.
Menò strepitoso rumore in questi ultimi giorni la notizia che i russi avevano rotto le comunicazioni tra l’esercito francese e l’inglese della Crimea, e che gl’inglesi specialmente trovavansi a cattivissimo partito per questo isolamento. Dicevasi che i russi per fare si grande operazione si erano messi in mezzo ai due campi nimici! Noi poco o nulla c’intendiamo di guerra; ma che i russi ci fossero messi in mezzo per avere i francesi da una parte e gl’inglesi dall'altra, hon ci parve cosa credibile; e perciò passammo sotto silenzio la male, combinata storiella. A compensare peraltro la pretesa sventura, che toccò agli alleati per la loro separazione, il Portafoglio Maltese diè, senza frapporre indugio, la notizia che gli alleati invece divisero le annate dei russi. E la notizia è che gli occidentali aveano talmente esteso i loro trincieramenti che poterono rompere le comunicazioni tra la guernigione di Sebastopoli e lo esercito russo trovantesi dietro le alture di Balaclava. II quale esercito cosi segregato rimase interamente privo di provviste e di munizioni; e ciò per controbilanciare la notizia che pur dianzi privò di provviste e di munizioni gli alleati. Le guerre fra i giornalisti sono veramente di una specialità senza pari. Si fa uno scambio di vittorie e di sconfitte, di prosperità e di disastri con una corrispondenza è con un dispaccio che giunge opportuno ad ogni occorrenza e sempre secondo i bisogni.
La Indépendance belge parlando di un nuovo Manifesto rivoluzionario del cosi detto Comitato nazionale di azione, il cui capo è Mazzini, dichiara rifiutare al Manifesto medesimo la complicità della sua pubblicazione. E pure la Indépendance non fu mai scrupolosa a produrre documenti d'indole democratica è sovversiva! Ma si giustifica dicendo che il recente appello alla insurrezione immediata è una deplorabile utopia.
L’eminentissimo cardinal Bonel v Orbe arcivescovo di Toledo, accompagnato dall’arcivescovo di Composte!la, dal vescovo di Salamanca, dall'incaricato di affari di Spagna Commendator Benucios, dal conte di Cedillo e dall’insigne regio gioielliere spagnuolo Carlo Pizzala compié l’onorevole incarico datogli dalla regina Isabella II di presentare all’Augusto Pontefice Pio IX un triregno di rara bellezza non meno per la quantità delle. pietre preziose che per la squisitezza del lavoro operato dalla meravigliosa maestria del prelodato Pizzala. Questo dono, che Isabella II inviò, quasi a solenne documento di sua speciale venerazione verso la sacra persona del Sommo Gerarca e di sua filiale devozione alla Santa Sede, è guernito di ben 19,000 pietre preziose, e 18,000 di esse sono brillanti.
Verso le ore 5 del mattino del 9 moriva il cardinale Lorenzo Simonetti Segretario dei Memoriali.
Ai 9 partiva di Roma il resto del reggimento dei dragoni francesi che torna in Francia passando per la Toscana e pel Genovesato.
L'Accademia dei Quiriti, chiamata forse a divenir grande nei fasti delle lettere e delle scienze, volte anch'essa solennizzare la dommatica definizione dello Immacolato Concepimento della gran Madre di Rio. £ le operose cure del suo Presidente signor conte Tommaso Gnoli fecero si che il signor principe R. Placido Gabrielli la sera del 29 dicembre graziosamente prestasse agli accademici le nobili sue sale, che riccamente adorne è magnificamente illuminate si aprirono a distintissimi personaggi nostrani e forestieri. V'intervennero pure gli eminentissimi Cardinali Altieri, R’Andrea e Gazzoli, non che molti Prelati. Vi lesse un dottissimo ragionamento il R. mo P. Venanzio da Celano Generale dell'Ordine Serafico in Aracoeli. Indi seguirono le poesie della contessa Teresa Gnoli, del dottor Francesco Fiorini, dell’abbate Giovan Battista Toti, di Augusto Caroselli, di Filippo Sprega, di Ercole Tailetti, di Filippo Mennini, di Vincenzo Prinzivalli, del marchese Cuneo d’Ornano, di Filippo Cerasi, dell’avv. Domenico Bondini, di Salvatore Tagliolini, di Filippo Canini, del P. Antonio da Rignano, del P. Bernardino da Ferentino, del Presidente Gnoli, del segretario generale avv. Luigi Gasparri, finalmente le ottave di Gio. Battista Maccari. Le quali poesie furono intramezzato da cantiche scritte da Emilio Malvolti e messe in. musica dai maestri Pascucci, Antihori, Persichini, Aidega e Mililotti. Eseguironle Teresa Armellini, Lliisa Miarelli, Leonardo Palombi, Alessandro d'Antoni, Domenico Pétrucci, e molti altri signori e signore che prestaronsi nelle parti dei Cori. Cosi l'Accademia sotto qualunque riguardo riusci splendidissima e meritevole di singolari encomi.
Nella Svizzera gli arruolamenti per l'estero cominciarono senza esser impediti dalla polizia. Molti giovani prendon volentieri servizio sotto le bandiere francesi e sono condotti a Besanzon luogo di deposito per le reclute. Si continua pure a parlare di reclutamenti per la legione straniera che si organizza dall'Inghilterra.
Ai 2 gennaio tornava da Lioz a Vienna il barone Edoardo de Bach commissario civile austriaco Mi Principati danubiani.
Ai 3 l'ambasciatore russo fu nuovamente ricevuto in udienza particolare dall’imperatore.
Nel palazzo della ambasciata russa a Vienna fu congedata non piccola parte del relative personale.
Sempre più si confermata notizia che la Prussia non accede al trattato viennese del 2 dicembre.
Nella supposizione che per conto del governo inglese si vogliano fare arruolamenti di polacchi nella provincia di Posen, il presidente di essa provincia pubblicò un avviso che vieta qualunque reclutamento.
V’ha chi pretende essersi già conchiusa l’alleanza offensiva e difensiva tra la Francia, l'Inghilterra e il Piemonte.
Si annunzia che il viceammiraglio Carlo Napier e il contrammiraglio Chads cessarono di essere in attività.
aumentano pur sempre a Londra le voci di prossima crisi ministeriale. Si assicura che il duca di Newcastle ministro della guerra e Sidney Herbert segretario nel medesimo ministero usciranno dal gabinetto. Ma finora non sono che voci.
Ai 30 dicembre il principe Paskiewitsch partiva dj Varsavia recandosi a Pietroburgo, chiamatovi per telegrafo dall’imperatore.
Esterhazy ambasciatore austriaco a Pietroburgo ricevette le necessarie instruzioni pel caso che la Russia non avesse accettato incondizionatamente i quattro punti preliminari per le trattative della pace.
Si è organizzato in Costantinopoli un servigio di pattuglie anglo-galliche per mantenere il buon ordine e specialmente per impedire litigi fra la popolazione musulmane e le truppe estere.
Dicesi conferita a Mowisch pascià commissario ottomano nei Principati danubiani la decorazione di prima classe dell'Ordine austriaco di Leopoldo.
Il conte Coronini ai 4 da Bukarest recavasi a Iassv. I russi ingrossavano al Pruth.
Il conte Schlick generale di artiglieria e comandante provvisorio della quarta armata austriaca verso la meta di questo mese dee recarsi al quartier generale di Leopoli, se le speranze della pace non prenderanno una buona piega.
L’armata ottomana nei Principati danubiani occupa la bocca del Pruth e il paese che da quelle si estende fino a Galacz. Ismail pascià nuovo generale della medesima ë arrivato alla sua destinazione.
Verso il 16 dicembre Sebastopoli era tuttavia bombardata dalla parte di terra e di mare. I russi difendevansi strenuamente. Canrobert in data del 25 avvisa che gli alleati aveano la massima fiducia, ed esso sperava di potere in breve riprendere l’offensiva. Intanto gli arrivavano continui rinforzi.
Le ultimo notizie della divisione di Liprandi sono ch'ella non aveva interamente abbandonato le vicinanze di Balaclava. ché una parte di essa divisione trovavasi anzi accampata a una lega di distanza dalla sua posizione primiera. Il corpo di Liprandi ricevette nuovi rinforzi, laonde questo generale ave va sotto i suoi ordini più di 40,000 uomini, 25,000 dei quali presero posizione verso il mezzogiorno, e più di 15 mila si trincierarono presso Inkermann. Si ë fatto correr la notizia che Liprandi aveva aggredito Balaclava; questa notizia però referentesi al 22 è al 23 dicembre non solo non è confermata, ma da parecchie corrispondenze ë assolutamente smentita.
Recentissime notizie della Crimea ci annunziano che il generale Osten-Sacken ricevette ordine da Menzikoff di marciare verso la posizione di Eupatoria con 40,000 uomini di fanteria, parecchie migliaia di cavalleria e 10 batterie. Se i rinforzi degli alleati non giunsero a tempo. ai turchi che sbarcarono ad Eupatoria, forse Osten-Sacken avrà vantaggiosamente aggredito le milizie ottomane, che aveano incarico di respingere le truppe russe le quali entrate per l’istmo di Perecop moveano ad ingrossare l'esercito di Meuzikoff a Sebastopoli.
Sembra ornai positivo che le diverse divisioni russe dell’Asia vogliano fare una energica aggressione contro le truppe ottomane, che occupano i differenti punti di quelle parti. Il gran triangolo, i cui estremi punti sono Redut-Kale, Bajezit e Trebisonda, è inondato di battaglioni moscoviti. Non può molto tardare l'annunzio di sanguinose e contemporanee battaglie. E tutto le notizie concordano nel rappresentare infelicissima la situazione dei turchi.
I russi organizzarono su diversi punti della Circassia milizie d'indigeni sotto il comando di uffiziali moscoviti. Redut-Kale fu attaccata da forti divisioni russe che vennero respinte dai turchi comandati da uffiziali ing!es(:), pur tuttavia Redut-Kale trovavasi in posizione pericolosa e chiedevansi rinforzi a Baltum.
I russi che erano accampati a Bijazid si avanzarono sulla strada di Dadin e Uthed Klisseh fino a Toprak-Kile. A Erzeruin dominava una terribile costernazione, sebbene il suo presidio avesse ricevuto un rinforzo di 8000 turchi.
Il governatore militare di Trebisonda recossi al campo di Mustafà pascià, comandante dell’armata anatolica onde concertarsi con lui sulle misuro da prendersi.
Scrivesi che dal campo ottomano di Colchide andarono sotto il comando di Mustafà pascià rinforzi a SichumKale e a RedutKale.
A Costantinopoli correano ultimamente notizie di parecchi scontri avvenuti in Asia. Ma diceasi che i russi e i turchi, dopo la pugna, si ritirarono sempre nelle loro posizioni.
Nelle ore pomeridiane dell’11 la santità di nostro signore, avendo incontrato presso la Chiesa Nuova il SANTISSIMO VIATICO, che portavasi a certa Maria Carletti, discese subitamente di carrozza, si pose inginocchione sulla via e quindi accompagnò il sacerdote che recava processionalmente la Santa Comunione. Entrò nella stanza della informa e l’Augusto Pontefice le somministrò il Pane della vita in mezzo alla più profonda commozione di quanti erano presenti. Indi s'intertenne a lungo con la inferma confortandola nel Signore a sofferire con cristiana rassegnazione la grave di lei malattia e benedicendola. Il sommo Gerarca tornava al Vaticano in mezzo a straordinaria moltitudine di popolo accorso da tutte parti appena si seppe ch'Ei compiva questo grande alto di religione.
Solenni esequie furono celebrate ieri nella chiesa di S. Marcello in suffragio dell’anima del cardinal Simonetti. V’intervenne anche la Santità di N. S. PIO PAPA IX.
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Continua tuttavia l’arrivo dei dispacci che ampli ano è ristringono, spiegano è inviluppano que! primo dispaccio, il quale reco che Gortschakoff a nome della sua Corte ai 7 gennaio dichiarò ai rappresentanti d’Austria, Francia e Inghilterra che l’imperatore delle Russie accetta puramente, semplicemente e senza riserve i quattro punti di garanzie interpretali secondo le vedute delle Potenze che ne proposero la accettazione. A noi parve troppo decisiva questa notizia, laonde ci permettemmo a' non aggiustarle alcuna credenza. Ed invero, se da Pietroburgo fossero venute instruzioni cosi precise, l’annunzio non sarebbesi avuto per anonime comunicazioni particolari, ma tutta la diplomazia viennese avrebbe messo in energumeno movimento i fili telegrafici per pubblicare la lietissima novella a qualunque parte della Europa. Pur nondimeno ogni giornale volte rieevere l’avviso telegrafico di un desiderio, cui si diede il carattere dell’avvenimento desideralo. Ma questa fulgida meteora di pace comincio subito anch’essa a impallidire ché un nuovo dispaccio porta: «Per ordine dello czar il principe Gortschakoff domandò ai 7 gennaio di entrare in negoziali con Buol, Bourquenev e Westmoreland onde concertarsi con esso loro sulla interpretazione dei quattro punti! Came? E non è egli una contraddizione che Gortschakoff ai 7 abbia accertato puramente e semplicemente la interpretazione dei quattro punti proposta dalle Potenze occidentali, ed in pari tempo abbia domandato di entrare in negoziali per concertarsi sulla interpretazione medesima? E se i punti non furono accettati perché doveva farsi l’accordo sulla interpretazione di essi, quale importanza merita l’altro dispaccio che «ai 7 fu deciso che i quattro punti saranno la base di pacifiche trattative?» Questa pretesa decisione e pure un’altra contraddizione, perché potrebbe essere soltanto la conseguenza dello accordo sulla interpretazione dei quattro punti, accordo che ai 7 non dicesi fatto ma unicamente proposto. Riepilogando pertanto le accennate notizie telegrafiche bisogna conchiudere che sono emanazioni di un enigma, forse imbastito da speculatori di Borse, i quali assai spesso anche da vaghe voci sogliono ricavare cospicui vantaggi.
Si conferma la voce che l’Inghilterra voglia assoldare 15, 039 uomini dello esercito piemontese per la Crimea.
Dicesi che l'ambasciatore russo Gortschakoff a di 8 ebbe una nuova udienza dallo imperatore.
L’Austria domanda alla Prussia e alla Confederazione germanica di mobilizzare le loro forze belligeranti pel caso di un attacco russo contro il territorio austriaco (Zeit). I giornali ministeriali di Berlino fanno presentire il rifiuto della Prussia di annuire a questa dimanda. Un dispaccio telegrafico annunzia che Prussia, Baviera, Sassonia e Wurtemberg ricusarono momentaneamente la mobilizzazione richiesta dall’Austria.
Nella seconda Camera di Berlino ai 5 furono eletti presidente Schwer n, primo presidente Reichensperger, secondo presidente Belhmann-Hollweg.
Il giorno l'aprivasi la sottoscrizione al prestito nazionale. Una copiosa folla cominciò subito ad accalcarsi nei luoghi destinati a ricevere le sottoscrizioni. Tutto predice che la grande impresa finanziaria sarà coronala da (al prospera successo da non invidiare ai risultati dei prestito austriaco. Dicevasi che la Banca avrebbe preso parte al prestito par 59 milioni!
La Società del Credito mobiliare è sottoscritta al prestito nazionale per la somma di 60 milioni!
Numerosi sottoscrittori inglesi concorrono. pure al nuovo prestito nazionale di 500 milioni. La Compagnia inglese ha già fatto domanda per 75 milioni!
L’imperatore ai 5 presiedette il consiglio di Stato alle Tuileries. Fuvvi esaminato un progetto di legge concernente la creazione di una dotazione dell’esercito, le sostituzioni e le pensioni militari.
Scrivesi da Parigi che il lieto umore dell’Imperatore e la gaiezza della imperatrice sono sicura prova che la Corte delle Tuileries è soddisfatta della piega presa dagli avvenimenti. La nazione inoltre ha la più ferma fiducia nell’avvenire, e il ritardo frapposto nelle operazioni della Crimea non ha menomamente rimossa la sua persuasione riguardo all’esito della grande impresa e alle misure adottate dai governo per condurla a buon fine. Il solo partito fusionista chiede ad ogni patto la pace; del resto tutta la Francia è convinta della necessità di continuare la guerra con energia. I soldati considerano loro primo dovere che non rimangano invendicati i loro prodi compagni che caddero all’Alma, ad Inkermann e sotto le mura di Sebastopoli.
I democratici di Madrid vanno raccogliendo firme contro il progetto di legge sur una leva di 25,000 uomini.
Parlasi molto a Madrid dell’arresto di un inglese incriminato di pratiche rivoluzionarie. E dicesi che il governo britannico non sia punto disposto a reclamar indennizzi per questa carcerazione, ma che anzi esso comanda una tal misera il governo spagnuolo. Vi ha chi pretende vedere in questo fatto un gran nutamento nella politica londilese per armonizzare con la politica napoleonica.
Hovvden ambasciatore inglese a Madrid fa restaurare a sue spese la Chiesa di S. Francesco a Cadice. Il vescovo di Cadice gli scrisse una commoventissima lettera per esternargli la sua profonda gratitudine.
Ultimamente si tenne a Pietroburgo una grande conferenza. militare presieduta dallo czar. V'intervennero, inoltre i granduchi imperiali, gli ammiragli del Baltico e i comandanti delle piazze finlandiche.
Le pattuglie francesi furono attivate in Costantinopoli. Reamil fu nominato presidente del Consiglio in luogo di Chekib pascià.
Molte carcerazioni di softi furono eseguite ultimamente a Costantinopoli. Quei fanatici musulmani cospiravano al rovesciamento del governo non di altro colpevole (seconde essi) che di avere accordato ai cristiani dell'Impero l'assimilazione dei diritti cittadini che godono i turchi. Per ordine inoltre del sultano si va organizzando una Commissione criminale che avrà l’incarico di procedure con tutto il rigore delle leggi contro coloro che violassero è in qualunque modo intralciassero la piena attuazione dei privilegi cuocessi ai sudditi di confessione cristiana.
Secondo i calcoli più positiva l’esercito austriaco comandato dal barone Hess ascende a 360,000 uomini di fanteria e 100,000 di cavalleria, senza esservi messe a calcolo le riserve.
Negli ospedali militari di Costantinopoli ai 20 dicembre il complessivo numero dei malati occidentali era di 2497, dei feriti inglesi e francesi 1121, dei feriti russi 266. In Crimea poi presso la baia di Kirateb è stabilito un deposito dei convalescenti che a capo a pochi giorni di riposo potranno riprendere il loro servigio.
L'ammiraglio Hamelin è tornato in Francia, l’ammiraglio Dundas in Inghilterra.
Omer pascià parti di Varna il di l'gennaio per la Crimea insieme al colonnello Dieu e al commissario inglese Simmaus.
I russi costrussero un ponte che unisce Sebastopoli ai forti del Nord. I francesi costruiscono una grande strada che da Hamiesch conduce al campo.
Osten-Sacken minaccia Eupatoria con 45,000 uomini e 80 cannoni.
Il governo francese organizza un servizio di battelli a vapore per la prossima primavera tra porti prussiani e la Francia.
Alla fine di febbraio potrà farsi il varamento di alcuna delle scialuppe cannoniere che si costruiscono a Tolone il loro armamento sarà immediato. Per la metà di aprile saranno tutte in ordine a prendere il mare. Si riuniranno parte alla squadra del Baltico, parte a quella del Mar Nero entro il mese di maggio.
Riflette il Corriere italiano che innanzi alla pubblicazione del nuovo Proclama dello czar già conoscevasi a Pietroburgo la interpretazione data a Vienna, a Parigi e a Londra ai punti delle garanzie; laonde è da ritenersi che il Proclama del 26 dicembre sia una risposta indiretta alle informazioni spedite dall'ambasciatore Gortschakoff al suo governo. Il Proclama invita i russi a mettere in non cale il sangue, la vita, i figli, le sostanze per sostenere la grande impresa; annunzia che l’imperatore e i sudditi accorreranno insieme sul campo delle battaglie per difendere la sicurezza e l’onore della patria. Indi il Corriere è persuaso essere assai difficile un accomodamento quand'anche la Russia fosse convinta che le sue forze non sieno da tanto da vincere la coalizione formatasi per farle resistenza; e crede che, sebbene lo czar dichiari di essere disposto ad una pace che non leda l’onor suo, questa pace non si avrà, mercecché non si sa quale estremo limite l’imperatore Niccolò abbia stabilito varcare senza ledere il proprio onore e quello della Russia. Finalmente ciò che più fa impressione all’articolista viennese è il carattere religioso che lo czar anche nel suo ultimo Proclama vuol conservare alla guerra. Ben si consola il Corriere conchiudendo che la Russia continuerà la guerra con la certezza di esser vinta! Oh quanto spinge oltre i suoi comenti! Anche a scrittore le interne convinzioni! Noi peraltro crediamo che le convinzioni russe sieno di poter vincere qualunque ostacolo; ché se tali non. fossero, lo czar è tanto perspicace e freddo calcolatore ch avrebbe già trovato il modo di esimersi da ogni imbarazzo.
Un nuovo articolo di Cassagnac nel Constitutionnel torna a ripetere che la Russia oggi vuole attuare la sua vetusta aspirazione all’Impero universale, appoggiandosi sulla greca eterodossia che pur sempre vagheggia la ripristinazione dell’Impero d’Oriente in Costantinopoli.
«Che quando il colosso moscovita (Cassagnac invoca una sentenza di Thiers) avrà un piede ai Dardanelli e l’altro al Sund, l’Europa sarà schiava della Russia.»
Indi vuole che si resista energicamente perché l’autocrate di Pietroburgo non si distenda tanto sul Continente europeo. E Cassagnac ricorda pure le parole che nel 1807 Napoleone I disse al Senato:
«Se la tiara greca fosse rialzata e trionfante, le provincie che sono dal Baltico al Mediterraneo si vedrebbero coperte da un nuvolo di fanatici e di barbari; e qualora in una lotta troppo tardiva l’Europa dovesse soccombere, la colpevole indifferenza dell'Occidente ecciterebbe a ragione i lamenti della posterità e sarebbe nella storia un titolo di obbrobrio!»
Si astiene però l’articolista del Constitutionnel dal giudicare se la lotta, cui allude il vaticinio napoleonico, sia o non sia troppo tardiva. ché se troppo tardiva fosse, noi non sappiamo qual conseguenza dovrebbe dedursi; ma lasciamo che è Cassagnac è altri cel faccia intendere.
Ai 9 anche a Parigi pubblicavasi ne’ giornali il dispaccio che ai 7 i rappresentanti d’Austria, Francia, Inghilterra e Russia si sarebbero messi d’accordo sul senso dei punti fondamentali che debbono servire di base ai negoziati per lo ristabilimento della pace europea. E ai 10 l’imperatore Napoleone, consegnando la bandiera al distaccamento della Guardia imperiale che parti quel giorno per. la Crimea, pronunzio ai soldati un discorso che terminava:
«Andate a prendete parte a ciò che rimane di pericoli da superare, di gloria da conquistare. Concorrete a piantare le aquile sulle mura di Sebastopoli!»
A noi non sembra che la pacifica piega, che assunsero gli affari il 7, consuoni molto col discorso napoleonico nel 19. E pure le notizie viennesi del 7 si ebber a Parigi fin dal 9.
Fanno sapere da Monaco di Baviera alla Kolner Zeitung elle gli articoli segreti del trattato del 2 dicembre danno all’articolista di un provinciale foglio della Germania a motivo di lagnanza specialmente contro l’Austria, la quale, unitasi alla Francia e all'Inghilterra rese più che mai probabile una guerra che appena potrà essere terminata in un decennio. E pure la più comune credenza era che la opposizione austriaca congiunta alla occidentale avrebbe persuaso la Russia a desistere da ogni ulteriore intrapresa! La novella opinione si fonda evidentemente sulla fermezza muscovita che spiega forze maggiori laddove maggiore incontra la resistenza.
Hatzfeld ambasciatore prussiano a Parigi comunicò confidenzialmente ai gabinetto francese lo scopo della missione di Usedom a Londra, onde cosi preparare Drouyn de Lhuys per l’eventuale arrivo di Usedom a Parigi; ma Drouyn de Lhuys dichiarò ad Halzfeld (cosi pretendono le informazioni che corrono negli alti circoli) che la Francia è fermamente risoluta a rifiutare ogni trattativa che non abbia per oggetto la immediata ed incondizionata accessione della Prussia al trattato di alleanza del 2 dicembre, cosa cui Usedom non sembra autorizzato. Si assevera che Usedom abbia trovati questi medesimi sentimenti nel gabinetto inglese. La Francia e l’Inghilterra sono risolute, sino a tanto che la Prussia non avrà stabilita la sua solidarietà con le altre Potenze alleate, a riguardare come non avvenute tutte le proposte e comunicazioni che in avvenire potessero esser fatte dal gabinetto prussiano relativamente alla quistione orientale. Cosi la Prussia è lasciata nel suo isolamento fino a che le piacerà uscirne. L'imperatore Napoleone fu subito d'avviso di non doversi accettare la proposizione di un trattato speciale della Prussia con le Potenze occidentali.
Nei russofili circoli berlinesi pretende sapersi che l’imperatore Niccolò sia risoluto a non conchiudere la pace, qualora si volesse che la Russia paghi anche un solo rublo par le spese di guerra è perda un sol palmo di terreno. E dicono che queste parole sieno propriamente dello czar.
Tutti i caporioni del partito russo in Prussia vennero chiamati a Berlino ad urgenza.
Asserisce (ma non lo prova) il Times che la Russia ha cercato agenti e alleati fra i proscritti d’Europa! Forse ciò è in relazione con le simpatie che il partito democratico e i suoi agitatori continuano a dimostrare per la causa moscovita. Ma bisogna ricordarsi che se questi fanno voti por la vittoria della Russia, probabilmente non è già perché amino lo Knout, bensì perché in un disastro occidentale sperano riaversi dalle patite sconfitte, e, come suoi dirsi, dommare la situazione!
La Independance belge è informata da Parigi che se la guerra prenderà più larghe proporzioni, l’imperatore Napoleone andrà a dirigere gli eserciti francesi che opereranno nello interno del Continente. Noi non dubitiamo dell’eroico coraggio dell'uomo del 2 dicembre 1852. E forse richiedesi minor presenza di spirito per comandare sul campo delle battaglie che per calare con ben concertate disposizioni un colpo decisivo sulla cervice d’irrompente socialismo. Ciò non ostante, noi crediamo che La notizia sia una congettura che non sarà un fatto. Dante direbbe: S'ei va, chi resta?
Ond'è che la voce di prossima crisi ministeriale va di giorno in giorno aumentandosi a Londra? Il Times, che, come tutti sanno, crede ed è credulo di essere l’organo della pubblica opinione in Inghilterra, da qualche tempo va seriamente ripetendo che gli attuali ministri della regina Vittoria sono insufficienti ai bisogni richiesti dall’altezza dei tempi, e che indi egli è d’uopo farne dei nuovi né cercarli altrove che tra la borghesia e le polemiche del Times fecero si grande impressione che anche il Daily News, il quale militava sotto le bandiere ministeriali, diventò nimico del ministero!
Lo stabilimento di Montedomini a Firenze apriva ultimamente i suoi forni annunziando al pubblico la vendita del pane a 9 quattrini la libbra. Immensa fu la folla che accorse a comperare, ma il disinganno non poteva essere né più sollecito né più solenne. Il pane si rinvenne nerissimo; pur tuttavia l'occhio del povero famelico transige facilmente col colore; il guaio pe rò fu ch'era di un sapore cosi disgustoso e nauseante da non potersi mangiare senza esporsi a certissimo vomito consecutivo; oltre a ciò, per dare al pane un maggior peso, era quasi crudo! Il popolo indispettito affluì numerosamente con urli spaventosi ai forni riportandovi il pane comperalo e chiedendo la restituzione del danaro che avea speso cosi malamente e forse con danno della sua salute. Questa notizia, che desumiamo da una corrispondenza fiorentina del Corriere Italiano, ci è prova che il Corriere si piace avere corrispondenti di alterata e romantica immaginazione.
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………………... Quid non mortalia pectora cogis
Auri sacra fames?
VIRG.
Nella ultima settimana di dicembre a Bergamo di Lombardia un fattorino da bottega ebbe non sappiam qual sogno, che gli fece tale impressione da persuaderlo avere in pugno la fortuna. Indi risolve a giuocare al lotto. Per far danaro porta subitamente al Monte di Pietà alcuni suoi panni e giuoca i numeri ricavali dal sogno. Viene la estrazione; ha vinto la intera cinquina! ha guadagnato più di 25,000 lire austriache! Ebbro di gioia presentasi al Banco del lotto per esigere tante migliaia. Ma il ricevitore, vistolo così ragazzo, gli dice che torni col padre. Non ho padre risponde il garzoncello. Ebbene, vieni col tuo padrone, soggiunge il Ricevitore. Il fattorino vassene dunque alla bottega e tutto lieto prega il padrone a volerlo accompagnare per esigere le vinte migliaia di lire austriache. Il padrone promette di andare ben volentieri con esso lui e mentre accarezzandolo finge prepararsi a partire, chiama in disparte il fanciullo, lo uccide e nasconde il cadavere in cantina! Il ribaldo corre poi con la cedolina del lotto al Banco. Ma il ricevitore vuole che venga anche il ragazzo, altrimenti non pagherà. Lo scelterato allora scopre che la sua vittima fu pur dianzi a richiedere il pagamento della medesima cedola; vede non rimanergli che il delitto; impallidisce, sviene, è fuori di sensi! Si fanno sollecite scrupolose indagini dello scomparso fattorino; il suo cadavere si trova nel sotterraneo della bottega in mezzo a un lago di sangue! (Areop.) Se talvolta è sventurata l'innocenza anche la colpa non è sempre fortunata. E poi quali sono le fortune della colpa? Un materiale benessere transitorio, che di continuo è tormentato dall'orribile castigo dei rimorsi! E questo è benessere? É amaro quanto quello di Caino.
Il Pontificio Governo continuando pur sempre a incoraggiare, per quanto è possibile la marineria mercantile dei suoi Stati, mediante Notificazione del Ministero del Commercio dell’8 gennaio, annunzia che d’ora in poi si accorderanno distinzioni onorifiche tanto agli armatori quanto ai capitani dei legni marittimi mercantili pontificj, che avranno ben meritato dello Stato e del Sovrano. Chiunque per proprio conto porrà in mare un materiale di mille e più tonnellate in legni pienamente attrezzati e costruiti nei cantieri dello Stato secondo la legge del 10 dicembre 1825, purché ciascun legno sia non minore di 309 tonnellate, acquisterà un titolo per ottenere un distintivo onorifico, oltre al premio di costruzione. Sono instituite due bandiere è dimostrazioni d’onore, di prima & seconda classe, che si accorderanno ai capitani mercantili marittimi i quali legalmente abilitali al gran corso è lungo corso, eseguiranno dal di 8 gennaio in poi lunghi viaggi, approdando ai porti, 1. del Mar Nero; 2 di Spagna, Francia, Belgio, Olanda e Inghilterra nell'Oceano; del Baltico, d’Affrica nell'Oceano fino al Cape di Buona Speranza; 3. delle Americhe del Nord e del Sud nell'Oceano Atlantico, e dell’Oceano glaciale artico; 4. delle Indie e del grande Oceano equinoziale. Per ottenere la bandiera di prima classe, dovrà farsi un viaggio della quarta categoria, è tre della terza, è cinque della seconda; e per ottener la bandiera di seconda classe, un viaggio della terza categoria, è due della seconda, è quattro della prima. La bandiera di prima classe da issarsi in cima all’albero di maestra sarà gialla e bianca contornata da una fascia rossa, con in mezzo le immagini in piedi dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, disponendo il giallo dalla parte del ghindante. Quella di seconda classe da issarsi all’albero di trinchetto sarà tutta bianca contornata da una fascia gialla con in mezzo le immagini dei medesimi Santi Apostoli. Il distintivo di tali bandiere si otterrà con documenti delle rispettive autorità dello Stato, è dei rappresentanti Pontifici all'estero, è in loro difetto di quelli delle Potenze amiche, di avere eseguito con legni inscritti nella matricola dello Stato Pontificio e approvati per lungo e gran corso, un dato numero di viaggi ai porti esteri, partendo dai porti Pontifici con mercanzie dello Stato e tornandovi con estera mercanzie. Oltre a ciò, i capitani marittimi dovranno tenere, specialmente pei viaggi al di la dello stretto di Gibilterra, un giornale meteorologico, secondo il modulo e le relative instruzioni a stampa, che loro si daranno gratuitamente per mezzo delle Magistrature di sanità e polizia dei porti in Ancona e Civitavecchia. I capitani che faranno quattro viaggi della terza categoria è due della quarta, otterranno ancora l’uso dell’uniforme di ufficiale della marina militare Pontificia col grado di tenente onorario. I legni fregiati da una delle suddette bandiere saranno salutati nei porti Pontifici dal legno guardaporto con issare la bandiera Pontifica all’albero di maestra è di trinchetto, secondo la classe della bandiera del bastimento che approda. Su il capitano poi avrà il grade di tenente di marina, sarà inoltre salutato con tre colpi di cannone.
La sera del 9 gennaio i ministri piemontesi si radunarono a consiglio onde risolvere definitivamente sullo argomento dell’alleanza del Piemonte con l’Austria e la Francia. Il Consiglio si protrasse a tarda notte. Vi intervenne il duca di Guiche ambasciatore francese presso la Corte sabauda. Probabilmente egli detto le condizioni del trattato di alleanza, che il ministero sottoscriveva. L'Armonia richiamando la sentenza del conte della Margherita esser tempo di stabilire fra l’Austria e il Piemonte nuove relazioni, che nulla del passato adombri, è renda men solide allegrasi che questa alleanza non è con l’Austria di Giuseppe II, ma con l’Austria giovane, robusta e venerata di Francesco Giuseppe I, che risorta, or son pochi anni, dalle sue ceneri, riconciliandosi con la Chiesa, crebbe prospera e benedetta da Dio, risanò le interne sue piaghe, e si vide riverente intorno quella Inghilterra che poco tempo innanzi ne sparlava con tanta ingiustizia; vide la Francia implorarne caldamente l’alleanza; vide la Russia paventar le sue risoluzioni, mentre con tanta gloria e valore resisteva alle armi occidentali; vide l’Europa pendere dai suoi cenni e attendere è guerra è pace dalla sua volontà. Nei 1848 il Piemonte volle cacciare il barbaro teutono; nei 1855 ne invocò l'alleanza; e buon per lui, giacché senza il barbaro non sarebbe scampato alla barbarie. Parecchi giornali poi assicurano, non sappiamo con quanto fondamento, che la Russia avea mosso pratiche assai energiche per impedire questa alleanza. Ma oggi essa è un fatto, dal quale possiamo attendere le più felici conseguenze.
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Si pretende che l’ambasciatore francese a Torino abbia comunicato al conte Cavour alcune amichevoli osservazioni relative al progetto di legge sui conventi, e che Cavour abbia risposto che questa legge dovrebbe fare negli Stati Sardi soltanto ciò che aveva fatto in Francia la prima rivoluzione (Cor. It.). Non sappiamo se l’ambasciatore abbia soggiunto che adducere inconvenient non est solvere argumentum, ma, ove il colloquio abbia veramente avuto luogo, siam persuasi che l’ambasciatore non sarà rimasto senza fare una replica opportuna.
Il Times in un articolo intitolato La condotta della guerra, rammenta il sagrifizio di 20,000 vite! di 15 milioni di lire sterline! Indi conclude:
«Eccoci al gennaio 1855, e siamo più lontani che mai dal nostro scopo, dobbiamo portante confessare di non intenderci punto dell’arte della guerra!»
E il Journal Débats è avvisato da Londra che la ulteriore esistenza dell’attuale gabinetto inglese oggi dipende soltanto da una sollecita e strepitosa vittoria delle armi britanniche in Crimea. Senza un tale annunzio, gli articoli del Times, che sempre più aumentano di violenza, riusciranno a far cadere il ministero.
Speriamo che i nostri lettori ci sapranno buon grado se raccoglieremo sotto un sol punto di vista quanto e relativo alla pretesa novella fase, indi vuolsi entrata la quistione di Oriente, mercé le comunicazioni che diconsi fatte dall'ambasciatore russo il 7 gennaio ai ministri d’Austria, di francia e d'Inghilterra. Ed eccone la storia.
La Russia fin dal 28 novembre dichiarò di accettare i quattro punti di garanzie ma in senso alquanto diverso da quello delle Potenze occidentali laonde ai 2 dicembre stabilivasi un trattato di alleanza fra l'Austria, la Francia e l’Inghilterra.
Appena seppesi a Pietroburgo la notizia del trattato austro-anglo-gallico, un ordine imperiale traslocava la guernigione di Varsavia ai confini austriaci e fu gran movimento ancora in tutte le altre truppe russe verso i confini medesimi. Nulla ciò di manco ai 21 dicembre scriveasi da Pietroburgo che lo czar mostravasi oltremodo propenso a battere la via dei negoziati, premesso però che la interpretazione dei quattro punti di garanzia fusse moderata e non avesse pregiudicato alla dignità del suo Impero. Aggiungevasi che la Russia avrebbe aderito, alla occorrenza, alla abolizione del trattato del 1811; concedendo spontaneamente alle Potenze occidentali di tenere flotte nel Mar Nero, e ristabilendo il porto di Sinope o altro porto per loro uso; ma non acconsentendo mai allo spianamento di Sebastopoli, né alla diminuzione delle sue forze marittime nelle acque della Crimea. Quanto poi al protettorato dei Principati danubiani asseveravasi che lo czar era pronto a dividerlo con le altre Potenze (Corr. It.). mentre però queste voci andavano attorno, ai 26 dicembre pubblicavasi il nuovo Proclama dell'imperatore Niccolò, Proclama in cui non seppe il giornalismo ravvisare pacifiche intenzioni, ma invece una risposta indiretta al trattato viennese del 2 dicembre.
Contemporaneamente diffondersi la notizia che la Russia avea dichiarato a parecchie Corti tedesche che essa non avrebbe attaccato l’Austria e che quindi sperava di non essere attaccata dalla medesima. Conquista fittizia dichiarazione la Russia volea certamente che si differisse la mobilizzazione dei contingenti federali alemanni (Mainzer Journal). E, o vera o falsa che si fosse questa dichiarazione, parecchie Corti tedesche fecero intendere di non volere con tanta sollecitudine attuare la mobilizzazione dei contingenti richiesta dall’Austria.
Intanto menavasi alto romore di una conferenza tenutasi a Vienna il 28 dicembre presso l'infermo ambasciatore inglese Westmoreland, alla quale intervenne l’ambasciatore russo Gortschakoff, il cui linguaggio valse a togliere ogni speranza di pace anche ai meno veggenti. Imperocché gli si attribuisce che in quella circostanza Gortschakoff dichiarò che «lo czar prometterebbe senza dubbio di lasciar libera agli alleati la linea di ritirata dalla parte di Balaclava, e che ulteriori concessioni non possonsi esigere in un momento, in cui l’armata russa sta vittoriosa di fronte al decimato esercito nimico e lo blocca per terra» (Schlesische Zeitung). Pur tuttavia, si disse che si accordarono altri 15 giorni decorribili dal 30 dicembre alla Russia onde risolversi definitivamente.
E Gortschakoff domandò instruzioni al suo governo. Il corriere della inchiesta parti di Vienna per Pietroburgo il 29 dicembre; e il corriere della risposta giunse da Pietroburgo a Vienna il 6 gennaio(. )L’ambasciatore russo, senza porre tempo in mezzo, notificò al conte Buol ministro austriaco degli affari esteri essergli pervenute le instruzioni dalla sua Corte, in seguito di che gli ambasciatori inglese e francese e il conta Buol si radunarono in conferenza con Gortschakoff (Corrisp. austr.). Si afferma che in questa occasione risultò dalle reciproche spiegazioni che i plenipotenziari delle quattro Potenze erano in sostanza di accordo sul senso e sulla portata generale dei punti fondamentali è che per conseguenza (con la riserva dell’approvazione dei gabinetti di Londra e di Parigi) si era guadagnata una base, su cui possono incominciare i negoziali per lo ristabilimento della pace.
Questa notizia pubblicata dai giornali di Parigi del 9 si sarà saputa più esattamente dal governo francese. Ma il discorso pronunciato da Napoleone il 10 a1 reggimento delle guardie imperiali, che partiva per la Crimea, lascia intravedere che assai deboli erano lo speranze di pace che voglionsi fondare sulle comunicazioni russe del 6 e del 7. Napoleone inviava quei militi a piantare le aquile francesi sulle mura di Sebastopoli! A noi pare questo linguaggio anzi una nuova dichiarazione di guerra che una espressione dinotante la probabilità di un accomodamento.
Divulgossi peraltro a Vienna la voce (non già per via diplomatica, ma da buona fonte) che Gortschakoff ai 7 sottoscrisse i quattro punti alle spiegazioni delle garanzie volute dai rappresentanti delle Potenze alleate.
E il Corriere Italiano chiosava: «Il primo passo verso la pace è fatto; il primo passo e nulla di piu; né questa è la prima volta che da Pietroburgo, durante la imbrogliata quistione, calarono voci di pace, alle quali segui la guerra con tanto maggiore violenza. Noi vorremmo ingannarci, ma se il cuore ci dice che queste nuove trattative, che vanno ad incominciare sulle basi accettate dalla Russia, dovrebbero avere miglior successo delle altre, la fredda ragione all’incontro si ribella contro i voti del cuore e distrugge la fede in una prossima conclusione di una pace reale. Le difficoltà si presentano grandi, particolarmente se dobbiamo basarci nelle argomentazioni sull’ultimo Manifesto dello czar. Che dice infatti il Manifesto? Lo czar dichiara nel medesimo che le sue pretese sono giuste, che egli non volte soddisfare alcuna ambiziosa passione, e non fece che rivendicare privilegi fondati sui trattati; che le Potenze, le quali intervennero nella guerra, non si contentarono di accordare alla Porta la loro protezione, ma invasero il territorio russo, dove subirono disfatte, da riguardarsi quale castigo inflitto ad esse dalla Provvidenza. Sin qui nulla di pacifico. Lo czar persiste a dichiarare che la sua causa è giusta e ad affermare che ei non ha mai voluto la guerra. Tuttavia non respingerà proposte di pace, quando sieno compatibili con l’onor della Russia. Spetta dunque alle Potenze occidentali il far concessioni e cancellare dai quattro punti di garanzia tutte le pretese in disaccordo con l’onore della Russia e coi privilegi rivendicati dallo czar. Indi il Corriere scorge nelle nuove pratiche di Gortschakoff soltanto un nuovo atto della storica sottigliezza ed abilità della diplomazia russa, atto che non vale a mettere gl’instruiti dall'esempio del passato in braccio a speranze troppo fiduciosa di vedere realizzato il voto di Europa.»
Dopo tuttocciò il Corriere rileva da fonte positiva che i rappresentanti di Francia e Inghilterra non sono menomamente intenzionali di entrar con la Russia in trattati ve, le quali potessero modificare è alterare anche in picciolissima parte la portata delle garanzie riconosciute indispensabili per una pace duratura!
Gli armaiuoli di Zurigo ricusano di somministrar armi all'imperatore di Russia.
Quantunque i giornali d’Elvezia più è meno governativi abbiano smentito con più è meno vigore la notizia di accordi già presi (con l’Inghilterra intorno alla composizione di una legione svizzera, informazioni giunte da Berna recano che la cosa può contarsi come fatta. Parlasi di officiali nominati, di quadri incominciati e di caparre stabilite per gli arruolamenti dai 250 a 300 franchi per testa. E tanto si credo alla sussistenza di accordi che le voci sono perfino arrivate a dire che Ochsenbeiti è stato nominato capo di un corpo ausiliare di turchi!
La sera del 7 il conte Buol ministro degli affari esteri diede una splendida soirée, cui venne invitato il corpo diplomatico. Gortschakoff vi intervenne con tutto il personale della legazione russa.
In questi giorni vennero chiamati sotto le respettive bandiere in Lombardia una quantità di reclute della passata leva, che si erano finora lasciate tranquille alle loro case. Malgrado la fiducia che vuol darsi alle conferenze dei diplomatici, si prevede che le cose non finiranno si presto ne senz’altri fatti militari.
Ai 7 e 8 arrivarono a Vienna corrieri alle ambasciate russa e inglese. E dall’ambasciata prussiana si spedirono dispacci a Berlino. Nella sfera diplomatica regnava una attività maggiore di quella della sfera militare. Nulla dei positivi risultati conoscevasi, ma diverse e molte le voci, fra le quali la più accreditata era che la Prussia persisteva a volersi rimanere neutrale.
Proveniente da Milano giunse il 7 a Vienna il principe Trubetzkoi colonnello della imperiale guardia russa.
A Bockenheim nell’Assia elettorale è attivato un segreto ingaggiamento per la legione straniera al servigio dell'Inghilterra. Un agente britannico arruola legionari, promettendo loro un ingaggio di otto lire sterline e il pagamento delle spese di viaggio fino in Inghilterra. Molti già si arruolarono. Consimili pratiche si fanno pure in altri Stati tedeschi, specialmente nell’Annover e in Amburgo.
Ritiensi come segno di prossima guerra l’ordine dell’Assemblea federale recato all’Annover da Fluggo consigliere di guerra e relativo all'aumento dell'artiglieria.
I contingenti militari della Confederazione germanica, qualora dovranno mobilizzarsi, staranno, secondo che si ha da buone informazioni, sotto gli ordini di un comandante federale nominato dalla Dieta.
Scrivono da Berlino alla Gazzetta delle Poste che Usedom a Londra non riusci a nulla, ed è probabile che non riesca a nulla anche a Parigi! É pur peregrina questa notizia.
Fece non poca meraviglia l’arrivo della principessa Leven a Parigi, dove però farà breve soggiorno, mercecche recasi a Nizza per motivi di salute.
Parlasi a Parigi di un prossimo viaggio dell'imperatore nei dipartimenti del mezzogiorno,
Gli officiali della guardia imperiale hanno offerte un banchetto agli officiali della armata, non che agli officiali austriaci ed inglesi trovantisi a Parigi.
Lo scoppio di una crisi ministeriale a Londra sembra imminente. Dicesi che usciranno dal gabinetto Aberdeen e Gladstone. Si pretende poi che Russell abbia chiesta la demissione del duca di Newcastle e di Herber. E si da grande importanza al fatto che lady Pembroke madre di Herbert è russa.
A di 8 lord Russell partiva di Londra alla volta di Parigi. Non ostante le negoziazioni di pace, e i dispacci annunziarli l’accettazione dei quattro punti da parte della Russia, il governo inglese continua i suoi armamenti.
Nuovi disordini scoppiarono a Malaga. Da Siviglia, Cadice e Granata partirono subito le truppe disponibili.
Tutti i reggimenti di linea che erano di guernigione a Madrid, furono spediti verso le provincie. La sola guardia nazionale fa ora il servigio militare di Madrid. Il governo ordinò per telegrafo di mandare da Cadice a Malaga due bastimenti da guerra,
Si annunzia con certezza che la Servia è prossima a conchiudere una alleanza con l’Austria. Molti mutamenti avvennero nel ministero serbo, dove furono chiamate persone cognite per le loro simpatie austriache.
Le relazioni fra la Grecia e la Turchia sono ben lungi dall’essere ripristinate.
É arrivata a Costantinopoli una considerevole quantità di granaglie donate alla Porta dal viceré d'Egitto.
Nasuh effendi capo dei sohfats e 18 suoi satelliti furono condannati dal governo del Sultano all’esilio. Forse non esistono piu. Hairedin pascià restà incaricato provvisoriamente del ministero di polizia.
Il ritorno a Costantinopoli di Darwisch pascià commissario ottomano nei Principati danubiani potrà per avventura dar luogo a nuovi imbarazzi nel governo dei Principati medesimi, specialmente della Valacchia. Imperocché Derwisch fu incaricato segretamente da Rescid pascià «di non frapporre ostacoli all'amministrazione del principe Stirbey, ma di raccogliere materiali atti a produrre un cambiamento è la destituzione del principe. E Derwisch con l’aiuto di Brujade e Colquhoun pretendenti allo ospodarato e dei promotori della rivoluzione del 1818 compilò meglio un processo contro Stirbey che una informazione sullo stato del Principato, ad assumer la quale dicevasi circoscritta la sua missione. Ciò non ostante si ha la ferma fiducia che la relazione del commissario austriaco e la prudenza del conservatore gabinetto di Vienna sapranno paralizzare alcune idee forse vendicative, che il Divano di Costantinopoli nu ire contro il principe Stirbey, la cui remozione dalla sede ospodarica della Valacchia potrebbe dar luogo a serie turbolenze in quella provincia, particolarmente nelle attuali congiunture.
Si assicura che il governo britannico si occupa seriamente di una nuova spedizione nel Baltico, alla quale prenderanno parte 30,000 inglesi!
Un ukase ordina la creazione di segnali di avviso dal confine moldavo fino a Pietroburgo, temendosi una invasione. E il generale Luders ai 7 moveva con le sue truppe verso la Dobrudscha.
Si ha da Kischeneff in data del 4 che il secondo corpo di esercito russo moveva a marcie forzate nel governo del Dniester, e che i due corpi delle guardie, quello dei granatieri e i sei corpi mobilizzati di fanteria, la cavalleria e i cosacchi partendo a rafforzare le truppe della Crimea e dalla Bessarabia erano rimpiazzati dalle truppe di riserva formate ultimamente.
Su i primi di gennaio continuavasi a parlare a Bukarest di una gran battaglia che dicevasi avvenuta il 18 dicembre sotto le mura di Sebastopoli, terminale altri asserivano con la peggio degli alleati, altri con la totale sconfitta dei moscoviti. Parecchie lettere poi fanno menzione di una sortita che i russi operarono sulla sinistra dell’esercito francese dalla parte del forte di Quarantena, e sulla destra dell’esercito inglese. Ma in questo altro tentativo ancora i russi respinti di quà e sbaragliati di la ebbero gravissime perdite d'uomini, cavalli e munizioni. Cosi le odierne notizie, che, per esser troppo incomplete, non si vogliono garantire senza una ufficiale conferma.
Si assicura che il generale Liprandi abbia ritirato dalle primiere posizioni tutta la sua ala sinistra, poggiando l’ala diritta all’altra presso Traktir. Intanto i lavori d’assedio diconsi terminati. Raglan e Canrobct impiegano tutte le forze disponibili nella costruzione di baracche da campo e nella fortificazioni delle loro posizioni.
Ai 26 dicembre sbarcarono 10,000 turchi ad Eupatoria. Parlasi a Costantinopoli di un fatto d’armi fra turchi e cosacchi nelle vicinanze del Bulganak, nel qual conflitto rimasero prigioniere parecchie centinaia di russi. Ciò che sembra positivo è che i turchi e gli alleati operavano sollecite fortificazioni ad Eupatoria ond’essere al coperto da una aggressione di Osten-Sacken.
La sera del 26 dicembre i russi affondarono un altro vascello all'ingresso del porto di Sebastopoli.
Il trasporto inglese Num. 119 carico di spiriti, resine ed altro prese fuoco alle ore 10 del mattino del 26 dicembre e restò preda delle fiamme, non ostante gli sforzi straordinari di vari distaccamenti di marina diretti da ufficiali delle flotte alleate.
Il general Coeur partito di Francia per la Crimea giunse a Costantinopoli, quasi contemporaneamente allo arrivo del general Gavon proveniente da Erzerum. S'imbarcarono ambidue sul medesimo vapore, che li condusse a Balaclava.
Tallevrand-Perigord, duca di Dino, che fu officiale della marina francese, indi officiale di stato maggiore nell'armata sirdi, chiese la grazia all'imperatore Napoleone di poter raggiungere l'esercito francese dell'0riente. L'imperatore lo mise a disposizione del general Canrobert.
Si prendono del governo inglese energiche disposizioni per lo stabilimento di un corpo di riserva a Malta.
Sono nominati i seguenti eminentissimi Cardinali, Lodovico Altieri a Segretario dei Memoriali, Roberto Roberti a Presidente di Roma e Comarca non che a Protettore della Società di S. Vincenzo de' Paoli e sue dipendenze, Vannicelli a Protettore di Amelia e Brunelli a Protettore di Narni.
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Notò ultimamente il Trovatore che «il Corriere Italiano di Vienna è sempre male informato di quanto succede in Italia.» Noi non vogliamo interamente convenire in questa sentenza, ma diremo che le informazioni date al Corriere non sono sempre del tutto veridiche, anzi spesso onninamente false e calunniose. E nella categoria di queste annoveriamo la corrispondenza bolognese, che riporta nel suo foglio del 10 gennaio, nella quale si asserisce che «le finanze Pontificie fin dal 1831 si trovavano in tristissime condizioni.» La gratuita enunciazione del corrispondente petroniano (che ben si pare inspiralo alle vacue declamazioni del medico Farini in quel costui centone, ch’egli intitolò lo Stato romano dal 1815 al 1850) si riferisce a un fatto; e i fatti vogliono esser provati. Adempiremo noi dunque la mancanza del troppo facile corrispondente di Bologna; né di altro a ciò avremo bisogno che di riportare quanto è brevemente scritto sullo appoggio di autentici documenti nel paragrafo 52 del libro III delle Memorie della rivoluzione romana.
Le condizioni del pubblico erario pontificio e delle imposte non potevano inspirare ai popoli nel 1831 vaghezza di sommovimenti. Perocché già videsi quanto Pio VII scemasse le contribuzioni, e quanto ancora le menomasse Leone XII. Pur tuttavia nel dicembre del 1830 il tesoro soprabbondava (9)a per modo che avrebbe permesso di fare altri temperamenti, se lo spirito settario, che quindi tutto sconvolse, non avesse costretto il governo a gravissimi spendi per infrenarlo. Laonde considerando come la convenzione stipulata a Milano. il primo di giugno 1816 gravava lo Stato pontificio in ogni anno del perpetuo debito di 1,36, 241 lire e centesimi 81, e di un debito temporaneo di 5,938,686 annue lire e centesimi 47, mentre i beni ricevuti in compenso non rendevano che 1,408,290 lire; e considerandosi come Pio VII e Leone XII con siffatti incomodi, reliquie del regno italico, avessero potuto non solo abolire alcuni tributi ed altri attenuare, ma eziandio largheggiare in nuovi pubblici edifizi, profondere beneficenze e lasciar dei sopravanzi; egli è forza confessare che somma prudenza economica reggesse il governo papale. Nel 1847 però monsignor Morichim fece un rapporto sullo stato delle finanze, e poiché in quello si addimostrava che avean peggioralo, non manco taluno che con acerbo linguaggio disse dover la storia serbare cotesto documento, siccome quello ch'è la più giusta e la più manifesta censura dell'amministrazione temporale dei chierici, ma non credè ristampare le tavole che accompagnavano il rapporto (10)b, perché in quelle sarebbesi avuta la più giusta e la più manifesta prova che l'amministrazione temporale dei chierici sino al 1830 avea prodotto grandi e successivamente accrescentisi vantaggi; e che poscia violentemente turbala, quando da improntitudini rivoluzionarie, quando da laiche presuntuose ingerenze, mutò sempre di male in peggio (11)c. La verità istorica non vuole essere mascherata.»
Da ciò possono rilevare il Corriere e il suo corrispondente che le condizioni della finanza Pontificia nel 1830 non erano tristissime, ma tali da fare invidia a quelle di qualunque altro paese. Se poi deteriorarono, la colpa non è dell'amministrazione temporale dei chierici, ma delle improntitudini rivoluzionarie e delle presuntuose laiche ingerenze, com e dimostrato nel brano di storia che riportammo.
La regina MARIA TERESA vedova di re Carlo Alberto non è piu. Dopo uni malattia di pochi giorni Iddio la chiamava a sé e nel suo amplesso la raccoglieva!
Maria Teresa Francesco di Toscana, arciduchessa d’Austria, nacque il 21 marzo 1831, fu sposa a Carlo Alberto il 30 settembre 1817, regina del Piemonte il 27 aprile 1831. Un animo alternante religioso, un cuore teneramente caritatevole, furono i due pregi che maggiormente la distinsero. Iddio e i poveri compendiano tutti i suoi pensieri, tutta la sua vita.
La mattina del 12 gennaio, sentendosi scemare le forze, alle ore 5 chiese e ricevette con la massima serenità di animo la Estrema Unzione. Diceva parole di conforto al re suo figlio Vittorio Emmanuele e alla sua reale famiglia col più sublime esempio di tutte le cristiane virtu. Mezz'ora dopo il meriggio placidamente spirò!
Il trattato di alleanza del Piemonte con le Potenze occidentali è un fatto compiuto. Le condizioni, come dicesi, sono a un dipresso le seguenti. Adesione del Piemonte al trattato del 10 aprile tra la Francia, l'Inghilterra e la Turchia; invio di 15,033 piemontesi in Oriente sotto il comando del ministro Lamarmora, i quali combatteranno al fianco delle truppe britanniche, le spese dell'imbarco e i mezzi di trasporto saranno forniti dalle Potenze occidentali; il Piemonte farà un prestito in Inghilterra, la quale garantisce che verrà coperto; le spese di mantenimento per le truppe sabaude in Oriente sono a carico dello Stato. Si crede che insieme a Lamarmora andranno in Crimea anche i colonnelli Petitti e Pettinengo. Il deputato Valerio nella seduta dell’11 si mostrò desideroso di conoscere positivamente in quali condizioni pratiche versi il paese. E il ministro Cavour rispose che fra non molto ci dovrà presentare alla Camera i documenti relativi alla risoluzioni prese in Consiglio dei ministri, e allora Valerio sarà informato di tutto. Intanto per l’avvenuta morte della regina madre il Parlamento sospese le sue tornate.
Il generale commendatore Giuseppe Dabormida ministro per gli affari esteri diede la sua dimissione, che fu accettata dal re, il quale nominò al vacante ministero il conte Camille Benso di Cavour presidente del Consiglio de' ministri con l’incarico di reggere contemporaneamente il ministero delle finanze.
Manteuffel chiamò Bismark Schonhansen a Berlino. E Bismark recatosi immediatamente da Francoforte a Berlino subito fu ammesso alla udienza del re Federico Guglielmo.
La Prussia prosegue i suoi armamenti e pone in pieno assetto l'artiglieria dalle sue fortezze. Molti uffiziali della Landwehr sono chiamati sotto le bandiere.
Il barone di Malzen ambasciatore straordinario e ministro plenipotenziario bavarese presso la Corte di Berlino è stato richiamato dai suo governo.
Ai 10 lord Russell fu ricevuto in udienza particolare dall'imperatore. Dicesi essere andato a Parigi anche lord Minto suocero di Russell. Agli 11 fu presentato al Corpo legislativo la legge per una leva di 140,000 uomini.
Ecco per intero il discorso pronunciato dall’imperatore Napoleone al reggimento delle guardie imperiali che ultimamente parti per la Crimea:
«Il popolo francese, con la suprema sua volontà, fece rivivere molto coso che si credevano morte per sempre; oggi l’Impero ê ricostituito. Intime alleanze si strinsero coi nostri antichi nimici. La bandiera della Francia sventola onoratamente su quelle lontane sponde, a cui non era il voto delle nostre aquile mai arrivato. La guardia imperiale, rappresentazione ero ca della gloria e dell’onore militare, è qui dinnanzi a me, circondando l’imperatore come per lo addietro, portando le stesse divise, la stessa bandiera, e soprattutto col cuore infiammato dagli stessi sentimenti di amore alla patria. Ricevete dunque queste bandiere che vi condurranno alla vittoria, come alla vittoria già condussero i vostri padri, e come non ha guari vi han condotto i vostri compagni. Andate a prendere la vostra parte di quanto riman tutta via di pericoli a superare, di gloria a raccogliere. Ben presto riceverete il nobile battesimo cui anelate, e concorrerete a plantare le nostre aquile sulle mura di Sebastopoli! Le schierate milizie proruppero in entusiastiche grida di Viva l'imperatore! Un moltitudine di popolo accalcantesi innanzi al cancello del Carrousel mesceva le sue alle acclamazioni dei soldati. Ai 15 arrivarono a Marsiglia i primi distaccamenti dalla guardia imperiale che si recava in Crimea,
Eravi disordini anche a Valladolid. I tumultuanti misero il fuoco alle porte della barriera della Merced. Fra essi erano alcuni uffiziali e soldati della milizia nazionale. L'autorità militare, dicesi, riusci a rimetter l’ordine disperdendo gli attruppamenti. A Valenza parimenti la quiete fu ristabilita. Nulla si sa per anco come sieno terminati subbugli di Terruel, Granata, Carzalete e Cordova. Non è punto vero che il governatore O’Donnell sia fuggito di Malaga per lo avvenutevi turbolenze; ei si rimase al suo posto aspettando Cordero che gli dee succedere. Trecento uomini del reggimento della Costituzione, dugento cacciatori di Baza e otto cannoni recaronsi a Malaga per la strada ferrata. Si parla di alcuni morti e di parecchi feriti nelle sommosse sviluppatesi in diversi punti della penisola spagnuola.
Pei capo d'anno solevasi a Pietroburgo fare grandissime smercio di strenne inglesi e francesi legate con isquisita eleganza. Quest'anno la inglesi furon rigorosamente proibite e le francesi liberamente introdotte.
Lettere varsaviesi annunziano che tutti i francesi, e inglesi, i quali erano impiegati in Russia nelle fabbriche tecniche e di manifattura, furono non solamente licenziati, ma eziandio allontanati dall’Impero.
Si assicura che a Costantinopoli fu scoperta una congiura ordita da greci ed emigrati onde assassinare ufficiali francesi e marinai inglesi. Parecchi di questi furono colpili dal ferro settario. Per inchiesta degli ambasciatori delle Potenze alleate fu destituito il ministro di polizia, cui ha succeduto Izzet pascià. Il generale Larcher che comanda le truppe francesi a Costantinopoli, pubblico un Proclama, nel quale raccomanda ai suoi soldati prudenza e rispetto verso la popolazione, ma li autorizza a far uso delle loro armi per la propria difesa personale.
Il Proclama dello czar del 26 dicembre fu pubblicato solennemente in tutte le Chiese della Polonia. In questa occasione si fecer grandi parate militari nelle fortezze e nei luoghi di guernigioni.
Si annunzia che il granduca ereditario Alessandro ha trasportato il suo quartier generale da Wilna a Varsavia, dove si fa un grande concentramento di truppe.
La seconda brigata dei corazzieri della guardia imperiale ha preso quartiere a Varsavia e nei contorni suoi due generali Tumanski e Bresobrasoff sono pure a Varsavia, e il generale di divisione Essen trovasi a Siedice col suo reggimento di cavalleria, nel quale sono ascritti i figli delle più cospicue famiglie russe, e fra gli uffiziali si contano i nomi del principe Suwaroff, di Galizio, Wiltgenstein ed altri non meno insigni. Dalin generale del genio, che da Pietroburgo fu spedito a Varsavia, è occupalo alla inspezione delle fortezze. Il colonnello Naht è a Radon col reggimento dei cacciatori di Narwa. Siewors, che ora comanda il primo corpo di fanteria sarà probabilmente surrogato dal tenente generale Dick. Il general Weiss entrò in Polonia dalla parte settentrionale con una brigata di usseri della prima divisione di cavalleria.
Sievers passa al comando del corpo del Baltico e delle truppe stanziate in Livonia e in Curlandia.
Il tenente generale Grabbe è nominato governatore militare temporaneo di Revel e comandante delle truppe stanziate in Estonia.
Da Zamose fino a Kielce e da Kielce Ano a Kalisch è formato da imponenti masse di truppe russe un triangolo, la cui punta fa fronte verso Cracovia!
Si ha da Cracovia che tutta la linea della Galizia, lungo la frontiera russa somiglia un bastione formata da truppe e munizioni guerresche austriache,
Considerevoli rinforzi di truppe russe nel primo decendio di gennaio si accumularono in Bessarabia. Lavoravasi senza posa alla costruzione di trincee lungo il Pruth ed il Dniester.
Notizie viennesi del 13 recano voci secondo le quali i russi avrebbero non solamente ripassato al di qua del Danubio, ma respinto eziandio i turchi fino a Babadag. Piu, che le truppe austriache ebbero ordine di avanzarsi. La notizia sarebbe molto grave; è perciò che vuoi darsi con la riserva di attenderne le conforme.
Parecchi medici prussiani sono arrivati a Varsavia per entrare al servizio della armata russa.
Liddel ebbe commissione dal governo inglese di stabilire un telegrafo sottomarino da Varna al Capo Chersoneso.
E stata presentato all'inglese ministro della guerra una carabina elettrica di nuova invenzione, la quale ogni minuta lancia 69 palle alla distanza di circa 700 metri.
Nel porto di Deptford s'imbarcarono 5000 cavalli per la Crimea.
Una lettera di Marsiglia annunzia che il Livorno vapore della società anglo-italica, ultimamente noleggiato e spedito in Oriente, si è smarrita, né si sa dove, né quanti sieno periti.
«All’uscire da una lunga pace (cosi un articolo dell’Assemblée Nationale) dopo 40 anni passati senza guerra con le grandi Potenze militari di Europa, potevasi ben domandare se la Francia sarebbe ricomparsa su i campi delle battaglie con quei mezzi e con quella superiorità che essa ebbe nei primi anni del presente secolo. E a ciò rispose la spedizione in Crimea. Pochi mesi bastarono per mostrare che la Francia è sempre la grande nazione e il primo Stato militare della Europa; l’Europa tutta oggi lo sa! L’Europa vide i soldati francesi al fuoco della battaglia; li vide alle prese con le malattie, con le intemperie di una stagione procellosa e di un clima nuovo per essi; ammirò il loro coraggio, l’impeto loro, la loro pazienza eroica, la fecondità dei loro mezzi, Provarono che i soldati dell’Alma e d'Inkermann sono i degni figli dei soldati di Turenne e di Condé.»
Il Portafoglio Maltese ha saputo da Costantinopoli che una colonna de' turchi sbarcati ad Eupatoria si impossessò di vari convogli di viveri e munizioni scortali da distaccamenti di cosacchi dell'armata del generale Liprandi. Ma ciò a noi sembra non poter sussistere, mercecché i distaccamenti dell’armata di Liprandi sono soltanto dalla parte di Balaclava e d’Inkermann; e dalla parte di Eupatoria si trovano unicamente i distaccamenti dell'armata di Osten-Sacken.
E vero che la notizia viene da Kischeneff (onde la provenienza da luogo russo la scemi di valore) ma è pur notizia riportata da giornali che non sono punto russofili. I russi finalmente riportarono qualche vantaggio. Il dispaccio un po' troppo laconico dice che «le ultime sortite dei russi da Sebastopoli furono favorevoli ai medesimi.» Dunque almeno in queste ultime sortite non furono respinti, dunque occuparono qualche nimica posizione. Ma quando? ma dove? ma contro chi? Quei poveri cosacchi se, dopo le mille busse che ricevettero (sempre sulla fede dei giornali), riescono a darne una; né anche può sapersi quando, dove e a chi l’abbian data!
Dicesi che il 6 gennaio fu stipulato a Vienna un trattato fra il colonnello prussiano Manteuffel e l’ambasciatore russo Gortschakoff. Con questo trattato la Russia sarebbesi obbligata verso la Prussia di non aggredire l'Austria. Non dicesi però se la ratifica del preteso trattato sia per anco venuta da Pietroburgo.
Parlandosi in molti circoli berlinesi del prossimo richiamo del conte Arnim ambasciatore prussiano a Vienna, l’Ost-deutsche Post dire di essere in grado di ridurre questa notizia al suo giusto valore, rassicurando che il conte Arnim da gran tempo è ammalato ed ha chiesto più volte un lungo congedo. Indi il richiamo; e Arnim tornerasseno a Berlino, tanto più che a Vienna si fecero parecchie diplomatiche conferenze, alle quali (a causa della sua malattia e non per altro motivo) ei non intervenne.
Non essendo riuscito a nulla Usedom a Londra nella sua missione, la Neue Preussische Zeitung afferma che le notizie recate dalla stampa periodica intorno alla missione di Usedom a Londra sono pressoché tutte false, e crede che questa missione non sia che in relazione molto lontana con la pendente questione politica. Ma giacché il benevolo giornale ha tanta saputo, potea dirci almeno quale sia veramente stato lo scopo della missione di Usedom, e se l'esito abbia corrisposto alla medesima senza tali schiarimenti, la serotina dichiarazione di esso giornale potrebbe parer simile alla scusa della volpe esopiana, che, dopo avere tentato inutilmente di prender l'uva pendente da troppo elevato tralco, se ne parti dicendo che non aveva intendimento di prenderla perché non anco matura.
L'Allgemeine Zeitung è assicurata che Usedom andò a Londra soltanto per avere informazioni sullo scopo delle Potenze occidentali nella guerra d'Oriente, e che le informazioni richieste gli furono date con la massima esattezza.
Il Corriere Italiano pubblica una sua corrispondenza parigina per dimostrare che la Russia non ha verun titolo di esigere gratitudine dall'Austria. La corrispondenza principia col Panslavismo, di cui si servi la Russia per lanciare il disordine fra le pacifiche popolazioni dell’Austria, predicando la effimera unione della razza slava e scagliando l'anatema sulla schiatta teutonica. La Dalmazia, l’Illirico, il Banato, la Servia e tutta la Boemia furono i paesi dove mossero più energica propaganda i concionatori del Panslavismo, il quale primieramente s’insinuò sotto la forma letteraria, valendosi del pretesto di ricercare la consanguineità tra le nazioni slave. E gli eloquenti promotori dello slavismo percepivano dalla Russia le loro | pensioni, erano inspirati da Suvaroff ministro della instruzione pubblica, il quale mandava pure Srzenfiski, Elaghine, Michele Pogodine e parecchi altri commissari panslavistici a secondare i favori di altri che li precedettero. Tutti questi agenti della Russia, per sopperire alle spese della loro missione patriottica, ricevevano larghi stipendi dalla cassa del ministero della pubblica instruzione e da quella degli affari esteri, e le loro ricevute erano registrate nelle colonne delle spese impreviste e straordinarie. Contemporanea era l’altra non meno terribile propaganda eterodossa, che pria di andare a turbare l’Impero ottomano fece le sue prime campagne negli Stati austriaci. Tutti, conoscono la smania dello czar di farsi protettore della chiesa greca eterodossa. Ed egli, disponendo a suo talento dei tesori russi, cominciò a provvedere al mantenimento delle parrocchie greche nelle provincie dell’Austria. Tali beneficenze gli acquistavano la gratitudine dei clero greco, il quale con la sua influenza su i suoi fedeli iniziava una propaganda politica a favore dello czar, e questa crebbe in modo che il governo di Vienna dovette seriamente pensare a porre un termine al benigno intervento dello czar a vantaggio delle chiese greche nei cesarei domini. Il quale intervento nei primi tempi limitavasi a doni distribuiti di tanto in tanto, ad ornamenti di chiese, a libri di religione stampati in Russia per cura del Sinodo di Pietroburgo. A poco a poco vi si aggiunsero pensioni annue, ed allora più che mai venuto in sospetto il governo austriaco, per togliere all’autocrate ogni pretesto di esercitare la sua pietà negli altrui paesi, dotò generosamente le parrocchie greche. Ma il gabinetto russo geloso di conservare il suo dominio e ritroso a battere la ritirata da un terreno si favorevole al suo interesse; perchè ogni seme caduto dalle sue mani portasse il desiderata frutto, organizzò in molte città dell'Impero austriaco depositi di oggetti e libri religiosi da vendersi ad uso delle chiese eterodosse. E questi oggetti e libri si diffondevano a prezzi vilissimi, mentre alcune gentili persone, come Mouranieff, Tschigaff, Galagan ed altri, versavano oro russo nelle mani del clero greco, deplorando la triste sorte degli slavi soggetti al dominio alemanno! Finalmente l’amicizia della Russia verso l’Austria apparve in tutta la sua luce dal 1843 al 1845, quando la operosità moscovite sviluppavasi nel regno Lombardo-veneto per emanciparlo dallo scettro della Casa di Absburgo e darlo a un ramo di dinastia dei Romanoff nella persona del duca di Leuehtenberg. Se poi vuolsi memorare il soccorso russo per abhattere la rivoluzione ungarica, non solo si fanno derivare dall’estremo settentrione i primi germi di essa, ma dicesi ancora che la Russia fece il suo grande interesse ad aiutar l'Austria a spegnere in Ungheria un incendio, le cui vampe si sarebbero furiosamente allargate in Polonia.
Il Moniteur pubblica un articolo di Amiel sulla Epifania, il quale termina con questa conclusione: «Il Natale e la Epifania formano insieme la esposizione di quel dramma meraviglioso che si sviluppa dopo la nascita del Salvatore, di festa in festa, di miracolo in miracolo, sino alla sua morte e risurrezione, simbolo perenne della umanità sofferente, rigenerata e glorificata, che cammina dietro le orme del suo Dio alla conquista di un paradiso più beato di quelle dei nostri primi parenti.»
Il Piemonte giornale suppone che Cavour fatto ministro degli affari esteri del Piemonte cesserà di essere ministro delle finanze. E chi gli succederebbe in questo ministero? Il Piemonte spera e ingenuamente dice: «Il portafoglio della finanza sarà dato ad un onorevole deputato nostro amico!» Ricorderemo questa confessione per. dare un giusto peso agli articoli del Piemonte sul futuro benessere finanziario del paese. Intanto anche l'Armonia crede che Cavour attende nelle finanze un successore che voglia accertare la sua eredità senza il benefizio dell’inventario.
ANNI |
INTROITI |
SPESE |
AVANZI |
DEFICIENZE |
OSSERVAZIONI |
1814 |
1,852,760: 94:70 |
2,345,136: 74:40 |
507,624 20:50 |
»» |
Dal 16 maggio a tutto dicembre
|
1815 |
2,926,657: 94:60 |
5,353,397: 47:70 |
573,260 46:90 |
»» | |
1816 |
4,642,190: 55:90 |
4,704,085: 01:40 |
»» |
61,894 45:40 | |
1817 |
6,687,372: 22:40 |
6,732,846: 16:80 |
»» |
45,473 94:40 | |
1818 |
7,327,845: 12:60 |
6,339,586: 72:50 |
988,258 40:10 |
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1819 |
6,542,881: 13:50 |
6,274,782: 12:60 |
268,000 00:90 |
»» | |
1820 |
6,730,271: 88:80 |
7,004,844: 30:50 |
»» |
274,572 41:70 | |
1821 |
6,505,629: 61:80 |
6,041,509: 64:70 |
464,119 97:10 |
»» | |
1822 |
6,609,862: 29:20 |
6,156,268: 03:90 |
453,594 25:30 |
»» | |
1823 |
6,589,787: 54:60 |
5,923,287: 88:40 |
666,499 66:20 |
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1824 |
6,678,953: 94:30 |
6,022,349: 51:60 |
656,604 42:70 |
»» | |
1825 |
6,399,536: 98:00 |
5,971,856: 43:60 |
427,680 54:40 |
»» | |
1826 |
6,132,965: 64:40 |
5,920,859: 22:40 |
212,106 42:00 |
»» | |
1827 |
8,800,659: 08:30 |
8,506,615: 63:70 |
294,044 74:60 |
»» |
Nel 1827 s'introdusse il metodo di calcolare agl'introiti e le spese al lordo, |
1828 |
8,770,526: 98:40 |
8,773,851: 90:30 |
»» |
3,324 91:90 | |
1829 |
8,275,183: 96:50 |
8,443,585: 85:10 |
»» |
168,401 88:60 | |
1830 |
8,547,452: 10:50 |
8,775,120: 98:60 |
»» |
227,668 88:10 |
Avanzi dal 1814 al 1830 |
= |
5,511,892: 10:70 |
Deficienze dal 1814 al 1830 |
= |
781,336: 50:10 |
Rimane un sopravvanzo di |
= |
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Or che va blaterando il corrispondente bolognese del Corriere Italiano con le sue geremiadi sulle tristissime con dizioni della finanza pontificia al cominciare del 1831? E con qual buona fede può egli dir tristissime le condizioni di una finanza, che presente un sopravvanzo di 4 milioni, 730 mila, 555 scudi, 60 baiocchi, e 6 decimi? E arroge che questo erariale benessere progrediva senza punto gravar i sudditi nella vettigale pecunia. ché Pio VII appena fu reintegrato ne’ domini della Santa Sede con editti del 31 maggio 1814 e 5 luglio 1815 ordinò non lieve scemamento di parecchie pubbliche imposte nelle provincie di primo e secondo ricuperamento. E Leone XII diminuì ancora di un terzo la tassa fondiaria che fu già diminuita da Pio VII.
Ma forse si replicherà che que’ Pontificali, dai quali emanavano i sopravvanzi che accennammo, non furono turbati da incresciose incidenze, che senza enormi spese non possono ripararsi. E ciò neanche sussiste, imperocchè nel regno di Pio VII troviamo il movimento, che chiamasi di Macerata, del 1817; vi troviamo la ribellione di Benevento e Pontecorvo, che si associarono alla rivoluzione di Napoli del primo di luglio 1820. Nel regno poi di Leone XII troviamo latissime agitazioni catilinarie nelle Legazioni, infestazioni terribili e inveterate di assassini nelle provincie di Marittima e Campagne. Le quali cose, ed altre che per brevità intralasciamo di memorare, non furono certamente di piccolo spendio al pubblico Erario, onde il Governo riuscisse (come vi riusci) a ripristinare l’ordine e la quiete. Se a tali incomodi poi vuolsi aggiugnere la pecuniaria annua satisfazione degli obblighi assunti dallo Stato mediante la convenzione milanese del primo di giugno 1816, aumenterà sopra modo la meraviglia di chi soffermisi senza passione a considerare come i] Governo Pontificio fosse in grado di prosperare in tanta floridezza. E che ne dovrebbe indi concludere? Che ottima e sapientissima era l’amministrazione temporale dei chierici, contro la quale indarno l’odio, la calunnia è la ignoranza sogliono anche a' tempi nostri imperversare; mercecché i fatti son quelli che rispondono alle gratuite asserzioni.
Per ora ci siamo limitati a dimostrare la erroneità della corrispondenza bolognese che si riferisce alle condizioni. della finanza Pontificia nell’epoca anteriore al 1831. Se altri poi malignando ci provocasse a ragionare sul procedimento successivo di essa finanza, non mancherebbero fatti anche più evidenti per provare che amministrazione temporale dei chierici NON PUO’ essere incriminata d'incapacità né di maleversazioni.
Il Monitore di Stato wirtemberghese afferma esser giunta a Berlino la risposta della Francia al dispaccio prussiano del 19 dicembre. Essa è in data del 27 dello stesso mese in istile assai vibrato. Drouyn de Lhuys, facendo alcune interrogazioni piuttosto pungenti, cerca mostrare al gabinetto prussiano quanto inutili e inopportune sieno le missioni, onde la Prussia pensa di giungere alla conclusione di un secondo trattato di alleanza. Vi è detto: «A che muover tuttavia pratiche, sperditrici di tempo, per conseguire una cosa, che, senza veruna difficultà e senza sciupio di tempo in questo critico momento, avrebbe potuto ottenersi con l'adesione al trattato del 2 dicembre, al che la Prussia fu invitata da tutte le parti? Vorrebbe forse la Prussia concederci più dell’Austria? Se noi conchiudessimo un secondo trattato per lo stesso scopo, po tremmo essere accusati di quel che tante volte ci fu rinfaccialo ingiustamente, di voler cioè provocare le scissure della Germania.» Drouyn de Lhuys protesta contro qualunque suspizione che la Francia, dopo aver conchiuso il trattato del 2 dicembre, possa conchiuderne un altro eguale, senza il pieno consenso dell’Austria; e fa intendere che le premure attuali della Prussia involgono una diffidenza contro il gabinetto austriaco.
La Schlesische Zeitung opina che la circostanza che la Prussia non prose parte alle ultime conferenze viennesi è prova che la Prussia non intende associarsi al trattato d'alleanza del 2 dicembre né di far guerra alla Russia. Per venire a questa conseguenza ben voleaci un profondo criterio di giornalista! Ma, men male; cosi principiasi a dire qualcosa di vero.
Le rivelazioni del Times, del Morning-Advertiser e del Morning Herald sulla situazione delle truppe inglesi in Crimea fecero profonda impressione nella opinione pubblica che perciò domanda un ministero più energico. Il duca di Newcastle e Sidney Herbert son è i primi disignati a cedere alle esigenze della popolare indignazione! Intanto l’eddomadario Observer mise fuori un suo vaticinio, il quale assicura che il Parlamento britannico ne’ primi giorni della sua nuova tornata sarà sorpreso dalle aggradevoli notizie di una vittoria delle armi occidentali e della stipulazione del trattato d’alleanza offensiva con l’Austria. Cosi le sciagure passate si leniscono con la speranza di un lieto avvenire.
Scrive l’Armonia che i ministri piemontesi all’occasione del trattato 10 gennaio chiesero che Francia e Inghilterra si obbligassero, dopo la guerra, di prendere ad esame lo stato politico d’Italia per portarvi cangiamenti; ma che venne risposto al ministero, senza nemmeno lasciargli terminare la frase, che esso rappresentava il Piemonte e non l’Italia, e che in conseguenza non aveva né il diritto, né il mandato di parlare in nome di tutta la penisola. Francia e Inghilterra non ammettono il principio che l’Italia sia in Piemonte.
Il 13 furono chiamati al ministero della guerra i comandanti delle milizie che sono di guernigione a Torino Dicevasi che argomento della conferenza fu di stabilire quali truppe avrebbero preso parte alla spedizione in Crimea.
Appena il generale Dabormida diede le sue dimissioni da ministro degli affari esteri fu nominato tenente generale d’artiglieria. Corre voce che, in luogo di Alfonso Lamarmora, sarà eletto comandante supremo delle truppe piemontesi da spedirsi in Crimea il generale polacco Chzarnowski; e che la partenza delle truppe è fissata pel 28 febbraio.
Da una recente Statistica correzionale risulta che il numero dei carcerati in Piemonte ascende a 40, 453; e la Voce della Libertà scrivo che presso il magistrato di appello in Torino si trovano 1132 processi in ritardo di spedizione da più di un anno, numero che fa sgomento se si riflette che più di 3000 persone sostenute in carcere aspettano invano di essere giudicate.
Già partirono di Svizzera 20,000 scarpe per uso dell'esercito alleato della Crimea; se ne lavorano altre '20,000 per la medesima destinazione.
Ochseubein ha domandato il suo congedo dallo Stato maggiore federale. Sempre più aumenta la voce che Ochsenbein premier parte alla guerra d’Oriente.
Parla si a Vienna della dimissione del ministro delle finanze e che forse gli succederà De Bruck.
L’ambasciatore russo Gortschakoff il 10 spediva da Vienna a Pietroburgo un corriere con dispacci che diconsi importanti, benché non se ne conosca il contenuto! E il seguente giorno io stesso ambasciatore riceveva importanti dispacci da Varsavia per mezzo dell’imperiale corriere Okourloff.
Ai 6 gennaio la cifra officiale del prestito nazionale, per Parigi e pe’ dipartimenti riuniti, ascendeva a 367 milioni, non compresi i 60 milioni sottoscritti da Rotschild.
Le sottoscrizioni al prestito nazionale aumentavano per modo che a di 8 presentavano la somma di 750 milioni! In quel giorno la folla dei concorrenti fu tale che molti di essi non poterono dare le loro sottoscrizioni.
Scrivono da Parigi aver l’imperatore Napoleone deciso che nella presente stagione, considerata la gravita delle circostanze, non Si faranno ricevimenti alle Tuileries; ma vi saranno una volta solamente alla settimana riunioni, alle quali non si ammetteranno che persone munite di biglietti d’invito. I grandi dignitari dell’Impero imiteranno lo stesso esempio.
In tutte le città della Francia si fanno filaccie pe’ feriti della Crimea e si lavorano abiti d’inverno pe soldati che assediano Sebastopoli.
Nell'ultima seduta dell’Accademia delle scienze a Parigi fu presentato un diamante rinvenuto nel Brasile e chiamato la Stella del Sund. Pesa 244 carati; il suo valore è calcolato 5 milioni di franchi; figurerà nella esposizione universale di Parigi.
Non solamente la regina Pomarê è aspettata a Parigi per la prossima esposizione industriale, ma evvi atteso ancora Mian Rabin Sing, figlio ed erede presuntivo del Maharangiah Gulab Sing di Cascemire.
Informazioni da Pietroburgo ne avvertono che la sotto l’influenza del vecchio partito russo, si va estendendo l'opinione che il gran principe Costantino debba succedere al trono delle Russie.
Notizie di Costantinopoli recano che il sultano fu preso da leggiera indisposizione, e che il principe Napoleone e il duca di Cambridge preparavansi a tornare il primo a Parigi, il secondo a Londra.
I russi non solo respinsero i turchi fino a Babadag, ma li cacciarono ancora da quella importante posizione, s’egli è vero ciò che pubblicarono i fogli francesi, i quali affermano, sulla fede di dispacci viennesi, che i russi passarono il Danubio su tre punti e in masse considerevoli, ed occuparono Tultscha e Babadag. Questo improvviso movimento indicherebbe la attuazione di nuovo operazioni strategiche.
Le notizie più precise che corrono sulla nuova irruzione russa al di quà del Danubio, sono le seguenti. Nella nette dell’8 al 9 le truppe russe passarono sopra barche alla destra sponda del fiume irrompendo per Tultscha e Babadag in Ire differenti posizioni, ed aggredirono all'improvviso la guernigione turca. I cosacchi di Sadyk pascià si difesero per ben due ore. Il conflitto fu terribile; il terreno divenne un lago di sangue; molte le perdite d’ambe le parti. Fra i turchi rimase morto anche un pascià, di cui finora non si conosce il nome. Gli abitanti di Tultscha fuggirono alla campagna aperta. Sin qui le notizie paiono concordi, indi cominciano a diversificare. Altre affermano che i russi s'impoltronirono di Babadag, altre che i russi dopo il combattimento si ritornarono al di la del Danubio.
Scrivono da Vienna al Moniteur che un distaccamento russo il 7 passò il Danubio e l'8 fu respinto!
Un dispaccio viennese del 16 afferma che i russi si ritirarono dalla Dobrudsca.
Il Constitutionnel osserva che mentre Gortschakoff a Vienna chiede di trattare per la pace, le truppe russe invadono nuovamente il territorio turco; laonde credo che la Russia trattando voglia acquistar tempo.
Paskiewitsch ha domandato al generale Gortschakoff che gli spedisca ufficiali versati nelle lingue straniere, specialmente nella tedesca.
Si ha da Kischeneff in data 10 gennaio che Menzikoff domandava un sollecito invio di 40,000 uomini di soccorso. Indi dalla Bessarabia marciarono subito verso la Crimea 35,000 uomini di fanteria e 5000 di cavalleria. Altri poderosi rinforzi moveano contemporaneamente dalla Ukrania. Un dispaccio annunzia che dalla Bessarabia e dalla Ukrania si avviarono alla volta di Perekop 50 battaglioni russi. Dicesi che fino al 31 dicembre nulla di importante avvenne a Sebastopoli.
Si pretende che i due granduchi Niccolò e Michele sieno tornati in Crimea, dove è pure aspettata il principe ereditario. Alessandro. La costoro presenza sull'attuale teatro della guerra lascia intravedere qualche prossimo e strepitoso fatto d'armi.
Secondo la Presse, in una delle ultime sortite dei russi, questi fecero prigionieri solamente 15 soldati e tre uffiziali inglesi!
Menzikoff in data 8 gennaio annunzia che i russi fecero una sortita da Sebastopoli contro gl’inglesi, ai quali cagionarono alcune perdite. I russi ebbero soltanto 11 uomini tra morti e feriti.
Ai 7 giunsero al porto di Tolona il vascello di linea Louis XIV e due fregate dai porti dell’Oceano. E già nientemeno che 11 tra vascelli di linea e fregate erano in acconcio al trasporto delle truppe in Oriente.
A di 11 e ½ l’imperatore ebbe alla sua mensa tutti gli uffiziali dei distaccamenti della guardia imperiale che partirono per la Crimea sotto il comando del generale Ulrik.
Vuolsi deciso che formata francese d’Oriente sarà divisa in due corpi, une comandato dal generale Pélissier, l’altro dal generale Bosquet. Il comandante supremo sarebbe sempre Canrobert. V’ha però chi pretende che il comando in capo sarà dato a un maresciallo di Francia.
Ora è subbietto di gravi considerazioni il recentissimo fatto che la Russia siasi impossessata delle provincie settentrionali dei Mansciuri, assicurandosi per tal modo una posizione militare e marittima sulla Costa orientale del Mar Pacifico. E non è improbabile, che, nelle presenti turbolenze dell’Impero Cinese, la Russia pensi di allargare i suoi confini da quella parte e di avanzarsi con un esercito conquistatore sempre più verso il mezzogiorno. E agevole per lo czar di spingere un 208,000 tartari dalle loro fredde latitudini ed aspre montagne nelle fertili pianure della Cina centrale.
Furon troppo solleciti i giornali a farsi telegrafare che i russi, dopo avere battuto i turchi a Tultscha e a Babadag (12)a, se n’erano tornati al di la del Danubio. Questa notizia non solo non è confermata, ma è pienamente smentita. E il Corriere Italiano, che chiamo favolosa la novella irruzione dei russi nella Dobrudsca, ora ci avverte che «un corpo russo fu collocato a Tultscha e a Babadag onde impedire la marcie dei turchi per la Crimea. Ma la Presse di Vienna annunzia che Babadag rimase preda delle fiamme (13)b, e che ai 14 gennaio 16 battaglioni di fanteria e 18 squadroni di cavalleria leggiera russi con 6 batterie si avanzavano sulla strada di Baltschik.» Non è però detto se questo era tutto il corpo della replicata invasione, è l’avanguardia di un poderoso esercito che, rasentando le coste del Mar Nero, abbia forse l'intendimento di avvicinarsi per viam breviorem a Costantinopoli. Ben aggiugne la Presse che Omer pascià, il quale pur dianzi era sbarcato in Crimea, trovavasi ai 14 nuovamente a Varna. Ma la subitanea ricomparsa del visire a Varna è indizio evidentissimo che serio è il pericolo di una progressive marcia dei russi, che lasciaronsi a tergo la riconquistata Dobrudscha e penetrarono in mezzo ai Balcani. Stando le cose a questo modo, egli è probabile che nelle pianure ha Varna e Baltschik siasi già effettuato qualche terribile combattimento. E, in tale ipotesi, il fato delle armi avrà egli arriso ad Omer pascià, le cui migliori truppe passarono ad Eupatoria? Ma o vincitori o vinti i russi, le conseguenze della loro irruzione in Bulgaria sono della più alta importanza. L’Austria promise alla Turchia d’intervenire nei Principati danubiani per impedire il ritorno dei russi al di quà del Pruth. E i russi son venuti invece al di quà del Danubio; e, se Omer pascià non fece loro una fortunata resistenza, potrebbero essere venuti anche al di quà dei Balcani! Or quale sarà l'attitudine austriaca? Attenderemo su ciò qualche novella, perché finora niuna se n’è ricevuta. Avremmo desideralo che il bellicoso Corriere Italiano almeno ci avesse detto alcun che su tale argomento. Ma egli si pare non poco imbarazzato, e, per non dirsi incapace a spiegar l’enigma, se n’esce a chiosare che «la notizia dell'ingresso dei russi nella Dobrudscha non gli fu per anco ufficialmente confermala; la qual circostanza gli fa opinare che la notizia non fu che una esagerata relazione di una ricognizione è di una scorreria che non ha l'importanza di una dimostrazione militare!» Bella invero la ricognizione o scorreria che dir si voglia la occupazione di una provincia, quale si è la Dobrudscha, e l’avvicinamento dei russi a Baltschik! E, per giunta, né anche ha la importanza di una dimostrazione militare la minacciata aggressione di Varna! Il Corriere questa volta si fa veramente compatire!
Nella mattina di ieri la SANTITÀ di NOSTRO SIGNORE PIO PAPA IX tenue Concistoro segreto al Valicano. Dopo aver pronunziato una allocuzione al sagro Collegio dei Cardinali, annunziò, secondo lo stile della Santa Sede, la morte di re Federico Augusto di Sassonia, assegnando il giorno 29 del corrente mese per le solenni esequie da celebrarsi nella Cappella Sistina in suffragio dell’anima dell’augusto defunto.
La mattina del 16 gennaio ebbero luogo a Torino i solenni funerali della regina Maria Teresa. Alle ore 8 trovavansi disposte in piazza San Giovanni, nella via di Po’ sino alla piazza oltre il ponte, la milizia nazionale e tutto il presidio di Torino. Nella piazza Vittorio Emmanuele facevano ala l’artiglieria e la cavalleria. Il convoglio funebre era preceduto da uno squadrone di cavalleria, da una compagnia di bersaglieri, da due battaglioni di fanteria e da due battaglioni di milizia nazionale. Alle milizie teneva dietro un altro esercito, l’esercito dei poverelli 400 poveri e poverelle dell’ospedale di carità, 200 Rosine e 80 orfanelle con torcia e stemmi reali. Le milizie ricordavano il potere della defunta, i poveri ne ricordavano la carità! Dietro ai poveri ed alle orfanelle seguivano la musica della milizia nazionale e l'uffizialità di ogni arma e di ogni grado; indi i frati mendicanti; poscia il clero, i parrochi, i canonici, 4 vescovi in abito pontificale e l'arcivescovo celebrante; ai loro fianchi i cavalieri dell’Ordine supremo della SS. Annunziata. Il cavalier di onore della augusta defunta precedeva a cavallo il carro funebre e 4 gentiluomini di accompagnamento sostenevano i tembi della coltre. Finalmente dietro al carro i limosinieri, i cappellani, i chierici di camera, i ministri, i grandi ufficiali dello Stato, i senatori, i magistrati e i membri della Corte del re e della regina. Il funebre convoglio giunse sulla piazza del tempio della Gran Madre di Dio tra lo alternarsi delle lugubri melodie e dei mesti canti della Chiesa. Sopra i tre primi scaglioni del tempio, che formano la base del peristilio, collocaronsi i parrochi, i canonici, i 4 vescovi assistenti e in mezzo l'arcivescovo pontificante, il quale fe’ sulla salma di Maria Teresa l'ultima aspersione pregando l’eterno riposo all’anima della defunta. Il re in seguito dell’infausto avvenimento della morte della regina madre ha ordinato un tutto semestrale che incominciò il 17 gennaio.
La regina Maria Adelaide Francesca arciduchessa d'Austria e figlia dell’arciduca Ranieri, quando avvenne la morte della regina Maria Teresa, trovavasi nel quarto giorno del puerperio. Andò subito soggetta ad una interruzione delle ordinarie fasi del medesimo e ne conseguitò una metrogastroenteritide con diffusione ai centri nervosi, massime al cervello. Ai 16 l’augusta informa volte ricevere il Santissimo Viatieo. Alle ore 5 pomeridiane dello stesso giorno si die’ principio ad un solenne triduo nella chiesa metropolitana per invocare dal Ciclo il ristabilimento in salute della regina. Un altro triduo cominciavasi la mattina del 19 dal Municipio di Torino nella Chiesa del Corpus Domini per implorare da Dio la conservazione della vita preziosa di Maria Adelaide.
Si accerta che il deputato Lanza sia stato nominato ministro delle finanze in luogo del conte Camillo Cavour.
Assicuravasi che pel 20 aorrente sarebbesi presentato dal ministero al Parlamento il trattato anglo-gallo-sabaudo (Voc. della Lib.). Il maggiore Morelli e il capitano Revel debbono subito partire per Costantinopoli con incarico relativo ai preparativi della spedizione piemontese (Corr. Merc.). Si va confermando la voce che la partenza delle truppe piemontesi è fissata pel 28 febbraio. Partiranno 15,000 uomini e 5000 di riserva rimarranno, onde i quadri della spedizione sien sempre interi. Il Piemonte per tutta la durala della guerra manterrà un contingente pieno di 15,000 uomini.
Nei giorni 17, 18 e 19 imperversò a Torino un freddo sensibilissimo.
Ai 19 vennero convocati i deputati negli uffizi della Camera a un’ora pomeridiana. Dicevasi che avrebbero ripreso le loro tornate pel 22. Altri però assicuravano che sarebbe stata probabile una ulteriore prorogazione del Parlamento.
Ochsenbein accettò l'offerte fattagli dalla Francia di entrare al suo servizio come generale di brigata L’imperatore Napoleone aumenta di molto la legione straniera, specialmente con volontari elvetici. Barmann e Meyer d’Olten sono anch’essi invitati a far parte d. questa legione.
Sebbene anche per lo entrante carnevale sussista in Milano il generale divieto delle maschere, pure potrà farsene uso nelle feste da ballo, previa domanda dell’imprenditore è capo di famiglia alla Direzione di Polizia; non che durante lo straordinario corse di carrozze negli ultimi quattro giorni del carnevale, eccettuato sempre il venerdì. Si escludono le maschere mostruose, e quelle offendenti il buon costume e allusive alla religione e alla politica. É proibito il gettare i coriandoli, consuetudine contraria al gusto moderno.
Ai 13 parti di Vienna il prussiano colonnello barone Manteuffel restituendosi a Berlino. Su i risultati della sua missione non si sa nulla di positivo.
Proveniente da Praga ai 15 arrivava a Vienna il feldmaresciallo principe Windischgratz. E ai 14 l’arciduca Lodovico era partito da Vienna alla volta di Cracovia.
Ai 14 una gran calca di gente a Parigi invadeva la mairie e il cortile del ministero delle finanze. Erano i concorrenti alle sottoscrizioni al prestito nazionale! Molti altri allungavansi fino alla via di Rivoli. Assicuravasi che le sottoscrizioni già presentavano più di 1500 milioni! Tali inaspettate risultanze ben dimostrano la pubblica fiducia verso il governo e l’ardore patriotico perché la guerra sia continuata con energia e non abbiasi difetto dei mezzi occorrenti.
La sottoscrizione al prestito nazionale chiudevasi il 14 alle ore cinque pomeridiane. Alcune persone disperando di poter sottoscrivere a Parigi, si recarono sulla strada ferrata a dare le loro sottoscrizioni nelle ricevitorie delle provincie! L’entusiasmo aveva il carattere quasi di una rivoluzione. Si dovettero spedire distaccamenti di truppe pel mantenimento dell’ordine. Non si ê mai veduta una simile manifestazione delle forze della ricchezza nazionale.
Le sottoscrizioni al prestito nazionale ai 18 si verificarono ascendere a 2,175,000,000, non comprese quelle della Algeria, della Corsica e dei dipartimenti lontani.
Nelle scuole comunali delle fanciulle a Parigi si misero da parte tutti gli altri lavori per fare filaccie e ciò per ordine superiore. In tutti i saloni le dame continuano pure ad essere occupale a fare filaccie.
La mattina dell’11 lord Cardigan proveniente da Balaclava era tornato a Londra.
Notizie di Malaga recano che quella città continuava nell’anarchia e che tanto i progressisti quanto i moderati erano minacciati dai pugnali della plebaglia. Molti negozianti e proprietari dovettero pagare ingenti somme di danaro per salvare non meno le loro sostanze che la loro vita (Patrie). Scontri sanguinosi e frequenti avvengono pure sulla costa orientale della Spagna. fra i soldati della regina e i contrabbandieri, che quasi sempre riportano vantaggi da quei conflitti. Ma coloro, che sono qualificati contrabbandieri, in alcune corrispondenze si chiamano carlisti.
Il re reggente accompagnato dal suo figlio re D. Pietro V ai 2 gennaio apriva le Camere portoghesi. Nel discorso di apertura disse che il Portogallo sta in buone relazioni con tutti i suoi alleati; che alcune convenzioni di commercio internazionali furono ratificate, di altre aspettavansi le ratifiche; che il re minorenne fece un viaggio per l’Europa, ebbe ovunque testimonianze di considerazione e di stima dai sovrani e da ogni ordine di persone; che i domini della Corona al di quà e al di la dal mare sono in perfettissima quiete; che l’Erario non ha deficienze, malgrado le conseguenze terribili di insufficiente raccolto; che i poveri finalmente furono soccorsi col prestito fatto dalla Banco di Oporto onde comperar cereali.
II Morgenblad, giornale di Cristiania, scrive che il re di Svezia abbia espresso alla Commissione segreta del Parlamento a Stoccolma la sua speranza che nella prossima primavera la Svezia e la Norvegia dovranno premier parte agli avvenimenti europei, se non sieno prevenuti da una pace generale. La notizia di queste regie parole non è data officialmente, pure credesi vera, e gli svedesi l’accolsero con gioia. Ma la pubblica opinione in Norvegia è contraria ad una guerra contro la Russia.
Vuolsi che il governo inglese abbia invitato il principe Stirbey ospodaro della Valacchia a pubblicare un atto officiale annunziante che ei si dichiara sciolto dal protettorato della Russia.
Lettere da Canton parlano di una battaglia avvenuta il 17 novembre nelle vicinanze di Fnhscian, nella quale i ribelli riportarono una grande vittoria sopra gl'imperiali. Questi però ebbero miglior fortuna nelle provincie settentrionali dell’Impero, dove i ribelli perdettero le importanti città di Hankhow e Wuciang sulI’Yangtoz-Kiang.
Parecchi giornali tedeschi parlarono di una convenzione militare fra l'Austria e la Prussia. E ciascuno davane una versione differente. Ora il Morning-Chronicle dice di avere avuto il testo autentico di quella convenzione, che sarebbe la seguente:
Convenzione Militari annessa alla convenzione conchiusa fra l'Austria e la Prussia il giorno 20 aprile 1854.
Art. 1. L’Austria si obbliga di aggiungere ai 150 mila uomini ch'ell'ha nell'Ungheria, al Danubio ed alla Sava altri 100,000 che comporranno la sua seconda armata e ciò tostoché il bisogno si farà sentire ed in epoche fissate d’accordo colla Prussia. Le truppe mobilizzate nella Galizia come corpi d’armata od in corpi separati, staranno in intimi rapporti colle truppe prussiane.
Art. 2. La Prussia da canto suo s’obbliga, di concentrare, secondo le circostanze, 100, 090 uomini in 36 giorni, cioè: un terzo nella Prussia orientale e i due altri terzi a Posnania od a Brestavia. Ella s’obbliga inoltro di portare la sua armata al numero di 200,000 uomini se le circostanze l’esigeranno ed ella s'intenderà su tutto ciò coll'Austria.
Art. 3. La convenzione militare della confederazione germanica conserva tutto il suo vigore relativamente all'Austria ed alla Prussia.
Art. 4. Il ministro della guerra di Prussia ed il comandante in capo dell’armata imperiale s’obbligano reciprocamente di farsi tutte le comunicazioni necessarie onde assicurare la conservazione della armata al numero fissato più sopra, per la loro organizzazione e la loro riunione a tempo e luogo convenuti.
Art. 5. L’Austria e la Prussia accrediteranno reciprocamente l’una presso l’altra degli officiali superiori tostoché la Prussia avrà messo la sua armata sul piede di guerra per intendersi completamente circa le misure che saranno da prendersi. Più tardi verranno accreditati presso le due armate degli officiali superiori.
Art. 6. La direzione che dovrà darsi alle due armate, quando saranno riunite, sarà stabilita sul principio che lo scopo dell’appoggio che si prestano le due potenze è semplicemente di respingere un attacco.
Fatto a Berlino il 20 aprile 1854.
(Firmati:) T. de Manteuffel.
Enrico Barone de Hess, generale d’artiglieria.
Sembra che oramai tutti sieno persuasi che la Prussia rimangasi fuori del cosi detto concerto europeo. Ma si ha da Berlino che la Prussia ritirasi senza pregiudizio dei diritti, se e come di ragione, di partecipare a una revisione eventuale dei trattati europei. Ciò non ostante havvi alcuno che pretende, essersi mandate da Berlino ad Arnim ambasciatore prussiano in Vienna instruzioni relative alle conferenze diplomatiche, cui prenderà parte! Ma non si dice in che consistano queste istruzioni.
Secondo lo Staatsanzeiger fur Wirtemberg, la Prussia ha detto in una recente nota che il trattato di aprile con l’Austria fu conchiuso allo scopo di ristabilire la pace e non per far la guerra! Ma la pace non si è ristabilita. Dunque il trattato rimane come non si fosse mai fatto.
La Kolner Zeitung crede sapere che la Prussia si adoperi a rientrare nella conferenza di Vienna, ma che la Francia e l'Inghilterra si oppongono alla accessione prussiana nel campo della diplomazia, se prima non si effettui la accessione nel campo delle battaglie.
L’ambasciatore francese presso la regina Vittoria andossene per diporto a Brighton, ma per telegrafo fu richiamato a Londra. A qual fine? Per dargli comunicazione delle notizie di Oriente, che parlano di negoziazioni della pace. Ma le notizie di Oriente non parlano che di guerra e di preparazioni guerresche. Menmale, se fossero state notizie di Vienna, dove la diplomazia di tanto in tanto pur fa qualche tentativo per invenire quest’araba fenice che chiamasi la pace.
Ai 13 gennaio alla Borsa di Vienna non parlavasi che della pace. Gli articoli del trattato di accomodamento erano però diversi. Ciascuno dicevali a suo modo, mentre quistionavasi sul consolantissimo argomento giunge alla Borsa l’annunzio che 30 mortai da bombe erano trasportati alla stazione della strada ferrata. E dove vanno? A Cracovia! questi soli? Domani vi andranno pure altri sessanta cannoni del più grosso calibro. E poi? Sarà quel che sarà.
Da Pietroburgo in data del 6 gennaio si annunzia che la cancelleria di operazione dell'imperatore rilasciò il seguente ordine ci battaglia, conformemente al quale le truppe già occuparono le designate destinazioni. Nelle provincie del Baltico trovansi i granatieri della guardia e della riserva, oltre le solite guernigioni delle città marittime. Nella Polonia e nella Lituania il primo corpo d’armata col quartier generale a Radom, le guernigioni di Zamosc, Ivangorod e Novogeorgiewisk, due divisioni della guardia, 10 brigate di cavalleria della guardia, l’artiglieria e la cavalleria del primo corpo d'armata, una divisione inoltre del secondo corpo d’armata, due divisioni del quale sono stanziate presso Kamienie e Kiew. Questa ultima città è il punto centrale per tutte le riserve. Da Kamienitz e Kischenew, Odessa e Reni si estendono le stazioni del terzo corpo d'armata. Vi sono ancora i corpi di cavalleria di riserva, i cosacchi e le truppe di guernigione dei governi di Cherson e della Tauride,
Si crede in Polonia che alla fine di gennaio non vi sarà più alcuna comunicazione ai confini russi dalla parte della Germania.
Quando ai 28 dicembre l’aiutante generale Ostensaeken passava in rivista a Baklischisserai l’ottava divisione, pronunciò ai soldati un discorso per dir loro che essi erano andati in Crimea per sostenere l’onore dei lor predecessori, della Russia, della patria. Ricordò che molti fra i medesimi erano stati sotto i suoi ordini sui campi di battaglia in Persia, in Polonia, in Ungheria. Terminò con queste parole: «Rammentatevi dei giorni passati e diportatevi sempre come a bravi russi si conviene. Presto verrà il momento che non lascerete all’inimico altra scelta che è la morte è la prigionia!»
La sera del 10 lasciavano Parigi due battaglioni della guardia imperiale che si recano in Crimea. Nelle vie da essi percorse onde trasferirsi alla stazione della strada ferrata furono accolti dai plausi di affollata moltitudine, che con entusiasmo gridava: «Viva l’imperatore! Viva la Francia! Abbasso Niccolò!» I tamburi che li precedevano suonavano la marcia della guardia imperiale.
A Tolone s'imbarcarono altri 2090 uomini per la Crimea. Probabilmente già 6 partita tutta la nona divisione.
I bastimenti ancorati nella rada e nel porto di Tolone son sempre in numero tale da potere immediatamente fare il trasporto di 10, 090 uomini.
Ai 16 si aggiudicò a Metz la fornitura di 327, 509 doghe per la costruzione di barili ad uso di polveri da guerra!
Ai 31 dicembre il generale Canrobert distribuì parecchie decorazioni a coloro dell'armata francese che più si distinsero in Crimea nelle battaglie d’Alma, di Inkermann e in altre circostanze.
Il governo inglese comincia effettivamente a ricorrere anche al suo esercito delle Indie onde rafforzare il corpo militante contro la Russia. Verso la metà di dicembre il decimo reggimento degli Ussari preparavasi a imbarcarsi a Bombay per Suez, d’onde partirà per Alessandria, indi per la Turchia.
Dicesi che la divisione russa, la quale da Baiazid si spinse a Diadin, Ule-Kilissia e Kara-Kilissia, si ritirò fino ad Erivan, mettendo a sacco e a fuoco tutto il paese. La notizia vuol esser confermata, mercecché non si sa spiegare questo precipitoso movimento retrogrado dei russi senza un qualche preventivo fatto di armi, in chi essi abbiano avuto la peggio; e d’altronde nessun fatto di armi e accennato dai dispaccio venuto da Erzerum per annunziare una notizia tanto incompleta.
Scrivono da Odessa al Morning-Chronicle in data del 29 dicembre che le riserve della decima divisione russa furono spedite in Crimea a marcie forzate in carrozza!
Sulla cima del Belberg, montagna vicina a Losanna si è scoperto un tesoro di medaglie interessanti e perfettamente conservate, romane e celtiche. E’ si pare che risalgano a' tempi di Giulio Cesare. Fra le celtiche havvene una con la inscrizione Sjntonos moneta del popolo di Santone che abitava al settentrione della Garonna, dove gli Elvezi, come scrive Giulio Cesare, volevano penetrare.
Il Constitutionnel qualche volta ragiona sui fatti, «allora ragiona è sempre è quasi sempre bene. E ragionando a questo modo ei non crede troppo alla sollecitudine inesplicabile nel pieno cangiamento delle russiche opinioni, né al linguaggio né alle dichiarazioni dello czar di esser pronto di entrare in trattative di aggiustamento. E le diffidenze del Constitutionnel poggiano sullo interesse evidente della Russia nel prolungare il disaccordo fra le due maggiori Potenze alemanne, disaccordo vieppiù aggravato dalla Russia in ogni suo passo in senso pacifico, perché cosi fornisce alla Prussia gli argomenti che le mancano per isvincolarsi dagli obblighi risultanti dalla lettera e dallo spirito delle convenzioni conchiuse con l’Austria. Finalmente i sospetti del Constitutionnel diventano certezza la dove ei considera la ragione strategica decisiva della Russia; imperocché il governo russo cela, per quanto può, i movimenti delle sue truppe; e poche persone si prendono la briga di seguire sopra la carta geografica quelli che vengono a conoscenza dei giornali. Ma coloro che sanno le misure prese dalla Russia dopo la sottoscrizione del trattato del 2 dicembre, e la prospettiva di una lotta con l’Austria, comprendono agevolmente di quale importanza oggi sia per lo czar l'indugio di un mese! E questo indugio abbiasi è con le pratiche dello ambasciatore russo Gortschakoff a Vienna, è con le perpetue tergiversazioni di Berlino, equivale per la Russia non diremo ad una vittoria decisiva, ma certamente al buon esito di una grande battaglia.
13 gennaio 1854. L’Austria, la Prussia, l'Inghilterra e la Francia, a mezzo dei loro rappresentanti ragunatisi in conferenza a Vienna, firmano un protocollo in cui riconoscono come eque basi di pace la conservazione dei vecchi trattati, nonché la tutela dei cristiani della Turchia e l’ampliamento dei diritti dei sudditi cristiani del Sultano, salva però la sovranità dell’orla.
5 marzo. La convenzione proposta dalle Potenze occidentali per la discussione comune di una durevole pace da conseguirsi alla eventualità colla forza, viene rigettata dalla Prussia, in seguito di che l’Austria, la quale se dichiarata bensì pronta ad assumere simili obblighi convenzionali, ma pose la adesione della Prussia qual condizione preliminare indispensabile, se anche unica, mandò pure a vuoto la cosa
12 marzo. Le Potenze occidentali e la Turchia stringono un'alleanza di guerra, che viene ratificata però appena l'8 maggio.
14 marzo. il governo austriaco esterna in una circolare ai governi federali tedeschi la speranza che la Prussia e la Confederazione saranno per, assisterlo nella difesa degli interessi tedeschi che sono essenzialmente compromessi nella quistione orientale. Un’analoga circolare del governo prussiano ravvisa nello stesso tempo nelle collocazioni militari austriache ai contini turchi una garanzia che la guerra conserverà il suo carattere locale.
9 aprile. L’Austria, la Prussia, la Francia e l’Inghilterra firmano a Vienna un nuovo protocollo, in cui costatano il loro continuo accordo per la conservazione dell’indipendenza territoriale della Turchia, condizione essenziale di cui resta l’evacuazione dai Principati danubiani, e per l’ampliamento dei diritti dei sudditi cristiani del Sultano secondo le costui proprie intenzioni. Si vuol già sapere che la Prussia abbia aderito posteriormente quando la cosa non poteva più impedirsi.
10 aprile. L'Inghilterra e la Francia firmano una alleanza offensiva e difensiva in aiuto della Turchia.
20 aprile. La Prussia e l’Austria stringono la loro cosi della alleanza offensiva e difensiva.
23 maggio. Le quattro Potenze firmano a Vienna un altro protocollo, in cui riconoscono espressamente le alleanze parziali dei 10 e 20 aprile esser fondate suite basi comuni delle massime del protocollo di Vienna del 9 aprile adottate dalle quattro Potenze insieme.
3 giugno. L’Austria spedisce alla Russia l’intimazione per lo sollecito sgombro dai Principati.
12 giugno. La Prussia appoggia l'intimazione austriaca ma debolmente.
14 giugno. L’Austria stringe un trattato colla Porta, che l'autorizza, verso certe condizioni, ad entrare nei Principati danubiani.
9 luglio. L’Austria rinnova la sua intimazione alla Russia e rigetta puramente le condizioni proposte da questa ultima.
17 luglio. La Prussia appoggia questa intimazione, promette però alla Russia di perseverare nei suoi sforzi per l’appianamento.
24 luglio. La Confederazione alemanna aderisce alla alleanza austro-prussiana del 20 aprile.
8 agosto. L’Austria, l’Inghilterra e la Francia stipulano un accordo e cominciano uno scambio di note, con cui si appropriano in modo obbligatorio i quattro punti di garanzia qual minimum delle condizioni di pace. La Prussia non aderisce a questo accordo. L'Austria propone in conseguenza l'accettazione dei quattro punti a Pietroburgo; la Prussia l'appoggia moralmente.
5 settembre. Dopo che la Russie ebbe dichiarato in data 26 agosto, inaccettabili i quattro punti senza pare averli assoggettati ad esame, la Prussia dichiara di diplorarla, mia non è per questo più inclinata di incontrare degli obblighi definitivi pel ripristino della pai e sopra le basi da essa stessa appoggiate.
26 novembre. Dopo lunghi negoziati e dopo che l’Austria ebbe manifestato chiaramente che nel caso di bisogno entrerà sola in lizza per gli interessi suoi propie per quelli della Germania e si associera alle Potenze occidentali, viene stipulato l'articolo addizionale al trattato di aprile, in cui la Prussia promette di adoperarsi per far prevalere quei quattro punti come base di pace, ed assume l’obbligo di respingere in unione alla Austria qualsivoglia attacco della Russia con tro le truppe austriache nei Principali danubiani.
2 dicembre. L’Austria, la Francia e l’Inghilterra stringono un trattato di alleanza e resta libero alla Prussia di aderirvi.
8 dicembre. La Confederazione alemanna aderisce all’articolo addizionale del 26 novembre.
28 dicembre. Le tre Potenze alleate si accordano sulla interpretazione dei quattro punti, e danno parte al principe Mentschikoff del minimum delle loro pretese. Il risultato delle missioni prussiane avvenute in questo mezzo, ed in seguito al trattato di dicembre, non è ancor noto.
Domenica (21) alle ore 3 e mezzo pomeridiane cessava di vivere l’emo cardinale Giuseppe Pecci vescovo di Gubbio. Egli era nato in Gubbio ai 13 aprile 1775, fu crealo cardinale nel Concistoro del 30 settembre 1850.
I poveri ricoverati nel regio Ospizio generale di carità in Torino, dopo di aver compiuto la sera del l'un triduo di preghiere per ottenere da Dio la guarigione della regimi Maria Adelaide, incominciavane altro la sera del 19 con l’intervento della Amministrazione. Alle 11 del mattino del 20 nella chiesa della 88. Annunziata le Guardie reali fecero dar principio. alla celebrazione di un triduo per implorare dall’Altissimo la guarigione della regina. Similmente allo stesso. scopo pressocché in tutte le chiese di Torino e delle provincie si cominciarono tridui religiosi. In ogni luogo la affluenza del popolo supplicante è stata veramente straordinaria. Ma Iddio negli imperscrutabili suoi giudizi non esaudì le preghiere dei piemontesi. Alle ore 7 della sera del 20 l'augusta regina Maria Adelaide ricongiungevasi in Cielo alla regina Maria Teresa!
Ai 21 la Camera dei deputati si adunò alle tre pomeridiane per deliberare che sia presentato al re un indirizzo interpreta del massimo cordoglio della Camera per la morte della regina Maria Adelaide; che la Camera prenda il tutta per 15 giorni e sospenda per 10 le sue sedute.
Il duca di Genova subi cinque salassi. Una acuta malattia rende più grave la sua condizione.
In Torino e in parecchi punti del Piemonte cominciarono a dominare malatie polmonari, catarrali, reumatiche ed altre consimili, che in molti casi presentano piuttosto una pertinace intensità, laonde non pochi son quelli che soccombono percossj da siffatte morbose affezioni.
Sono giunte a Torino da Parigi e da Londra le ratifiche del trattato di alleanza del 9 gennaio.
Gli uffiziali di cavalleria della guernigione di Alessandria si recarono a Genova, onde ricevervi i soldati francesi provenienti da Rama.
Si assevera che avrà luogo in Alessandria la riunione di tutto il corpo scelto, che alla presenza del re farà svariati esercizi militari.
Si calcola che al mantenimento delle truppe piemontesi in Oriente per ogni anno di guerra occorreranno un 25 milioni di franchi. Il governo per sopperire a queste spese demanderà un prestito che sarà conchiuso con la mediazione delle Potenze occidentali.
La rappresentanza municipale di Villafranca di Asti diede in massa la sua dimissione, dichiarando di non potersi prestare ai gravami delle gabelle, da lei giudicali oppressivi e fuori di ogni proporzione pei suoi amministrati.
Ritter colonnello dello stato generale federale diede anche esso la sua dimissione. Dicesi che entrerà, come generale, in servigio della Francia. Gli ingaggi per conto dell'Inghilterra procedono in Isvizzera con esito felicissimo.
Secondo una recentissima legge nello Impero austriaco i farmacisti sono obbligati di notare sulla ricetta in cifre il prezzo di tariffa del medicinale, del lavoro e dei vasi e di apporvi il proprio nome. Sembra cosi eliminato il caso di una possibile indoverosa percezione.
Scrivono da Vienna alla Triester Zeitung che alcuni giornali viennesi contengono il seguente avviso: «Grandi appartamenti di 38 e 25 locali nella Casa Num. 42, sulla piazza dei Minoristi, saranno disponibili pel 24 aprile.» Questi appartamenti sono attualmente occupati dalla Legazione russa.
Ai 13 gennaio il barone von der Pfordten ministro bavaro degli affari esteri presente alla Camera un progetto di legge chiedente un credito di 8, 200,000 fiorini per le spese straordinarie che sono necessarie in vista delle attuali condizioni politiche, dovendosi tener pronta una parte del contingenta federale; un credito inoltre di 5,000,000 di fiorini, provvisoriamente par sei mesi, onde mantenere il corpo di armata mobilizzato, le truppe e i depositi che rimangono nelle guernigioni. In presentendo questo progetto, il ministro disse: «La lunga serie di anni di benefica pace sembra voler cedere ad uno stato di guerra. Tre delle principali Potenze di Europa trovansi impegnate in una grande lotta, la quale troppo da presso tocca gli interessi e la politica della Germania; il perché questa non può fare a meno di prendere le necessarie misure di precauzione; indi furono notoriamente prese le risoluzioni federali del 9 dicembre. In questi ultimi tempi, gli è vero, le speranze della conservazione della pace aumentarono, ma ognuno conosce che le probabilità della guerra non sono minori di quelle della conservazione della pace. Analogamente alle deliberazioni del Comitato militare federale debbonsi adunque prendere le disposizioni necessarie per tener pronta la armata e mobilizzarne una parte; e in conformità di ciò il re mi ha dato l’incarico di presentare alle Camere il progetto di legge per la concessione del credito opportuno.
Secondo le più recenti notizie, La Prussia soltanto avrebbe finora riposto negativamente alla domanda austriaca per la mobilizzazione del contingente federale. Sulle determinazioni degli altri Stati alemanni ancora non si sa nulla di positivo.
La Principessa Paskiewitsch da Eidelberga recossi a Francoforte, donde parti alla volta di Colonia. Da questa città, traversando l'Annover e Berlino, farà ritorno a Varsavia.
Il console generale inglese in Amburgo era talmente molestato da persone vogliose di entrare nella legione straniera in servigio dell'Inghilterra che dovette porre sulla porta del suo uffizio un avviso: «Qui non hanno luogo arruolamenti.»
Fra non molto il fusionista Guizot nella sua qualità di direttore della Accademia francese dovrà condurre alle Tuileries il grande oratore legittimista Berrycr, e farà istanza all’imperatore di approvare la scelta di Broglie e di De Falloux chiamati a sostituire due accademici morti ultimamente.
Nei dipartimenti l’ardor guerresco si è sviluppato in maniera che tutti paiono preparati a correre alle armi.
In parecchi punti dei dipartimenti si manifestano incendi, che sono attribuiti alla malivolenza. Quindi si pensa seriamente ad organizzare in ogni luogo un servigio speciale per gl’incendi.
Isacco Pereira ed Ernesto André ricevono a Parigi felicitazioni da tutte parti pel grado di baroni dell'Impero austriaco, loro conferito dall’imperatore Francesco Giuseppe.
Si pretende che il governo di Madrid abbia saputo che si fanno clandestine distribuzioni di danaro, cioè di otto reali al giorno, al proletariato, e che i sovvenuti per tal guisa promettono di tenersi preparati alla occasione opportuna. La grande quantità di armi, che furono distribuite dopo la rivoluzione di luglio, può molto favorire questi tenebrosi disegni (Patrie). In un recente Consiglio di Ministri fu deciso che bisognava ad ogni modo ristabilir l’ordine a Malaga, a Granata, a Valenza e a Saragozza, infliggendo un severo castigo ai pubblici perturbatori. Dicesi che queste città tornarono nella quiete. Ultimamente il general Primera era gravemente malato. Il marchese del Duero capitano delle armate nazionali è nominato presidente della Giunta incaricata di formulare un permanente sistema difensivo del Regno.
Si afferma che Prokesch sarà internunzio austriaco a Costantinopoli in luogo di De Bruck che passa al ministero delle finanze in Vienna.
L’internunzio austriaco De Bruck diede ai 3 di gennaio un sontuoso banchetto a tutti i ministri della Porta. Stando a quel che narra il Journal de Constantinople, De Bruck in quella occasione fece un lungo discorso, in cui, fra le altre cose, avrebbe detto che «l'Austria vuol combattere pel diritto e per la giustizia; e, in qualunque modo terminerà la guerra, la Russia non sarà più da temersi; essa rimarrà soccombente.» Noi dubitiamo assai della esattezza di questo racconto.
Vuolsi che finalmente sia stata firmata a Costantinopoli da Reschid pascià e dagli ambasciatori delle Potenze alleate una convenzione relativa al futuro ordinamento dei Principati danubiani.
Il governo russo fece nella Podolia e nella Lituania requisizioni del valore di circa quattro milioni di rubli di argento, oltre a molte migliaia di carri e cavalli. In vari luoghi di confine della Podolia, specialmente a Kamienitz, stan sempre apparecchiate diverse centinaia di carri per trasportare, ove siane bisogno, nello interno del paese gli archivi e gli impiegati.
La Russia riunì forze imponentissime in Polonia e nell'alta Vistola. E l’Austria per non esser presa allo spalle dispose sopra una smisurata linea alla sinistra del suo esercito e formò in tutta fretta i campi trincierati di Cracovia e di Leopoli per proteggere la Galizia minacciata dalla guardia imperiale dello czar, dai corpi di Siewers e dalle riserve che sono in Livonia e in Curlandia. Inoltre la Russia dal 2 dicembre in poi si applicò senza posa a formare una seconda armata presso l’alto Dniester, il cui quartier generale è a Kiew. L’armata della Polonia è destinata a marciare da settentrione a mezzogiorno, e quella della Podolia a marciare da levante a ponente. Cosi l’armata austriaca potrebbe esser presa in mezzo a due fuochi. E il generale Hess sarebbe costretto affrontare in una volta tutte e due le armate nimiche. Una battaglia vinta è una marcia nascosta potrebbe aprire o all’una o all'altra delle due armate russe la strada di Vienna. Le presenti combinazioni militari della Russia ben dimostrano che la guerra può improvvisamente allargarsi a imprevidibili proporzioni.
Dicesi che Paschiewitsch si recò a Gatschina per attendervi l’arrivo del granduca ereditario Alessandro col quale poi sarebbesi avvicinato al teatro della guerra.
I russi occuparono con due batterie la testa di ponte alla destra sponda della foce del Kilia, onde proteggere la flottiglia russa nel Danubio ancorata presso Ismail, dove il general Luders attende l’arrivo del principe Gortschakoff. Due piroscafi russi incrociano continuamente alla destra sponda del Danubio e provvedono in certo modo al servizio di avamposti.
Secondo le relazioni pubblicate nei giornali di Pietroburgo, nella battaglia di Alma i russi perdettero 2 generali, 8 uffiziali di stato maggiore ed altri 36 uffiziali.
Una congiura giornalistica per alcuni mesi non ebbe altro scopo che di far prevalere la pazza opinione che la Russia che or ha due o tre anni denominavasi formidabile e invincibile, tanto scemò di forze e di militare consiglio che ornai non rimanevale altro destino che di avere in ogni prova una sconfitta o almeno di essere in ogni guerresco tentativo sempre respinta. E cosi gelosamente mettevasi studio a corroborare questa opinione che a qualunque, avvegnaché piccolo, vantaggio riportato dalle armi moscovite si che colore di favoloso racconto, o di poetica esagerazione dell'Invalido russo affaticantesi a ridar moto e vita all'estinto valor nazionale! E questa fierezza di rettorica opposizione non isvelossi mai con energia maggiore di quella che i giornali addimostrarono nel recentissimo fatto del passaggio de' russi nella Dobrusca.
Il passaggio sarebbesi ammesso se i turchi avessero respinto i russi; ma i russi misero in rotta i turchi; dunque non è vero che i russi abbiano passalo il Danubio. Cosi cominciarono i giornali a negare l’ingresso de' russi nella Dobrusca.
Ma come continuare a negare un tal fatto se alle Amburger Nachricten davansi da Vienna informazioni che «in seguito al nuovo avanzarsi dei russi nella Dobrusca il conte Buol ministro degli affari esteri diresse a una Nota al principe Gortschakoff ambasciatore russo a appo la corte viennese?»
Dunque si pensò a ricacciare i russi dalla Dobrudsca. Ma chi respingevali al di la del Danubio? Forse i turchi fuggitivi? No. I giornali assunsero per proprio conto questo ben grave incarico. Non ebbesi mai uno spettacolo piu. curioso di quello che ti appresente i giornali che respingono, e i russi che si avanzano!
Un dispaccio dice che i russi passarono il Danubio nella notte dell’8 al 9, ma che al vegnente giorno ritornarono alla sinistra sponda (Moniteur).
Un altro dispaccio dice che i russi prima incendiarono Babadag e poi al 13 sgombrarono dalla Dobrusca.
Ma eccoli di nuovo al di quà del Danubio.
Un altra dispaccio dice che i russi non si ritirarono, ma si limitarono ad occupare Tultscha e Babadag per impedir la marcia de' turchi verso la Crimea. (C. It.)
Un altro dispaccio dice che i russi il 14 si avanzavano sulla strada di Baltschik con 16 battaglioni di fanteria, 18 squadroni di cavalleria leggiera e 6 batterie. (Presse)
Or come si fa per intercidere la ulteriore marcia dei russi? Anche i giornali si danno per vinti, e chiedono mercé. Non rimanendo loro altro a sperare si consolano dicendo che «non è possibile supporre che in mezzo all'inverno i russi pensino di forzare i passi dei Balcani, di attaccare le piazze della Bulgaria e di marciare perfino contro Varna (Fremdemblatt).» E vi pare che ei possa supporsi che i russi vogliano approfittarsi dei benefizi dell'antico e sempre fedele loro alleato che è l’inverno? Ciò non può essere! Lo dicono i giornali!
Intanto un assiduo scambio di corrieri fra Gortschakoff generale in Bessarabria e Gortschakoff ambasciatore in Vienna. Probabilmente l’ambasciatore dovrà far si che non si abbiano idee sospettose sulle operazioni del generale. E cosi mentre il generale fa battere i turchi nella Dobrudsca e avvicinare i suoi battaglioni a Baltschik, l’ambasciatore dichiara a Vienna di aderire ai punti delle garanzie perché i russi non debbano più venire al di quà del Danubio.
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È opinione quasi generale a Parigi che lo czar, facendo le viste di essere inchinevole ad un accomodamento, non intenda ad altro che di impedire alla Austria di convertire in alleanza offensiva il trattato del 2 dicembre, e alla Prussia di aderire a questo trattato. Quantunque poi si facciano di tanto in tanto circolar voci di pace, tutti hanno imparato dalla esperienza a considerarle siccome baie che servono soltanto a dar sempre nuovi argomenti ai cicalecci delle oziose brigate parigine.
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Il Morning Chronicle è informato che il governo austriaco abbia fatto sapere ai governi, di Francia e Inghilterra una sua opinione, la quale é non esservi probabilità che dalle negoziazioni diplomatiche possa risultare la pace. E in seguito di ciò, lo Potenze occidentali, secondo il Pays, dichiararono al gabinetto cesareo che la sua opinione, era conforme in tutto e per tutto alla loro, e che perciò esse stimarono conveniente che le proposizioni dell'ambasciatore russo Gortschakoff non dovessero arrestare, come non arrestarono, né la azione né i provvedimenti destinati a spingere innanzi più vigorosamente la guerra. Al che l’Austria replicò che questa era pure la sua risoluzione. Se cotale intreccio di reciproche spiegazioni è determinazioni non fosse una combinazione di giornalistiche conghietture, bisognerebbe conchiudere che i primi a non aver fiducia al conseguimento della pace son quelli che in tanti svariati modi si studiano a conseguirla.
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A Kiew, quartier generale dei russi, si pubblicarono le notizie che gli alleati soffrono immensamente ed in ispecie quelli che arrivano di fresco; e che i russi nelle loro sortite trovano le trincee inglesi senza guardie a motivo del freddo. Ma il Journal de Constantinople afferma che, malgrado il rigore della stagione, gli alleati non soffrono in Crimea, mercecché sono ben provveduti di vestiti, coperte, baracche e vettovaglie di ogni maniera.
Ha saputo il Daily News che il ministro svevo a Londra ha fatto conoscere al governo inglese il desiderio del suo re Giuseppe Oscar I di aderire al trattato viennese del 2 dicembre. Questa notizia sembra essere, benché sotto altra forma, quella stessa che fu recata dal Morgenblad, il quale asseri che il re di Svezia ha detto sperare che nella prossima primavera la Svezia e la Norvegia prenderanno parte agli avvenimenti europei, se pria che finisca l’inverno non sarà conchiusa una pace generale. Si variano le frasi e io circostanze, ma la sostanza è sempre la medesima.
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Il Journal des Débats afferma che «la Francia e l'Inghilterra si impegneranno a persuadere all’Austria che il Piemonte si diportò sempre non meno con prudenza che con lealtà, e che a torto gli si attribuiscono intenzioni ambiziose è tendenze rivoluzionarie, mercecché esso combatte energicamente le idee funeste sparse d’intorno a lui.» Non dice però quali sono i fatti che la Francia e l'Inghilterra dedurranno per giustificare tanto cose. Probabilmente il gabinetto austriaco, onde rimanere viemeglio persuaso, ne domanderà informazione a Radetzky.
Son già parecchi giorni da che appena svolgiamo i fogli che ci pervengono corriamo subito col cupido sguardo a vedere se in qualche dispaccio telegrafico trovisi annunziato un ben grave fatto, cioè una battaglia in Asia sia i persiani alleati dei russi da una parte e i turchi dall’altra, e con la peggio di questi ultimi; ma la nostra curiosità si rimase finora totalmente delusa; ché in nessuno dei giornali, che noi leggiamo, ci è dato raccogliere almeno un dei soliti enigmatici cenni, che a tanto serio avvenimento si riferisca. Eppure qualche novità dovrebbe esserei, imperocché da Costantinopoli
»……….. cosi ci ha scritto
» Chi mai per uso in avvisar non erra.
Noi avremmo potuto avventurarci, sulla fede di onesto e neutrale corrispondente, a dar corso a questa importantissima novella; la sua straordinaria importanza però consigliavaci prudentemente ad aspettare, perché nostro scopo non è di segnalarci con istrepitose notizie, che indi si smentiscono, ma con notizie che possano sicuramente passare nella storia. Laonde né anche oggi vogliamo asseverare positivamente un fatto, da cui risulterebbe l’alleanza offensiva e difensiva della Persia e, della Russia. Noi sagrifichiamo volentieri all'austero dovere di esser sempre veraci quello amor proprio che ci spingerebbe ad esser primi a pubblicare un’azione di si gran peso nelle attuali differenze. In certi casi egli è d’uopo attenersi alla più rigorosa riservatezza, e il presente è uno di quelli casi. Se il nostro corrispondente non ha sognato, non andrà guari che il giornalismo romperà finalmente il silenzio, che tuttora conserva in cosa che non potrà lungamente occultarsi. Si parterà della enunciata battaglia, si dirà probabilmente che i turchi vinsero i persiani, ma in sostanza si ammetterà che i persiani sono alleati dei russi. Intanto, cosi sotto voce, ci si fa sapere che poderose forze inglesi si apparecchiavano a sbarcare sulle coste persiane. E perché? Qualche grande novità dovrebbe esserei! E forse saremo obbligati a scusarci col nostro corrispondente per avere esitato ad aggiustare intera fiducia alla sua relazione.
La regina Maria Adelaide Francesca di Lorena nacque il 5 giugno 1822 dall’arciduca Ranieri e da Maria Elisabetta di Savoia sorella di re Carlo Alberto. Disposavasi a Vittorio Emmanuele il 12 aprile 1842. Dopo che la regina passò agli eterni riposi, il che avvenne la sera del 20 di questo mese, i principi reali trassero a Moncalieri, il re si ritirò nelle stanze del principe di Carignano.
La sera del 20 il duca di Genova provò qualche miglioramento. Ai 22 le notizie della sua infermità continuavano ad essere consolanti.
Sono gravemente malati il marchese Roberto d’Azeglio fratello di Massimo e la marchesa di Barolo. Anche Massimo d’Azeglio sembra non essere in istato di buona salute, mercecché per tal motivo dicesi abbia ricusato il portafoglio degli affari esteri.
Il medico Lanza è nominato ministro delle finanze. Cosi l’Armonia;
è in prigione il gerente del Goffredo Mameli.
Molte le voci di colore politico che di presente circolano a Torino. I più affermano che, passati i giorni di lutto per la morte delle due regine, le Camere ripiglieranno le loro discussioni, ma si terrà sospesa quella intorno al progetto di legge sui conventi, per dar luogo ad un’altra di maggiore urgenza, quale si è quella del trattato di alleanza con Francia e Inghilterra. Cosi potrebbe intervenire la successiva chiusura della sessione legislativa senza che si movessero nuove diatribe parlamentarie sul progetto per la soppressione dei conventi, il quale per tal modo verrebbe insensibilmente ritirato da sé stesso. Ma il partito democratico vuole elle pongasi da un canto ogni altra cosa e sieno continuati i lavori per l'attuazione del progetto, mercecché senza la invasione dei beni ecclesiastici essi non hanno gran fiducia di poter camminare sulle tracce della prima rivoluzione francese.
Il 19 gennaio il corpo di soldatesca francese procedente da Roma metteva piede nei territorio piemontese. Esso è composto di 653 uomini tra cavalleria e artiglieria e di 647 cavalli. Traverserà la riviera di Genova in quattro colonne; ogni distaccamento è accompagnato da un uffiziale dei regi carabinieri che servirà di scorta di onore.
Si conferma la notizia del richiamo di Koller ambasciatore austriaco presso la Corte annoverese.
Ai 17 proveniente da Pietroburgo giunse a Vienna il corriere di gabinetto russo Engstrom; e ai 18 partiva da Vienna alla volta di Pietroburgo il corriere di gabinetto russo Wilde.
Un ordine imperiale abolisce nella armata austriaca la pena di passare sotto le bacchette.
Per quelle che si afferma da persone bene informate, l'ambasciatore prussiano a Vienna seguita a adoperarsi onde nelle ulteriori conferenze intervenga pure un plenipotenziario della Prussia. E le tre Potenze, Austria, Francia e Inghilterra, sarebbero a quanto si dice, pronte ad aderire alla inchiesta qualora la Prussia sottoscriva il trattato del 2 dicembre, non si opponga alla proposta che si farà dall'Austria all’Assemblea di Francoforte per la mobilizzazione dei contingenti federali, e finalmente essa Prussia mobilizzi 100,000 uomini e contenir! un corpo d’armata ai confini russi. Si dice che la Prussia non sia punto disposta ad acconsentire ad alcuna di questo preposizioni. vuole però prender parte alle conferenze come grande Potenza europea; e protesta per la nullità delle risoluzioni che senza lei si adotteranno.
Il conte di Chambord fermerà sua dimora a Venezia sino alla fine del prossimo febbraio. Intanto affluirono a Venezia parecchie famiglie dei cosi detti legittimisti di Francia, le quali sono spesso ricevute alla conversazione del conte e della contessa di Chambord.
Faubert di Gentis aiutante di campo del generale Cartrobert giunse a Parigi con una lunga relazione onde Canrobert si giustifica presso l’imperatore delle fattegli imputazioni di aver troppo temporeggiato nell'assedio di Sebastopoli. Gentis riparti per la Crimea con dispacci che annunziano a Canrobert l piena soddisfazione imperiale,
Dicesi che sarà richiamato in breve a Costantinopoli Vely pascià ambasciatore turco a Parigi.
Tornato Russell il 18 da Parigi a Londra andò subito al ministero degli affari esteri, dove tenevasi Consiglio dei ministri, che durò fino alle ore 7 della sera. Ma stante l’importanza. del rapporto della missione russelliana, il Consiglio continuò le sue conferenze anche il 19.
Vuolsi con asseveranza che la crisi ministeriale inglese sia inevitabile. I primi designati ad uscir dal gabinetto sono sempre Aberdeen, Sidney Herbert e il duca di Newcastle, indi in complesso tutti i peelisti.
In qualche giornale spagnuolo si afferma che il general Cabrera trovisi veramente in Ispagna, ma non si accenna in qual parte aggirisi quel temuto carlista.
Si crede che Soulè ambasciatore degli Stati Uniti di America a Madrid sarà in breve richiamato dal suo governo. In questi ultimi giorni circolavano a Madrid proclami rivoluzionari contro il trono d’Isabella. Parlasi pur sempre che l’Aragona è il teatro di tentativi carlisti, d’intrighi cristini e di movimenti repubblicani.
Oliver è nominato ambasciatore di Spagna presso la Corte di Berlino.
MONTENEGRO
Madamigella Kuechuich sposa di Danilo principe del Montenegro è partita da Trieste accompagnata dal presidente del Senato Montenegrino Giorgio Petrovich, dal vicepresidente Michele Petrovich, dai senatori Stevo Poievich, Turo Piamenaz, Filjpov Vuiovich ed Ivo Radonich, non che da Vukovich aiutante del principe Danilo. Straordinarie feste erano preparate nel Montenegro onde ricevere con la più solenne pompa la principessa.
A Varsavia è atteso l’imperatore Niccolò, che, a quanto dicesi, di la si recherebbe a Berlino.
Si afferma che le Potenze occidentali abbiano dichiarato al gabinetto cesareo che la squadra anglo-gallica la quale blocca le foci del Danubio, anche nella prossima primavera permetterà per quella via la esportazione dei prodotti austriaci.
Le divisioni di fanteria, che erano di guernigione ad Ismail e le riserve che stazionavano ad Ismail, Kischeneff, Akiermann e Kiew dal 15 al 20 gennaio si avviavano a marcie forzate verso la Crimea. questi rinforzi russi sono calcolati a 20,000 uomini.
L’istmo di Perekop è guardato pure da una riserva di 80,000 russi solamente!
Le truppe turche sbarcate in Eupatoria nulla ancora avevano intrapreso contro Perekop sino al 20 dicembre. La loro forza si faceva ascendere a 20,000 uomini. Onde coprire la strada verso Baksci-Serai e onde osservare i movimenti del nimico, il generale Osten-Sacken staccò la brigata degli ulani del generale Soboljeff, un reggimento di dragoni sotto il comando del colonnello conte Canerin e tre reggimenti di cosacchi dirigendoli verso Eupatoria e facendo prender loro posizione presso Tussla e Sak. La stessa precauzione si ebbe, com'è noto sulla via di Perekop, ed il generale Pawloff colla sua divisione di infanteria, indi la brigata Wrangel e la brigata di cavalleria Radziy furono collocati fra Tulsciak è Kontugann. Intorno a Sebastopoli nulla di nuovo era successo fino al 9 del corrente.
Due piroscafi alleati gittarono l’ancora nelle vicinanze di Ak-Metsched, al settentrione del Capo Karamrunn e si impossessarono di una grande quantità di fieno dei russi valutata 160,000 rubli di argento. Il fieno catturato fu immediatamente spedito ad Eupatoria.
Il generale Menzikoff rimise allo czar una lista ufficiale di tutte le perdite sofferte dal 20 settembre giorno della battaglia sull’Alma fino al 27 dicembre dalla armata russa della Crimea. Secondo questa relazione vennero messi fuori di combattimento 26,783 uomini. Di questi morirono in battaglia 7301; sopravvissero con ferite 13,825; restarono prigionieri o si smarrirono 1617; soccombettero a malattie e ad altri fortuiti accidenti 4039. Ma queste perdite furono abbondantemente reintegrate dai molti rinforzi pervenuti a Menzikoff; ed oltre a ciò. per compensare la perdita di 26,783 soldati, lo czar ordinò il duodecimo reclutamento parziale nella metà orientale dell'Impero russo; reclutamento che ingrossa l'armata di 250,000 uomini.
Si annunzia che una forte divisione di truppe inglesi dello Indie comparve nel golfo persico per operare uno sbarco sulle coste della Persia.
In un carteggio della Gazzetta di Milano la spedizione piemontese in Crimea è denominata una partita di piacere! Indi si fa luogo a credere che, dopo la prima spedizione di 15,000 uomini, si promuoveranno instanze di volontario arruolamento dai non pochi vogliosi a far pate delle piacevoli spedizioni successive.
Gli ottimati e gli ottimisti lombardi sfiorano un sorriso di compiacenza ravvisando nella stipulazione della alleanza anglo-gallo-sabauda farsi tranquille le onde degli avvenimenti che pareano ingrossarsi e sconvolgersi sospinte da nuova bufera. Cosi una corrispondenza milanese al Corriere Italiano. E noi portiam parere che gli ottimati e gli ottimisti lombardi veggan le cose nel vero loro aspetto, perché laddove includesi l’elemento della politica napoleonica non può che presagirsi la compressione di torbide aspirazioni.
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Le ultime notizie del 14 lasciarono i russi sulla via di Baltschik. Notizie posteriori nulla dicono se i russi si avanzarono è retrocedettero. Comincia a subentrare il sospetto che qualche grossa nevata abbia impedito ai russi d’inoltrarsi alla volta di Varna, come un'altra grossa nevata impedì ai russi dell’Asia di avvicinarsi a Kars.
Scrivono al Corriere Italiano che continuava ultimamente il passaggio dei turchi presso Ibraila. Forse per prendere alle spalle i russi che marciavano verso Baltschik?
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Al primo annunzio telegrafico che recava la ritirata dei russi in Asia dalle vicinanze di Erzerum ad Erivan, noi non credemmo doversi prestar fede, senza includervi un qualche fatto d’armi che fosse riuscito con la peggio delle armi moscovite. Ma l’annunzio non accennava alcun fatto di tal natura, laonde ci permettemmo dubitare di quel precipitoso retrocedimento (Num. 8). Oggi però un meglio circostanziato dispaccio sopraggiunge a rimuovere le nostre dubbiezze, mercecché da esso apprendiamo che «i russi il 2 corrente gennaio sotto il comando di Wrangel marciarono da Baiazid verso Van, dove furono affrontati da Kusli pascià che li respinse fino ad Erivan; il perché anche Baiazid fu abbandonata dai russi.»
Questa notizia nel suo laconismo comprende una ben lunga serie di rapidi avvenimenti, che saranno in seguito narrati dalla feconda immaginazione dei giornalisti. E certo, perché i russi sieno stati respinti fino ad Erivan, dopo che vittoriosi si avanzarono assai al di quà di Diadin, egli è d’uopo ammettere che le truppe turche comandate da Kusli pascià abbiano spiegato un impeto, un valore da non invidiare al valore e all'impeto della truppe turche comandate da Omer pascià nella memorabile battaglia di Ollenizza. E bene a ragione questa vittoria degli ottomani in Asia fece un cotal po’ scemare a Costantinopoli la triste apprensione pel passaggio dei russi nella Dobrudsca. Intanto noi attenderemo che dell'importante avvenimento, che fa si grande onore alla perizia strategica di Kusli pascià, ci sien dati più minuti ragguagli.
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A Berlino è invalsa la voce che la diplomazia non di altro si occupi di presente che a preparare un armistizio. E ciò sembra conforme al buon senso se vuolsi procedere alle trattative della pace, imperocché queste trattative non potranno intavolarsi mai se prima le parti belligeranti non facciano un ben lungo armistizio. Ma questo come si va preparando? Forse con le love che si operano in Russia per aumentare il numero degli eserciti? Forse col prestito idi 500 milioni di franchi ordinato da Napoleone per sopperire alle spese della guerra? Forse con gli arruolamenti che all’estero si effettuano per conto dell Inghilterra e che le daranno un 80,000 combattenti per la prossima primavera? Forse con le alleanze offensive e difensive che le Potenze occidentali strinsero e procurano di stringere coi minori Stati della Europa per combattere più sicuramente contro la Russia? Noi non conosciamo altre preparazioni; e se queste sieno i preliminari di un armistizio, lasciamo che decida chiunque ha fior di senno.
Si narra che a una domanda confidenziale dello ambasciatore russo Gortschakoff se in pendenza delle trattative di pace abbia da subentrare una tregua è un armistizio, i ministri delle Potenze occidentali risposero con un decisivo NO. Ciò non ostante si assevera che le trattative si apriranno, e che gli ambasciatori di Francia e d'Inghilterra già ricevettero i pieni poteri dai loro governi per trattare.
Alcuni fanno le meraviglie come possa intervenire che, dopo tante discussioni e interpretazioni su i quattro punti delle garanzie, sempre tornisi a discutere e ad interpretare, né mai si trovi una linea retta su cui procedano unanimi le vedute e i pensieri degli interpreti. La Triester Zeitung però riporta una epigrammatica spiegazione, che dicesi fatta dal diplomatico russo Nishafkopp, il quale ha scoperto «la matematica insegnare non essere possibile, fra due punti, altro che una linea retta; ma fra quattro punti esser possibili molte linee curve. E il fatto prova che parecchie linee curve s’incrociano davvero fra i quattro punti delle garanzia.
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Credesi a Parigi nei circoli che si credono bene informati che in breve la Svezia e la Spagna (alcuni vi aggiungono anche la Toscana) seguiranno l’esempio del Piemonte e aderiranno al trattato viennese del 2 dicembre.
Narrasi che ai 29 dicembre 25,000 francesi comandati dal generale Bosquet operarono una ricognizione, nella quale i cacciatori d'Africa dispersero la cavalleria russa. Il risultato della ricognizione fu che si fece bottino di molto bestiame.
I francesi si avanzano verso Sebastopoli con le loro batterie incessantemente. Si conferma la presa di un ridotto russo da parte degli alleati.
Omer pascià parti da Kamiesh e ricusò di avanzarsi con la sua armata verso Perekop, sebbene assicurato dell’appoggio di 3 divisioni di truppe inglesi e francesi.
É confermato il ritorno dei granduchi Niccolò e Michele in Crimea.
Koller che fu ambasciatore austriaco nell’Annover ai 18 ebbe udienza dall’imperatore. Dicesi che surrogherà provvisoriamente De Bruck a Costantinopoli.
Ai 19 Stratford corriere inglese di gabinetto giunse da Costantinopoli a Vienna con dispacci per Weslmoreland. Lo stesso giorno arrivò da Berlino a Vienna un corriere con importanti dispacci.
Corre voce accreditata che il bavaro ministro von der Pfordlen farà un viaggio a Vienna e Berlino per combinare il progetto della mobilizzazione dell’esercito federale.
Il Daily-News assicura che la Svezia si unisce decisivamente alle potenze alleate contro la Russia.
Nell'Hamburger Correspondent troviamo un sunto della Nota, colla quale il governo austriaco invitava la Prussia a mobilizzare la sua armata e della rispettiva risposta della Prussia. Ecco il tenore d’amhedue.
La Nota comincia collo accennare all’articolo addizionale del 26 dicembre ed alla deliberazione federale del 9 novembre e parte dal punto di vista che sarebbe desiderabile un accordo fra le due grandi Potenze alemanne per i bisogni militari del momento. In questo senso sarebbero già rimesse le istruzioni allo imperiale regio inviato presidente a Francoforte. L’imperiale regio governo avrebbe accollo con piacere una risposta definitiva del regio governo prussiano relativamente alla adesione al trattato di dicembre, onde potersi regolare e mettersi in pari linea colla Prussia nei rapporti federali; siccome però la risposta prussiana aveva un carattere di aspettativa, all'imperiale regio governo non restava altro che tenersi, riguardo gli armamenti, ai summenzionati documenti, nominatamente all’articolo 3 del trattato di aprile ed al paragrafo 2 della convenzione militare dell’istessa data, conformemente alla quale la Prussia avrebbe al bisogno, da concentrare ai suoi confini orientali 100,000 nomini in 36 giorni ed altrettanti tre settimane più tardi. Considerato che questo bisogno è da riconoscersi con un reciproco accordo, il dispaccio austriaco cerca innanzi tutto di dimostrarne la esistenza nel caso cioè, che prima dello spirare del mese non si offerisse la prospettiva del ristabilimento della pace. E detto quindi che la Russia trovandosi in punto di guerra ai confini orientali dell’Austria può nel più breve spazio di tempo concentrare le sue forze armate alla Vistola; che è perciò bisogno urgentissimo che la Prussia disimpegni i suoi obblighi per distornare un attacco contro l’Austria.
Avuto speciale riguardo al parere emesso dal generale di artiglieria de Hess viene quindi dimostrato che le imperiali regie truppe ai confini orientali potrebbero soltanto coll’aiuto di 100,000 prussiani combattere con viste di sicuro risultamento, e che lo imperiale regio governo è pronto di mandare un imperiale regio plenipotenziario militare a Berlino. Del resto l’imperiale regio generale di artiglieria barone de Hess è del parere, che nel caso della accessione del regio governo prussiano al trattato di dicembre, basterebbe per adesso la forza di 209,000 uomini, fissata nella convenzione militare, qualora questi venissero concentrali a Posnania e Brestavia. L’imperiale regio governo si adoprerà peraltro presso la Confederazione ed insisterà affinché sia messo in esecuzione l’accordo del 20 aprile e del 24 luglio qual minimum, ciò che i governi federali faranno tanto’ più volentierosi quando si vedranno preceduti coll’esempio unanime delle due grandi Poterne, Si domanderebbe adunque la mobilizzazione di una metà dei contingenti, e ciò secondo le circostanze, in modo che la metà dei quattro corpi di armata entri in campo coi propri comandanti in capo e che l’altra metà possa seguirla, oppure che due completi corpi d’armata vengano concentrati contemporaneamente collo austriaco e col prussiano. Le singole modalità dipenderebbero naturalmente dai governi federali e dalla commissione militare; per evitare però ogni titubanza nella formazione dei singoli corpi e nominatamente nei piccoli Stati viene proposto di porre in campo le truppe già pronte riservando di fare più tardi la liquidazione. La proposta di porre in campo tutto il contingente viene riservata pel caso che il governo prussiano si associasse al trattato di dicembre, colla osservazione che con ciò la posizione militare della Confederazione alemanna verrebbe assicurala ed avrebbe una forza oltremodo necessaria per l’offensiva. Stante l’alto valore che l’imperiale regio governo ripone in ciò di conoscere la intenzione del regio governo prussiano, il conte Esterhazy è incaricato di raccomandare al ministro presidente de Manteuffel la evasione possibilmente pronta di questo affare, giacché le ulteriori misure dipenderanno dalla risposta.
Ancor prima che giungesse il dispaccio del 24 dicembre S. M. il re poneva attenzione allo sviluppo delle condizioni ed esaminava coscienziosamente gli obblighi che per esso ne risultavano. Il ministro presidente accenna naturalmente per sommi capi alle disposizioni prese ormai dalla Prussia per la mobilizzazione e collocazione delle forze prussiane, ed afferma che la mobilizzazione di maggiori corpi di truppa può aver luogo in termini assai più brevi che non sono quelli fissati nelle convenzioni militari del 20 aprile. Queste assicurazioni dovrebbero, ad avviso del ministro, tranquillizzare il conte Buol anche nel caso che il governo prussiano dividesse il parere di quest’ultimo circa il procedere aggressivo della Russia. Esso dichiara peraltro che non può dividere quel parere, e si appella a questo scopo alle sue dichiarazioni anteriori. Le notizie sui movimenti delle truppe russe non sono atte a confermare questo parere, quantunque una parte della stampa s’ingegnasse di trarre in inganno la pubblica opinione su questo proposito. All’opposto devesi riconoscere il sincero desiderio della Russia di appianare la quistione, Imperocché la medesima non solo accettò quattro punti senza riserva, ma rimise ezíandio al principe Gortschakoff estesi poteri anche dopo di aver avuta notizia della conclusione del trattato di dicembre. Riesce di somma soddisfazione a S. M. il re di aver fatto valore in questo riguardo la sua influenza a Pietroburgo, quantunque non s’ignori che la base dei quattro punti di garanzia ecceda i fini del trattato 20 aprile. Quanto concerna la conferenza confidenziale del 28 dicembre la Prussia non ne conosce il risultato, ed appunto perchè non lo conosce, devo astenersi dall'ampliare le disposizioni del trattato e segnatamente riguardo agi! obblighi che da esso risultano, e non può attenersi che ai principi del trattato di aprile, tanto più che alla chiusura della convenzione militare lo scopo della reciproca assistenza è la difesa contro un attacco p che l'articolo addizionale del 26 novembre, quantunque di contenuto più esteso, non ha che un carattere difensivo. L’Austria è fa Prussia, è detto più olj tre, dovrebbero accomunare i loro sforzi per far valere i quattro punti, ma questa comunità non ha luogo tostoché la Prussia non prende parte alla definizione dei quattro punti e non vi esercita la sua influenza. Il ministro dichiara che la Prussia non fa derivare dalle recenti stipulazioni ma dalla sua posizione di grande Potenza europea il diritto di partecipare a stipulazioni che banno bensì in mira la conservazione della pace ma rinchiudono in sé una riforma totale delle condizioni internazionale di Europa ed una modificazione dei trattati a cui lo Prussia concorse. come parte contraente. Il re conserverà costantemente questa opinione e non risparmierà nessun sacrificio qual or a a quella posizione minacciasse qualche pericolo ed è ormai sicuro che il popolo prussiano lo assisterebbe fedelmente una tale assicurazione è del resto superflua tanto verso l’augusto parente ed alleato del re, l'imperatore Francesco Giuseppe, quanto verso gli altri Stati tedeschi, ai quali, se anche divergono alquanto nelle opinioni, non verrà mai in capo di disconoscere la giustificazione della Prussia. La Prussia è perciò pronta di entrare in ulteriori accordi. Essa farà prevalere, all'occorrenza, questa opinione nell'Assemblea federale e dichiarerà che la mobilizzazione dell'armata non è richiesta dalle circostanze. La Prussia non vuol ora ritornare sopra il progetto di uno statuto militare federale, ma il regio plenipotenziario militare è sempre munito di istruzioni per promuovere l'attività della commissione militare. Il ministro erede che in questa via conforme agli statuti federali potrannosi più facilmente sciogliere i dubbi e e potrebbero nascere.
Mediante il bruciamento di carta monetata che avrà luogo il di 8 del prossimo febbraio nell’atrio del sagro Monte di Pietà in Roma, si giunge a togliere dalla circolazione la somma di scudi 4,445,124 e baiocchi 18 e mezzo in grazia della emissione di altrettanti valorj metallici.
TABELLA dei giorni nei quali avrà luogo il pagamento delle Rendite consolidate nominati per la rata del secondo semestre dell’anno 1854 seguendo l’ordine della iscrizione delle medesime.
GIORNI del PAGAMENTO |
NUMERI DELL’ISCRIZIONB | |||
3 Febbraio |
dal |
3849 |
al |
4313 |
5 dello |
|
4114 |
al |
4332 |
G d etto |
|
4333 |
al |
4506 |
7'detto |
|
4507 |
al |
4819 |
9 d etto |
» |
4820 |
al |
5043 |
12 d etto |
» |
5053 |
al |
5310 |
13 detto |
|
5312 |
al |
5881 |
14 d etto |
|
5885 |
al |
6113 |
IG dallo |
» |
6114 |
al |
45253 |
17 detto |
» |
6254 |
al |
6426 |
19 d etto |
» |
6428 |
al |
6514 |
23 dello |
» |
6516 |
al |
6626 |
24 dello |
» |
6630 |
al |
7125 |
26 detto |
» |
7141 |
al |
7672 |
27 detto |
|
7673 |
al |
8275 |
28 dello |
|
8279 |
al |
8638 |
Narrano le istorie che ai tempi di Odoacre re degli eruli sceso in Italia dallo estremo settentrione si fecero le più grandi meraviglie per un giorno, la cui oscurità vinse la più fitta tenebra notturna in guisa che per le case si dovettero tenere da mane a sera accesi i lumi e per le contrade giravasi con la lanterna. Ma che diranno le istorie intorno alla oscurità che per tutto l’anno 1854 implicò in modo gli occhi delle menti umane da non poter discernere né anche un momentaneo barlume a traverso i mille raziocini e le infinità conghietture onde fu dilucidata la impenetrabile quistione d’Oriente? Pur si ebbe speranza che al principio del 1855 sarebbesi cominciato a vedere un cotal po' di chiarezza. E il trattato viennese del 2, dicembre davane guarentia. Ben sulle prime fuvvi chi nell'alleanza fra l’Austria, la Francia e l’Inghilterra ravvisò una combinazione che non potea combinarsi. Ma chi ricordava che nel 194 comparvero in pieno meriggio intorno al sole tre fulgidissime stelle e nel 1314 tre lune in una notte, si persuase agevolmente che sull’orizzonte politico avessero potuto mostrarsi ancora in amichevole accordo questi tre grandi astri della potenza europea. E l’alleanza fu fatta; difensiva da principio, e offensiva se per la fine di dicembre non si fosse conchiusa la pace. La pace però non fu conchiusa, e nessuno avventurasi a vaticinare come e quando si conchiuderà; nulla ciò di manco della alleanza offensiva non solo non trattossi piu, ma sembra che anche i giornali vi abbian quasi rinunziato. Oltre a questo, l’Austria doveva respingere i russi se avessero ritentato a passare il Pruth per occupare di nuovo il territorio ottomano; e i russi vennero invece al di quà del Danubio, occupando Tultscha e Babadag, secondo il Corriere Italiano, e avviandosi verso Baltschik, secondo la Presse di Vienna. E l'Austria né li respinse, né si mosse a respingerli, e, a quanto pare, non ha intenzione di cacciarli dalle posizioni, dove li lasciarono le ultime notizie del Corriere e della Presse. La oscurità dunque, anzi che scemate, diventò più inestricabile. E siamo alla fine di gennaio 1855! Dicesi che si faranno altre conferenze a Vienna e che dopo quelle conferenze avremo finalmente la luce del giorno! Ma questa luce ci fu promessa tante voile, che ormai ci siamo avvezzati a credere unicamente ai fatti compiuti; e finché i fatti compiuti non ci persuaderai no continueremo a dire che sempre è notte!
Dicono all’Augsbourger Allgemeine Zeituvg che i negoziati della pace saranno sempre effimeri se non sieno proceduti da un armistizio, Dicono alla Schlesiscke Zeitung che i negoziati della pace dipenderanno dagli avvenimenti della guerra. Ma o si continui la guerra, o vengasi a patti d'armistizio, potrà veramente conchiudersi la pace? L'Advertiser djehiara che una pace senza impiccolimento della Russia sarebbe una pace instabile e proditoria. Ma questo impiccolimento potrà conseguirsi con un trattato di pace? Ecco il punto della quistione. E la Russia che tanto si allargò una lunga serie di conquiste, non sembra guari propensa a rientrare pacificamente in più angusti contini. Ma l’impiccolimento, secondo il Chronicle, consisterebbe nella' d. struzione della terribile fortezza, dalla quale la Russia ha minacciato si lungo tempo le bocche del Danubio, è nella demolizione di Sebastopoli e nel divieto alla Russia di ricostituire forti e arsenali nel Mar Nero. E vuolsi che queste sieno pure le idee dello tre Potenze che segnarono il trattato del 2 dicembre, idee che inoltre furono comunicale (cosi si afferma) all’ambasciatore russo Gortschakoff. Su tale argomento però il Times osserva che «il più importante di tutti gli oggetti pratici è quello che la Russia è meno disposta ad accordare, cioè la cessazione della sua preponderanza nell’Eussino.»
La Gazzette du Weser e la Boersenhalle di Amburgo, non che parecchi altri giornali che sogliono interpretare le cose in senso diverso da quello che mostrano o paiono mostrare, pretendono asseverare che l’alleanza viennese del 2 dicembre già se ne andò qual fumo in acre è in acqua la schiuma, e che l’Austria e la Russia si strinsero in segreto la mano, ed agiranno, quando che sia, in comune secondo un piano da esse preordinato. Ma il Journal de Francfort si fa scrivere di Vienna che queste asserzioni sono più stravaganti che maligne. E la stravaganza sarebbe dimostrata dal fatto che dalle foci del Danubio alla sorgente dell’Oder si stanno a fronte le armate dell’Austria e della Russia aspettando impazienti il segnale di dar principio alla pugna. Ma la quistione dei discordanti pareri giornalistici non è punto risoluta nello attuale stato delle cose, imperocché, onde abbia ragione la Gazzette du Weser e la Boersenkallt, egli è d'uopo aspettare che le armate austriache e russe si uniscano per marciare e combattere insieme contro non sappiam chi avrà il disperato coraggio di cimentarsi contro la Russia e l’Austria. E, perché abbia ragione il Journal de Francfort, bisogna attendere che è il cannone austriaco tuoni contro le falangi russe, è il cannone russo colpisca i battaglioni austriaci. Cosi adhuc sub iudice lis est; mercecché senza i fatti la quistione non può esser decisa, e i fatt'ancora non ci sono né per l’una né per l'altra parte.
Recentissimi rapporti officiali da Vienna e da Parigi non promettono alcuna pace, benché stia per aprirsi il congresso dell'accomodamento (Gazz. Tic.). Lord Russell ci 23 disse che la Russia accettò come base delle trattative l’interpretazione data delle 4 garanzie, e che il governo inglese era disposto a trattare, ma che ancora non si erano spediti a Westmoreland ambasciatore inglese a Vienna i pieni poteri. Si annunzia che le conferenze per la pace a Vienna comincieranno il 6 febbraio. V’ha però chi crede conoscere le intenzioni Segrete della Russia, le quali sarebbero (Constit.) di prolungare le trattative preliminari per la pace fine al ritorno della bel la stagione, perché cosi la Russia avrebbe agio di trarre dallo interne dell’Impero tutte le sue forze disponibili per combattere gli alleati in Crimea, e prima che questi fossero in grade di organizzare una seconda spedizione lo czar concentrerebbe il nucleo principale del suo esercita suite frontiere austriache per intimorire la Code di Vienna, mentre la Prussia e gli altri Stati che presero parte alle russofile conferenze bamberghesi si adoprerebbero a togliere all’Austria la supremazia sulla Confederazione germanica. Per tal modo l’Austria, avendo da un lato la potente pressione della Russia e dall’altro mia profonda scissura in Germania, sarebbe costretta a rinunziare alla idea di una alleanza offensiva contro la Russia. Intanto (Corr. Hav.) si dice che anche l’Annover siasi unito alla Prussia nella quistione relativa alla mobilizzazione dei contingenti federali.
Il governo di Torino manda frequenti circolari ai menicipi onde provveggano lavoro a chi ne manca; ma i Comuni hanno le casse vuole e non possono aderire all’invito.
I deputati liguri presentarono una loro protesta contro il trattato dell'alleanza del Piemonte con la Francia e l’Inghilterra, non aderendo cosi che il Piemonte entri in guerra centro la Russia.
La Maga di Genova è listata in nero annunziando l’arrivo dei francesi in Piemonte. Il loro arrivo, essa dice, è un infausto avvenimento!
L'itinerario dei francesi nel passaggio in Piemonte è il seguente: Sarzana, Spezia, Borghetto, Sestri Levante, Recco, Genova, Voltri, Savona, Finale, Alassio, Portomaurizio, Sanremo, Mentone, Nizza. Da Nizza fino alla frontiera debbono essere accompagnati da un uffiziale superiore della guernigione.
Si pretende che il contingente piemontese per la Crimea potrà essere portato a 40,000 uomini, e che la Francia s’incaricherebbe di occupare Alessandria.
Dicesi che l’Austria insista nuovamente presso la Prussia, perché questa metta sul piede di guerra il suo contingente a forma delle convinzioni.
Le numerose sottoscrizioni fatte in Prussia per lo imprestito francese saranno annullale dal governo di Berlino (Corr. Hav.). Il principe di Prussia la sera del 18 tornò a Berlino dalle provincie renane.
Ai 19 l’ambasciatore cesareo Hubner fu ricevuto in udienza particolare dell’imperatore Napoleone, a cui presente una le liera dell’imperatore d’Austria.
Il celebre padre Ravignan della Compagnia di Gesù è scelto a predicare in questo anno la quaresima nella cappella delle Tuilerie.
Lord John Russell diede ai 25 la sua dimissione. In questo fatto v’ha chi vede qualche sviluppatasi differenza tra i pareri ministeriali di Londra e le cose o sapute o combinate da Russell a Parigi. Dicesi che la nuova apertura del Parlamento sarà immediatamente conseguitata dalla dimissione dei peelisti del gabinetto. Parlasi che Aberdeen, in compenso della carica di primo ministro che ci lascerebbe, avrà dalla regina la decorazione del nastro turchino. Parecchie sono le liste dei nomi che i giornali recano a sostituire i futuri dimissionari del ministero.
Il Diario Espanol assicura che sulla piazza d’Estella, antica residenza di Don Carlos nella Navarra, si presentarono ultimamente parecchi uomini proclamando con plausi il nome di Montruolin. Gli usci delle case e gli stabilimenti pubblici furon chiusi in un attimo. Tutta la città fu vivamente commossa. Non si conoscono le ulteriori conseguenze. Si assicura che i carlisti dispongano di una somma di 200,000,000 di reali, e che parecchi emissari di Cabrera sieno in giro per le provincie. O'Donnell nella tornata del 17 delle Cortes dichiarò per la seconda volta che la «situazione» è circondata da pericoli.
Imbarcatosi il principe Napoleone per tornare da Costantinopoli in Francia, una sviluppatasi recrudescenza del male, che lo allontanò dalla Crimea, lo trattiene per consiglio dei medici in Atene.
Ai 15 provenienti dalla Crimea sbarcarono a Costantinopoli circa 400 tra soldati e ufiziali ammalati. Da tre giorni cadeva una neve straordinaria, che si alzava ben due piedi nelle strade di Costantinopoli. Che non avran sofferto i soldati della Crimea?
Corre voce a Genova che la Russia abbia agito di rappresaglia contro proprietà e granaglie genovesi esistenti in Oriente ed in Taganrog.
Ai 14 gennaio metteano alla vela gli ultimi convogli che trasportarono l’esercito turco in Crimea. Terminatasi per tal modo la spedizione, indi corse la voce della sospensione dell’imbarco dei turchi a Varna, in seguito di trattative di pace. L’armata turca in Crimea darà un contingente di quasi 60,000 uomini. Cosi. almeno si assicura.
Vuolsi deciso un aumento considerevole dei due reggimenti della legione estera in servigio della Francia; imperocché se ne dovrebbero formare altri quattro totalmente di svizzeri; e costituirebbero due brigate ciascuna sotto il comando di un generale elvetico. Si assevera che sieno nominati i due generali; Ochscnbein per la prima e Ritter per la seconda brigata. Nella brigata di Ochscnbein si troveranno pure, cosi si afferma, i distinti uffiziali svizzeri Hauser, Funk, Munner, Kisller, Hartmann, Borgeand e Devalliere. Anche Blosch colonnello uditore della armata federale diede la sua dimissione; dicesi disposto ad entrare in alcuna delle legioni straniere.
L’esercito inglese della Crimea (secondo il Times) a! principio di gennaio era ridotto a 14,000 uomini, e di questi soltanto 2000 idonei oggi alle fatiche militari. Si crede che, dopo la nuova apertura del Parlamento) di Londra, si rafforzeranno i reggimenti di Crimea, Grecia, Isole Jonie, Malta e Gibilterra; e che a primavera si spediranno in Crimea altri 4 reggimenti di artiglieria.
Il generale Pellissier da Orano s’imbarca per la Crimea. Il Tage reca a Balaclava il quarto battaglione di cacciatori a piedi, vari distaccamenti di zuavi, di artiglieria e di gendarmeria.
Da Marsiglia arrivarono a Costantinopoli il general Coeur, 7 uffiziali e 384 tra bassi uffiziali e soldati francesi.
Su i primi del mese si trasportarono palle e munizioni in gran copia alle ultime linee francesi di assedio, e preparavasi una nuova batteria di 49 cannoni alla diritta. Pareva che volesse tentarsi qualche colpo decisivo; ma notizie fino al 15 non recano alcun che d’importante. Forse le nevi sopravvenute sospesero le operazioni aggressive. Notasi soltanto che «i francesi entrarono in Sebastopoli e presero possesso di diverse case abbandonate dagli abitanti. Mi sembra doversi interpretare che queste sieno case suburbane e propriamente alberghi solitari di pastori», ché molti in Crimea ve ne ha di simili abituri sparsi in ogni luogo pei numerosissimi armenti che vi sono. Ed è ben naturale che quelle case sieno state abbandonate dagli abitanti per non trovarsi in mezzo al fuoco quinci dei russi, quindi dei francesi. Pur tutta via diconsi case di Sebastopoli come quelle di Monte Mario ed altre prossime alle porte della nostra città diconsi case di Roma.
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A di 11 moriva in Siviglia il cardinal Giuda Giuseppe Romo y Gambao arcivescovo di quella città.
Adempiamo al doloroso incarico di annunziare la morte di monsignor Raffaello Bocci vescovo di Alatri avvenuta alle ore 9 del mattino del 27 di questo mese. La diocesi alatrina ha perduto in lui un zelantissimo Pastore, conspicuo non meno per la dottrina che per lo suo amore verso i poveri.
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É andato in fiamme il gran teatro dell'opera a Brusselles.
Si ha la notizia d’un orribil eccidio avvenuto sul navilio inglese Berenice, mentre da Schanghai andava a Sidney. Il capitano Gundy, la sua moglie, il contromastro e parecchi passeggieri furono messi a morte dall'equipaggio, che indi die’ fuoco al navilio per impedire la scoperta di tanto delitto.
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La Gazzetta di Augsbourg pubblica un documento contenente la interpretazione delle garanzie accettate dalla Russia, e dice che questo documento fu compilai dall’ambasciatore russo Gortschakoff Secondo il testo del medesimo, la Russia ammette senza riserva il protettorato comune delle cinque Potenze nei Principati e sui cristiani dall'impero ottomano, e la libera navigazione del Danubio, mediante controllo di una commissione mista investita dei poteri necessari. Su ciò che riguarda il terzo punto, Gortschakoff acconsente a discutere i mezzi di por fine alla preponderanza della Russia nel Mar Nero, a condizione però che questi mezzi non ledano i diritti di sovranità dello czar in casa sua.
Considera il Wanderer che la bilancia della presente situazione politica di Europa sta nelle mani della Francia e dell'Austria; della Francia per la parte principalissima che ha nella guerra di Oriente; dell’Austria per la sua posizione geografica. E cita la circolare di Drouyn de Lhuys in cui la politica austriaca è qualificata siccome Fasse della politica germanica.
La Presse di Vienna riflette che il trattato del Piemonte con le Potenze occidentali è in sostanza un trattato con l’Austria, la quale non solo non se ne adombra, ma ne gode. E il Wanderer trova la condiscendenza del Piemonte ad unirsi alle Potenze occidentali più incomprensibile della condiscendenza della Russia ad accettare i quattro punti delle garanzie senza riserva. Quale inviluppo di misteriosi procedimenti!
Nella Indépendance Belge si ha che le negoziazioni del trattato anglo-gallo-sabaudo furono preventivamente comunicate alla Austria dalla Francia e dall’Inghilterra, con l’assenso del Piemonte, e che l’Austria si congratulò dell’abile politica che stringeva quel trattato!
La Post-Amtzeitung e altri giornali alemanni affermano che le relazioni dell'Austria e del Piemonte riassumeranno in breve il carattere amichevole che aveano prima del 1848. E vuolsi che un plenipotenziario sabaudo sarà fra pochi giorni spedito a Vienna on le preparare il ripristinamento delle relazioni diplomatiche.
L’Armonia ci fa sapere che il conte Vittorio di Camburzano è ora colpilo da un processo di tendenze, perché in un suo articolo pubblicato nell'agosto 1854 lasciò travedere le sue intenzioni non guari favorevoli al sabaudo sistema costituzionale. Sembra ch'ella non approvi che in un paese libero sia processata la libertà del pensiero! mentre il conte Urbano Rattazzi è immune da ogni inquisizione fiscale pel suo progetto di spogliare i conventi dei loro beni, in contravvenzione all'articolo 24 dello Statuto che infligge gravi pene «per qualunque offesa contro la inviolabilità del diritto di proprietà.»
La casa Aubertin di Londra sospese i suoi pagamenti cm un passivo di 76 mila lire sterline. Anche la casa Lovergard sospese i suoi pagamenti con un passivo di 139 mila lire sterline. Quella di Royers, Lowrez, Nolyland e compagni con un passivo di 159 mila lire sterline fece bancarotta.
Il Corriere Italiano del 22 e 23 né anche ha le sue solite notizie dai teatro della guerra!»
Il generale Wrangel, nella sua ritirata, fece demolire il castello di Baiazid. Muraieff comandante del Caucaso è a Tiflis, d’onde recherassi ad Alessandropoli a ispezionarvi le truppe. I russi si preparano di nuovo alla offensiva. Sono spediti rinforzi a Wrangel.
Il governo inglese spedisce a Costantinopoli un distaccamento dei pompieri di Londra con gli instrumenti necessari onde preservare dallo incendio gli ospedali di Scutari, dove trovansi parecchie migliaia di malati inglesi venuti dalla Crimea.
Ai 16 alcune truppe turche stanzianti in Valacchia marciavano verso Reni.
La seconda Camera berlinese ha risoluto a grande maggioranza che il governo, senza frapporre indugio, debba presentare un progetto di legge sulla soppressione del privilegio, che ora godono i beni dei nobili relativamente alla imposta fondiaria.
Oggi comincia il blocco occidentale nel Mar Nero. Alcuni vapori alleati, in attitudine piuttosto minacciosa, da parecchi giorni van su e giu innanzi al porte di Odessa. È superfluo il dire che queste dimostrazioni sono i preliminari delle tanto aspettate conferenze della pace, che si apriranno a Vienna (almeno così si assicura) martedì prossimo 6 febbraio!
L’Austria crede che nelle presenti condizioni e posizioni militari della Russia sia necessaria (e perciò la domanda) la mobilizzazione dei contingenti federali della Germania; la Prussia risponde che «i movimenti delle truppe russe non sono di tal natura da giustificare le inquietezze del gabinetto viennese» e perciò dichiara inopportuna la richiesta mobilizzazione. Ma l’Austria non è punto persuasa delle assicurazioni prussiane; indi torna a insistere perché l’esercito germanico sia posto sul piede di guerra. In questa divergenza dei parer delle due maggiori Potenze alemanne, sembra elle la quistione debba esser portai alla decisione della Dieta di Francoforte; anzi v’ha chi assevera che non si frapporrà lungo indugio a provocar la definitiva sentenza della federale assemblea. Quinci la politica di Berlino, quindi la politica di Vienna faranno i supremi sforzi nell'oratorio conflitto. A chi la vittoria? Noi non ci reputiamo competenti né acconci a pronunziar l’esito della grande controversia. Certo e però che questa include i germi di fatali scissure.
Pongasi la ipotesi che la Dieta neghi la mobilizzazione, potrà egli supporsi che il suo decreta faccia scomparire agli occhi dell’Austria i pericoli ch’ella vede nella collocazione di truppe moscovite delle sorgenti dell'Oder alle foci dei Danubio? E se questi pericoli non iscompariscono agli occhi dell'Austria, quale sarebbe la costei successiva altitudine? Ben alla già fece intendere di valersi delle proprie forze soltanto. E nel caso che la sorte delle armi le arridesse, quale sarebbe la futura condizione dei minori Stati che nell’ora dei pericolo non le diedero l’aiuto che pur dovean darle in virtù dei trattati e degli espressi e sottintesi obblighi federali? Agli eventi l’ardua risposta.
Nella ipotesi poi che la Dieta si pronunzi per la mobilizzazione, vorrà la Prussia smettere bonariamente le sue ritrosie fin qui propugnale con tanto energica fermezza? La è assai difficil cosa; e nuovi pretesti alla Prussia non mancheranno per conservarsi salda nel suo proposito. Le si dirà che sopravvenne il caso di guerra; ed ella dedurrà che questo caso sopravvenne appunto, come già motivo nella sua Nota del 5 gennaio, perché «la Prussia non fu chiamata a partecipare alle deliberazioni che aveano per iscopo il precisare i punti delle garanzie, e perché non vi potè mai esercitare la sua influenza.» E probabilmente si terrà offesa dalla esclusione a questa partecipazione che le apparteneva «nella sua qualità di grande Potenza europea e in virtù di un diritto da lei giustamente acquistato.» Anzi è chiaramente nella surriferita Nota enunciato che «re Federico Guglielmo serberà immutabilmente questa maniera di vedere, e che per farla prevalere, non si lascerà spaventare da pericoli né da sacrifici, che il suo popolo fedele sosterrebbe con quella abnegazione che ha dimostrato con tutta la forza e costanza di un vero patriottismo. Queste dichiarazioni officiali non han bisogno di comenti; esse rivelano abbastanza la tensione degli interni affari germanici.
Laonde gli occhi dei politici osservatori oggi si rivolgono meglio alle decisioni di Francoforte che agli avvenimenti della Crimea. Nondimeno ci è dato operare che la profonda e longanime prudenza del conservatore gabinetto austriaco, come ha saputo in altre occorrenze sormontare ostacoli che parcano insormontabili, cosi anche in questa saprà vincere e conciliare le presenti differenze, in cui versa, le quali alterando l’armonia germanica, potrebbero, sotto alcun riguardo, funestamente colpire l’universo interesse ed equilibrio europeo.
Egli è noto che la seconda Camera prussiana non è guari favorevole alla causa moscovita, la quale per ha i suoi grandi fautori nella aristocrazia del regno.
E l’aristocrazia ebbesi segnalata vittoria allorquando con la Nota del 5 gennaio Manteuffel respingeva espressamente la mobilizzazione domandata dall’Austria. Quanto una tale decisione possa avere urtato la suscettibilità della seconda Camera e non è a dirsi; pur ella s'infinse, ne manifestò il suo corruccio in parlamentarie querimonie; ché anzi già divenne proverbiale il silenzio della seconda Camera nelle cose relative agli affari di Oriente. Essa però, appena seppe il rifiuto a mobilizzare il contingente prussiano, propose e sollecitamente deliberò che il governo debba, senza frapporre indugio, presentare un progetto di legge per la abolizione del privilegio dei nobili relativo alla imposta fondiaria. Questa non mai seriamente curata ed oggi precipitosamente adottata determinazione è un fatto della più alta importanza non tanto per lo intrinseco suo carattere ma per le sue probabili conseguenze, il cui sviluppo può condurre a parecchie direzioni. Or che farà il governo? Presenterà egli o non presenterà il progetto di legge per l’abolizione dello enunciato aristocratico privilegio? Se lo presenterà, noi non sappiamo quanto di buona voglia i nobili si rassegneranno a subire un colpo, che li ferisce non meno in una sociale distinzione che nel pecuniario interesse. Se non lo presenterà, i deputati alla seconda Camera certo si richiameranno ai foro elettori, che vorranno sieno i ricchi e i patrizi nelle vettigali gravezze almeno parificati ai poveri e ai plebei. In qualunque modo, elevasi un governativo imbarazzo che darà molto a pensare. E nelle attuali congiunture 0 il dispetto dei nobili o la indignazione del volgo può contribuire a modificare, forse anche a trasformare la politica del governo nelle esterne sue relazioni. Il governo d’altronde probabilmente non sarà disposto a cedere ad esigenze che lo ritirerebbero da prestabiliti impegni, nei quali per avventura si ascondono le speranze di colossali grandezze. E che potrebbe allora conseguitarne? Le istorie han molti di. questi casi; e noi non vogliamo renderci noiosi ripetendo ciò che dicono istorie a tutti note.
È informato il Morning Post che la Francia e l'Inghilterra si dispongono ad interrogare alcuno delle minori monarchie d'Europa se abbiano intenzione di collegarsi con le Potenze occidentali vuolsi che anche il re di Napoli sarà richiesto sul proposito, tanto più che avendo egli un’armata di ben 100,000 uomini, potrebbe spedirne, senza dilazione, una parte sul teatro della guerra. Sono però idee che si sviluppano da qualche giornalista britannico, che nelle attuali circostanze del suo paese vorrebbe che altri desse il suo di più a chi ne ha bisogno.
Verso un’ora pomeridiana del 25 gennaio la prima colonna del reggimento dei dragoni francesi entrava in Genova comandata dal colonnello Dumas; era accompagnata dal comandante generale della divisione genovese Alessandro Lamarmora, non che da parecchi distinti uffiziali e da un drappello di cavalleria che mossero loro incontro. Un affollato popolo faceva siepe al passaggio dei dragoni, che trassero all’Annona, dov’erano preparati ad essi gli alloggi.
Il presidente del Consiglio ai 26 gennaio presente alla Camera dei deputati l’atto di accessione del Piemonte al trattato anglo-gallico del 10 aprile, la convenzione con Francia e Inghilterra per l’invio di 15,000 uomini in Oriente, finalmente una convenzione con l'Inghilterra per un prestito di 25 milioni. La Camera accolse molto freddamente la lettura di questi tre documenti (Armonia).
Il ministero della guerra riceve ogni giorno e da tutte parti domande di uffiziali di ogni grado che vogliono far parte della spedizione sabauda in Crimea I (Gazz. Mil.) E moltissimi uffiziali chiedono di partire per la guerra anche con grado inferiore a quello che hanno, e si offrono volontari non solo del Piemonte ma eziandio di altre provincie italiane che gradissero entrare nella alleanza (Piem.). Ben fu detto che la spedizione piemontese in Crimea è una partita di piacere; indi non fa meraviglia se tanta sia l’affluenza dei concorrenti.
Nei circoli diplomatici parlasi molto di una Nota assai risoluta, nella quale i gabinetti di Londra e di Parigi, respingendo il sistema della neutralità prussiana, propongono alla Prussia l'unica alternative di dichiararsi 0 amica o nemica.
Proveniente, da. Pietroburgo è arrivato a Berlino il duca Giorgio di Melklembourg Strelitz marito di una granduchessa di Russia. Egli è molto iniziato nelle intenzioni dello czar e più volte speditovi dalla Russia fu in missione particolare presso le Corti alemanne.
Si continua tuttavia nei circoli parigini a conghietturare sulla missione di lord Russell, la quale è sempre inviluppata nel più profondo mistero. Pur v'ha chi assicura che ella usasse un carattere eminentemente politico, è la pubblica opinione si accorda nel credere che Russell impiegò la sua influenza per trattenere il governo napoleonico da qualunque troppo esplicito sentimento di pacificazione. Imperocché l’Inghilterra è sopra modo interessata ad umiliare la Russia laonde scapiterebbe assai se la Francia fosse disposta a ritirarsi dalla lotta e lasciarne il compimento alle forze inglesi che da sé sole si riconoscono insufficienti. Ma si ha ferma fiducia che il gabinetto delle Tuilerie non sarà per recedere dalle sue primitive determinazioni. Oltre a ciò, i francesi in generale sono avversi alle trattative di accomodamento, perché vuolsi che la Russia col mezzo di esse trattative ad altro non intenda che a guadagnar tempo, e cosi a primavera, ritraendosi dai campi della diplomazia, potersi presentare con forze più formidabili sui campi delle battaglie.
Si crede che il 16 gennaio dopo un consiglio di ministri e in seguito a dispacci venuti da Vienna, l'imploratore Napoleone, fece scrivere a Bourqueney suo ambasciatore appo la Corte austriaca una lettera di intenzioni piuttosto conciliatrici!
Ai 20 gennaio il ministro della guerra presente all'imperatore per la sanzione il decreto di formazione di una legione svizzera. Il colonnello elvetico Meyer di Olten fu ricevuto due volte alla udienza imperiale, e fu inoltre invitato a pranzo dal ministro della guerra. Dicesi, che la legione svizzera in Crimea per conto della Francia sarà di 12,000 uomini.
Si pensa di aumentare lo stipendio degli ambasciatori, perché più decorosamente possano rappresentare la Francia presso le Corti estere.
Alla occasione del prestito nazionale in Francia, un contadino presentossi al ricevitore con un sacchetto di 1000 franchi, e lo depose sul tavolo dicendo: Per l’imperatore. Volete dire per l'imprestito? soggiunse il ricevitore. No’, per l’imperatore, e per aiutarlo a far la guerra a Niccolò, replicò il contadino. E il ricevitore: Volete dell’imprestito al 3, o al 4 e mezzo? Stanco l'esibitore conchiuse: Datemi la ricevuta e finiamola. Ecco come il popolo della campagna considera un prestito nazionale!
Le spiegazioni date da lord Iohn Russell intorno alla sua dimissione e l’adesione di lord Palmerston han dimostro la necessità di spingere vigorosamente la guerra. Rebuk alla Camera de' Comuni propose la nomina di. una Commissione per esaminare la condizione dell’esercito inglese innanzi a. Sebastopoli e la condotta del Dipartimento dei viveri. La discussione della proposta fu rimessa al 29 gennaio.
Si attribuisce al conte di Montemolino un nuovo Manifeste che circola a Madrid e nelle provincie; con esso è chiamato alle armi tutto il partito dei carlisti (Presse). Parecchi proletari, che pur dianzi gridavano per fame, furono trovati con 13 e 14 napoleoni d’oro in tasca. Si accredita sempre più la voce che Cabrera, sia veramente in Ispagna. Il capitano generale di Granata arrivò a Malaga con 2000 fanti, 400 cavalli e 8 cannoni. Il governo ebbe documenti, che furono clandestinamente spediti da Madrid nelle provincie, intesi a screditare il sistema costituzionale e la nazionale rappresentanza. Nella seduta del 19 gennaio un deputato propose alla Camera di dichiarare che ella non avea fiducia nel ministero. La proposta ebbe 136 voti contrari e 62 favorevoli.
Scrivono all’Espana che una sollevazione nella Navarra sembra inevitabile, se il governo non dispone forze suflicienti a coprire i principali punti strategici.
Il principe Danjlo recossi a Zara, onde ricevere personalmente la sposa. Il matrimonio fu celebrato a Cettigne il 23. L’arcivescovo di Zara compi la cerimonia religiosa.
L’armata di occupazione nei suoi rapporti col governo greco cambiò il titolo di armata di occupazione in Grecia in quello di armata alleata in Grecia. Ma le parole non mutano l'essenza delle cose.
Sono instituiti a Plojcscht, Riinnik, Russwede e in altri luoghi della Valacchia uffizi di arruolamento onde formare una legione valacca in servigio del Sultano. Il principe Stirbey apparecchiavasi a partire per Costantinopoli.
Fu scoperta e compressa una rivoluzione preparai dai softa. Il Divano tenue una conferenza nella quale si emise una opinione contraria al servizio delle pattuglie francesi in Costantinopoli.
Il conte Schlick doveva partire il 30 gennaio per la Galizia, dove già si è recato il tenente maresciallo principe di Schwarzenberg.
Nella notte dal 7 all’8 gennaio i russi fecero una sortita contro la parallela che trovasi innanzi alla batterie Num. 19. I francesi gli aspettarono a bruciapelo e li respinsero vigorosamente; parecchi morti russi restarono sul terreno. Nella notte dell'11 al 12 un 150 russi attaccarono le linee francesi; dopo un combattimento a corpo a corpo che durò alcuni minuti, i russi si ritirarono, lasciando nelle linee aggredite sotte morti e due prigionieri feriti; i francesi ebbero 5 feriti soltanto. Ma non ostante lo continue molestie dei russi, verso la meta di gennaio le opere di assedio erano portateo fino a 45 metri di distanza da Sebastopoli. Tutte le corrispondenze parlano di eccessive nevi cadute, allo quali vuolsi attribuire la dilazione di un attacco alla fortezza.
Credesi che il generale Canrobert per operare un vigoroso attacco contro Sebastopoli aspetti l'arrivo in Crimea della guardia imperiale, non che dei generali Niel e Pelissier. Le truppe francesi sono animale da entusiastico spirito guerriero. Sembra che i disagi del verno, le nevi, i ghiacci, le strade quasi impraticabili aumentino il loro coraggio.
Ai 16 gennaio si tenne a Sebastopoli gran consiglio di guerra innanzi ai principi imperiali Niccolò e Michele. Vi si trattò l’argomento di dare un generale assalto alle posizioni nimiche. Il corpo di Osten-Sacken era in accelerato movimento retrogrado per prender parte alla definitiva azione. (Da nostra corrispond.)
I curdi mossero turbolenze nella Mesopotamia. Depredarono due navi è sconfissero un corpo di Bascibozuk che aveva l’incarico di richiamarli al dovere con la forza.
Dicesi prossima a Parigi la comparsa di un nuovo giornale intitolato l’Etendard catholique, il cui scopo principale sarà di promuovere in Francia il ripristinamento degli Ordini religiosi.
Dallo Scientific Misccllany e dato il seguente quadro del Cristianesimo in tutto il mondo:
Cattolici in Europa |
154,444,000 |
.... in Asia |
40,000,000 |
.... in Africa |
12,000,000 |
.... in America |
35,000,000 |
.... in Oceania |
3,450,000 |
|
244,894,000 |
Protestanti con tutte le lor sette |
48,935,000 |
Greci eterodossi |
55,880,400 |
|
104,815,400 |
Un congresso per la pace già si è fatto e vi è stato conchiuso che debba continuarsi energicamente la guerra. Esso è al meeting monstre convocato a Leedsin Inghilterra dal pacifico Cobden. Senza guari curarci dei discorsi che si fecero in favore della guerra, riporteremo un sunto del discorso pronunciato dal grande oratore della pace. V’erano presenti più di 6033 persone; non essendosi potuto trovar sale abbastanza vaste per contenere tanta moltitudine, il meeting ebbe luogo all’aria aperta nel cortile del palazzo di città.
Cobden comparisce, salutato con vivi applausi e dopo un lungo preambolo dice: «Io convengo coi miei colleghi che l’Inghilterra non può fare che una grande guerra ma perciò occorre molto danaro. Io credo che il cancelliere del tesoro siasi illuso nel credere che questo paese potesse far la guerra a buon mercato. Gladstone vi chiese 10 milioni di sterline e uni le abbiamo votate. Vedeste quanto presto fu spesa questa somma e potete facilmente immaginarvi quanto danaro bisognerà aggiungervi per condurre la guerra a buon fine. E che stiamo noi facendo? Trasportiamo la lotta sul territorio russo. Supponete per un istante che la Russia minacci d'invadere con 100,000 uomini, immediatamente vedrete la popolazione insorgere in massa e voterete 50 milioni di sterline per respingere l’inimico. Ma invadere la Russia, è una spedizione ben più costosa della difesa del nostro territorio contro lo straniero. Questa guerra costerà enormi sacrifizi e desidero sapere in qual modo voi volete che vi ai faccia fronte. Su questo proposito vi sono varie opinioni. Gli uni vogliono l’imprestito, g!i altri contribuzioni dirette, altri ancora imposte indirette. In quanto a me, io ho sempre temuto la rinnovazione del sistema dei debiti consolidati. Io temo gli imprestiti. Trovo che il lavoro nazionale sia già abbastanza ipotecato e trattasi di sapere se farete pesare su voi stessi e sui vostri figli gli aggravi di questa guerra; è pericoloso il permettere con troppa facilita al governo di ritirare somme dalla nazione, quanto più facilmente sono ottenute tanto più presto sono spese. Io credo che la Provvidenza abbia voluto che in uno stato di guerra vi fossero delle difficoltà e sembrami utile che questo difficoltà sussistano pel governo, quando si tratta di trovare risorse.
Noi faremo pagare (si sente una voce) alla Russia (si ride).
Cobden prosiegue: Ciò premesso, parterò della guerra per se stessa e primieramente dirò che io non sono, come si pretendeva, un partigiano della pace ad ogni costo. In questo paese havvi una società che considera ogni guerra esser contraria alla religione cristiana. Questa rispettabile società non ha mai voluto imporre la sua opinione alla politica del paese. In quanto a me, non mi occupo che di una quistione puramente politica e dico che il paese fu ingannato lin dal principio di questa guerra. Gli si fece credere che essa avesse per iscopo oggetti del tutto diversi (nò nò).
Potreste vqi negare che un anno è quindici mesi sono, voi eravate persuasi che si sarebbe pugnato per le libertà delle nazionalità oppresse del continente? (nò nò) Voi credevate che si andava a punir la Russia per la sua condotta in Ungheria, in Circassia e altrove (nò no). Si credeva che noi avremmo inscritto sulle nostre bandiere la divisa: Ristabilimento della Polonia! (nò nò). Questa era appunto la opinione del defunto lord Dudley Stuart, il quale credeva che l’attuale guerra avrebbe resa libera la Polonia (nò nò). In quanto a me, non prestai mai fede a questi risultati. Io non vidi in questa guerra che una guerra politica, una guerra. di diplomatici. Ma osserviamo la guerra tal quale è. Una opposizione agli attacchi della Russia contro la Turchia. Ebbene! Perciò abbiam fatta la guerra troppo presto, giacché si sarebbe potuto ottenere tutto questo senza versare una sola goccia di sangue (oh! ok!). So bene, e l’abbiamo proclamato alla Camera dei Comuni, il mio amico Bright ed io, la Russia ebbe torto verso la Turchia, essa l’ha provocata e la Turchia ebbe ragione di dichiararle la guerra (applausi). Ma attaccando la Turchia, la Russia attaccava forse anche noi? Io ammetto che la causa della Turchia sia la causa del diritto; ma dobbiam noi farci dovunque i campioni del diritto? Per quanto sia possente l’Inghilterra, le sue risorse non sarebbero sufficienti. Per la Turchia d'altronde, l’ho sempre detto e lo ripeto, il suo governo non rappresenta la maggioranza delle popolazioni. In quel paese vi sono 4 milioni di maomettani che opprimono 8 milioni di cristiani, ed io credo che se si andasse a' voti si troverebbe una grande maggioranza contro noi per la guerra (nò no). Ciò è indubitabile.
Una voce: Anzi è dubitabiIissimo.
Cobden: Ma allora perché i greci cristiani sono tutti tanto avversi agl’inglesi? Badate bene che codesta quistione vi occuperà per molti anni, in conseguenza si deve esaminarla a fonde. Noi abbiamo dinnanzi a noi un governo il quale non rappresenta che una minoranza nella popolazione cristiana. Ella frappone inciampi per quanto può alle nostre operazioni, sicché nella Crimea dove abitano molti cristiani, i soli uomini intelligenti dell’Oriente, non si può ricavarne nessuna informazione e i nostri generali non conoscono nemmeno i nomi dei generali contro cui combattono. E ciò, premesso, come potete voi sperare di regolare un giorno le difficoltà interne della Turchia? Il nostro governo vuole che invece della Russia sola, tutte le cinque Potenze proteggano in comune la Turchia. In quanto a me, ciò è basato sullo stesso principio (nò nò). L'imperatore di Russia fu l'oppressore, ne convengo, ma forse, adottando noi stesso lo stesso principio della Russia, avremmo giustificala in gran parte la sua politica. Havvi un punto, sul quale siamo tutti di accordo ed è quello che sarebbe stato impossibile di meglio esporre lo stato deplorabile della nostra amministrazione militare di quanto lo fece questa guerra. Un ministro riconobbe alla Camera dei Comuni che la spedizione della Crimea fu un errore, uno sbaglio. Un ministro della corona dichiarò che tutti si sono ingannati, il governo e i generali. Ingannarsi riguardo una impresa di tanta importanza, e venire a dichiararlo con tanta, noncuranza come si trattasse della perdita di pochi scellini! Perché si sono tutti ingannati? Ma il primo borghese di Leeds che si fosse mandato a Costantinopoli con 10,000 lire sterline a sua disposizione, avrebbe trovato il mezzo di raccogliere tutte le informazioni possibili sopra Sebastopoli, sul numero degli uomini, dei cannoni, sul piano della piazza, su tutto insomma. Ma invece si manda un’armata nelle tenebre per poi venirci a dire ch’essa sbaglio la strada. In quanto a me, non solo si sbagliò sulla forza di Sebastopoli, ma non si sarebbe nemmeno dovuto andarvi (segni di disapprovazione). E una volta nel fango, vedete quanto costi ad uscirne; occorreranno armate enormi, tesori incalcolabili, ed una campagna diretta ben diversamente da quella di oggidì. Secondo me, havvi un altro mezzo di ritirare i nostri bravi soldati da questa falsa situazione ed è di non abbandonarci alle nostre esagerate speranze e non frapporre ostacoli al ristabilimento della pace. Vorrei inoltre, che questi valorosi, ai loro ritorno da Sebastopoli, fossero accolti come avessero trionfato, perché soffersero dieci volte di più a causa del loro inutile tentativo di quanto sarebbe stato il caso se avessero presa la città con un colpo di mano (applausi). E non abbiamo forse motivo di sperare una pace onorevole? Io so che alcuni devono proporre a questo meeting una risoluzione tendente a chiedere la energica continuazione della guerra. Non credete voi che una risoluzione proveniente da una assemblea di tanta importanza sia alla ad esercitare un sinistro effetto sulle aperte trattative? (nò nò). In quanto a me, io temo e prego i miei rispettabili amici di ben riflettere a ciò che stanno per fare.
L'oratore espone i mali che soffrono i soldati inglesi in Crimea. Poi demanda se non sarebbe giunto il momento di liberarli da queste sofferenze e concludere una pace onorevole? (nò).
Si vuol prender Sebastopoli (ripiglia Cobden) e demolirla perché la Russia venga fra dieci anni a Londra a contrarre un imprestito per ricostituirla. Noi prendiamo verso l’Europa una posizione di riparatori di torti che non ci appartiene. Né la Russia, né il resto del mondo ci riconosce per giudici. Vedete gli Stati del continente. Il re del Belgio dice al suo Parlamento, che l'Inghilterra adempie le funzioni di giudice, e invita forse la opinione pubblica del suo paese a sostenerci? Nò. Dice al suo Parlamento che fra le tre grandi Potenze di Europa havvi la guerra e che il Belgio deve conservare una neutralità rigorosa. Che dice il presidente degli Stati Uniti? Che è dovere dell’America e sta nel suo interesse di rimanere neutrale. La Svezia, la Danimarca, la Norvegia, che simpatizzano tanto per le idee liberali, tengono un linguaggio analogo. La Germania dice altrettanto, e nessun governo straniero accorda libero passaggio alle nostre reclute (Nò). Vedete dunque che l’Europa non ci accorda il suo appoggio in questa lotta. Si ha l'abitudine di rifiutarne il titolo di uomo politico, perché. in altra occasione ricusai, come oggi, di prender parte a certe grida di guerra. Due anni sono, tutti parlavano di una invasione francese; e perché non vi credeva, fui rappresentato con orecchi d’asino gridando la parola pace in un cannone. Ebbene, havvi taluno oggidì che creda ancora ad una invasione francese? Alcuni anni sono, votai contro il governo inglese e contro le pretese di ser Pacific, che quasi quasi ci gettavano in una guerra. Riguardai le sue pretese come irragionevoli ed accampale al solo scopo di trar profitto dalla occasione, e quando tale vertenza fu sottomessa al giudizio di arbitri, il credito di 26 mila lire sterline fu riconosciuto senza fondamento, e si assegnarono a ser Pacifico 150 lire sterline a titolo di elemosina. (Si ride). Ebbene anche allora fui trattato da pazzo, e la mia condotta rese invece pazzi alcuni dei miei amici. lo domanderò ai miei avversari, se sono ben sicuri che fra due anni potranno chiamarsi soddisfatti della loro condotta attuale. Oggi si parla di pace, e la popolazione industriale della città di Leeds sarebbe più guerresca dei diplomatici di Vienna e di Londra! lo spero che l’onorevole signor Raines non attaccherà in questa discussione il carattere personale dell’imperatore di Russia di cui lord Russell vantava, nel febbraio 1853, dopo la corrispondenza secreta, la saviezza e il genio e di cui lord Clarendon vantava la generosità dopo la rivoluzione della Polonia ecc. Dopo, lord Russell profferì dei discorsi che mi disgustarono, e che contribuirono ad eccitare lo spirito guerresco in questo paese. lo non voglio difendere lo Czar, giacché sarebbe difficile di trovare due uomini sulla terra che sieno meno fatti per andar d’accordo cerne lui e me. lo lo riguardo come uomo d’alta capacità intellettuale, ma in pari tempo la vera incarnazione del!a forza fisica.
Una voce: Abbattetelo.
Cobden. Questa parola mi riconduce alla quistione. Io temo che quanto voi fa le a Sebastopoli non farà che aumentare il suo prestigio. Si dirà che l'Inghilterra e la Francia attaccarono la Russia, e si trovarono troppo deboli per essa. La Russia è debolissima per l'attacco, ma per la difesa, vedete l’esempio di Napoleone. lo non credo che la Russia ambisca d'impadronirsi dei paesi vicini. Quanto tempo non le occorrerebbe per costruire strade e ponti attraverso le maremme e i deserti che la separano dall’Occidente! Per rendere fertile un terreno incolto occorrono sett’anni, per mettere la Russia in grado di fare quanto si suppone, occorre un secolo. Perciò giacché ci si presente un barlume di pace, vi supplico di non votare nessuna risoluzione. (nò nò)
Quindi Marsal propone: «Che secondo l'opinione di questo meeting, la guerra in cui sono impegnate l'Inghilterra e la Francia contro la Russia è una lotta imposta dall’oltraggiante aggressione dell’ultima potenza contro la Turchia; con uno scopo d'ingrandimento da parte dello Czar, e che giusta il parere di questo meeting, la guerra dev’essere continuata colla maggiore energia sino a quando si avranno ottenuto condizioni di pace onorevoli e sicure.»
Questa fu una degna risposta al discorso del pacifico Cobden.
Così fu risoluto a grandissima maggioranza.
Il Times continua, com'egli dice «la ingrata missione di comunicare al pubblico i tristi avvenimenti che accompagnarono la decadenza e la mala riuscita della grande spedizione britannica in Crimea. Ed aggiunge che, secondo informazioni degne di fede, la situazione degli inglesi in Crimea non solo è cattiva, ma è pur anco minacciata da un disastro quasi senza esempio nei sanguinosi annali della storia. Si fiano ascendere i morti a 60 al giorno, senza contar quelli che le fatiche ei le malattie pongon fuori di servigio. Non rimasero più che 14,000 uomini, e appena 2000 erano in buona salute al principio di gennaio! Scarso nutrimento, vestiti insufficienti, spiriti abbattuti, niun riparo contro le intemperie dell’aria; nondimeno l'armata deve adempiere penosi doveri con numero di uomini sempre minore, e il lavoro aumenta a mano a mano che le braccia diminuiscono! I più fiduciosi non parlano di un attico che per la fine di gennaio, ma che sarà rimasto allora dei 53,000 uomini che abbandonarono le rive inglesi per andare all'assalto di Sebastopoli? Sarà perduta, tranne il caso di qualche miracolo, la sola, solissima armata inglese, che fu l'oggetto di tanto orgoglio, di tanto affetto, di tante cure, terrore del nimico sul campo di battaglia, difesa e baluardo della libertà e indipendenza della Gran Bretagna! E la nazione è forse preparata a tanta sciagura? Essa è preparata a dire: I nostri bravi soldati perirono…... perché dell’armata si fece una vasta bottega, un trastullo dalla aristocrazia, un mercato nel quale l’avanzamento non è guiderdone del merito, ma si vende e si compra! Ciò che la spada dei russi non potè fare, fece la incapacità dei nostri ministri e dei nostri generali!»
Questi pochi brani della geremiade del Times crediamo sieno sufficienti a dimostrar com’ei si adoperi perché la memoria del ministero di Aberdeen trapassi esecrata alle future generazioni. Or che non può mai l'ira di un accreditato giornalista? massime colà dove la forza della libera stampa è considerata uno dei principali elementi del pubblico benessere.
Anticamente il libero sofismo in alcuni paesi predominava come oggi in alcuni paesi predomina la stampa libera; ché que&la sembra avere ereditato i diritti di quello. E allora come si regolavano i grandi che voleano fare a lor modo e parer di fare a comune vantaggio? Dionisio il giovane chiamava alla sua mensa e largamente stipendiava i più celebri sofisti; e richiesto perché cosi si diportasse rispondeva cosi esso adoperare non perché facesse gran conto di loro, ma perché i siracusani suoi sudditi col mezzo dei sofisti lo facessero di lui. Se Aberdeen avesse imitato Dionisio, avesse cioè comperato gli articolisti del Times, non sarebbero mancati altri rettonici colori per provare la saviezza ministeriale e il floridissimo stato dell’esercito inglese della Crimea. Ha però a ciò supplito il Journal de Constantinople, il quale ci assicura che le truppe britanniche innanzi a Sebastopoli; danno attualmente il numero di circa 40,000 bravi combattenti! Oh andate mo a credere ai giornali! Uno vi dice che ne rimasero appena 2000 affranti dalle fatiche e dalle privazioni, un altro che ve ne sono 40,000 tutti pronti all’assalto! Raglan per difendersi dai colpi dell’irritato Times, ha trovato anche esso il suo campione, il Journal de Constantinople.
Il duca di Newcastle ha dichiarato al Parlamento inglese che Raglan ricevette autorizzazione d’allontanare dal campo i corrispondenti dei giornali.
La Union, organo di Pierce presidente di Washington, annunziava ultimamente ai democratici americani che «Menzikoff avea già piombato (co si almeno conghietturavasi) sugli alleati con tutte le sue forze rifalle e rinnuovate, e avea già terminata la guerra in Crimea!» Non è a dire quanta si fosse per questa notizia la gioia de' russomani dell’altro emisfero: a renderla però più piena la Union soggiungeva: «Se il trattato di Vjenna dei 2 dicembre è attuato in modo da trascinar l’Austria ad una lotta con la Russia, tutti gli elementi, tutti i mezzi guerreschi de' latissimi dominii dello czar Niccolò saranno messi in azione, e sull’Europa scoppierà un fulmine, che potrebbe crollare tutti i troni nella sua furia vendicatrice. La Union in segreto vagheggia principalmente la umiliazione della grande rivale della Unione Americana, e già vede percossa dal fulmine moscovita tornare ignuda all'alga la pestatrice del sonetto del Monti. Ma un esimio politico diceva che la vittoria nelle guerre è da quella parte dov’è maggior copia di danaro. Se ciò fosse vero, potrebbe la Union tornare a far meglio i suoi calcoli.
A Torino si fanno discussioni parlamentarie sul trattato dell'alleanza anglo-gallo-sabauda. Furono inscritti per parlare in favore del trattato i deputati Torelli e Durando, e per parlare contro il medesimo i due insigni democratici deputati Farina e Brofferio. E non è quello un perdimento di tempo? nel caso che la Camera non approvasse il trattato, la conseguenza forse sarebbe che un trattato conchiuso con Francia e Inghilterra non sarà eseguito? Son pur curiose certe pretensioni! Perche dunque Farina e Brofferio vogliono impugnare la validità del trattato? Essi hanno la mania di vedere riportate le loro concioni nei giornali di Pietroburgo! Sarà però vero che lo czar Niccolò si faccia illudere dalle sabaude democratiche simpatie, che fan voti, come non ha guari diceva e ripeteva la Voce della libertà, per la vittoria delle armi moscovite? E chi avrebbe mai pensato che le intelligenze coperte di frigio berretto si sarebbero finalmente innamorate anche dello knout e del ballock?
I. Se il Protettorato esercitato fin or a dalla Russia sui principati di Moldavia, Valacchia e Servia cessi, e se in futuro i privilegi e le immunità che si accordarono dai sultani a quelle loro dipendenze si mettano sotto la garanzia collettiva delle Potenze per mezzo di un trattato speciale con la Sublime Porta.
II. Se la navigazione del Danubio sia libera da ogni ostacolo alle sue bocche, e se il principio stabililo nei congresso di Vienna sia esattamente eseguito ed applicato a questo caso.
II. Se il trattato del 3 luglio 1841 subisce una revisione con la sanzione di tutte le parti contraenti per un migliore ristabilimento di poteri in Europa, e allo scopo di restringere la forza della Russia nel Mar Nero.
IV. Se la. Russia smette le sue pretese di esercitare un protettorato ufficiale sui sudditi della Porta, a qualunque religione appartenenti, ritenuto che la Francia, l’Austria, l'Inghilterra, la Prussia e la Russia non si accordino a prendere la iniziativa per ottener dal sultano la conferma e la debita osservanza della libertà di coscienza di tutte le Chiese cristiane nei domini turchi, ed approfittino, nello interesse comune dei loro correligionari, delle generose intenzioni e del disinteresse manifestato dal sultano, ma senza ledere la dignità e la indipendenza del suo trono.
I. Il protettorato dei principati danubiani debb’essere esercitato in futuro dalle cinque potenze collettivamente sotto le stesse condizioni stipulate in loro favore nei trattati fra la Russia e la Turchia.
II. La libertà della navigazione del Danubio già esiste de jure, e la Russia non pensò mai a restringerla.
III. Si ammette la revisione del trattato del 1841. E la Russia non si opporrà alla abolizione del trattato medesimo, se la Turchia, come lo Stato più interessato, acconsente a questo cambiamento.
IV. La Russia vuole garanzie riunite per la libertà civile e religiosa delle popolazioni cristiane dell’Impero ottomano, senza distinzione di religione, da darsi alle cinque potenze collettivamente.
I. Abolizione del protettorato esclusivo della Russia in Moldavia e Valacchia, ed i privilegi di queste provincie riconosciuti dal sultano, vengono posti sotto la garanzia delle cinque potenze.
II. Libertà della navigazione del Danubio secondo i principii stabilili cogli alti del congresso di Vienna all'articolo delle comunicazioni fluviali. Controlleria di una commissione mista, che sarà investila dei poteri necessari per rimuovere gli ostacoli che esistono alla imboccatura è si formeranno più tardi.
III. Revisione del trattato del 13 luglio 1841, per legare più completamente la esistenza dell’Impero ottomana all’equilibrio europeo. lo non rifiuto d’intendermi in conferenze formali di pace, sopra i mezzi che le tre Corti dovessero proporre per metter fine a ciò che esse chiamano preponderanza della Russia nel Mar Nero, a patio però, che nella scelta di questi mezzi non se ne trovi alcuno che polesse pregiudicare i diritti di sovranità del mio auguste sovrano nel suo Impero.
IV. Garanzia collettiva delle cinque potenze (in luogo del patronato esclusivo che possedevano finora alcune di esse) per la consacrazione e l’osservanza dei privilegi religiosi delle diverse comunità cristiane senza distinzione di culto, a condizione che la realizzazione delle promesse solenni fatte in faccia al mondo dalle grandi potenze cristiane siano un’opera seria e coscienziosa, e che la protezione promessa sia efficace e non una vana parola.
Si ha da Vienna che tanto la notizia sparsasi che l’Austria avesse appoggiata presso le Potenze occidentali la conclusione di un armistizio, quanto l’altro che la Francia avesse risposto negativamente, sono mere invenzioni giornalistiche. Anzi si assevera che i ministri e plenipotenziari militari delle tre Potenze alleate abbiano già combinato in comune un piano di operazioni guerresche, in seguito a un trattato di alleanza offensiva, il quale ancora non si pubblica, perché vuolsi che alla sua pubblicazione conseguitino immediatamente i fatti (Vossische Zeitung). E si aggiunge che l’inviato austriaco Prokesch a Francoforte abbia ricevuto dal suo governo instruzioni di proporre all’Assemblea federale la mobilizzazione della' metà dei contingenti senza aver riguardo alle ritrosie della Prussia. Prevedosi che la maggioranza dei membri federali non solo aderirà alla proposta, ma molti di essi chiederanno la mobilizzazione degli interi contingenti, affinché cosi la guerra sia energicamente porta la a un sollecito fine (Schlesische Zeitung). Le prospettivo di pace sempre più si fanno scarse, e parlasi a Vienna di un nuovo scritto dello czar, secondo il quale le speranze di un accomodamento non sono che inutili desideri.
Continuano le trattative per una convenzione militare fra l’Austria e la Francia. Vuolsi che già siasi precisato il caso che truppe francesi debbano entrare nel territorio austriaco.
Ai 25 gennaio accreditavasi sempre più a Vienna la voce che il governo austriaco aveva spedito una seconda circolare ai governi tedeschi per la pronta mobilizzazione della metà del contingente federale. Altri assicuravano che l’Austria disponevasi a chiedere sollecitamente la votazione concernente la mobilizzazione dell’esercito alemanno. Il giorno innanzi dicevasi che Gortschakoff era entralo in pacifiche trattative, ma la notizia era priva affatto di fondamento.
(Daremo nel successivo numero il dispaccio austriaco per la mobilizzazione dei contingenti federali).
Ai 24 gennaio Bourqueney ambasciatore francese a Vienna diede uno splendido banchetto cui furono invitati molti membri del corpo diplomatico.
Giunsero il 25 gennaio a Vienna un corriere francese da Parigi e un corriere sardo da Torino, non che il generale inglese Cannon da Costantinopoli.
Già debbono essere cominciate a Vienna le sedute della Commissione incaricata dei lavori di organizzazione dei principati danubiani.
Notizie ulteriori recano che l'Austria già sottopose alla Dieta la proposta della mobilizzazione.
Corre voce che la Dieta di Francoforte abbia approvata la mobilizzazione di 240,000 uomini.
Il governo francese con la massima attenzione sta sempre sulle traccie degli speculatori di cereali. Si assicura che due ricchi incettatori furono obbligati a restituire somme considerevoli guadagnate vergognosamente, che da taluno si fanno ascendere perfino a 5 milioni di franchi.
Parigi in questi ultimi giorni fu spettatrice di un insolite fenomeno; un mezzo piede di neve copriva tutte le strade, e cotale un freddo imperversava che faceva prevedere l'aggelamento della Senna che limitata a strettissimo letto gonfiavasi trascinando nel suo corso deplorabili ruine. Le autorità. fecero, rompere il ghiaccio su tutti i punti onde impedire i malefici effetti che suol produrre nel suo discioglimento.
Nei circoli orleanisti fece non poca sensazione la condanna a 6 mesi di carcere e 500 franchi di inulta inflitta al conte di Montmirail incriminato di propagazione di false notizie.
Si parla positivamente di aumentare i campi nelle vicinanze di Boulogne.
A un vecchio francese generale di brigata, cui non si volte accordare di andare in Crimea, si disse potere esser sicuro che presto guadagnerà il grado di generale di divisione sopra un altro campo di batta glia!
E spedito in missione presso l’imperatore Napoleone il generale austriaco Crenneville.
Sevillano ministro delle finanze diede la sua dimissione; succede Madoz. Si fecero a Madrid un 150 arresti; si dice che in parecchie case si trovò danaro destinato a pagare gli agitatori. Vociferavasi contemporaneamente che il governo seppe per telegrafo che il conte di Montemolino e alcuni capi carlisti erano entrati in Ispagna.
Ai. 16 gennaio (dicesi) gli agenti di Montemolino incassarono a Parigi 25 milioni, di reali in conto di un prestito di 125 milioni conchiuso con una casa bancaria. Le provincie di Galizia, Navarra, Catalogna, Valenza e altre non attendono (cosi si afferma) che il segnale per aprire la lotta e inalberare il vessillo dell'assolutismo.
Santa Cruz ministro dell'interno annunziò alle Corte s che il governo avea sequestrato a Madrid un convoglio di armi destinate ai carlisti.
Pare che ai primi di marzo Soulé voglia tornarsene in America.
Dicesi che la regina abbia incaricato Russell e Palmerston a comporre un nuovo gabinetto. Ai 21 gennaio fu consiglio di ministri a Londra, dopo il quale Aberdeen parti per Windsor dove è la regina.
Il ministero inglese ai 30 gennaio in seguito a fierissime diatribe sulla mozione di Roebruk fu battuto da una maggioranza di 100 voti!
Dicesi confermata ufficialmente la notizia che presto sarà conchiuso un trattato di alleanza fra la Svezia e le Potenze occidentali. Indi corse? la voce di ordini dati per mettere l’armata svedese in acconcio di guerra. Ma questa voce fu smentita. Certo è però che la Svezia prosiegue senza interruzione i suoi armamenti terrestri e marittimi.
Da Costantinopoli si scrive al Corriere Italiano che v'è generale lo sdegno contro gli autori degli assassinii commessi sulle persone di militari francesi. Da principio i sospetti cadevano su i greci russofili; ma ebbesi poi la certezza che queste prodezze sono dovute allo stile settario della democrazia straniera. I quartieri di Pera e di Galata sono percorsi tutta notte da pattuglie francesi. Si osserva la più severa sopravveglianza intorno ai rifuggiti politici.
Si effettua un sollecito movimento di truppe austriache verso le frontiere settentrionali.
Domina in Odessa la massima costernazione, giacché si terne un attacco da parte degli alleati. Vi si lavora giorno e notte nelle fortificazioni e si fa mostra di volere opporre una disperata resistenza l'Tutte le notizie concordano nel dire che si presero le più scrupolose disposizioni per incendiare la città nel caso che dovesse restare in potere degli occidentali.
Teodoro Paskiewitsch figlio del maresciallo principe di Varsavia è nominato general maggiore.
Partirono da Varsavia il generale del genio Dahn, membro del Consiglio russo, alla volta di Kozientce, e il tenente generale Essen alla volta di Siedice. Proveniente poi da Lublino arrivò a Varsavia il tenente. generale Szepielew capo della quarta divisione di fanteria.
Scrivono da Galacz (Cor. It.) sempre più accreditarsi la voce che i russi si dispongono a qualche fatto decisive contro le posizioni degli alleati. Questa notizia è in analogia con l'altra da noi già data del consiglio di guerra tenuto a Sebastopoli alla presenza dei granduchi Niccolò e Michele.
Parlavasi in questi ultimi giorni a Vienna di una battaglia vinta dai russi (Times). Ma la notizia non è peranco confermata.
Nello arsenale in Torino si lavora indefessamente tutte le officine sono in attività per provvedere armi allo esercito che andrà in Crimea, e che sbarcherà nel golfo di Kaffa per minacciare le vie di comunicazione fra l'istmo di Perekop e Arabad.
Un Beraeynshi principe polacco, che fu tenente della guardia russa, preso servigio nello esercito turco dell’Asia.
Scrivono da Pietroburgo che per ordine dello czar viene introdotta in tutti gli ospedali civili e militari dell'Impero la cura omeopatica e che ai medici è severamente inculcato lo studio della omeopatia.
Ê qualche tempo che non parlavasi più di Sciamil. La prima voce bizantina che torno a. tener proposito dello illustre capitano circasso, ne annunziò la morte!. Ma non dicesi né dove, né come, né quando sia ciò intervenuto. E finché non ci giungano schiarimenti positivi su questi tre punti, noi saremo di parere che Sciamil
«Ride di cosi trista e brutta nuova,
«E mangia, e bee, e veglia, e veste panni.
Il Nouvelliste di Amburgo ha da Costantinopoli in data l'gennaio che Sciamil presso Sarybashe irruppe all'improvviso contro i russi e ne fece prigionieri alcune centinaia. L'esercito di Sciamil si compone di 60000 soldati regolari, quasi tutti polacchi e disertori russi e di 1400 irregolari con 32 cannoni. Sciamil era ultimamente ad Aver.
Le spoglie mortali del cardinale Serafini dopo di essere state esposte per tre giorni negli appartamenti da lui abitati, la. sera di sabbato 3 del corrente col consueto convoglio funebre vennero trasportate nella chiesa di San Marcello, ove la mattina del 4 furono fatte le solenni esequie. Nella medesima chiesa di buon mattino si recarono a recitare l'officio di requie le diverse comunità religiose, e alle dieci vi si condusse unitamente al Sacro Collegio, ai prelati ed alla Ecc.ma Magistratura Romana anche la SANTITÀ di NOSTRO SIGNORE ricevutavi alla porta da Sua Em.za R.ma il sig. Cardinal Mattei vescovo di Porto e Santa Rutina.
Stamane in via della Rocca della Verità ha subito l'estremo supplizio, mediante il taglio della testa, un Giuseppe De Cesaris da Monteleone del Governo di Cascia, campagnolo, della età di anni 25, colpevole di omicidio con animo di rubare. Ê morto con pubblica dimostrazione di profondo pentimento.
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Oggi 6 febbraio sarebbe il giorno fortunato, in cui (secondo che annunziarono unanimi i periodici europei dovrebbero aprirsi a Vienna le conferenze della pace! E dicevasi a Torino che anche il Piemonte avrebbe mandate a queste conferenze un suo rappresentante nella persona chi affermava del cavalier d’Azeglio, chi del conte Cavour, chi del marchese Alfieri di Sostegno (Arm.). Cosi comincierebbe ad avverarsi il vaticiniche nel Piemonte, giornale del non piemontese Farini, pur dianzi leggemmo, cioè che la alleanza della Sardegna con la Francia e con l’Inghilterra avrebbe recato alla Sardegna il singolare onore d’intervenire nei congressi della pace! Ma contemporaneamente si ha da Berlino che «le speranze pacifiche, originale dalle pratiche iniziatesi a Vienna, vanno sempre più scemando; imperocché assicurasi che (invece di credersi seriamente ad un accomodamento) le negoziazioni introdotte fra le Potenze occidentali e l’Austria, per trasformare in offensivo il trattato difensivo, continuano operosissime, e sono prossime alla loro ultimazione; anzi a Berlino ritiensi come cosa positiva essersi già stabilito che la guerra sarà spinta innanzi con tutta la possibile energia; che le pratiche relative all’intervento austriaco in essa guerra sono già in termine di essere conchiuse; che non vi furono nuove negoziazioni con l’ambasciatore russo Gortschakoff; finalmente che le disposizioni pacifiche, finora espresse in modo troppo generico dal gabinetto di Pietroburgo, non sono tali da farle realmente basi di un aggiustamento.»
Oltre a ciò nel Globe del 26 gennaio anuuuziavasi che «la convenzione militare fra l’Austria, la Francia e l’Inghilterra sarà firmata a Vienna fra pochi giorni; ed in una delle clausole di questa convenzione è stipulato che un'armata austro-gallica tra verserà la Lombardia per andare a premier parte alla guerra sul Danubio!»
Ed alcuni a ciò pretendono collegare la notizia che da vari giorni corre a Torino, la quale reca che sarà «prossimo per colà il a passaggio di un esercito francese di 60 mila uomini!» (Arm.).
Si accredita intanto la voce della formazione di un esercito francese destinato ad operare in mezzo al Continente, e vuolsi che questo esercito sarà di 80 mila uomini divisi in due corpi, uno dei quali avrebbe per nucleo l’armata di Lione e l’altro il campo di Boulogne (Indip. belge) Similmente si crede imminente la mobilizzazione di due eserciti prussiani, l’uno sul Reno, l’altro nella Slesia; cosi la Prussia farebbe fronte tanto verso la Francia, quanto verso l’Austria (Donau). Le paion tutte combinazioni acconcie invero al buon andamento delle conciliatrici conferenze, che oggi, propriamente oggi, si doveano aprire a Vienna!
rimesso dal conte Buol agli ambasciatori austriaci
accreditati presso i diversi governi federali tedeschi
intorno la mobilizzazione dei contingenti federali.
Vienna 14 gennaio 1854.
Giusta la deliberazione presa dalla Assemblea federale il 9 dicembre, ritenemmo nostro inevitabile dovere di metterci direttamente in comunicazione confidenziale col governo prussiano riguardo la conseguenza pratica da dedursi dalla deliberazione della Confederazione.
Dalla m:a comunicazione del 26 dicembre avrete imparato a conoscere le instruzioni rilasciate a questo scopo al nostro ambasciatore in Berlino. Dalla risposta testé pervenutaci che ho l’onore di rimettervi in copia, chiaro risulta che le opinioni dei gabinetti di Vienna e di Berlino sono divergenti in parecchi punti essenziali.
Tutta la Confederazione riconosce lo stato minaccioso delle cose; la Prussia però lo pone in contingenza in base delle ripetute assicurazioni della Russia che essa si limiterebbe alla difesa del suo proprio territorio di cui non si ha però nessuna guareutigia. Noi non deprezziamo cotale promessa fatta da una potenza belligerante, né la influenza che essa può esercitare, al caso, sulla limitazione della guerra, ma una quantità obbligatoria ed assicurante, che possa esercitare una influenza positiva sulla esecuzione della deliberazione presa dall'Assemblea, non può essese attribuita né dai governi tedeschi, né dall’Austria ad una promessa, che non fu da alcuno accettata. Se occorresse una prova che la Russia stessa non crede poter confermare la sua attitudine militare alla sua promessa, la si troverebbe attestante nel procedere della Russia contro la Turchia sulla destra sponda del Danubio.
Quand’anche non ricusassimo di prender parte alle speranze che l’Europa manda alle concessioni fatte ultimamente nella conferenza del 7 corrente il risultato da ottenersi è tanto lontano, i pareri circa la esecuzione pratica e la applicazione dei quattro punti preliminari possono divergere in tante guise l'uno dall’altro e vicissitudini della guerra esercitare tanta influenza, che il gabinetto imperiale non può abbandonarsi alla speranza di avere nei risultati conseguiti finora una sicura garanzia per lo ristabilimento della pace.
Noi facciamo appello al buon senso dei governi tedeschi e domandiamo, s’essi possono illudersi. in modo da supporre che le condizioni abbiano perduto di quel carattere minaccioso che la Confederazione stessa ha riconosciuto. S. M. l’imperatore nostro augusto sovrano, reputi necessario di trovarsi preparata a tutte le eventualità, e finché manca la certezza di un favorevole risultato, i negoziati di pace non eserciteranno influenza suite misure militari dell'Austria, né, secondo il parere dell’imperatore, può permettersi che si pregiudichino gl’impegni che furono contratti con gli alleati tedeschi di S. M. pel conseguimento di scopi comuni. Una tale posizione non può che giovare agli interessi della pace ed aumentare la prospettiva di una favorevole riescita. delle negoziazioni.
È nostra ferma persuasione che i nostri confederati tedeschi debbano porre la Germania tutta in una posizione la quale sia atta ad incutere rispetto. Ci sembra che gli interessi della nazione tedesca e dei suoi principi esigano imperiosamente, che la Germania sia pronta come noi ad ogni eventualità. Qualsisia la spiegazione che si darà in avvenire alle decisioni della Confederazione, nella sua qualifica di potenza politica, pure dobbiamo nuovamente proporre che che si provveda immediatamente a tutto quelle che è necessario per lo sviluppamento della sua forza militare.
Comprenderete di leggeri, che con un tal parere, non abbiamo potuto rispondere alla comunicazione del gabinetto prussiano riguardo agli armamenti della Prussia e della Confederazione tedesca altrimenti, che rimettendo al conte Esterhazy le instruzioni qui annesse in copia.
L’imperiale inviato presidente si adoprerà in conseguenza presso i diversi comitali affinché propongano all'Assemblea federale la mobilizzazione della metà almeno dei contingenti federali ove non si trovasse più consigliabile di porre su! piede di guerra tutto l’esercito federale. La quistione se nel primo caso avessero da formarsi due uniti corpi di armata oppure un corpo, di armata completo a cui’ l’altra metà dei contingenti dovrebbe seguire alla occorrenza, non che gli altri punti di tal natura devono essere soggetto di prontissime discussioni e decisioni per parte delle autorità federali.
La scelta di un comandante in capo della Confederazione sarà pure necessaria, allorché le diverse parti dell'esercito federale siano poste sotto un comando inerentemente all’alto federale. Noi siamo perciò del parere, che l’assemblea federale debba occuparsi immediatamente di questo oggetto e fare i passi necessari per eleggere un comandante in capo delle forze militari federali, mentre nei singoli Stati federali verranno prese le misure necessarie per preparar le truppe della Confederazione alla guerra, e metterle a disposizione del comandante in capo da scegliersi.
Comunicherete queste instruzioni e gli annessivi documenti alla Corte presso cui siete accreditato, e la inviterete ad informarci delle decisioni a cui avrà dato motivo questa comunicazione, non che delle istruzioni che «ssa sarebbe inclinai di far pervenire al suo rappresentante in Francoforte, affinché possa procedere di concerto nella esecuzione dell’importante dovere, che l’organo della volontà di tutta la Germania ha da adempiere.
Aggradite ecc.
Buol
Si afferma positivamente che l’Annover, il Daden, il Brunswich e gli Stati della Turingia (alcuni vi aggiungono anche la Baviera) nella Dieta federale di Francoforte si dichiararono a favore dell'Austria (Donau). E 6i credo impossibile (Cor. It.) che la Prussia si conservi neutrale in mezzo ad una guerra, in cui si troverà implicata l’Austria e una gran parte della Alemagna. Neutrale la Prussia? Noi non vi crediamo giammai. Se una parte soltanto della Alemagna è con l’Austria, ciò è perché l’altra parte segue le inspirazioni e i movimenti della Prussia. La scissura germanica non può produrre lo stranissimo risultato che una parte degli Stati si avventuri alla sorte delle armi, e l’altra rimangasi oziosa spettatrice degli avvenimenti.
Scrivono da Parigi al Post che il gabinetto prussiano, convinto dei suoi errori, ha indirizzato all’Austria una Nota, nella quale fa intravedere il desiderio di aderire alla politica degli alleati occidentali. E corrispondenti ufficiali scrivono alla Brestauer Zeitung che in seguito alla risposta della Prussia alla Nota dell'Austria per la mobilizzazione dei contingenti federali, è seguita una interruzione nello scambio dei dispacci fra Vienna e Berlino! Sussistendo questa interruzione, come potrebbe avere avuto luogo l'indirizzo della nuova Nota prussiana? Nella ipotesi poi che la interruzione nello scambi dei dispacci debba riporsi fra le spiritose invenzioni, noi siam di parere che anche l’indirizzo de' la nuova Nota non meriti alcuna credenza. Pria ch, e la Prussia si rimuova dai suo proposito, si avrà molto da fare, e molte cose dovranno succedere. Laonde il Corriere Italiano osserva che «le relazioni dell’Austria con la Prussia si riguardano come non poco inasprite dalla tenacità che mette il gabinetto prussiano nel procedere sulla falsa via da esso incamminata, specialmente dai primi di dicembre in poi.»
Non ismenticammo ancora che le ultime notizie viennesi lasciarono parecchi battaglioni russi al di quà del Danubio, cioè nella Dobrudsca e verso Baltschik, sebbene anteriori notizie gli aveano ricondotti in Bessarabia. Indi conseguitò un misterioso giornalistico silenzio; ma questo è rotto dalla Nota austriaca del 14 gennaio, in cui dicesi non essere conforme alle promesse il recente procedere della Russia contro la Turchia sulla destra sponda del Danubio. Or si continui pure a blaterare che il passaggio dei russi nella Dobrudsca non fu che una insignificante ricognizione. Buol la pensa assai diversamente, e i russi sono tuttora di qua, forse aspettando altri che a tempo più opportuno dovranno venire di là. Probabilmente saranno respinti, ma finora non si annunzia alcun movimento a questo scopo. Finché Gortschakoff è a Vienna e gli occidentali sono in Crimea, i russi non hanno a temer nulla di esser cacciati dalla provincia dobrudscana.
Una corrispondenza bizantina all’Areopago dice che i russi sono chiusi in Balaclava e non possono ricevere rinforzi; ché le comunicazioni sono fermate col grosso dell'esercito. I russi a Balaclava! E non è stato questo luogo sempre in potere degli alleati? La corrispondenza dovrebbe essere incorsa in qualche equivoco; è almeno la notizia richiede un qualche schiarimento.
Il Corriere Italiano seppe dal suo corrispondente fiorentino dei tre zeri (che distinguesi per 000) la mala riuscita dello spaccio del pane nello Stabilimento di Montedomini a Firenze. E noi riportammo questa notizia di riempimento fra le varietà del nostro numero 5, aggiungendo che la ci pareva indicare un corrispondente di alterata e romantica immaginazione. Ora il corrispondente medesimo scrive al Corriere che noi lo abbiam fatto ridere per averlo cosi qualificalo. Ma invece di ringraziarci a motivo del procuratogli buon umore, e ci contraccambia con un cotal po’ d’ingratitudine.
Ei dice che noi girammo in ischerzo l’affare de' forni, di Montedomini, perché «il Vero Amico dei Popolo è solito ad attingere le sue inspirazioni al gabinetto di Pietroburgo!»
E il Corriere pone seriamente quest’altra corrispondenza nel suo numero 23 dei 29 gennaio. Laonde oggi non sapremmo giudicare se abbia miglior criterio la intelligenza dei tre zeri è quella di messer Mauroner redattore principale del Corriere. Ed invero, che hanno a fare le pretese inspirazioni di Pietroburgo coi forni e col pane di Montedomini? Ma essi, Corriere e corrispondente, credono trovarvi una intrinseca relazione. Che sanno poi essi delle settentrionali inspirazioni? A sentirli, si parrebbe che Nesselrode non si occupi ad altro che a spedirci confidenziali istruzioni per informarci d’ogni più minuta cosa, anche dei pettegolezzi di qualche fornaio fiorentino! Han forse sequestrato i dispacci pietroburghesi, che potrebbero giustificare queste peregrine rivelazioni? E ben dovrebb’esser cosi; mercecché finora non ne ricevemmo alcuno e non isperiamo riceverne. Se il Corriere poi e il suo corrispondente non si contentano esser per tal guisa incriminati, porteranno in pace che lor diciamo che anche su questo proposito entrambi diedero prova novella di alterata e romantica immaginazione.
Nella occasione dei passaggio di soldati francesi in Toscana «una società di fiorentini di agiata condizione andava in giro per le trattorie e pei caffé più frequentati di Firenze, prevenendo i proprietari di questi luoghi pubblici di non accettar danaro dai francesi, poiché essi avrebbero pagato ogni spesa in proposito.»
E chi sono questi essi? La collocazione delle parole dice che sono i francesi; ma il corrispondente fiorentine dei Corriere Italiano pretende che in buona grammatica debba scriversi che «una società andava in giro.... poiché essi avrebbero pagato ogni spesa.»
Le son regole novelle che pur non dovrebbero venire da tale, che trovasi nella città,
«Ch’è gran maestra e dei parlar regina,
«Quando l’etrusche frasi e cribra e affina. (14).
Un corrispondente bolognese del Corriere Italiano avverte Mauroner che certi suoi corrispondenti, sebbene vantino sapere lo cose da fonti sicure e pretendano esserne stati essi stessi testimoni oculari, spessissimo svisano, esagerano, mentiscono le cose in modo da far trasecolare il lettore. E questa dichiarazione trovasi propriamente nel medesimo numero 23 e appresso alla corrispondenza fiorentina pubblicata da Mauroner perché sappiasi quel che nessuno crederà giammai, cioè che il Vero Amico del Popolo è solito ad attingere le sue inspirazioni al gabinetto di Pietroburgo! Il corrispondente di Bologna ci ha pienamente giustificati che noi nel nostro numero 5 non c’ingannavamo punto, asseverando che «Il Corriere si piace di avere corrispondenti di alterata e romantica immaginazione.»
Fasi della Borsa di Parigi nella rendita del 3 per 100 durante la quistione orientale | ||
All’arrivo di Menzikoff a Costantinopoli |
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80:00 |
Alla partenza delle (lotte pel Mediterraneo |
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78:25 |
All’ingresso dei Russi nei Principati |
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All'ingresso delle flotte alleale nel Mar Nero |
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Alla partenza dell'ambasciatore russo da Parigi |
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Quando Napoleone III scrisse la nota lettera allo czar Niccolò |
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Quando i russi passarono il Danubio |
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Alla conclusione del protocollo di Vienna del 9 aprile |
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Quando fu levato l’assedio di Silistria |
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Quando i russi sgombrarono i Principati |
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Alla spedizione in Crimea |
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Alla celebre notizia del tartaro |
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Dopo |a battaglia d’Alma |
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Dopo la battaglia d’Inkiermann |
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Dopo il trattato del 2 dicembre |
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Nel secondo imprestito francese |
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É arrivato a Londra il cavallo del generai Brown. Questo nobile destriero, emulo di Baiardo e Brigliadoro, fu colpito da tredici palle nelle battaglie d’Alma e d’Inkiermann. E pure oggi si trova in via di guarigione!
Si dice che il principe Menzikoff ad un tale, che domandavagli perchè non si tentava un vigoroso attacco contro le posizioni degli alleati, abbia risposto. Ora faccio riposare le mie truppe, mercecché di presente debbono fare la loro campagna i tre nostri alleati generali, Gennaio, Febbraio e Marzo. Indi però sopravverranno i generali alleati dei francesi! E Menzikoff lo sa. Vedremo come si diporteranno allora le sue truppe riposale.
Ai 27 gennaio giunsero a Vienna un corriere inglese da Londra, un corriere francese da Parigi, un corriere sardo da Torino.
Anche Gortschakoff intervenne alla soirée data il 28 gennaio dal conte Buol al corpo diplomatico.
Si ripete la voce che Arnim. ambasciatore prussiano dispongasi a fare un viaggio di coda durala da Vienna a Berlino.
Il 26 gennaio tennesi a Berlino, sotto la presidenza del re, un consiglio dei ministri, nel quale si parlò unicamente del dissidio fra l’Austria e la Prussia. Il mobilizzamento degli eserciti ché sorto nelle provincie di Sassonia e di Slesia pare diretto anzi contro l’Austria che contro la Russia.
La sera del 28 gennaio il duca di Cambridge smontava al palazzo della legazione britannica a Parigi. Fece esprimere a coloro elle lo attendevano il dispiacere che provava di non poter discendere nella gran sala dov’era aspettato.
Ai 24 gennaio la Casa Home, Eager e Compagni una delle principali Case commercianti di Londra, sospese i suoi pagamenti. Altri fallimenti si credono vicini.
L'elvetico colonnello Bontems fu invitato a recarsi in Inghilterra in qualità di luogotenente-generale capo di una legione estera. Egli accettò. Parecchi svizzeri già sono a Londra per entrare al servizio inglese, altri si prepararono ad andarvi.
Si dice che grandi sieno le difficoltà per la composizione di un nuovo ministero inglese. V’ha però chi assicura che Palmerston sarà il capo del gabinetto e Grey avrà il portafoglio della guerra (Times). Altri però vorrebbe lord Carliste capo del gabinetto (Globe), altri il duca di Newcastle (Morning-Advertiser). Ai 31 gennaio lord Derby propose a Palmerston di formare un gabinetto composte di esso Palmerston, Gladstone ed Herbert riuniti ai tories. Palmerston voleva però che il ministero degli affari esteri si desse a Clarendon.
Il governo spagnuolo ha instituito una inquisizione processuale, da cui risulta che un ricco negoziante. e banchiere inglese domiciliato a Madrid aveva dato parecchie somme di danaro per la spedizione di convogli d’armi e munizioni militari che erano inviate a Toledo per conto dei carlisti (Journ. des deb.). Uno di questi convogli fu sequestrato alla porta di Atocha; altre arme furono pur sequestrate in una taverna della piazza della Sabada (Patrie), dove si fecero dal popolo accorso entusiastiche acclamazioni al conte di Montemolino. Vennero arrestate alcune notabilità finanziarie appartenenti al partito carlista, e diversi generali dovettero allontanarsi da Madrid (Presse). Ma Leon Martinez riusci a fuggire; fra le sue carte si trovò un brevetto di comandante nell’armata carlista firmato da Cabrera (Cor. Hivas). Nel villaggio di Val-Tierra avvennero disordini; il governatore di Pamplona con un distaccamento di cavalleria recossi colà per disperdere i tumultuanti (Patrie). Circolano sempre voci di sommasse; i capitalisti non vogliono anticipare al governo la più piccola somma. Ogni giorno arrivano dalle provincie a Madrid tratte del tesoro protestate!
A Saragozza il 23 gennaio la quiete fu turbata seriamente da eccessi perpetrati dagli operai. Dicesi che la guardia nazionale sia riuscita a ristabilirvi l’ordine.
Si annunzia che il principe Oscar, secondogenito del re, è nominato comandante supremo della marineria di Svezia e Norvegia. E da Stocolma si avvisa essersi già dato l’ordine perché tutta l'armata sveva tengasi pronta a marciare per la fine di marzo.
Sono state commesse a Costantinopoli nuove ribalderie contro alcuni soldati francesi. Indi la polizia turca, col permesso degli ambasciatori, ha visitato il domicilio di non pochi rifuggiti italiani, dei quali furono arrestati parecchi trovati con armi proditorio. Nuove truppe francesi giunsero a Costantinopoli, dove rimarranno provvisoriamente.
Un’altra leva militare è ordinata nelle provincie occidentali della Russia.
Sembra imminente nella Servia un movimento provocato dal partito russo.
Un dispaccio dice che Omer pascià si dimise dal comando dell’armata ottomana per certe sue differenze col Divano di Costantinopoli. Un altro dispaccio dire che queste differenze furono conciliate con soddisfazione dell’una e dell’altra parte, e che quindi Omer, pascià continua a ritenere il comando dell’esercito non solo, ma eziandio spinge con molto zelo l’imbarco delle truppe turche che debbono operare in Crimea.
Nella notte del 12 gennaio vi fu vivo cannoneggiamento fra i russi e gli alleati; alcuni bastimenti russi tentarono uscire dal porto di Sebastopoli, ma furono costretti a retrocedere. Si ha poi da Pietroburgo che il generale Menzikoff in data del 17 gennaio riferiva che i lavori di assedio non progredivano e che due sortite fatte nelle notti del 13 e del 15 furono con buon successo dei russi (Gazz. d'Aug.). Altra sortita fecero i russi nella notte del 17 contro la linea di attacco degl’inglesi da destra e da sinistra, e protetti da un forte, cannoneggiamento, lungo la strada di Woronzoff e i burroni situati sulla estrema sinistra riuscirono a re, spingere gl’inglesi nella trinciera avanzata, la quale fu da questi ricuperata allorché dalla seconda parallela vennero condotte fuori le riserve (Gazz. di Londra). Si aggiunge che in una zuffa presso Inkermann i russi furono battuti dagli inglesi, e che una sortita russa fu respinta dai francesi (Presse di Vienna). Il freddo aumentava; alcuni inglesi ne morirono. Menzikoff telegrafò che fino a tutto il 19 nulla di nuovo era accaduto! (Gazz. di Milano). Ai 23 i russi eseguirono una altra sortita, ma si scrive che fu vigorosamente respinta e che le batterie inglesi operarono egregiamente!
La fortezza di Sebastopoli (cosi notizie dalla Crimea del 19 gennaio) bombardava continuamente, in ispecie di notte, le nimiche opere di assedio. Frequenti sono le scariche di dugento cannoni russi in una volta!
Si replica da qualche nuovo dispaccio che giornalmente molti disertori passano dagli alleati al campo russo.
Al trattato dell’alleanza tra la Francia e l’Inghilterra il 27 gennaio si aggiunsero altre due convenzioni (che finora non si conoscono) firmate dai plenipotenziari di quelle due Potenze.
Nei cantieri francesi si continua a lavorare alacremente. A Tolone si apparecchiano diverse scialuppe cannoniere; e i prigionieri russi, abili all’uopo, sono impiegati in queste opere nautiche.
Nel seguente numero pubblicheremo il contenuto verbale del dispaccio segreto austriaco del 14 gennaio.
Ci giungono assai spesso richiami di alcuni Signori Associati, che si querelano non solo del ritardo ma ezíandio della totale mancanza dei fogli che loro si spediscono da questa Direzione. Noi preghiamo i medesimi Signori Associati a voler fare le convenienti premure appo i respettivi Uffizi postali e siam sicuri che verificheranno essersi fatta puntualmente la trasmissione delle periodiche pubblicazioni.
La Municipale Rappresentanza di Roma intenta pur sempre a guarentire la pubblica igiene dei cittadini non ometto le più scrupolose indagini perché i comestibili che si vendono non sieno tali da recar nocumento alla salute dei compratori. E continuando in queste cuincudevolissimo pratiche, ultimamente scopriva una ingentissima quantità di farine corrotte e di pane viziato, i quali generi perciò furono dal nuovo ponte di ferro il 5 del corrente febbraio riversati nel Tevere alla pubblica vista; ed oltre a ciò sottoponeva i contravventori a tutto il rigore delle leggi. Della qual cosa volemmo dar contezza, onde i Romani sempre più si persuadano che il loro benessere di principalissima cura delle Autorità, che hanno il diritto e il dovere di tutelarlo.
I casi di cholera in Loreto furono 167; morti 75, guariti 92. Dopo il 15 dicembre, giorno in cui cola si festeggiò la dommatica definizione dell'Immacolato Concepimento di MARIA SS. non ebbesi più alcun caso di cholera.
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Il dispaccio austriaco (che noi pubblicammo nel precedente Numero) del 14 gennaio rimesso ai rappresentanti cesarei appo i governi della Germania era accompagnato dal seguente
Vienna 14 gennaio 1855.
L'adesione della Prussia alla alleanza stretta col trattato 2 dicembre, può essere considerata da noi come una probabile eventualità, ed il governo imperiale si farà certamente un dovere di contribuire col su, buon volere affinché sparisca in qualche modo la differenza che esiste presentemente nell'attitudine delle due grandi potenze alemanne.
Avverandosi la speranza che la Prussia aderisca all'alleanza, si avrà la iniziativa per la completa e sincera cooperazione delle due potenze nella loro qualità di membri della Confederazione tedesca.
Gli esperimenti già fatti ci costringono però di vedere anche il caso che la Prussia tentasse di persistere ancora nella sua politica indecisa e si adoperasse a Francoforte per incagliare i necessari armamenti della Confederazione.
Il governo imperiale dovrebbe desiderare in tal caso di battere, conformemente agli statuti federali, la via della discussione coll'appoggio degli altri governi della Germania, ed esso crederebbe di non adempiere uno dei supremi doveri della sua missione in Germania, se non si adoperasse in prima linea affinché l'Assemblea prenda delle decisioni conformi agli statuti e non fosse da canto suo perfettamente pronto di assumere sopra di sé le conseguenze di queste decisioni.
Ma nel momento in che i nostri alleati tedeschi hanno da risolversi in una fase forse decisiva pei destini della Germania, non possiamo non domandar loro confidenzialmente quale sarebbe la loro condotta qualora fossero inclinati di accomunare la loro azione con la nostra, ma non si potessero conseguire delle corrispondenti deliberazioni federali.
Noi non esitiamo a fare ai nostri confederali la aperta domanda, se in tal caso confidando nell'Austria, volessero associarsi al suo destine e se, tornando vani tutti i nostri sforzi per ottenere una pace garantita, l’Austria nella estrema eventualità potesse contare sulla loro cooperazione attiva.
La Corte imperiale farebbe in tal caso le più solenni promesse di garantirà per tutti gli eventi il loro attuale possesso e la loro posizione territoriale ed inoltre di assicurare a.......... una parte degli avvantaggi da conseguirsi con la guerra in ragione delle forze impiegate da…………
L’Austria domanderebbe fin da ora qual condizione che si tenga pronto un corpo di truppa da determinarsi e chiederebbe che..... provino col fatto la fiducia verso S. M. l'imperatore, confidando la suprema direzione dei loro contingenti al comando in capo di S. M. nel caso venisse pubblicato il bando di prender le armi.
Noi contiamo sopra una aperta ed incondizionata risposta e ci riescirà di soddisfazione se il contenuto di essa adempierà i nostri fini, cioé di schiarire le nostro condizioni rimpetto ai governi tedeschi, ed in ispecialità di consolidato i nostri rapporti con.... e di circondarli di quelle scambievoli garanzie che corrispondono ai bisogni dei tempi.
Vostra ecc. vorrà servirsi delle forme confidenziali nei comunicare queste risoluzioni a....
Aggradite ecc.
Buol
Il dispaccio segreto o confidenziale che dir si voglia, spedito dal conte Buol in data del 14 gennaio ai rappresentanti dell'Austria presso i governi germanici, è forse di maggiore importanza che quello officiale avente la data medesima. Ché nei dispaccio segreto si enuncia più chiaramente la politica indecisa della Prussia, indecisa cioè in quanto concerne l’adesione alla politica austriaco, ma decisa in quanto si riferisce a paralizzare gli sforzi dell'Austria chiedente i necessari armamenti della confederazione. E quando si fanno dalla Prussia queste opposizioni, che sconcertano la tanto desiderabile armonia fra le Corti di Vienna e di Berlino? Quando le complicate quistioni, che oggi dividono l’Europa, entrano in una fase forse decisiva pei destini della Germania! Tremende parole son queste elle nel diplomatico loro laconismo includono per avventura la idea di un fatale assorbimento è almeno di una novella germanica composizione. Nell’uno e nell’altro caso il principio conservatore dell’Alemagna rimarrebbe scosso profondamente, e con esso l'equilibrio europeo subirebbe una funesta metamorfosi. Ma la Prussia ostinasi a dire che pericolo alcuno non v’ha; mentre l'Austria dice che il pericolo è imminente. Noi non c'impegneremo a discutere se veggasi meglio a Berlino che a Vienna. Unicamente ci limitiamo ad osservare che fu in ogni tempo prudenza di acconciarsi a valide precauzioni non solo contro i pericoli evidenti, ma eziandio contro i pericoli conghietturati (15)a. Quindi altamente commendiamo la politica austriaca, che segue le norme di questa prudenza. I fatti poi spiegheranno ciò che ascondesi sotto il velame delle ritrosie berlinesi.
Ma intanto il dispaccio segreto fa intravedere la possibilità di uno smembramento di alcuni Stati della Germania, non che dello spodestamento dei presenti e legittimi loro possessori. In tal minacciata condizione di cose da qual parte manifestasi maggior lealtà e disinteresse? O dalla parte della Prussia che dice a questi Stati: Non vi dovete mettere in armi perché la difesa non è necessaria; e dalla parte dell'Austria che dice agli Stati medesimi: Associatevi al mio destina ed io vi guarentisco il vostro attuale possesso, la vostra posizione territoriale, e meco dividerete i vantaggi che si conseguiranno nel ristabilimento della pace?
Or dunque l'Austria credo davvero ad una guerra con la Russia? Noi su ciò non pronunziamo il nostro parere; soltanto facciamo osservare che anche il giornale officiale di Pietroburgo afferma che «la Germania non potrà esimersi di far guerra alla Russia.» E perché non può esimersi? Forse perche la Germania e al coperto da ogni pericolo come assicura la Prussia, è perché i destini della Germania sono gravemente compromessi come si dichiara dall'Austria?
Le sollecitudini spiegate dal viennese gabinetto conservatore per eccellenza, e la tradizionale buona fede austriaca sapranno dileguare le incertezze della Dieta di Francoforte, innanzi a cui l’Austria, conscia di suo leal procedere, non schivò di battere la via della discussione. E se l’Alemagna prosegue ad aver fiducia nell’Austria, l’imperatore Francesco Giuseppe assumerà la suprema direzione dei contingenti della Confederazione e questa troverà la sua salvezza non meno che la sua gloria nel senno e nella provvidenza dell’imperial condottiere,
Il corrispondente torinese dei Corriere Mercantile ha saputo che i sabaudi ministri delle finanze e della guerra dichiararono al sesto uffizio della Camera che il Piemonte entrò nell’alleanza con la Francia e l'Inghilterra senza che siavi stata alcuna esterna pressione, vale è dire con tutta la pienezza della interna elasticità.
Il Donaw del 27 gennaio, tenendo proposito sulle conferenze che doveano aprirsi a Vienna il 6 febbraio, cominciava un suo primo articolo dicendo che «sarà bene ad abituarsi finalmente alla idea che le conferenze della pace, qualora avranno luogo, saranno di ben corta durata e di assai tenui risultanze.»
Mentre i giornali viennesi son tutti per la guerra, la Gazette militaire ci fa sapere che l’imperatore delle Russie ha domandato un armistizio! A chi? E pure non sarebbe egli necessario di conoscere a chi siasi fatta questa inaspettata proposta? A conferma poi di si grata notizia giunge l’altra del Globe, cui scrivono da Pietroburgo che «non potendosi riempiere i vuoti che si vanno facendo nell’armata, lo czar ordinò che soldati saranno obbligati al servizio non più sino alla età di 30 anni, ma di 37, e che i figli delle vedove e dei settuagenarii non saranno più esenti dalla leva, dovendo essi entrare in servizio formando corpi separati.»
Ottime disposizioni invero perché all'armistizio conseguiti la pace.
Scrivono da Parigi al Corriere Italiano che «lo imperatore Napoleone ha positivamente annunziato che soltanto il cannone potrà risolvere la malaugurata quistione di Oriente. Piu, che la Prussia ha fatto dire alla Francia di volere aderire al trattato viennese del 2 dicembre!» Ma il Corriere nota che a Vienna non si sa nulla di questo passo della Prussia; e noi aggiungiamo che probabilmente nulla se ne saprà mai tanto a Vienna quanto a Parigi.
Il Corriere Italiano nel suo numero 24 querelasi che il suo giornale vada soggetto a sequestri in qualche Statu d'Italia. Ei dice:
«Se questo governo avesse sott'occhio le molte lettere che ci giungono, nelle quali non si si limita (16)a a discutere intorno a qualche ramo di pubblica amministrazione, ma si attacca il governo stesso nella sua base e noi suoi principii fondamentali egli rilascierebbe certamente alle autorità provinciali l'ordine di non impedire la lettura di moderate polemiche, che hanno lo scopo leale di cementare (17)b il trono, con la introduzione di tutte quelle migliorie e di quelle riforme la di cui (18)c effettuazione sola può dare al potere l’appoggio della maggioranza delle popolazioni.»
Or che vienci a dire con ciò il Corriere? Che fra i suoi corrispondenti sono molti che attaccano i governi nella loro base e ne’ loro principii fondamentali. Ei però tiene in serbo le corrispondenze rivoluzionarie, che non ammettono transazione; e pubblica soltanto quelle ch'ei chiama moderate polemiche, perché non crollano d’un sol colpo il trono, ma lo cementino maraianescamente. Speriamo che la spiegazione sia sufficiente. E poi duolsi di qualche sequestro! Men male d’altronde se le sue corrispondenze, di qualunque colore esse sieno, si attenessero sempre alla istorica verità dei fatti Ma esso Corriere ha pur saputo dal suo corrispondente bolognese che i corrispondenti di Mauroner «svisano, esagerano, e mentiscono le cose in modo da far trasecolare il lettore. (Num. 23 dei Corr. lt.). E noi talvolta notammo alcuna delle infinite menzogne, delle quali il Corriere si serve per dettare in cattedra di politica, sebbene ancora non sia uscito di grammatica.
Il duca di Genova e gravemente affetto ai polmoni; passa gran parte della giornata nelle stalle de' suoi cavalli, onde respirarvi quell'atmosfera che i medici giudicano ottimo farmaco al suo male. Cosi scrivono da Torino alla Gazzetta di Milano. Il duca, ove la salute gliel permettesse, amerebbe far parte della spedizione in Crimea.
Si viene dicendo che la marineria piemontese concorrerà coi suoi vapori al trasporto delle salmerie in Crimea. Vuolsi che è il generale Broglia è il luogotenente general Prato surrogherà nel ministero della guerra il generale Alfonso Lamarmora destinato a comandare la subalpina spedizione innanzi a Sebastopoli (Gaz. di Gen). La mattina del 2 il re presiedette il Consiglio dei ministri. Lo stesso giorno fu distribuita ai deputati la relazione di Lanza sul trattato tra la Francia, l’Inghilterra e la Sardegna. In essa si conchiude pregando i deputati di approvare quanto fece il ministero (Arm.). Una circolare del general Lamarmora diretta ai colonnelli dei diversi reggimenti proibisce alle milizie la lettura dei giornali contrari alla spedizione in Crimea e vieta pure di parlare della spedizione stessa (Voc. della lib.). Il magistrato di appello in Torino ha condannato ai lavori forzati a vita certi Primo Pietro e Sala, e a 20 anni certi Griffa e Bava; quest’ultimo è sordomuto, ma colpevole di molte grassazioni.
A Verona furono scoperte nuove trame rivoluzionarie. Si fecero circa 29 arresti.
Domenica 28 gennaio nella chiesa parrocchiale grecounita in Vienna dopo l’uffizio divino fecesi una preghiera solenne per implorare dall’Altissimo tutte le sue benedizioni sull'augusta imperatrice prossima al parto. Cento ed un colpo di cannone doveano annunziare la nascita di un principe e ventuno la nascita di una principessa. Avvenendo di notte il parto, le salve di artiglieria lo avrebbero annunziato all'alba. Nella cattedrale di Santo Stefano indi sarebbesi tenuto un solenne uffizio divino con l’intervento di tutte le autorità civili e militari.
Le dimostrazioni di amicizia tra la Francia e l’Austria sempre più si moltiplicano, L’ambasciatore francese a Vienna Bourqueney fu insignito dall’imperatore Francesco Giuseppe della grancroce dell’Ordine di San Leopoldo. Ora l'ambasciatore austriaco a Parigi ebbe dall'imperatore Napoleone le insegue di grande uffiziale della legion d’onore.
La Francia, per mezzo del suo ambasciatore a Francoforte, fa valere tutta la sua influenza onde recare a compimento una grande coalizione germanica contro la Russia.
Notizie amburghesi recano che i Senati delle tre città libere stavano deliberando sul comune voto che furon chiamate a dare nell'Assemblea federale di Francoforte intorno alla proposta austriaca per la mobilizzazione parziale è totale dei contingenti federali. Ritenevasi per fermo che le instruzioni destinate pei loro rappresentanti nella Dieta si sarebbero concepite in senso favorevole al gabinetto di Vienna. Nella seduta dell Assemblea federale del 25 gennaio l'austriaco inviato presidente Prokcsch-Oslen sostenne energicamente doversi effettuare la mobilizzazione almeno della metà dei contingenti. L’inviato prussiano Bismark propugnò non essere affatto necessario che la Confederazione alemanna proceda alla parziale è totale mobilizzazione delle sue forze militari, mercecché la Russia avea dichiarato di accettare la interpretazione dei quattro punti di garanzia qual base di negoziati per la pace, e avea inoltre promesso di limitarsi alla difesa del proprio territorio. Ma sembra che la opinione di Bismark non abbia prevalso, imperocchè notizie da Francofonte annunziano che ai 29 gennaio la Commissione federale militare avea pronunciato esistere la necessita di porre sul piede di guerra TUTTO il contingente della Confederazione alemanna!
In seguito alle differenze elevatesi fra il governo bavaro e le sue Camere, il ministro von der Pfordten ha sospeso il viaggio ch’ei disponevasi a fare per Berlino.
Pel caso dovesse aver luogo una mobilizzazione, il governo prussiano già prese le disposizioni necessarie alla convocazione della landwer e degli impiegati civili soggetti a servire nella riserva.
Magne e ministro delle finanze, Rouher dei lavori pubblici; Baroche ebbe la grancroce della legione di onore.
Ai 28 gennaio tennesi a Newcastle un gran meeting, nel quale si fecero proteste contro le conferenze di pace che doveano è dovrebbero aprirsi a Vienna, e si formula una dichiarazione perché la guerra sia energicamente continuala.
Derby dichiarò alla Camera di avere rinunziato. all’incarico di formare un nuovo gabinetto. La mattina del 2 lord Landsdowne fu chiamato dalla regina perché avesse procurata una combinazione ministeriale. La sera dello stesso giorno Landsdowne visitò Palmerston, Russell, Sidney Herbert e Gladstone.
Anche Landsdowne non riusci a nulla. La regina indi chiamò Russell, che nell’incarico di combinare un nuovo gabinetto non fu felice più di Landsdowne. Là mattina del 5 la regina diede a Palmerston la incumbenza di terminare questo imbarazzo.
Si pretende conchiuso un trattato di alleanza offensiva e difensiva tra l'Olanda, la Francia e l'Inghilterra.
In Danimarca è nominata una generale e 2 officiali del genio per esaminare e metter subito in buono stato le fortificazioni del regno. Si ritiene certa la prossima conclusione di un'alleanza della Danimarca con la Francia e l’Inghilterra.
Il principe Oscar Federico duca di Osgothland non a)lo fu nominato comandante di marina, ma ezíandio colonnello del primo reggimento dei granatieri della guardia. Si ripetono le voci di una prossima alleanza della Svezia con le Potenze occidentali.
Si annunzia che Soulè sia gravemente informe; si assicura che egli abbia rinunziato al posto di ambasciatore in Ispagna. I preparativi per una generale insurrezione carlista divengono sempre più minacciosi (Corr. Hav.). Alice notizie di sommosse carliste nelle provincie basche (Corr.). I Messager de Bayonne annunzia a grossi caratteri che il conte di Montemolino, il suo fratello e Cabrera entrarono in Ispagna.
Un ukase imperiale ordina una nuova emissione di carta monetata da ritirarsi tre anni dopo che sarà conclusa la pace.
Nei clubbi di Londra frequentati dagli ufficiali di marina si ritiene per certo che l'ammiragliato abbia già deciso di affidare il supremo comando della flotta dei Baltico al contrammiraglio Martin; e che secondo comandante sarà nominato il contrammiraglio Michele Seymour.
Si accredita sempre più la notizia che un esercito francese, attraversando la Svizzera, passerà sul territorio austriaco. E v'ha chi dice che questo esercito sarà di 100,000 uomini; ed altri afferma che sarà di 160,000 uomini con la guardia imperiale. Si aggiunge che ai 5 febbraio doveano cominciare i movimenti della partenza (Times). Sembra che il distaccamento delle guide debba far patte di questa spedizione; il che fa supporre esser probabile che l’imperatore Napoleone ne assuma il comando supremo (Ind. Belg.).
Si costituisce presentemente in Francia la quinta batteria dell’artiglieria della guardia imperiale. Ogni reggimento di artiglieria dee, cosi assicurasi, dare a questo scopo 20 artiglieri, un brigadiere, un sottufficiale e un trombetta.
I distaccamenti di 75 uomini per ogni reggimento di fanteria francese si posero in cammino il 31 gennaio, l'1, 2 e 3 febbraio per andare in Crimea.
Ai 29 gennaio il tenente maresciallo Wolf comandante della fortezza di Temesvar partì di Vienna alla volta di Transilvania.
A Varsavia giunse l'ordine da Pietroburgo di togliere al più presto possibile la comunicazione della strada ferrata col territorio austriaco da Varsavia a Vienna e di costruire invece un nuovo tronco di strada ferrata sul suolo polacco direttamente sino a Myslovitz. È vietata la esportazione di cereali dalla Polonia in Galizia; inibiti i viaggi di sudditi austriaci nel territorio russo e di sudditi russi nel territorio austriaco. I movimenti militari austriaci ai confini e le diverse misure di guerra prese dall’Austria promuovono maggiori armamenti da parte della Russie. Quindi il corpo della cavalleria. della guardia imperiale dello czar fu postato ai contini dell'Austria e fra breve anche il rimanente della fanteria dei corpo medesimo si troverà nei luoghi assegnatigli. Compiuta che siasi la concentrazione dei russi in Polonia, vi sarà una forza non minore di 150 mila uomini sotto l'immediato comando dei principe Pasckiewitsch (Corr. It.). Le popolazioni polacche sono sotto agitatissime per gli immensi aggravi che deve sopportare il paese in seguito al grande ammassamento di truppe alla destra sponda della Vistola (Czas). A Pietroburgo non solo credesi imminente una guerra tra la Russia e l’Austria, ma nel giornale officiale di Pietroburgo ancora leggevasi ultimamente che «la Germania non potrà esimersi da far la guerra alla Russia.»
Un terzo corpo russo comandato da Raad occupò la seconda linea della Bessarabia. Le fortezze di Ismail, Kilia e Bender ebbero ciascuna un rinforzo di 8009 uomini. Verso la fine di gennaio i russi si concentravano con forze considerevoli presso Reni, e temevasi un nuovo passaggio del Danubio. Sadik pascià irruppe con le sue truppe da Meximeni su Galacz.
Nella sortita fatta dai russi la notte dell’11 al 12 gennaio i francesi non perdettero che un 25 uomini, mentre circa 800 russi furono messi fuori di combattimento, e un loro colonnello e due o tre uffiziali superiori vi rimasero morti. I francesi inseguirono il nimico fin dentro Sebastopoli e gli zuavi penetrando in alcune case poterono prendere parecchie masserizie domestiche, tappeti, scialli ed altri oggetti. Di queste notizie si fa garante il corrispondente dei Morning Chronicle. Sono però contraddette da un dispaccio russo, il quale afferma che 800 russi riuscirono a distruggere alcune opere di assedio francesi e che parecchi uffiziali francesi furono fatti prigionieri. Gli alleati peraltro s'impossessarono di molte migliaia di pecore nella valle di Baiadar (Oss. Triest.). In tale discordanza di racconti egli è d'uopo conchiudere soltanto che i francesi restarono nelle loro posizioni e che i russi retrocedettero dopo aver molestato il nimico in quella loro sortita. Delle altre particolarità non può farsi alcun calcolo.
Nella notte dei 19 al 20 gennaio i russi operarono un’altra sortita contro il fianco sinistro e il centro delle trincee francesi. Dice Menzikoff che i francesi soffrirono molto, imperocché si fecero prigionieri due ufficiali e parecchi soldati (Oss. Triest.). Ma il Don. au assevera, sulla fede di notizie sebastopolitane, che in quella sortita dei russi gli alleati rimasero decisamente in vantaggio; ed oltre a ciò, predarono ai russi respinti un treno di provvigioni, cioè 360 capi di bestiame cornuto e 2400 pecore. Per tal guisa, null’altro di vero può raccogliersi se non che i russi continuamente aggrediscono gli alleati, e questi son sempre in acconcio di respingerli. E questa situazione di cose non muterà mai, finché gli alleati si mantengono nelle loro posizioni.
Notizie della Crimea recano che i russi levarono il campo presso Baktissischerai, lasciandovi un distaccamento per mantenere la comunicazione fra Sebastopoli e Sinferopoli. La cittadella e i forti di Sebastopoli furono armati dai cannoni dei navigli. Osten-Sacken dirige a Sebastopoli le operazioni difensive (C. I.). Grossi rinforzi russi partono per la Crimea e sono due divisioni di granatieri e 15,000 bersaglieri provenienti dalla Siberia e da Oremburg; 15 battaglioni di riserva occuparono Perekop (Donau). Menzikoff ebbe ordine dallo czar di togliere al più presto possibile dalle mani degli alleati Eupatoria e Balaclava (Fremdenblatl). Anche gli alleati però Si preparano a impossessarsi di Sebastopoli. E nuovi rinforzi giungono loro continuamente. Ai 22 gennaio partirono da Costantinopoli per la Crimea le nuove truppe egiziane. La guardia imperiale francese era aspettata d’uno in altro giorno (Presse). I geli della Crimea non cessavano, laonde non avvenivano che piccole scaramuccie.
VIRGINI DEIPARAE
ADAMICAE LABIS SEMPER IMMUNI
CLAEBICI REGULARES
MIRIFICUM SANCTISSIMAE PATRONAE PRIVILEGIVE
EX INSTITUTO UBIQUE GENTIUM TUENTES
SEPTIMO A FESTO PURIFICATIONIS EIVS DIR
QUO
VEN URSULAE BENINCASA
TEATINORVM SOBORUN FUNDATRICI
SACRUM CONCEPTIONIS SUAE IMMACULATAE
COERULEUM TRADEBAT SCAPULARE
CATHOLICO DOGMATE NUPERRIME STATUTO
SOLLEMNIA LAETISSIMI PERSOLUUNT
Questa epigrafe di bellissimo dettato al sommo della porta del magnifico tempio di S. Andrea della Valle annunziava ai fedeli che anche ivi festeggiavasi la dommatica definizione dello Immacolato Concepimento di MARIA SANTISSIMA. E nelle ore pomeridiane dei 7 e tutto il giorno dell’8 febbraio quella chiesa rigurgitava di straordinaria moltitudine di devoti accorrenti ad onorare la gran Madre di Dio, cui si rendevano solennissimi omaggi di venerazione con funzioni decorosamente pontificate, con musicali armonie maestrevolmente eseguite, con copiosissime luminarie eleganternente disposte. Ma ciò che più di ogni altra cosa usciva dai comune di quanto si è fatto altrove in simile circostanza a noi parve il quadro rappresentante la Beatissima Vergine ed elevantesi in aria circondato da meravigliosa raggiera assai al di sopra dell'altare maggiore. Notammo poi la singolarità della idea espressa nel dipinto del signor Giuseppe Manno napolitano, il quale con ben inteso anacronismo figurò l’Immacolato Concepimento di MARIA nel privilegio di essere Ella Madre del Figlio Eterno dello Eterno Padre. Indi la Vergine, che col pie destro calca il tartareo serpente, ha sul sinistro ginocchio la sua Divina Prole, e distendendo il suo destro braccio par che nell’attitudine dell'aperta mano dir voglia al sottoposto Mondo: É vinto! è vinto il gran nimico delle umane genti! II riscatto dei figli della colpa comincia dal mio immacolato concepimento.
Anche il Journal des Débats viene a direi, con tutta la serietà propria di un giornale di fama europea, che non già sono Le armate russe traenti a soccorso di Menzikoff che da oltre quattro mesi a questa parte arrestano è paralizzano gli assedianti occidentali innanzi a Sebastopoli, ma sono invece le fortificazioni di quel terribile baluardo della potenza moscovita nel Mar Nero, fortificazioni la cui straordinaria importanza non conoscevasi né in Francia né in Inghilterra pria che le truppe alleate avessero sbarcato ad Eupatoria e a Balaclava. Ma noi ben ci asterremo dall'accordare un qualche peso a cosiffatte bambolitadi che par si vanna ripetendo in buona fede da parecchi accreditati periodici simili in questo alle pecorelle della similitudine dantesca, delle quali è detto
«Che ciò che fa la prima e l'altre fanno
«Semplici e quete, e lo imperchê non sanno.
E non è egli un mancar di senso comune il voler credere che i governi di Francia e d’Inghilterra abbiano avventurato le loro truppe in un paese, di cui non sapevano le difficoltà che si sarebbero incontrate, né i disagi che si sarebbero patiti? Gl’istoriei e i viaggiatori dei secoli andati ei diedero le più minute contezze anco del lontanissimo e presso che impenetrabile Impero cinese circondato dal mare da un lato, e dall’altro da una muraglia lunga più di trecento leghe alemanne; e potrà supporsi che i gabinetti di Parigi e di Londra non fossero preventivamente informai! di ogni più piccola. cosa relative a Sebastopoli, il cui porto era pur dianzi liberamente praticato dai bastimenti di tutte le nazioni? Se i giornalisti vedessero le carte topografiche dell'ammiragliato inglese specialmente, si persuaderebbero non esservi punto del mondo conosciuto che non siavi chiaramente distinto e con la più accurata diligenza dilucidato. Le cognizioni che si ebbero della Crimea e di Sebastopoli dopo la spedizione non aumentarono quelle che si aveano innanzi la spedizione medesima. La ignoranza che si attribuisce ai governi, è ignoranza meramente giornalistica.
Ma perché dunque (domandano alcuni un po’ troppo curiosi e imprudenti articolisti) perché dunque gli alleati andarono in Crimea se per questo malaugurato assedio di Sebastopoli si doveano fare tanti inutili sforzi, si doveano senza alcun custrutto spendere tanti milioni di lire sterline e sagrificare tante migliaia di vittime umane?
Cotale inchiesta rivela il corto vedere di certuni che più aguzzano lo sguardo e più si trovano in una inestricabile e tenebrosa solitudine. Come possono dir costoro che sono inutili gli sforzi degli occidentali e senza costrutto spesi tanti milioni e sagrificate tante migliaia di soldati? Sanno essi veramente lo scopo della spedizione in Crimea? A sentirli, lo scopo è la distruzione di Sebastopoli. La è dunque proprio cosi? Ma non potrebbe essere ancora che gli alleati, minacciando la Russia in quel punto, abbiano per iscopo principale un agglomeramento di truppe russe in Crimea, perché in altra parte (per esempio, ai confini austriaci e al Danubio, il gran colosso nordico ne abbia tante di meno? Sappiamo che prima della spedizione si fecero a Varna parecchi congressi militari, ai quali intervennero alti afficiali spediti dall’Austria! Ora per favellare positivamente sullo scopo della spedizione, e’ sarebbe mestieri conoscere un tratto ciò che siasi risoluto in quei congressi. Ma delle prose determinazioni è soltanto non il fatto della spedizione, non lo scopo della medesima. Di questo si parterà quando sia tempo, forse alla prossima primavera.
Intanto gli alleati son sempre nelle occupate posizioni, le quali si dicono inespugnabili; e ciò è prova che i governi di Francia e d'Inghilterra erano pienamente informati delle condizioni del paese; imperocché mandarono le loro milizie cola deve sarebbe stato assai malagevole ai russi di discacciarle. E la battaglia d'Inkermann giustifica la importanza di quelle posizioni. Gli alleati inoltre procedettero tanto con le loro fortificazioni che ornai sono a un trar di sasso da Sebastopoli. E questo è poco? La sola conservazione dei punti primamente occupati equivarrebbe a grande impresa militare, stante la presente di preponderanti e valorose truppe nimiche: che diremo poi se aggiungasi il progressivo avanzamento degli assedianti? Non furono, no, inutili i loro sforzi; né senza un perché si spesero ingentissime somme di danaro, né senza utilità il suolo della Crimea fu bagnato del sangue francese e britannico. I fatti ulteriori dimostreranno la fatuità delle ciance di qualche ambizioso giornalista, che si arroga il diritto di censurare d’inavvedutezza vecchi generali, e d'imprevidenza oculatissimi governi, e senza guari consultare le circostanze attuali e le contingenze future
«..... ognun riprende,
«E parla più di quel che meno intende.
Un articolo di Gorjajnow pubblicato nella pietroburghese Nordische Biene ci fa sapere che «la Russia è abbastanza forte e potente, che già è in possesso del meglio di Europa e può continuare in quest’opera di appropriarsi altri dominii senza appartennero alla Europa medesima. Imperocché la Russia deve seguire la politica degli Stati Uniti, e non curasi punto dell'Europa, da cui vuole restar divisa mediante la sua religione, le sue instituzioni politiche e sociali. Oltre a ciò, la missione della Russia è di civilizzar l’Asia, la quale non ha né vuole aver nulla di comune con l'Occidente europeo né riguardo alle idee politiche o religiose, né riguardo alla società e alla famiglia.» La National Zeitung osserva che questo articolo di un giornale della Corte di Pietroburgo merita di essere ben consideralo; mercecché vi è data una idea del come la Russia intenda esercitare la sua influenza in Europa e in Asia; in Europa cioè dilatandosi materialmente senza partecipare alle instituzioni politiche e religiose dell'Occidente, e per conseguenza acclimatandovi a poco a poco le instituzioni del predominio settentrionale; in Asia poi trasfondendovi direttamente la civilizzazione della Russia. Ma per avventura Gorjajnow ha voluto anzi manifestare una sua particolare opinione che un vero disegno dell’imperatore Niccolò, il quale solennemente promise ch'ei rifuggirà sempre da idee di conquiste, giacché l'Impero ch'egli ha è tanto vasto che gli soprabbonda.
Nella tornata del 3 febbraio la Camera si occupò seriamente nel Le discussioni sul trattato di alleanza del Piemonte con la Francia e l’Inghilterra. Il deputato Paolo Farina cominciò dal dire che questo trattato è una grande sciagura per il Piemonte, cui nessun motivo speciale obbliga a far guerra alla Russia, la quale, se richiamò da Torino il suo incaricato di affari, fu perché non si volle dal governo piemontese Licenziare gli uffiziali polacchi che presero parte alla rivoluzione di Varsavia; e, cosi adoperando la Russia, non fece che servire del più elementare diritto delle genti. Questa dichiarazione non guari accetta alle aspirazioni democratiche suscitò romori nell'uditorio. Conchiuse Farina che egli era deciso a votare contro il trattato. Il deputato Brofferio favellò più energicamente; iniziò il suo discorso qualificando la politica ministeriale siccome una catena di contraddizioni. Ei non trova nel trattato né giustizia, né nazionalità, né utile, né opportunità. Non giustizia, perché nega esser questa negli alti del governo, e perché lo czar Alessandro procurò l’ampliazione del reame sabaudo. Non nazionalità, perche questa cadde a Novara. Non utilità, perché? se vincono gli alleati, l’Austria resa orgogliosa dalla vittoria non avrà riguardo alcuno pei Piemonte; e, se vincono i russi, il Piemonte avrà pure tutto e oppressione. Non opportunità finalmente, perché le amicizie diplomatiche durano poco, e perché se la Francia garantisce l'integrità del territorio piemontese, non sono garantite le libertà piemontesi. Brofferio, dichiarando di non amar la Russia, si diffuse in elogi della Russia, Soltanto ammise che il Piemonte avrebbe ragione di combattere contro la Russia qualora si dovesse aiutare la Polonia a emanciparsi dal dominio degli czar. Tranne quest’unico caso, la Russia s’impadronisca pure di Costantinopoli, il Piemonte dee rimanersi neutrale. Premesse tali cose, terminò dicendo che il trattato con la Francia e l'Inghilterra è la terza disgrazia dopo l’armistizio e la rotta di Novara. Ma il deputato Torelli con esempi tratti dalla storia moderna si affaticò a dimostrare che la guerra contro la Russia e una necessità pel Piemonte. E il deputato Durando fece vedere i pericoli della preponderanza della Russia, e conchiuse che il Piemonte dee concorrere a fiaccare l’orgoglio moscovita perché ha bisogno di reintegrarsi nella gloria. Il suo discorso fu generalmente applaudilo. La seduca si sciolse al tramonto del sole.
Il di l'febbraio Bourqueney ambasciatore francese fu ricevuto in udienza speciale dall’imperatore. La sera dello stesso giorno Bourqueney diede una splendidissima soirée a tutti i ministri austriaci, al barone generale Hess e adjaltre autorità civili e militari. Fra i diplomatici esteri furono oggetto di speciali attenzioni gli ambasciatori del Belgio e dell'Olanda. Il medesimo giorno arrivarono a Pietroburgo all’ambasciatore russo Gortschakoff dispacci importatissimi.
Heckeren senatore francese è nominato grancroce dell’Ordine di Francesco Giuseppe.
II governo di Prussia ha indiritto ai suoi agenti di Londra e Parigi in data 21 gennaio un dispaccio, in cui si dice che il gabinetto di Berlino «è veramente soddisfatto che i gabinetti di Parigi e di Londra abbiano riconosciuta siccome impraticabile l'adesione della Prussia nel modo che gli fu proposta in principio.» Trovatasi pertanto un’altra maniera per avere questa adesione, il dispaccio prosegue che «il governo del re di Prussia, penetrato dall'alta responsabilità propria di somiglievoli impegni, mancherebbe ai suoi più sacri doveri, se non li facesse dipendere dalla cognizione la più compiuta e dallo esame il più coscienzioso degli scopi politici, che si vogliono conseguire.» Indi in sostanza vi si spone che la Prussia non conosce i risultati delle pratiche dalla diplomazia intorno alla quistione delle garanzie e che perciò pria di accedere al trattato, l’è d’uopo che un suo rappresentante sia presente alle deliberazioni che si sono aperte in Vienna fra i plenipotenziari delle Potenze belligeranti. Ma essendo stata esclusa la Prussia da quelle deliberazioni, ella reclama il suo diritto d'intervenirvi come grande Potenza europea.
Già demmo contezza della opinione adottata dalla Commissione militare della Dieta di Francoforte il 29 gennaio, che fu di riconoscere la esistenza della necessita di porre sul piede di guerra tutto il contingente federale. Ora si annunzia che il 30 i Comitati riuniti della Dieta a voti unanimi decisero doversi preparare alla guerra i contingenti federali nel più breve spazio possibile. Dicesi che questa determinazione emanò in origine dalla Baviera.
Il generale svizzero Ochsenbein è a Parigi.
Il pacifico Aberdeen dichiarò alla Camera ch'egli ha grandi speranze nell'avvenire della guerra, e nella cooperazione dell’Austria. Con tutto ciò dicevasi che Aberdeen non sarebbe entrato nel nuovo amalgama ministeriale.
Sembra che John Breckenridge del Kentucky surrogherà Soulè nello incarico di ambasciatore della Unione americana a Madrid. Si pretende che la prima grande irruzione carlista debba contemporaneamente succedere dalla Catalogna e dalla Navarra. Il conte di Montemolino e Cabrera entreranno in Catalogna, e il generale Elio invaderebbe la Navarra. Ma il governo spera di opporre ai loro progetti una formidabile resistenza (Corr. Havas). Espartero con una lunga circolare ordinò ai governatori dello provincie di provvedere alla regolarità nella riscossione delle imposte.
Si lavora senza posa alla riparazione di tutti i vascelli inglesi elle fecero parte della flotta del Baltico. Per la fine di febbraio debbono esser pronti a viaggiare di nuovo.
Si costruisce in Inghilterra una grande flottiglia che sarà compiutamente armata secondo il sistema del capitano Robert.
Si va effettuando la formazione del reggimento dei bersaglieri della famiglia imperiale, che servirà soltanto in tutta la durala della presente guerra. Esso avrà quattro battaglioni; il primo si organizza a Novogorod, il secondo a Vladimir, il terzo a Nijni-Novogorod. Il quarto si farà tostoché avrassi un sufficiente numero di volontari. Intanto lo stato maggiore di questo reggimento è a Pietroburgo, e in breve recherassi a Novogorod come punto più centrale e più adatto alla sollecita organizzazione del reggimento medesimo.
Il bano Jellacich e il feldmaresciallo Mamula son pronti a entrare con le loro truppe nelle provincie turche dalla parte della Dalmazia, qualora in quelle provincie scoppiasse qualche movimento sedizioso.
Si annunzia che nella Valacchia e nella Moldavia si metterà in arme un esercito di 70,000 uomini in aiuto del sultano nella presente guerra contro la Russia.
Ai 31 gennaio l'austriaco maresciallo Coropini partiva da Iassy onde tornare a Bukarest.
Ismail pascià pubblicò un proclama qual comandante in capo dell’esercito turco del Danubio. Sembrava imminente Un grande combattimento nella Dobrudsca.
Un dispaccio bizantino annunzia ai giornali parigini che ai 16 gennaio i russi fecero un’altra sortita da Sebastopoli, ma che furono vigorosamente respinti dal 74 di linea dopo un combattimento alla baionetta, nel quale i francesi ebbero soltanto un 30 fra morti e feriti. Una delle solite quotidiane scaramuccie, che hanno luogo per le aggressioni continue operate da piccoli distaccamenti russi, e che nulla valgono a mutar le condizioni delle parti belligeranti. Ma più che da tali insignificanti molestie gli alleati erano infastiditi dalle nevi e dal freddo. È però vero che i francesi, assai meglio degli inglesi, seppero trovar maniera di difendersi dalla umidità e dalle intemperie. Scavarono ampie e profonde caverne, dovo intere compagnie si ragunano; ed esse caverne sono ricoperte di sopra dalle tende acconciamente disposte per lo scolo esteriore delle acque.
Gli alleati sospesero i loro lavori delle trincee per dedicare tutti i loro sforzi al miglioramento delle strade e al ristauro specialmente della strada che da Balaclava mena al campo loro. Le malattie sensibilmente scemarono; i magazzini sono abbondevolmente provveduti di viveri. Gli alleati occuparono la posizione di Kamara. Il corpo di Liprandi si ritirò a Makensia; i russi hanno eretta una batteria non lungi dalle ruine d’Inkermann.
Osten-Sacken disponevasi per la Une di gennaio a cominciare le sue operazioni contro le posizioni degli alleati. I granduchi Niccolò e Michele avrebbero cooperato alla azione personalmente.
Le ultime notizia di Erzerum ripetono la già vecchia notizia che i russi abbandonarono Baiazid e si ritirarono verso Erivan e Zumri. Non confermano però che Baiazid sia stata incendiata dai russi.
L’Inghilterra si adopera energicamente nell’Asia centrale a mettere insieme in Erivan un esercito alleato che faccia fronte alla Russia in quelle parti. Tre agenti britannici partirono da Costantinopoli onde concertarsi con Sciamil per una campagna contro i russi.
Nei primi mesi del 1854 in Inghilterra si costituì una società di un carattere totalmente romanzesco. Urquihart invitò Cuningham, Rolland ed altri turcofili a formare una Società per la protezione della Turchia e di altri paesi da garantirsi contro ogni divisione. E Rolland fu nominato presidente, Cuningham tesoriere e Walpole segretario. Lo scopo della società si dovea raggiungere con mezzi pecuniarii, credendo essi. che l’elemento vitale di ogni operazione sia il danaro. Ma Urquihart pretese che questi mezzi fossero intramezzati da certe pratiche che non doveano esservi in mezzo. Laonde diffidenze e differenze; incriminazioni e provocazioni; perfino di sfide al duello! Cuningham tesoriere portò l’affare al pubblico magistrato, e questi spiccò opportuni ordini di arresto contro Urquihart e Rolland. Cosi la società della protezione può considerarsi disciolta, mercecché il suo promotore e il suo presidente a quest’ora forse si trovano in carcere; ma il tesoriere è sempre a pie’ libero.
Son veramente crudeli certi giornalisti! Il nerodiano loro ingegno riusci perfino a riaprire a Menzikoff le ferite riportate nelle guerre del 1828! Men male se non avessero rispettala la prescrizione che sana inter praesentes, ma né anche vollero calcolare la prescrizione che mette il saldo ad ogni cosa inter absentes. E Menzikoff che da tanto tempo non pensava più a quelle piaghe, le vide ad un tratto grondar sangue di nuovo. Laonde parecchi dispacci misero subito in grave pericolo la vita del russo generale! Ma recentissime notizie ufficialmente ricevute assicurano che Menzikoff si è perfettamente ristabilito in salute e che i granduchi Michele e Niccolò si congratularono con esso lui dell’averlo trovato in una floridezza migliore di quel la che aveva innanzi alla battaglia d'Inkermann.
Si pretende che Canrobert voglia operare un gran movimento strategico, il quale consisterebbe nell’operare dietro Sebastopoli la congiunzione delle truppe di Omer pascià con la divisione di Bosquet. Ma se Canrobert avesse veramente in pensiero questo movimento non lo avrebbe certamente comunicato ad alcun giornalista.
Siamo lieti di potere annunziare una novella prova della strenua vigilanza della Romana Rappresentanza Municipale in ciò ancora che riguarda gl’interessi di pubblica igiene sotto il rapporto de' comestibili. ultimamente si gittarono ai Tevere 160 libbre di burro rinvenuto di nociva qualità; e lo spacciatore ai 3 di questo mese fu inoltre condannato alla multa pecuniaria contemplata dalle leggi.
A Torino la Camera dei deputati quistiona se il trattato della alleanza fra il Piemonte e le Potenze occidentali debba o non debba essere eseguito; e il governo sabaudo ha spedito a Costantinopoli due suoi uffiziali per combinare col Divano gli apparecchi relativi al corpo della spedizione piemontese analogamente al trattato medesimo. Anzi, a quanto scrivesi al Portafoglio Maltese, il barone Tecco ministro sardo a Costantinopoli già presentò ai ministri ottomani degli affari esteri e della guerra questi due uffiziali, che sono il maggiore di cavalleria marchese Morelli di Popolo e il capitano conte Revel; nella qual circostanza il baron Tecco comunicò a Rescid pascià e agli altri ministri del sultano la compartecipazione del Piemonte alla alleanza offensive e difensiva contro la Russia. Che dunque discutesi a Torino? Vogliam forse dire che l’ipotetico voto contrario della Camera potrebbe annullare il trattato conchiuso dal governo? Se Brofferio e Farina credono cosi, il Moniteur è di ben diverso parere, mercecché ritiene irrevocabile la firmata alleanza. Ed è egli possibile che nessuno degli impegnati a quistionare avveggasi della inutilità delle cose che si dicono sul proposito?
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Il Journal de Francfort dall’ingresso di de Bruck nell'austriaco Consiglio dei ministri si ripromette non solo grandi risultati finanziari, ma eziandio cose di maggiore importanza, e fra queste la conclusione della pace. E in qual modo? Odasi com’ei ragiona; «De Bruck è un austriaco; un servo fedele e sperimentato del suo sovrano e della sua patria adottiva, ma de Bruck è prussiano di nascita, de Bruck non é russo, né francese, né inglese, è un uomo di sentimenti veramente alemanni. Ecco appunto perché credesi e sperasi che l’ingresso di de Bruck nel ministero raffermerà e rinforzerà i legami fra l'Austria, la Prussia tf1a Germania. Ma una Germania unita (cioè raffermata e rinforzata dall’ingresso di de Bruck nel ministero) non ha motivo di temer la guerra; ella può o (e se lo può, lo farà) in uno o in altro modo rendette la pace all'Europa.» L’articolista di Francoforte girò tanto con la lanterna di Diogene che finalmente trovò l’uomo che non potea trovarsi, l’uomo che renderà all'Europa la pace, perché è austriaco adottivamente e prussiano di nascita, e perché sendo austriaco. e prussiano, non è né russo, né francese, né inglese, ma tedesco. Oh andate mo’ a negare questi fatti! Può egli essere è russo, è francese, è inglese un tedesco? No, davvero. Dunque la pace; dunque la quadrature del circolo. Cosi è! Le piu difficili quistioni spesso sono risolute da una osservazione che non facevasi appunto perché la sua semplicità la rende va immeritevole a comparire fra |le idee dei grandi pensatori.
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La Norddeutsche Zeitung ha positivamente saputo che il governo di Berlino ha finalmente aderito alle istanze del governo di Vienna suT proposito della mobilizzazione del contingente federale. Ma in qual modo? ln modo che difficilmente sarà per soddisfare ai voti del gabinetto austriaco perché la collocazione del contingente prussiano. non corrisponderà pienamente ai desiderii dell’Austria! E in questo caso la supposta adesione non equivarrebbe ad una negativa?
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Pare che la Prussia voglia collocare alcune trappe al Reno, e, perché la Francia non abbia ad adombrarsene, dicesi che il generale Wedell sia stato spedito a Parigi per assicurare l’imperatore Napoleone intorno le pacifiche intenzioni di re Federico Guglielmo. Cosi pretende il Donau. Probabilmente anche truppe francesi faranno verso quelle parti un qualche movimento di pacifica dimostrazione.
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La Gazzetta d'Augusta è informata che l’Austria aderì al progetto di mettere sul piede di guerra i contingenti della Confederazione germanica. Pare che la Gazzetta ancora non sia informata delle differenze fra l'Austria e la Prussia, né delle instruzioni date dal gabinetto cesareo al suo inviato presidente della Dieta di Francoforte,
Lo Zett di Berlino inveisce fieramente contro l’'austriaco dispaccio segreto del 14 gennaio. E certo un promotore della supremazia prussiana in Alemagna non poteva veder di buon occhio un documenta che rivela gli inalterabili principi del conservatore gabinetto di Vienna, i cui sforzi sono che nello sviluppo delle complicazioni di Europa non rimanga alterata l’attuale combinazione politica, dinastica e territoriale della Germania. Cosi a poco a poco sempre più viene manifestandosi che il vero motivo delle differenze fra l’Austria e la Prussia è quello che noi più volte sponemmo fin dal principio della quistione orientale, cioè l’antica prussiana aspirazione al primato germanico, Quando noi con asseveranza facevamo questo motivo base delle tergiversazioni ed ambiguità berlinesi, non mancò chi lo credette una poetica utopia; e quando noi argomentavamo che da Pietroburgo venivano a Berlino conforti a sperare nel conseguimento del primato sulle razze tedesche, parve stranezza che tali divisamenti potessero costituire il nucleo delle misteriose intelligenze fra i due cognati. Ma il tempo distenderà le più arcane cose,
«E l’invisibil fa vedere il tempo (19)a,
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L’Allgemeine Zeitung ci avverte convenire all'interesse russo che la Prussia persista nella sua posizione. Lodiamo la premura, ond'è falla quest’avvertenza, nu in pari tempo dobbiamo dichiarare che non ne avevano bisogno.
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La Gazzetta di Weimar parla di alcuni partiti che sono in Baviera e che si studiano a far cadere il ministro Pferdten, onde il costui portafoglio passi ad altro ministro, che sia decisamente antirusso e ligio alla politica dell'Austria e delle Potenze occidentali. Ma non si disse che la Baviera, e perciò Pfortden, iniziò la determinazione dei Comitati della Dieta germanica per mettere in acconcio di guerra i contingenti federali? Or che vorrebbero di più i parti, ti che gridano la croce addosso al moscovita?
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La Gazzetta d'Ausbourg ha calcolato che la Russia ha in armi attualmente 695 mila uomini, che in sci mesi potrebbero avere un aumento di altri 200 mila; ma che tutte queste forze sparse pel vasto Impero russo non possono essere concentrate per una grande operazione militare. L’Austria poi (afferma la citata Gazzetta) ha una armata di 594 mila combattenti, divisa in 4 corpi, con 636 cannoni, e le soldatesche austriache sono in grado di accorrere sollecitamente ove siano bisogno. La conseguenza sarebbe che l’Austria sola potrebbe far fronte ad una russa irruzione.
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Il corrispondente fiorentino del Corriere Italiano non fa che ridere. Lo fece ridere il Vero Amico del Popolo, calunniosamente incriminato di russomania per avere scherzato su i forni di Montedomini; ora lo fa ridere la Gazzetta di Mantova, perché da una costei notizia rilevasi esser possibile una spedizione di truppe toscane in Crimea (Num. 28 del Corr. It.). Insomma ride sempre e per qualunque nonnulla.
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I giornali da qualche mes a questa parte non fecero, che tener proposito dei plenipotenziari che il governo francese spediva è avrebbe spedito a Vienna per le conferenze che vi si doveano aprire onde trovar modo a conchiudere la pace. E molti furono i nomi dei destinati a far parte a quei congressi; e molti dai giornali e dai loro corrispondenti si fecero partire di Parigi per Vienna alla onorata missione. Ma nel bel meglio di tanti sogni il Moniteur dichiara officialmente che l'imperatore Napoleone è troppo contente del suo ambasciatore Bourqueney, il perché non ha mai pensato d'invitare a Vienna altri plenipotenziari. Noi soltanto possiam dire: Non abbiamo sognato!
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A Berlino dicesi che la Dieta germanica è per la Prussia, a Vienna che è per l’Austria. Ma sia per l'una è per l’altra parte, sembra che un accordo fra la Prussia e l’Austria non sia conciliabile; laonde Esterhazy ministro austriaco a Berlino ricevette ordine dal suo governo di recarsi immediatamente a Vienna. vuolsi ciò avvenuto dopo le ultime votazioni di Frane forte; ed Esterhazy se ne partirà insieme alla contessa sua moglie. Molte le voci su questo repentino allontanamento. Se però Esterhazy non è a Berlino, Gortchakoff è a Vienna. Una spiegazione soddisfacente potrebbe farsi qualora Gortschakoff fosse richiamato a Pietroburgo. Senza questo, la situazione subisce, è vero, qualche accessoria ed esterna modificazione, ma nella sostanza è sempre la medesima. Drouyn de Lhuys che vede e sa più che altri, osserva che «un incidente minaccia di mettere gli austriaci e i russi alle prese sulle rive del Pruth è del basso Danubio, e che le relazioni fra i gabinetti di Vienna e di Pietroburgo sono della più delicata natura.» Pur nondimeno gli austriaci e i russi ancora non vennero alle prese; le relazioni diplomatiche ancora sussistono; indi fino ad oggi nulla di positivo. Ma se il richiamo di Esterhazy lu motivato dalla posizione anormale degli affari, come si pretende, alea iacta est, e fra pochi giorni si dovrebbe rimuovere ogni dubbio dallo sviluppo di dilucidatrici conseguenze.
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Continuano tuttavia le feste in onore della Vergine Immacolata; e fra le moltissime che in ogni luogo della terra si fanno, noi non accennammo che poche delle frequenti e sontuose che in Roma sono celebrate. A voler di tutte tener proposito, e sarebbe troppo arduo incarico; ma non possiamo dispensarci dal memorare quella che nei giorni 9, 10 e 11 di questo mese fecesi dalla Università dei Fornai nella loro chiesa intitolata a Nostra Donna di Loreto, chiesa, in cui si pare che le belle arti abbiano gareggiato per formare il tipo della più squisita eleganza.
MATRI ET VIRGINI
QUOD
FAUSTUS FELIX ILLUXIT DIES
QUO PIUS IX P. M.
MARIAM AB ORIGINIS LABE IMMUNEM
AUCTORITATE SUPREMA PRONUNTIAVERIT
SODALITIUM PISTORUM
A VIRGINE LAURETANA DE URBE
TRIDUANA SOLEMNIA
Questo l’annunzio che leggevasi al di fuori del tempio, dove entrato vedevi una meraviglia di finissimi paramenti che tutto simmetricamente adornavanto. Due orchestre accompagnavano le sagre funzioni che a sera si compievano con la benedizione del VENERABILE compartita dagli eminentissimi cardinali Brunelli il primo giorno, Schwarzembevg arcivescovo di Praga il secondo e Clarelli protettore del luogo il terzo. Ma riusci, oltre ogni credere, bellissima la musica dell’Inno ambrogiano cantato al termine dell'ultimo giorno a tre cori, uno dei quali echeggiante e rendente suoni di lontana melodia. Le panagiriche orazioni recitatevi dai RR. PI. Anacleto da S. Felice dei Minori Osservanti, Bonelli dei Conventuali e Gioia della Compagnie di Gesù meritarono distintissimi encomi non meno per lo ragionato sviluppo del sublime argumento che pei pregi di forbita e vigorosa eloquenza (20).
La sera del 5 il conte di Chambord e la sua real consorte giunsero a Parma.
Ai 2 l’ambasciatore francese Bourqueney fu nuovamente ricevuto in udienza speciale dell’imperatore. Ai 3 poi fu alla udienza imperiale il conte Giorgio Esterhazy ambasciatore austriaco appo la corte di Prussia tornato il 2 da Berlino a Vienna; eravi presente il conte Buoi ministro degli affari esteri. V’ha chi riguarda l’assenza di Esterhazy da Berlino come una foratale rottura (Corr. It.). Altri le danno più miti interpretazioni; certo è però che non si sa quando Esterhazy sarà per tornare a Berlino.
Ai 5 febbraio si dichiarò cessato il cholera in Vienna. Furono colpite dal malore 5255 persone, delle quali morirono 1715.
In un dispaccio di Drouyn de Lhuys agli agenti diplomatici in Germania del 26 gennaio è detto che «malgrado i desideri; più sinceri e perseveranti delle Potenze occidentali una morale scissura è avvenuta fra l’Austria e la Prussia, e l’unione dell'Alemagna trovasi per questo fatto compromessa. L’accordo non può essere ristabilito se non con la fermezza ed intelligenza degli altri membri della Confederazione… Indi accennandosi che la Prussia dichiara esser piena di fiducia nei sentimenti dello czar ed esser perciò inutile di premunirai contro attacchi chimerici, il dispaccio trova contraddizione fra le assicurazioni morali e i fatti materiali, fra le congetture e le certezze.»
Nel bavaro ministero della guerra si prendono tutte le disposizioni per gli armamenti. Nel magazzino dell’artiglieria a Monaco sviluppavasi una attività straordinaria. Si assicura che la Baviera non sarà mai per abbandonare la politica austriaca. vuolsi che le truppe bavare saranno destinate pe’ cesarei domini in Italia.
Si afferma che il governo annoverese deliberò l’aumento della sua fanteria leggiera. Le fabbriche d’armi a Herzburg lavorano per conto dello Stato
Ai 3 giunse a Berlino in qualità di corriere di gabinetto russo il conte Cassini.
Vociferavasi a Berlino che pel 6 febbraio il principe di Prussia sarebbesi di colà a Francoforte.
Il diplomatico russo Mattutschewitz si è recato a Parigi per fare una visita a un suo parente, cui furono confiscati i beni per non aver voluto ritornare in Russia!
Nei circoli politici di Parigi si parla con qualche sicurezza che anche la Spagna e il Portogallo sieno disposti ad aderire all'alleanza anglo-galiica.
La sera del 6 febbraio il ministero inglese non era per anco combinato.
Mehemed bey segretario del sultano è nominato ambasciatore turco a Parigi in luogo di Vely pascià che passa governatore generale di Brussa. Riza pascià, che fu primo segretario della legazione ottomana a Parigi é creato consigliere dell’ambasciata turca a Vienna.
La tolleranza di Rustem pascià governatore di Adrianopoli si manifestò ultimamente con tre fatti, che dimostrano il suo buon volere di conformerai agli ordini del sultano. Un giovine greco di 14 a 15 anni, in un istante di esattazione, avea dichiarato di abbracciare l’islamismo, ma ritornato in sé stesso, si penti della sua malaugurata risoluzione. L'infelice fu tratto in prigione, ma Rustem pascià informato dell’incidente fece liberare il giovine greco e lo consegnò all’arcivescovo. Il secondo caso concerne un giovine greco all’incirca della stessa età e possessore di una certa fortuna, in mano dei suoi tutori. Questo giovane di una condotta reprensibilissima, conobbe nei caffè ed altri luoghi pubblici un turco col quale strinse amicizia. Il turco volendo approfittare della sua fortuna, gli suggeri, come l'unico mezzo per venire subito in possesso del suo patrimonio, di abbracciare l’islamismo. Instruito di tutte queste circostanze Rustem pascià fece venire innanzi a sé il giovine e dopo averlo aspramente rimproverato, lo mandò a Costantinopoli dove sarà impiegato nella fabbrica dei cotoni filati del governo, che è il rifugio di molti giovini greci rajas di cattiva condotta. Vi ricevono un conveniente stipendio, sono alloggiati e nutriti e non possono uscire che i giorni di festa, però sotto la sorveglianza dei capi della fabbrica, di modo che fra alcuni anni e quando sarà diventato maggiorenne, il nostro giovine greco, ritornato a migliori sentimenti, troverà la sua fortuna intatta unitamente agl'interessi e benedirà il magnanimo Rustem pascià. Il terzo caso era più scabroso; trattavasi di giovane e leggiadra donzella di 16 anni, di Pagargike presso Filippopoli, costretta, a motivo dei mali trattamenti di suo padre e della matrigna, ad abbandonare la casa paterna e rifugiarsi presso una famiglia musulmana, che l’accolse nella speranza di farle abbracciare l’islamismo. Infatti la giovine greca s’era lasciata sedurre, ma siccome giusta una nuova ordinanza del governo, le conversioni alla fede mussulmana non possono effettuarsi che nel capoluogo della provincia, la donzella giunse ad Adrianopoli accompagnata da suo padre e dichiarò alla presenza del pascià essere risoluta di farsi turca. Rustein pascià le significò che prima dovea rimaner tre giorni all'arcivescovato greco presso suo padre. Alla dimane la donzella aver mutato pensiero e dichiarava al pascià voler conservare la religione dei padri suoi. Ella fu immediatamente restituita alla sua famiglia. Pochi anni sono, questi tre giovani greci sarebbero stati in certo modo costretti dalle autorità locali ad abiurare la loro religione e a farsi turchi.
Il nuovo codice destinato a guarentire indistintamente i diritti civili dei sudditi dei sultano venne dalla Porta comunicato all'ambasciatore inglese. Fra poco sarà portalo a cognizione dei pubblico (Areopag.).
Bande di assassini vagano in alcuni distretti dell’Albania. Il governatore dell'Espiro fu dimesso; è surrogato da Izzel pascià.
Anche la Turchia vuol fare un nuovo imprestito entro i confini del suo Impero, ad imitazione di quelli fatti ultimamente dall’Austria e dalla Francia.
Si pretende che i plenipotenziari militari di Austria e Francia abbiano già stipulata una convenzione relativa al trasporto di truppe francesi sul territorio austriaco, Anzi v'ha chi aggiunge (Kolner Zeit) che l'austriaco generale Crenueville sarà nel quartier generale della terrestre armata francese che appoggerà le operazioni austriache ai confini russi; e che le truppe francesi, le quali si concentreranno ai confini settentrionali della Boemia, vi si recheranno tenendo la via di Vienna!
Ai 31 di gennaio Zadik pascià inviò considerevoli rinforzi alle bocche dei Pruth rimpetto a Reni, mercecché alla opposta parte erasi veduto un forte concentramento di truppe russe.
La sera dei 27 gennaio gli uffiziali austriaci della guernigione di Galatz diedero una gran testa di ballo alle notabilità del paese nel palazzo abitato da Negroponte viceconsole della unione Americana. La guernigione di Galatz, che componevasi di un battaglione di confinari, di uno di linea e di tre squadroni di ulani con una balleria di razzi, fin dal 21 cominciò a muovere onde recarsi a Braila. Questa traslocazione di forze in un punto, dal quale si può e agevolmente e sollecitamente passare nella Dobrudsca, dicevasi in relazione con l'avvicinamento di nuove truppe russe al basso Danubio. Verso Galatz s'incamminavano altre milizie austriache per surrogare quelle che partivano.
È giunto nella Tauride il generale Uhlich con la guardia dei volteggiatori.
Arrivano continui rinforzi alle truppe alleate in Crimea. Si crede però che un attacco contro Sebastopoli non avrà luogo che quando i 40 mila turchi di Omer, pascià potranno contemporaneamente darle l'assalto dalla parte settentrionale. Quindi non avvengono che piccole, e quasi sempre notturne, scaramuccie fra i russi che aggrediscono or questa or quella posizione nimica e i francesi che non mancano mai a tenersi pronti a respingere i russi. Sono fatti che nulla concludouo e non meritano di essere riportati.
Il colonnello Pereira e il tenente colonnello Lopez Dominguez spagnuoli sono in Crimea incaricati di studiare le operazioni dell’assedio di Sebastopoli.
Sugli ultimi di gennaio il clima della Crimea raddolcivasi, e sui primi di febbraio progrediva' sempre in meglio laonde speravasi nel campo degli alleati che la stagione non avrebbe più infierito coi geli e con le nevi. Le truppe approfittavano del bel tempo per compiere i lavori di assedio. Le batterie eran sempre parate ad aprire, il fuoco. Il generale Niel e il colonnello Wauberi de Gentis furono ricevuti da Canrobert con le più cordiali ed onorifiche dimostrazioni.
Vassif pascià il 29 gennaio parti di Costantinopoli per l'Asia ad assumervi il comando dell'esercito ottomano. I curdi ribelli minacciavano Sacho, Gerira e impedivano il passaggio dei corrieri di Costantinopoli che per Bagdad traversano la Mesopotamia. I russi marciavano nuovamente sopra Kiva.
I giornali dei Belgio recano la lettera di un anonimo soldato francese caduto prigioniero dei russi ad un suo anonimo zio. La lettera non manca di grazia e di spirito benché scritta da tale cui furono due è tre giorni prima amputate tutte e due le gambe sopra il ginocchio. Il soldato dice perfino ch’ei se la passa benissimo! e sta benissimo! E sembra che il milite prigioniero fosse qualche cosa di grande, imperciocché Nesselrode in una sua lettera inviata ai parenti dei medesimo afferma che tutti s'interessavano per lui e lo stesso conte Schouwaloff aiutante di campo del granduca. Michele tennelo molto in cura. Or come finisce questo intreccio di lettere che chiamasi un bello episodio della guerra in Crimea? Nesselrode annunzia che il povero soldato è morto in conseguenza delle sue orribili ferite! E i giornali dei Belgio indi pubblicarono la curiosa epistolare corrispondenza.
Dobbiamo avvertire i nostri gentili associati e que’ signori. cui pervenne il Programma di un Supplemento al Vero Amico del Popolo, cioè di una Parenesi eddomadaria di scienze, belle arti e industria, che la pubblicazione del Supplemento medesimo è disdetta a motivo d'imprevedute circostanze.
Fra le balordaggini, che ultimamente si pub
blicarono in Piemonte per iscreditare il governo e promuovere l'annullamento del trattato anglo-gallo-sabaudo, il partito della opposizione ricorse alle armi anche de' frizzi poetici, ed ebbe gran voga di un Norberto Rosa:
» S'ai collegati principi » Mandavasi un rifiuto, » Prima di Sebastopoli » Cadeva lo Statuto. |
» Oh padri della patria, » Quanta mai siete bravi! » Dunque per esser liberi » Dobbiamo farci schiavi? |
Benché questo epigramma poggi sur una falsa idea qual’è quella che la esistenza dello Statuto dipenda dai trattato dell’alleanza con le Potenze occidentali, e da questa falsa idea si deduca una più falsa conseguenza, pure la illepida lepidezza di Norberto Rosa è stata riportata, siccome sforzo felicissimo del più spiritoso ingegno del nostro secolo, nei più accreditati giornali piemontesi!
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A sentire la Neue Munchener Zeitung e si parrebbe che l’Austria e la Prussia, levatesi finalmente di mezzo tutte le differenze di cui si è tanto parlato, vadano di pienissima intelligenza sul da farsi dalla Germania nella quistione orientale. Imperocché quel giornale riceve assicurazioni che «l’Austria e la Prussia combinarono d’intralasciare per ora la mobilizzazione dei contingenti federali, ma di limitarsi soltanto a prendere le necessarie disposizioni; onde nel caso che la Dieta deliberi la mobilizzazione, i contingenti possano entrare in campo nel più breve spazio di tempo. Piu, che statuirono. di non tenersi proposito nelle attuali condizioni delle cose intorno alla a nomina di un supremo comandante dell’esercito federale, che, qualora dovrà esser messo in movimento, si comporrà di tutti i contingenti Essendosi pertanto accordate le due maggiori Potenze alemanne a questo modo, è a sperarsi che la Dieta prenderà una decisione a voti unanimi nel senso dell’accordo austro-prussiano.» A noi sarebbe invero di somma letizia la novella che i gabinetti di Vienna e di Berlino abbiano una medesima linea di condotta politica nelle presenti complicazioni di Europa, perché l’armonico procedimento dell’Austria e della Prussia ci sarebbe sicurissima guarentia è che la pace si conchiuderebbe sollecitamente, è almeno che la guerra non si estenderebbe oltre i suoi confini attuali. Ma qual fiducia potremo aggiustare ad una notizia, che reca l'annunzio di un interessantissimo accordo, senza dirci da quali diplomatici, né dove, né quando fu per trattato e stabilito? A notizie cosi vaghe (sebbene sieno conformi ai nostri desiderii) noi siam soliti a dare il valore di quelle mal combinate invenzioni, che ogni dì si mettono in corso per sempre più inviluppare le idee di colora che tengono dietro ai misteriosi avvenimenti del nostro tempo, ai quali ancora nessuno seppe applicare una verace iuterpretazione.
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Anche la Correspondance Havas è informata non di un accordo già conchiuso ma da conchiudersi in breve tra l’Austria e la Prussia. Parla pure di un probabile accordo tra la Prussia e la Francia e lo argumenta dalla avere il prussiano Wedell mandata a Berlino un rapporta sulla conferenza che egli ebbe a Parigi con Drouyn de Lhuys ministro degli affari esteri dell'Impero francese. Conchiude però la Correspondance che finora tutte le idee di questi accorci non hanno altra base che quella di amichevoli e gentili accoglienze le quali non debbono illudere a segno da far che altri si abbandoni davvero a speranze di buona riuscita.
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Le notizie che si danno o si ha la pretensione di dare come positive su i recentissimi incidenti fra i gabinetti sono le seguenti. Il prussiano Usedom ebbe incarico dai gabinetto di Berlino d’indurre il gabinetto di Londra ad aderire alla idea di un trattato speciale fra la Prussia e le Potenze occidentali, trattato però che nella sua essenza dovea confermarsi al viennese del 2 dicembre, con l'unica diversità che vi si doveano è mettere le stipulazioni particolari, che, al dire di Manteuffel, l’Austria vi aveva introdotto più nell’interesse proprio che in quel lo generale della Germania. Lord Clarendon si addimostrò inchinevole alle proposte della Prussia, sotto le condizioni che il trattato speciale avesse corrisposto pienamente allo scopo di quello del 2 dicembre, e. la Francia vi avesse acconsentita. Ma il dispaccio circolare di Drouyn de Lhuys agli ambasciatori francesi in Germania si pronunziò. categoricamente contro qualunque trattato separato con la Prussia, e con la missione di Usedom non raggiungeva il suo scopo. Il gabinetto prussiano attribui questo anticipato rifiuto della Francia alle insinuazioni della diplomazia cesarea; e Manteuffel presidente dei ministri di re Federico Guglielmo ne mosse querimonie con l'ambasciatore austriaco Esterhazy. Manteuffel stette in sul punto di incriminare Buol ministro imperiale degli affari esteri di favorire segretamente ciò che a Berlino e a Dresda chiamasi ingerenza della Francia negli interessi della Germania. Ma il governo austriaco pcr troncare d’un colpo le accuse che si preparavano dichiarò al governo prussiano che se egli era veramente risoluto. a conchiudere con le Potenze occidentali un trattato speciale, che soltanto nelle forme diversificasse da quello del dicembre, l’Austria era prontissima ad adattarvisi per favorire il sollecito ripristino della pace. E I'. ambasciatore austriaco a Parigi barone Hubner ebbe quindi ordine di far conoscere alla orte delle Tuileries che il gabinetto di Vienna (apprezzando pur, sempre i sentimenti amichevoli della Francia rifiutantesi forse per un riguardo verso l’Austria a. concludere un trattato separato con la Prussia) nulla avrebbe a ridire contro la stipulazione del trattato medesimo, qualora avesse dovuto promuovere la definizione delle differenze. Dopo questa doppia dichiarazione austriaca, il dispaccio prussiano del 21 gennaio deduceva che la Prussia ha il diritto d'intervenire alle conferenze diplomatiche nella sua qualità di grande Potenza europea.
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Nella nuova emissione di carta monetata che si ordinò dallo czar il Times credo trovare un argomento per dimostrare pessime le condizioni finanziarie della Russia. Ma il Times non si è ricordato che nei sotterranei della Cattedrale di Pietroburgo furono, or ha pochi anni, depositate parecchie arche piene di verghe d'oro dei monti Urali di un valore che fece trasecolare il giornalismo europeo. Ridotte a moneta quelle verghe non solo potrebbero fare sparire ad un tratto tutta la carta monetata che oggi circola pell'Impero russe, ma eziandio ve ne rimarrebbe una quantità soprabbondante per altri futuri bisogni.
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Sebbene siam soliti a diffidare delle pretese corrispondenze dell'Osservatore Triestino, pure credemmo di non dover dubitare della notizia, la quale recava che Vassif pascià era partito da Costantinopoli per andare ad assumere il comando dell’esercito dell’Asia. Ma indi scoprimmo che la nomina di Vassif a quel posta in Asia fu rilasciata unicamente dal compilatore delle corrispondenze dell'Osservatore. Imperocché Vassif pasci ai 24 gennaio fu creato per ordinanza gransignorile governatore di Varna in surrogazione di Adil pascià messo in quiescenza.
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La Gazzetta ufficiale di Milano del 7 febbraio riporta un articolo del Piemonte giornale di Farini, che si diffonde in encomii della politica austriaca. L’Armonia prende da ciò buon augurio e comenta che «nello stemma di Ginevra è scritto: Post tenebras lux, e che in quello di Torino si può scrivere: Post bellum pax.»
Il Giornale di Roma d’ieri pubblica l'allocuzione pontificia fatta nel Concistoro segreto del 22 gennaio. In essa il SANl’O PADRE duolsi delle calamità che. affliggono la Chiesa cattolica in Piemonte, dove di recente fu posta in campo anche un’altra legge, ripugnante a qualunque diritto divino, naturale ed umano, ed in tutto favorevole ai funestissimi errori del socialismo e del comunismo, con la quale legge tra le altre cose si propone che quasi tutte le famiglie monastiche e religiose, e le chiese collegiale e i benefizii semplici benché di diritto patronato vengano soppressi, e i loro beni e redditi sieno soggetti ed affidati all'arbitrio della potestà civile. Indi vi sono non solo riprovati e condannati tutti e singoli i decreti da quel Governo già promulgati a detrimento della Religione e della Chiesa, non che dei diritti e dell’autorità del Romano Pontefice, ma vi è pur dichiarata affatto irrita e nulla la legge ultimamente proposta. Vi son poi gravissimamente avvertili colora che alla legge medesima osassero in qualunque modo dare appoggio, favore o sanzone, a volere attentamente considerare le pene e le censure che dai Canoni dei Sacri Concilij furono stabilità contro gl’invasori e profanatori delle cose sacre, i violatori della potestà e libertà ecclesiastica, e contro gli usurpatori dei diritti della Chiesa e della Santa Sede.
L’allocuzione inoltre annunzia essersi dal SANTO PADRE ordinata la stampa di una particolare esposizione delle cose, onde il Mondo cattolico vegga le cure da lui usale per la difesa della Chiesa nel regno subalpino ed insieme conosca il modo di agire seguito dal Governo piemontese.
L'Armonia di Torino avverte di avere riprodotta con le stampe l’Allocuzione medesima con la versione italiana unitamente a tutti i documenti nella loro integrità, come furono pubblicati per ordine del Sommo Pontefice in Roma, dalla Tipografia della Segreteria di Stato
II cavalier Luigi Crisostomo Ferrucci è nominato Aggiunto agli scrittori latini della Biblioteca Vaticana.
Non ostante la fiera opposizione fatta dal partito democratico, il trattato di alleanza del Piemonte con la Francia e l'Inghilterra fu approvato dalla Camera dei deputati il 10 corrente alle ore 6 e mezzo pomeridiane con voti favorevoli 101, mentre i contrari furono 69.
La sera del 10 alle ore dieci e mezzo cessava in Torino di vivere il dura di Genova. Quanto il re sia dolente per questa novella perdita, cosi rapidamente succeduta alla morte della regina madre e della regina consorte, è più agevole immaginare che esprimere con parole.
Si ritiene come, certa a Torino la imminente chiusura della sessione parlamentaria. Arrivarono a Genova varie Suore della Carità e medici militari che debbono recarsi a Costantinopoli per organizzarvi gli ospedali delle truppe sarde. Il Governo già prese tutte le necessarie disposizioni perché sia regolarmente effettuata la spedizione in Crimea.
Il colonnello Taun aiutante di campo del re di Baviera si è recato a Vienna per una missione speciale. Si conferma che la Baviera non declinerà dalla politica dell'Austria, e che la mobilizzazione collettiva dell’armata bavarese è imminente.
Dicesi per telegrafo che il conte Esterhazy a di 8 da Vienna tornava a Berlino.
Parlasi nuovamente a Parigi che la imperatrice trovasi in istato interessante.
Lord Lyndhurst (secondo il Sun) disponevasi a presentare alla Camera dei lordi la proposta che «la Camera è di parere che il governo abbia intrapresa la spedizione di Crimea con mezzi insufficienti, senza una savia previdenza è senza essere bastantemente instrutto sulla natura ed estensione della resistenza che conveniva aspettarsi da parte del nimico. Indi essa Camera opina che i più disastrosi risaltati di questa guerra sono dovuti alla negligenza e alla cattiva amministrazione del governo che imprese a dirigerla. Ai 5 la Camera fu aggiornata al di successivo; indi fino ai 15.
Nella seduta dell’1 febbraio il congresso spagnuolo respinse a grandissima maggioranza di voti la proposta di Rios-Rosas sulla sovranità nationale. Ai 31 gennaio Soulè fu ricevuto dalla regina in udienza di congedo.
Il Giornale di Francoforte annunzia che tutto l'esercito austriaco è sul piede di guerra. Le riserve raggiungono i respettivi corpi; ciascun reggimento, la cui forza era di 4000 uomini, è portato a 8000.
Si annunzia che la Dieta germanica il di 8 delibera di porre sul piede di guerra i contingenti principali, che potranno entrare in campagna quindici giorni dopo che siasi dato l’ordine di marciare.
Nel granducato di Baden si prendono disposizioni per mettere sul piede di guerra l’armata. Furono regolate le ambulanzo e le compagnie pe’ feriti. Si fecero motte promozioni fra gli officiali dello stato maggiore. Non minore energia si spiega dal granducale ministro della guerra dell’Assia.
Si dice che le truppe russe trovantisi nelle vicinanze di Cracovia ebbero ordine di ritirarsi nell’interno del paese!
Si afferma che russi concentrati sulla riva sinistra del Pruth sono 60 mila solamente!
Anche la scuola modica di Costantinopoli sarà convertita in ospedale francese. Un 400 zuavi ammutinati furono messi in catena e condotti a Tolone (Donau).
Si ha da Varna in data del 4 che trentamila turchi sbarcarono ad Eupatoria.
Si pretende che il granduca Michele trovisi malato a Cherson con infiammazione di gola. Il granduca Niccolo sugli ultimi di gennaio era tornato a Sebastopoli. Osten-Sacken occupavasi delle fortificazioni della ah. destra del suo campo e spediva il generale Zabokrizky con una brigata di fanteria a rafforzare il generale Pawloli che minacciava Eupatoria.
Nei primi giorni di febbraio già erano in attività 28 batterie degli alleati, parecchie delle quali hanno perfino 24 grossissime bocche da luoco. Ai 17 ottobre non vi erano che 7 batterie. Le aggressioni de' russi erano divenute meno frequenti, anzi era subentralo quasi un armistizio di fatto. Ma si dall’una come dall’altra parte si facevano energici preparativi per una prossima e grande azione guerresca. Le truppe alleate si calcolano a circa 130 mila uomini. La terza divisione francese rimpiazza le truppe inglesi per la continuazione delle trincee.
La grande strada ferrata degli alleati in Crimea è già incominciata.
Chaignaux capitano di vascello assunse le funzioni di comandante superiore della marina francese a Costantinopoli.
Furono spedite e forse già pervennero in Crimea diecimila bottiglie di vino di Porto che un personaggio delle principati famiglie portoghesi manda in dono alle truppe alleate.
Si racconta che i curdi ribelli si sieno impossessati di Zacho ed abbiano fatto orrendo eccidio della popolazione. Il pascià di Bagdad apparecchiavasi a marciare contro i rivoluzionari.
La tattica di far paragone fra un grande ingegno moderno e i grandi maestri che lo precedettero, per oscurar quello che comincia a risplendere mettendolo a comparazione di altri che dal consenso di più secoli meritaronsi la comune ammirazione, è antica quanto il diluvio universale e forse anche piu; e durerà, tale si è il nostro parere, fino a che excidio terras dubit una dies. Ma per buona sorte l’uomo di non vulgar talento, che per siffatti argomenti è combattuto, può confortarsi con la speranza che esso pure avria la ventura di esser citato dai critici che il suo tempo chiameranno antico per avvilire altri talenti, che non avranno ancora il poco invidiabile vantaggio di essere consecrati e consumati dal tempo.
La Società di scienze, agricoltura e belle lettere del dipartimento di Taro e Garonna ha decretalo un premio di 200 franchi per l’autore della miglior opera, in versi sulla Missione civilizzatrice della Francia in Oriente. Qualche cosi detta virtuosa di canto per 200 franchi neppure farebbe sentire in teatro le melodie di una cabalella! E 200 franchi sono il premio di una opera pudica che potrebbe richiedere parecchi mesi di assidua applicazione! Veramente povera e nuda vai, filosofia.
Dallo specchio dimostrativo delle licenze presentate al Ministero del Commercio e delle Belle Arti dagli assessori per la pittura e la statuaria, per la estrazione dello Stato pontificio di oggetti di belle arti, veniamo a conoscere, che nel trascorso anno 1854 le arti belle hanno anch'esse sperimentato la fatale influenza, che gli avvenimenti politici che tengono occupate le menti di tutti, esercitano in Europa. In fatti nel 1853 uscirono quadri e statue per un valore di sc. 365,909:50; mentre nel 1854 ne uscirono per un valore di sc. 215,487:63. La stima delle pitture antiche uscite dallo stato fu nell'ora passato ann di sc. 29,515: 41, e quella della pittura moderna di sc. 79, 836; quindi di un totale di sc. 109,351:41. E nel 1853 la stima totale fu di sc. 108,590:50.
Le scolture antiche uscite nel 1854 ascendono al valore di sc. 854, e le moderne a quello di 105,278:22; onde vi ha sensibile diminuzione a fronte del 1853; dapoiché in quell’anno uscirono tante scolture antiche pel valore di stima di se. 1,423, e tante scolture moderne perse. 146. 179.
Le arti belle non prosperano’ che all’ombra della pace, come l'industria e il commercio; onde, se tutti devono far voti per la pace, li fanno maggiormente gli artisti.
Il grande armamento che minaccia oggidì Sebastopoli rivolge le nostre idee verso a simili intraprese che la storia ci tramanda, ed alcuni punti di confronto possono al certo interessare la nostra attenzione
Ê con soverchia leggerezza che si afferma non essersi mai prima d’ora spiegato nelle acque del Mar Nero un tanto apprestamento militare, Se trattasi del materiale di artiglieria e di tutti i mezzi di. distruzione accumulati sulla flotta anglo-francese si è nei vero. La spedizione della Crimea diffatti compita in un tempo, in cui le scienze fisiche sonosi spinto alla più alla perfezione, dispone di mezzi finora sconosciuti. Tutti i lavori dell’arto di assedio da Vauban in poi, tutti i progressi della chimica da Lavoisier ad oggi trovansi rappresentati e riuniti sulle occidentali cittadelle galleggianti. Ê pure verità il numero dei navigli che solcano in questo istante il Mar Nero, mare povero per sò in paragone del Mediterraneo, questa grande arena delle nazioni antiche e moderne, Il Mar Nere non vide mai nei lungo corso di secoli della storia che piccoli episodii marittimi, che non reggono alla comparazione coll'ardita impresa che tentano oggi tre armate e tre flotte confederale. Sarebbe mestieri indietreggiare fino a Serso ed alle sue innumerevoli falangi armate per rinvenire un eguale spettacolo navale sul Ponto Eusino. È da Sardi, a 20 leghe da Smirne, che parti, se dobbiamo credere agli storici greci, quel formidabile armamento costituito di 3,000 navi da carico, montate complessivamente da 240,000 militi da marina. Giova però l’avvertire che la moderna critica non accetta come buona monda questa cifra favolosa, non crede ai 3 milioni di combattenti che l’orgoglioso re di Persia trascinava dietro di sé. La immaginazione greca sempre inclinata al meraviglioso aveva potuto amplificare le proporzioni del colosso che andò ad urlare ed infrangersi contro il coraggio e la sagacia di Temistocle. Tutto ciò che vi ha d'incontestabile e d’incontestato si è la grande giornale di Salamina ove i greci gettarono in un vergognoso disordine la flotta soverchiamente numerosa persiana, s’impadronirono della maggior parte dei legni nimici e obbligarono Serse a ripassare solo e fuggiasco lo stretto dell’Ellesponto.
Sotto i romani, l'Oriente fu spettatore della pugna navale d'Azio, che decise dell'impero del mondo e diede l’universo a Cesare,
Mille anni dopo, le crociate percorsero quei mari trasportandovi su quelle spiagge tutti i popoli guerrieri. E qui la storia cammina su di un terreno meglio conosciuto. Non pochi cronicisti c’indicano le cifre di quelle immense spedizioni, in cui l'Occidente intero era rappresentalo dai suoi principi, dai suoi cavalieri e da immense masse di uomini, non prima vedute dall’Era cristiana sui campi di battaglia. Trecento mila uomini in una sola crociata, la più sfortunata di tutte, attraversarono i Dardanelli e si precipitarono sull’Asia. Da un si grande armamento si può congetturare il numero delle navi di trasporto. Allora i legni delle crociate non consistevano che in semplici galere, e nella tenzone non aveano che una parte secondaria. Dopo quest’epoca di fratellanza, Francia ed Inghilterra commisero il peccalo mortale di separarsi. Giovanni da Vienna, il fortunato ed intrepido ammiraglio di Carlo VI, ingagliardito dal successo della guerra marittima ch’egli sostenne di concerto col regno di Scozia contro gl’inglesi, meditò il progetto di una invasione nelle terre di questi ultimi. Nel settembre 1386, 387 bastimenti si trovarono riuniti a Boulogne per accogliere 100 mila uomini. L'Inghilterra n'era costernata; convinta che non v'era mezzo per lei di salvezza, ricorse all’arte e riusci diffatti a sventare il colpo mortale che le sovrastava mediante il tradimento di qualche principe del sangue e dei grandi vassalli della Corona che si lasciarono vergognosamente corrompere a prezzo d’oro. Questa prima prova del campo di Boulogne, che Napoleone I rinnovò quattro secoli dopo allo stesso intendimento, come l’altra fallì. Carlo VI non conquistò l’Inghilterra, né gl'inglesi conquistarono la Francia.
Nel 1587 Filippo di Spagna alla sua volta ideò una discesa in Inghilterra, spintovi da bramosia di vendetta. Una flotta di 130 vascelli da guerra aventi a borde 190 mila soldati, 8500 marinai, 2000 rematori e 2630 cannoni si disponevano a prendere il mare, stavano in. Cadice dando l'ultima mano alle necessarie operazioni di compimento dell'impresa, quando sir Drake, l'ammiraglio di Elisabetta vi comparve ed incendiò in quel porto più di 100 legni di trasporto carichi di viveri, di munizioni da guerra, e di tesori del Nuovo Mondo: dippoi si affrettò all'imbarcatura del Tago e la pure distrusse molti e molti vascelli spagnuoli. L’impresa di Filippo aborti al suo medesimo nascere.
Sotto Luigi XIV la Francia mercé dello zelo patriotico di Colbert contava 276 bastimenti. In una battaglia navale contro gli anglo-olandesi, la marina francese venne ridotta a 44 vascelli e 13 brulotti.
Luigi XVI ebbe una flotta imponente, con che ottenne l’emancipazione dell'America. Quelle del primo impero furono decimate ad Aboukir e a Trafalgar. Armate navali furono vittoriose sotto Carlo X e Luigi Filippo: ad Algeri, ed a S. Giovanni d'Ulloa.
Vedremo il risultato delle flotte degli eserciti alleati del 1855 in Crimea.
Verso le ore 3 di questa mattina l’impeto delle crescenti acque del Tevere ha trasportalo via la Mola denominata S. Maria in fontana, una delle tre dalla parte settentrionale dell'Isola di S. Bartolommeo. La Mola s'imbatté a Ponte Quattro Capi dal lato, della chiesa di S. Giovanni di Dio de' Fatebenefratelli; eranvi quattro molinari, che con ispari di fucile e con altissime grida davano in quell'ora antelucana avviso del tremendo pericolo che lor soprastava, si udivano ancora invocare supplichevoli il nome di MARIA SANTISSIMA. Sopraggiunsero solleciti alcuni gendarmi pontifici, che lanciarono funi a que’ disgraziati già prossimi a rimaner preda de' vortici, e per cotal guisa con vigorosa e felice prontezza li trassero in salvo. Appena compiuto quest’atto, il tetto della Mola che tale una scossa che mandò in ruina gran parte del parapetto del ponte, e il barchettone della Mola medesima spariva ingoiato dalle acque estuanti!
L’Armonia scrive che il 10 febbraio recò al Piemonte doppia cagione di lutto, la morte cioè del duca di Genova rapito alle speranze della patria nel fiore della gioventu, e l’approvazione del trattato di lega con Francia e Inghilterra, lega che l’Armonia, facendo eco alle parole di Brofferio, chiama disgrazia nazionale. Quanto alla morte, del duca è ben giustamente considerata siccome cagione di lutto; ma quanta all’approvazione della lega, noi non potremmo convenire nel parere dell’Armonia senza ledere l’avvedutezza del Governo, che assai meglio di un articolista di giornale conosce la importanza dei suoi atti politici.
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Dai nuovi arresti di persone, che mossero a sediziose improntitudini, operati in varie città dei domini austriaci al di quà delle Alpi il Corriere Italiano argomenta che nelle attuali condizioni di Europa tutte favorevoli al progressivo consolidamento del principio dell’ordine e della conservazione altro non vuolsi dal genio nimico di questa e di quello che dar di tanto in tanto alcun segno di vita con tentativi che d’altronde rivelano una moribonda esistenza. Oltre a ciò, il Corriere è lieto non poco perché «fra le persone arrestate non havvene alcuna veramente distinta né per intelligenza, né per condizione, il che prova evidentemente che lo spirito della rivolta è costretto di scendere ogni di più al basso della scala sociale onde arruolare accoliti obbedienti.»
Una corrispondenza berlinese alla Brestauer Zeitung opina che le differenze in sorte fra l’Austria e la Prussia non recheranno alcun grave turbamento alla Germania; imperocché, sebbene la proposta austriaca per la mobilizzazione dei contingenti federali sia ostinatamente avversata dalla Prussia e dagli Stati centrali alemanni, pure egli è certo che questi medesimi Stati non vogliono lasciare disarmata la Germania in mezzo a tante complicazioni di Europa; laonde se l’Austria venisse aggredita dalla Russia non le mancherebbe sicuramente il soccorso della Confederazione.
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Parecchi giornali (per non dir tutti) affermarono che il principe Giorgio di Meclemburgo erasi da Pietroburgo recato a Berlino per una missione affidatagli dallo czar e da compiersi appo re Federico Guglielmo. Noi, non volendo avventurarci a dar come positivo lo scopo della missione, ci limitammo a dire che il principe Girgioera molto iniziato nelle intenzioni dello czar e per conto della Russia fece frequenti visite altre volte alle Corti della Germania. In. seguito però i giornali annunziando i colloquii del principe Giorgio con re Federico Guglielmo ripetevano ch’ei lavorava nell’interesse della Russia. Ma sia che ciò non fosse a grado della pubblica opinione di Berlino, sia che il governo prussiano non amasse che alle premure del principe Giorgio si attribuisse il carattere che asseveravasi dal garrulo giornalismo, la Corrispondenza prussiana si dichiarò autorizzala a smentire nel modo il più positivo che Giorgio sia stato incaricato dall’imperator delle Russie a fare comunicazioni al re di Prussia. Poteva però dire in che versarono i segreti colloqui di Giorgio col re; e finché non deduce questo in appoggio della sua impugnativa, invece di rimuovere la primiera credenza, non fa che renderla più ferma, e dal grado di sospetto portarla a quello di certezza.
Seppe il Wanderer da fonte positiva che a Parigi fu conchiuso un trattato speciale di alleanza fra la Prussia, la Francia e l'Inghilterra; trattato che dicesi analogo a quello del 2 dicembre; di cui soltanto il secondo e il terzo articolo furono modificati: imperocché laddove il trattato viennese riguarda la occupazione austriaca dei principati danubiani, il Trattato parigino mette la collocazione di un corpo di armata in Posomia e nelle provincia prussiane; e il terzo articolo del-trattato viennese fu modificato fin quanto che la Russia non avendo dato entro il mese di gennaio le chieste garanzie di pace, la Prussia si associa alle misure coercitive e prenderà parte alle respettive conferenze diplomatiche e militari. Con tutto ché al Wanderer si sieno date queste informazioni da fonte positiva ci dispiace di doverle ritenere inesattissime, per non dirle inventate. L'avvenimento avrebbe totalmente mutato la posizione degli affari, e la Russia sarebbe ranista in un pericoloso isolamento. Anche la Prussia, contro di lei! Oh questo è troppo! Ma in qualunque modo, se la notizia avesse avuto un fondamento di verità, pria che da fonte positiva si fosse comunicata al Wanderer i telegrafi l’avrebbero annunziata a tutte le parti d’Europa.
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Il Morning Post reca due gravissime notizie in una volta. La prima è che otto bastimenti di commercio austriaci giunti a Galatz, furono ricevuti da vivissima fucilata dei russi. La seconda è che le truppe russe devastano la Dobrudsca sotto gli occhi del generale Coropini. Sulla prima ci permetteremo di dubitarne fino a che pervengaci la officiale conferma; sulla seconda poi osserviamo ch’essa è in contraddizione con le ripetute assicurazioni date dai giornali, che respingevano i russi al di la del Danubio, mentre noi sostenevamo che (e ultime notizie più positive gli aveano lasciati parte a Tultscia e Rabadag, e parte sulla via di. Baltschik. E il Corriere Italiano che si che totis viribus a propugnare la ritirata dei russi, riceve anche esso da Galatz la notizia che «Tultscia dopo la visita fattale dai russi non ha più governo, e certamente lo stesso deve succedere pure della vicina Isalscka e di tutto il paese intorno, perché i governatori ottomani sono scappati, né vogliono rischiare il ritorno non essendovi truppe di difesa». Or che si conchiude da tutto ciò? Forse che i russi se ne tornarono al di la del Danubio, come il giornalismo pretese darci ad intendere, o che si fermarono nella Dobrudsca come noi dicevamo?
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Il Journal che Débats, vedendo che poco può dirsi intorno alle operazioni della guerra si diverte a suggerire ciò che avrassi a fare dopo la conclusione della pace. Ed anzi tutto ei pensa alla nuova sistemazione della Turchia. Problema invero un po’ troppo difficile a risolversi; ma qual cosa è sì ardua che pertrattata da un giornalista non divenga la più agevole e la meglio attuabile d’ogni altra? «Se vuoisi,ei riflette, una Turchia viva e non un cadavere, debb’essere; aiutata ad adottare la civilizzazione europea. Spesso s’intese a dire che la Russia favorisce il vecchie a partito turco. Ma favorire il vecchio partito turco equivale a favorire l’anarchia e la barbarie, a conservare la debolezza della Turchia, a lasciarla insomma perire. Questa però non è la intenzione delle Potenze occidentali, esse proteggono in Turchia quel partito che vuole abbracciare la loro civilizzazione. Nell'Occidente e non già nel Corano trovasi la vitalità, di cui ha bisogno la Turchia; quindi la vitalità dell'Occidente dee venire in soccorso dell’impero ottomano.» Ecco spianate tutte le difficoltà. Dopoché siasi firmato l’atto solenne della pace, la Francia e l'Inghilterra dovranno trapiantare in Turchia i costumi e le instituzioni dell’occidente europeo. Ma il Journal da Débats accenna che la Russia è onninamente avversa a cosiffatte innovazioni. Indi e' sarà mestieri che nel trattato della pace appongasi un articolo, una condizione sine qua non che la Russia rinunzi ad ogni ingerenza e influenza sulla Turchia, lasciando questa all'arbitrio civilizzatore dell’occidente. Che senza un tale articolo, la Russia avrebbe il pretesto di fare un’altra guerra per la tutela del vecchio partito turco; e allora saremmo da capo con la questione orientale. Bisogna dunque che il Journal des Débats ci faccia intendere come potrà essere che la Russia si contenti di ritirarsi nell’isolamento onde la supposta missione occidentale proceda vantaggiosamente nell’impero ottomano. Attenderemo positivi schiarimenti su questo proposito, senza i quali l’interessantissimo argomento si rimarrà sempre circoscritto nella sfera dei sogni, o al più al più potrà somministrare materia acconcia per un accademico trattato di politiche disquisizioni da servire di secondo volume alla chimerica Repubblica di Platone.
La mattina del 15 a ore 8 e minuti 40 mancava ai viventi in Siena monsignor Giuseppe Mancini arcivescovo di quella città e diocesi.
Nella votazione segreta del trattato di alleanza erano presenti 159 deputati; e volarono in favore del trattato 95, contro 63, uno si astenne. Nella votazione pubblica erano presenti 161 deputati; votarono pel SI 101, pel NO 59, ed uno, che fu il deputato Menabrea, non volle dare il suo voto.
Ai 7 arrivarono a Vienna importanti dispacci da Berlino e da Francoforte, dai quali si può prevedere che la politica della Confederazione prende una buona piega nella quistione orientale. Gli Stati federali, che aderiscono all’Austria, paiono disposti a far valere tutta la loro influenza sul gabinetto prussiano, onde questo non da occasione ad una scissura della Germania. La Prussia intanto con un dispaccio del 2 febbraio ai suoi rappresentanti presso le Corti tedesche fece dichiarare che il gabinetto di Berlino nella politica da lui finora mantenuta si lascio condurre non solo dall’interesse specifico della Prussia, ma eziandio dai più alti interessi j germanici in guisa che, qualora questi lo richieggano, essa è preparata a far fronte verso qualunque direzione.
In un dispaccio di Drouyn de Lhuys del 29 gennaio si dice che «l’accessione del gabinetto di Berlino al trattato del 2 dicembre sarebbe preferibile a qualunque altro modo... ma che finora il gabinetto di Berlino si è rifiutato di collocarsi sul medesimo terreno dell’Austria e delle Potenze occidentali... perché la Prussia non ha voluto acconsentire a sottoscrivere né un protocollo, né una nota, né un trattato... Vi si enuncia trattarsi, per quanto deboli sieno a questo riguardo le speranze, di esaminare fino a qual punto è possibile il ristabilimento della pace generale, e venendo a svanire quest'ultima prova, di seguitare la guerra col concorso dell’Austria. Risultare adunque che i gabinetti che fecero l'alleanza del 2 dicembre, si sono obbligati, nella ipotesi di non riuscita di futuri negoziati, a far causa comune contro la Russia, il che vuol dire che dapprima terranno un linguaggio conforme, indi passeranno ad alti aventi una medesima direzione. In tale stato di cose, onde la Prussia potesse assistere alle negoziazioni, bisognerebbe che si mettesse sullo stesso piano della Francia, dell'Inghilterra e dell'Austria, e che non vi fosse incertezza né riguardo allo spirito che la vi porterebbe, né riguardo al suo contegno ulteriore. Perciò il gabinetto di Berlino non può credere. che il suo linguaggio e l’attitudine sua in Germania dieno agli alleati, sotto un certo aspetto, tutte le considerabili garanzie, e non dee maravigliarsi di rimanere escluso dalle trattazioni se prima non accetti innanzi alla Francia la stessa posizione dell’Austria.
Le sottoscrizioni ricevute fino all'8 febbraio dai ministero della guerra in Parigi a favore dell’armata d'Oriente ascendevano a 609,448 franchi.
Nuovo gabinetto inglese. Palmerston primo lord del tesoro, Granwort cancelliere, Granville presidente del consiglio, Argylf lord del sigillo privato, Clarendon segretario di Stato per gli affari esteri, Sidney Herbert per gli affari interni, Giorgio Grey per le colonie, Pannure ministro della guerra, Gladstone cancelliere delle Scacchiere, Graharn primo lord dell'ammiragliato, Molesworth ministro dei lavori pubblici, Carlo Wood presidente dell'uffizio del controllo, Landsdowne fa parte del gabinetto, ma senza portafoglio. Vacano i posti di cancelliere del ducato di Lancastre e di primo segretario d'Irlanda. La sera del 9 la regina ricevette a Windsor il giuramento del nuovo ministero. La Gazzetta di Londra pubblicò un proclama reale che vieta severamente qualsiasi rapporto fra i sudditi inglesi. e la Russia. Si crede che il ministero formato da Palmerston sia meramente provvisorio, perché organizzato con l’unico scopo di spingere la guerra con celere energia. Si lavora con raddoppiata attività a Portsmouth ai preparativi della prossima campagna del Baltico. Russell promise a Palmerston una seria cooperazione. V’ha chi pretende che nel programma militare del 1855 entreranno la formazione di una legione polacca ed una spedizione in Polonia.
Gladstone ha ricusato di far conoscere pubblicamente l'effettivo dell’esercito inglese in Crimea.
Nella seduta del 7 la Camera dei Comuni votò parecchi crediti, che nel complesso loro ascendono alla somma di 1,200,000 lire sterline per sopperire alle spese cagionate dall’acquisto di articoli di armamento e di munizioni di guerra.
Soulè, che fu ambasciatore degli Stati Uniti a Madral, ai 7 febbraio era giunto a Bordeaux.
Si conferma che Breckenridge viene a surrogare Soulè nel posto di ambasciatore dell’Unione Americana a Madrid.
Alla seduta delle Cortès del 3 si diede lettura di. un progetto di legge per la vendita di tutti i beni dello Stato, compresevi le miniere di mercurio d’Almaden, le saline, le foreste, e quasi tutte le proprietà del patrimonio reale. Il ministro dell’interno dichiarò che il governo combatterà questo progetto. I carlisti arrestati sulla frontiera sono il comandante Oscariz, il capitano Ugalde, il tenente Yrurre, il tenente Ybarragola e il sottotenente Yabar. Lettere di Madrid alla Patrie dicono che i carlisti contrassero un prestito di 200 milioni di franchi.
Il sultano è indisposto e perciò neanche potè ricevere lord Redcliffe che dovea consegnargli un autografo della regina Vittoria.
Si annunzia da Varsavia (Patrie) che i generali russi Labintzofl e Plautine ebbero l'ordine di spingere le loro truppe verso la frontiera onde cosi meglio osservare i movimenti degli austriaci. Si conferma che 60 mila russi sono concentrati sul Pruth.
Dicesi che il principe Gortschakoff era intenzionato a trasferire il suo quartiere generale da Kischene a Odessa.
Un ukase imperiale ordina il trasporto di grandi provvigioni di fieno e farina a Dubasary sul Dniester.
Ultimamente corse la voce (Morning Herald) che Osten-Sacken con 40 mila uomini e 90 cannoni si avanzava a grandi giornate da Perekop sopra Eupatoria.
Il generale Canrobert ha domandato al suo governo altri 30 cannoni, e munizioni per 15,000 tiri di cannone, oltre le 32,000 cariche già chieste.
Per conto del governo francese furono comprato a Trieste ventimila staia di orzo.
Si assscura che l’esercito sardo ausiliario in Crimea si comporrà di 4 brigate di fanteria dei granatieri di Sardegna, di 2 battaglioni di bersaglieri, di 2 reggimenti di cavalleria, di 4 batterie di artiglieria e di una compagnia di carabinieri.
L'altitudine della Persia è sempre a Costantinopoli causa di gravi timori. Dicesi che la Francia è l'Inghilterra abbiano fatto nuove premure allo schiah per indurlo ad abbracciare il partito della Turchia, ma credesi ché ogni tentativo tornerà infruttuoso, mercecché la Persia sembra essersi impegnata a favore della Russia.
Si annunzia che gl’imperiali cinesi comandati da uffiziali mansciuri vennero a contatto coi ribelli presso Kiang-si, Hunan e Hupeh e che non solo riportarono segnalata vittoria in tutti i combattimenti, ma riconquistarono ancora parecchie importanti città sull'Yangtz-Kiang.
Si è assicurato positivamente che le truppe russe ricevettero l'ordine di ritirarsi dalle vicinanze di Cracovia nell'interno del paese (noi peraltro moderammo questa notizia dandola come una voce) ma lettere di Cracovia del 4 (Corr. It.) parlano non esservi alcuno indizio, dai quale si possa dedurre che le truppe russe si dispongano ad abbandonare le posizioni occupate da esse ai confini. austriaci. Pare soltanto che presso Cracovia seguiranno aie une dislocazioni di trappe, per motivi meramente strategici.
Non ha guari (cosi lo Czar) furono dichiarati ufficialmente traditori della patria tre principi russi per avere abbandonato la greca eterodossia e per essersi in tal modo congiunti ai nimici della Russia. Noi non vogliamo impugnare il fatto, perché fra i possibili; ma per essere più sicuri della cosa avremmo desiderato che si fossero indicati almeno i nomi di questi tre principi dichiarati traditori. Le nostre esigenze non potrebbero essere né più equiv né più limitate.
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Ci giungono assai spesso richiami di alcuni Signori Associati, che si querelano non solo del ritardo ma eziandio della totale mancanza dei fogli che loro si spediscono da questa Direzione. Noi preghiamo i medesimi Signori Associati a voler fare le convenienti premure appo i respettivi Uffizi postali e siam sicuri che verificheranno essersi fatta puntualmente la trasmissione delle periodiche pubblicazioni.
SEBASTOPOLI E PIANO DI SEBASTOPOLI CON TUTTE LE SUE FORMIDABILI FORTEZZE E BATTERIE Prezzo bai. 10. Trovasi nella Litogralia Ballistelli in Via dei Corso. Num. 145; e presso. la Direzione dei À'nico dei Popolo in Via de' Barbiéri Num. 21 |
L'Eminentissimo cardinal Patrizi Vicario di Sua Santità ha pubblicato il seguente Editto sulla Osservanza della Quaresima per l'anno 1855.
Non ci siamo per avventura avvicinati mai alla santa Quaresima più compresi da speranze e da timori quanto ne sembra accadere in questo anno. Le persecuzioni le più aperte ed ostinate alla diletta sposa di Gesù Cristo la Chiesa; le orribili guerre che tengono in agitazione tutto il inondo: le continue trame insidiosissime, che uomini perversi non cessano di ordire per sollevare i popoli e manomettere quanto v’ha di più sacro ordinato pel bene della società: pestilenze, infermità, carestie e tanti altri mali che ci minacciano, non possono non ispaventarci sommamente. Pure in mezzo a si triste apparato, il grande avvenimento della dogmatica decisione sull’Immacolato Concepimento della Vergine, che dopo la aspettazione ed i sospiri di secoli per divina disposizione si è avverato appunto in questi nostri tempi si lamentevoli e luttuosi, va nutricando le più dolci speranze, che quasi di per sé si suscitano nei nostri petti. Né la gravezza e la imponenza dei mali, dai quali sianio minacciati ed oppressi vale ad iscemare quella confidenza, che il mondo cattolico ha posto nella Beatissima Vergine. Perciocché tutti sanno i fedeli che dopo Rio ed il suo SS. Cristo, Ella è il soggetto più venerando, più santo, più potente, capace in conseguenza di sbaragliare quanti son mai i nimici della Chiesa, e sedati i venti burrascosi far tornare la serenità e la calma.
Queste speranze sono fondate, sono buone e non debbono diminuire, ma piuttosto ravvivarsi nei nostri petti. Però non conviene dimenticare una verità, che la vostra causa delle afflizioni, del flagello delle miserie dei popoli è solo il peccato «miseros facit populos peccatum». Non bastano per placare il Signore gli alti esterni di pietà e di culto, che si tributano a Lui ed alla sua Santissima Madre con ogni sorta di apparato di vaghissima pompa, se non vengono accompagnati dalla detestazione delle nostre colpe. Questa è quella che placa Iddio, questa disarma la sua destra e questa. rende efficace la patente intercessione della gran Vergine.
Ed oh come giunge opportuna la santa Quaresima quel tempo opportuno divinamente dalla Chiesa stabilito, sacro al riconcentramento, al digiuno, alla penitenza! Dopo un avvenimento si nuovo, si glorioso, capace di per se stesso a riaccendere e rianimare la fede in ogni petto, non faremo una volta senno, o Cristiani? Ed in mezzo a tanti flagelli dai quali siamo minacciati, ad onta delle speranze che pur vorrebbero mantenersi net nostro cuore, seguiteremo a battere la via, che mena alla perdizione?
Noi per dovere del nostro officio vi esortiamo nel Signore a non mandare a vuoto grazie si segnalate, e ad entrare nella Quaresima con sentimenti di pietà e di religione. Ecco il tempo opportuno, ecco sono questi i giorni di salute. Quali premure infatti non si da la Chiesa in questa circostanza per richiamare i suoi figli al ravvedimento, ed alla penitenza?Asperge al principio di tal tempo di cenere le loro fronti, e quasi all’orecchio ed al cuore di ognuno dice affettuosa: ricordati, o uomo, che tratto dalla polvere dovrai tornare in polvere: ricordati che qui non hai abitazione permanente: che sei pellegrino, e cammini verso quella eternità che ti sarai acquistata col tuo vivere.
Lungi dunque, è Cristiani, dall'entrare nella santa Quaresima con tristezza e con noia, incominciamola con vero spirito di pietà, santifichiamo il nostro digiuno e pratichiamolo santamente. Sebbene a che poi riducesi la nostra penitenza? Imperciocché il S. Padre inclinato sempre ad aiutare i suoi figli, facendo uso di quel potere pienissimo a Lui dato dal divina Fondatore della Chiesa, in vista. delle attuali circostanze concedé ampio indulto, col quale alleggerisce di molto la mortificazione di questo tempo, ed è dei tenore seguente.
Nella imminente Quaresima (ferma sempre restando la legge dei digiuno per quelli che vi sono obbligati) sarà permesso a tutti gli abitanti di Roma e suo Distretto, compresi i Religiosi dell'uno e dell'altro sesso, non astretti da voto particolare a maggiore astinenza il cibarsi di qualunque sorta di carne, restando egualmente permesso l’uso dell'unto e strutto pei condimenti.
Da questa benigna concessione sono eccettuati li mercoledì delle ceneri in capite jejunii, i tre giorni delle Tempore, la vigilia di S. Giuseppe, la vigilia della Santissima Annunziata e gli ultimi tre giorni della settimana Santa. In questi giorni non si potrà far uso che di cibi di stretto magro, ed il condimento di strutto ed unto sarà in essi proibito,
Negli altri Venerdì e Sabati non compresi nei giorni sopraindicati si permette l'uso dell'uova e latticini ed il condimento di strutto ed unto.
É proibito in tutto il tempo della Quaresima comprese anche le Domeniche, la promiscuità dei cibi, vale a dire la unione. di carne e pesce in una medesima commestione.
Le persone obbligate al digiuno non possono (eccettuale le Domeniche) usure dei cibi di carne, ova e latticini se non nell'unica commestione; possono però servirai dei condimenti di grasso nell'altra piccola refezione tollerata oltre il pranzo.
Che se, non ostante l’ampiezza di questo Indulto vi fossero quelli, che a motiva d’indisposta salute, dovessero cibarsi di carne anche nei giorni eccettuati, non potranno questi in tutto il tempo di Quaresima fa uso che di carni salubri, e dovranno premunirsi dell’attestato del medico da rilasciarsi gratuitamente e da sottoscriversi dal proprio parroco, ed inoltre da uno dei Deputati a ciò stabiliti.
Quantunque dopo un Indulto si estoso non possiamo dubitare che tutti non si facciano un dovere di adattarsi alle note prescrizioni che in questo tempo sogliono ingiungersi; pur non ostante per non mancare al Nostro officio ricordiamo ed ordiniamo sotto le pene altre volte comminate a tutti i trattori, Osti, Locandieri ed Albergatori di tenere in pronto nei giorni eccettuati, cibi di magro perché non si vegga che manchi l’alimento prescelto, mentre abbonda quello che è solamente tollerato. Quante volte poi dovessero in questi giorni apprestare cibi di grasso, lo facciano in camere appartate onde si evitino gli scandali, e si conosca da tutti ch siamo nella capitale del mondo cattolico.
Ed è perciò che comandiam ancora ai Caffettieri e Pasticcieri sotto le medesime pene, di non somministrare indistintamente pozioni di latte ed ova nei di vietati e di digiuno, e dovendole apprestare, lo facciano in luogo separato non soggetto per quanto si può alla pubblica vista.
Resta altresì proibito nei giorni indicati di stretto magro, di girare per la città vendendo ova è cibi di grasso. I contravventori saranno soggetti alla perdita dell mercanzia. Una tal vendita si permette nei giorni non eccettuati dall’Indulto, perché può supporsi, che tali cibi servano per le persone non obbligate al digiuno o per l’unica commestione.
Si ricorda anche che durante la Quaresima non è permesso vagare par la città in tempo di notte con canti e suoni. Tali clamori niente si addicono alla santità di questi giorni.
A vista di cosi poco con cui voi, o Romani, potrete santificare la Quaresima, quanto non sarebbe inescusabile la condotta vostra, se disprezzando cotali prescrizioni, che sono indispensabili nel centro della Cristianità, mostraste non curare col fatto il tempo santo e misterioso che siamo per percorrere? e di qual bene al contrario non potreste arricchire le anime vostre, se le praticaste esattamente, le ingiungeste e ne impediste il disprezzo e la inosservanza?
La mitezza poi, o Cristiani, cui si restringe la osservanza di questo tempo vi porti ad un impegno maggiore di fare il bene. Divoti pertanto portatevi nei sagri templi a pregare: fatevi vedere frequenti in quelli specialmente, nei quali è esposto il SS. Sagramento in forma di Quarantore, e dove si lucrano le Stazionali Indulgenze: accorrete a pascervi della divisa parola, usate spesso colle dovute disposizioni dei santi Sagramenti, non risparmiate di soccorrere i poveri con limosine, non mancate di visitare infermi per amore di Gesù Cristo. Cosi santificherete il vostro digiuno e potrete sperare di ottenere presso Dio quanto con tanto di più ottenevano li Padri nostri; perché il Signore gradisce più la obbedienza che il sacrifizio.
Dato dalla nostra Residenza li 15 febbraio 1855.
C. CARD. VICARIO
G. Canonico Tarnassi Segretario.
Dicesi che fin dai primi di questo mese si proposero nuovamente al gabinetto di Pietroburgo condizioni di pace; e che l’Austria s’interpose in ogni più efficace maniera per l'accettazione. Quale b risposta? Ancora una si sa. Ma dopo l’arrivo delle nuove proposte di accomodamento a Pietroburgo lo czar ordinò la leva in massa di tutte le sue popolazioni. E pure qualche giornalista vienci a dire essere informati che l’imperatore Niccolò da tre. è quattro mesi a queste parte ë piuttosto malinconico perché non gli si presente l'occasione di imporre fine alla guerra?
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Il Moniteur raccomanda una patriottica prudenza ai giornalisti nelle notizie della guerra. E Lansdowne ha detto alla Camera dei Lordi che «corre obbligo a tutti i giornalisti di nulla dire, di nulla fare, di nulla scrivere che possa avere per risultato di paralizzare la forza naturale e di nuocere alla causa nazionale.» Che potrà conseguitarne? I giornali di Pietroburgo racconteranno le vittorie dei russi, i giornali dell’Occidente le vittorie degli alleati. E si farà una guerra, nella quale una parte vincerà sempre e l’altra non perderà mai.
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Il corrispondente fiorentino del Corriere Italiano osservando che anche la Gazzetta ufficiale di Verona parla di una spedizione italiana contro la Russia, ed oltre il Piemonte, designa Napoli ed altri Stati italiani per mandare il loro contingente in Crimea; dire che esso non crederà mai ciò, ed ha motivo di non crederlo, finanche l’Austria non cesserà dal favorire, almeno in apparenza, una politica di temporeggiamento, che lungi dal condurre ad alcun benefico risultato non farà che dar luogo allo czar di fortificarsi maggiormente. E il Corriere risponde che «questa accusa lanciata contro l’Austria non ha nessun fondamento, giacché il suo pregiato corrispondente dovrebbe sapere che se l’Austria non trovasi già in guerra con la Russia, ciò è ad ascriversi parte alle speranze di un pacifico componimento che sursero di quando in quando, e parte agli imbarazzi creati dalla Prussia nel seno della Confederazione alemanna, che l’Austria non può porre in non cale.» Sentiremo in seguito che cosa replicherà il corrispondente per sostenere la sua opinione.
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Ben lo dicevamo che le informazioni del Wanderer da fonte positiva intorno alla alleanza che diceasi conchiusa tra la Prussia, la Francia e l’Inghilterra, erano inesattissime, per non qualificarle inventate! (Ved. Nom. preced.). Ed ecco che la ministeriale Preussische Correspondenz smentisce formalmente questa notizia. Noi non ne avevamo bisogno.
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L’Ost-Deutsche Post ha saputo che ai 22 gennaio si tenne un granconsiglio di guerra, in cui la eloquenza di Osten-Sacken persuase tutti che bisognava d’allora in poi adottare il sistema della difensiva. E cosi fu deliberato. Ma le sortite e le aggressioni fatte posteriormente dai russi come si conciliano con le decisioni stabilite nel consiglio di guerra?
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Secondo la Gazzetta di Augusta, il gabinetto di Berlino il 2 febbraio spedi ai suoi agenti diplomatici all’estero una circolare per avvertirli esser possibile che i contingenti federali alemanni dal piede di guerra passion alla mobilizzazione. Ma sempre sarebbe una possibilità, non un fatto.
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L'Armonia revoca la sua sentenza che qualificò sciagura nazionale l'alleanza del Piemonte con la Francia e l'Inghilterra. E dice che «i misteri, da cui sono circondati i negoziati che precedettero l’alleanza, non la lasciano finora informata della natura del trattato per poterne dare un assoluto giudizio.» Indi aggiunge che il trattato sarà da lei pienamente approvato «faccia cadere quel muro di divisione, che havvi tra il Piemonte e l’Austria.» L'Armonia si avvede che il trattato osteggiavasi da Brofferio appunto perché quel muro divisorio è prossimo a scomparire.
Il Journal di Francfort fa le meraviglie perché il conte Cavour presentando alla Camera subalpina il trattato della alleanza anglo-gallo-sabauda pronunciò queste memorabili parole: «La storia mostra raramente fortunata la neutralità; il suo frutto meno amaro è di fornire alimento ai sospetti e ai bisogni dei due partiti.» Ma in sostanza che disse Cavour se non quello che in una tragedia di Corneille a Sertoria disse Pompeo? Cioè
» Lorsque deux factions divisent un empire
» Chacun suit au hasard la meilleure ou la pire,
» Suivant l’occasion ou la nécessité
» Qui l’emporte vers l’un op ver l'autre coté.
E per una prosaica traduzione di questi versi si doveva fare un articolo di encomio a quelle memorabili parole?
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Si assevera che le buone relazioni fra l’Austria: e la Sardegna saranno presto ristabilite. Parlasi anzi di una lettera che Vittorio Emanuele deve avere scritto all'Imperatore Francesco Giuseppe.
La mattina del 12 obliosi gran fortuna di mare presso la spiaggia e nel porto di Genova. I bastimenti corsero gravissimi rischi. La mattina del 14 ripararono in quel porto 2 bastimenti che aveano truppe francesi destinate per la Crimea.
Giuseppe Dabormida luogotenente generale di artiglieria e senatore del regno è messo in disponibilità. Il ministero della guerra ordinò l’acquisto di 303 muli pel servigio dell’esercito piemontese in Crimea. Dicesi che anche di generale Giacomo Durando abbia chiesto di far parte della spedizione e che il deputato Cavagli avrà il comando della artiglieria della medesima. Si afferma che il ministro della guerra dee partire in breve alla volta di Parigi e di Londra
Giunsero a Vienna il 18 un corriere francese da Parigi, un corriere inglese da Berlino; l’11 un tenente di marina della squadra inglese ancorata innanzi Sebastopoli con dispacci per l'ambasciatore britannico; e la mattina del 12 il conte Calogan in qualità di corriere da Costantinopoli con dispacci, il quale da ultimo nominato parti subito alla volta di Londra.
Il consigliere intimo danese conte Enrico Reweatlow-Criminil il 10 arrivava a Vienna, il 12 partiva alla vola di Trieste. Dicasi che sarebbe andato a Costantinopoli.
La sera dell'11 il principe Adolfo Schwarzenberg diede una splendidissima festa da ballo alla nobiltà e al corpo diplomatico di Vienna. Vi intervenne anche l’arciduca Guglielmo. L’ambasciatore russo Gortschakoff mancovvi perchè di recente gli è morta una sorella.
La sera dell’8 si diede alle Tuileries una magnifica festa da ballo. L’imperatore e la imperatrice presero posto nella sala dei marescialli, dopo avere percorso i grandi appartamenti, dove si trovavano riuniti i più illustri personaggi della Francia, intervennero al ballo anche la regina Maria Cristina di Spagna e i generali Crenneville austriaco e Wedel prussiano.
Gli uffiziali delle guide francesi diedero un gran gran pranzo agli uffiziali austriaci andati a Parigi in missione militare.
Dopo la conferenza tenuta dal prussiano Wedel con Drouyn de Lhuys, il colonnello Olberg, che accompagnò Wedel in Francia, fu spedito a Berlino, donde farà ritorno a Parigi.
Un proclama della regina Vittoria dichiara che potranno essere arrestati e trattati come rei di alto tradimento e processati con tutto il rigor delle leggi i sudditi inglesi aderenti ai nimici della regina, che nei dominii britannici e fuori di essi costrussero o aiutassero a costruire bastimenti da guerra, fornire viveri, armi e munizioni per questi bastimenti; fabbricassero e montassero, o aiutassero a fabbricare e montare macchine a vapore tanto per questi vascelli, quanto per qualunque altra destinazione; stipulassero contratti o prendessero impegni per siffatte forniture, o assistessero o in qualunque altro modo appoggiassero i nimici della regina nei paesi d’oltremare nella guerra che fanno contro la regina medesima. Si assicura che il nuovo gabinetto adotterà le più energiche misure contro gli interessi della Russia e che, oltre il divieto di ogni relazione commerciale e postale fra la Russia e l’Inghilterra, si proibirà pure la negoziazione di cambiali per Pietroburgo, e lo scarico di merci russe nei porti inglesi sebbene venute su bastimenti neutrali.
Si crede a Londra che lord John Russell si recherà fra pochi giorni a Vienna in qualità di plenipotenziario britannico.
Parlasi a Madrid di una congiura scoperta a Pamplona. Una deputazione di ufficiali messi in disponibilità domandò ad Espartero la formazione di un corpo di truppe spagnuole destinate a prender parte nella guerra della Crimea,
Nella seduta del Folksthing dell’8 il ministro delle finanze presentò l’autorizzazione di coprire le spese occasionate dagli armamenti del 1854. Lo stesso Folksthiug adottava nella medesima seduta con 87 voti contro 7 in terzo e quarto dibattimento la proposta sul cambiamento della legge fondamentale.
La flotta inglese del Baltico è già in ordine e apparecchiata per partire pel primo di marzo.
Clarendon assicurò ad una deputazione di negozianti che il blocco del Danubio verrà levato immediatamente, ma che il blocco del Mar Bianco, del Mar Nero, del Caspio e del Baltico sarà mantenuto col massimo rigore.
Si assicura che la convenzione militare conchiusa fra l’Austria. e la Francia è tale in tutte le sue particolarità che può essere attivata senza ritardo ove siane bisogno.
A Parigi continua la voce che l’Austria avendo chiesto alla Francia un’armata ausiliaria per far fronte alle eventualità della guerra sulle frontiere continuanti con la Russia, e considerato che la Prussia sia poco disposta ad autorizzare il passaggio di truppe francesi pel suo territorio, abbia deciso che un’armata di 100 mila uomini entrerà per l’Italia negli Stati austriaci.
Le tre divisioni di fanteria, la divisione di cavalleria e l’artiglieria radunate al campo francese di Sathonay presso Lyon ed aumentate di nuove divisioni, prenderanno, cosi dicesi, la via del Piemonte, passeranno il monte Cenisio, d’onde rifrangeranno all'Adige, indi a Vienna per concentrarsi alle frontiere austriache confinanti con la Russia. Contemporaneamente il campo di Boulogne formate di 6 divisioni di fanteria e 3 di cavalleria si terrebbe pronto ad opporre altri 100 mila combattenti contro la Prussia, se questa si dichiarasse apertamente per la Russia.
La formazione di una armata francese sul Reno può riguardarsi ornai e une un fatto quasi uffiziale (cosi afferma il Giornale tedesco di Francoforte); nel ministero della guerra a Parigi se ne parla apertamente. vuolsi che questa armata si comporrà non di 100 ma di 200 mila uomini, divisi in quattro corpi ciascuno di 50 mila soldati e sarà collocata lungo la frontiera est e nordest dell'Impero francese. Molti reggimenti della guernigione di Parigi attendono d’uno in altro giorno l’ordine della partenza.
Si crede che l’Austria abbia risoluto di aumentare di un corpo di armata le truppe che sotto il comando del generale Coronini occupano i Principati danubiani. Anzi si afferma che già si spedirono in Ungheria ordini per la partenza delle nuove truppe che passeranno in Moldavia e un arciduca ne assumerà il comando. Dicesi pure che un altro esercito si estenderà lungo il Danubio, ed in caso di guerra con la Russia potrebbe marciare verso Odessa e la Crimea.
Secondo la Indépendance belge, tratterebbesi nientemeno che di mettere in movimento sul Continente un combinato esercito di un milione di uomini! E il Morning-Post assicura che, se la pace non sarà conchiusa, l’imperatore Napoleone prenderà nella prossima primavera il comando dell’armata centrale in Europa.
In Germania è opinione generalmente accreditata che l'imperatore Francesco Giuseppe assistilo dal feldmaresciallo Hess, quale aiutante generale, comanderà in persona l’esercito austriaco in caso di guerra contro la Russia.
Un dispaccio telegrafico annunzia che il di 11 febbraio comparve a Pietroburgo un Proclama imperiale che ordina una leva in massa ed un generale armamento della popolazione in tutto l’Impero (FremlenBlatt) nobiltà di Nischegrod avea già domandato il permesso di fare nel suo paese e a spese proprie una leva generale come nel 1812 e di mettersi sotto il comando del principe Poschzrski.
Le truppe russe in Crimea sono calcolate a 148 battaglioni di fanteria, 40,000 uomini di cavalleria e 41 batterie, oltre la guernigione di Sebastopoli.
Le strade presso Eupatoria tornarono praticabili, i russi ebbero nuovi rinforzi. Parlasi di 30,000 soldati sotto il comando dei due granduchi Niccolò e Michele.
L’ammiraglio Bruat scrive da Kamicsch in data del 2 febbraio essere giunti vascelli con soldati e munizioni. Seguito lo sbarco, quei vascelli trassero a Gallipoli a prendere nuove truppe e due batterie.
Giunsero a Balaclava i generali inglesi Rokeby, Barnard e Jones. Si tennero parecchi consigli di guerra, ai quali assistette il generale del genio Niel, che, a quanto dicesi, opinò contro il progetto di dure un immediato assalto alla fortezza.
Il principe Menzikoff annunzia da Sebastopoli in data del 4 nulla d’importante essere colà successo, tranne una sortita l'atta nella notte del 31 gennaio, nella quale caddero prigionieri 3 uffiziali e 7 soldati, non è detto se inglesi e francesi.
Ai 3 i russi, dopo due giorni di riposo, tentarono una sortita contro la linea francese, ma furono respinti con gravissima perdita (Corr. It.)
Da Odessa si hanno le notizie del 7 della Crimea. Le opere di assedio di fronte alla batteria russa cosi detta dell’albero furono distrutte dai russi, che, a quanto si dire, facevano sortite ogni notte con più è meno successo. Altre notizie recano che nel campo degli alleati si crede che già sieno passati i disastri dell'inverno. La temperatura divenne dolce; i ghiacci e le nevi scomparvero; e i soldati anelano a date l'assalto.
Si racconta che Osten-Sacken chiese di venire a parlamento con Canrobert. Accettato da Canrobert l’invito, i due generali s'incontrarono agli avamposti è ciascuno era accompagnato dal suo stato maggiore. Nua si dice però in che versasse la conferenza.
Vuolsi che il governo inglese aumenterà por la imminente primavera il suo esercito in Crimea di altri 115 mila uomini! Si conferma che truppe inglesi destinalo a recarsi in Crimea s’imbarcarono a Bombay por Suez. La prima spedizione di osso truppe avvenne il 10 dello scorso gennaio.
Si annunzia che il generale Canrobert ha ordinato a tutti i corrispondenti dei giornali francesi di allontanarsi dalla Crimea, Earl of Lucan comandante di cavalleria in Crimea è richiamato dal suo governo, essendosi questo convinto della incapacità del medesimo.
Sembra positiva la notizia di un combattimento avvenuto a Buncir Abbas fra arabi e persiani. I persiani forti di 12,000 cavalieri, 6 cannoni e 2 mortai rimasero vincitori La flottiglia inglese sconfisse i pirati pel Golfo persico.
Secondo le diplomatiche assicurazioni che vengonci da Pietroburgo e da Berlino, l'attitudine della Russia è meramente difensiva per guarentire il suo territorio da straniera invasione. A sentir poi ciò che affermasi a Parigi e a Londra, l’Europa tutta dovrebbe sorgere in armi onde respingere una invasione moscovita. Insomma, dopo che si è tanto ragionato sulla guerra, mentre portavasi parere di saperne finalmente qualche cosa, questo contraddicentisi dichiarazioni delle parti belligeranti ci riconducono improvvisamente in loco d'ogni luce muto, dove non iscernesi più né chi sia l'offensore, né chi sia l'offeso. Abbiam veramente progredito assai nella conoscenza d’una quistione che da due anni va esercitando le migliori politiche intelligenze!
Or sarà egli possibile che le Potenze occidentali, col pretesto di conservare la integrità dell’Impero ottomano e l’equilibrio europeo, abbiano intendimento di aprirsi una via per avanzarsi al di la dei confini, dove, secondo che, non ha guari, diceva il Times, la Russia è più sicura di Danae entro una torre di bronzo? E Cobden da ultimo memorava l'esempio di Napoleone I per dimostrare quanto assurdo sarebbe il credere che Francia e Inghilterra vogliano spingere le loro conquiste in mezzo ai ghiacci del settentrione.
Sarà dunque vero che la Russia creda venuto il tempo dell'impero universale vagheggialo nei disegni di Pietro I? Stando a quel che ne dicono i giornali di Pietroburgo, parrebbe che si; stando alla numerica combinazione delle forze che si agglomerano verso il mezzogiorno dell'Impero russo, parrebbe non doversene dubitare; pur tuttavia ci non è ancora un fatto e noi ci contenteremo di circoscrivere i risultati di tanti apparecchi entra i confini di una ipotesi.
E in questa ipotesi che sarebbe da prevedersi? Noi non osiamo avventurar vaticini in cosi arduo argomento. Ma se pur vuolsi una risposta, essa è data da Donoso Cortez, il quale in sul principio del 1850 al Congresso spagnuola diceva:
«Sapete voi di quante forze può disporre la Russia in una guerra offensiva? Ella non dispose mai più di 300 mila uomini. E sapete contra chi dee combattere con questi 300 mila uomini? Contro tutte le schiatte tedesche rappresentate dalla Prussia; contra tutte le razze latine rappresentate dalla Francia; contro la nobilissima e potente nazione anglosassone rappresentata dall’Inghilterra. Sicché una guerra offensiva da parte della Russia sarebbe cosa assurda e stoltissima. Qualora poi ne avvenisse una guerra universale, il risultato certo e inevitabile sarebbe di torre alla Russia il primo rango fra le Potenze europee e ridurla ad essere una Potenza asiatica.»
Ma il Cortez poneva la Prussia, che rappresenta le schiatte tedesche, in opposizione alla Russia. E ciò è, almeno fino ad oggi, assai problematico. Sulla oppugnazione delle schiatte tedesche non può farsi quel calcolo, che facevasi dal gran diplomatico spagnuolo; laonde mal si regge in pie’ la conseguenza di quel risultato certo ed inevitabile ch’ei deducevane. Indi siam sempre da capo; e la quistione, né anche per conghietture, può essere dilucidata.
Certo gli è soltanto che un terribile inviluppo guerresco, unico forse nelle istorie di parecchi secoli, è preparato. Ma v’è chi pretende essere una assurdità si per l’una come per l’altra parte di cimentarsi ad una guerra offensiva; cosi questa guerra sarà di un genere tutto suo proprio; una guerra, nella quale ciascuna delle parti belligeranti dovrà tenersi sulla difensiva! Da una assurdità ne conseguiterebbe un’altra, che forse nessuno sarebbe in grado di convenientemente qualificare.
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A quanto dicono i giornali, le conferenze della pace presto si apriranno, Imperocché Riza pascià che v’interviene per la Turchia già dovrebbe essere arrivato a Vienna, Titoff che vi rappresenterà la Russia è in cammino, e lord John Russell che vi proteggerà gl’interessi dell’Inghilterra dovea partir di Londra il 17; quanto alla Francia, si sa che l’imperatore Napoleone disse che nuovi plenipotenziari non abbisognavano colà dove trovasi Bourqueney. Ma nel bel mezzo di tant preparativi per un accomodamento, il Corriere Italiano ci avverte di aver saputo che «il nuovo gabinetto inglese diede alla Corte austriaca rassicurazione di voler esso continuare la guerra contro la Russia con la massima energia.» Un cosiffatto annunzio non ci sembra guari opportuno a precedere l’arrivo è di Russell. a Vienna. Pur tuttavia chi oserà smentire la notizia delle prossime conciliatrici conferenze recataci dall’unanime grido del giornalismo europeo? Noi non la impugneremo perché i nostri desiderii son tutti per la pace. La impugna forse il fatto che nuove leve militari sono ordinate in Russia, in Austria, in Francia, in Inghilterra? Forse l'altro fatto che gli eserciti sempre più s’ingrossano e si avvicinano quelli di la questi di quà verso i confini? Né anche. Insomma da due anni a questa parte gli articolisti non ebbero mai, come al presente, fondatissime speranze del termine di una guerra, che la storia (ove ciò avvenisse) direbbe finita pria che si fosse cominciata.
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Ed ecco una nuova e assai seria complicazione la dove manco aspettavasi. Ei parcasi già combinato il passaggio di truppe francesi nell'Impero austriaco, traenti a guardare i confini cesarei contra un supposto avanzamento di battaglioni moscoviti. Ma la Prussia se n’esce considerando che «se la marcia delle truppe francesi potesse effettuarsi nei paesi dell’Austria non appartenenti alla Confederazione alemanna, e se il concentramento delle medesime potesse aver luogo in territorio che non fosse tedesco e non facesse parte integrante della Confederazione, questa non avrebbe nulla a ridire. Ma la cosa è ben diverse. D’altronde la Confederazione non è per anco in guerra con la Russia, e il concentramento di forze armate di una Potenza, che è in guerra aperta contro di lei, sopra il territorio federale sarebbe una indiretta dichiarazione di guerra alla Russia. Laonde ei sarà mestieri che, prima del passaggio, la Dieta di Francoforte dichiari se debba o non debba permettersi. (Corr. It.). La obbiezione si appresenta con tutte le forme della legalità e delle internazionali convenienze. Ora se il passaggio dei francesi dovrà esser fatto, quale ne sarà la conseguenza? 0 l’Assemblea federale vi aderisce, ed essa si troverà in istato di guerra con la Russia; è non vi aderisce, e la unione germanica subirà necessariamente una scissura. Quel che potrebbe poi conseguitare da questa diremo quando l’Assemblea si sarà pronunziata in senso. contrario al passaggio, di cui é proposito.
Parlasi nuovamente a Londra di mutazioni ministeriali. Che le opinioni della stampa britannica non sono troppo favorevoli al nuovo gabinetto. Il solo Post vede in esso le più certe guarentie della gloria nazionale. Ma l’Herald dice che Palmerston non fece che riprendere l’opera d(:) rappezzamento del dicembre 1852. Il Daily News afferma che Palmerston farebbe ciò che nessuno potrebbe fare se con un gabinetto di peelisti e di whighs senza colore riuscisse a spianare i menti e a chiudere i precipizii dell’attuale situazione del paese. Il Chronicle è persuaso e vuole persuadere gli altri che il nuovo ministero non possa esser chiamato forte né adatto alle circostanze. Il Times poi, declinando accortamente dal proposito, ammonisce le diverse fazioni parlamentarie a rimanersi tranquille e ad appoggiare il gabinetto, e, ove ciò non facessero, minaccia con tutta serietà lo scioglimento delle Camere. È pur terribile il potere del Times! E come nò? Dopo quella sua minaccia, il telegrafo annunzia che. «il risultato probabile di una inchiesta fa temere la dissoluzione del Parlamento e prevedere le nuove elezioni generali!» Cominciasi a conoscere che una guerra all’estero non può essere felicemente condotta quando il governo è avversato dalle sistematiche opposizioni, d’incontentalili giornalisti ciascuno dei quali la vorrebbe a suo modo, e dagli imbarazzi delle Camere che imbarazzano il governo coi sindacati sul fatto e con le oppugnantisi esigenze sul da farsi. Stiamo a vedere che anche Palmerston per terminare tutte le interne quistioni metterà fuori un qualche ripiego dittatoriale.
Por informazioni che diconsi venute da parte che pretendesi autentica si ha che durante l’assenza del corpo ausiliare piemontese, cioè durante la guerra, due reggimenti francesi occuperanno una piazza forte del regno sardo, e vuoisi che questa piazza forte sia proprio Alessandria (Kreuzzeitung). Si conghiettura che la missione del generale Lamarmora, ministro della guerra, ito a Parigi sia in relazione anche su questo argomento (Corr. Parl.). Credesi che Lamarmora farà breve dimora a Parigi, imperocché è aspettato nuovamente a Torino onde essere presente in Senato quando vi saranno discusse le convenzioni con le Potenze occidentali, il che avverrà fra poco, perchè i senatori g à si adunarono negli uffici per tener proposito sulle convenzioni annesse al trattato di alleanza, e furono nominati commissari Alfieri, Gallina, Alberto Ricci, Massimo d’Azeglio e Sclopis (Armonia). La mattina del 16 il re presiedette il consiglio dei ministri (Gazz. piem.) dopo il consiglio Lamarmora partì alla volta di Parigi (Piem.) ma due giorni prima, cioè il 14, diramò una circolare perchè le prime compagnie designate in ogni battaglione a prender parte alla spedizione si tengano pronte alla partenza, e perchè la darsena di Genova apparecchiasse i piroscafi e due legni a vela in gabarra (Corr. Mercant.). Mentre queste cose, l’aiutante di campo di Lamarmora e parecchi uffiziali piemontesi trassero a Lione, dove s’imbarcarono per la Crimea.
Si crede che il governo austriaco permetterà che le ceneri del duca di Reichstadt, che ora sono nella chiesa dei Cappuccini a Vienna, sieno trasportale iti Francia per essere collocate nella chiesa deglI Invalidi a Parigi accanto a quelle di Napoleone I. Questa sarebbe una prova novella dell'amicizia fra l’Austria e la Francia (Gazz. di Mil.). Anzi v’ha chi assicura (Wanderer) che il trasporto delle ceneri del figlio del conquistatore sarà fatto fra pochi giorni.
La Prussia aumentò lo stipendio del suo commissario militare all’ambasciata di Pietroburgo. Manteuffel ha detto che, in opposizione a quanto pretendono i giornali, la Prussia è d’accordo con l’Austria (Corr. Hav.). Ciò non ostante l’Annover non approva la politica prussiana (Augsb. Allg. Zeit.) nella sua condotta verso il gabinetto di Vienna.
Notizie private da Berlino (Corr. It.) assicurano che il partito della Kreutz-Zeitung lavora energicamente per indurre il gabinetto prussiano alla conclusione di un trattato di alleanza con la Russia.
Nella seduta dell’Assemblea federale dell’8 i comitati riuniti presentarono il loro rapporto intorno alle disposizioni da prendersi per mettere sul piede di guerra i contingenti della Confederazione alemanna. (Corr. It.). L'assemblea federale adottò con 14 voti la proposta dei comitati ristretti relativamente alle disposizioni in proposito. Tre inviati (che si pretende sieno quelli dall’Assia elettorale, del Meclemburgo e del Lussemburgo) non aveano le relative instruzioni dei loro governi. La commissione militare avea proposto di completare i quadri delle truppe da disporsi per la guerra, di porre in campo i cavalli necessarii per queste truppe ond’essere addestrati a tempo, di procurare i mancanti requisiti per la riserva, di prendere finalmente le disposizioni per le misure di amministrazione di sanità ed altre che sono trascurale in tempo di pace (Dresduer Journal). Da parte della Prussia si fece la proposta che nell’ordinare che i contingenti federali sieno messi sul piede di guerra, dispongasi che le milizie di questi Stati federali che han 10 possedimenti fuori della Germania congiunte con l’esercito federale debbansi trovare sul territorio della Confederazione per esser sempre a disposizione di questa (Leipkiger Zeitung). Nel Virtemberg fu ordinato l'acquisto di un gran numero di cavalli per l’esercito e furono nominati gl’impiegati amministrativi pel caso di una mobilizzazione. Nel ducato di Nassau si presero le opportune misure per porre sul piede di guerra il contingente. Il governo bavaro spedi per le provincie parecchi incaricati a comperar cavalli per formata. L’Annover e gli. St ati della Turingia dichiararono che ad una ripetuta intimazione dell Austria essi mobilizzeranno le loro armate.
Lo stato effettivo dei contingenti federali pel 1855 presente in complesso 525,037 uomini.
Il duca di Cambaceres diede una gran festa da ballo, alla quale intervennero la principessa Matilde che vestiva un abito di velluto nero tempestato di stelle di diamanti, e la regina Maria Cristina di Spagna sfolgorante per la copia di preziosissimi gioielli. Durante il festino fu annunziata officialmente la promesse matrimoniale dei giovine principe Czartorvski con una figlia di Maria Cristina!
Vely pascià pria della sua partenza da Parigi la sera dei 10 diede una magnifica festa da ballo. Vely pascià portava il gran cordone della legion d’onore conferitogli la sera stessa dall’imperatore. Nei saloni dell’ambasciata turca si accalcavano più di 4000 persone. Distinguevasi fra tutti il duca di Brunswik, i cui abiti erano coperti di diamanti.
La regina Vittoria ha manifestato il desiderio che lord Aberdeen decorato ultimamente dell'Ordine della giarrettiera conservi ancora l'Ordine scozzese dei Cardo.
Nel consiglio dei ministri dei 7 si trattò della probabilità di una irruzione carlista, e fuvvi deciso che il generale O’Donnell ministro della guerra comanderà l’esercito costituzionale contro le milizie del pretendente (Parlam.). I carlisti intanto trovarono chi si incaricò di un imprestito pecuniario a lor favore si a Parigi come a Londra (Espana). In tale stato di cose il luogotenente generale Van-Halen antico antagonista di Cabrera sarà in breve spedito, a quanto dicesi, a Parigi, per una missione speciale, che vuolsi relativa alla quistione dinastica novellamente circondata da imbarazzi (Ind. belg.). Oltre a ciò, il vuoto finanziario reca gravi disturbi; Madoz pretende rimediarvi con la vendita di quanto si può e di quanto non si può vendere.
Le Cortès hanno deciso con 139 voti favorevoli e 73 contrari che la libertà dei culti non sarà garantita dalla nuova Costituzione spagnuola.
Si va ripetendo che anche il Portogallo sia disposto ad accedere alla alleanza occidentale e a dare un contingente di 12,000 uomini per la guerra della Crimea.
Scrivesi da Parigi che Reschid pascià, successore di Vely pascià nell'ambasciata turca presso la corte delle Tuileries, spedi un certo Fries in Germania e in Inghilterra per impegnare articolisti alemanni e britannici a scrivere encomii sull’amministrazione ottomana. Dicesi che Fries non sia punto riuscito nella sua missione.
É morto Chosrem pascia in età di 95 anni. Nel personale dei Serraglio si fecero molti cambiamenti. Nell’arsenale turco al Corno d’oro avvenne un incendio che distrusse le provvigioni che vi erano. Il danno è calcolato a 12 milioni di franchi.
A Marsiglia si è formata una Società col capitale di 7 milioni di franchi, sotto la protezione de! governo francese, per la costruzione di una linea telegrafica che toccherà la Spezia, Livorno, Civitavecchia, Napoli e Otranto, e da Otranto, passando l'Adriatico, traverserà l'Albania, la Romelia, Salonicco, Gallipoli e terminerà in Costantinopoli.
Un ukase del 26 gennaio prolunga la consecuzione telegrafica russo-prussiana.
Le relazioni fra la Persia e la Turchia si van facendo sempre più difficili; a Teheran predomina la influenza russa.
Si afferma che fin dai primi dei mese cominciarono i preparativi per la partenza dell’imperatore verso il campo di Metz. Parlavasi intanto a Parigi che parecchi colonnelli e generali di brigata si erano incamminati alla frontiera. Qualche voce ancora pretendeva non esservi a far le meraviglie se l’imperatore improvvisamente si recasse sul teatro della guerra.
Seconde il Voeu national de Metz sarebbe a Strasburgo e non a Metz la riunione militare comandata dall’imperatore.
Lo czar ordinò un reclutamento straordinario di cosacchi della Piccola Russia nei governi di Tschernigoff e Pultawa (Patrie). I generali Plautine e Labintzow ebbero l’ordine di fare avanzare tutte le loro truppe alle frontiere austriache (Boersenhalle).
Notizie da Varsavia (Corr. It.) avvisano che in Polonia si va di cheto compiendo un nuovo reclutamento e che gli arruolati sono immediatamente spediti nello interno della Russia. Parecchi che mossero lagnanze su questa leva furon tradotti nelle carceri di Groduo e Wilebsk. Continuano (Donau) i viaggi degli aiutanti d’ala, dei capitani di. stato maggiore e dei corrieri fra i punti e le posizioni più importanti.
Si ha da Vienna (Schles. Zeit.) che le truppe austriache, d'intelligenza con la Sublime Porta, occuperanno anche la linea del basso Danubio per imporre un termine alle invasioni russe nella Dobrudsca. Le truppe turche si concentrarono a Babadag.
Scrivesi che il quartier generale di Menzikoff, le cui truppe formano un corpo difensivo, trovisi a Divankoi presso il Belbeg fra il castello del lago e Bakisci-Sarai. I due granduchi sono con Menzikoff. L’esercito delle offensive è comandato da Osten-Sacken e da Liprandi. Il generale Pawloff ha sotto i suoi ordini le truppe di Perekop.
La piazza di Eupatoria è messa in istato di difesa con opere dirette da uffiziali del genio francesi e munite della grossa artiglieria del vascello Henri IV, non che d’altre navi da guerra. La sua guernigione è calcolala a più di 25,000 uomini (Patrie). Una divisione di truppe francesi appoggierà le operazioni dei turchi di Omer pascià, che per tal modo assumerà l’impegno di aggredire i russi sotto Simferopoli (Oss. Triest.) Senza un tal concorso, Omer pascià non sarebbe punto disposto a prender l’offensiva.
Tutto dicesi preparato per l'assalto di Sebastopoli; non si attende che un tempo migliore. I francesi, che finora formarono l’ala sinistra, estenderanno la loro posizione fino alla estrema destra, dalla quale si ritirano gl'inglesi, che uniti alle guardie imperiali ultimamente arrivale costituiranno la riserva presso Balaclava.
Ê a Parigi l'inglese Lindsay membro della Camera dei Comuni, incaricato dal governo di Londra di combinare col ministero francese un servizio di trasporti da Marsiglia a Costantinopoli, passando per Malta, destinato all’aiuto igienico degli ammalati in Crimea. Il governo francese aderì subitamente a un progetto tanto vantaggioso.
Lettere della Crimea danno avviso che Tripier generale del genio ruppesi una gamba scendendo da cavallo. «Non scese, no’, precipitò di sella!»
Si pretende (Corr. It.) che un diplomatico a Parigi, sul proposito delle conferenze viennesi, abbia detto:
«Le conferenze avranno certamente un termine col primo di marzo e allora tutti saranno pronti a sguainare la spada.»
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Benché Raglan abbia pronunziato e messo in esecuzione l'ostracismo dalla Crimea contro tutti i corrispondenti dei giornali inglesi, pure il Morning Post racconta che il suo corrispondente della Crimea gli ha fatto sapere che fra le lettere giunte, non ha molto, d'Inghilterra, ve ne aveano parecchie ad uffiziali prigionieri dei russi, le quali, sotto bandiera parlamentaria, furono spedite a Sebastopoli. Ma le autorità russe, pria che se ne faccia la consegna, sogliono leggerle da capo a fondo; indi conobbesi che una di queste lettere era scritta da una londinese damigella ad un tenente, cui diceva, forse in via di scherzo, che il benevolo «uffiziale, allorché Menzikoff fosse rimasto prigioniero, le avesse mandato almeno un bottone del costui famoso paletot, onde conservarlo per memoria della campagna di Crimea.» Questo periodo fu letto a Menzikoff, il quale subitamente spiccò un bottone dal suo uniforme, e mandollo, parimenti sotto bandiera parlamentaria, al campo inglese con preghiera che si fosse inviato alla gentile miledi a Londra, facendole osservare che supponendo Menzikoff di non esser fatto cosi presto prigioniero degl'inglesi e d'altronde non volendo deludere la impaziente aspettativa della signorina, ei si procurava il piacere di contentarla rimettendole il desiderato souvenir. E poi dicasi che Menzikoff è di quel carattere insocievole e burbero che ci raccontarono i giornalisti. Questa sua gentilezza ci proverebbe che anche sulla Neva spuntano dei begli umori che non hanno invidia allo spiritose delicatezze della Senna.
Scrive il corrispondente fiorentino del Corriere Italiano: «Il Vero amico del Popolo, giornale romano, seguita i suoi virulenti e sistematiti attacchi al Corriere: credo che sarebbe un fargli troppo onore e uno stancare la pazienza dei nostri lettori, occupandoci ulteriormente di lui (Corr. It. Num. 38).»
§ I
Quanto all’onore, che il corrispondente crederebbe farci occupandosi ulteriormente di noi, non lo abbiamo ambito mai, né lo desideriamo; mercecché nostra massima è che la riputazione di un giornalista non dee dipendere dal giudizio di anonimo lodatore.
«Mais ses écrits tous seuls doivent parter pour lui. S’ei poi determinossi a non occuparsi ulteriormente di noi, o perciò a non ci rendere più quell’onore che mai non gli abbiamo chiesto, perché siane motivo che pensi essere la nostra cieca vita tanto bassa che lo autorizzi a riporci infra la trista schiera di coloro che vivon senza fama e senza lode, ci pur dovrebbe ricordarsi che ai 22 gennaio aveva saputo ché «il Vero Amico» è solito ad attingere le sue inspirazioni al gabinetto di Pietroburgo (Corr. II. Num. 23).»
Or chi è solito ad attingere le sue ispirazioni al gabinetto di una Potenza, che, secondo il parere di Donoso Cortez, ha il primo rango fra le Potenze europee, certamente non è da riguardarsi di si poca levatura da esser messo a paro, è forse anco al di sotto, di un corrispondente che attinge le sue ispirazioni ai circoli delle volgari dicerie. Ma questo noi memorar volemmo non per approvare ciò ch’egli asseriva, bensì per dimostrargli ch’egli è in contraddizione con quel che fu da lui asserito. Imperocché se ci occorresse far capitale di altrui benevolo presidio a rialzarci dal fango, ove in sua superba parola ci credette averci abbandonato, havvene tal copia che supera immensamente il bisogno. Molte sono le spontanee testimonianze di onore rose al Vero Amico del popolo anco da giornali forestieri, che con favorevole assentimento e forse senza stancare la pazienza dei loro lettori riportarono e riportano i suoi articoli di politica disquisizione. Ma fra tutte ci piace (perché più laconica delle altre) di richiamar quella che trovasi nella Civiltà Cattolica (del 17 giugno 1854, a pag. 707), in cui è scritto che «il Vero Amico del Popolo è un giornaletto romano, il quale (sia detto con pace di tutti i giornali grandi e piccoli che noi leggiamo) non la cede a veruno e certo va innanzi a molti dei giornali stimatissimi in ciò che è far la vera critica dei dispacci telegrafici, e l’appurare il netto delle varie e contraddittorie notizie che ogni giorno recano, senza molto discernimento, i fogli maggiori.» A dir vero, noi coscienziosamente ci estimiamo immeritevoli di tanto encomio venutoci dai sapientissimi ed integerrimi compilatori di un'Opera periodica che senza dubbio supereminet omnes, e mai non lo avremmo riportato se la presente occasione non giustificasse in noi anzi la imperiosa necessità di respingere una disprezzante villania che il meschino orgoglio di fare una vanitosa appariscenza.
§ II
In quella parte poi che siamo incriminai! Di virulenti e sistematici attacchi al Corriere, sembraci tale discorso che nec pes, nee caput uni reddatur formae. Egli era d'uopo accennare almeno un qualcuno di questi attacchi è dimostrarne la virulenza, cioè l’acre e inadatta maniera della espressione e la inconseguenza di cinico ermeneutico criterio. Ma nulla è dette in ispecie, nulla di positivo. In questo caso ogni più ilotico e beotico intendimento è in grade di giudicare che le generiche e gratuite enunciazioni sono il rifugio di coloro che colpiti dalla evidenza del vero conoscono di non sapere e di non potere in altra guisa rispondere.
Oltre a ciò, come si hanno a dire attacchi al Corriere gli attacchi e le osservazioni da noi fatte ad alcune corrispondenze del Corriere? Noi cerchiamo di appurare il netto della varie e contraddittorie notizie, e questo netto non inveniamo sempre in esse corrispondenze. Or potremo esser chiamati in colpa se talvolta ci permettiamo di rivendicare i diritti della verità oltraggiata? No; e lo stesso Corriere disse che noi abbiamo ragiono allorché per iscusarsi col pubblico dichiarava «non doversi far meraviglia se un giornalista, lontano dai luogo degli avvenimenti narrati, riporti in tutta buona fede quanto gli riferiscono certi corrispondenti che ora vantano saper le cose da fonti sicure, ora pretendono esserne stati essi stessi testimoni oculari, e poi spessissimo svisano, esagerano, mentiscono le cose in modo da far trasecolare il lettore. (Corr. It. Nom. 23).» E certo in questo linguaggio non trovasi la mitezza e riservatezza del nostro. Indi come può asseverarsi che il Vero Amico del Popolo seguita i pretesi sistematici attacchi al Corriere, se loro è comune la massima principale della giornalistica redazione? Il Corriere vuole che nessuno gli riporti menzogne; e il Vero Amico del Popolo di tanto in tanto la avvertisce delle inavvertenze di certi corrispondenti. Il pubblico poi giudica da qual parte sia la ragione, da quale il torto. Ed oggi specialmente che
«Il n'est valet d'auteur, ni copiste a Paris
«Qui, la balance en main, ne pese les écrits.
Il corrispondente parmense del Corriere Italiano osserva che «il fatto forse più grave re importante rivelato, fino ad ora dallo svolgersi successivo della gran prova, a cui son messi i popoli e i governi d’oggidì, vale a dire la quistione d’Oriente, è, o almeno sembra essere, la pochezza e quasi nullità militare dell'Inghilterra; fatto che palesato agli occhi del mondo dalla stampa britannica e più ancora dalle recenti discussioni del Parlamento potrebbe forse (e questo è giudizio ancora di un uomo versatissimo nella istoria di quella nazione) potrebbe forse in futuro dare un indirizzo del tutto nuovo alla politica europea.»
La riflessione a poi par giusta, laonde più volte, fin dal principio della vertenza orientale, la facemmo argomento di parecchi papiri articoli. Or in essa, viemaggiormente ci confermiamo in veggendola entrare nelle idee di profondi pensatori, fra i quali noi non abbiamo preteso mai
«…………….. di sedere a scranna
«Per giudicar da lunge mille miglia
«Con la veduta corta d'una spanna.
Avremmo però desiderato che il corrispondente avesse pur detto qualcosa di quella acutissima intelligenza che diede le mosse a che agli occhi del mondo si rivelasse un fatto cosi grave e importante. Anche su questo proposito, noi ci permettemmo a pronunziar l’umile nostra opinione. Ma la nostra opinione che vale se lo sviluppo delle cose non le reca l'appoggio di accreditati articolisti? E lo sviluppo non sembra lontano. Allora sentiremo le mimallonce polemiche dei giornalisti e dei loro corrispondenti;
«Ma qual d’essi potrà contare altrui;
«Le novità previste, e dire: io fui?
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La Triester Zeitung reca un articolo piuttosto lungo per dirci in sostanza che non è vera e non può esser vera la notizia del trattato di alleanza che si pretese conchiuso a Parigi fra la Prussia e le Potenze occidentali. E la ragione potissima per la quale essa Triester Zeitung è indotta a così pensare, si è che «ha inteso a dire che la Prussia voglia invece apertamente protestare contro la collocazione di truppe francesi in qualunque Stato appartenente alla Confederazione germanica, come cosa inconciliabile con la costituzione federale.» Dunque, ove altri non le avesse bofonchiato all’orecchia le sopravvegnenti proteste berlinesi, ella non avrebbe avuto criterio bastevole almeno a dubitare della notizia del sottoscritto trattato d’alleanza?
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Lettere particolari da Napoli al Journal de Genève annunziano essere un fatto ufficiale la sottoscrizione della alleanza di re Ferdinando II con le Potenze occidentali. Indi circa 18,000 uomini s’imbarcheranno nei porti napolitani per la Crimea, fra i quali sarà pure il battaglione dei cacciatori svizzeri comandato da Mechel. Sebbene questa notizia diasi tanto circostanziata, noi finora non ci crediamo tenuti ad aggiustarle alcuna benché minima credenza. Ne saremo persuasi quando la leggeremo nel Moniteur o nel Giornale delle due Sicilie.
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La voce che l’imperator Napoleone voglia recarsi in Crimea sempre più si accredita a Parigi e se ne parla in tutti i circoli, anche in quelli che hanno la riputazione di essere bene informati. Ma una voce. Qual calcolo se ne potrà fare, se anche alle cose, che parvero, le più positive, indi conseguita un enigma che le distrugge e le caccia nella provincia delle chimere?
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Il Globe appena seppe che i generali russi Plautine e Labizoff aveano ricevuto l’ordine di avvicinarsi con tutte le loro forze alla frontiera austriaca, e’ fuori la voce che i russi aveano operata una incursione sul territorio austriaco, d’onde però furono costretti a ritirarsi precipitosamente dopo aver sofferta una notabile perdita di uomini e munizioni. E non aspettavasi che questa notizia a Londra si fosse ricevuta con indifferenza, anzi messa in ridicolo. Ciò interviene a coloro che già si acquistarono il credito di spiritosi novellieri.
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Mentre gli occhi di tutta l’Europa sono rivolti alle fortificazioni degli alleati per assaltar Sebastopoli, il governo inglese preparasi a fortificare con nuove batterie il terreno dei vecchi magazzini di Liscard presso Liverpool. Ma che ha egli a fare Liverpool con Sebastopoli? Vogliam forse dire che si pensi a qualche altro piano di guerra?
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Si assevera già firmata a Costantinopoli una convenzione, mediante la quale la Turchia si obbliga a mettere 28,000 buoni musulmani al servizio militare dell'Inghilterra. Son veramente curiose le vicende della guerra orientale! Nel 1854 era l'Inghilterra che aiutava la Turchia; nel 1855 è la Turchia che aiuta l’Inghilterra!
Difesi che una Società francese abbia offerto al governo al britannico di far per esso una leva militare in Francia da 10 a 25 mila uomini. Ma il Journal des Debats sembra non creda esatta questa notizia.
La Camera dei deputati ai 21 votò la chiusura della discussione generale della legge su i Conventi.
Si afferma che le truppe piemontesi destinate a guerreggiare in Oriente si recheranno a Savona, dove approderà il naviglio che le trasporterà in Crimea. In ispecie poi si dice che verso i primi di marzo comparirà nelle acque ligustiche una flotta inglese per dare principio alla spedizione del contingente subalpino.
Numerosi carichi di grano di circa 350,000 ettolitri pervennero a Genova da Salonicchio, Alessandria d’Egitto e dalla Spagna.
Il bureau Meyer di Zurigo con un proclama «a tutti gli uomini di testa e di cuore, che preferiscono una carriera onorevole, ad una affannosa esistenza», invita gli svizzeri Ad Arruolarsi nella legione stranierà francese. Ma la Dieta federale in un articolo officiale dichiara che la politica del potere esecutivo fu sempre rigorosamente neutrale ed ordinò al dicastero di polizia di punire il bureau Meyer per lo pubblicato proclama.
Il governo austriaco autorizzò la costruzione di una strada ferrata sino al Ticino, perchè si congiunga alla linea di Novara.
Per ordine imperiale le casse di guerra in Milano e Venezia sono incorporate alla cassa provinciale di guerra in Verona.
La sera del 14 partirono da Vienna un regio corriere inglese per Berlino e un corriere russo per la Polonia.
L’imperator d'Austria ha conferito la croce d’oro del merito con la corona a Maria Ferdinanda Klanner in ricognizione dei suoi cinquant’anni di servizio attivo ed efficace nella istruzione ed educazione della gioventu nei convento delle Orsoline in Salisburgo.
Analogamente alla decisione federale dell’8 febbraio il Senato di Francoforte ordinò al dipartimento della guerra di prendere le disposizioni opportune per mettere sul piede di guerra il contingente federale.
Il ducato di Nassau è veramente deciso a metter le sue truppe sul piede di guerra. La direzione della artiglieria ordinò l'acquisto di 50 cavalli!!!
La Camera del Consiglio di Stato in Baviera ai 12 febbraio quasi a voti unanimi (giacché 3 soltanto ve n’ebbero contrari) adottava la decisione della Camera dei deputati circa il credito di 6 milioni e 503 mila fiorini pel ministero della guerra. Il conte Seinshein secondo presidente della Camera si dichiarò per la più stretta alleanza con l'Austria. La qual dichiarazione fu Appoggiata dal conte Arco-Waley. Si è deliberato di aumentare di 16,000 uomini l'esercito bavarese. Il nuovo reclutamento comincerà il di l'marzo. Intanto altre reclute bavaresi passavano continua-, mente per Francoforte dirette alla volta del Palatinato.
Lord John Russell si recò a Parigi onde conferire con l'imperatore Napoleone; indi dove passare a Berlino per abboccarsi col re di Prussia; finalmente continuerà il suo viaggio fino a Vienna. Ma crede il Sun che le conferenze viennesi non avranno alcun risultato.
Ai 15 Drouyn de Lhuys ministro degli affari esteri diede un pranzo diplomatico, al quale furono invitati anche il ministro di Prussia e il generale barone Wedel.
É giunto a Parigi un corriere spedito dall’emiro Abd-el-Kader con l’incarico di presentare a Vely pascià nominato governatore di Brussa le felicitazioni dell’emiro, che a Brussa ritraevasi dopo essere stato lungo tempo iti Francia.
Affermasi a Brusselles che la Francia abbia suggerito al governo belga di chiamare sotto le armi un corpo di 30,000 uomini allo scopo di assicurare la sua neutralità ed indipendenza per tutti gTinuidenti che patisse produrre in Europa la quistione orientale.
È fissata a 70 mila uomini l’armata spagnuola del 1855. Dicesi che in una recente adunanza del Consiglio dei ministri siasi decisa la organizzazione di colonne mobili da dirigersi ani punti minacciati dai carlisti, o la creazione di 50 battaglioni di milizie provinciali.
Un decreto delle Cortes approvato dalla regina e pubblicato il 10 febbraio abolisce dal di 1 gennaio 1855 ogni dazio di pedaggio e di gabella alle porte delle città della penisola e delle isole adiacenti. Non si sa se i dadi pagati dal primo gennaio fino alla promulgazione della legge retrospettiva saranno restituiti. Al ministero delle finanze furono inviati tutti i documenti relativi al sequestro dei beni della regina Maria Cristina e della sua famiglia. Alcuni dei compromessi nella congiura di Pamplona già furono, a quanto dicesi, fucilati. I distaccamenti dei carabinieri che. erano sparsi in varii punti dei Pirenei per impedire una invasione carlista, si riconcentrarono a Pamplona.
Soulé tornossene a Londra. In breve s’imbarcherà per far passaggio agli Stati Uniti di America.
Un decreto reale scioglieva in Grecia i battaglioni di truppa irregolari per formare battaglioni di cacciatori, di bersaglieri e di fanteria. Ora per l’attività di Kalergy ministro della guerra i battaglioni regolari sono organizzati; e da ciò si spera ulcero bene per la quiete del paese, che tuttavia infestato da malandrini in ogni parte. Anche nello stesse più frequentate vie di Atene sono continuo le aggressioni notturne. Si muovono querimonie su Calos prefetto di polizia, in cui nelle attuali circostanze si amerebbe una più energica sollecitudine.
L’esercito del generale Labizoff (quello che insieme a Plautin ricevette l'ordine di approssimarsi ai confini austriaci) trovasi presentemente a Krasnegostow e in quei contorni; laonde è propriamente a contatto coi dominii cesarei.
Le tre batterie di artiglieria di marina francesi; distaccate in Grecia saranno mandate presto in Crimea.
Tutte le truppe francesi che erano in Costantinopoli partirono immediatamente per la Crimea. Un dispaccio bizantino annunzia che Canrobert chiamò a sé le truppe trovantisi a Daoud-pascià, dovendosi dar principio ad operazioni importanti.
Si scrive da Kamiesch che il generai Pellisier comanderà il corpo di assedio e il generai Bosquet il corpo di osservazione.
Il generale di brigata Dàlesme, membro del comitato delle fortificazioni di Parigi, è designato al comando del genio del primo corpo d'armata di Oriente la surrogazione del generale Tripier che ruppesi una gamba scendendo da cavallo.
Ad Algesiras e a San Rocque presso Gibilterra alcuni uffiziali inglesi già fecero molte compre di cavalli e ne fanno altre tuttavia, onde riempire il vuoto rimasto per la morte di quelli che perirono nelle battaglie e nei freddi della Crimea.
Il britannico dipartimento della guerra ha ordinato di portare a 2000 uomini l’effettivo di ciascun reggimento dell’esercito inglese della Crimea.
Tutta |a parte meridionale dell’Anatolia è messa in istato di assedio.
Lo Stabilimento della Società letteraria dell'Areo pago in Genova la sera del 16 febbraio diede al pubblico un trattenimento di poscia estemporanea dell'avvocato Bindocci, il quale pertrattando il propostogli tema del Caos politico addimostrò tal poetico valore che venne più volte interrotto da clamorosi bravo! bene! ed infine nominalo membro onorario della suddetta Società letteraria.
Il conte Roger de Riencourt è nominato scudiero dell'imperatore Napoleone.
Il barone di Bazancourt è giunto a Balaclava! Egli ha l'onorevole missione di scrivere la storia della guerra, che si fa in Crimea. I non vulgari talenti del nobile barone ci son guarentia che la sua storia darà copioso argomento ai giornalisti, che già si preparano a paragonarla, per lo meno, ai Commentarii di Giulio Cesare.
L'indiano raiach di Putticala nominò un reggente provvisorio, che governerà il suo Stato, mentre esso raiach farà un viaggio in Inghilterra per instruirsi della politica europea. Ei voleva menar seco 500 cavalieri, ma il governatore generale delle Indie riuscì a persuaderlo che un seguito di 50 persone gli era più che sufficiente (Standard).
I quacqueri inglesi au grand chapeau, i quali e rano in continua relazione coi fratelli moravi della Crimea (che cosi chiamansi i coloni tedeschi emigrati in quella penisola, ou finit l'Europe et commence l'Asie) ricevettero la tristissima notizia che 300 (né piu, né meno) di essi moravi fratelli furono appiccati per sentenza delle autorità russe. E come ciò sia intervenuto è spiegato in una recentissima corrispondenza londinese al Corriere Italiano, che narraci essere stati i coloni tedeschi della Crimea tenaci della massima da essi avuta in conto di principio fondamentale di lor credenze religiose che nessuna guerra possa essere giustificata, innanzi alle leggi umane non solo, ma divine ancora; laonde i moravi riproducitori del favoloso secolo dell'oro furono abbietto di speciale interesse e sollecitudine dei pacifici quacqueri d'Inghilterra. Ai tempi dello czar Alessandro e della sua madre czarina Maria Theodorowya (quando Elisabetta Fry, Guglielmo Allen, ed altri settatori del quacquerismo britannico aveano intimi rapporti con la corte di Pietroburgo) i fratelli moravi della Crimea furono con imperiale decreto dichiarati esenti del servizio militare. Ma nella occasione della presente guerra anche quei poveri fratelli vennero invitati a prender le armi e a far parte degli eserciti di Osten-Sacken e di Liprandi. Molti fra essi però rabbrividirono alla sola idea di dovere impugnare una spada che sarebbesi tinta di sangue; indi le loro ostinate ritrosie ad entrare nella milizia; il perche furono cacciati in prigione e bastonati onde avesser mutato pensiero. Ma fermi e irremovibili rimasero nella loro risoluzione; perciò vennero condannati alla pena di morte. Allo arrivo di questa dolorosa novella i quacqueri inglesi vestirono il corrotto e la loro melanconia è tale che sembra voglia durar molti anni.
La paco dell’anima consiste nel disprezzo di tutto ciò che puote intorbidarla.
L’uomo cerca fuori di sé l’autore del male, ma questo autore è in lui medesimo.
Nell'uomo non esiste altro male che quella il quale egli commette.
É veramente sventurato quell’uomo, che non sa sagrificare un qualche giorno ai piaceri che si hanno in adempiendo ai sacri doveri della umanità.
Quando il cuore umano si apre alle passioni, entra in essa la noia della vita; lo spirito istupidisce a misura che l’anima si corrompe.
Nelle passioni non trovasi calma né pace. Esse fomentano la speranza che è prodotta dal desiderio: è tutto ciò che si desidera non è che apparenza di felicita. Si aspetta che questa felicita venga; e non venendo mai, la speranza si prolunga, e l'incantesimo della illusione tanto dura quanto la passione che la produce.
La virtù nello stato presente non è che uno stato di guerra, e per viverci l’uomo ha sempre a far qualche combattimento contro se stesso.
Il più cattivo degli uomini è l'egoista che concentra più d’ogni altro il suo cuore in se stesso; il migliore è colui che partecipa egualmente le sue attenzioni a tutti i suoi simili.
dei giorni nei quali avrà luogo il pagamento delle Rendite consolidate nominate per la rata del secondo semestre dell’anno 1834 seguendo l'ordine della iscrizione delle medesime.
GIORNI del PAGAMENTO |
NUMERI DELLA ISCRIZIONE | |||
3 Marzo |
dal |
8639 |
al |
9090 |
5 detto |
» |
9091 |
al |
9591 |
6 detto |
» |
9592 |
al |
9825 |
7 detto |
» |
9826 |
al |
10103 |
10 detto |
» |
10105 |
ai |
10499 |
12 detto |
» |
10500 |
al |
10638 |
14 detto |
» |
10690 |
al |
10926 |
17 detto |
» |
10927 |
al |
11169 |
20 detto |
» |
11170 |
al |
11933 |
21 detto |
» |
11936 |
al |
12190 |
24 detto |
» |
12196 |
al |
12197 |
25 detto |
» |
12200 |
al |
12500 |
27 detto |
» |
12501 |
al |
12570 |
28 detto |
» |
12573 |
al |
12801 |
31 detto |
» |
12803 |
al |
12860 |
Senofane, uno dei filosofi della antica Grecia, insegnava che l'ecclisse solare non derivava che dallo | smorzarsi del Sole; e che in seguito un altro Sole accendevasi in Oriente; cosa che interveniva ogni volta che accadeva l'ecclisse. Ma parendogli che i suoi discepoli non fossero del tutto persuasi di questa peregrina astronomica scoperta, egli ricorse a confermarla col fatto; imperocché asseverò che una ecclisse solare, cioè un ammorzamento del Sole, durò una volta nientemeno che un mese, perché il nuovo Sole, che dovea recare la luce, tardò un mese ad accendersi (21). Ed a noi sembra che parecchi giornalisti sieno usciti propriamente dalla scuola senofanea; asseriscono cose che hanno il tipo della più evidente stravaganza; e perché loro si aggiusti credenza le appoggiano a ben circostanziate relazioni di sicurissimi corrispondenti, é talvolta a qualche dispaccio diplomatico officiosamente comunicato. E di ciò si accorge finalmente anche la Corrispondenza austriaca, la quale dice che «la Kreuzzeitung e la Neue Preussische Zeitung vorrebbero darsi l'aspetto di essere bene informate di certi fatti che non sussistono, laonde per comprovarli si servono di corrispondenze, che nulla monta se sieno inventate nel bureau della giornalistica redazione, purché corrispondano ai fini di questa. Ecco a che oggi è ridotto il giornalismo! Anticamente fuvvene un solo; ed ora tanti sono i Senofani quanti sono gli articolisti!
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L'altr'ieri davasi come un fatto officiale l'alleanza fra Napoli e le Potenze occidentali, e asseveravasi perfino che 18,000 soldati napolitani erano li li per imbarcarsi alla volta della Crimea. Noi, andando sempre a rilento in certi affari, trovammo essersi assai sollecitamente annunziata una notizia, che avrebbe recato molto lume sull'indole di una quistione che tutta via e sembra circondata da tenebra misteriosa. E oggi il Fremdenblatt dice essergli state spedite direttamente dalle sponde del Sebeto sicure informazioni, le quali affermano che non si è mai trattato di una adesione di Napoli a questo riguardo. Ma il Times, cui molto gioverebbe l’alleanza, di cui è proposito, si fa scrivere da Parigi che «l’adesione del governo napolitano alla alleanza delle Potenze occidentali dee riguardarsi come un fatto compiuto; soltanto con la differenza che il re delle Due Sicilie vuol fare il suo trattato unicamente con l’Austria. E il Times lo crede, ché
»…………….. il miser suole
» Dar facile credenza a quel che vuole.
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Avendo il Corriere Italiano riportata nel suo numero 35 la notizia datagli dal suo corrispondente fiorentino, il quale asseverava che «gli arresti eseguiti in Toscana avevano una ramificazione per buona parte d’Italia, poiché Milano e Verona quasi ad un tempo medesimo adottavano eguali misure per mene mazziniane» la Gazzetta di Verona dichiara che nessuno arresto ebbe luogo in Verona per tali motivi.
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Si è parlato assai dal giornalismo (noi ci astenerremo dal favellarne) di alcune recentissime comunicazioni diplomatiche fatte dal gabinetto di Vienna a quello di Pietroburgo onde combinare una interpretazione sulla vera importanza delle quattro condizioni della paese cosi procurare l’adesione della Russia alle medesime. Ma la Triester Zeitung «sulla base di molto precise informazioni è assicurata che, dopo la pratica del gennaio non è più partito alcun alto diplomatico da Vienna per Pietroburgo, e che nemmeno ebbevi più lontana comunicazione fra Vienna e Pietroburgo in quel senso.»
Il Times da fiato nuovamente alla tromba guerriera. «Fino a tanto che, egli dice, Sebastopoli non sarà distrutta, quanto si farà in Oriente si baserà sull’argilla, una guerra con la Russia in Oriente rende necessaria la presa e la distruzione di Sebastopoli; ché, senza questo, la Russia si scaglierà dal fondo del suo ritiro contro l’Inghilterra, e schiaccerà l’Inghilterra come ha schiacciata Sinòpe. Il lato dunque già è deciso; è distrutta Sebastopoli, è schiacciata l’Inghilterra. In questa terribile alternativa, il Times pronunzia la distruzione di Sebastopoli. Ma come si distrugge? Il Times pur dianzi diceva che al principio di gennaio dei 54,000 inglesi spediti in Crimea soltanto un 2000 erano rimasti abili a trattar le armi. Ei pertanto vede che i mezzi a distruggere mancano; e se questi mezzi non si mandano di nuovo, non è egli un fatuo vaniloquio quel suo declamare la distruzione? Ma il Times forse ha fiducia che i francesi vogliano fare ciò che fu impossibile agli inglesi. In questo caso però staremo a vedere quanto una cosi segnalata vittoria dei francesi passa essere vantaggiosa agl'inglesi qualora questi non vi concorrano.
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Si è sparsa la voce nei circoli militari della Polonia che presto i russi prenderanno l'offensiva su tutti i punti, giacché un ordine imperiale fu già spiccato da Pietroburgo per la effettuazione di questo generale movimento aggressivo. Cosi la Gazzetta delle Poste. Sembra però che i russi daranno principio in Crimea alla grande operazione militare, s'egli è vero quel che dice il Morning Chronicle, cioè che lo czar voglia mandare altri 300 mila uomini di rinforzo a Menzikoff. Indi dobbiamo prepararci a ricevere d’uno in altro giorno Le più strepitose novelle. Ma la più straordinaria sarà quella recata preventivamente dal Fremdenblatt, che lo czar Niccolò e l'imperatore Napoleone si troveranno presenti all'azione guerresca che si farà innanzi a Sebastopoli! Noi non siamo guari disposti a credere a questo loro intervento; ma, ove accadesse, non sarebbe improbabile un armistizio per dar luogo ad una conferenza fra lo czar di Russia e l'imperatore di Francia proprio in Crimea! E forse in essa, finora ipotetica, conferenza potrebbe darsi un termine ai quali e sciogliersi definitivamente la enigmatica quistione.
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Il Morning Post, che credesi organo di Palmerston, comincia a fare encomii ai talenti militari di Napoleone III. E l’Augsburger Zeitung ha saputo che l'imperatore Napoleone assumerà il comando supremo di una armata terrestre che passerà, e probabilmente si fermerà, in Germania. Cosi rimarrebbe contraddetta l'altra voce che Napoleone voglia recarsi in. Crimea. Ma finora né in Crimea? né in Germania, sempre a Parigi.
Dicesi che su tutte le linee telegrafiche dell’Impero austriaco verrà collocato un secondo filo pel sollecito invio dei dispacci telegrafici.
La sera del 19 il conte di Haugvitz a Vienna diede nei suoi saloni una gran festa da ballo. La sera del 20 ne diede un'altra assai magnifica il principe di Schwarzenberg. Intervennero ad entrambe anche parecchi del corpo diplomatico. Il barone Rothschild offerse due sontuosi banchetti, i quali furono onorati dalla presenza dell'ambasciatore russo Gortschakoff, del figlio dell’ambasciatore inglese Westmoreland, di Bourqueney ambasciatore francese e di diversi altri distinti personaggi.
Anche a Vienna prende consistenza la voce dell'imminente trasporto a Parigi delle spoglie mortali del duca di Reichstadt figlio dell'imperatore Napoleone I e della imperatrice Maria Luisa.
Ai 20 il conte di Chambord e la contessa di lui consorte partirono di Modena e si diressero alla volta di Venezia.
La mattina del 20 scoppiò un incendio nell’imperiale pal tira di Praga. Alle ore 4 pomeridiane l'incendio continuava; il terzo piano fu consumato dalle fiamme; il prima e il secondo erano tuttavia salvi mercé l'impiego di acqua e neve.
Si assicura che la Camera amburghese ha messo a disposizione del Senato 400 mila talleri onde ponga sul piede di guerra il contingente federale.
Ai 16 febbraio la Dieta ri uni la di Gotha accordo al ministero dello Stato un credilo di 100 mila talleri, 26 mila dei quali serviranno per l'acquisto di materiali guerreschi e gli altri pel mantenimento delle truppe sul campo.
Ba Francoforte giunse l’ordine a Cassol di metter sul piede di guerra il contingente.
Il principe di Prussia colto da leggiera indisposizione non ha potuto imprendere il viaggio, che aveva divisato di fare, verso le provincie renane.
Da Parigi fu spedito a Berlino, e da Berlino è tornato a Parigi il colonnello Olberg addetto alla persona del generale barone Wedel che in missione particolare fu mandata dalla Corte di Prussia a quella delle Tuileries.
Giunto a Parigi il generale Lamarmora ministro della guerra in Piemonte fu ricevuto subito in udienza particolare dall’imperatore.
Avvenne la preannunziata crisi ministeriale. I ministri Gladstone, Graham e Sidney Herbert diedero la loro dimissione. Palmerston adoperavasi a trovare altri che avessero voluto surrogarli.
Ai 14 Soulê s'abbarcò a Cowcs per l'America.
Il governo spagnuolo prende energiche misure per impedire qualunque moto in senso carlista. Molte piccole colonne di milizie guardano le frontiere della Spagna e del Portogallo. Ê impedito ogni sbarco di persone sospette principalmente in Catalogna, tanto più che il governo fu avvertito che Montemolin, Cabrera ed Elio doveano tentare uno sbarco in quella provincia.
La Svezia si arma con la massima energia. Lavorasi alla costruzione di cannoniere come se il nimico fosse alle porte. Credesi che la flotta al principio di primavera sarà pienamente in istato di guerra.
Il maggiore generale Somerset è nominata comandante supremo dell’esercito britannico di Bombay. Richard Saurtdcr ricevette la sua commissione in qualità di comandante della flotta inglese del Baltico.
Il Journal de Saint Petersbourg pubblica il proclama imperiale del 10 febbraio, che il telegrafo annunziò siccome ordine di leva in massa. In esso proclama lo czar dice di adoperarsi per ogni guisa a difendere senza la forza delle armi i diritti di tutta la cristianità orientale e perciò di avere aderito alle trattative di accomodamento. Ma d'altronde volendo accrescere i mezzi difensivi contro gli armamenti nimici ordina, secondo uno speciale regolamento, la organizzazione di tutta la milizia dell’Impero.
Si afferma che il governatore di Varsavia abbia ordinato di evitare conflitti con le autorità dei paesi finitimi, perché lo czar vuol conservare la pace e la amicizia con le vicine Corti tedesche.
Recenti notizie dicono che le truppe russe, invece di ritirarsi dal confine galiziano, aumentano per sopravvenuti rinforzi.
Le fortezze di Narwa e Jamburg sono munite di terribili fortificazioni per ordine dello czar. Ambedue già ricevettero poderose guernigioni.
Non è più permessa alcuna comunicazione dei principati danubiani con la Russia. In conseguenza né persone né merci d’ora innanzi possono andare da Galatz a Reni.
Il brick mercantile inglese Ajax proveniente da Bourgas veleggiava verso Balaclava. Un colpo di vento Io gittò sulla spiaggia presso il porto della Quarantena. I russi spedirono subito una forte imbarcazione per impadronirsi del medesimo. Il capitano del brick si vide costretto ad arrendersi. mentre le truppe russe raccoglievano il bottino per caricarlo sulle loro scialuppe, sopraggiunse un grosso vapore inglese, che con colpi di palle da 85 respinse i russi che frettolosamente si ritirarono. Indi vista la impossibilità di mettere a galla il legno mercantile, gl'inglesi lo vuotarono prima delle provvigioni e munizioni, poi vi appiccarono fuoco, onde non avesse a cadere nelle mani dei russi.
Le notizie dei fatti d'armi della Crimea sono ancor quelle del 28 gennaio e dell’1 febbraio. Ed esse, per soprappiu, non escono dalla sfera delle vociferazioni. Ora, secondo queste vociferazioni, la sortita operata dai russi il 28 gennaio ebbe un esito poco diverso da quello delle anteriori; i russi cioè furono vigorosamente respinti. Quanto all'altra dell'1 febbraio dicevasi a Costantinopoli che i russi assalirono le trincee degl’inglesi, cagionando a questi perdite di QUALCHE rilievo! Aggiuagevasi inoltre che in ambe le sortite i russi inchiodarono ALCUNI cannoni agli alleati.
Un dispaccio di Raglan del 3 annunzia che i russi nella loro sortita del di l febbraio contro gl’inglesi furono respinti con grande bravura dai francesi! Si aggiunge (Ord. di Malta) i che i russi perdettero molta gente e che gli zuavi francesi fecero prodigi di valore. Dalla parte dei francesi rimasero fuori di combattimento 3 uffiziali e 60 soldati (Gazz. du midi).
Notizie posteriori alla sortita del primo di febbraio sino al 5 portano che i russi piantarono una seconda linea di difesa con fosse, palizzate ed altri lavori sulle alture d’Inkermann.
Le trappe di Omer pascià furono spedite da Varna con la massima celerità sopra grossi trasporti rimorchiati da piroscafi carichi anch'essi di truppe, che sbarcarono direttamente ad Eupatoria, la quale era minacciata dai russi.
Verso il 10 febbraio più di 30 mila turchi già erano trincierati presso Hille. Ma un nuovo corpo ottomano doveva immediatamente imbarcarsi a Baltsckih onde rafforzare le truppe di Omer pascià in Crimea, le quali costituiscono 3 divisioni di fanteria comandate da Mehemet pascià, Ismail pascià e Sali pascià, non che una divisione di cavalleria comandata da Halini pascià.
Il corpo di Osten-Sacken fortificavasi sulle alture del Katschka e del Belbeg per far fronte ali armata ottomana.
Si pretende che il generale Niel abbia scritto non esser possibile di far tacere il fuoco dei russi e che l’unico mzzo d’impadronirsi di Sebastopoli sia di farla invadere da un torrente di baionette.
Da Sebastopoli in data del 10 si ha che da ambe le parti si faceano apparecchi decisivi; e che una contromina copri di terra i lavoranti in una galleria francese.
Ai 10 arrivarono in Crimea nuove truppe francesi. Il loro numero è almeno di 80,000 uomini; v’ha perfino chi lo porta a 115,000. Certo è però che l’esercito francese dev’essere molto imponente, giacché ora occupa le posizioni ancora che si tennero dagl’inglesi; indi tutte le lince di assedio sono guardale dai francesi. Ai 12 i lavori di assedio erano spinti con grande attività su tutti i punti. Il tempo era bellissimo; dolce la temperatura.
Vuolsi che lord Luean comandante della cavalleria inglese in Crimea sarà richiamato e che la lettera di richiamo sia già partita da Londra. Molti uffiziali superiori dello stato maggiore e del commissariato di guerra furono destituiti e richiamati in Inghilterra (Daily News). Si aggiunge perfino esservi motivo di credere che anche lord Raglan tornerà immediatamente a Londra!
Palmerston demanda 60 mila reclute e 7000 cavalli senza contare la legione straniera, sicché il totale dell’esercito sarà di 180 mila uomini, non calcolate le truppe che muovono dai possedimenti indiani.
Dicevasi a Parigi che ai 22 l’imperatore sarebbe partito per la Crimea. E notizie parigine del 22 recano soltanto che continuava la voce che l’imperatore partirà!
La Patrie ha per telegrafo da Pietroburgo che «il codice civile è sospeso, durante la guerra, per tutti i militari in attività di servizio; indi le loro cause sono aggiornate fino alla conclusione della pace.»
A Liverpool si fecero gli esperimenti di una nuova palla da cannone inventata da un agente di polizia. La palla è lunga da 21 a 30 pollici e agisce come una sciabla fendendo orizzontalmente lungo tutta la sua portata.
Dicesi che ai 15 febbraio un vascello francese, di cui non si enuncia il nome, fece naufragio presso le Bocche di Bonifacio e che tutto l’equipaggio andò perduto. Parlasi nientemeno che di 1709 persone annegate!
La Gazzetta di Madrid pubblicò l'indirizzo, onde il governatore di Alicante esprimeva la sua divozione al trono d'Isabella; e nell’indirizzo doveva esser detto: «È pur doloroso che si tenti di lordare la insurrezione nazionale di luglio con l’alito pestilenziale dell’anarchia.» Ma un bell’umore democratico della tipografia mutò i termini in quest'altro modo: «È pur doloroso che si tenti lordare la insurrezione nazionale di luglio con l’abito pestilenziale della monarchia.»
L'impertinenza fu punita con la destituzione dall'impiego di tutti gli stampatori e correlatori della stamperia.
L’interesse parla linguaggi di ogni maniera; anche quello dell’uomo disinteressato!
Non è ottimo carattere quello, che non sa tollerare tutti i caratteri. Voi predeligete le monete d’oro, prendete con indifferenza quelle d’argento; ma non sarebbe una ingiustizia se faceste villanie al vostro debitore perché viene a pagarvi con monete di rame? Anche di queste, che a voi paiono incomode, ci ha bisogno al commodo del commercio.
Per sostenere non meno la buona che la cattiva fortuna vuotei una virtu assai singolare.
La filosofia riporta agevolmente vittoria su i mali passati e futuri; ma perde e soccombe quasi sempre quando ha da combattere co’ mali presenti.
Allorché certi, che si chiamano filosofi, si lasciano abbattere dalla lunghezza de' loro infortuni, fanno vedere che li sostenevano anzi per la forza della loro ambizione che per quella dell’animo loro. Togliete a questi la prepotenza di una gran van. la e li troverete si mili agii altri uomini.
Quai differenza dal buon senso al buon gusto? Quella che dalla cagione al suo effetto.
Gli spiriti mediocri sogliono condannare tuttocciò che passa la loro intelligenza.
L’amore della gloria mondana, il timore della vergogne, il desiderio di render commoda la vita, la smania di far fortuna, la malignità di deprimer gli altri, sono, per lo piu, le recondite cagioni, d’onde procedé ciò che poi da illusa estimazione chiamasi frutto di saggezza e di valore.
Anche colla virtu, la capacità intellettuale ed una buona condotta l’uomo può rendersi quasi insopportabile nel civile consorzio. Le maniere, che si trascurano come cose da nulla, sogliono spesso contribuire a che di noi decida il mondo o in bene o in male. Un tratto di disinvoltura basta talora a far credere che un animo dolce e pietoso sia fiero e sprezzante.
La regola cartesiana di non giudicare delle verità se non sieno prima chiaramente e distintamente conosciute, nella sua generalità, è soggetta a molte limitazioni; dee però, in tutta la sua estensione, viceversaxxx e praticarsi quando si tratti di menar giudizi degli uomini; che in essi assai sovente è quel che non appare, e quel che appare non è.
Pareva impossibile r trovarsi il punto di partenza onde la diplomazia indi fosse stata in grado di accordarsi su i quattro punti della pace. Ma finalmente il punto di partenza si trovò! almeno cosi annunzia la Frankfurter Post Zeitung. Or dunque
Dicite; Io Paean! et: lo, bis dicite, Paean!
Anassagora, che fra le quattro mura di angusta prigione rinvenne la quadratura del circolo, fece invero una grande scoperta; ma più grande, immensamente più grande è quella del punto di partenza per conciliare i quattro punti che sembravano inconciliabili. E a chi dobbiamo questa meravigliosa scoperta? Secondo la Frankfurter Post zeitung, al principe Gortschakoff, che a Vienna rappresentò la Russia, la quale ultimamente ordinava la leva in massa di tutto l’Impero; a Bourqueney, che parimenti a Vienna rappresentò la Francia, la quale si prepara a mettere sul piede di guerra anche i suoi diversi milioni della guardia nazionale; e a Buol ministro degli affari esteri dell'Austria, la quale si adopera energicamente e per ogni verso ad unire alle sue 500 mila baionette pur quelle di tutta la Germania. Gortschakoff, Bourqueney e Buol invennero il vero punto. Che rimane oggi a farsi? Null’altro che a conchiudere la pace! E perché indugiasi a proclamarla se tutti la vogliono? Non mancano che alcune formalità; la presenza cioè di alcuni plenipotenziarii, che ancora debbono arrivare a Vienna per sottoscriverla. Ma se, prima del costoro arrivo, quel microscopico punto, che costò tante fatiche innanzi che si facesse vedere, si perdesse nuovamente di vista, il filo ariaduco scomparirebbe e i sopravvegnenti imbarazzi del labirinto non sarebbero certamente minori di quelli che precedettero. Ed evvi gran pericolo (ci spiace dirlo) che proprio deggia intervenire a questo modo.
Con editto del 26 febbraio per disposizione Sovrana è restituita alle città ed ai porti di Ancona e Civitavecchia la intera franchigia come la godevano prima della legge l'febbraio 1850, la quale perciò è abrogata.
Sono nominati nella sfera censuana Luigi Nanni ingegnere alla ispezione di prima classe in Bologna, Angelo Caporaletti ingegnere a ispettore di seconda Classe in Forli, Carlo Cazaniga ingegnere a ispettore di prima classe a Ravenna, Cesare Paziani alla Cancelleria di prima classe in Camerino, Luigi Rossi alla cancelleria di Jesi, Luigi Muratori a quella di Acquapendente, Luigi Bonaie a cancelliere cli seconda classe in Civitacastellana, Clemente dei marchesi Crispolli a cancelliere di seconda classe in Albano, Alessandro Franceschi a cancelliere in Cascia.
Si ha da Berlino che la Russia ha dichiarato la guerra alla Sardegna perché questa manda il suo contingente militare in Crimea in virtù dell’alleanza conchiusa con le Potenze occidentali che sono in guerra con la Russia. Sarebbe dunque accettazione di guerra.
Mentre si ritiene come positivo il prossimo trasporto delle ceneri del duca di Reichstadt a Parigi, si viene asseverando che anche le ceneri della imperatrice Maria Luisa accompagneranno quelle del figlio, per essere insieme deposte presso la tomba di Napoleone Primo.
Alle ore 2 pomeridiane del 21 l’incendio del palazzo imperiale di Praga era cessato. Si faceva lo sgombro delle macerie e delle travi ardenti. Ai 29 il gran maggiordomo e generale di cavalleria Carlo principe Liechtenstein per incarico sovrano parti alla volta di Praga. Andò seco anche il consigliere aulico Draxter.
L’aiutante generale rasso Manturoff da Pietroburgo ai 22 febbraio giunse a Berlino, d’onde due recarsi a Bruselles.
Nelle sale della prefettura di Strasburgo si diede ultimamente una lesta da ballo, cui furono invitati ed intervennero gli uffiziali austriaci della vicina fortezza federale di Rastatt. Dopo la cena l’orchestra suono l’inno nazionale austriaco. Il prefetto fece un brindisi all’imperatore d’Austria, e gli ufficiali austriaci risposero con un toast all’imperatore dei francesi ed all’alleanza dell'Austria e della Francia. Alla dimane gli uffiziali francesi invitarono i loro alleati a un sontuoso dejeuner.
Si afferma che tra poco in Francia avrà luogo un gran movimento di prefetti e sottoprefetti. il ministero dell'interno si occupa attivamente di questo affare che sarebbesi già terminato se Billault non avesse creduto inopportuno di traslocare impiegati distinti e importanti, mentre ogni cura dee applicarsi alle operazioni concernenti le leve militari.
La sera del 22 e il 23 febbraio scoppiarono parecchi incendii in alcune parti di Londra.
Palmerston ha detto al Parlamento che veramente la missione di Russell è di trovar modo a conchiudere la pace, ma che, ove questa non possa aversi «il governo sarà costretto a cercare nella guerra i risultati imposti dal buon senso dell’Inghilterra. E in tale stato di cose spariranno tutte le opinioni di partito, e gli uomini di qualunque tendenza politica essi sieno comprenderanno. esser loro dovere di appoggiare il governo e dare al mondo il nobile e glorioso spettacolo, che possono presentare un popolo libero e un governo costituzionale, cioè un carattere, una energia, un vigore e una perseveranza, che indarno si cercherebbero sotto il giogo del despotismo, e il regno dell'arbitro (applausi).» indi enumerò le mutilazioni sugli ufficiali soldati britannici feriti. Ne fece una patetica e commovente descrizione: «Questi fatti dovrebbero da per sé soli bastare a coalizzare tutta Europa contra al despotismo moscovita.»
Oltre il ritiro dei peelisti Gladstone, Herbert e (Graham dal gabinetto, parlavasi pure che anche Canning e Cardwel abbiano intenzione abbandonare le loro incumbenze ministeriali.
Ai 23 febbraio la Camera dei Comuni decise la nomina di un comitato misto per investigare le condizioni dell'esercito. Nel corso della discussione Palmerston fu avversato con gran violenza (Oss. triest.). Un dispaccio telegrafico annunzia che ai 26 Palmerston avea riempiute le lagune ministeriali; Cardwel Lewis alle finanze, Wood primo lord dell’ammiragliato, Grey Ministro interino delle colonie, Russell ministro delle colonie dopo il suo ritorco da Vienna,
Furono richiamati dai comandi delle piazzeforti di Aragona e Valenza parecchi uffiziali sospetti di montemolinismo. Una colonna di cavalleria e di fanteria parti ai 15 febbraio da Madrid alla volta delle montagne di Toledo, dove il movimento carlista sembra aver collocato il suo contro di operazione. Un gran deposito scoperto a Valladolid. La cospirazione carlista non si limita alla Navarra, ma si estende alla Catalogna e a Valenza.
Si dice che gli uffizi doganali russi del confine ebbero l’Ordine di permettere il ritorno in Polonia a chiunque avesse abbandonato la patria per motivi politici o per altre cagioni.
S scrive da Missolungi in data del 14 febbraio che quelle parti erano tuttavia infestate dai briganti. Corre voce che il famigerato masnadiere della Giovanni Lanchismeno sia stato ucciso sulla strada di Arta e Giannina dalle guardie ottomane che lo inseguivano.
Per la seconda e prossima spedizione pel Baltico l’Inghilterra manderà 20 vascelli di linea a vapore. Bastimenti a vela non vi saranno.
Pubblichiamo e notifichiamo
(Omissis etc.) ………………………... ingiungendo
Che ti proceda alla formazione di una milizia generale dell’impero
Le disposizioni relative alla formazione organizzazione di questa milizia furono da poi esaminate e confermate; esse sono esposte per minuto in uno speciale regolamento. Dovranno essere dappertutto adempiute con zelo e prontezza. Più d’una volta la Russia dovette sottostare a dolorose e terribili prove: sempre però essa trovò la sua salvezza nella fede nella Provvidenza e nei vincoli stretti e indissolubili che uniscono il monarca ai suoi amati figliuoli. Sia lo stesso anche oggi! Voglia Iddio, che legge nei cuori e benedice alle fare intenzioni, accordarci la sua assistenza.
Pietroburgo (febbraio 1855, anno 30 del nostro governo.
UKASE al Senato dirigente: «Avendo noi col nostro Manifesto portante la data di oggi chiamate tutte le elessi dell’impero alla difesa della fede orto(etero)dossa, del trono e della patria, ordiniamo: I, di eseguire e di organizzare un generale armamento della milizia; del paese secondo le regole esposte nel regolamento: qui annesso (22) e da noi approvato; II, di procedere alla esecuzione dell’armamento e della presentazione dei militi in quei governamenti che indicheremo con ukase speciale. Il Senato dirigente non intralascierà di prendere le necessarie disposizioni per la esecuzione. Pietroburgo 10 febbraio 1855, Niccolo’.» Altro imperiate ukase del medesimo giorno ingiunge di «chiamare immediatamente sotto le armi la milizia del Paese nei governamenti di Pietroburgo, Olonetz, Nowogorod, Twer, Smolensko e Ķursk; nei governamenti poi di Mosca, Wologda, Kosiroma, Nischegorod, Jeroslaw, Kaluga, Orel, Tula, Rjasan, Wladimir, Tambope Pensa doversi fare dal 15 febbraio al 15 marzo il reclutamento parziale, non che di operarvi la presentazione dei militi dal primo di aprile al primo di maggio di questo anno; finalmente di presentare in tutti i governamenti nominati i militi nel numero fisșato dal regolamento.
(a) Il regolamento sulla formazione della milizia dell'Impero e di 97 paragrafi e 9 sezioni. È sottoscritto dal conte P. Kisseleit, dal coule Perowski, da Demetrio Bibkoſ, dal principe Basilio Dolgorukoil, da Alessandro Kamenin e da Pietro Brok. Lo czar vi appose il visto e l'approvazione. Il §. I dichiara: «La milizia dell'Impero è chiamata col manifesto di oggi al servizio temporaneo per la difesa della fede, del trono e della patria.» Il § II: «Alla formazione della milizia prende parte tutto l'Impero.» Il § V sopprime le esenzioni dal servizio militare accordato finora. Sono però eccettuati i negozianti, i coloni venuti dall'estero e gli ebrei. Ļa milizia și denomina milizia mobile dell'Impero. Essa è ripartita in druschine ciascuna delle quali è di quattro compagnie. Ogni druschina avrà un uffiziale di stato maggiore per comandante, quattro capitani, 1000 fra sottuffiziali e soldati e 18 bandisti. Onde coprire le spese occorrenti all'appello della milizia si aprirà una soscrizione volontaria nelle assemblee della nobiltà e nei municipii; e tutte le corporazioni di qualunque governamento saranno invitate a contribuirvi. L'articolo XXXVII dice che «la misura dei sagrifizi dipende dallo zelo e dall'amore di patria di ogni cittadino. Le contribuzioni saranno pubblicate nei giornali.» Durante il servizio, le famiglie dei militi sono esenti gal pagamento delle imposte e dei censi ereditarii.
A tenore di un dispaccio telegrafico (Daily-News) sarebbesi pubblicato un ukase, secondo il quale le proprietà fondiarie daranno 15 rubli d'argento per ciascun acro. Le requisizioni poi tanto in danaro, quanto le derrate quadruplicarono a comparazione delle precedenti.
Parlasi a Parigi che d'uno in altro giorno aspettasi la pubblicazione di un Proclama dell'imperatore Napoleone per mettere sul piede di guerra tutta la guardia nazionale della Francia! Questo Proclama sarebbe una risposta a quello del 10 febbraio dello czar Niccolò!
Ai 14 febbraio l'austriaco generale di cavalleria conte Schlik era giunto a Leopoli.
Si annunzia come cosa positiva (Presse) che il generale Pélissier in data del 12 febbraio abbia scritto all’imperatore Napoleone che prima di un mese non sarebbe possibile d'imprendere con buon successo un attacco contro le furie russe, e molto meno contro Sebastopoli.
Fin dal prime decendio di febbraio ai aveano positive notizie a Costantinopoli che i capi dell'armata occidentale in Crimea erano m augli avvisi perché contro le loro trincee prepara vasi un vigoroso attacco dei rasai. I quali sembravano risoluti a tentare un supremo sforzo per iscacciare gli alleati dalle occupate posizioni; tanto più che i rinforzi chiesti da Menzikoff erano arrivati; il ritorno poi dei due granduchi a Sebastopoli era indizio di una imminente e grande battaglia. Attendevasi pertanto d’uno in altro giorno una azione decisiva. Dalla parte degli alleati, i favori di assedio erano finiti, l’armamento delle batterie presentavano formidabile imponenza, i generali Canrobert, e Raglan, non che gli ammiragli tenevano eotidiane e lunghe conferenze. La stagione lasciava i rigori del verno e le soldatesche si addimostravano vogliose di dare una definitiva aggressione, della quale parea non doversi assai lungamente stare in aspettativa, mercecché l’intendenza francese a Costantinopoli ebbe ordine di far preparare 5000 letti oltre quelli che già si trovavano negli ospedali.
Notizie dal campo russo dinanzi Sebastopoli (Oss. Triest.) recano che ai 10 febbraio nel quartier generale di Menzikoff in Ora-Kisek si tennero conferenze, cui assistettero i due granduchi e i generali Osten-Sacken, Liprandi e Podoff. Dicesi che in quelle conferenze si deliberò di precedere alle offensive, Liprandi contro Balaclava, Osten-Sacken contro Eupatoria. Ma notizie posteriori rivelano che contro Eupatoria doveva operare Liprandi.
Da Eupatoria si annunziò che per la metà di febbraio le truppe turche vi sarebbero tutte sbarcate ed Omer pascià avrebbe avuto 55 mila uomini sotto i suoi ordini, comprese le truppe scelte egiziane, e con parte di essi avrebbe cominciato le sue operazioni aggressive, lasciando 20 mila uomini a difesa dei trincieramenti di Eupatoria.
Si annunzia per telegrafo che ai 18 febbraio 40 mila russi comandati dal generale Liprandi assalirono Eupatoria (23)a, ma che Omer pascià alla testa delle sue truppe li respinse per modo che un 500 russi rimasero morti sul campo. Le perdite dei turchi non sono conosciute ancora, soltanto si narra che Soliman pascià generale egiziano mori combattendo. La notizia dicesi confermata.
La via ferrata di Balaclava é quasi completa.
L’ammiraglio Boyer giunto di recente in Crimea assunse il comando del porto di Balaclava.
Il generale Simpson, il suo stato maggiore e i suoi cavalli s’imbarcarono a Portsmouth per andare in Crimea.
Secondo un dispaccio bizantino, lord Raglan generale supremo delle truppe inglesi in Crimea avrebbe già spedita al governo la sua dimissione (Corr. It.). Cosi confermarebbesi la voce del prossimo ritorno di Raglan a Londra.
La situazione militare nell’Asia minore è molto sfavorevole ai turchi; che ai confini anatolici è disposto un poderoso e ben organizzato esercito russo, che d’una in altr’ora potrebbe spacciarsi degli avanzi delle armate turche sconfitte sotto il comando di Zariff e di e di Churschid pascià. Il nuovo comandante Wassiv pascià, che da parecchi giorni ha cominciato a riordinare quei rimasugli di disperse milizie ottomane, trovò le cose ridotte in tale stato che gli abbisogneranno molti mesi prima di raccoglier e sistemare quelle truppe irregolari e indisciplinate. Laonde l’inglese colonnello Williams propose al suo governo di sollecitare quanto più sia possibile la spedizione delle britanniche truppe delle Indie nell’Asia minore. Contemporaneamente si fecero pratiche presso Sciamil, perché appoggi energicamente Wassiv pascià; e Sciamil sembra intenzionato ad operare nelle piannre di Tiflis. Si mandarono pure diversi emissarii a Karabagh per eccitar quelle popolazioni alla rivolta contro i russi. Infrattanto i circassi non sono contenti del nuovo firmano gransignorile che vieta il traffico degli schiavi, e si credo che si vorranno dichiarare indipendenti dalla Turchia.
Di giorno in giorno va divenendo più positiva la propensione della Persia per la Russia (Presse di Vien.). Indi Bourée imperiale commissario di francia e inviato inglese Murray ebbero incarico di adoperarsi presso lo Sciah di Persia a far gli conchiudere una alleanza offensiva e difensiva con la Turchia e con le Potenze occidentali della Europa, non che ad aprire le ostilità contro i russi all'Arasse, all'Eufrate e al Golfo Persico.
Molti finora furono gli apparecchi spediti in Crimea per far saltare in aria i vascelli sommersi dai russi all'ingresso del porto di Sebastopoli. Ma qualunque tentativo riusò sino ad oggi compiutamente infruttuoso. Pare che quei vascelli si sieno petrificati e immedesimati con qualche scoglio. Ciò non ostante, non si è per anco smessa la speranza di rimuoverli e spezzarli. A questo effetto arrivava ultimamente a Costantinopoli un trasporto carico di batterie elettriche. Sono esse di tal forza che, secondo il parere di qualche giornale, potranno crollare sin dalle fondamenta i forti Costantino ed Alessandro, fra i quali due forti furono affondati quei vascelli. Avvenendo una cosi straordinaria esplosione, potrebbe esser probabile che nella tremenda scossa si aprisse anche l’istmo di Perekop, e per tal modo la Crimea perderebbe l'unico punto che la mette nella categoria delle penisole.
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È alquanto enigmatico un articolo del Times, in cui è detto «esser probabile che lord John Russell, andando a Vienna, passerà per Parigi (dove già è stato) e per Berlino, onde far conoscere in queste due capitali le ultime intenzioni del gabinetto inglese, e dallo spirito del re di Prussia allora sarà rimossa ogni incertezza.» Ed un enigma per noi è che il gabinetto delle Tuileries il quale, come si disse, menò a rimorchio nella presente guerra quello di Saint James, prima della nuova missione di Russell non fosse pienamente informato delle intenzioni del gabinetto inglese; e l'altro enigma è che la conoscenza di queste intenzioni spiegate da Russell rimuoverà dallo spirito del re di Prussia le incertezze che non si poterono rimuovere dalle diplomatiche e ripetute dilucidazioni dell'ambasciatore inglese Westmoreland. In certo modo parrebbe che il Times voglia lasciare intravedere una doppiezza praticata dal ministero di Aberdeen; e a quale scopo? Chi nol capisce? Per mettere a cielo la sincerità del ministero di Palmerston!
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La Schlesische Zeitung è avvertita da un suo assai giudizioso corrispondente che «la misura dell’armamento generale del popolo presa dalla Russia innanzi all'apertura delle conferenze viennesi (che ancora debbono aprirsi) non è acconcia a consolidare le speranze di pace.» Che acutezza di criterio! E chi altro mai sarebbe stato capace a fare una cosi profonda riflessione? Si ha un bel dire che mancano straordinarie politiche intelligenze; fra i corrispondenti de' giornali se ne trovano tante che meno ha
«Nottole Atene e coccodrilli Egitto.
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Gli nomini, la maggior parte, hanno alcune proprietà occulte, che il caso fa discoprire.
É un uomo grande chi sa profittare di tutta la sua fortuna.
L’uomo ha bisogno meno di spirito che di sperienza per fare la sua fortuna; ma suole accorgersene troppo tardi, e quando comincia ad avvedersene la sperienza gli dice ch’ei non è più in tempo. Indi avviene che le fortune sien tanto rare.
Anche agli uomini grandi talvolta non mancano grandi difetti, che sogliono portare a grandi errori.
Il merito di certi uomini consiste nello scriver bene; il merito di alcuni altri si mantiene purché non scrivano mai nulla.
Per quanto grandi sieno le scoperte che l'uomo faccia nel vasto regno del suo amor proprio, sempre vi rimarranno a scoprirsi altre terre incognito.
Sono oggetto di vanità immoralissima le passioni anche le più colpevoli; ma l'invidia è una passione timida e vergognosa che non vuol comparire.
I buoni avvisi hanno, per lo piu, la stessa sorte delle buone commedie. Si esce del teatro e l'avaro continua le sue usure, il ladro i suoi furti, il monopolista le sue truffe, il libertino le sue disonestà. Ma per questo i buoni avvisi non dovranno più darsi? Mai no; il bene sempre è bene. Sarebbe però un bene più efficace, so gli avvisi, che si porgono agl'incaminati nel vizio, si dessero pria che il vizio si cominci a praticare.
Il dottor Pasquali medico pratico in Vienna afferma di avere scoperto nella calce un rimedio meravigliosamente efficace contro il cholera. Ed egli in un opuscolo interessante intitolato: La calce qual rimedio diretta contro il cholera asiatico; spiega la sua teoria che messa in pratica dicesi abbia avuto felicissimi risultati.
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Mentre i giornali nella straordinaria penuria di notizie referentisi a fatti guerreschi ritornano a contarci le sortite e respinte aggressioni russe del gennaio e dei primi di febbraio, e i rinforzi moscoviti che passarono l’istmo di Perekop, e le feste celebratesi a Sebastopoli con balli e con ispari di cannoni per l’arrivo dei granduchi Niccolò e Michele e per la pubblicazione dei nuovo Proclama dello czar, si è andata sottovoce propagando una novella, non sappiamo d'onde venuta né da qual bell’umore immaginata, e questa pretende nientemeno che tutti gli eserciti russi della Crimea aventi alla testa fino dei granduchi, di cui non si dice il nome, diedero (non si enuncia in qual giorno né in qual notte) un generale assalto contro le posizioni degli alleati, ed anzi tutto disfecero pienamente il campo degl'inglesi (che, secondo anteriori notizie positive, non occupano più le fine di assedio, ma si ritirarono presso Balaclava per formare insieme alle guardie imperiali francesi il corpo di riserva), indi attaccarono il campo dei francesi con tal preponderanza di forze che costrinsero Canrobert ad implorare una capitolazione! Questa in sostanza è la notizia che alcuni russofili vanno da parecchi giorni recitando d’uno in altro crocchio; quanto poi alle circostanze del gran combattimento e alle migliaia di morti ciascuno ad arbitrio racconta come più tornagli a grado.
Ma è egli possibile che di un fatto tanto strepitoso, di cui già da qualche settimana si dicono giunte particolari notizie, i giornali non dieno né anche un cenno che almeno faccia conghietturare la probabilità di si gran rovescio di cose? Rispondono gl'impegnati a sostenere la veracità di lor narrazione che i giornali sono obbligati a tacere! In Italia però abbiamo un giornalismo studiosissimo propugnatore della causa moscovita, e questo giornalismo trovasi dove la libertà della stampa lo favorisce. Ecco adunque che almeno da esso avremmo saputo ciò che dal giornalismo vincolato si fosse dovuto passare sotto silenzio. I giornali specialmente della democrazia subalpina, che tanto energicamente combatterono l’alleanza del Piemonte con le Potenze occidentali, non avrebbero certamente intralasciato di pubblicare un fatto che in alcun modo giustificherebbe le loro avversioni all'alleanza medesima. E solleciti agenti degl'interessi settentrionali non avrebbero mancato a dare aiuto e schiarimenti perché la vittoria dei russi si fosse annunziata con tutte le pompe della più gagliarda eloquenza Ma questi giornali ancora si tacciono! Ci dicono invece che una grossa divisione francese occupò le alture di Inkiermann, d’onde i russi potrebbero con fiducia di buon successo tentare un assalto; giacché in altri punti il terreno non si presta ai movimenti di un grande esercito. E la stessa posizione d'Inkiermann è di non lieta memoria al soldato moscovita. Quella posizione inoltre ricevette nuove fortificazioni, che il ministro della guerra in Francia non dubitò qualificare inespugnabili. Laonde noi portiam parere che se i francesi non escono in campo aperto dai loro trincieramenti, Menzikoff dovrà chiedere altri rinforzi pria di risolversi ad operare vantaggiosamente un’azione aggressiva.
Un dispaccio elettrico triestino reca essersi pubblicata una circolare di Nesselrode gran cancelliere di Russia contro il Piemonte; ed esservi dello che sono rispettate le proprietà sarde in Russia, la bandiera piemontese perde le prerogative della neutralità, è fissato un termine alla partenza dei bastimenti, è tolto l’exequatur ai consoli dei Piemonte.
Si pretende che il conte Rechberg non tornerà in Italia presso il governatore generale dei regno lombardo-veneto Radetzkv, ma invece da Vienna farà passaggio a Francoforte per assumervi il posto d’inviato austriaco presidenziale dell’assemblea della Confederazione in luogo dei barone Prokesch-Osten, che dovrebbe intervenire a Vienna nei congressi della pace in qualità di plenipotenziario austriaco. Per assistere a questi congressi anche Titoff ambasciatore russo a Stoccarda parti di colà ed era aspettato a Vienna il 28 febbraio. II secondo plenipotenziario turco Riza bey era giunto ai 23. L’arrivo di Russell dicevasi probabile per la prima settimana di marzo. Ma non ostante queste disposizioni per un accomodamento, pochi tuttavia son di parere che si avrà una pacifica soluzione delle attuali vertenze.
Si annunziò che le nuove conferenze della pace si sarebbero incominciate all’arrivo di Russell a Vienna. Ma il Free Press scrive di aver saputo che Russe! sia stato richiamato a Londra per telegrafo.
L'Eco della Borsa annunziò che ai 14 di febbraio il presidente del ministero bavarese Von der Pfordten trovavasi a Milano; e la Nuova Gazzetta di Monaco ufficialmente pubblicava che Von der Pfordten ai 14 di febbra è era presente in Monaco ad una sessione della Camera dei deputati e prendeva parte ai dibattimenti.
Scrivono da Monaco correr voce che in Aschaffenburg e nei suoi contorni sarà sollecitamente concentrato un gran corpo di armata. Intanto per ordine superiore furono prese a pigione tutte le località in cui dovranno mettersi i cavalli. Qualche giornale parla pure d. l concentramento di 20 mila uomini nelle vicinanze di Ludwigshafen; e in esse già furono adottate le opportune disposizioni per l'alloggiamento dello truppe.
Lettere annoveresi annunziano che il duca di Brunsvigh sia gravemente ammalato.
Dicesi che il generale Letang inviato militare a' Vienna abbia mandato a Parigi una lettera, nella quale si affermi che la Prussia è dispostissima ad aderire all'alleanza occidentale. A Parigi però, dove si conoscono meglio le pratiche dell’inviato prussiano Wedel, domina pur sempre la opinione che la politica berlinese; e non fa né più né meno di quello che le viene inspirato da Pietroburgo.
Nella notte del 18 al 19 febbraio fu elaborato un Articolo che dovea inserirsi nel Constitutionnel per ismettere la partenza dell’imperatore alla volta della Crimea. Ma sopraggiunse dal ministero de l'interno un contrordine e l'articolo non fu più pubblicato. Indi aumentarono le voci che l’imperatore partirà!
Si afferma che ai 28 febbraio l’imperatore de' francesi parti pel campo di Saint-Omer. La Indépendance Belge annunzia non avere più alcun dubbio sulla partenza dell'imperatore Napoleone per la Crimea.
La zecca di Parigi nel 1851 ha coniato 502 milioni di monete di oro!
I giornali francesi annunziano che Thiers in una caduta riportò due fratture in un braccio.
Nella seduta del 19 febbraio Layard alla Camera dei Comuni fece un ben risentilo discorso, e fra le altre cose disse: «Il paese è sull’orlo del precipizio! E in tal frangente, di quali elementi si compone un governo, che ha la missione di dirigere una guerra di si grande importanza? L’attual ministero è all’incirca eguale al caduto, e il Parlamento dee riflettere che cosa ha fatto il passato ministero e sino a qual punto i suoi membri che restarono agli affari sieno meritevoli della fiducia del paese.»
L’oratore eccitò il governo a mandare lu Crimea un uomo energico, st voglionsi salvare gli avanzi del valoroso esercito che fu spedito in Oriente. Egli crede che Palmerston malgrado la fama che gode, non abbia le simpatie del popolo inglese, il quale è ben vero che è tranquille momentaneamente, ma la sua furia potrebbe irrompere all’improvviso e al governo se non si condurrà secondo i bisogni e l’altezza della situazione, non rimarrà che di fare un terribile naufragio. Palmerston trovò ingiusti i rimproveri di Layard e soggiunse sperare che il governo appoggiato dal Parlamento e dalla nazione, saprà condurre a buon fine la guerra contro la Russia. In seguito il Parlamento votò la somma di 7,353, 804 lire sterline per le nuove occorrenze della guerra.
Si ripete con molta asseveranza a Londra in circoli bene informati esser probabile che il Parlamento sarà disciolto.
La sera del 21 e la mattina del 22 parecchi operai senza lavoro spogliarono diverse botteghe di Londra. Questi fatti congiunti agl’incendi, de' quali demmo contezza, produssero un serio timore ne’ cittadini.
La polizia di Baiona fa giornalmente arrestare emigrati spagnuoli che tentano di rientrare in Ispagna onde aggregarsi alle bande carliste.
La s»ato generale della Spagna non migliora punto quanto all’ordine pubblico. Delle turbolenze che vanno quà e cola accadendo per diverse ragioni si suole da molti dare la colpa alle mene dei partito carlista. Sembra pero che finora non vi sia molto a temere per questo lato; ed infatti in una proclamazione è lettera ai governatori delle provincie, che Espartero indirizzò loro poco fa, fra le molte fonti di disordine che vi si accennano, non si tocca questa, almeno apertamente. Non si cessa pero dall’assicurare ogni giorno che una. L’insurrezione carlista dee aver luogo il domani, e già più di una volta si annunzio che aveva avuto luogo di fatti in parecchi punti senza che finora si sia nulla avverato. Tuttavia, ossia che il pericolo non manchi, ossia perché sotto il pretesto di opporsi ai carlisti il governo intenda opporsi ai demagoghi, si annunzia che il consiglio dei ministri tratti lungamente del modo di non esser colti all'improvviso da una insurrezione contro il governo (Civ. tait.).
Si ha per telegrafo che ai 19 febbraio il nuovo internunzio austriaco Koller giunse a Costantinopoli; e che De Bruck era partito alla volta di Vienna.
Un ’giovine francese impiegalo presso il ministero dell’interno a Parigi ebbe dal governo un congedo illimitato per accompagnare a Brassa Vely pascià, che lo assume in qualità di segretario.
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II panslavismo è in gran movimento. Molti proclami a questo scopo vanno in giro nella Servia e nella Bulgaria; in uno di essi è dello che l’Austria è la più pericolosa avversar a degli slavi. Si credono imminenti nuove turbolenze nella penisola dei Balcani, e pare che la Servia sia destinata a rappresentare quest'anno la parte che fu rappresentala l’anno passati dalla Grecia (Tr. Zeit.). Alcune corrispondenze bizantine alla Gazzetta di Colonia, sul proposito delle operazioni panslavistiche, osservano che «la talpa russa è operosa dappertutto e scava continuamente, e già nuove traccie del suo sotterraneo cammino si scorgono nel suolo ottomano.»
La Francia e l'Inghilterra si adoperano a che la Grecia stringa con esso loro un’alleanza contro la Russia. Ma si crede che la Grecia, la quale, or ha pochi mesi, diede tante prove di attira simpatia per la causa russa, vorrà rimanersi neutrale, almeno in apparenza, fino a tanto che le sue aspirazioni sieno infrenate dalla pressione dell’Occidente.
Tutto è apparecchiato perché l’ammiraglio Saunders Dundas destinalo a condurre la prossima campagna del Baltico faccia dimenticare la non troppo gloriosa spedizione del suo antecessore Napicr, delle cui gesta i giornalisti non meno che il governo di Londra non si addimostrarono molto soddisfatti. Appena si scioglieranno i ghiacci di quel mare settentrionale vi rientreranno le formidabili flotte dell’Occidente con forze immensamente superiori a quelle che nel 1854 non fecero che bombardare Bomarsund e costringere il navilio moscovita a ripararsi dietro le batterie delle fortezze. L'Inghilterra riunì di cheto poderosissimi mezzi di attacco; un cencinquanta delle sue navi da guerra già son pronte a ripassare il Sund e le accompagneranno circa. sessanta bastimenti francesi. Colali almeno sono le notizie che paiono più positive. Nella novella spedizione si avrà (cosi si afferma) una forza inaudita per l’aggressione ed una solidità fino ad oggi ignota per la resistenza. Nulla ciò di manco, Napier persiste nella sua opinione che Cronstadt sia imprendibile.
Lettere da Riga avvisano che pei primi di marzo vi doveano giungere truppe dall'interno della Russia. vuolsi che la guernigione di Riga sarà di 40 mila uomini; anche a Royal sarà collocala una non meno poderosa guernigione. Tutta la costa da Riga a Molangen sarà coperta di trappe che respingeranno qualunque eventuale sbarco nimico.
La leva in massa ordinata dal proclama dello czar del 10 febbraio dee dare, secondo le più positive notizie che si hanno su questo proposito, ‘23 reclute per ogni migliaio di anime. Laonde, calcolandosi pure a 60 milioni la popolazione della Russia, fra pochi giorni si troveranno sotto le armi due milioni cinquecento ottantamila uomini chiamati a difendere la greca eterodossia, il trono degli czari e la patria. Queste reclute, che formeranno la milizia mobile dell'Impero, saranno armate di facile con baionetta, di asta e spada, porteranno berrette grigie nella cui parte anteriore si vedrà in rosso la croce greca; avranno soprabito grigio e coturni lunghi.
Fin dai primi di febbraio un 6000 turchi da Silistria si avanzarono sino a Kalarasch. Sadik pascià che mosse da Silistria verso Babadag ricevette ordine di fermarsi a Gropa-Ciobanului. Pretendevasi che le truppe ottomane avrebbero occupato di nuovo la linea del Sereth.
Altre 5 brigate di truppe austriache entrarono in Moldavia. Aspettavasi un. reggimento di rinforzo all’austriaca guernigione di Jassy.
Ai 19 febbraio la dogana russa di Cliotym e Dinowice fu trasportata con tutti 'gli alti e con la cassa a Nowosselice. Gli altri uffizi doganali ch’erano presso il confine moldavo sono traslocali nell'interno del paese.
Fra pochi giorni avrà luogo in Varsavia, a quanto dicesi, una riunione di tutti i generali che comandano le truppe nella Polonia. Corre voce che in breve è lo czar è il granduca Costantino visiterà l’armata del mezzogiorno. Secondo la Sclessische Zeitung, trattasi di accrescere di altri 100 mila uomini l’armata austriaca che attualmente ne ha 700 mila.
Scrivesi da Vienna che le truppe ausiliarie piemontesi non andranno direttamente in Crimea, ma rimarranno attendate sulle rive del Bosforo in aspettando che siavi bisogno dei loro aiuto nella Tauride.
Anche prima del 10 febbraio comparve, come dicevasi, un nuovo corpo russo di 40 mila uomini dietro Balaclava. Ma poi non seppesi altro di ciò. Forse questa notizia é una superfetazione di quella, la quale recò che Liprandi ebbe incarico di operare sopra Balaclava. Certo è d’altronde che fin d’allora l'altitudine dei russi divenne oltre modo minacciosa, mercecché uno degli aiutanti di campo di Canrobert parti per Eupatoria incaricato di una missione per Omer pascià.
Si conferma che l’attacco dei russi del 18 febbraio contro Eupatoria fu respinto dai turchi, e che i russi vi ebbero perdite considerevoli, mentre poche si dicono quelle degli ottomani. Soliman pascià però generale degli egiziani vi rimase ucciso.
Un dispaccio da Bucarest dice che il combattimento di Eupatoria durò quattr’ore e cominciò alle ore 6 della sera del 17. I turchi ebbero 15 morti e 25 feriti. Una batteria servita dai francesi perdè 4 uomini (Moniteur). La Presse dice che de' turchi furono 150 i morti e 35 i feriti.
Si crede che Omer pascià preparavasi a prendere l’offensiva; altri dicono verso Perekop, altri verso Sebastopoli. Certo è che la strada fra Sebastopoli ed Eupatoria è occupata da numerose truppe russe, le quali sulle alture dell’Alma fanno imponenti fortificazioni.
Ai 17 febbraio le operazioni d’assedio erano spin, le dai francesi verso la torre di Malakoff.
Il generale Niel ch’era da Balaclava tornato a Costantinopoli, ai 19 febbraio partiva nuovamente per la Crimea.
Alcuni giornali francesi parlano della prossima partenza di altri 6000 uomini della guardia imperiale.
L'Australia (cosi un dispaccio telegrafico) è insorta, proclamando la propria indipendenza. Dopo micidiale combattimento, Melbourne fu messa in istato di assedio.
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Leggiamo nella Civiltà Cattolica di oggi: «La discordia tra l’Austria e la Prussia sopra il punto del porre in moto le truppe federali fini con l’accettar che fecero entrambe il mezzo termine proposto dalla Baviera. Fu cioè definito che i governi tedeschi sieno invitati ad ordinare le loro truppe in guisa che, comandandolo la Dieta, possano essere poste in molo nel termine di quindici giorni. Col che la Dieta concesse all’Austria, se non ogni cosa, almeno una parte di quelle che chiedeva, salvando insieme l'onor della Prussia. Molto poco assegnamento poi si può fare sopra le conferenze di Vienna per la pace, se si consideri che da un lato l'Inghilterra è ora guidata da un ministero ardente per la guerra, che tutte le pratiche diplomatiche sono volte ad avere alleati per la prossima campagna e che la Russia moltiplica i prestiti e le leve fino a chiamar sotto le armi tutta la nazione! E ciò che pare non improbabile si è che la campagna della prossima primavera mostra dover aver il suo teatro principale in sul confine dei due Imperi dell’Austria e della Russia anziché nel Baltico e nel Mar Nero.»
Milonad Medakovie strenuo propagatore del panslavismo recavasi ultimamente al Montenegro per fondarvi un giornale sotto il titolo il Panslavista, e fece inchiesta al principe Danilo di essergli permesso a stampare le sue periodiche pubblicazioni nella tipografia che il S. nodo di Pietroburgo regalò ai montenegrini. Ma la tipografia non v’è piu. I caratteri furono fusi e convertiti in palle da cannone.
Nessuno ignora che da molto tempo in quà i segnali marittimi si comunicavano da un bastimento all'altro, mediante bandiere di differenti colori. Una tale istituzione eccellente pei bastimenti da guerra i quali sono tutti muniti delle medesime serie telegrafiche od ordinarie, offriva gravi inconvenienti per le comunicazioni dei bastimenti da carico e mercantili, e ciò perchè riusciva a questi ultimi di molta difficoltà e molestia l'andar contro alla spesa ingente che occorre per procurarsi una quantità simile di bandiere. La risoluzione di questo problema fu per lunga stagione scopo delle ricerche di molti mi senza alcun frullo, finché era riserbato al presente al capitano de Reynold Chauvancy di risolverlo e di far approvare ed accettare la sua invenzione dal ministro della marina francese. Questo sistema, o meglio, questo codice di segnali, si compone di molte migliaia di parole e frasi nautiche, con un numero a lato di ciascuna di esse.
In altri tempi locchè è come se si dicesse ieri, questi segnali non si comunicavano che mediante dieci bandiere e quattro fiamme di differenti colori; ora invece col nuovo sistema si raggiunge lo scopo con tre segni senza colore alcuno, locchè equivale a dire che la sola forma ha un significato. Questi tre segnali si compongono puramente di una banderuola, con pezzo di stoffa quadrangolare: una fiamma o lembo di drappo, stretta e allungata; un pallone o corpo opaco, come sarebbe un cappello, un paniere ecc. Questi tre oggetti combinati in dieci diversi modi rappresentano le dieci cifre arabiche e come queste si possono combinare all'infinito. Ciò che è più degno di osservazione in tal ritrovato si è la semplicità somma che risulta dal piccolo numero di segni che vi s'impiegano ed inoltre la notevole economia di cui la marina dovrà risentirne i più salutari effetti.
Ma ciò non bastava all'inventore: occorreva trovare ancora un mezzo di rendere questo sistema utile per le comunicazioni della armata sbarcata coi navigli donde trae tutta la sua forza; anco in questo il problema ebbe felicissima risoluzione per parte del signor Reynold. Conveniva dare alle espressioni nautiche del suo codice di segnali una significazione militare, e l'inventore lo fece col mezzo di un fucile diretto a destra e a sinistra sormontato da un fazzoletto o da un schakò, col quale metodo trovansi un'altra volta le dieci cifre corrispondenti a tutte le frasi possibili. Come ultimo complemento di questo lavoro il sig. Reynold pubblico un volume contenente un sistema di segnali che era da gran tempo reclamato dai capitani di nave di ogni grado, e che li mette alla portata avanti di entrare in porto di sapere a quale altezza si sia elevata la marea; una tale installazione era necessaria vera mente per evitare lavori inutili e sempre di molta fatica e sinistri finora molto frequenti. Questi segnali di marea si compongono di un albero elevato da terra per guisa da poter essere scorto sul largo della nave che entra nel porto; questo albero è accompagnato da una asta, e la posizione dei fuochi di un sol colore, al di sopra, al di sotto o alla estremità di quest'asta, da differenti numeri corrispondenti all'altezza della marea. Questa opera ha già avuto l'onore di essere tradotta in inglese e in tedesco, il qual fatto sarebbe bastante per provare in suo favore se, cosa strana, non avesse potuto essere apprezzata a seconda del suo merito in Francia.
(Areopago)
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Una novella conversione al cattolicismo tolse poco fa al clero anglicano e all'università di Oxford uno dei suoi membri più segnalati; cioè il Sig. Edmondo Ffoolkes, autore di varie opere di storia ecclesiastica e di teologia. In alcune di esse l'illustre convertito mirò a combattere il dottor Newman e la religione cattolica ma siccome egli combatteva lealmente e con desiderio di trovare la verità, cosi non tardò ad abbracciarla appena che la grazia divina gliela fece brillar dinanzi agli occhi appunto nella lettura del bel libro sopra l'Eucaristia del sig. Wilberforce, di cui narrammo parimente poco fa la conversione. Un altro segnalato personaggio entrò testé nel seno della Chiesa Cattolica, ed è il conte di Stolberg, nipote del celebre storico di questo nome resosi cattolico anch'egli nel 1808. La conversione del nipote ebbe luogo, or saranno due mesi, in Kaltern nel Tirolo. Cosi il protestantismo va educando senza saperlo, per la religione cattolica nelle sue più fiorite università i suoi membri più dotti, mentre poi la Italia quei pochi, che per un vile guadagno avevano veduta l'anima alla Buona Novella, vanno ritrattando l'infame mercato, siccome di quando in quando ci annunziano i fogli religiosi di Piemonte.
Un dispaccio telegrafico (d’onde venuto?) il 2 marzo annunziava a Berlino che «una malattia dello czar inspirava serie inquietudini.» E in data parimenti dei 2 un altro dispaccio telegrafico recava da Berlino a Vienna e la notizia della morte dell'imperatore di Russia avvenuta in seguito di un colpo apoplettico
La morte dello czar Niccolo' dicesi avvenuta il 2 marzo a mezzogiorno. Alle ore 10 pomeridiane seppesi a Vienna la inaspettata notizia mandatavi da Berlino, ove fu spedita (come bisogna supporre) da Pietroburgo. Noi non vogliamo intertenerci a sofisticare se in 10 ore il telegrafo possa trasmettere una notizia da Pietroburgo a Berlino e da Berlino a Vienna. Soltanto ci limiteremo ad osservare che l'annunzio della morte dello czar non ha i requisiti che voglionci onde un annunzio possa qualificarsi esatto. Ei pria di ogni altra cosa, da chi fu mandata questa notizia? Il pubblico, per crederla, è in diritto di conoscere quale almeno sia la persona che la trasmise. Ché pretendere abbiasi a ritenere positiva una notizia anonima (oggi specialmente che gli è tempo di guerra, qualche volta anche le notizie cosi dette officiali vanno soggette a differenti interpretazioni) sarebbe un voler troppo abusare della credulitade altrui. A noi non basta che suppongasi spedita da Pietroburgo a Berlino; ed affermisi riverberata poi da Berlino a Vienna. I corrieri tartari stanno dappertutto, o, a spiegarci meglio, trovasi dappertutto chi fa dire ai corrieri tartari ciò che questi non dissero mai.
Oltre a ciò, in cosa di si grande importanza è egli presumibile che nessuno; propriamente nessuno, della diplomazia estera residente a Pietroburgo fosse informato della gravissima malattia che all’aurora dei 2 metteva in pericolo la; vita dello czar e a mezzogiorno colpivalo di morte violenta? E, se v’era un qualcheduno della schiera diplomatica che ne fosse stato informato, può credersi davvero ch’è non ne avrebbe dato avviso alla sua corte, lasciandosi prevenire da incognito particolare, e rendendosi colpevole di non giustificabile indolenza?
Ma concedasi pure che Nesselrode avesse preso tali disposizioni da tener nascosta alla diplomazia la morte dello czar, e che un incognito pari titolare soltanto, per singolar favore fosse stato ammesso a parte dell'alto segreto, noi non troveremmo plausibile, in tal caso, che a questo incognito particolare il governo indi abbia permesso di telegrafarne subito la notizia colà dove i telegrafi sono tutti sotto l’assoluto potere del governo!
Aumentano finalmente i nostri dubbi in considerando che nelle attuali imponentissime circostanze la morte dello czar (non meno per le sue conseguenze all'istero che per la sua influenza nell’interno) si sarebbe dovuta; a' parer nostro, un cotal po’ dissimulare; preparandone l'annunzio in modo da render pressoché insensibile ne’ suoi effetti morali sullo spirito delle popolazioni, dell'esercito e dei partiti la elevazione del successore al trono: E qui sarebbe molto a dire! Forse lo( )annunzio della morte non si poteva procrastinare’ per tre o quattro giorni? Né anche per quelle 48 ore che i savi governi fan precedere alla sepoltura, onde un colpito di apoplessia possa dirsi morto veramente? No; lo czar ha un colpo apopletico a mezzogiorno, e subito proclamasi morto! Nesselrode gli nega il beneficio perfino delle 48 ore accordato a qualunque uomo del volgo prima di essere legalmente dichiarato estinto!
Noi con ciò non(;) intendiamo impugnare che lo czar possa esser morto; Per chi è nato, nulla di più facile che il morire. Ma, studiosi sempre nella imparziale ricerca della verità, volemmo unicamente dire che l’annunzio della morte è dato in guisa che; si per la provenienza come per la precocità; ha o sembra avere tutti gli estremi ond’esser creduto uno spiritoso stratagemma forse di qualche grande speculatore di Borsa!
Tornò a Torino dalla Crimea il maggiore Govone. Egli reca la conferma della notizia che il Sultano non voglia riconoscere il trattato conchiuso dal Piemonte con le Potenze occidentali (Armonia). Ai 2 marzo il medesimo Govone da Torino recavasi a Parigi.
Il primo di marzo nella darsena di Genova s’imbarcarono circa 1000 muli per la Crimea. Le navi di trasporto erano mercantili e, a quanto dicesi, noleggiate a spese dell’Inghilterra.
Probabilmente il maggiore generale Fanti sarà destinato ad avere un comando nella spedizione del contingente piemontese in Crimea.
La Gazzetta di Vienna reca che le comunicazioni giunte da Napoli concordano nello asserire che il re delle Due Sicilie è deciso a mantenere la più stretta neutralità nella presente quistione fra la Russia, la Turchia e le Potenze occidentali.
Ai 22 febbraio circolava per tutta la città di Berna la notizia dell’arrivo di una Nota delle Potenze occidentali sull’adesione della Svizzera alla loro alleanza, non che sul libero passaggio di un corpo di truppe francesi per la Svizzera.
Secondo una circolare del Consiglio di Stato domani 7 avrà luogo la convocazione del gran Consiglio in sessione straordinaria per deliberare sulla riforma costituzionale, sulla rinforna della legge relativa alla stampa, sulla riforma della legge elettorale dei membri del Consiglio nazionale e finalmente sulle petizioni indirizzate al gran Consiglio.
L’imperatore prese ad esame due progetti concernenti lavori idraulici per l’asciugamento di una gran parte dei paduli che circondano Mantova.
Ai 19 febbraio l’olandese barone Hekecren ebbe una lunga conferenza al ministero degli affari esteri col conte Buol e si crede che l’adesione dell'Olanda all’alleanza del 2 dicembre fu l’oggetto di quella conferenza.
Si narra che ai 20 febbraio da parte del conte Urenneville trovantesi in missione a Parigi giunse a Vienna un rapporto che fu accollo con la massima soddisfazione. vuolsi che le discussioni sulla convenzione militare fra l’Austria e la Francia sieno già terminale, ma la pubblicazione ufficiale della convenzione medesima avrà luogo soltanto nel caso che le conferenze della pace si dovessero conchiudere con una determinazione per la guerra. Si afferma che Crenneville abbia scritto alla sua Corte che fra lui e il plenipotenziario francese si è stabilita la linea che terrebbero de francesi truppe ausiliarie, onde si possano all’occorrenza trovare entro 15 giorni al luogo di loro destinazione. In tal caso due divisioni francesi entrerebbero nei Principati danubiani per operare di concerto con gli austriaci contro la Bessarabia.
Ai 24 febbraio giunse a Vienna un corriere inglese da Berlino, e ai 25. vi giunse un corriere imperiale da Parigi.
Ai 26 l’arciduca Carlo Lodovico da Leopoli arriva a Vienna, e ai 26 il tenente maresciallo Kellner de Kollenstein secondo aiutante dell’imperatore partiva da Vienna alla volta di Presburgo e la sera dello stesso giorno tornava da Presburgo a Vienna.
I due Meclemburghi, mediante il loro plenipotenziario a Francoforte, aderirono alla decisione federale del 9 febbraio.
Il plenipotenziario militare austriaco a Francoforte propose «che parte dell’alta assemblea federale prenda quanto prima in considerazione le misure contemplate nella sezione sesta dello statuto militare fede raie circa il comando in capo dell’esercito della Confederazione.»
Fu richiamato dal suo governo il colonnello Bennigsen plenipotenziario dell’Annover a Francoforte.
Gli ufficiali della guardia imperiale ebbero ordine di tenersi pronti a lasciare Parigi insieme ai loro soldati. Questa notizia fece nei singoli corpi la più gradita impressione.
Parlasi che Olozaga sarà spedito in breve a Parigi. Il governo spagnuolo crede indispensabile la sua presenza a Parigi in un momento che si tramano contro la penisola macchinazioni d’ogni specie. Qualche giornale annunzia che a Baiona si è costituita una Giunta di capi dell’aulico esercito carlista. Fu arrestato Pascual Real che nel 1837 era capo della cavalleria di don Carlos.
Si assicura che il governo inglese voglia mettere in istato di difesa tutti i punti più esposti della costiera di Scozia. Parlasi pure di costruire fortilizi in Aberdeen, Peterhead e in altri luoghi.
Ai 17 febbraio il ministro presidente Rang diceva di non sapere ancora se la Danimarca potrà conservarsi neutrale nelle presenti quistioni di Europa. Intanto l'altitudine della politica danese sembra non molto dissimile dall’attitudine della prussiana.
Le fortezze di Sweaborg, Cronstadt, Helsingfors. e Karlsborg somigliano campi rigurgitanti di materiali da costruzione. Si lavora senza posa a rafforzar nuovamente la flottiglia delle scialuppe, che nel 1854 già componevasi di 250 bastimenti. Sara essa aumentata di 100 legni. Alcune di queste scialuppe hanno macchine a vapore. Quanto alla flotta russa del Baltico, si sa che essa conta 30 vascelli di linea, 9 fregate, 8 brick e 10 vapori.
Scrivesi da Pietroburgo non dubitarsi della piena riuscita del reclutamento della milizia nazionale ordinato con l’ultimo Proclama dello czar. Impiegati d’amministrazione e non fanno pompa di tutta la loro eloquenza per eccitare il fanatismo delle popolazioni.
Paskiewilsch tornato da Pietroburgo a Varsavia dispone le cose militari in modo, che fanno prevedere un imminente straordinario sviluppo.
Il governatore di Varsavia invitò le autorità distrettuali ad informarlo immediatamente sulla quantità di viveri, cavalli ed altri bestiami esistenti in Polonia, onde le somministrazioni all'armata non abbiano ad incontrare difficoltà veruna.
In vista delle attuali circostanze, un ukase imperiale mette in istato di guerra i governi di Woroncsch, Kursk e Tcernigow, i quali dipenderanno dal principe Gortschakoff comandante supremo dell’esercito meridionale.
I turchi, che sono sul Danubio, ricevono continui rinforzi dalla Bulgaria. Per la escrescenza del Pruth tutti i contorni di lteni furono inondati, per cui il campo dei russi, ch’era in quel paese, dovette esser levato e una gran parte della guarnigione russa da Roni passò a Kagul.
Un corpo di cavalleria russa di circa 500 uomini il 10 febbraio mosse ad una ricognizione verso Eupatoria, ma un distaccamento di truppe turche fece una sortita e i cavalieri russi a gran corsa si ritirarono.
Il generale Menzikoff riferisce che ai 13 febbraio l’artiglieria russa fece saltare in aria un magazzino di polvere delle trincee francesi; che ai 17 una parte delle truppe accantonate nelle vicinanze di Eupatoria imprese una ricognizione contro questa città; e alla distanza di 250 tese apri un fuoco incrociato di artiglieria e le riusci di smontare parecchi cannoni nimici e di far saltare in aria cinque carri di munizione. Ma il comandante Chruleff, sendosi assicurato che in Eupatoria si trovavano 40 mila uomini con 106 cannoni, ordinò alle sue truppe di ritirarsi dalla portata del tiro. (Dice il Corriere Italiano!)
Il ministero della guerra a Londra fece pubblicare il seguente dispaccio: «I russi la mattina del 17 febbraio sotto gli ordini di Liprandi attaccarono Eupatoria. Cominciarono l’aggressione un’ora avanti giorno con 70 cannoni. Il combattimento durò quattr’ore e l’attacco fu pienamente respinto. I battelli a vapore lanciarono diverse bombe fra i russi, dei quali un 500 uomini furon messi fuori di combattimento. Omer pascià comandava in persona i turchi. L'egiziano Suleyman pascià rimase ucciso. Eupatoria è circondata da ingenti masse d: cavalleria e di artiglieria. (24)a Sino al 21 (dice un altro dispaccio) non avvenne altro tentativo dei russi contro Eupatoria che è ben difesa. Invece grosse colonne di soldatesche russe e artiglierie marciavano alla volta di Simferopoli.
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Ricomparve davvero un imponente corpo russo al di sopra di Balaclava! Verso il 20 febbraio aspettavasi d’uno in altro giorno qualche serio avvenimento guerresco.
Si pretende da qualche giornale di Londra che nel primo decendio di febbraio l’esercito inglese della Crimea contava 21,000 uomini adatti al servizio attivo.
Vivian generale dell’armata inglese di Madras e nominato comandante del contingente che la Turchia mette al soldo dell'Inghilterra.
Il decimo reggimento degli ussari inglesi partito da Bombay per Suez giungerà probabilmente in Crimea nel prossimo aprile. Molti distaccamenti di fanteria e cavalleria delle Indie ricevettero pure l’ordine di. partire verso il teatro della guerra.
L’elvetico Ochsenhein generale di brigata della legione straniera in servizio della Francia è incaricato pure della organizzazione e del comando della seconda legione straniera, i cui colonnelli sono Meyer, Granet, Lacroix de Chabriere e tenente colonnello Gehret.
Dicesi che si sieno dati ordini in tutta h Francia per la formazione dei battaglioni di guerra.
La sera del 24 febbraio il telegrafo recavà al ministero della marina a Parigi che la fregata Semillante era perita in mare all’altezza del Capo Corso con tutto l’equipaggio e con 600 soldati che doveano andare in Oriente.
Il colonnello Williams assunse il comando supremo dell'esercito ottomano dell’Anatolia.
Vincenzo Giordano Orsino, meglio conosciuto sotto il nome di Osman bey, colonnello di stato maggiore dell'esercito ottomano di Ciuruk-Su è tornato a Costantinopoli insieme a parecchi altri uffiziali superiori. Egli è incaricato dai generalissimo del corpo di esercito di Batum di una importante missione presso il Divano.
Si racconta che parecchi combattimenti, sieno avvenuti fra gl’imperiali e i ribelli, specialmente presso Whampsoa. Alcune corrispondenze dicono che i ribelli riportarono considerevoli vantaggi, altre che subirono replicate sconfitte dagl’imperiali.
La spedizione navale inglese contro i pirati del Golfo Persico ebbe i più felici risultati. In seguito gl’inglesi spedirono molte truppe dai Pcsciaver nella valle di Meeranzaie onde richiamare al dovere parecchie tribu ribelli.
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Si ha da Sebastopoli (cosi un dispaccio telegrafico al Donau) che il principe Menzikoff giace infermo per morbo inveterato, che inspira serie inquietudini.
Tefik pascià, nipote e genero di Omer pascià, il 9 febbraio mori ad Eupatoria per febbre tifoidea. II suo cadavere venne trasportato a Costantinopoli, dove fu sepolto con pompa solennissima.
Ai 21 febbraio morivasi il visconte Ponsonby a Brighton. Aveva 84 anni.
Thiers usci dagli appartamenti della sua casa posta nella piazza di S. Giorgio in Parigi a respirar un po’ d’aria aperta. nel contiguo giardino. Involontariamente sdrucciolo sulla neve e cadde il braccio, onde volea sorreggersi, gli si ruppe con doppia frattura.
Il corrispondente viennese de! Constitutionnel non ha gran fiducia nelle prossime conferenze della pace. Ei diceva che «se lo czar Niccolò non avesse con sentito ad accettare la pace alle condizioni propostegli, ve lo avrebbero costretto le armi della Francia collegate con quelle dell’Austria al Danubio. Fu tempo che la barbarie irruppe contro la potenza austriaca, e, minacciando Vienna, minacciava la indipendenza e la civiltà dell’Occidente europeo. E allora corsero torrenti di sangue francese. Quel giorni sono ritornati! Il nuovo campo di battaglia è dove era l’antico; soltanto l’avversario che hassi ad oppugnare, mutò. Oggi non è più il turco, ma il moscovita che vuol rendere schiava l’Europa. Ma i sol dati francesi alle rive del Danubio sapranno com battendo vincere il moscovita, come i loro progenitori eroi vinsero il turco. Il corrispondente adunque crede alla inflessibilità del carattere russo, laonde afferma che «fra qualche mese gli alleati del 2 dicembre formeranno dai Baltico fino al mare di Azoff una linea di attacco generale. E allora sol tanto la Russia stretta da un cordone di fuoco, accetterà la interpretazione dei quattro punti di guarentia; allora soltanto le negoziazioni condurranno a positivi risultati dai quali si avrà il ristabilimento di una pace duratura ed onorevole.»
Il Journal des Débats riferisce un colloquio fra Buol ministro austriaco degli affari esteri e Gortschakoff ambasciatore russo a Vienna. Buol fece queste osservazioni a Gortschakoff «Quando si dichiara che è necessario di porre fine alla preponderanza russa nel Mar Nero, ciò probabilmente significa che vi si chiederà la distruzione di Sebastopoli e allontanamento della vostra flotta dall’Eussino; che vi sarà vietato di costruire nel vostro territorio. è un altro porto militare che ridesti la memoria di Sebastopoli è possa un giorno farne le veci; che voi non potrete avere nel Mar Nero se non che navigli da guerra, di cui saranno limitate le forze e la qualità, ed in qualunque caso non dovranno essere in numero maggiori di quelli che potranno individualmente avervi l’Austria, la Francia, l’Inghilterra e la Turchia.»
A queste officiose comunicazioni Gortschakoff rispondeva: «Io non comprende come si potrebbe chiederci che Sebastopoli sia. distrutta dallo nostro proprie mani. La prendano, e allora la distruzione sarà una cosa più agevole assai. Non capisco poi come vogliasi interdire allo czar di ricostruire Sebastopoli e di fondare tanti porti militari quanti ne stimerà utili agl’interessi della Russia; mentre si è dichiarato che non vuol violarsi il suo diritto di sovranità. Sarebbe strano inoltre che una guerra intrapresa per assicurare la indipendenza della Turchia finisse con. l'abolire la indipendenza. della Russia. Il sultano costruisca pure nel suo territorio quanti porti militari ei voglia, ceda eziandio, se cosi gli piace, ai suoi alleati i punti che questi ultimi vorranno occupare e fortificare, il mio imperatore non vi si opporrà, giacche desidera sinceramente che ciascuno resti padrone in casa sua. Quanto finalmente al principio della eguaglianza delle forze navali nel Mar Nero; e sarà ben difficile andar d’accordo mercecché questa eguaglianza di forze non sarebbe che una amara derisione, se la Turchia e i suoi alleati potessero sempre, riunendosi, avere una forza navale quattro volte maggiore della russa.»
Secondo questo colloquio, la interpretazione dei quattro punti non si accetterebbe invero dalla Russia con tutta quella sollecitudine che alcuni pretendono. Ciò non ostante, ai sostenitori dell’accettazione rimane aperta la via d’impugnare la veracità di un colloquio, che, se fosse avvenuto, certamente non si sarebbe mai fatto. alla presenza di un corrispondente del Journal des Débats.
Se ben ci ricorda, il Times attribuiva tutti i disastri dell'esercito inglese pressa Sebastopoli alle indolenze ministeriali. E perché ciò? Perché volea che il ministero si mutasse a suo modo; e il ministero fu mutato. Ora, dopo alcuni giorni di silenzio, torna sul medesimo proposito ed esagerando la trista situazione delle truppe britanniche in Crimea e le avventure della attuale campagna, non ne incolpa più le indolenze ministeriali, ma bensì la incapacità dei generali dell'armata. «In Crimea non havvi un solo generale inglese che conosca a fondo l’arte della guerra. Lord Raglan, il duca: di Newcastle, Sidney Herbert non hanno mai saputo formare un piano di campagna è eseguirlo. Non basta portare un uniforme rosso con due o tre decorazioni per essere un generale.»
Il Times conchiude che i generali inglesi debbono cercarsi fra quelli delle guerre indiane ad imitazione della Francia che li scelse fra quelli delle guerre affricane dell'Austria che li trovò fra quelli delle guerre lombarde, della Russia che li chiamò fra quelli delle guerre del Caucaso. E tanto strepiterà con le sue filippiche che Palmerston, se non vorrà cadere anch’esso, dovrà secondare in tutto e per tutto i suggerimenti del terribile Times!
L’ambasciatore prussiano presso la Corte di Vienna ebbe ordine dal suo governo (a quanto dice una corrispondenza del Constitutionnel) d’interpellare il cesareo ministro degli affari esteri sulla importanza ch’egli annette agli straordinarii armamenti della Francia.
Il conte Buol rispose: «Gli armamenti della Francia non cagionano all’Austria una inquietudine maggiore di quella che gli armamenti della Russia cagionano alla Prussia.»
Se la inchiesta e la risposta fossero vere, potrebbero per avventura dar non: poco lu me a ben conoscere le differenti tendenze dei principali gabinetti impegnati nella. gran quistione.
Diamo nella loro integrità i dispacci a noi pervenuti e relativi al dinastico avvenimento del 2 marzo a Pietroburgo.
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La Gazzette du Midi del 3 dice che «un dispaccio di Berlino del 2 riporta una voce, secondo la quale lo czar fu colpilo da una malattia, che dava gravi inquietudini.»
L’Armonia scrive che la sera del 2 correa la voce a Torino che un dispaccio di telegrafia privata di Berlino annunziò essere caduto infermo l’imperatore di Russia e che il suo stato destava seria inquietudine.»
Torino 2 marzo, ore 7, minuti 30 dopo il mezzogiorno: «Si ha da Berlino in data del 2 che una malattia dello czar ispira serie inquietudini.»
«Alcuni vedevano (cosi l'Armonia) nell’improvviso rialzo dei fondi del 3 la conseguenza di un dispaccio privato di Berlino, secondo il quale la salute dello czar dava seria inquietudine.»
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La Gazzetta del Popolo dei 3: Un dispaccio (in data ore 12 pomeridiane del 2) dell’ambasciatore (piemontese) a Londra si esprime con queste parole: «Lo czar è morto!»
La Gazzette du Midi del 4: «Si scrive (non è detto da chi) dall'Haia (in data del 2) a Parigi che il governo (dell’Haia) ha ricevuto (non si dice da qual parte, né da chi) il dispaccio seguente: Le czar administré ce matin (2) est mort à midi a la suite d'une apoplexie foudroyante.»
Torino 3 marzo: «Il Moniteur conferma la morte dello czar.»
Vienna 2 marzo, ore 10 pomeridiane: «Giunge per Berlino la notizia della morte dell'imperatore di Russia accaduta il 2 a mezzogiorno in seguito di un colpo apopletico.»
Il Moniteur: «Un rialzo di 80 centesimi nei fondi pubblici a Parigi.»
Torino 4: «Gran rialzo di fondi dappertutto.»
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Vienna 3 marzo: «La esattazione al trono del nuovo imperatore Alessandro è stata proclamata a Pietroburgo e furono prestati i giuramenti di obbedienza.»
Torino 4 marzo ore 11 del mattino: «Venerdì (2 marzo!) fu proclamato imperatore di Russia Alessandro Il e prese possesso del trono.»
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I riportati dispacci sono tuttavia destituiti di qualunque forma officiale. D’onde ciò, noi non vogliamo investigare. La stessa notizia, che fece credere alla presa di Sebastopoli, venne almeno da parte del console inglese in Varna e del console austriaco in Bucarest? Eppure fu smentita! Della morte però dello czar non puole in alcuna guisa dubitarsi. Noi nel precedente numero non intendemmo, in sostanza, impugnare il fatto, ma soltanto facemmo rilevare gli estrinseci difetti de' recatici annunzi; difetti che ancora non iscomparvero,
COMPENDIO CRONOLOGICO
DEGLI IMPERATORI E DELLE IMPERATRICI DI RUSSIA
I. Ai 22 ottobre 1721 il senato e il clero conferirono allo czar Pietro I i titoli d’imperatore di tutte le Russie, di padre della patria e di Grande. Pietro I morì ai 28 gennaio è 1725.
II. Nei medesimo giorno della morte di Pietro I fu riconosciuta imperatrice Caterina I, che da contadina sollevossi al grado d'imperatrice e autocratrice di tutte le Russie. Il principe Menzikoff la cedette allo czar Pietro I che la fece sua sposa e l’assunse al trono. Caterina mori di anni 38 nel 1727.
III. Pietro II figlio del condannato a morte czareviz Alessio primogenito di Pietro I successo a Caterina e mori di vajuolo nel 1730.
IV. Indi per intrigo dei principi Dolgoroucki e del gran cancelliere Ostermann, che avevano governato l’Impero sotto Pietro II, tenue il trono Anna Ivanowna I figlia di Ivan V fratello maggiore di Pietro I e vedova duchessa di Curlandia. Mori Anna Jvanowna ai 28 ottobre 1740, nominando erede Ivan VI suo pronipote in culla e perciò creando reggente dell’Impero Ernesto Biren figlio di un contadino. Anna aveva elevato Biren a duca di Curlandia.
V. Ernesto Biren fu riconosciuto reggente dell’Impero per Ivan VI figlio del principe Antonio Ulrico di Brunswick e di Anna nipote di Anna Ivanowna I.
VI. Nel 1741 una rivoluzione collocò sul trono Elisabella Petrowna I figlia secondogenita di Pietro I; la quale fece imprigionare il bambino Ivan VI e tutta la sua famiglia. Mori ai 25 dicembre 1761. Ebbe la ambizione di credersi la più bella fra le donne.
VII. Elisabella I chiamò suo successore il suo nipote Pietro III figlio del duca di Schleswig-Holstein-Gottorp e di Anna Pelrowna figlia primogenita di Pietro I. Si crede che il vaiuolo rendesselo inetto agli assequi matrimoniali; tuttavia la sua moglie Caterina figlia del principe d’Analt-Zerbst divenne madre di Paolo I. Pietro III fu costretto a sottoscrivere la rinunzia al trono, indi cacciato in prigione vi fu assassinato da otto congiurati col veleno e col capestro nel 1762.
VIII. Caterina II vedova di Pietro III fu proclamata imperatrice ai 9 di luglio del 1762. Essa aggiunse parecchie provincie all’Impero e compié la conquista della Crimea, dove poi volle recarsi in persona. Il suo viaggio di ben 1000 leghe fu veramente una continua pompa trionfale. A Cherson trovò pu arco erettovi da Potemkin con l’epigrafe: Questa è la via di Bisanzio! Il sommo Pontefice Pio VI riconobbe pel primo a Caterina II il titolo d'imperatrice; i papi antecedenti chiamarono czari i sovrani di Russia e czarine le sovrane. Caterina morì di 67 anni per colpo apopletico ai 9 di novembre del 1796.
IX Succedette Paolo I figlio di Pietro III e di Caterina II. Pahlcn governatore civile e militare di Pietroburgo concepì l'iniquo disegno di assassinare l’imperatore. Nella notte dell’11 al 12 marzo del 1801 Pahlen ed altri congiurati s'introdussero nella stanza di Paolo I che fu atrocemente strangolato.
X. I congiurati acclamarono subito imperatore l’inconsapevole del gran delitto Alessandro I figlio primogenito della loro vittima e di Maria Federowna principessa di Wartembrg che fu chiamata la buona imperatrice. Molte le gesta di Alessandro; e non poche di esse hanno nella storia napoleonica. Eresse in regno la Polonia e ne prese il titolo di re. Nel 1824 soffri grave malattia. Ai 30 novembre del 1825 mori a Taganrok fra le braccia della imperatrice Elisabetta. La sua morte fu pianta in tutta la Russia e fu accompagnata dal sincero dolore di Europa tutta. Napoleone I disse: Se io muoio, egli sarà il mio erede in Europa!
XI. Dovea succedere al trono il fratello granduca Costantino, ma questi ne fece formale rinunzia ai 21 di maggio 1820 quando disposossi alla contessa Grudziucke. principessa di Lowicz. Laonde l'impero fu ereditato dall’altro fratello Niccolò, che nel 1817 si congiunse in matrimonio con Alessandra Feodorowna sorella dell'attuale re di Prussia. Gloriosissima fu la vita di Niccolò I. Assai gli dee l’Europa, che ebbe in lui un potentissimo nimico dei disordini sociali. Morì ai 2 di questo mese chi dice di apoplessia fulminante, chi per flogosi polmonare mentre più ferveva la guerra fra la Russia, la Turchia e le Potenze occidentali, della quale speriamo vicino il termine, mercé delle cognite pacifiche disposizioni del nuovo imperatore.
XII. Alessandro Nicolaewitch II figlio primogenito di Niccolò I è stato proclamato imperatore il giorno stesso della morte del padre.
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I titoli di Alessandro sono «Imperatore ed Autocrate di tutte le Russie, di Mosca, Kiovia, Vladimir e Novgorod; Czar di Kazan, Czar di Astrakan, Czar di Polonia, Czar di Siberia, Czar del Chersoueso Taurico, Signore di Pleskow, Gran Principe di Smolensko, di Lituania, di Volinia, di Podolia e di Finlandia, Principe di Estonia, di Livonia, di Curlandia e Semigallia, di Samogizia, di Bialistok, di Carelia, di Tver, di Ingria, di Perm, di Viatka, di Bulgaria e di più altri paesi; Signore e Gran Principe del territorio di Nijni-Novgorod, di Tchernigov, di Riazan, di Polosko, di Rostov, di Jaroslav, di Belozersk, di Udoria, di Obdoria, di Koudinia, di Vitepsco, di Matislav, e Dominatore di tutta la regione Iperborea; Signore del paese. d’Iveria, di Kurili, di Giorgia, di Kabardinia e di Armenia; Signore ereditario e supremo dei principi Circassi, di guelfi di Daghestan e di altri ancora; Erede della Norvegia, Duca di Schleswig- Holstein, di Storman, di Dithmarschen e di Oldemburgo.
La sera del 6 0 del 7 si fecero per parecchie ore dal più alto culmine del Campidoglio pubblici sperimenti dar luce elettrica, che riuscirono mirabilmente.
V’ha chi pretende assicurare (Brestauer Zeitung) che Baldasseroni ministro presidente della Toscana chiese al gabinetto di Vienna quale accoglienza avrebbe fatta l'Austria ad una convenzione militare fra la Toscana e le Potenze occidentali analoga a quelle del Piemonte, e che il governo austriaco, astenendosi da qualsivoglia consiglio, rispose che esso non avrebbe disapprovato un simil passo. In conseguenza di ciò il governo granducale ha comunicato all'imperiale governo essere imminente una sua convenzione militare con la Francia.
In seguito della morte dello czar Niccolò la corte di Toscana prese il bruno per 15 giorni.
La Gazzetta Piemontese pubblica la dichiarazione di guerra contro la Russia, ribattendo i rimproveri della circolare di Nesselrode, annunziando che il Piemonte intraprende la guerra per proteggere gl’interessi suoi particolari e quelli generali dell’Europa.
Si stanno preparando (Corr. Merc.) i materiali necessarii per la formazione di un ospedale militare piemontese in Costantinopoli; e già dicesi allestito il vapore che dee trasportare colà il personale sanitario e le Suore della Carità destinate all'assistenza degli infermi.
Fra pochi giorni si raguneranno a Vienna i plenipotenziari delle Potenze che immediatamente è in virtù di trattati eventuali (come la Sardegna) sono compromesse nella quistione d'Oriente. Per la Turchia prenderà parte allo conferenze in qualità di plenipotenziario speciale Riza bey unitamente ad Arif effendi ambasciatore ottomane a Vienna. Per la Russia interverrà il suo ambasciatore Gortschakoff assistito dal consigliere intimo Titoff che in altri tempi fu ambasciatore russo a Costantinopoli. Per l’Inghilterra vi siederà lord John Russell insieme all’ambasciatore britannico Westmoreland. Per la Francia sembra che basterà unicamente l'ambasciatore Bourqueney, che gode la intera fiducia del suo sovrano ed ha una perfetta cognizione delle condizioni politiche dell’Oriente. Il cesareo ministro degli affari esteri Ruol-Schauenstein dirigerà i negoziati in qualità di primo plenipotenziario dell’Austria e saravvi assistito da Prokesch-Osteti diplomatico espertissimo delle cose orientali e inviato presidenziale presso la Dieta di Francoforte. Il posto di attuario delle conferenze sarà coperto dal consigliere ministeriale pel ministero austriaco degli affari esteri Meysenburg; nel 1815 questa carica fu affidata al consigliere aulico Gentz.
Ai 3 il barone de Rruck giunse a Vienna. Si disse in precedenza che quel giorno forse si sarebbero cominciate le sedute preparatorie per le conferenze di pace nel ministero degli affari esteri. Ma la sopravvenuta morte dello czar avrà dato luogo a qualche sospensione anche delle trattazioni diplomatiche.
L’imperatrice alle ore quattro pomeridiane del 5 diede alla luce una principessa.
In ricognizione dei meriti acquistatisi dal convento delle Orsoline in Klagenfurth e dalla superiora del medesimo Anna Costanza Gayer nella instituzione ed educazione della gioventù di sesso femminino, l’imperatore ha conferito alla sunnominata superiora la croce d’oro del merito colla corona.
L’imperatore Napoleone ai 4 tornò a Parigi; era accompagnato dall'ambasciatore inglese.
Dicesi (lad. belg.) che probabilmente a Parigi si formerà un esercito di riserva di quattro divisioni, che saranno comandale dai generali Roguel, Bourgon, MacMahon e Chaussov.
Nella seduta del 23 febbraio della Camera dei Comuni, Bright pronunciava questo memorabile discorso: In sono uno di quelli, i quali credono che il paese versi in. una assai critica situazione, e portano parere che lo straniero conosca il nostro stato cosi bene come noi lo conosciamo. Gli avvenimenti del gennaio bastano a far decidere chiunque voglia la sicurezza del suo paese ad appoggiare il ministro di Stato che s’incarica di dirigere la cosa pubblica. Noi siamo in guerra con una Potenza che è forse la più grande Potenza militare di Europa. Noi siamo lontani da lei mille leghe e pur contro di lei combattiamo! Chi potrebbe dire esagerata la grandezza di questa lotta? Il gabinetto di Aberdeen volere soltanto diminuir la possanza russa nel Mar Nero; ma stupisco di vedere ché la stampa e alcuni membri della Camera abbiano altre idee ancora, tome, per esempio, cambiamento della carta di Europa e ristabilimento di nazionalità decadute. Io spero che il governo non accomuni le sue alle idee di questi fanatici e che si limiterà a proporre onestamente le condizioni di pace già sottomesse alla Russia. I nostri ministri a Costantinopoli, il nobile lord che trovasi alla testa del governo e quello che parti per Vienna, sono i più responsabili della situazione, ed ho fiducia che essi non faranno alcun calcolo delle idee summentovate, ma dedicheranno tutti i loro sforzi a ristabilire la pace a condizioni che distruggano unicamente l’influenza dell'inimico nel Mar Nero. Vorrei eziandio sapere se Russel che parti per Vienna conchiuderà un armistizio appena vedrà sorgere una probabilità di accomodamento (esclamazioni). Coloro che di ciò fanno le meraviglie, non pensano che noi già sagrificammo in questa lotta ben 40 mila vite! Siete impazienti di veder presa d’assalto Sebastopoli, assalto che costerà, per lo meno, 20 mila uomini! Indi spero che questi desiderii sanguinarii non saranno ascoltati dal governo, e che, appena si avrà una occasione a trattare con buon successo, non metterà tempo in mezzo a prender misure che pongano fine alla effusione di tanto sangue prezioso! Siate pur sicuri, se voi non tenete questa condotta, vedrete succedere una rivoluzione contro le classi governanti, rivoluzione che mi spiacerebbe veder prodursi, perché ad un tratto spazzerebbe tutto l'elemento aristocratico della nazione. Sulla Europa sta librato l’angelo della morte. Le sue ali toccano tanto le porte dei palazzi quanto quelle delle capanne; laonde io scongiuro il primo ministro di coronare la sua lunga carriera politica impiegando tutta la sua influenza a far si che rientri nella vagina la spada che pende sulla universa Europa!
Si parla di serie turbolenze avvenute in Irlanda. In quella parte del Regno Unito della Gran Bretagna si vorrebbe che il pacifico Aberdeen riassumesse le funzioni di primo ministro.
Il ministero belga si è tutto dimesso.
In Flensburgo arrivò di recente un commissario inglese con lo incarico d’informarsi se quella città sia disposta a prendere le necessarie misure, onde la flotta inglese del Baltico possa approfittare del porto di Flensburgo quale stazione per mantenere le comunicazioni con l'Inghilterra. E la rappresentanza municipale rispose affermativamente (Cor. It.), indi appena la stagione lo permetterà, sarà provvisoriamente costruita una strada ferrata a cavalli verso il cosi detto ponte del battello a vapore, e presso il medesimo sarà piantato un altro ponte con una strada a rotaie, sicché lo provvigioni potranno essere direttamente trasportate a bordo delle navi.
lu Grecia le destinazioni degl’impiegati continuano ad essere all'ordine del giorno e condudono uomini nuovi nell'amministrazione, i quali non fauno che aumentare il disordine. Il brigantaggio pure assume sempre più estese proporzioni. Nell'arcipelago si mostrarono nuovi pirati, che sono inseguiti da au vapore francese da guerra.
Fu annunziata ufficialmente alla Turchia la convenzione fra l’Austria e la Francia pel passaggio delle truppe francesi sul territorio austriaco dirette certamente contro la Russia.
Il nuovo internunzio austriaco a Costantinopoli il 22 febbraio fu ricevuto in udienza dal sultano nel palazzo di Tscheragau.
Ai 25 febbraio la nobiltà del governamento di Pietroburgo tonne una seduta straordinaria affine di prendere le necessarie misure per l'armamento e la mobilizzazione delle milizie nazionali.
Notizie del 29 febbraio da Odessa recano che continua va a cadere in gran copia la neve e che spesso imperversavano temporali in quelle regioni. Ad onta di ciò, i vapori degli alleati seguitavano ad incrociare innanzi al porto e il blocco era mantenuto nella più rigorosa maniera.
Rechiamo le più precise ed ulteriori notizie, che si hanno sul fatto di Eupatoria. Un esercito russo di 36 battaglioni di fanteria, e 6 reggimenti di cavalleria con 80 cannoni cominciò l’attacco all’alba del 17 febbraio. L'assalto fu tentato da sei parti; alcuni corpi spintisi fin sotto le mura impresero a darne la scalata. Dopo 4 ore di fierissimo combattimento, i russi si ritirarono, lasciando sul campo 453 morti e un 300 cavalli. La perdita dei turchi dicesi di un centinaio di morti e di 277 feriti. Fra i morti è Selim pascià; fra i feriti Soliman pascià, Rustem bey ed Jsmael pascià.
Si conferma che ai 13 febbraio un grosso corpo d'armata russa ricomparve innanzi a Balaclava ed ora si aggiunge che da quella parte s'intese un vivissimo cannoneggiamento. Arrivavano intanto e continuamente nuove truppe degli alleati a Balaclava, dove parecchie case furono demolite per misure di difesa. Ciò dimostra che i russi sempre più si avanzavano. Ma quale l'esito delle azioni guerresche, che s’includono in questi cenni telegrafici, è tuttavia ignoto. Soltanto (Cor. It.) giungono notizie dolorose dal teatro della guerra nella Crimea sopra desolazioni causate dalle malattie! Scrivesi da Smirne in data del 21 che vi fu organizzalo uno spedale inglese e che ogni giorno arrivavano colà vapori con malati e feriti dalla Crimea.
Un dispaccio bizantino reca che i russi si accingevano davvero a intraprendere un nuovo attacco su Balaclava. Ma il general Bosquet, avutone a tempo l’avviso, fece tutti i preparativi per una battaglia, e dicesi essersi ordinato ai navigli mercantili di salpar dal porto (Die Presse). Notizie poi dei 17 da Balaclava portano che i russi scomparvero da Baidar, limitandosi a difendere vigorosamente In parte settentrionale. Intanto 14 mila francesi marciavano verso Inkermann (Globe). Altre notizie infine (Moniteur) assicurano che i russi si ritiravano sopra Simferopoli.
Nel campo francese fu accolta col più vivo entusiasmo la notizia che l'imperatore Napoleone voglia recarsi in Crimea.
Le notizie dei teatro della guerra mandano in e stasi il Corriere Italiano. Ciò significa che sono vantaggiose alle armi alleate. Or odasi adunque come il Corriere
» ……………. dans sa verve indiscrète,
»Au milieu d’une églogue cotonne la trompette.
Ei dice: «L’imperatore delle Russie avea calcolato più sul generale Inverno che sul generale Menzikoff; ma se Menzikoff fu battuto all'Alma, ad Inkiermann, a Balaclava, gli alleati seppero resistere anche alle nevi ed ai geli, e l’avere svernato nella Tauride è una vittoria che equivale a qualche felice battaglia (nel che anche noi andiamo pienamente d'accordo) per soprappiù si aggiunsero alle schiere anglo-francesi quelle della Porta capitanale dall'eroe dei Danubio (Omer pascià), ed ora che la notizia dei combatti mento di Eupatoria è confermata (non sappiamo con quanta esattezza), puossi ritenere che la Stella dei gran muschir non impallidirà ai Ponto Eussino.»
Di tanto in tanto non istà male qualche frase dei repertorio poetico. Ma seguitiamo ad ascoltare la panegirica orazione. «Fra breve vi giungeranno anche i piemontesi (dice il Corriere) ed essi confermeranno quella fama di valore che non fu loro mai contrastata dagli stessi nimici (Num. 48).»
Nel meglio però delle sue liete immagini è contristato dalla idea che «sia stata d’alquanto prematura la buona nuova dell’annessione dei regno di Napoli alla lega della civiltà, giacché le ultime notizie fanno anzi credere che la politica di Napoli voglia stare in attesa degli avvenimenti sino all’estremo istante (Num. 47). Bella circonlocuzione invero per dire e a pochi fare intendere che Napoli vuole rimanersi sempre neutrale! Ma il Corriere non dispera per anco dell’annessione partenopea. E perché avvenga, ei prima con buone maniere fa riflettere «essere impossibile di far valere a lungo i principii d’isolamento e di neutralità» indi con sibillino linguaggio accenna che ove Napoli si ostinasse nel suo proposito «esistono mai sempre i germi di movimenti, che incoraggiati da chi tiene i mari, potrebbero acquistare in breve volger di tempo carattere grave e pericoloso.»
Or che intende con ciò dire il Corriere? Forse che per costringere altrui alla lega della civiltà si adopreranno ancora i mezzi della barbarie? Oh! questa volta il Corriere è ito fuori de' gangheri. E noi portiam parere che chi tiene i mari non gli saprà buon grado dei fosco vaticinio, perché oggi è suo vitale interesse di accomunarsi alla politica conservatrice di coloro che tengono il mare e la terra.
Parecchi giornali aveano già messo in assetto ogni cosa per la partenza dell’imperatore Napoleone alla volta della Crimea. Ma sembra che non se ne farà più nulla, mercecché, a quanto dice la Kolner Zeitung, lord John Russell parlò apertamente alle Tuillerie contro il progetto dei viaggio, facendo riflettere all'imperatore Napoleone che la sua presenza in Crimea darebbe alla guerra un carattere totalmente francese laddove le si dee mantenere il carattere di una guerra europea. Se egli è vero che la russelliana osservazione non abbia mancato a dissuadere l’imperatore, i giornalisti perdettero un campo fecondissimo di articoli e notizie dei più alto interesse.
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Leggiamo nell’Armonia: «Dice il conte di Nesselrode: «L'imperatore saprà salvare ancora gl'interessi privali dei nazionali sardi che conservano con la Russia antichi legami di commercio. La loro proprietà sarà rispettata.» Queste parole ci richiamano ad un doloroso, ed aggiungiamo pure, vergognosissimo confronto. Mentre la proprietà sarda è violata in Torino, sarà rispettata nell’Impero russo! Tra noi si discute, e si fa, all’ombra dello Statuto, quello che non osa fare in casa sua lo czar, non ostante tutta la sua autocrazia. Sono più sicure le nostre proprietà in mano di Niccolò che dei costituzionali; meglio l’inimicizia dei russo che la protezione dei libertini.» Noi non ci permettiamo di aggiugner sillaba alle parole dell’Armonia.
La mattina del 7 alle ore 6 e mezzo S. E] Donna Teresa de' Principi Colonna consorte di S. E. Don Alessandro Principe Torlonia diede felicemente alla luce una ben conformata Principessa. Al giubilo del munificentissimo Genitore risponde unanime la letizia del Popolo Romano, che nella poc’anzi nota Bambina già vede la continuazione della esimia pie la materna e delle paterne beneficenze.
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Berlino 5 marzo: «Il nuovo imperatore di Russia nel suo Manifesta promette di continuare la politica del padre. Il granduca Costantino presto solenne giuramento di fedeltà al fratello Alessandro II.»
All’annunzio della morte dello czar Niccolò uno straordinario e generale rialto dei fondi pubblici che novella prova della sottile intelligence che domina nelle Borse. Si credette assicurato il ristabilimento della pace europea. E anche alcuni che pretendono essere profondi pensatori dissero che «politicamente parlando la morte di Niccolò è sotto ogni rapporta vantaggiosa alla politica dell'Occidente, perché il gran principe eredita rio Alessandro appartiene al partito cosi detto tedesco, che, se non vuole una pace ad ogni costo, è peraltro disposto a sensibili concessioni (Corr. It.)». Ma coloro che cosi ragionavano e forse tuttavia cosi ragionano, punto non calcolarono che le tendenze personali, ove pur fossero vero nel senso poc'anzi dichiarato, sarebbero costrette dalla imperiosa esigenza delle attuali circostanze a cedere ed uniformarsi alla inflessibile politica tradizionale, che per ogni guisa converge allo scopo additato da Pietro I ai suoi successori, politica, dalla quale Niccolò non si tenne mai lontano, il perché tanto allargò i limiti ed aumentò le forze e la gloria dell’Impero. Laonde il nuovo imperatore «promise (o per avventura dové promettere) di continuare la politica paterna.»
Altri poi fondavano le speranze della pace esterna «nelle interne possibili collisioni fra il partito le desco aspirante a conciliazione, al quale suppone vasi amico il granduca Alessandro, e il partito della guerra rappresentato nella famiglia imperiale dal granduca Costantino, che ha numerosi aderenti negli eserciti di terra e di mare (Corr. II.)». Ma questo conghietture ancora furono smentite dal fatto. «Il granduca Costantino presto solenne giuramento di fedeltà al suo fratello Alessandro II.»
Cosi l’andamento delle cose sotto il rapporto guerresco, laddove prima era mosso dalla prudenza di un senno canuto, ora è spinto dalla risolutezza di forte spirito giovanile.
Erano finalmente e sono illusioni i calcoli di un aggiustamento anche se si consideri il programma primitivo delle Potenze occidentali. L’ufficiale Moniteur, allorché annunziò la spedizione in Crimea? dichiarava che «un attacco alla Crimea equivale per la Francia e per l’Inghilterra all'assunzione dell’impegno a farne la conquista. O conquistare ad ogni modo la Crimea, è abbandonare ai russi l’impero d'Oriente, ecco la alternativa, in che la Russia pose le Potenze occidentali. Di qualunque natura sieno gli ostacoli da superarsi, il risultato definitive non ammette dubbio.»
Ora pongasi da un lato la promessa di Alessandro II di seguire la politica paterna, e pongasi dall'altro la dichiarazione del Moniteur di conquistar la Crimea, è egli possibile che in mezzo a questi due avversantisi intendimenti diasi luogo ad una araldica comparse che faccia deporre le armi alla Russia, e faccia tornare. nel Mediterraneo le flotte e le armate della Francia e dell’Inghilterra? Potrà essere, anzi sarà: ma la nostra corta intelligenza non vede d’onde abbia a derivare logicamente un tal fatto.
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Francoforte 5 marzo: «Secondo voci che correano a Varna, il granduca Michele fu ucciso avanti a Sebastopoli. Si aspetta la conferma.»
Son pur terribili le persecuzioni dei giornalisti! Costoro, allorché i due ultimi granduchi di Russia tornarono in Crimea, presero di mira il granduca Michele e lo colpirono chi d’angina a Cherson, chi di flogosi intestinale a Karasbasar e chi d’altro malore in altro luogo. Ma il coraggioso imperiale giovinetto sfidando i morbi che gli grandinavan sopra giungeva a Sebastopoli. Pare va che almeno in mezzo alle turrite mura della non ancora espugnata città dominatrice del Porto l'impavido Michele si fosse messo in salvo dalle licambee saette che da ogni parte gli avventavano implacabili articolisti corrucciati di non lo avere mai mortalmente ferito. Ma pur una volta il dardo micidiale si trovò! Ed ecco che un dispaccio di Francoforte si fa eco di una voce corsa a Varna per avvisarci che il granduca Michele fu ucciso a Sebastopoli. Ma quando? in che modo? da chi? in qual circostanza? ch! che monta saper tante cose? Forse non basta che sappiasi sia rimasto ucciso? Sarà però vera la notizia? E v’è a dubitarne? Non già dicesi che merita conferma, ma che si aspetta la conferma. Tanta è la sicurezza che si ha del fatto! Or non meritando conferma, non è egli superflue che la conferma si aspetti? Quindi sarà di parere che indarno si attenderà l'arrivo di una conferma che sarebbe inutile.
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Una corrispondenza bizantina assevera che il commissario inglese Williams spedito ultimamente a Kars è attualmente occupato ad organizzare un esercito di circa 40 mila volontari circassi che offersero i loro servigi alla Turchia. Ma un'altra corrispondenza assicurò che fra i circassi non solo sviluppavasi un serio malumore contro la Turchia per nuovo firmano gran-signorile che loro inibisce il traffico degli schiavi, ma che anzi erano in sul punto di dichiarare la loro indipendenza. Se dice il vero la prima corrispondenza non meriterebbe alcuna fede la seconda. Ma la seconda presente caratteri più positivi, lande ci permettiamo di dubitare della prima, almeno sino all'annunzio officiale che Williams sia effettivamente riuscito ad ordinate il nuovo esercito circasso.
In occasione del parto dell'imperatrice Elisabetta l'imperatore Francesco Giuseppe accordò, per alto di grazia, pieno condono della pena a tutti gli individui condannati da giudizi civili per crimini di offesa alla Maestà sovrana, di offesa ai membri della famiglia imperiale, di perturbazione della pubblica tranquillità, è per delitti contemplati dal § 300 Codice penale.
Qualche giornale di Vienna sostiene che il primo dispaccio telegrafico sulla morte dello czar Niccolò giunse nella cancelleria di Stato a Vienna alle ore 3 pomeridiane del giorno 2.
L’imperatore il 3 ricevette in udienza particolare l'ambasciatore russo Gortschakoff, che comunicogli la morte del suo sovrano. Il 4 l'austriaco arciduca Guglielmo partiva per Pietroburgo onde recare le condoglianze dell'imperatore Francesco Giuseppe alla vedova imperatrice Alessandra Feoderowna.
Si annunzia che il prussiano Weldell 4 tornato a Parigi con instruzioni che assicurano la conclusione del trattato di alleanza fra la Prussia e le Potenze occidentali.
Ai 3 l’imperatore visitò il campo di Ambleteuse e tornò a Boulogne, dove ricevette Clarendon ministro degli affari esteri d'Inghilterra, speditovi da Londra. L’imperatore dovea visitare ancora i campi di Wimexeux e Honvault.
L’esercito di Parigi è di 60 mila uomini, cioè 5 divisioni di fanteria e 3 di cavalleria, sotto il comando supremo di Magnan. Quattro divisioni della fanteria rimarranno a Parigi; l’altra è mandata in Oriente.
Vari distaccamenti del primo, terzo e quinto reggimento di corazzieri da Arras, Saverne e Valenciennes giunsero a Parigi e furono immediatamente spediti sopra Saint-Germain-en-Laye, ond’essere incorporati ai corazzieri della guardia imperiale
Il viaggio dell’imperatore Napoleone in Crimea dai giornali ai continua a dare come positivo. E si aggiunge che l'imperatrice accompagnerà l’imperatore sino a Costantinopoli. Di la l’imperatore si recherà in Crimea e la imperatrice in Asia a visitare i Luoghi Santi.
Secondo la Gazette de Lyon è già partito per l'oriente sul piroscafo del Rodano il furgone contenente la stamperia imperiale.
Il di l'marzo fu celebrato a Parigi if matrimonio del principe Czarlorisski con una figlia della regina Maria Cristina e del duci di Rianzares.
Dupont de l'Eure morì ai 3 di questo mese.
Il generale piemontese Lamarmora da Parigi recatosi a Londra il 28 febbraio fu presentato alla regina dai gran maestro di ceremonie.
Secondo l'Armonia, Lamarmora sia a Parigi come a Londra non poté ottenere nulla di quant desiderava.
Il redattore del Times pubblica il seguente Appello alla generosità degl’inglesi: «I soldati invalidi ritornati, non ha guari, dalla Crimea, portano in sé la trista prova del carattere disperato dell'attuale compagne in quelle regioni. Quasi tutti questi infelici recano dolorose rimembranze della terribile lolla, cui presero parte, e pur troppo sono impotenti a più servirà nell’esercito. Siccome molti di essi non servirono che breve tempo, cosi avranno diritto a pensione assai meschina; ed è insopportabile la idea che uomini, che diedero saggio di tanto eroismo a pro della loro patria, debbano forse combattere con l’indigenza. Parecchi dei medesimi, sebbene inabili al servizio militare, pure potrebbero essere utilmente impiegati in occupazioni, che richieggano disciplina, ordine, ubbidienza ed attività, e crediamo che accetterebbero di buon grado una posizione che li mettesse in istato di vivere indipendenti. Giova sperare che i magnanimi sentimenti del pubblico, che durante la presente guerra si sono già palesali in tante occasioni, sapranno trovare impieghi adatti por questi bravi patrioti.
Un proclama reale ordina che il 21 di questo mese sia in Inghilterra un giorno di solenne digiuno, di umiliazione e di preghiera.
Alcuni carlisti armati penetrarono nella Navarra, ma respinti dalle truppe della regina rientrarono in Francia e le autorità francesi gl'internarono immediatamente (Gazz. di Uni.). Un agente di Cabrera fu arrestato a Madrid (Iber.). Un dispaccio dice che tutte le provincie sono tranquille! Lo stato dell'esercito va sempre migliorando; gli arruolamenti volontarii sono numerosissimi.
Il governo spagnuolo decise che gli impiegati non presteranno giuramento alla nuova Costituzione.
Il colonnello francese Beville è incaricato d’intraprendere a Costantinopoli i lavori preliminari per la formazione di un gran campo.
Nel Moniteur del 6 leggesi che si è dichiarato il blocco dei porti russi dei Mar Nero e del Mare di Azof.
Il viceammiraglio Bruat in data del 20 da Kamiesch manda la seguente relaziono sul fatto di Eupatoria: «ai 17 febbraio Eupatoria fu assalila dalla dalla parte orientale da 80 pezzi di artiglieria, 6 reggimenti di cavalleria sotto gli ordini del generale Korff, e 12 reggimenti di fanteria (circa 25 mila uomini) comandali dai generale Osten-Sacken (25). Il combattimento durò dalle ore 5 e mezzo alle ore 10 del mattino. I russi furono vigorosamente respinti; si calcolano 500 i loro morti e in proporzione i feriti. I turchi ebbero 80 morti e 250 feriti e perdettero 70 cavalli. Il generale egiziano Selitu pascià e il colonnello Buslen bey sono fra i morti. I francesi ebbero 4 cannonieri di marina morti e 7 di fanteria feriti. I russi non rinnovarono l’attacco. La città fu energicamente difesa dai vapori ancorali in rada. Sul medesimo proposito la Militarische Zeitung reca che «il tenente generale Pawloff comandante delle truppe trovantisi innanzi ad Eupatoria ricevette da Osten-Sacken l’ordine di astenersi da un serio attacco fino a che le divisioni di Pawloff, Chruleff e Korff non avessero ricevuto gli attesi rinforzi. E ai 17 la divisione di Chruleff imprese una ricognizione nella direzione settentrionale delle trincee di Eupatoria; oppugnata coraggiosamente dalle truppe ottomane, la divisione di Chruleff si ritirò nelle sue primiere posizioni. Cosi la giornata del 17 febbraio non ebbe alcun risultamento decisivo; e gli alleati che sono in Eupatoria dovranno prendere l’iniziativa di battere in campo le colonne di Osten-Sacken e sconfiggerle pria di accingersi a qualche operazione sia contro Perekop, sia contro la parte settentrionale di Sebastopoli. Si annunzia poi da Eupatoria in data del 21 in un modo officiale che «dopo il 17 i russi non fecero altri tentativi; e ai 21 alcune loro colonne di fanteria e convogli di vetture si allontanavano dalle posizioni presso Eupatoria e prendevano la via di Sinferopoli. Intanto gli alleati sbarcavano nuovi pezzi di artiglieria ed erigevano nuove fortificazioni, sicché la città trovavasi in buon stato di difesa. Un dispaccio del 22 da Costantinopoli afferma che Omer pascià si recò al campo innanzi a Sebastopoli per conferire coi generali alleati.
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del 7 marzo
3 per 100 aperto a 70: 09. chiuso a 69: 20.
4 per 100 98:00 94: 25.
Si annunzia con qualche probabilità che quanto prima si pubblicherà in Berlino un Journal du Nord, pel quale, come dicesi, il governo russo ha già stabilito considerevoli somme pro-fluenti dall’erario del ministero di Nesselrode. Il giornale uscirà sotto il patrocinio di Scheppingk consigliere della ambasciata russa a Berlino. Il francese Cretineau Joly anonimamente ne sarà il redattore principale. Altri due redattori si manderanno dalla propagande russa di Brusselle, un altro da Pietroburgo.
Pubblicava
il Preussische
Wochenblatt
le seguenti
La lega della Francia e dell'Inghilterra con la Sardegna, il dispaccio austriaco alle Corti tedesche sull'attitudine da prendersi dalla Confederazione alemanna, le voci dell’adesione, è avvenuta è prossima ad avvenire, di altre Potenze di second’ordine alla grande alleanza contro la Russia, e, assai più che queste particolarità, la situazione politica di tutta l’Europa, dimostrano che le negoziazioni fra l’Austria e le Potenze occidentali sulla imminente guerra assunsero la forma di ben determinato piano politico militare. Già fin dalla conclusione del trattato del 2 dicembre 1854 le tre grandi Potenze aveano certamente riflettuto alla possibilità, anzi alla probabilità di una situazione come oggi è; e le loro convenzioni segrete si saranno estese al di la dei termini delle stipulazioni manifeste. Queste Potenze inoltre, relativamente all’annunziata lega offensiva, avranno necessariamente discusso e combinato quali scopi si sarebbero esse proposti nel comune loro attacco, secondo il contegno più è mena favorevole degli altri Stati. Esse senza dubbio riconobbero che una lega, la cui maggiore concessione era (secondo il comune parere) la posteriore garanzia per gli occupati Principati danubiani, in un comune attacco sarebbe stata un bel nulla. Ma l’Austria sperava allora che la politica prussiana e tedesca sarebbesi persuasa che, approvatasi quella occupazione, dovea parimenti, siccome naturale e necessaria conseguenza della medesima, aiutare eziandio la diretta aggressione dell’Austria contro la Russia; l’Austria sperava che siffatta politica avrebbe prodotto almeno una colossale dimostrazione in tal senso; e, se innanzi a questa la Russia non avesse ceduto, in tal caso per la prepotenza degli avvenimenti si sarebbe proceduto più oltre. E l’Austria forse ha tuttavia queste speranze. Ma intanto gli avvenimenti precipitarono. Alla più lunga nel mese di maggio dovrassi aprir la campagna, so vogliasi fare qualche cosa. E le necessarie intelligenze a questo scopo e le prossime disposizioni preparatorie debbono ornai essersi prese definitivamente. I poderosi armamenti delle Potenze alleate dimostrano che esse sono convinte che nulla, nemmeno Sebastopoli, si può vincere senza una campagna condotta con la massima energia e con forze straordinarie. Quindi il piano loro sarà d’imprendere a combatter la Russia con tutte le forze, delle quali possono disporre oggidì, e forse anche con quelle di altri Stati minori che potrebbero accedere all'alleanza. Che nuovi mezzi termini della Prussia e della Confederazione alemanna, è nuove mezze concessioni della Russia possano ancora attraversare un tal piano, è presumibile nell’unico caso che ai governi alleati manchi la intelligenza e la forza. Soltanto se la Prussia e la Germania si congiungessero decisamente con le Potenze alleate contro la Russia; o, se questa, per non esser vinta, è per timore di esser vinta, cedesse: allora, soltanto allora, potrebbe quel piano subire cambiamenti. Ognuno confesserà che ambe le ipotesi, e pur troppo di più la prima, ora sono improbabili! L’Austria non potrà in verun modo dimostrare ai non persuasibili governi che la Russia non può essere ridotta ad accettar la pace se non che con tutta la serietà della guerra. É mestieri adunque di considerare quali eventualità possano emergere da quel piano. Da tale considerazione si riflette una viva luce sulle condizioni politiche della Prussia e della Germania e sulla vera loro missione in questa contingenza europea.
Dobbiamo ricorrere a cifre. Esse certo non si trovano con matematica precisione nei libri, nemmanco nei documenti di Stato pubblici è riservati. Ogni capitan generale sa che per la battaglia non può precisamente conoscere il numero dei suoi soldati, e soltanto approssimativamente può calcolare quello del nimico; con tuttocciò egli fa un computo. I numeri esprimono il finale risultato di ogni comparazione, il complesso di tutte le forze attive nel modo più chiaro; e ciò che essi indicano dee (se sono con. la necessaria chiarezza disposti) risultare almeno nello andamento generale degli avvenimenti.
Si crede comunemente che l’esercito rasso conti piu. di un milione di combattenti. Chiedesi però: quanta forza può la Russia opporre ad un attacco principale ai suoi confini?
Consideriamo anzi tutto l’esercito attivo della Russia. Questo ha 6 corpi di fanteria, ciascuno di 12 reggimenti e 4 battaglioni attivi di 1000 uomini per cadauno, 2 battaglioni di riserva a 1000 uomini, e 2 battaglioni di rimpiazzo a 621 uomini, in tutto 432 battaglioni, cioé 432,000 uomini che possono entrare in campagna, e 144 battaglioni cioé 90, 864 uomini di riserva. Il corpo delle guardie forte di 24 reggimenti. 12 dei quali sono di riserva, ciascuno di 3 battaglioni attivi ed uno di riserva; quindi 72 battaglioni, cioè 72,000 uomini da campo, e 18 battaglioni cioè 11, 358 uomini di rimpiazzo. Si aggiungano 27 battaglioni è 27,000 bersaglieri, le sole truppe russe che sieno armate di buone carabine da tiro. In tutto adunque 603 battaglioni, è 603,000 uomini da campo, e 186 battaglioni è 117, 366 uomini da riserva. La fanteria russa però non ebbe forse mai una tal forza numerica; appena l’ukase del 3 aprile 1854 la ordinò; in seguito al medesimo doveansi comporre nuovamente e riserve ed i rimpiazzi; anche il reggimento dei bersaglieri della famiglia imperiale composta di 3 battaglioni, e la più parte dei corpi volontari finlandesi, stanno appena formandosi. Le grandi leve militari comandato dopo il principio della guerra, vale a dire dopo l’ottobre 1853, e la chiamata sotto le armi di 20,000 soldati (che erano congedati a tempo illimitato) per le riserve, diedero occasione alle nuove formazioni. Ma comprendendovi anche la leva che si stabili da esser compiuta dal 15 febbraio al 15 marzo di questo anno, non sappiamo se vi sarà gente bastevole a riempiere i quadri. Ché il numero dei coscritti refrattarii, e di quelli che nelle lunghe marcie periscono pria di giungere ai luoghi di riunione, reca una diminuzione sensibile nella e non controversa nella cifra ufficiale dell’esercito; ed oltre a ciò bisogna prima di tutto riempiere le lagune ben larghe dei reggimenti della Bessarabia e della Crimea. A ciò si aggiunge la difficoltà di trovare buoni uffiziali, quantunque sieno conosciuti i nomi dei principali comandanti dei varii corpi dell’armata. Sappiamo inoltre che in Russia l’esercito è sempre più numeroso sulla carta che sul campo. Finalmente la fanteria dei corpi speciali, come quelli del caucaseo, del finnico, dell’orenburgico e del siberico, non può prendersi in considerazione, giacché quel corpi non possono essere adoperati in altri paesi. Anzi l’esercito del Caucaso nel 1854 dovette essere aumentato di 2 divisioni di fanteria (cioè 8 reggimenti) di una brigata di dragoni dell’esercito europeo; ed in seguito avrà certamente bisogno di nuovi rinforzi.
Ora alla fanteria russa metteremo di fronte quella delle due maggiori Potenze continentale Trattandosi di cavalleria, artiglieria e truppe tecniche non é di bisogno stabilire un minuto confronta; mentre ciascuno dei rispettivi eserciti ha una forza proporzionata di quelle armi speciali; e il di piu, che si avrebbe nella cavalleria irregolare russa, nulla influisce nella solazione definitiva della quistione.
L’esercito austriaco conta 62 reggimenti di fanteria di linea, forte ognuno di un battaglione di granatieri, 4 battaglioni di campo e un battaglione di deposito; i 5 battaglioni di campo presentano un complesso di 6195 uomini, quello di deposito 524; quindi 310 battaglioni è 383, 090 uomini di campo, e 62 battaglioni è 32,488 uomini di deposito. A questi si aggiungano 14 reggimenti ed un battaglione di fanteria confinaria, insieme 29 battaglioni è 42,952 uomini di campo e 14 battaglioni è circa 12,500 uomini di deposito; un imperiale reggimento di cacciatori forte di 7 battaglioni, cioè 6258 uomini di campo, e 3 compagnie, cioè 60. 0 uomini di deposito; piu, 25 battaglioni di cacciatori con 25,000 uomini di campo ed 11 compagnie con circa 2200 uomini di deposito. Il tutto 456,000 uomini di campo e 47,000 di deposito.
L’esercito francese conta in Francia 100 reggimenti di fanteria di linea a 3 battaglioni è 3351 uomini, quindi un complesso di 365,106 uomini; 20 battaglioni di fanti leggieri a 1288 uomini, in tutto 25,760 uomini. Di questi reggimenti sono, egli è vero, i terzi battaglioni alquanto più deboli, e servono di deposito contando circa 90,000 uomini; ma non v’ha dubbio che 360,000 uomini circa sono sempre in acconcio di entrare in campagna. La forza effettiva dell’esercito francese negli ultimi decennii variò assai, e venne, negli anni più vicini a noi diminuita anche di piu; restarono obbligati però al servizio di riserva i soldati congedati nel settimo anno di servizio attivo, e i coscritti non chiamati sotto le bandiere, che costituiscono circa 180,000 uomini, la cui organizzazione può essere sollecitamente operata e forse a quest'ora già lo è. La fanteria dell’Affrica, forte di 22,000 uomini, non si comprende in questo computo.
Prendendo le cifre rotonde di tutti i summentovati eserciti, avrassi per la Russia (allorché saranno compiute le nuove organizzazioni e qualora l’armata dei Caucaso non demandasse rinforzi) 600,000 fanti per la guerra sparsi dalla Finlandia sino alla Crimea; mentre l’Austria ne potrebbe invece porre in campo 450,000, e la Francia 360,000; in tutto 810,000; e questi secondo le organizzazioni già finite. L'Austria inoltre e la Francia possono formare nuovi corpi con nuove coscrizioni assai più celeremente della Russia, perché in Austria e in Francia i coscritti si riuniscono sotto le bandiere molto più facilmente che in Russia. Indi considerato tutto, risulterebbe dal confronto tra la fanteria della Russia da una parte, e quella dell’Austria e della Francia dall’altra, la proporzione da 2 a 3.
Questa proporzione è pure confermala dalla circostanza che la Russia conta in Europa da 50 a 60 milioni di abitanti; e l’Austria e la Francia più di 70 milioni. Nello stesso tempo è da osservarsi che l’imperatore delle Russie chiamando il popolo sotto le armi (almeno ai contini dei suo Impero) non potrà gran numero di soldati arruolare; mercecché con le già operate coscrizioni raccolse pressocché tutto quello che vi era da raccogliere; e pei prossimj anni non sarà probabilmente in grado di mantener l'esercito nell’attuale forza numerica.
Facendosi poi comparazione del valore degli eserciti, essa risulta parimenti non troppe favorevole alla Russia. Basta riflettere agli ultimi avvenimenti della guerra; questi sono ben più eloquenti di qualunque altra considerazione. Coraggio, abnegazione, patriotismo, perseveranza non mancarono certamente ai soldati ed uffiziali della Russia; ma difettoso ne fu l’armamento; il fuoco della fanteria fu quasi sempre uno sparare in aria; ebbero pochi bersaglieri; non seppero approfittar del terreno; la direzione perfino nei movimenti minori fu maldestra, e nello sviluppo di grandi masse fu pesante secondo vieti sistemi ed onninamente inefficace; sembra che l’esercito nulla abbia imparato dopo le guerre polacche del 1830 e del 1831.
D'altronde egli è cosa da tutti conosciuta che nelle guerresche evoluzioni i francesi si addimostrarono sempre superiori di molto ai russi. E chi ricorda le ultime guerre d'Italia e di Ungheria sa che gli austriaci non sono inferiori ai francesi. Quanto poi alla direzione superiore dei movimenti, e alla condotta d’imponenti corpi staccati, i quali nelle grandi battaglie recano sempre i colpi decisivi, l’esercito austriaco è certamente da preferirsi a tutti gli altri. Il generale Hess e lo stato maggiore da lui formalo, difficilmente troverebbero eguali, almeno nel presente stato delle cose.
Ora ben ponderando il tutto, ne segue la convinzione che la forza maggiore è dal lato dei nimici della Russia, e che se a questi si vogliano aggiugnere ancora le forze dell'Inghilterra, della Turchia e della Sardegna, si ha in loro una tal preponderanza che la impresa di una guerra contro la Russia non può dirai arrischiata, né dubbioso il suo esito.
La sera dei 2 e la matina dei 3 si tennero a Vienna nel ministero degli esteri conferenze fra il conte Buol e gli ambasciatori di Francia e d'Inghilterra, A quanto dicevasi, l'apertura solenne delle conferenze sarebbesi aggiornata, mercecché, con la sopravvenuta morte dell’imperatore Niccolò, mutavasi (cosi almeno si credea) la condizione delle cose e il principe Gortschakoff attendeva nuove instruzioni. Le quali però giunsero, secondo un dispaccio telegrafico dei 5 che annunzia avere l’imperatore Alessandro II confermati a Gortschakoff i pieni poteri, ordinandogli di mantenere l’attuale base. delle operazioni diplomatiche. Ma con tutto ciò le ultime notizie parlano che principiarono le conferenze confidenziali fra gli ambasciatori; non però si accenna se Gortschakoff vi abbia preso parte, né anche se siavi stato invitato l’ambasciatore prussiano Arnim. Dal complesso delle notizie rilevasi un ombroso procedimento nelle negoziazioni, e sembra che la Prussia non ne sia guari contenta; ché un dispaccio berlinese dell’8 ci avvisa essere imminente il r. chiamo di Arnim ambasciatore prussiano. Il qual fatto, se fosse vero, non indicherebbe (a parer nostro) quella buona intelligenza che vuolsi esista fra la Prussia, l’Austria e le Potenze occidentali sul proposito delle trattative per l’aggiustamento. E se la Prussia richiama, è è disposta a richiamare Arnim, è questo un argomento per credere che l'azione di Gortschakoff non sia veramente per trovare un modo onorevole ad accettare i punti delle garanzie. Cosi più probabile sarebbe l’altra notizia, la quale pretende che lord Russell siasi recato a Vienna unicamente per combinarvi, in modo definitivo, con Buol e Bourqueney un ultimatissimum da rimettersi a Gortschakoff. In tal caso gli è manifesto che tanto Arnim quanto Gortschakoff non dovrebbero essere intesi sulla redazione di questo ultimatissimum, che d’altronde, se pareasi proponibile a Niccolò che talvolta mostrossi inchinevole a conciliazione, non sembra molto opportuno per Alessandro, il quale esordisce il suo regno con un programma, che, a dir vero, non aspettavasi da coloro che da tanto tempo vagheggiarono le pacifiche intenzioni dei nuovo imperatore. Il Moniteur reca un sunto di esso programma, in cui lo czar dichiara «far voto di considerare come unico scopo di onore la patria, di adoperare ogni sforzo per man tenere la Russia al più alto grado di sua potenza e finalmente di compiere i desiderii e i disegni di Pietro I, di Caterina II, di Alessandro I e di Niccolò I suo angusto genitore! (26)a Noi quindi non sapremmo a che possano servire novelle proposizioni, con chi vuole attuare il projette dell’Impero universale idealo da Pietro I. Pure una languidissima speranza di componimento vuolsi avere nell’ordine mandato a Gortschakoff di mantenere l’attuale base delle operazioni diplomatiche. Ma quest’ordine messo a confronto col programma imperiale, altro per avventura non significherebbe che di andare un cotal po’ di più temporeggiando, almeno sino a tanto che la nuova leva prescritta dal defunto czar sia ultimata ed organizzata. Lord Clarendon ha detto che la morte dell'imperatore Niccolò non cangiò per nulla la situazione. E v’ha chi crede che siasi in più serie condizioni trasportata.
Il Times non trova logico il discorso fatto alla Camera dei Comuni a Londra da Bright, il quale crede che le conferenze viennesi possano avere per conseguenza un armistizio, indi la conclusione della pace. Ei dice: «La quistione non è quale effetto potranno avere le negoziazioni di Vienna sugli eventi della guerra, ma invece quale effetto gli eventi della guerra potranno avere sulle negoziazioni di Vienna. Si servirà più efficacemente alla causa della pace con una replica vigorosa delle operazioni militari che con una temporanea ed illusoria sospensione delle ostilità.»
Insomma, secondo il Times, la pace si avrebbe quando la parte vincitrice sarà in grado d'imporla alla parte vinta, perché questa si riconoscerà impotente a continuare la lotta.
Sabato 10 ci fu ritornata per la posta con anonime annotazioni una delle copie distribuite in Roma del nostro numero 27 del 6 marzo. Rispondiamo brevemente alle fatteci osservazioni.
Lo innominato censore, anzi tutto, querelasi dell'articolo relativo al primo annunzio della morte dello czar Niccolò. Egli avrebbe gradito che la novella si fosse da noi recata senza corredarla dei motivi di dubitazione. Ma potevamo noi darla in modo positivo ai nostri lettori, se la non era per anco officiale? E, se indi si fosse smentita come tante altre venute da fonti sicurissime, in qual modo ci saremmo giustificati con coloro, che solent nostras esse aliquid putare nugas appunto perché, senza spirito di parte, intendiamo pacatamente a scrivere la verità delle cose che si van succedendo? E poi, forse fu da noi negato il fatto? No. Soltanto sponemmo alcuni de' motivi, che ci faceano dubitare. E finora nessuno ha saputo dimostrare che i dedotti motivi mancavano di logico criterio.
Spiace al censore che sotto il titolo delle Varietà si sieno poste cose assai serie con ma indifferenza come se fossero state di niuno interesse. Ma invece dovea riflettere che messe quà e la nella Storia contemporanea non avrebbero avuto quella appariscenza, che ricevettero in un titolo speciale riunite.
Il censore ci rimprovera che noi abbiamo una passione invincibile, una smania di contraddire a quei giornalisti che dicono pur qualche cosa, mentre noi niente abbia| mo da comunicargli, è non lo vogliamo mettere a parte di quelle notizie che a noi non piacciono. Quanto alla prima parte della incriminazione: in noi non è passione, né smania di contraddire ai giornalisti, ma unicamente studio di appurare il nello delle notizie, giacché vogliamo compi, lare una sicura traccia per la storia, non tessere un romanzo; e quei giornalisti, che narrano cose inventate, dicono, gli è vero, qualche cosa, storielle però solite a narrarsi nelle notturne filande (cosi gentilmente lo anonimo qualifica le nostre parentesi sugli avvenimenti che si sviluppano) sono è le osservazioni che scoprono le favole, è i racconti favolosi che senza criterio si divulgano cotidianamente? Quanto alla seconda parte: quali sarebbero le notizie da noi occultate? Eppure noi potremmo recar non pochi esempi di essere stati i primi a pubblicarne molte interessantissime.
(continua)
Da parecchi giorni andavasi ripetendo che un grosso esercito russo, chi diceva di 30 mila, chi di 50 mila uomini, minacciava seriamente gl’inglesi ritiratisi verso Balaclava. Ma il Portafoglio Maltese se ne viene all'improvviso ad avvisarci che quel grosso esercito russo non c'è piu! E sentite com’ei narra questo terribile episodio della enigmatica guerra della Crimea. La notte del 21 febbraio il britannico generale Colin Campbell alla testa di 4 reggimenti scozzesi e di un reggimento delle guardie mosse ad un impetuoso attacco contro i russi che aveano occupate le alture di Balaclava, e il corpo d’armata russo fu disfatto!
Il Portafoglio afferma che i russi s'impadronirono delle alture di Balaclava onde celare agli alleati il colpo tentato ai 17 dal generale Luders contro Omer pascià in Eupatoria. Or che ha egli a fare Luder con l'assalto del 17? Le notizie officiali parlano soltanto di Kroff, di Chruleff a di Powloff, e nessuno ha mai pensato a far comparir in iscena Luders, che trovavasi in altre parti. Ciò sarebbe sufficiente a dimostrare quanto il Portafoglio sia bene informato delle cose che racconta. Ma evvi ancora qualche cosa di piu. Il generale Canrobert die' rapporto al suo governo di un combattimento avvenuto nella notte del 24 al 25. Noi non sappiamo intendere perché abbia passato sotto silenzio il combattimento della notte del 21; il quale avrebbe avuto in risultato la disfatta di un intero esercito nimico e forse il più pericoloso per gli occidentali. Finché il Portafoglio non ci dirà il motivo dei silenzio di Canrobert su di un fatto importantissimo per le armi alleate, noi ci permetteremo a di re che il Portafoglio vuole regalare una sua storiella alle notturne filatrici.
Il Portafoglio Maltese annunzia la recentissima distruzione operata dai francesi delle fortificazioni costruite dai russi intorno alla torre Malakoff, dopo un sanguinosissimo combattimento, nel quale i russi ebbero più di 59 cannoni inchiodati dal nimico e varie centinaia tra morti e feriti. Anteriori notizie positivamente ci assicurarono che i russi avean distrutto per motivi strategici la torre di Malakoff. Ora è egli presumibile che indi i russi abbiano costruite le fortificazioni, delle quali parla il Portafoglio, intorno a quella torre demolita?
Anche la Presse d'Orient ci favorisce (con qualche variante) la conferma del combattimento di Malakoff, che dicesi cominciato il 20 e terminato il 23 di febbraio. «L’urto delle truppe francesi (dice la Presse) comandate dal general Bosquet fu irresistibile, ma i russi opposero una energica resistenza! Dopo una zuffa terribile, i cannoni dei russi furono inchiodati e smontati, e i loro lavori vennero compiutamente distrutti da un battaglione di zuavi. I russi fecero cadere sugli assalitori una pioggia d’artiglieria, i loro vascelli non cessarono per un solo istante dal far a fuoco. Il secondo battaglione degli zuavi ha principalmente sofferto: diversi ufficiali rimasero uccisi è feriti. Il generale Mouet riportò cinque ferite. Finita l'opera di distruzione, le truppe francesi si ritirarono.»
Fra l’una e l’altra narrazione è qualche diversità. Ma, in qualunque modo, noi per non raccontare storielle, aspetteremo che ne parli Canrobert, il quale avrebbe potuto darne almeno un cenno coi dispaccio che annunziava la vittoria del 24.
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Menzikoff riferisce al suo governo che la notte del 21 al 22 i russi eressero un ridotto al fianco sinistro delle fortificazioni di Sebastopoli e in modo si pronto ed inaspettato che il nemico attaccò quel ridotto con forze considerevoli. Ma due reggimenti russi lo respinsero e gli fecero perdere 690 uomini. Aggiunge che ad Eupatoria sino al 26 nulla di nuovo era avvenuto.
Pare (Catt.) che re Vittorio Emmanuele farà un viaggio alla Spezia unicamente per alleviarsi da tante domestiche afflizioni, ond'è travagliato il suo animo.
In un grasso comune della provincia di Mondovi (secondo che fu scritto al Campanone) il sindaco convocò il Consiglio municipale e propose che si facesse una petizione collettiva a favore della legge per la soppressione dei conventi e per l'incameramento dei beni ecclesiastici Venti erano i congregati ed un solo stette dalla parte del sindaco; gli altri dichiararono unanime che fra i comandamenti del Decalogo vi ha pur quello di non rubare, e che in buona morale non solamente è reo chi ruba, ma quegli eziandio che aiuta o consiglia a rubare.
Ai 5 l’arciduchessa Elisabetta moglie dell'arciduca Carlo Ferdinando mise alla luce a Buda un figlio.
Alle ore 2 pomeridiane del 6 nella chiesa parrocchiale di Corte a Vienna si fece il solenne battesimo della primogenita dell'imperatore Francesco Giuseppe, alla quale furono imposti i nomi Sofia Federica Dorotea Maria Giuseppina.
Ordine d'armata: «Onde conservare nell'armata un eterno monumento alla gloriosa memoria di Sua Maestà il defunto imperatore Niccolò I di Russia, in grata ricordanza dell’appoggio prestato con nobile ed arnica sollecitudine a me ed al mio Impero in tempi di dure prove ed afflizioni, ordino che il reggimento dei corazzieri Num. 5, il quale porta il nome del defunto monarca, lo ritenga per sempre e che, durante il lutto ordinato per quattro settimane, sulle sue bandiere sia appeso il velo nero.
Vienna 3 marzo 1855.
Francesco Giuseppe.
La mattina del 4 il barone di Bruck fu ricevuto in una lunga udienza dall'imperatore.
Ai 5 arrivò a Vienna il barone Prokesch-Osten inviato presidiate austriaco presso la Dieta federale. La sera del medesimo giorno giungeavi l’arciduca Enrico proveniente da Gratz.
A mezzogiorno dei 6 lord John Russell ricevette una visita del principe Esterhazy.
Dicesi che Russell a Berlino abbia parlato alquanto categoricamente, pretendendo una dichiarazione franca della Prussia è a favore è contro degli alleati, escludendo espressamente ogni idea di neutralità. E si aggiunge che alla corte di Berlino domina la massima indecisione, accresciuta questa dalla sopravvenuta morte dello czar Niccolò.
Scrivesi da Stoccarda che il credito domandato dal governo alle Camera per mettere sul piede di guerra il contingente federale fu accordato dalla Camera dei deputati. Furono 71 i voti favorevoli, 14 i contrari. La Camera voto quindi ad unanimità di voti un indirizzo al governo del seguente tenore: «ad avviso della Camera, gl'interessi nazionali della Germania non sono assicurati con una neutralità armata, ma bensì con l’adesione alla politica proclamata dall'imperiale gabinetto austriaco.»
Alla piccola Borsa in Parigi, appena verso le ore 9 del 2 seppesi la notizia della morte dello czar Niccolò, fuvvi un rialzo enorme. Poco dopo, la rendita aumentò di 7 franchi; alle ore 11 della sera non vi erano più effetti da vendere. Milliaud e Mirés fecero grandi acquisti ed ebbero la fortuna ed il felice pensiero di vendere d’ora in ora sempre con utile. Alla Borsa non si era mai veduta una simile frenesia.
Qualche corrispondenza parigina dice che l'effetto immediate della morte improvvisa dell’imperatore Niccolò sarà in ogni caso la sospensione del viaggio dell'imperatore Napoleone in Crimea.
Si pretende che i carlisti vogliano differire l’attuazione dei loro disegni, mercecché la Francia assuma un altitudine favorevole al governo d'Isabella II (Espana). Furono internati a Lons-le-Saulnier i generali carlisti Mayores e Garcia, che stavano a Mariglia; a Brest il colonnello Soto che dimorava a Blois, e a Rethel il comandante Oscaritz che soggiornava a Perigueux. Ora si cercano i generali Arevalo e Marsal per confinarli a Gannat e Rendou. Borges fu arrestato e mandata a Vannes.
Si ha da Pietroburgo in data del 6 che «la dissoluzione troppo rapida del cadavere dell’imperatore Niccolò ne impedì la esposizione.» Eppure v’ha chi dice che anche i medici di Pietroburgo erano informati del nuovo antisettico del dottor Falconi medico romano. Se lo avessero adoperalo, sarebbesi certamente impedita la dissoluzione del cadavere.
Un dispaccio telegrafico da Pietroburgo annunzia che lo stato di salute della vedova imperatrice è soddisfacente.
Lo czar Alessandro chiamò per telegrafo a Pietroburgo il generale principe Paschewitsch governatore della Polonia. Ei da pochi giorni era tornato da Pietroburgo a Varsavia.
Anche il generale Rudiger fu chiamato a Pietroburgo dai nuovo imperatore.
Il reclutamento in Polonia, che doveva effettuarsi entro il mese di febbraio, fu differito sino ad ordini ulteriori. Il colera e il tifo infuriano a Varsavia, specialmente nelle contrade prossime alla Vistola.
Il partito panslavista tendente alla guerra ed all'ingrandimento della Russia va sempre più acquistando forza ed autorità. Ogni giorno gli crescono proseliti in tutte le classi della società. Esso desidera una guerra continentale per inalberare la bandiera del panslavismo.
Si pretende che la Turchia non ammetta lo sbarco di truppe piemontesi sul suolo ottomano, se prima il Piemonte non conchiuda un trattato di alleanza con essa. Si aggiunge però che agli ambasciatori di Francia e d’Inghilterra intervenuti per appianare la quistione il sultano abbia risposto che egli ammetterà la spedizione di truppe sarde sotto la condizione che il Piemonte rinunzii espressamente al diritto di prender parte ai congressi di pace in Vienna e ai consigli di guerra in Crimea.
Secondo una notizia in data di Bukarest l'marzo, un tremuoto ha distrutto Brussa, L’antica e bella capitale dell’Impero ottomano in Asia, e un 2000 persone morirono sotto le ruine. Ma d’onde passò la notizia pria di giungere a Bukarest? Certamente per Costantinopoli, indi traversò i Balcani e il Danubio. Se tutto questo giro polea contribuire a indurre qualche sospetto d’inverosimiglianza, notizie posteriori venute da Costantinopoli confermano in parte la grande sciagura.
I preparativi per la imminente spedizione inglese nel Baltico continuano. I volontarii per la flotta sono già 4000; quasi tutti servirono nella marineria reale è nella mercantile.
Sull'assalto dato il 17 febbraio da 25 mila russi ad Eupatoria, il governo francese ricevette il rapporto officiale, da cui risulta che dopo 6 ore (non più 4) di combattimento i russi lasciarono sul campo un 2000 feriti e un 500 morti.
I generali Niel e Pelissier visitarono le fortificazioni di Eupatoria e diedero ordini per la costruzione di nuove opere che la mettano in salvo da ulteriori attacchi dei russi.
Osten-Sacken ai 20 febbraio recavasi a Sebastopoli per assistere ad un consiglio di guerra e per esaminare, di ordine dell'imperatore, le opere fortificarie che muniscono la città. Quanto al consiglio di guerra, fu presieduto dai principe Menzikoff e vi erano presenti anche i granduchi Niccolò e Michele. Quanto alle opere fortificatorie, si riconobbero sufficienti, ma pur se ne ingiunsero delle altre. I lavori delle contromine erano abilmente eseguiti dai tenente colonnello Tolteben e dai capitano Menzikoff.
Menzikoff fu richiamato dalla Crimea per ordine di Niccolò. Il comando rimase provvisoriamente ad Osten-Sacken. Gortschakoff dicesi surrogato a Menzikoff in Crimea, e Luders a Gortschakoff in Bessarabia.
Parlasi di una nuova vittoria riportata dalle truppe francesi su i russi, i quali vennero ricacciati dalla loro trincee che circondano il forte della Quarantena. Più di 1000 russi furono messi fuori di combattimento; poche e insignificanti le perdite francesi. Attenderemo la conferma di questo fatto, che sarebbe di grandissima importanza.
Si costruiscono nel porto di Tolone otto scialuppa cannoniere che quanto prima saranno terminale ed armate per andare a raggiungere la squadra francese dei Mar Nero.
La decima divisione dell'esercito francese d’Oriente si compone del 47, 52 e 62 di fanteria di linea, non che del 73 e d'un altro reggimento; più di 2 batterie di artiglieria e di una compagnia del genio. Ebbe già l’ordine di partire. La undecima divisione dell'esercito orientale è formata dalla seconda divisione del campo di Sathonay e dei due antichi reggimenti dell'esercito di Parigi, cioè del 9 e del 32. Anche questa é pronta a mettersi in cammino. La cavalleria dell'esercito d'Oriente riceverà. pure il rinforzo del secondo e terzo reggimento dei cacciatori d’Affrica.
Dicesi scoperta a Cuba una congiura, il cui scopo era di uccidere il capitano generale Concha. Indi numerosi arresti. L’esercito spagnuolo di Cuba è aumentato di 3000 uomini.
Le notizie del Messico dipingono tristissima la posizione del generale Santanna. Ad onta degli enfatici suoi bullettini, sembra che la insurrezione diretta dai generale Alvarez sempre più acquisti terre no.
Nelle acque dell'Avana si erano veduti due vascelli da guerra inglesi.
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Ai 23 febbraio in Gottinga moriva Gauss uno dei più distinti matematici ed astronomi del nostro secolo.
Lo czar Niccolò I appena sali sul trono vide scoppiare una terribile rivoluzione mascheratasi col nome di Costantino di lui fratello, nella cui vece assunse il governo dell’Impero, rivoluzione che faceva manifestare tutta la energia del novello autocrate. Da che questa ribellione fu soffocata, la Russia seppe che i suoi destini erano nelle mani di un uomo straordinario. Quindi nessun sovrano moscovite riusci ad inspirare ai suoi sudditi un più fanatico attaccamento alla sua persona, ed è verissimo che Niccolò era accolto nel suo Impero, ovunque mostravaci, non altrimenti che un semideo (Times). Sembra impossibile che la vita di un uomo abbia potuto abbracciare i progetti di ingrandimento che furono da Niccolò attuati, e durasi fatica a comprendere come le sue conquiste abbiano potuto essere autorizzate dal silenzio della diplomazia europea. Nessun guerriero dei tempi moderni aggiunse tanto vasti territorii ai. suoi dominii. Considerandosi esecutore di un antico piano di monarchia universale credevasi destinato a compiere questa opera concepita dalla mente di Pietro I. Forse il timore di una prossima fine gli face abbandonare la sua solita prudenza, quando scatenò suite Potenze occidentali la guerra, in cui oggi sono impegnate. Pensò trovarle divise, ed invece le vide stringersi coi legami di fortissima alleanza. Ora è difficile prevedere le conseguenze della sua morte. Queste cose dice il Morning-Chronicle, cui nulla vogliamo aggiungere, parendoci abbia della quanto si conviene.
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Premettendo il Daily-News che la sorte del mondo non dipende dalla vita, né dalla morte di un uomo, conchiude che l'interesse europeo non chiese la morte dello czar Niccolò, ma la caduta di Sebastopoli; ché soltanto dopo la caduta di questa fortezza l’Inghilterra sarà soddisfatta. Logico invero l’interesse europeo che vuol rendere soddisfatta l’Inghilterra! Sarà forse in compenso dei benefizi ricevuti. Ma soddisfatta che sia l’Inghilterra, sarà egualmente soddisfatta la Russia? E il Daily-News si fa questa interrogazione. Come vi risponde? Che anche dopo la caduta (finora ipotetica) di Sebastopoli non potrà dirsi terminata la guerra. E noi siam di parere che allora comincierebbe veramente.
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Dice la Neue Manchner Zeitung sembrargli un buon augurio l’avvenimento al trono di Alessandro, perché questi è il più pacifico dei figli di Niccolò. E a corroborare una tal sua opinione, racconta che «Alessandro, prima che scoppiasse la guerra, una volta si prostrò per fino innanzi al padre per disporlo a risoluzioni più pacifiche!» I giornali poi raccontarono che Alessandro, dopo che la guerra scoppiò, applicossi assiduamente a dirigere le fortificazioni del Baltico e che non s'inginocchiò più innanzi al padre, come fece prima che la guerra scoppiasse, per supplicarlo a deporre le armi. Finalmente il Manifesto del nuovo imperatore dissipa ogni dubbiezza, e mette a terra ogni Meta speranza. Si proclama solennemente in esso che Alessandro non solo seguirà la politica del suo padre Niccolò, ma compirà eziandio gl’incessanti desiderii e intendimenti di Pietro I e Catarina II. A bene intendere questo programma, bisogna ricorrere alla storia. E la storia, quanto a Pietro I, ci assicura che ei credette porre le fondamenta di un Impero universale, e quanto a Catarina II, che ella ebbe sempre in vista una qualche occasione che aperto le avesse il sentiero di arrivare almeno sino a Costantinopoli. Stando le cose a questo modo, è mestieri conchiudere che un aggiustamento delle attuali differenze è probabile, ma non tanto quanto alcuni vorrebbero darci ad intendere.
Le posizioni degli eserciti belligeranti in Crimea nell'ultimo di febbraio erano queste. L’ala destra dell’armata di assedio presso le ruine d'Inkermann, ove trovavasi la II divisione inglese, fu rafforzata dalla VII divisione francese. Gli avamposti russi dalla valle di Baidar appo Kamara si ritirarono verso Karlowka e per tal modo si congiunsero col corpo principale russo acquartierato a Tschorguna. In seguito di ciò, gli inglesi concentrarono grandi forze intorno a Balaclava e la cavalleria greve di Lucan e gli alpigiani scozzesi di staziono nella vicinanza di Kadikoi ebbero rinforzi da squadre della prima divisione. Appena saran giunti i rinforzi francesi di recente spediti, subentrerà una nuova collocazione delle truppe alleate. Le forze russe intanto erano cosi disposte Liprandi stavasi a cavaliere della strada d’Inkermann, appoggiandone il centro a Tschorguna e l’ala sinistra nella valle di Baidar, mentre l’ala destra toccava il corpo di Osten-Sacken estendentesi da Inkermann sino al forte del nord. Sebastopoli aveva una guernigione di 40 mila uomini almeno, e Menzikoff agglomerava 20 mila uomini ne’ contorni di Baktschisserai per guarentire li, strada principale conducente a Perekop e per guardar altri punti minacciati. Eupatoria era osservala da tre divisioni incaricate di paralizzare ogni impresa della guernigione di quella città marittima. Credevasi non avere Omer pascià tali forze da potersi aprire una via verso la parte settentrionale di Sebastopoli, e d’altronde il solo possesso di Eupatoria non istimavasi sufficiente alle bisogne degli alleati occidentali.
Anche l'Osservatore Triestino, non sappiamo, se ad imitazione del Portafoglio Maltese, ha voluto darci contezza del combattimento presso Balaclava, riportandolo esso al 20, mentre il Portafoglio lo pone al 21 febbraio. E l'Osservatore dice che «il generale inglese Brown» (ma il Portafoglio afferma che fu il generale Colin Campbell) conduceva un distaccamento di truppe inglesi (cioè 4 reggimenti scozzesi e un reggimento delle guardie, secondo il Portafoglio) e trovò le alture dalla valle di Baidar sino a quella della Camera del tutto abbandonate dai russi, ma vide all'incontro sulle alture della Cernaia al fianco sinistro del generale Liprandi nnove fortificazioni erette di recente. Se si eccettuino alcune piccole scaramuccie, non ebbe luogo da quel lato alcun importante combattimento (e il Portafoglio sostiene che gl'inglesi di sfecero l'esercito russo). Presso il vecchio poule della Cernaia all'incontro s'impegnò una fiera battaglia tra francesi e russi rimpetto alle ruine d'Inkermann (il Portafoglio però non dice nulla dell'intervento de' francesi a quell'azione, e non potea dir nulla perché gli inglesi aveano precedentemente disfatto l'esercito nimco). Or come si operò e come fini quella fiera battaglia? L'Osservatore continua: «in quel combattimento n erano impegnati soltanto singoli distaccamenti di truppe d’ambo le parti, e i francesi si mantennero sulle alture presso Inkermann. Che si raccoglie da tutto ciò? Non si fa menzione né anche di un morto! neppure di un ferito! Avevamo adunque noi ragione a dire che bisogna aspettare il rapporto di Canrobert per sapere qualche cosa? E il rapporto non è ancora venuto. Indi ci asteniamo a recare come fatti positivi i racconti di contraddicentisi giornalisti.
Corsero a Parigi alcune voci sinistre' agli alleati che sono in Crimea, ma il Moniteur le dichiara prive di ogni fondamento. Ed aggiunge che fino al 4 nulla di nuovo in Crimea.
Il Moniteur pubblica un secondo avviso ai giornalisti inculcando loro ogni possibile circospezione nel dar luogo alle notizie della guerra non provenienti da fonte officiale. E noi siamo i primi ad uniformarci all’avviso del Moniteur.
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Il Morning-Herald dice potere positivamente affermare che l’imperatore Napoleone abbia fatto rimostranze contro la inchiesta mossa nelle Camere di Londra sulla condotta della guerra, dichiarando che se tale inchiesta verrà proseguita, gli eserciti delle due nazioni NON POTRANNO PIU' AGIRE INSIEME, quantunque agiscano entrambi per un medesima fine. Indi per soddisfare l’imperatore Napoleone e per non offendere le suscettibilità del popolo inglese, avrà luogo quanto prima lo scioglimento del Parlamento, e della inchiesta, che fece e fa tanto romore nel giornalismo europeo, non si terrà più proposito.
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V'ha chi assicura che le instruzioni del prussiano Wedell sieno ritardare quanto è più possibile le conferenze di Vienna: chiedere un trattato particolare per l’accessione della Prussia al protocollo del 25 dicembre: finalmente insistere per l’ammissione della Prussia alle conferenze viennesi. Non dicesi però se la corte delle Tuilleries abbia aderito a queste pretese domande.
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Il Times pubblica una lettera scritta dal dottor Granville fin di il 1854, nella quale esso Granville avvisava Palmerston della prossima morte dell'imperatore Niccolò, come una conseguenza delle condizioni della sua salute. Ma sarebbe stato meglio che la lettera si fosse pubblicata almeno un mese prima che fosse accaduta la morte. Le profezie dopo l'avvenimento possono farsi anche da quelli che non hanno i lumi del dottor Granville.
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«Ai 9 marzo (cosi l’Armonia) venne letta la sentenza agli accusati della insurrezione di Val d'Aosta avvenuta nei giorni 25, 27 e 28 dicembre del 1853. Nei giornali e nella Camera si fecero continue allusioni a quei fatti e con questi tentavansi giustificare draconiane misure contro i preti. Perfino Massimo d’Azeglio si lasciò dominare dalla coscienza artificiale dei partiti, e alcuni giorni fa, mentre la sentenza di questo memorando processo non era per anco pronunziata, osò ricordare a Roma il sedizioso movimento insinuando in certo modo che essa vi avesse avuto alcuna parte. Ma il processo provo la innocenza del clero e chiari che gli ecclesiastici repressero non già fomentarono la rivolta. Si conobbe che le cause della insurrezione furono la miseria e lo strazio che i tristi facevano della Religione. Tutti i preti furono assoluti, e neppur uno si trovò reo d'avere in qualche modo favorito è promosso la rivolta. Fra i laici imputali, una parte ottenne pure piena assoluzione, un'altra fu dichiarata abbastanza punita col carcere sofferto; una terza fu condannata a pena moderatissima. Questa sentenza è d’una magistratura che, a dir vero, non s’era per l’innanzi mostrata guari proclive al clero. Perché gl’imputati fossero rimandati e assoluti, ben ci volte la più evidente prova della loro innocenza; e questa prova si riconobbe ancora dai giudici che forse erano più disposti a condannare che ad assolvere.
Il ministero della guerra diramò nna circolare sottoscritta dal conte Cavour, con la quale i comandanti militari delle diverse provincie dello Stato sono invitali a notificare a tutti gli uffiziali, bassi uffiziali e soldati trovantisi io licenza che non più tardi del primo del prossimo aprile debbino trovarsi presenti al proprio corpo, mercecché il paese è in istato di guerra in seguito del trattato di alleanza e della dichiarazione delle ostilità (It. e Pop.). Il ministro degli affari esteri inglese trasmise ai suoi agenti all’estero una Circolare per avvertirli di estendere ai sudditi sardi e più specialmente alla marineria sarda l’assistenza che al cominciare della guerra ebbero ordine di prestare ai sudditi francesi.
Si afferma (Arm.) che 367 capi di bottega di Mode, Savona, Mortara ed altri paesi si richiamarono alla Camera dei deputati contro la esorbitanza delle imposte e contro la ingiusta distribuzione. In Arola, cosi è detto, scoppiarono tumulti a cagione della percezione delle nuove imposte.
Ai 2 l’imperatore Napoleone trovantesi a Boulogne, dopo un pranzo dato agli uffiziali superiori, comunicò loro la morte dell'imperatore Niccolò. Pochi istanti dopo la notizia divulgossi per tutta la città. La mattina del 3 lord Clarendon da Londra era arrivalo a Boulogne per conferire con l’imperatore.
Billault ministro dell'interno ricevette il dispaccio della morte di Niccolò quasi all'ora di pranzo del 2; e corse subito alle Tuilleries per darne avviso alla imperatrice, la quale vedendo il ministro in quel momento insolito gli disse: Serait-il arrivé quelque cose à Louis? E Billault durò fatica a persuaderla che il grande avvenimento non la colpiva nelle sue affezioni.
A Parigi ne’ circoli, che tengono dietro a qualunque avvenimento di corte per dargli spiegazioni di politica importanza, si applicarono le più svariale conghietture all’ordine imperiale che contraddisse il concerto, il quale era stabilito alle Tuilleries pel giorno 8. Chi ne attribui la causa a notizie venute dalla Crimea: chi ad avviso di non far mostra di letizia, stante la morte dello imperatore di Russia.
Il prefetto di polizia a Parigi vietò qualunque diffusione di scritti e stampe sulla morte dello czar Niccolò.
La principessa Matilde congiunta dal lato materne alla famiglia imperiale di Russia assunse il tutto per la morte dello czar Niccolò.
La sera del 12 il generale Lamarmora tornava da Londra a Parigi.
Fine al giorno 8 il ministero belga non era ricostituito. Delfosse rinunziò all’onore di ricomporlo. Dicesi che il deputato Tesch sarebbesi chiamato a procurare una nuova combinazione ministeriale.
Temesi a Madrid una scissura tra le Cortès e il governo nell’affare del prestito.
Ai 10 mori a Trieste Don Carlos infante di Spagna. Gli affari dei montemolinisti prendono cattiva piega. Nelle Alude furono arrestati i carlisti Don Euschio Larida colonnello, e i capitani Don Miguel uvreza e Don Favier Vergorra; cosi ancora un Ramon Austriacio e un Utriza. Il generale di brigata carlista Villa-Sante fu internato a Mezieres, Ibarzabal a Re ms, Moreno a Dunkerque, Olivares a Verdun; Oscaritz sarà espulso di Francia; Elio è a Parigi; Don Juan e Cabrera sono a Londra.
Si ha da Copenaga che il re sia gravemente infermo, anzi che i sintomi sieno assai pericolosi.
Ai 7 il barone de Bruck ebbe una lunghissima udienza dall'imperatore. Il giorno innanzi il conte Buol, e gli ambasciatori Bourqueney e Westmoreland, non che Lord Russell tennero una conferenza, alla quale intervenne anche Prokeseb Osten.
Il consigliere dell’Impero austriaco conte Zichy ai 2 marzo arrivava a Varsavia, dove ebbe una lunga conferenza con Paschiewitsch.
Quando l’imperatore Niccolò ammalava non trovavasi dei suoi figli a Pietroburgo che il granduca Alessandro primogenito. Il granduca Costantino fuvvi chiamato per telegrafo e giunsevi che il suo padre era tuttavia vivo. L’imperatore Niccolò alla presenza di Costantino depose il governo nelle mani di Alessandro, e Costantino promise con giuramento di voler essere il primo suddito del fratello imperatore. Indi sparsasi la notizia della morte di Niccolò, gli alti dignitarii dell’Impero corsero subitamente a Corte alleggiati a profondo dolore. Il granduca successore dichiarò innanzi ai Ministri e agli Stati di assumere il governo come imperatore Alessandro II; e da tutti imperatore fu proclamato. Ai 2, giorno della morte di Niccolò, Alessandro ricevette l’omaggio degli Stati e dei grandi uffiziali militari a Pietroburgo, poscia presiedette un consiglio di ministri, in cui lu deliberato di non interrompere il corso degli avvenimenti guerreschi.
I generali Grunewald e Lieven saranno incaricati di portare alle Corti di Vienna e di Berlino la. notificazione dell’avvenimento al trono di Alessandro II.
Si crede ultimata la quistione turco-sabauda. Dicesi che la dichiarazione di guerra della Russia alla Sardegna ha specialmente contribuito a sciogliere la vertenza.
Sembra dadovvero che la quistione turco-sabauda siasi combinata, imperocché notizie positive recano che a Balaclava sono presso che ultimati i lavori di un ospedale succursale per le truppe piemontesi, e i lavori del loro ospedale principale a Costantinopoli sono in sul punto di essere incominciati.
Non ostante la inibizione del governatore di Trebisonda, 17 ragazzi comperati in Circassa si voleano trasportare a Costantinopoli per esser quivi venduti. Il serraschiere di Batum riusci a impossessarsi dei medesimi e ordinò la immediata restituzione di queste infelici creature ai loro genitori e parenti.
L’ultimo proclama dello czar Niccolò, che fu letto al pubblico dai pulpiti delle chiese fece in Polonia una profondissima impressione massime sulla popolazione del contado e diede luogo alle più strane vociferazioni. Cosi, per esempio, corse subito la voce che già i francesi erano arrivali a Cracovia e che stavano per entrare sul territorio russe unitamente agli austriaci; altra voce divulgavasi che la maggior parte delle truppe russe era perita nelle battaglie e che i contadini erano chiamati a riempiere le lagune lasciale nei diversi reggimenti. In generale il proclama non fu bene accollo; il popolo non ha inclinazione per la vita militare, ed avendo male interpretato il senso del Manifesto, terne di essere costretto a prender le armi. il governo conosce assai bene queste ritrosie del popolo polacco, ed ordinò per conseguenza l’armamento soltanto nei bassi governamenti russi. Egli è un fatto che più i paesi sono lontani dal teatro della guerra e più vi si sviluppa un entusiasmo guerriero, e questo è grandissimo nei paesi attorno a Mosca, come lo provano i molti indirizzi fatti al governo e le ingentissime offerte pecuniarie. Ma le altre provincie (per lo più paesi conquistati) minacciate per la loro posizione dai flagelli della guerra attendono l'avvenire con animo trepidante. Le classi colte poi considerano il Proclama meglio un atto diplomatico che una misura per lo immediato aumento delle forze armate; imperocché non ordina una leva in massa, o un armamento generale del popolo, come credono taluni specialmente all’estero. Questa non è che una forma di reclutamento, secondo la quale vengono levate 23 reclute sopra mille anime per formare una specie di milizia dell’Impero. Ogni recluta dee procacciarsi coi suoi proprii mezzi l’uniforme e riceve il soldo e il vitto dalla cassa di guerra è dalle contribuzioni dei nobili dei rispettivo governamento, finché rimane entro i confini della sua provincia e si occupa in esercizi militari. Quella parte poi delle milizia che viene mobilizzata ed impiegala fuori della propria provincia é incorporata alle truppe di linea e riguardata siccome milizia regolare, la quale si distingue soltanto per l’uniforme e per la barba intera che al gregario si permette di portare. Il secondo scopo del Manifeste è d'instruire il popolo nei governamenti guerreschi al mestiere delle armi, onde avere in tal guisa ad ogni occorrenza individui abili al servizio. Il reste della milizia rimane a' casa e si adoprerà unicamente nel caso che il nimico passasse il Dnieper e la Drwina è si avanzasse sino ai confini delle rispettive provincie.
Gli armamenti in Polonia (Triest. Zeit.) prendono dimensioni enormi. Fra poche settimane il grande impero russo avrà l’aspetto di uno sterminato campo militare. In Polonia però non si pensa ad armare la milizia nazionale; bensì vi è avviata una nuova coscrizione. La desolazione è al colmo; parecchie famiglie rimangono senza alcun individuo di sesso maschile.
Si pretende (Patrie) che il generale Tutrchek sia nominato governatore in luogo di Rudiger il quale fu chiamato a Pietroburgo, dove gli sarà conferilo il comando generale delle guardie (Corr. It.).
Un dispaccio pietroburghese dice che il principe Menzikoff richiamato dalla Crimea domandò la sua dimissione per motivi di salute; che quindi Osten-Sacken ebbe il comando nella Crimea e Gortschakoff il comando in capo.
Si pretende sapere che la presenza dei granduchi Niccolò e Michele in Crimea non desse a Menzikoff quella libertà d’azione ch’ei desiderava. Dicesi pure che la opinione dei granduchi nei consigli di guerra non si trovasse sempre d'accordo con quelle di Menzikoff.
Per urgente domanda fatta dai comandanti dell’esercito alleato in Crimea, la Sublime Porta fin dagli ultimi di febbraio ordinava l’immediato invio ad Eupatoria e Balaclava di tutte le sue forze belligeranti disponibili da Costantinopoli e da Varna.
É partita per la Crimea la batteria di artiglieria che era di guernigione a Nantes.
Il conte di Cadigan tornerà in Crimea come comandante in capo della cavalleria in surrogazione dei richiamato conte di Lucan.
CAFRERIA
I giornali dei Capo di Buona Speranza annunziano che sulla frontiera orientale temevasi un prossimo movimento degl’indigeni. E lord Grey annunzio alle Camere di Londra che nel paese dei Cafri scoppiò una sollevazione, la quale venne sollecitamente repressa.
Si conferma la notizia che l'ammiraglio francese dichiarò la città di Schangai in istato di assedio. Dicesi che egli avesse chiesto ai Capi della città la demolizione di una batteria e, non venendo eseguita la sua dimanda, che mano due giorni dopo a distruggerla, il che occasionò un conflitto, durante il quale il bastimento francese cannoneggiò la città. Molti marinai scesero indi a terra e inchiodarono 20 cannoni nimici, ma i cinesi nun si addimostravano disposti alla sottomissione. I ribelli tien-tesi appiccarono il fuoco alla città di Fuhshan emporio dei commercio nella Cina meridionale, ed uccisero gran quantità di gente d’ambo i sessi. Molte famiglie fuhshanesi rifuggirono a Canton nella più deplorabile miseria.
Fra i russi di Tiflis si era sparsa la voce della morte di Sciamil, come fra i turchi di Costantinopoli si era sparsa la voce della morte dei granduca Michele.
Parlasi in Francia di una nuova composizione metallica, cui fu imposte il nome di Oreide, ed è ai esteriormente come interiormente simile all’oro io guisa da non poternela distinguere se non da espertissimi nell’arte. Già parecchie botteghe da caffè hanno cucchiai e vasellami di Oreide. Un cucchiaio da minestra non costa più di un franco.
dell’imp. reg. governo austriaco ai suoi ambasciatori presso le diverse Corti tedesche.
Vienna 16 febbraio 1855.
Dopo la nostra anteriore comunicazione l'E. V. non avrà dubitato, che la decisione federale dell’8 corrente, in forza della quale i contingenti principali della Confederazione doveano essere messi sul piede di guerra in modo da potere entrare in campo, entro quindici giorni dopo il rispettivo ordine, verrebbe accolta con soddisfazione dall'imperiale governo. In fatti in questa decisione. ravvisiamo un avvenimento di molta entità, non fosse altro pel semplice motivo, che è stata con la medesima evitata una scissura, che minacciava provocare la quistione dei preparativi militari della Confederazione alemanna. Fatte le considerazioni richieste dallo stato attuale delle cose la decisione considerasi in sé e per sé ci sembra pure corrispondere pienamente al bisogno indispensabile che l’esercite federale sia sempre pronto di prendere una posizione strategica senza perdita di tempo. Ê vero che noi non abbiamo potuto aderire ai motivi sui quali basarono la loro proposta i comitali riuniti dell'assembla federale. Ognuno comprenderà però che noi da canto nostro non potevano far apparire la nostra adesione alle Potenze occidentali come uni dimostrazione fatta contro tutte due le parti, ma anche la Confederazione, che in questo riguardo non sta esclusivamente sulla base dell'atto federale, ma eziandio su quella dell'alleanza offensiva e difensiva del 20 aprile e delle decisioni annessevi, han preso, secondo noi, una posizione troppo decisa per poter derivare il motivo della misura presa, dal minaccioso aspetto degli affari europei. Del resto crediamo poter confidare che quelle considerazioni, a; nostri occhi insufficienti, troveranno un emendamento nello stato legale e reale della quistione e nominatamente nella natura dei rapporti colle potenze con le quali siamo alleati mercé di un solenne trattato.
V. E. vorrà dirigere il suo linguaggio intorno questa decisione secondo le presenti istruzioni. La istantanea e possibilmente vigorosa esecuzione di questa decisione apparisce ora certamente un impegno d’onore per la Germania, e noi nutriamo ferma speranza che tutti i governi della Confederazione saranno animati dallo stesso zelo nel dare da canto loro vigore alla votata misura, e contribuiranno colla loro prestazione affinché lo statuto militare della Germania si dimostri in questo riguardo opportuno e corrispondente alla missione della Confederazione siccome a quella di grande potenza unita.
Quanto riguarda l’Austria, S. M. l’imperatore ha trovato di disporre che entro quindici giorni, termine fissato ai singoli governi per dar parte della misure prose, sia dato all’assemblea federale il prospetto dello stato di tutta l’armata trovantesi sul piede di guerra sollo il comando dell'imperiale generale di artiglieria barone de Mess, e sia provato con ciò che fu fatto più di quanto si esigeva. Non ci sembra necessario di esternare la nostra persuasione che la totale insussistenza della proposta fatto colla votazione separala del regio plenipotenziario militare prussiano ma non appoggiala da nessuna parte, giusta la quale i contingenti doveano porsi sul piede di guerra entro i confini federali, non sarà sfuggita ai governi federali tedeschi, giacché quella proposta disconosce pienamente che la decisione federale d'adesso non è che una conseguenza delle anteriori decisioni giusta le quali la difensiva comune che la Confederazione ha assunto per la custodia degl’interessi della Germania in vista della minacciosa posizione politica, deve comprendere non solo il territorio federale ma eziandio i territorii del; l’Austria e della Prussia e perfino la nostra posizione nei Principati danubiani.
V. E. potrà comunicare confidenzialmente a... la presente risoluzione.
Aggradite etc.
BUOL
I cattolici inglesi, che sono in Roma, nei giorni 11, 15 e 16 celebrarono un solenne triduo nella chiesa del Gesù in onor, e dello Immacolato Concepimento della Vergine Madre di Dio. Le Messe del primo e secondo giorno poste in musica dal maestro Pietro Terziani furono successivamente pontificale da monsignor Polding arcivescovo di Sidney nella Australia e da monsignor Walsh arcivescovo di Halifax nella Nuova Scozia; quella del terzo (applaudita musica del maestro della Cappella Vaticana Salvatore Meluzzi) fu pontificata da monsignor Cullen arcivescovo di Dublino. Nelle funzioni vespertine si fece la esposizione del VENERABILE e la benedizione del SS. SAGRAMENTO si die’ per mezzo degli eminentissimi cardinali Ferretti nel primo, Altieri nel secondo e Patrizi nel terzo giorno. L'affluenza del popolo devoto fu sempre cosi straordinaria, che la vastissima chiesa non potè contenere tutti gli accorrenti. Una luminaria, cui altra eguale si è raramente veduta, adornava il tempio; ammirabile non meno per la copia e ricchezza delle faci che per la eleganza della disposizione. Lo sguardo smarrivasi in un. incantevole oceano di luce senza pu ito rimanerne è stanco è confuso. Al di fuori sopra la porta maggiore del tempio leggevasi questa epigrafe:
MARIA 0 DOMINA NOSTRA
CIVES MAGNAE BRITANNIAE ET HIBERNIAE
TUA HAC IN URBE QUI NVNC DECIMUS
AD FARNESIANUN HOC DEI IESU TEMPLUM
GRATULATIONES TIBI IN TRIDUUM EXIBEMUS
OB CONCEPTIONIS IMMACULATAE LAUDEM
TIBI A PIO IX PONT. MAX. ADDITAM SANCITAM
SIMUL ROGAMUS PER TE UTI CIVES BELLAVI NOSTRI
CATHOLICAE FIDEI VINCULO CONIUNCTI OMNES
ET TE UNO ANIMO UNO ORE NOBISCUM COMMENDENT
ET PIUM IX DEI IESU VICES GERENTEM EXAUDIANT
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Un dispaccio telegrafico annunzia che l'apertura delle conferenze viennesi per la pace era stabilità pel dì 11. Or che ne verrà? Prima della apertura speravasi una soluzione pacifica, e, dopo la apertura, secondo un altro contemporaneo dispaccio «corre voce che sperasi una pacifica soluzione». Adunque né anche più è certo che si spera!
La morte dello imperatore Niccolò (scrive il semiufficiale Pays) non può cambiare essenzialmente la pu litica della Russia siccome non può cambiare la politica del diritto europeo. La politica dell’Europa, per la quale con energia e disinteresse combattono le Potenze occidentali, non dipendette mai da un sol uòmo per quanto grande vogliasi la sua influenza. La lotta originavasi da una situazione non anco mutata, la lotta adunque durerà sino a che durerà questa situazione. Lo imperatore Niccolò mettea la scintilla che produsse l’incendio, ma gli elementi infiammabili esistevano, pria di lui, nella politica tradizionale degli czari, che sempre ha minacciato l'avvenire e l’equilibrio dell’Europa. Fortunatamente le circostanze permisero che la missione di Menzikoff a Costantinopoli mostrasse alle società moderne, i pericoli che lor soprastanno, mettendo la civilizzazione in guardia contro una nuova nordica irruzione Or questi pericoli furono forse rimossi dalla morte di Niccolò? Nò, assolutamente nò! La pace europea non può ristabilirsi che con positivi trattati. Come ieri cosi oggi ciò che può soltanto assicurare la quiete agli Stati di Europa è la solenne conferma e la leale e piena osservanza delle quattro garanzie come fondamentale condizione della pace. Come ieri cosi oggi la tranquillità di Europa richiede che la sovranità del sultano sia tutelata contro gli attacchi della Russia e che la navigazione del Mar Nero non sia l’esclusivo privilegio di una sola Potenza: Potenza alla quale debb'essere impedito di tener pronte le sue flotte in imprendibili fortezze e non aspettanti che il momento opportuno per avventarsi contro Costantinopoli, minacciando l'avvenire di Europa. Questa perciò esige che la navigazione sul Danubio sia libera e le bocche di quel Ruine sieno sgombre d’ogni pericolo ed impedimento; che le provincie danubiane cessino alla fine di tiare sotto l’incomodo protettorato della Russia, e che mediante l’intervento europeo si elevi un muro divisorio fra l’ambizione moscovita e l’Impero ottomano. Tali questioni, tali difficoltà sussistono anche oggi. La morte di Niccolò non isciolso alcuno di quei problemi, che in Vienna al tavolo verde delle conferenze e in Crimea sotto le mura di Sebastopoli saranno trattati. E pure chi non comprende che sino a che la lor soluzione sia dubbia, il diritto di Europa non può esser soddisfatto, e l’Occidente non può ritrarsi dalle sue ragionevoli esigenze? Indi alle Potenze occidentali non si posson chiedere né concessioni né sagrifizi. Il minimum di lor pretese è noto; elleno non possono diminuirle di più senza compromettere gl’importanti interessi, dei quali sono e le rappresentanti e le proteggitrici. È dovere della Russia di riconoscere finalmente che falsa è la via da lei sinora calcata. La Russia prendendo, con sincero pentimento, in considerazione i desideri di tutta Europa, può risparmiare al genere umano la continuazione della sanguinosa lotta, in cui si sprecan tante forze, che potrebbero essere utilmente impiegate nei lavori della pace, e nei progressi della civilizzazione.
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Il Times è d’avviso che il proclama dell'imperatore Alessandro II sia un documento che fa intendere le disposizioni belligere della Russia. Grande scoperta invero dell’articolista britannico! Certo voleaci un grande ingegno per conoscere che ove si voglian compiere i disegni di Pietro I e di Catarina II, è necessario di avere disposizioni a continuare la guerra principiata dallo czar Niccolò. Il Corriere Italiano poi dice che «se quel manifesto rivela realmente l’intimo pensiero della politica di Alessandro II, questi avrebbe il merito di superare in franchezza il linguaggio tenuto dai defunto suo genitore, e le doppiezze e le titubanza sarebbero giunte al foro termine. Ciascun sa quali sieno i disegni della politica, che cominciando da Pietro I fu seguita costantemente dagl’imperatori che gli successero, politica che tende a dominare col possesso del Bosforo l’Europa». Dopo ciò il Corriere consolasi riflettendo che «i risultati ottenuti dalle armi russe sino ad oggi provano a sufficienza che più facile è proclamare una missione e dichiararsi ligi alla politica di Pietro il Grande, che di condurre a termine disegni, la cui realizzazione, con l’avvedutezza dei governi attuali, è vera follia di sperare.»
Noi né condanneremo, né abbraccieremo il vaticinio del Corriere perché la storia può parlare delle cose passate e presenti; delle future non mai. Ma consideriamo che Alessandro II non avrebbe dichiarato di compiere i disegni di Pietro I se non avesse pr;a ben misurate le sue forze. Al piu, al piu, il Corriere avrebbe dovuto dimostrare che lo czar novello abbia errato nei suoi calcoli. Siam però di parere che assai malagevole incarico assumerebbe quel giornalista che imprendesse a fare una simile dimostrazione.
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Il Parlamento inglese nella seduta dell'8 si occupò della Commissione d'inchiesta sugli affari della guerra in Crimea, e la Camera dei Comuni domandò a quella dei Lordi l’autorizzazione di citare e far comparire innanzi alla Commissione medesima il duca di Cambridge, il conte di Lucan, il conte di Cardigan e lord Harding. L’affare adunque vuol trattarsi con tutta la serietà. Le conseguenze potrebbero essere di gravissima importanza. Gli assennati ne preveggono una vergogne e uno scandalo nazionale. A rimuovere pertanto si lo scandalo come la vergogna, il Morning-Herald assicurò positivamente che l’imperatore Napoleone minacciò perfino la rottura della alleanza anglo-gallica ove la inchiesta sia proseguita, ma il Sun afferma esser pienamente erronea la voce delle minaccie napoleoniche contro le operazioni del Comitato d'inchiesta. Avendo però il Morning-Herald parlato contemporaneamente in modo si esplicito e chiaro e senza alcuna, benché minima riserva, par che qualche cosa dovrebb’esserci veramente, e forse l'aristocrazia britannica è nel caso di dovere invocare l'intervento di una protesta dell'imperatore dei francesi. per allontanare lo scoppio di una crise, che troppo inanimerebbe l'elemento democratico, il quale va serpeggiando in Inghilterra e per mazzo del giornalismo già manifesta sovversive pretensioni.
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I giornali inglesi pubblicano un ben lungo dispaccio di Raglan del 24 febbraio, in cui nulla si dice del combattimento che l’Osservatore Triestino afferma avvenuto il 20, né dell’altro che, secondo il Portafoglio Maltese, ebbe luogo il 21 con la disfatta dell'esercito di Liprandi. Oltre il silenzio di Canrobert su questi pretesi fatti d'arme or dunque abbiamo anche il silenzio di Raglan; quindi sempre più ci confermiamo nella opinione di riguardare siccome favolosi i racconti dell'Osservatore e del Portafoglio su questo proposito.
Cinquanta e più individui, ora dichiarati innocenti vennero tenuti per meglio di un anno in prigione a motivo dei movimenti di Val d'Aosta. È aperta nello uffizio della Armonia in Torino una soscrizione di offerte volontarie onde riparare in qualche modo i danni sofferti da quegli innocenti, che per tanto tempo dovettero abbandonare i propri figli, i propri poderi e andar privi di quelle rendite che si procacciavano col lavoro delle proprie mani.
L’austriaco ministro del commercio Toggenburg a di 8 ebbe una lunga conferenza con De Bruck nuovo ministro delle finanze.
Mentre a Londra si muovono querimonie per la prolungata assenza di Russell nuovo ministro delle colonie, si sa che ai 9 la consorte di Russell raggiunse il suo marito a Vienna, la qual circostanza fa credere che ei vi si interverrà più tempo di quanto supposerasi da principio.
Le divergenze fra la Prussia e l’Austria (Arm.) invece di dare speranza di conciliazione sembrano farsi giornalmente più gravi. Una Nota austriaca del 28 febbraio, alludendo ad una precedente del 26, colpisce con parole risentite la politica che la Prussia cerca di far prevalere nella Confederazione alemanna.
Si assicura che il principe Federico di Wurtemberg sarà il comandante supremo dell'ottavo corpo dell’esercito federale.
Accreditavasi ultimamente di nuovo la voce della partenza dello imperatore per la Crimea. Alcuni ne prenunziavano perfino il giorno.
Oersted e Tillisch membri dell'antecedente ministero danese si rifiutarono di dare i richiesti schiarimenti sulle spese addizionali incontrati nel 1854. Oerdted sostiene non avere alcun motivo di fornire simili schiarimenti; Tiflisch di non poterli dare perché quando quelle spese furono decretate egli non era ministro. Bille poi, Hausen, Bluhme e Sponneck altri membri del disciolto ministero dissero esser pronti a dare qualunque spiegazione, ma se ciò avvenisse innanzi a tutto il Thing ne deriverebbe danno e pericolo per lo Stato. Indi chiesero di fare le opportune comunicazioni ad un apposito Comitato. Il quale, dopo lunga discussione, fu nominato, e componesi dei 25 più decisi oppositori del ministero passato. Si é pertanto io aspettativa di gravissime rivelazioni.
Noi Alessandro II imperatore ed autocrate di tutte le Russie facciamo noto a tutti i nostri fedeli sudditi: Piacque al Signore negli impescrutabili suoi giudizii di colpire noi tutti con una non meno inaspettate che terribile sciagura. Il nostro amatissimo padre, signore ed imperatore Nicolai Pawlowitez moriva oggi 2 marzo, dopo una breve ma grave malattia, la quale si è sviluppata negli ultimi giorni con celerità incredibile. Non havvi parola che possa esprimere il nostro dolore, ch’é pure il dolore di tutti i nostri sudditi fedeli. Mentre ci inchiniamo dinnanzi ai misteriosi voleri della divina Provvidenza, noi cerchiamo soltanto in es$a il nostro conforto e soltanto da essa attendiamo che ci dia la forza di portare il peso impostoci dalla volontà sua. Come il carissimo padre nostro, da noi compianto, dedicava tutti i suoi sforzi, tutte le ore di sua vita alle cure pei benessere dei suoi sudditi, cosi noi pure, in questa triste e solenne ora, mentre ascendiamo l’ereditato trono dell’Impero russo e del regno di Polonia, indivisibile da esso, non che del granprincipato di Finlandia, giuriamo innanzi a Dio invisibile e dovunque presente di tener sempre avanti agli occhi nostri, quale unica nostra meta, la prosperità della nostra patria. Ë voglia cosi la Provvidenza che ci elesse a questa grande missione, dirigerci e proteggerci, onde mantener la Russia al più alto grado di potenza e di gloria, e perché da noi si compiano gli incessanti desiderii ed intendimenti dei nostri più eccelsi antenati, Pietro, Catarina, Alessandro e del benedetto né dimenticabile nostro padre. Lo sperimentato zelo dei nostri amati sudditi, le loro fervide preghiere unità alle nostre innanzi agli altari dell’Altissimo saranno il nostro appoggio. Noi a ciò gli esortiamo, mentre gli ordiniamo contemporaneamente di prestare il giuramento di fedeltà a noi ed al nostro erede al trono Sua Imperiale Altezza Cesarcvicz gran principe Nicolai Alessandrowicz. Dato a Pietroburgo li 2 marzo 1855 anno primo del Nostro Impero.
ALESSANDRO
Si annunzia che ai 27 b flotta inglese del Baltico si riunirà a Spitehad, la cui rada già è coperta da bastimenti.
Grande attività domina in tutta la Russia per la esecuzione della leva. La guardia interna dello Impero, e le milizie confinarie e forestali verranno sollecitamente messe sul piede di guerra.
Un ukase dello czar Alessandro dispone che l’aiutante generale Amicnkoff, governatore generale della Nuova Russia e Bessarabia, sia rappresentato in Odessa da sostituti provvisori, giacché l’imperatore gli diede ordini speciali per le provincie dichiarate in istato di guerra ed occupate dall’armata del mezzogiorno e dalle truppe tauriche.
Ai 28 febbraio furono scambiate a Londra le ratifiche di due convenzioni tra l’Inghilterra e la Francia. La prima di esse convenzioni è relativa agli approvvigionamenti dell'esercito turco; e la Francia e l’Inghilterra se ne incaricano per parti eguali. La seconda riguarda la linea telegrafica da stabilirsi da Varna a Bukarest per Sciumla, Silistria e Rustsciuk; la spesa sarà fatta per una metà dalla Francia e per l’altra metà dall’Inghilterra; ma l’impianto e l’esercizio della linea telegrafica sono affidati al governo francese.
Alle notizie già date sulla battaglia di Eupatoria, nella quale trenta battaglioni ottomani comandati da Omer pascià respinsero circa 40,000 russi aggressori, ’dobbiamo aggiungere quest’altra. L’ala sinistra dell armata di Omer pascià capitanala dal generale Selim pascià prese alle spalle l’ala diritta dei russi capitanala dal generale Sikkjedidoff, e questa non potendo resistere all’impeto ottomano ripiegossi verso il centra, dove operava la brigata delle guardie comandata dal generale Ghiotoff è Kotoff, sulla quale vomitavano la morte ben 24 cannoni turchi posti nei trincieramenti. Ghiotoff vuolsi gravemente ferito. Morto Sikjedidoff, assunse il comando dell’ala diritta il generale Amoff, e 7 battaglioni arabi l’attaccarono alla baionetta, per modo che riunendosi essa alla riserva non valse a coprire sufficientemente la ritirata degli altri corpi russi.
Notizie da Costantinopoli annunziano che in un consiglio di guerra i generali alleati decisero che le imminenti loro operazioni saranno di attaccar prima il corpo russo stazionato fuori di Sebastopoli e di circondare poi la fortezza. In altri termini; la fortezza non potrà essere aggredita se prima non levisi l’ostacolo dell'esercito che la garantisce al di fuori. E a risolver questo voleaci un consiglio di guerra? È una notizia del Corriere Italiano!
Fra le più accreditate voci che corrono a Costantinopoli e fra le armate della Crimea, si è quella, la quale pretende che l’attacco a Sebastopoli è stabilito pel 25 di questo mese.
Già una casa francese di commercio ha spedito in Crimea da Costantinopoli centomila sacchi pe. nuovi trincieramenti che i comandanti alleati decisero effettuare alla parte meridionale di Sebastopoli per investire compiutamente questa piazza.
Il generale Larchev che comanda le truppe francesi a Costantinopoli, diresse ultimamente per Kamiesce moltissime munizioni da guerra e viveri alla armata della Crimea.
Boucher sottointendente di prima classe nell’armata francese di Oriente parti di Costantinopoli per Parigi in missione speciale.
Essendo giunti ai russi i domandati rinforzi, parea che verso la metà di marzo le loro truppe si sarebbero divise in due grandi corpi, e che uno di questi sotto il comando di Osten-Sacken sarebbesi collocato lungo la Tschernaia; l’altro sotto il comando del generale Read avrebbe preso posizione appo Eupatoria.
L'imperatore Napoleone ha decretato una nuova organizzazione della armata di Oriente. lu essa Canrobert è comandante in capo, il generale Thirv comandante della artiglieria della armata, il general Bizot comandante del gemo, Pellisier comandante del primo corpo, formato di quattro divisioni, di cui sono generali comandanti, Forey, Levaillant, Patèt e Salles. Bosquet comanda il secondo corpo formalo anch’esso di 4 divisioni comandate dai generali Buat, Camon, Mayr. in e Dulac. Il generale Brunet comanda una divisione di riserva, il generale Ulrie una brigata della guardia i imperiale, il generale Morris comanda la divisione di cavalleria.
Sono nominati il maggiore generale Scarlett a comandante provvisorio della cavalleria inglese in luogo del conte ci Lucan, e il colonnello Hodge a comandante della brigata di grossa cavalleria.
Lettere di Erzerum annunziano serii disturbi precursori di qualche rivoluzione da gran tempo infra le selvaggie popolazioni che abitano sulle rive del Tigri fomentala dagli emissarii russi, i quali vorrebbero appiccare il fuoco della ribellione in quelle contrade sotto lo stendardo dello sciah Hzedin Beg nipote del famoso capo rivoluzionario curdo Bederhan Beg. Il governatore di Bagdad spediva imponenti forze contro i ribelli, ma ciò non ostante i timori di una generale sollevazione non cessarono.
Notizie officiali sulla congiura di Cuba recano essersi scoperto che il capitan generale Concha doveva essere pugnalato al teatro, mentre un bastimento uscito da un porto degli Stati Uniti avrebbe portato munizioni guerresche ai congiurali. Il qual bastimento però lu trattenuto dal governo di Washington. Indi all'Avana si fecero circa 30 arresti, e fra le persone incarcerale havvene alcuna di distinta posizione sociale. La cospirazione adunque andò pienamente fallita; il carteggio settario cadde in potere di Concha; e l’ordine pubblico. non fu turbato. Intanto pensasi aumentare l’esercito spagnuolo di quell’isola, il quale sarà di 30,000 uomini; e, 5000 partiranno per Cuba dai porti della Spagna verso i primi di maggio.
I ribelli del Messico costituirono un governo provvisorio composto dei più caldi progressiste Contemporaneamente il general Santanna pubblicava la sua nuova dittatura confermatagli da 435,530 voti favorevoli; i voti contrarii furono soltanto 4,075.
Nella notte del 27 al 28 febbraio mori l’ammiraglio russo Pietro Ivauowilsch Ricord.
Mori ultimamente a Roanne (Loira) l’ultimo ram, polio del celebre pittore fiorentino Leonardo da Vinci. Il discendente del grande artiste, che spirò fra le braccia di' Francesco I, era un povero pittore sul vetro che girava per la campagne e i villaggi, onde guadagnarsi la vita. Mori per una caduta fatta nel restaurare i cristalli di una stufa da giardino.
Giunge notizia che il vecchio barone Rotschid è morto a Napoli.
Titoff plenipotenziario russo alle conferenze di Vienna è accompagnato dal consigliere aulico russo Salemon.
Preparasi a Parigi una novella edizione delle opere di Chateaubriand. Vi si troveranno molti scritti che non videro mai la luce, nei quali il grande autore chiarisce e corregge alcune sue idee, che per avventura possono dar luogo ad equivoche interpretazioni.
Da pochi giorni in quà manifestasi in qualche Circolo di politici parlatori una ferma fiducia, che quasi potrebbesi dir certezza, di prossima conclusione di un generale e definitivo aggiustamento di tutte le differenze che fin qui diedero luogo a tanti apparecchi e a non piccoli esperimenti di guerra. E questa fiducia emana dal novello avvenimento delle conferenze di Vienna. A sentire i propugnatori delle pacifiche speranze, l’ambasciatore russo Gortschakoff e il succursale inviato Titoff si presenteranno al congresso soltanto per sottoscrive. re gli articoli re. datti nelle preliminari conferenze tenute dai plenipotenziarii degli alleati dei 2 dicembre. Ma che proprio deggia esser cosi noi non possiam credere; tanta rassegnazione moscovita sarebbe un fatto veramente straordinario; e noi noi troviamo guari consentaneo alle promesse dello czar Alessandro II, il quale dichiarò solennemente alla nazione di dedicare tutti i tuoi sforzi a mantenere la Russia nel più alto grado di patenza e di gloria e di compiere i disegni di Pietro I e Caterina II.
Ma messe da un canto tutte le ragioni di estrinseca convenienza, noi direttamente andiamo alla intrinseca natura della quistione per conoscere se puossi avere Una logica speranza di accomodamento; e domandiamo: A quale scopo la Russia die' le mosse ad una guerra, cui sembra volere prender parte la intera Europa?
V’ha un partito, il quale risponde che lo scopo della Russia in questa guerra è di sperdere dall'Europa ogni elemento rivoluzionario e di stabilire il principio della monarchia che chiamasi legittima secondo le antiche prescrizioni salice e le decisioni di Lomego.
Un altro partito, ripetendo le parole dei Proclama di re Vittorio Emmanuele del 4 marzo, afferma che «la presente guerra della Russia in Oriente è la progressiva applicazione di quel sistema che, inaugurato da Pietro il Grande, e maturato nella nazione più forse ancora che nei sovrani moscoviti, tende con tutte le forze ed occulte e palesi alla conquista di Costantinopoli, non come scopo finale, ma come principio e scala di nuove e più smisurate ambizioni.»
In più brevi termini; la Russia mosse la guerra o per lo consolidamento dei principio conservatore o per lo ampliamento dei suo territorio con altre conquiste.
Ma sia o l’uno o l’altro lo scopo della Russia, finora né l’uno né l’altro fu raggiunto. Ora stando le cose a questo modo, può egli supporsi che la Russia si ritiri da una guerra senza aver prima conseguito alcun che dei suoi disegni? Non cedette la canuta prudenza di Niccolò, e dovrà dirsi che cederà il giovanile ardore di Alessandro? E poi, come cederebbe questi? Niccolò almeno continuava la guerra sempre facendo promesse e dando assicurazioni di sue intenzioni pacifiche; Alessandro però col suo Proclama manda, come chiosa il Corriere Italiano, «una nuova sfida alla Europa; e quale diffatti può essere la missione, di cui parla lo czar, se non quella di puntare sulla moschea di Santa Sofia il greco scismatico vessillo? Tutti sanno quali sieno i disegni della politica che cominciando da Pietro il Grande fu costantemente seguita dagl’imperatori che gli successero, politica che tende a dominare col Bosforo la Europa.»
Dunque da parte della Russia, la posizione per devenire ad un accomodamento si è fatta più difficile che mai. Cederanno perla ito le Potenze occidentali e permetteranno la paventata ampliazione moscovita? Anche da questo lato non si trovano motivi che valgano a far ciò congetturare. Si aprono le conferenze viennesi e l’imperatore Napoleone chiama in attività i 140 mila uomini disponibili sulla classe dei 1854, i quali dovranno mettersi in cammino dal 25 al 31 di questo mese; dovranno cioè marciare quando appunto le conferenze viennesi saranno terminate.
Pur si vuole che la pace si conchiuderà perché la Russia non avrebbe mezzi sufficienti a resistere alla oppugnazione occidentale. Ma coloro che parlano cosi, sono assai poco informati delle forze moscovite. Il giornalismo europeo ha preteso farci conoscere assai debole la situazione finanziaria e militare della Russia; mi fatto è che il giornalismo su questo proposito ha camminato sempre per entro un labirinto di congetture e di vaghe induzioni, laonde l’Herald ha dovuto finalmente confessare che «a parlare schiettamente noi sappiamo tanto di quel che succede nell’interno della Russia quanto di ciò che avviene nel mondo della luna.»
A che dunque le nuove conferenze di Vienna? Forse a chiarir meglio la situazione delle Potenze che sono è saranno impegnate nella vertenza.
L’imperiale e reale Consiglio di guerra residente a Bologna notifica che ai 4 febbraio condannò in contumacia per delitto di alto tradimento contro il Governo pontificio il forlivese Aureli è conte Saffi, i bolognesi Francesco Pigozzi, Giovanni Bighi, Valentino Zanotti, Taddeo Msrta e Cesare Gamberini, il riminese Massimiliano Grazia e l'imolese Guglielmo Centi a 20 anni di arresto in fortezza coi ferri; Giuseppe Marchi di Zola Predosa e Innocente Gabrielli di Cento a 20 anni di galera con ferri pesauti; e Francesco Gottardi di Bologna a 15 anni di galera parimente con ferri pesanti.
La sera del 13 il generale Alfonso Della Marmora ministro della guerra tornava da Parigi a Torino. Dicevasi ch’ei non abbia più intenzione di prendere il comando del corpo di spedizione in Crimea, perché gli toccherebbe essere subordinato ad altri generali e non avrebbe facoltà di agire liberamente. Ciò non ostante assicuravasi che al cominciare del prossimo aprile le truppe piemontesi partiranno per la Crimea (Arm.), raccogliendosi, come correva la voce (Espero), nelle pianure di Marengo. Intanto (Gazz. Milit.) al reggimento degli zappatori del genio si ordinò di tener pronte alla partenza le due prime compagnie. Si da come notizia positiva (Arm.) che nel porto di Genova furono sequestrati tre bastimenti portanti bandiera russa. Ai 10 il console russo a Nizza abbassò il suo stemma, ritirandosi a vita privata. A Genova circola un proclama firmato da Giuseppe Mazzini con la data del 16 febbraio e indirizzato all’esercito piemontese.
Si assevera (Arm.) che nella missione di Lamarmora a Parigi e Londra si è stabilito che, oltre i 15 mila piemontesi che andranno in Crimea, se ne dovran mandare altri 2500 a Costantinopoli in deposito onde surrogar subito i loro connazionali che perissero nelle guerre della Tauride.
Ai 13 Gortschakoff fu ricevuto in udienza speciale dall'imperatore d'Austria, cui presente le nuove lettere che lo accreditano in qualità di ambasciatore russo a Vienna.
Le conferenze della pace furono aperte a Vienna a mezzogiorno del 14. Un dispaccio del 15 annunzia che l'ambasciatore russo Gortschakoff avea protestato per l’assenza del rappresentante prussiano dalle conferenze. Indi cominciavano a indebolirsi le speranze di una pacifica soluzione.
Frequenti sono le conferenze fra il barone De Bruck e il ministro ottomane Arif Effendi. Dicesi intavolato un nuovo trattato commerciale fra l’Austria e la Turchia.
Il gabinetto austriaco diresse ai suoi agenti in Gerjnania una circolare all’incirca del seguente tenore:
«Il ministro degli esteri austriaco principia col ricordare, che il barone di Prokesch fu incaricato di far conoscere alla Dieta lo stato dettagliato di tutta la armata concentrata sotto gli ordini del generale de Kess. In tal guisa resta provato, che l’Austria fece di più di quanto esigeva la deliberazione della Dieta relativa alla collocazione sul piede di guerra. Il sig. de Buol fa quindi osservare che il plenipotenziario prussiano aveva proposto di decidere che i contingenti federati fossero collocati esclusivamente entro i confini dei territorio federale. Questa proposta fu rifiutata dalla Commissione militare. Infatti in questa circostanza trattavasi non solo dei trattati federali, ma anche della convenzione del 20 aprile 1854 e delle decisioni federali tendenti a proteggere il territorio della Confederazione e dar valore alle garanzie di pace. La proposta del plenipotenziario prussiano sconosceva il rapporto esistente fra la decisione dell'8 febbraio e le decisioni del 24 luglio e 9 dicembre prese egualmente dalla Dieta. Finalmente la Circolare stabilisce, che nella seduta del 22 febbraio, il plenipotenziario prussiano ricevente comunicazione dello stato dettagliato, negò. che la decisione dell’8 febbraio si riferisse alle anteriori. Pretese che ciò che si riferiva ai Principati danubiani non era applicabile alle circostanze attuali, e che la decisione dell'8 febbraio aveva una nuova base, vale a dire: la necessità di prendere, in circostanze tanto minacciose per l’Europa, una attitudine difensiva verso tutte le parti senza distinzione. Dichiarò d’interpretarla in questo senso a nome della Prussia, e s'ggiunse, che la Prussia proporrebbe alla Dieta di ordinare fossero poste completamente sul piede di guerra lo fortezze federali di Landau, di Rastadt, di Magonza e di Lussemburgo, come naturale conseguenza delle procedenti misure, prose in vista di tutti e per mettersi in guardia in tutte le direzioni. Il gabinetto di Vienna vorrebbe sapere, come il gabinetto prussiano possa conciliare simili proposte colle sue missioni a Parigi e a Londra.
«Quand'anache la Prussia non volesse contrarre con queste potenze gli obbligai contratti dall’Austria e concludere un trattato identico a quelle del 2 dicembre, il menu che potrebbe fare sarebbe di restare neutrale e non mostrare nessuna invenzione ostile o minacciosa contro la Francia. Il gabinetto prussiano dovrà necessariamente spiegarsi su questo punto; senza di ciò, si potrebbe credere ch’esso non pensi che a far prendere alla Confederazione un'altitudine di neutralità armata. La Corte di Vienna considera quale dovere d’indurre la Confederazione ad evitare nell’interesse della unità della Germania, anche l’apparenza di un armamento che sembrasse aver una scopo diverso da quello della esecuzione delle deliberazioni 24 luglio e 9 dicembre. Se la Dieta non dividesse queste opinioni, la Corte di Vienna si crederebbe obbligata a pronunziarsi altamente e chiaramente contro dimostrazioni come quelle che la Prussia propone e sgravarsi in antecedenza di ogni responsabilità per le conseguenze che potrebbero avere queste misure. Essa considererebbe ogni decisione che limitasse al territorio alemanno l imp ego dei contingenti federali come un abbandono degl’interessi alemanni, e non esiterebbe a vedere una provocazione gratuita nella proposta di porro sul piede di guerra la guernigione delle fortezze federali confinanti con la Francia. Il plenipotenziario austriaco ebbe ordine di spiegarsi categoricamente a questo riguardo. La Corte di Vienna spera che anche i suoi confederati vorranno impiegare tutte le loro forze se le trattative non riusciranno & soprattutto non offriranno a nessun gabinetto motivi di prendere equivoci sul vero senso delle decisioni della Dieta. Essa desidera che tutti i governi alemanni apprezzino la gravità della quistione e diano instruzioni in egual senso ai loro rappresentanti presso la Dieta.
Buol
Ai 15 il prussiano inviato Wedell fu nuovamente ricevuto in udienza dall'imperatore Napoleone. Ma levoci di un trattato già conchiuso fra la Prussia e le Potenze occidentali si smentivano.
L'imperatore e la imperatrice mandarono ai ministri della guerra e della marina 10 mila franchi per soccorrere alle madri, alle vedove, alle sorelle ed agli orfani dei soldati e marinai persi nel naufragio della Sémillante alle bocche di Bonifacio. Tutti i ministri diedero ciascuno al medesimo effetto 500 franchi. Sono aperte soscrizioni spontanee. L’arcivescovo di Parigi ordinò ad ogni curalo della sua diocesi la celebrazione di funebri uffici per le anime di quei poveri naufraghi, non che una questua onde ricogliere limosine da erogarsi a sollievo delle loro famiglie.
Nel campo del nord l’imperatore ha formato due corpi; il primo è comandato dal maresciallo Baraguay, il secondo dal generale Gueswiller.
Si parla di torbidi avvenuti nella Nièvre, nella Loire e nell’lonne. Dicesi (Mon. Tosc.) che parecchi dipartimenti saranno messi in istato di assedio.
Scrivesi da Parigi (Corr. It.) che due prefetti dipartimentali alla notizia della morte dello czar Niccolò illuminarono i loro capoluoghi. Furono severamente rimproverati dal governo. I prefetti poi di Bordeaux e Perigueux fecero ritirare dai gabinetti di lettura le vignette offensive al morto imperatore di Russia.
Nuove turbolenze a Bejar; ma da Salamanca e da Valladolid partirono truppe a ristabilirvi l'ordine.
Si afferma che il fatto di Eupatoria abbia contribuito essenzialmente alla sollecita fine dello czar Niccolò. Si vuole (Galign. Mess.) che l’imperatore avesse ordinato la presa di Eupatoria ad ogni costo, e che quando arrivò a Pietroburgo la notizia che i russi furono respinti, l’imperatore dicesse: Sa almeno i francesi è gl'inglesi avessero respinte le mie truppe!... ma i turchi!… E la irritazione prodotta da questa nuova sembra che riversasse il male sul sistema polmonare e accelerasse la morte.
I pirati greci che assalirono il legno mercantile inglese Harried, assassinandone barbaramente il piccolo equipaggio, furono presi allo stretto dei Dardanelli e tradotti innanzi ai tribunali turchi di Costantinopoli che li condannarono a morte, uno di questi pirati elleni fu appiccato in Galata nel quartiere di Baluk-bazar.
Canarif ministro della marina diede la sua dimissione; è surrogato provvisoriamente da Kalergi. Si smentiscono le voci di nuovi progetti rivoluzionarii nelle provincie.
Abo, Helsingfors e tutte le coste finniche da Wiborg a Tornea sono rese innavigabili per lo grandi masse di granito affondate in varii punti; oltre a ciò furono annate di cannoni di grosso calibro.
Alessandro II in un ordine del giorno del 3 marzo all’armata dichiara ché le ultime parole del defunto imperatore furono queste: «lo ringrazio la mia fedele guardia, che salvò la Russia nel 1825; la sua con dotta non fu mai smentita. Ringrazio pure il mio esercito e la mia flotta. Prego Iddio di perpetuare fra i miei soldati la loro bravura e il loro buono spirito per consolidare la sicurezza interna e la e sterna forza dell’Impero. Allora guai ai nemici che attaccassero la Russia! Se lo stato di tutti i miei sudditi non migliorò tanto quanto io voleva, ciò dipende dal non avere io potuto far di più (Patrie). Pur fino al 9 marzo gli eserciti russi della Crimea non sapevano che io czar Niccolò fosse morto. Vero è però che il richiamo a Pietroburgo del principe Menzikoff e dei granduchi Niccolò e Michele dava luogo alle più strane congetture.
Con ukase imperiale del 3 il granprincipe ereditario Nicolai Alessandrowitsch è nominato etmanno di tutti i reggimenti dei cosacchi: sono inoltre nominati t ululante generale Rudiger a comandante dei granatieri della guardia, e i tenenti generali Turjevitsch e Sinavzew ad aiutanti generali.
Si erede che lo czar Alessandro in breve si recherà da Pietroburgo a Varsavia.
Scrivesi da Varsavia esser voce accreditati che Muravieff attual comandante supremo dell’esercito del Caucaso sarà trasferito in Crimea e messo alla testa di una grande armata. I talenti strategici di Muravieff sono rinomati in tutta la Russia.
Si conferma la notizia del Consiglio di guerra tenuto il 26 febbraio a Balaclava dai generali ed ammiragli alleati. V’intervenne anche Omer pascià da Eupatoria. Ma che sia stato deciso in quel Consiglio non si conosce positivamente; la voce più generale si era che vi fu trattato un piano di attacco proposto dal generale Niel.
L’ammiraglio Rruat scrive dalla Crimea che i razzi lanciati dai francesi incendiarono varii punti di Sebastopoli. (27)a
Ai 2 marzo il principe Gortschakoff emanò a Kiskeneff un ordine del giorno, col quale annunziava alle sue truppe che sendo egli stato nominato comandante in capo di tutte le truppe trovantisi al mezzogiorno dell’Impero si trovava obbligato di abbandonare Kischeneff per portarsi a Odessa, dove avrebbe piantato il suo quartier generale. Contemporaneamente annunziò ai Kischenefftani che fra pochi giorni si sarebbe comincialo per la loro città il passaggio del II corpo d’armata sotto il comando di Tscheodojeff e diede le opportune disposizioni perché fosse convenevolmente ricevuto.
Grandi corpi di truppe muovono dalla Bessarabia verso la Crimea. Credesi che in breve i russi comincieranno generali operazioni offensive.
Rezam pascià, è generale Cannon, la sera dell'8 giunse a Parigi in missione speciale, e lo mattina del 9 ripartiva per Eupatoria.
Il 6 furono passati in rivista due reggimenti della divisione Herbillon. A di 8 una parte di questa divisione s’imbarcò per l'Oriente. Pel giorno il tutta fa divisione avea lasciata Lyon.
Ai 10 marzo l’imperatore Napoleone passò in rivista a Parigi due reggimenti che partivano per la Crimea. Si pretende (Corr. It.) che l’imperatore relativamente al suo viaggio in Oriente abbia detto: «So che tutti si spaventano alla idea di questo viaggio; ma fuvvi pure chi dissuadermi dal colpo di Stato del 2 dicembre, e pure eccomi in trono; fuvvi chi rappresentommi inopportuna la conversione delle rendite, e l’esito giustificò quella misura; fuvvi chi chiamò utopia irrealizzabile l’imprestito nazionale, e il risultato fu al di là delle speranze; perché non dovrà egualmente succedere al viaggio in Crimea?»
Tutti i corpi della guardia stanziati a Saint-Cloud. ricevettero ordine di prepararsi ad una prossima partenza. Le guide deposero le loro carabine e sono armate di fucile come i dragoni; esse formano 3 squadroni di guerra; e i cacciatori a piedi forniscono quattro compagnie compiute. Quelle e questi costituiranno in Crimea il nucleo di un battaglione che si recluterà nella linea.
Il Moniteur annunzia la formazione di un’armata di riserva a Costantinopoli, che si comporrà di parecchie divisioni.
Si afferma (Journ. de Francf.) che l’imperatore Napoleone ha esibito al governo austriaco un corpo di truppe ausiliarie pel caso di certe eventualità; e che il general Crenneville fa spedito a Parigi per conchiudere il relativo trattato.
Si avverte che le decorazioni britanniche per le vittorie della Crimea saranno pronte pei primi di maggio.
Si annunzia che i granduchi Niccolò e Michele furono richiamati a Pietroburgo. Ai 9 erano giunti a Nicolajew. Parlasi che il nuovo czar voglia dare un riordinamento nazionale alla Polonia.
La flotta inglese, composta di varii vascelli di linea, giunse all'Avana con ordine di proteggere il governo spagnuolo e respingere qualunque invasione.
Notizie del Messico del 10 febbraio recano che più di 1000 soldati dell’esercito di Santanna disertarono.
In Inghilterra continuano i meetings, altri perla pace, altri per la guerra. In un meeting pacifico parte un certo Mister Bright contro la guerra in generale e contro la spedizione nella Crimea in particolare. In un meeting guerriero parte il duca di Cambridge lo dando la stoica rassegnazione ed il coraggio dei soldati inglesi.
Mediante il telegrafo sottomarino, che congiungerà l’America all’Europa, e che già è di molto avanzato, fra qualche anno lo scambio è delle corrispondenze da NuovaVorck a Londra si potrà effettuare in un’ora!
Ai 16 marzo si aprirono le comunicazioni telegrafiche fra il Piemonte e la Spagna traversando la Francia.
Da parecchi giorni si è cominciato a disporre i fili elettrici sulla linea da Nizza al ponte del Varo.
Il maggior generale Buchala Cywinski direttore di polizia in Varsavia mori quivi ai 28 febbraio in età di ottant'anni.
Ai 7 marzo morivasi a Vienna il generale d’artiglieria e consigliere intimo Marteniz, il più vecchio cavaliere dell’Ordine di Maria Teresa, e forse il più antico veterano dell’armata austriaca, non che secondo proprietario del reggimento di fanteria Arciduca Francesco Carlo Num. 52. Si segnalò nel corpo del genio all’assedio di Novi, e gli fu Conferito l’Ordine di Maria Teresa il 19 dicembre 1790 all'assedio di Czetlin.
Nella prima scossa di tremuoto sentitasi ultimamente a Brussa ruinarono 3 fabbriche di seterie, 4 ckan, 2 minaretti e molte case. Parlasi di ben 2000 morti e di un migliaio di feriti.
Avvenne a Parigi. una sciagura commerciale prodotta dalle ultime variazioni della Borsa. Un agente teatrale scomparve lasciando un deficit di 500 mila franchi solamente.
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Secondo il Journal de l'Empire, il proclama di Alessandro II scopre e leva la maschera all'antecedente procedere della politica russa; l'imperatore Alessandro non s'impose alcuna riserva e il suo manifesto fa onore alla sua sincerità, dichiarando con esso che egli è l'esecutore dei piani permanenti di Pietro I e Catarina IL Conclude l’articolista: «L'Europa ormai conosce ciò che le sovrasta!»
Lo Zell di Berlino non ha veruna fiducia che dalle conferenze viennesi scaturisca la pace; perché la Russia non permetterà mai la demolizione di Sebastopoli né l'indebolimento della sua forza nel Mar Nero.
I giornali prussiani gridano concordi che «la Russia farà tutto per la pace, nulla contro il proprio onore.» Ciò premesso, conviene egli all'onore della Russia di perdere la signoria del Mar Nero, di vedere adeguata al suolo Sebastopoli; e staccata dall'Impero la Crimea? Senza, fare altre interpellanze che s’includono nei quattro punti delle garanzie, ci limiteremo a queste poche che abbiamo fatte. Vi sarebbe adunque l'onor della Russia? Fino a tanto che non dimostrasi ciò in senso affermativo, bisognerà concludere, secondo i giornali prussiani, che la Russia farà tutto per la guerra e nulla per la pace.
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Parecchi giornali asseverano che la Prussia sarebbe stata esclusa dalle conferenze di Vienna, ove pria non avesse aderito puramente e semplicemente al protocollo del 28 dicembre siccome fu proposto dal gabinetto delle Tuilleries. E la Preussische Zeitung afferma ché la Prussia non rimane esclusa dalle. conferenze perché non vuole aderire alle domande delle Potenze occidentali, ma si esclude da sé stessa e rinunzia a qualsivoglia partecipazione, perché conosce molto bene quanto potrebbe impegnarla la intervenzione alle conferenze medesime.
Si crede che le instruzioni mandate ai plenipotenziari. francese. e inglese a Vienna sono che le conferenze si dovessero aprire senza l’intervento della Prussia, giacché la Francia e l'Inghilterra sono fermamente risolute di non accorgere a questa Potenza alcuna partecipazione al regolamento della pace se non che quando essa si sarà posta riguardo alle quattro garanzie sulla stessa linea degli alleati del 2 dicembre.
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E d’avviso l’Assembée Nationale che le operazioni del Comitato d’inchiesta a Londra sugli affari della guerra non sono che una commedia; una commedia però che darà non lievi imbarazzi al governo britannico.
I
A qualche giornale tedesco giunse da Sebastopoli in data del 3 marzo un dispaccio, il quale dice che «Menzikoff é gravemente ammaluto, e che nello assalto di un ridotto pericolò il fianco degl'inglesi; il ridotto fu perduto; dei francesi ne morirono 109, X un uffiziale di stato maggiore e 8 uffiziali superiori; restarono prigionieri 4 uffiziali e 26 soldati; i russi ebbero 92 morti e 100 (un’altra versione mette n 200) feriti.» Questo dispaccio è stato dai giornali, che successivamente lo r. portarono, qualificato enigmatico, misterioso, inesplicabile. E tale, a dir vero, anche a noi si pare. Pur vogliamo brevemente occuparci a dargli un qualche senso. Nella ipotesi che sussista il fatto d’arme di cui è proposito, si domanda: da chi venne il dispaccio? quando accadde l’azione guerresca? di chi era il ridotto aggredito?
Da chi venne il dispaccio? Portando la data di Sebastopoli, sembra che sia venuto da chi vi é dentro; e dentro finora vi sono i russi. I dispacci degli alleati sogliono datarsi innanzi Sebastopoli.
Quando accadde l’azione guerresca? Il giorno non è motivato; ma i dispacci telegrafici si mandano comunemente senza che passi gran tempo dal fatto all'annunzio del medesimo. Indi supplisce la data del dispaccio; e conchiuderemo essere avvenuta quell’azione guerresca il 3 marzo.
Di chi era il ridotto aggredito? Stando alle norme consuete che il numero delle perdite è quasi sempre maggiore dalla parte degli aggressori che degli aggrediti specialmente in luogo fortificato, come nel caso di cui si tratta, egli è mestieri dedurre che gli alleati diedero l'assalto ad un ridotto dei russi. E il ridotto fu perduto!
Sarà però vero il fatto? É da dubitarne assai. Il Moniteur da qualche settimana indietro ci avvisò che fino al 6 marzo nulla di nuovo era intervenuto innanzi a Sebastopoli. Come dunque si concilierebbe l’assicurazione dataci dal Moniteur e il combattimento del 3? Probabilmente questo combattimento è quel medesimo in cui, secondo il famoso dispaccio di Francoforte del 5 marzo, rimase uccise il granduca Michele, che a quest'ora dovrebbe essere tornato a Pietroburgo. E certo, se gli alleati avessero conquistato un ridotto dei russi, e i russi avessero conquistato un ridotto degli alleati, la notizia del 3 data per dispaccio telegrafico al giorno in che siamo ha tutti i caratteri di mal combinata invenzione.
Un dispaccio telegrafico torinese in data del 17 reca che il generale Osten-Sacken annunzia che 2 squadroni di lancieri russi e 409 cosacchi sconfissero 8 squadroni turchi. Ma quando e dove si fece quest’altro combattimento? Inutile ricerca sarebbe a volerne sapere il giorno da un dispaccio che venuto da Torino non lo accenna. Ci avesse però almen detto sa aggressori furono i turchi è i russi! Perché fossero stati aggressori i turchi, bisognerebbe supporti usciti dai loro trinceramenti di Eupatoria; tutte le notizie d’altronde ci assicurano che Omer pascià li tiene sempre occupati alle opere fortificatorie; e se avesse avventurato otto squadroni in campo aperto, dove avrebbero trovato le divisioni di Kroff, di Kruleli e di Pawloff, certamente avrebbe dimostrato di non avere quel senne militare che gli si attribuisce. Non potendosi pertanto ammettere una sortita de' turchi, e’ sarà d’uopo dire che i russi aggredirono i turchi ad Eupatoria. Ma se ai 17 febbraio non bastarono è 25, è 30, è 40 mila russi ad espugnare le fortificazioni di Eupatoria, è egli credibile che in seguito vi si sieno cimentati 2 squadroni di lancieri e 400 cosacchi? Fino a tanto che non sopravvengino positivi schiarimenti, questa notizia è da intertenersi in quarantena
Ci annunziò un dispaccio telegrafico che a mezzogiorno del 14 furono aperte le conferenze di Vienna. Un secondo dispaccio ci fe’ sapere che nella seduta delle conferenze del 15 l’ambasciatore russo Gortschakoff emise protesta perché le Potenze occidentali non voleano la intervenzione prussiana. Indi giunse il Corriere Italiano del 15 dicendo che a Vienna tutti erano persuasi che le conferenze si sarebbero cominciate quel giorno! Ma poco è nulla monta che si sieno aperte è la mattina del 14 è la sera del 15; poco è nulla rileva che Gortschakoff non sia entrato a protestare in un luogo che non era per anco aperto; lar cosa più essenziale oggi é di sapere che passa conghietturarsi dal discorso proemiale che necessariamente debb'essersi fatto nell’apertura. Ed ecco un terzo dispaccio a contentarci. «Il discorso del conte Buol all'apertura delle conferenze SI PRETENDE pacifico!» Abbiam veramente saputo assai. Prima delle conferenze le parole almeno furono sempre pacifiche; aperte le conferenze, è messo in dubbio anche il tuono pacifico delle parole! Ora si pretende chg sia ciò che pur dianzi era positivamente. E si da corso a tanto inconcludenti notizie col mezzo ancora della telegrafia!
Abbiamo in via telegrafica da Berlino in data del 18 una straordinaria novità. «Si è tenuta a Vienna una trattativa confidenziale fra l’Austria e la Russia fuori delle conferenze: esse proporrebbero una mediazione. Ma esse conferenze, o esse Austria e Russia? Che nelle conferenze sievi chi proponga una mediazione per un aggiustamento fra la Russia e le Potenze occidentali, nulla di più naturale; che però la Russia, presso la quale debbono farsi le pratiche perché acconsenta ad aggiustarsi, si associi a farsi mediatrice per un aggiustamento, noi non sappiamo intendere. Insomma il telegrafo quest’oggi non ha portato che un carico di enigmi è inesplicabili è vuoti affatto di senso.
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La Gazzetta d'Augusta ricevo da Vienna la notizia che i plenipotenziarii ammessi alle nuovo conferenze si accordarono a dare alle medesime un tale andamento che nessuno possa sapere quel che vi si tratta. Sussistendo ciò, sarebbero cose da cacciarsi fra le congetture giornalistiche la protesta di Gortschakoff relativa alla esclusione della Prussia dalle conferenze, e il discorso d’apertura fatto da Buol che si pretende pacifico.
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Ricominciando la bella stagione, rincominciano para le campestri corrispondenze dalle rive dei fiumi e dai confini delle provincia. I corrispondenti dei giornali tornano a scrivere all’aria aperta. E primo fra tutti è un nuovo corrispondente che dalle rive del Bacchiglione fa sapere al Corriere Italiano che le forze militari della Russia in tempo di pace ascendono a un milione e tremila uomini. Indi spaventato è il pensiero che i i tempo di guerra le considera duplicate e triplicate ancora. Indi «se l'attivo aiuto delle Potenze occidentali (scrive il corrispondente) e il risoluto contegno dell'Austria non avessero efficacemente appoggiato l’Impero ottomano, forse questo già vedrebbe sventolare sulle creste dei Balcani i vessilli moscoviti, minacciando, dal versante meridionale di quei picchi, di sostituire alla impallidita mezzaluna la croce greca sui minareti delle moschee dell’antica Stambul.» Sebbene qui facciasi pompa di uno schizzo di romantica poesia, pure in sostanza evvi una verità che non vogliamo impugnare; ché, impugnandola, ci troveremmo in contraddizione con quel che le mille volte abbiamo noi opinato. Ma (seguita ad osservare il corrispondente) le Potenze che osteggiano il gran colosso, sono, di certo, collettivamente più forti di esso; però non ci vorrà meno di tutti i loro sforzi per ridurre al dovere la pertinacia moscovita e l'assoluta loro superiorità sul mare per agevolare le operazioni offensive nel territorio nimico. E anche su questo punto anderemo d’accordo. Conchiude: «Forse la inaspettata morte del bellicoso Niccolò e l’assunzione del mite Alessandro al trono apriranno l'adito ai negoziati, ed impediranno un'ulteriore effusione di sangue, sempre deplorabile, anche quando è versato per causa giusta e necessaria, poiché la guerra è segnata nelle menti umane quale flagello divino. E noi saremmo veramente portati a partecipare alle gioie del buon vaticinio, ma i fatti ci persuadono a credere che colui che parla assennatamente del passato non sempre coglie nel vero ragionando del futuro.
Le molte compre di cavalli, che si fanno nei singoli Cantoni per conto di straniera requisizione, indussero il Consiglio federale a chiamar l'attenzione dei governi cantonali sul pericolo che sia per mancare il numero dei cavalli necessario in un eventuale servizio attivo dell’armata, tanto più che gli Stati vicini ne proibirono la esportazione in Isvizzera. Quindi i governi medesimi sono invitati a dare precisi rapporti se possano disporre del numero dei cavalli proporzionato ai loro contingenti. Il Consiglio federale si riserva di prendere le opportune misure secondo le risposte che gli perverranno.
Si pretende che ai 13 Gortschakoff e Russell si videro insieme per la prima volta presso il conte Buol. Dicesi che tennero un breve e freddo colloquio.
Il console generale francese Beckard ai 13 parti di Vienna è recossi a Bukarest accompagnato da Ouvre de Saint Quentin segretario della legazione francese appo la corte cesarea.
L’austriaco consigliere intimo Thunai 14 da Vienna recavasi a Berlino.
Il tenente generale russo Lieven, che da Pietroburgo portò a Vienna le nuove lettere credenziali per Gortschakoff e Titoff, ai 14 rimettevasi in cammino per tornare da Vienna a Pietroburgo. Il di appresso arrivava a Vienna da Pietroburgo il tenente generale russo barone de Budberg.
Ai 15 ad un’ora pomeridiana si aprirono a Vienna nel ministero degli affari esteri le conferenze. V’erano presenti per l’Austria Buol e Prokesch-Oslen, per l'Inghilterra Westmoreland e Russell, per la Francia Bourqueney, per la Russia Gortschakoff e Titoff, per la Turchia Arif effendi e Riza bey.
L’infante di Spagna Don Juan e il generale Cabrera sono a Vienna.
Manteuffel recossi il 18 a Dresda, dove tenevasi una conferenza politica importantissima. li re Federico Guglielmo e l'augusta sua consorte Elisabetta Luisa erano giunti a Dresda fin dal 13, e presero alloggio negli appartamenti che lor furono preparati nel regio castello.
La polizia berlinese proibì la pubblicazione del Journal du Nord che ha la missione di sostenere l'interesse della Russia in Alemagna. Dicesi che vedrà la luce in altra città della Germania.
Ai 15 nella cappella russa a Parigi si celebrò un uffizio funebre pel defunto imperatore Niccolò. V’intervennero tutto il corpo diplomatico, la principessa Matilde e parecchi aiutanti dell’imperatore Napoleone,
Il ministro della guerra dai fondi messi a sua di. sposizione per l’armata d’Oriente prende 100 mila franchi per erogarli a beneficio delle famiglie di coloro che ultimamente naufragarono alle bocche di Bonifacio.
Molte sono le difficoltà che s'incontrano ad una ricomposizione del ministero belga. Non pochi furono quelli che non vollero riceverne l'incarico. La Indépendance belge del 14 annunzia che Theux capo dei partito cattolico fa invitato a recarsi dal re, che davagli commissione per una combinazione ministeriale.
…………….. I giornali madrilesi parlano ancora di diverse tracce di agitazione carlista. Si scoprirono a Morella vari tentativi a far defezionare le truppe. Le Cortès approvarono con grande maggioranza i provvedimenti finanziarii di Madoz. Le acque della Bidassoa portarono via il ponte di barche a Beobia, il perché le comunicazioni fra la Spagna e la Francia furono momentaneamente sospese.
Si annunzia l’apparizione di una nuova banda carlista nelle Asturie.
Il principe Cristiano di Danimarca recasi a Pietroburgo in missione straordinaria.
Tutti i punti della costa danese, dove potrebbe effettuarsi uno sbarco sono gagliardamente fortificati. E ciò s’interprcta in senso non guari favorevole all’Occidente europeo. Oltre a questo. il ministero della marina prende già le opportune disposizioni per un sollecito armamento della flotta. Il Volksting accordò per le spese occorrenti all'uopo la somma di 74 mila talleri.
Aumenta sempre più a Stoccolma la voce di una imminente aperta scissura fra la Svezia e la Russia. Gli armamenti svedesi continuano in grandi proporzioni. Il re pubblicò il seguente decreto: «Noi re Oscar di Svezia, sentito il parere del nostro Consiglio di Stato, come lo prova il sunto del protocollo e come ci fu comunicato dal nostro dipartimento delle finanze, ab biamo trovato indispensabile di liquidare una parte dei credito accordato dagli Stati per la difesa dei regno nell’importo di un milione di talleri, per coprire le spese necessarie al regolamento delle difese, e con ciò vi diamo l'avviso e il diritto di versare questa somma, cioè un milione di talleri, nelle mani del nostro ministro, nel caso ne fosse richiesto. Oscar.»
Si è ordinata una leva di marinai in tutte le isole.
L’arciduca austriaco Guglielmo con tutto il suo seguito prese parte ai funerali del defunto imperatore Niccolò a Pietroburgo dov’erasi recato da Vienna a questo effetto.
Si annunzia da Berlino che il governo russo spedi ai suoi rappresentanti presso le Corti estere una Circolare, nella quale è dei che la missione dei nuovo imperatore Alessandro è di tutelare la integrità territoriale della Russia, ma soprattutto di rendere la pace all’Impero e al mondo.
È ammalato lord Stratford Redcliffe ambasciatore a Costantinopoli.
Il generale Grobon è nominato al comando di una divisione dell’esercito francese dei Baltico.
É giunto a Costantinopoli il colonnello De Beville incaricato dall’imperatore Napoleone di prepararvi le topografiche occorrenze per un campo di riserva.
Gli uffiziali inglesi Rhodes e Ford furono a Mostar, indi a Serajevo. Essi procurano di arruolare nel la Erzegovina e nella Basuia corpi franchi al servizio dell’Inghilterra. Sembra però che la loro missione non sia coronata dai più felici successi.
A Wolwich 4 pronto ad imbarcarsi un parco di assedio consistente in cannoni dei calibro di 8 pollici e del peso di 52 centinaia. Insieme a questo partirà per la Crimea un certo numero di distaccamenti di artiglieri, onde completare le compagnie inglesi che già si trovano innanzi a Sebastopoli.
A di 11 l’imperatore Napoleone passò nna grande rivista nel cortile delle Tuilleries e al Carrousel. La guardia imperiale salutò con entusiastiche grida l’imperatore e l'imperatrice. I soldati addimostravano una straordinaria allegrezza perché destinati a raggiungere l’armata d’Oriente.
Si ripete la notizia che ai primi di aprile approderanno a Genova 20 bastimenti a vapore inglesi per trasportare il contingente piemontese in Crimea (Piem.). Due compagnie dei genio militare furono avvertite a tenersi pronte a partire per l’Oriente ai 31 di questo mese (Opin.). V'ha pure chi afferma (Fremdemblatt) che il corpo ausiliario piemontese verrà sbarcato a Trebisonda per occupare Erzerum e per difendere l’Anatolia contro una invasione russa. Scrivono da Torino (Danau) che Vittorio Emmanuele partecipò il suo desiderio all’imperatore Napoleone di accompagnarlo in Crimea; e che questa notizia alle Tuilleries si è ricevuta con la massima compiacenza.
Si dice che l'argine e che traversa le grandi paludi di Perekop si sfondò per ben due volte sotto l’urto dello stragrande numero di carri ripieni di munizioni che da Perekop sono trasportale a Baktschisserai.
Menzikoff è a Sinferopoli. Lo stato di sua salute ispira molte inquietudini.
Si ha da Kischeneff in data dei 9 che per ordine imperiale il principe Gortschakoff assume il comando supremo della armata della Crimea, ritenendo pure il comando dell'armata dei mezzogiorno (28).
Ai 6 si annunzio alle truppe di Sebastopoli la notizia della morte dello czar Niccolò. Le truppe giurarono fedeltà al nuovo imperatore.
Sui vantaggi riportati dai francesi nella notte dei 23 al 24 febbraio si hanno quest'altre notizie. Le truppe francesi si avanzarono di cheto verso i battaglioni russi postati dinanzi il ridotto e sopportarono il fuoco non meno della fanteria nemica che dei cannoni collocali suite nuove opere fortificatorie dei russi. I francesi appena trovaronsi a faccia a faccia coi russi attaccarono questi alla bajonetta, li respinsero e s’impadronirono dei ridotto con incredibile sollecitudine. Impossessatisi i francesi delle opere nimiche le distrussero da cima a fendo. Durante questo ardito lavoro, erano essi esposti al fuoco della fortezza; pur tuttavia non più che circa cento uomini fra morti e feriti rimasero fuori di combattimento.
Secondo altro notizie i fatti d’arme dei 23 e 24 febbraio sono rappresentati come assai micidiali. Gli Zuavi vi perdettero 340 uomini, e tra questi 8 uffiziali; il general Monet fu ferito in arabe le braccia.
Confermano ulteriori notizie, che diconsi officiali, che da parecchi giorni i francesi lanciavano a Sebastopoli razzi alla congreve con tanto successo che la città ardeva in vari punti.
I russi affondarono altri navigli all’ingresso del porto di Sebastopoli; costruirono opere fortificatorio presso le batterie francesi a destra e si rafforzarono alla parte settentrionale di Sebastopoli e sulla Cernaia.
Il capitano francese Maudit, che porto in dono ai circassi dodicimila fucili, tor né a Costantinopoli, e riferì che i circassi non sono in grado di poter prendere l’offensiva contro i russi. Aggiunse inoltre che Murawieff supremo comandante dell'esercito russo del Caucaso ricevette grossi rinforzi di truppe, e credevasi che quanto prima avrebbe tentato d’irrompere nei paesi dell'Asia minora turca, ove domina, quasi dappertutto, l'anarchia.
EGITTO
Il viceré di Egitto ha richiamato i soldati ch'erano in congedo. Non si conoscono i motivi di questa misura.
Il governo persiano ha ordinato che d’ora in poi nessuno possa essere condannato senza chiara prova del misfatto, e che la pena corrisponda sempre al grado della colpa e debba limitarsi alla prigionia; si abolirono le bastonale e le torture.
I rappresentanti d'Inghilterra e degli Stati Uniti a Canton dichiararono tanto ai comandanti delle truppe imperiali, quanto a quelli delle truppe rivoluzionarie, che sono pur sempre nelle vicinanze di Canton, che qualunque offesa ai diritti, alle proprietà ed alla vita dei loro connazionali costituirebbe una infrazione della neutralità stabilita negli ultimi trattati e verrebbe riguardata come atto di ostilità e respinta con tutti i mezzi che sono in potere dei rispettivi governi.
La rivoluzione contro il presidente Santanna, secondo le più recenti notizie, propagavasi in tutta la parte meridionale del Messico. Aspettavasi d'uno in altro giorno la proclamazione di Alvarez come presidente provvisorio della repubblica messicana.
É morto a Napoli in età molto avanzata il cavaliere Michele Agresti presidente della Corte di Cassazione e giureconsulto di gran valore.
A Palermo è morto il siciliano principe di Trabia che fino al 1848 fu ministro del re delle Due Sicilie per gli affari ecclesiastici.
A di 11 febbraio mori a Mosca il generale di fanteria principe Andrea Gortscakoff.
É morto a Pietroburgo Carlo de Meyer direttore del giardino botanico imperiale.
Nello straripamento del Reno avvenuto sui primi di questo mese le dighe si ruppero in più luoghi. Molti Comuni della Gheldria e del Brabante rimasero sotto acqua. Parecchi interi villaggi furono distrutti; si conta un gran numero di vittime umane, gran quantità di bestiame andò perduta. Anche nella Prussia renana si ebbero gravissimi danni. Una parte di Dusseldorff fu invasa dalle acque; perfino la sala del teatro si trovò inondata.
E' mi vien sempre voglia di ridere come penso al caso di Bordeaux avvenuto pochi anni sono, che si lesse ne' giornali Francesi. Tornavano da Cahors a Bordeaux una gran carrozzata di Girondini con quei loro sciaboloni a tinta, co’ loro gran cappelli a frange e pennacchi tricolori, avendo in ogni tasca delle portiere duo pistole, e ciascuno in petto uno stocco a tre tagli: nel cupè stavano i più arditi, ed erano armati sino ai denti, siccome quelli che portavano di molto danaro per lo paghe. Erano a soi cavalli di posta; cavalcava i due primi un mozzetto, i bilancini e i timonieri due sperti postiglioni, e andavano di gran trotto, ed eran giunti a poche miglia presso Bordeaux rimpetto a un arcale che. chiudeva la via maestra sotto cui dovea passarsi colla carrozza. Era già presso la mezza notte, la luna declinava all'orizzonte, e i nostri bravi dormicchiavano, quand'ecco saltar fuori da una siepe un assassino, scagliarsi alla testa de cavalli, gridar, ferma, è siete tutti morti. Si svegliano sbalorditi i Girondini, e l'assassino voltosi all’arcale, gridò: Camerata, se alcuno si move, fate fuoco, sparate anche sopra di me senza misericordia.
Gli assaliti giran tutti l'occhio all’arcalo e veggono una turba di assassini appostati dietro le soglie colle canne delle carabine in resta, che luccicavano ai raggio della luna. Il masnadiere aveva fatto scavalcare i postiglioni; e voltosi ai viaggiatori, grida con un vocione di tuono: Abbasso tutti. Scendono come smemorati; l’assassino sfibbia loro le sciabole, le getta di la dalla siepe, e torna a gridare: Bocca a terra: compagni, al primo che rizza la testa, sparate addosso. Dello questo, sale in carrozza, apre le cassette dei sedili, ne tene di molti rotoli d’oro, li porta ai compagni; ritorna, ne ridorta degli altri sinch’ebbe tolta tutta la pecunia; e andossene.
I Girondini stava bocconi e non s’ardivano di respirare; ma passato un buon pezzo d’ora, e non udendo più né voce, né romore, né scalpiccio, cominciano cosi colla coda dell'occhio a sbirciare la verso gli assassini; veggon le bocche delle carabine, e abbassano il viso; di li ad alquanto un altro più sdegnoso: e che facciam qui, disse, come i castroni col muso in terra? Zitto, risponde un altro, se no ci scroscia addosso una grandine di palle. E attendono cheti. Alla perfine un audace leva il capo e guarda, e non veggendo muover persona, dice: Ma quei demonii laggiu deono esser confitti alle soglie, che non si muovono di luogo dopo tanto tempo: e il dirlo, guizzare:n piedi, spingersi alla carrozza, satire la staffa, trar dalle borse due pistole, fu tutto un punto. Gli altri fanno il simigliante; quelli del cupè salgono le smontate e piglien le loro con due sciabole ch’erano ancora sui cuscini, e serrati insieme corrono alla volta dell’arco, gridando: alla morte, alla morte. Niuno spara, niuno si muove, niun fugge, niuno zittisce. Resa dell’arme, gridan tutti, siete prigionieri; e giungono loro addosso e puntano ai petti le pistòle; ma quei petti eran di stoppa!
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Le allusioni, che si fenno da questo racconto, si possono vedere nel fascicolo del 17 marzo della Civiltà Cattolica a pagina 639.
Ieri a mattina la SANTITÀ di NOSTRO SIGNORE PAPA PIO IX al palazzo del Vaticano tenne Concistoro segreto, nel quale propose le seguenti Chiese: PATRIARCALE di Antiochia de' Maroniti per monsig. Paolo Pietro Massad; Metropolitane, di Sorento per monsig. Francesco Saverio Apuzzo, di Acerenza e Matera pel R. D. Gaetano Rossini, di Gorizia e Gradisca pel R. D. Andrea Gollmavr; CATTEDRALI, di Acerra per monsig. Giuseppe Gennaro, di Evreux per monsig. Enrico Maria Gastone de Bonnechose, di Gubbio pel R. D. Innocenzo Sannibale, di Todi pel R. D. Giovanni Rosati, di Alatri pel R. D. Gaelano Roditossi, di Aversa pel R. D. Domenico Zelo, di S. Agata de' Goti pel R. D. Francesco Paolo Lettieri, di Nicotera e Tropea pel R. D. Filippo De Simone, di Avellino pel R. D. Francesco Gallo, di Monopoli pel R. D. Francesco Pedicini, di Capaccio-Vallo pel R. D. Francesco Giampaolo, di Boiano pel R. Fr. Lorenzo Moffa de' minori Osservanti di S. Francesco, di Guastalla pel R. D. Giovanni Giuseppe Vitezich, di Carcassona pel R. D. Francesco Alessandro Roullett de la Bouillerie, di Cornouailles o Quimper pel R. D. Niccola Renalo Sergent, di Tlascala e Puebla de los Angelos pel R. D. Pekigio Antonio Lavastida; Vescovili nelle parti degli infedeli, di Porfirio per monsig. Giuseppe Palermo, di Anastasiopoli pel, R. D. Giovanni Francesco Escalante.
Sieno pur segrete quanto si vogliano le conferenze di Vienna, il Corriere Italiano ha saputo qualche cosa. Ei quindi ci annunzia che il conte Buol-Schauestein, ministro austriaco degli affari esteri e della Casa imperiale, il giorno 15 a un’ora pomeridiana apriva le conferenze con un discorso che spiegava l’oggetto e lo scopo delle medesime. Ma il Corriere non ci fa intendere quale siane l’oggetto e lo scopo. Prova evidentissima che anch'esso, al par di qualunque altro, trovasi in loco d'ogni luce muto. Che Buol abbia fatto il discorso d’apertura, niun dubbio; che questo discorso abbia versato sull’oggetto e sullo scopo dette conferenze, niente di più naturale. La notizia poteva esser data da chiunque avesse voluto dire una cosa che nulla dice.
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Il semiufficiale Pays pare che creda alla probabilità della pace, sebbene le Potenze occidentali sieno irremovibili nella demanda dalle quattro garanzie. E fonda questa sua opinione sull’arrendevolezza dello czar Alessandro, il quale ricevette (come pretende il Pays) un ultime consiglio, è testamentario ricordo che dir si voglia, dal suo padre Niccolò che «bisogna è distruggere l’alleanza della Francia e dell'Inghilterra, e far la pace». Anzi tutto però converrebbe provare l’autenticità di questo consiglio, indi aspettare che i fatti confermino che lo czar Alessandro sia veramente disposto ad eseguirlo; che, per la prima parte, non basta la granitica asserzione del Pays, e, per la seconda, non basta un giornalistico parere.
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Se fosse vero quel che raccontano i giornali, re Federico Guglielmo di Prussia avrebbe spedito a Pietroburgo il suo fratello Carlo perché dica al nuovo imperatore Alessandro, che esso re Federico Guglielmo continua ad avere i sentimenti che aveva quando era vivo Niccolò; ma che il suo supremo desiderio è di contribuire al ristabilimento della pace di Europa; che peraltro nella condizione attuale delle cose la pace non può essere ristabilita se la Russia non acconsente alle eque concessioni, che le si domandano e che lo czar Niccolò era disposto ad accordare; a questi patti la Prussia seguiterà l’opera sua di conciliazione e di mediazione; e, non riuscendo a nulla, si terra nella più stretta neutrale attitudine. Queste cose afferma il Journal des Débats e la Gazzetta ufficiale di Milano, copiando, le ripete. Sarebbero certamente di non lieve importanza, se però fossero vere. E noi duriam fatica a crederle tali, perché non sappiamo persuaderci che mentre re Federico Guglielmo dava al suo fratello Carlo un segreto e confidenziale incarico fossevi presente un preparato a ricevere quelle gelose instruzioni per informarne subito un giornalista di Parigi.
Roberto Peel ai suoi elettori di Tamworth ha promesse che «l’Inghilterra non si farà più tenere a bada dalle Potenze tedesche; e che la guerra attuale dee avere per fine l’abbassamento della Russia, la indipendenza della Moldavia e della Valacchia, e il ristabilimento della Polonia». Vi aggiunse pure che la missione britannica, è di favorire la libertà in Europa! Dunque non sarebbero più i quattro punti delle garanzie le sole cose che si vogliono, ma le pretensioni si allargarono in modo che ad occhio umano non lasciano scernere i loro confini. Quando però vuolsi abbracciar tanto, allora suole per lo più intervenire che non si stringe nulla; e in certi casi voluisse sat est.
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Sostiene il Corriere Italiano che il procèdere della Prussia è veramente assurdo, tanto sotto il punto di vista europeo-germanico, tanto sotto quello della politica eminentemente prussiana ché nel primo caso la Prussia non dovea segnare il trattato del 20 aprile, col quale essa condannò la politica russa, giacché gli è cosa ben singolare il volere lo scopo e rifiutare i mezzi per conseguirlo. Nel secondo caso poi per giustificare la politica prussiana nelle sue velleità di predominio germanico, converrebbe che le popolazioni alemanne simpatizzassero anzi per la Prussia che per l’Austria; ed oltre a ciò lo aspirare alla supremazia germanica osteggiando le lecite simpatie delle popolazioni decisamente avverse alla Russia è lo stesso che un volere raggiungere un fine con mezzi del tutto contrarii a quelli che possono condurvi. Forse teoricamente le riflessioni del Corriere non sono da disprezzarsi, ma certe teorie scompariscono innanzi all’atto pratico, specialmente la dove, a quanto sembra, la ragion delle armi dovrebbe, quando che sia, persuadere le popolazioni.
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Gravissimo scandalo produsse ne’ progressisti del Piemonte la pubblicazione fatta di una corrispondenza luganese nella democratica Opinione. La corrispondenza dice: «Le cose della Svizzera camminano di male in peggio……. Il dispotismo più schifoso esercitato da un intero partito che si chiama liberale e non vuole lasciare la libertà ai suoi avversari; organizzata la violenza anzi che impunita; le proprietà, individuali manomesse fra gli applausi e con l'appoggio di scherani armati...... E intanto si grida e si cerca di sbalordire il popolo per non lasciargli vedere il precipizio a cui si conduce la cosa pubblica; gli si promette ad ogni istante una panacea miracolosa, e sempre si va di male in peggio, ora il grido dei liberaloni elvetici è: fuori i preti! Fuori dunque i preti; ma quando questi saranno allontanali, credete, che, 1e cose cammineranno meno zoppe? Disingannatevi; si andrà sempre ancor peggio!»
I liberali piemontesi hanno creduto che l'Opinione, sotto la forma di una corrispondenza che rappresenta lo stato lagrimevole della Svizzera, abbia voluto dipingere le tristi condizioni di qualche altro paese.
Il ministro della guerra presente alla Camera dei deputati un progetto di legge per fare alcune modificazioni al codice penale militare.
Le cinque brigate (cosi dicesi) della spedizione in Crimea saranno composte ciascuna di quattro battaglioni di fanteria, un battaglione di bersaglieri, uno squadrone di cavalleria. Queste brigate saranno sotto il comando dei generali Fanti e Giacomo Durando e dei colonnelli brigadieri Mollard, Cialdini e Montevecchio.
L’indolenza dei deputati a compiere il loro dovere di assistere alle tornate della Camera ê segnalata ai pubblico dalla Gazzetta Piemontese, la quale stampa i nomi di 97 deputati che mancarono all’appello il giorno 16.
Il conte austriaco Zicky, che fu a Varsavia per alcune conferenze Con Paskiewitsch, è tornato a Vienna.
Ai 16 l’imperatore assistette alla manovra di stabilire un campo nel Campo di Marte. Operarono alcuni squadroni delle guide della guardia imperiale.
Il maresciallo Baraguay d’Hilliers e il generale Guesviller stabiliranno i loro quartieri generali il primo a Boulogne, il secondo a Saint-Omer. Partirono di Parigi il 19.
Al ministero dell'interno furono ai 17 convocati i giornalisti; e si raccomandò loro di avere la più grande prudenza nelle loro comunicazioni politiche e di attenersi da qualunque considerazione sugli affari della guerra e di esser cauti nel riportare gli estratti dei giornali esteri, specialmente del Times, che racconta le cose troppo duramente.
Il re di Danimarca non si é per anco riavuto dalla sua malattia; anzi alcune corrispondenze continuano a parlare di sintomi non troppo tranquillizzanti.
Scrivono da Pietroburgo che il nuovo czar all'occasione del solenne ricevimento del Corpo diplomatico si espresse in questi termini: «Nel salire il trono io sono mosso dai medesimi sentimenti, dai quali furono diretti il mio padre imperatore Nicolò e il mio zio imperatore Alessandro I, la mia politica cioè sarà come la loro, eminentemente conservatrice. É vero che la santa alleanza non esiste piu, ma io saprò richiamarne i principii è servire di legame fra i diversi Stati. lo son disposto a rendere la pace all'Europa, se si offrono alla Russia condizioni onorevoli, ma, se avvenisse il contrario, io torrei anzi perire che accettarle.»
Il Giornale di Pietroburgo dice che per testamento di Niccolò il tutto dev’esser brevissimo. Il ponte della Neva è ora denominato ponte Nikolavewski in memoria del defunto imperatore.
Si pretende che l’imperatore Alessandro voglia far subire una trasformazione completa alla organizzazione ed all'amministrazione della Polonia in guisa da rendere a questo regno la esistenza particolare di cui anteriormente godeva nell’Impero russo.
Notizie di Costantinopoli annunziano che lord Redcliffe ambasciatore inglese è gravemente malato; anzi che lo stato dell’infermo dava luogo a serie inquietudini.
La squadra leggiera inglese destinata ad operare nel Baltico dovea partirà il 17 da Spilhead.
L’imperatore Napoleone nel fare la rivista di 7000 uomini, che partono oggi (24) per la Crimea, disse loro: «Soldati! L’esercito è una vera nobiltà, perché conserva intatta la tradizione della gloria e l’onore nazionale. Ed ecco qui la vostra gloria! (additando la bandiera distinta da ciascuna generazione con una vittoria novella) Prendete adunque queste bandiere; io le affido all’onore, al coraggio, al patriotismo vostro!»
Dagli arsenali di Metz e di Thionville giunsero a Lione, parecchi carchi di proiettili incendiari e di razzi alla congreve, che furono immediatamente spediti in Crimea.
Il governo inglese stipulò un nuovo contratto con le fabbriche di Birmingham, Sheffield, Londra e Liegi per la fornitura di carabine ordinarie e carabine alla munié, di revolvers, di sciabole e pistole. Ogni settimana si dovrà fare la consegna di 1000 pezzi almeno di queste armi destinate alla guerra del 1855.
Ai 17 furono spedite 2000 casse di carabine alla minié da Woolwich per la Crimea.
I preparativi per la spedizione piemontese in Oriente già sono in buon punto. I generali di divisione Durando e Lamarmora Alessandro e l'ammiraglio sono a Torino per intendersi definitivamente sul da farsi. Alcune compagnie del genio si acconciarono alla partenza. Il grosso dell’esercito si riunirà fra il 5 e il 10 aprile e sarà passato in rivista dal re. Il sultano ha pubblicato un manifesta in cui dichiara la sua riconoscenza al barone Tecco, ministro plenipotenziario sardo a Costantinopoli. Le truppe piemontesi anderanno direttamente in Crimea; alcuni uffiziali superiori già si sono imbarcati a Genova.
Si scrive da Balaclava che i corpi inglesi ora sono del tutto reintegrati parte pe’ rinforzi sopraggiunti, parte pe' molti che ricuperarono la salute dopo essere stati negli ospedali e nei lazzaretti.
Il Leopardo bastimento inglese e il Fulton piroscafo francese fecero ai 26 febbraio una ricognizione dinanzi il porta di Kertch in Crimea. Le ciurme dei due navigli sbarcarono in diversi punti, dispersero un distaccamento di cosacchi, incendiarono qualche casa, grande quantità di materiale, di viveri, affusti, vetture e posero fuori di servizio 10 cannoni.
«Fresche notizie recano che i lavori d'assedio delle truppe alleate suite alture di Inkermann procedeva io speditamente, senza che i russi si attentassero ad impedirli. Quanto a Sebastopoli, si racconta che i francesi incominciarono a farvi cadere una pioggia di proiettili d'ogni generazione. Da principio le bombe non apportavano che poco danno alle opere fortificatorie de' russi, mercecché queste, nella maggior parte, sono munite di casematte. Ma i francesi indi smascherarono tre batterie lanciando un gran numero di razzi alla congreve nella fortezza russa. Stando a descrizioni che vengono dal campo degli alleati e da Sebastopoli, questi terribili proiettili produssero spaventose devastazioni. Ardevano case che crollando ingombravano le vie; ardevano navigli nel porta; ardevano fascine disposte in diversi punti delle mura per difesa degli assediati; il ponte di legno, che univa il sobborgo dei navigatori con la costa del lato settentrionale, andette in Damme, e per tal modo venne impedito il diretto trasporto de' rinforzi dall'una all'altra parte. I russi hanno a far più con gli incendii intorni che col nemico al di fuori. Questo successo importantissimo vuolsi attribuire al nuovo piano di operazioni e del general Niel, il quale siccome assicurasi, ha per iscopo l'attacco dell'arsenale e del sobborgo sopra mentovalo. I due corpi d’armata francesi che stanno sotto gli ordini di Pélissier e di Bosquet furono mobilizzati in grisa che possano d’una in altr'ora, ad ogni occorrenza entrare in campo. La cavalleria francese rioccupò le posizioni, che teneva pria dell'inverno, sulla strada che conduce a Kamara.
Scrivono all’Herald che i russi non meno che gli alleati concentrano tutte le loro forze per venire a un colpo decisivo.
Si continua sempre a dire che l’imperatore Napoleone andrà veramente in Crimea. V’ha perfino chi assicura che passerà per Vienna e s’imbarcherà a Trieste!
La Gazzetta di Venezia assicura che la partenza dell'imperatore Napoleone per la Crimea è nuovamente differita onde non intralciare l’andamento delle conferenze viennesi.
Racconta la Indépendance Belge che ultimamente l’imperatore Napoleone disse a Guizot: «Or bene, signor Guizot, che pensate voi circa la pace e la guerra? E si crede che a tal domanda Guizot rispondesse: Poiché Vostra Maestà mi fa l’onore d’interrogarmi dirò che non ha guari erano in Europa due uomini che aveano la pace del mondo nelle pieghe del loro mantello; e che di presente veri è rimasto un solo.»
Dalla California è spedito alla esposizione di Parigi un pezzo d’oro massiccio, tal quale si trovò nelle miniere. Pesa 160 libbre, compresevi 15 libbre di quarzo. Il suo valore è calcolato 38,916 talleri!
Il conte di Dundonald fin dal 1811 immaginava una maniera di espugnare e di prendere qualunque inespugnabile ed imprendibile fortezza. Per tal modo, egli dice, Sebastopoli potrebbe esser presa in un giorno. e Cronstadt potrebbe essere espugnata assai presto! Il suo sistema inoltre risparmierebbe migliaia di uomini, milioni di lire sterline, e farebbe sparire la incertezza de' risultati. Ma questo sistema è un suo particolare segreto; ed ei, dopo aver vedute le inutili prove degli ammiragli del Mir Nero e del Baltico, per togliere di mezzo ogni ulteriore nazionale imbarazzo, si esibisce a prova e in segreto ad una Commissione di uomini adatti la efficacia del suo segreto„ purché quindi gli si dia il per mezzo di eseguirlo, a fare la qual cosa gli basterebbero soltanto otto è dieci giorni di tempo. Ora vedremo se il governo inglese approverà la proposta di Dundonald; ed approvandola, il fatto dimostrerà come si possano sprofondare le granitiche mura di Cronstadt e i terribili macigni di Sebastopoli.
Un più recente dispaccio ci fa sapere il giorno, in cui due squadroni di lancieri russi e 400 cosacchi disfecero otto squadroni turchi. Questa memorabile sconfitta avvenne ai 5 di marzo. E dove? Presso Eupatoria; cioè fuori de' trincieramenti di Eupatoria. Dunque quegli otto squadroni turchi abbandonarono i trincieramenti per avventurarsi a combattere contro i 50 mila russi, che, secondo la Militariscke Zeitung, sono intorno ad Eupatoria concentrati! Avrebbero avuto un ardire veramente un po’ troppo temerario! E perché quest’atto di temerità sarebbe ingiustificabile sotto qualunque rapporta, noi continueremo a ritenerlo incredibile.
Un dispaccio telegrafico da Kischenef annunzia che i russi si preparano a sgombrare dalla Bessarabia. Altre notizie però affermano che si prendono tutte le disposizioni per aumentare le truppe russe che sono nella Bessarabia. E noi crediamo più esatta la seconde notizia.
Da Marsiglia fanno sapere per telegrafo alla Gazzetta Ticinese che h per ordine improvvisamente arrivato da Pietroburgo la notte del 13 al 14 venne eseguita in tutta la Polonia, con estremo rigore una leva forzata. Figuriamoci qual confusione! Una leva forzata di notte! E in una notte! quando tutti dormivano! I Se ne hanno a dir proprio d’ogni maniera!
In mancanza di notizie interessanti il telegrafo di Londra ci reca il sunto di un articolo del Morning Post, organo di Palmerston; e la sostanza dell’articolo telegrafato è questa: «Tutte le speranze di pace svaniscono! i risultati delle conferenze di Vienna non debbono ispirare alcuna lieta fiducia! Le difficoltà crebbero dopo la morte dell’imperatore Niccolò! Se la Francia e l'Inghilterra ricuseranno di cedere alle esigenze della Russia, forse alcune Potenze tenteranno rappresentare le domande degli alleati come irragionevoli, pericolose all’Europa, ingiuste verso la Russia, la quale cercherà di stringere alleanza con esse Potenze; tanto più che la Francia e l’Inghilterra non soffriranno una neutralità, che sarebbe ostilità. Bisogna condurre la Germania a intender bene questa cosa. Fra qualche settimana si saprà, se la guerra dee succedere su tutta la frontiera della Russia, è su tutta la frontiera della Germania. (29)a»
. In tanta chiarezza di fatidiche manifestazioni, soltanto s’inviene un cotal po’ di oscurità nel precisare quali saranno quelle Potenze che probabilmente qualificheranno irragionevoli, pericolose e ingiuste le domande occidentali e probabilmente aderiranno ad una alleanza con la Russia. Ma in qualunque caso il Morning-post assicura che fra qualche settimana se ne avrà la spiegazione dal fatto. Siamo adunque prossimi allo scioglimento dell’enigma, che da oltre due anni esercitò tutte le politiche intelligenze, senza che siasi ricevuto un costrutto delle loro investigazioni d’ogni maniera.
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Fra gli usi dell’Accademia francese è pur quello che qualunque nuovo accademico, alcuni giorni dopo la lettura del suo discorso pronunziato nella solenne di lui ammissione, si presente al Capo dello Stato in compagnia del presidente e del segretario perpetro di quel corpo scientifico. In tal modo il sovrano è informato ufficialmente dell'ammissione di un membro novello all'Accademia. Berryer, che non ha guari fu eletto accademico, dee uniformarsi a questa consuetudine e prepararsi a fare la sua visita alle Tuilleries. Intanto l’illustre oratore scrisse al suo fedele amico Mocquart capo del gabinetto dell’imperatore una lettera, con la quale gli dice esser egli pronto a seguir l'usanza e perciò disposto a presentarsi al Capo dello Stato, ma non essergli possibile di ripudiare i principi di tutta la sua vita e su questo punto non essere in grado fare alcuna benché menoma concessione. Mocquart (probabilmente dopo averne interpellato l'imperatore) rispose: «Mio caro e vecchio collega Berryer, potete pure venire alle Tuilleries senza temere. L'Imperatore è superiore a queste piccole considerazioni, a queste frivolezze da saloni e da accademie. Allora ch'ei vi vedrà, non si ricorderà che dell’illustre avvocato splendore de' nostri Parlamenti, de' quali altre volte fu il coraggioso difensore. Voi siete assoluto padrone di non fare sagrifizi di opinione, che del resto non vi saranno imposti. L’imperatore, eletto della Francia, che non si occupa delle opinioni di partito, vi ammirerà senza rimorso, e si congratulerà con esso voi della vostra ammissione all'Accademia.»
Oggi sono mancati i giornali di Vienna ed altri per lo ritardato arrivo de' corrieri. Indi maggior copia di notizie nel numero successivo.
V’hanno alcuni che con uno sguardo di lince pretendono penetrare a traverso le mura del palazzo degli affari esteri a Vienna, e pretendono unire le cose che vi si trattano, e cosi finalmente pretendono sapere che gli affari volgono proprio ad una soluzione pacifica. Ma il Corriere Italiano sembra con tutto ciò non esser guari persuaso delle assicurazioni è pretensioni di questi visionarii, ed invece mostrasi proclive ad abbracciare la idea del Times, che in un lungo articolo si è studiato di provare la impossibilità di arrivare per ora ad un accomodamento.
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Le forze belligeranti nella Crimea si accrescono di pari passo coi protocolli delle conferenze viennesi. In mezza a questi doppi sforzi di pace e di guerra sarebbe difficile a farla da profeti; ma questo crediamo poter sostenere che le conferenze non dureranno a lungo, e che quindi in breve è la pace sarà ristabilita è scoppierà una guerra generale europea, le cui conseguenze non v'ha occhio umano che possa prevedere. Il momento è adunque difficilissimo e l'inqualificabile politica prussiana accresce le difficoltà per sé già numerose. La stessa caduta di Sebastopoli non ci sembra possa mettere fine alla guerra, giacché è gli alleati rimarranno vincitori, ed in tal caso Alessandro II non potrebbe inaugurare il suo regno con una disfatta e con la perdita di una delle sue principali piazze di armi; è resistono i russi, e in tal caso Alessandro Il non potrebbe certamente nemmeno fare le concessioni stabilità ne’ quattro punti. Sebastopoli adunque è resistendo è cedendo è un ostacolo alla pace, a meno che le Potenze belligeranti non portino all'umanità il sagrifizio d'amor proprio facendosi reciprocamente nelle conferenze, prima ancora che il dado decisivo sia gettato a Sebastopoli, concessioni compatibili da un lato col decoro della Russia e corrispondenti dall’altro pienamente alle garanzie, che l’Europa, tanto spesso coinvolta dalla quistione orientale, ha diritto di chiedere (Corr. It.). Queste cose si pensano e si dicono a Vienna, dove, più che in altro luogo, è agevole conoscere la tendenza degli affari. Noi dunque, lontani da quel centro delle grandi discussioni, ci asterremo dallo aggiunger sillaba alle riportate riflessioni, tanto più che combinano con altre che noi sponemmo dopo che le annate occidentali sbarcarono ad Eupatoria.
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Il Times è persuaso che l’Austria, la Francia e l’Inghilterra sono pienamente d’accordo sulla nature, sulla forma e sulla portata delle comunicazioni che a quest'ora debbono essersi fatte alla Russia nelle conferenze di Vienna. Indi crede che la Russia, minacciata al mezzogiorno da una formidabile confederazione e a tramontana da giganteschi marittimi armamenti, accetterà le basi preliminari delle trattative, nella fiducia di procurar con tutti i mezzi immaginabili ad attenuare gli effetti della grande coalizione ed a rompere con altre controproposizioni la unione degli alleati. Cosi quand’anche la Russia fosse spaventala dalla supposta alleanza offensiva austro-anglo-gallica, la conclusione della vera pace sarebbe tuttavia lontana, perche l'ingegno della ritrosia moscovita non farebbe che accettare le basi preliminari con animo di demolire in seguito l'edifizio che su quelle si volesse fabbricare.
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Sia come conseguenza della sopravvenuta morte dello czar Niccolò, sia come conseguenza delle trattative viennesi, credevasi a Londra che le parti belligeranti si sarebbero accordato per un armistizio. E conteste speranze, ad onta del contrario linguaggio dei fatti, avrebbero continuato chi sa quanto, se l’oracolo del Post non fosse intervenuto ad assicurare il pubblico inglese che armistizio, nelle presenti circostanze, è sinonimo di chimera e d'illusione.
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La condotta della Prussia non piace al Times, il quale, dopo avere messo in campo ogni maniera d’argomentazioni perché la irremovibile Prussia decidasi ad accomunarsi alla causa inglese, se n’esce da ultime con un tratto di sepolcrale romantica bizzarria e dice: «Se re Federico Guglielmo IV volesse discendere un cotal po' di più sotto le volte di Charlottenbourg e chiedere consiglio, se non a Federico Guglielmo II, almeno a Federico Guglielmo III, troverebbe argomenti per una politica affatto diversa. E il Punck crede che davvero re Federico Guglielmo IV sia disceso in que' sotterranei a fare le magiche suggeritegli interpellazioni alle ombre de suoi augusti antecessori, ma che nessun di questi gli abbia risposto; laonde re Federico Guglielmo IV, interpretando l’ostinato silenzio loro siccome approvazione della sua politica (perché chi tace acconsente), si è viemaggiormente confermato, a quanto si dice, nella medesima.
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Bourqueney ambasciatore francese a Vienna il 17 diede uno splendidissimo banchetto, al quale furono invitati gli austriaci ministri Buol e Bach, tutti gli ambasciatori esteri e molte notabilità civili e militari. La pubblica voce era che nelle conferenze prevaleva decisamente lo spirito della pace.
La mattina dei 17 l'arciduca Giovanni partivasi di Vienna onde recarsi a Gratz.
Ai 18 gli arciduchi Ferdinando Massimiliano e Carlo Lodovico da Vienna trassero a Praga.
Sono giunti a Vienna il capitano e aiutante d’ala russo principe Galitzin, e il consigliere intimo russo c»nte Potuki, provenienti da Pietroburgo, non che il ministro residente presso la corte belga barone Leykam proveniente da Brusselles.
Si afferma che negli Stati prussiani e proibita per ordine regio la esportazione di armi e munizioni da guerra, specialmente proiettili, polvere da fuoco, capsule, pietre focaie, piombo, zolfo e salnitro, in paesi non appartenenti alla Confederazione alemanna.
L’imperatore ai 15 marzo, in occasione della mezza quaresima, fece una ben lunga passeggiata in carrozza scoperta, e dappertutto fu salutato dal popolo con entusiastiche acclamazioni.
Ai 19 l'imperatore passò in rivista quattro battaglioni di granatieri della guardia.
Ai 15 marzo spirava il termine prefisso agli artisti per la consegna delle loro opere, e quello accordato al pubblico per visitare il palazzo della esposizione universale. Questo monumento dedicato all’arte francese, alla industria e alle ricchezze artistiche del mondo civilizzato è di un aspetto imponentissimo; ha una superficie di 45 mila metri, senza calcolare la lunga galleria parallela al qual de la Conferenze; che abbraccia una superficie eguale a quella de) palazzo, ed ha una lunghezza di oltre 12 mila metri.
Si crede imminente la nomina di Palmerston al grado di Pari d'Inghilterra.
Il governo britannico ha ordinato che sieno messe in istato di difesa tutte le fortezze dei Clyde. Anche l'antica fortezza, lontana due miglia da Greenock, debb’essere sollecitamente restaurata e munita di una batteria di cannoni lancastriani.
Notizie berlinesi assicurano che la Svezia si asterrà dalla aderire alla politica occidentale fino a tanto che la Prussia si conserva nella sua presente neutrale attitudine. A Stoccolma però si crede che la Svezia nella prossima campagna dei Baltico prenderà parte attiva contro la Russia, Certo è soltanto che gli armamenti svedesi marittimi e terrestri continuanti nella più larga proporzione.
Ai 6 marzo morì a Pietroburgo il tenente generale Dubblet capo della polizia segreta.
Secondo la Indépendance Belge, anche Nesselrode preparavasi a partir da Pietroburgo per assistere alla conferenze di Vienna. Ma notizie positive recano che Nesselrode non ebbe mai l'idea di fare questo viaggio.
Si assicura che ai 15 fu firmato a Costantinopoli il trattato di alleanza offensiva e difensiva fra la Sardegna e la Porta ottomana.
É giunto a Costantinopoli un ciambellano dell’imperatore Napoleone.
Lettere di Costantinopoli dicono che colà si facevano grandi preparativi, onde ricevere lo imperatore de' francesi.
Si calcola che negli ospedali militari di Costantinopoli fra malati e feriti ve ne sieno più di 15 mila.
Un incendio consumò diverse baracche vicino all'ospedale francese a Costantinopoli.
A Gosport continua lo imbarco dei riveri per la flotta inglese dei Baltico.
La Russia permette l'entrata e l'uscita alle navi austriache, mediante guarentigia dei consolati che le mercanzie sieno proprietà di sudditi austriaci e destinate ai porti dell'Austria.
Stante che le truppe regolari turche, che stavano in Bulgaria, furono traslocate sul Danubio ed in Valacchia, i baschibozuk si diedero, più liberamente, a saccheggiare il paese bulgaro.
Ai 5 marzo Tskender bey usci da Eupatoria con 309 uomini di cavalleria regolare e 100 baschibozuk tartari per fare una ricognizione; e s'imbatté in 4 forti squadroni di cavalleria regolare russa. Malgrado la eccessiva superiorità numerica dei russi, i turchi s’impegnarono ad un combattimento che durò parecchie ore. Dei russi morirono un 30 uomini; fra i turchi si ebbero 11 uccisi e 2 feriti. Iskender bey fu gravemente colpito alla mano destra, in petto al manco lato e in fronte da una sciabola russa. I turchi poterono ritirarsi ne’ loro trincieramenti.
La strada ferrata da Balaclava al campo degli alleati fu aperta il 15 marzo.
Dalla Crimea in data dell’8 si ha che il fuoco dei francesi da tre batterie di razzi durava con buon successo fino a quel giorno. Alcuni piccoli navigli russi nel porto colpiti dai razzi andarono in fiamme. La flotta russa dovette perciò in parte abbandonar il suo ancoraggio.
Si racconta (Oss. Triest.) che i russi piantarono un campo di 12 mila uomini fra il sobborgo dei barcaiuoli e il muro che si estende dal porto di Sebastopoli fino alla baia di Calafat. Mediante siffatta collocazione questo corpo mobile tiene fronte contro l’ala destra degli assedianti comandati dal generale Bosquet e sembra parato a prender l'offensiva anche sul campo. I razzi alla congreve furono gittati dai francesi la maggior parte contro questo nuovo campo. Il general Niel concentra le forze d’attacco verso questa parte. Il corpo di Liprandi, ch'è di 45 mila uomini, occupò nuovamente le alture di Balaclava in faccia alla posizione degli alleati. Nella valle di Baidar stava il general Wauger di Teodosia con 6 mila uomini.
Quasi tutte le truppe francesi che stavan di fronte al bastione dell'albero, al mezzogiorno di Sebastopoli, abbandonarono quella posizione, non lasciandovi che un corpo di osservazione. Cosi le forze assediatrici concentraronsi verso la parte settentrionale della fortezza contro le trincee russe presso il forte di Malakoff fino all'aquedotto sulla Cernaia.
Altri 170 mila sacchi furono spediti dalla intendenza francese di Costantinopoli a Kamiesch per aumentare la efficacia de' trincieramenti.
Altre lettere di Costantinopoli confermano che dai preparativi, che si andavano alacremente facendo nelle posizioni degli alleati, argomentavasi che un attacco generale si sarebbe dato verso il 25 di questo mese. Nuovi e poderosi rinforzi traversavano il Bosforo continuamente.
Ad onta delle energiche cure del generale inglese Williams e dello infaticabile Vassif pascià, sembra se non impossibile, almeno assai difficile la riorganizzazione dello esercito turco dell'Anatolia demoralizzato specialmente per la riprovevole condotta di parecchi suoi anteriori comandanti. Oltre i molti pascià, che furono destituiti e condannati per le loro male operazioni nell’Asia, ultimamente altri tre pascià dell’armata di Kars vennero arrestati e portati a Costantinopoli, dove a loro carico si sta compilati da un processo a«che per titolo di concussione.
Scrivesi da Canton che ai 6 gennaio l’ammiraglio francese Laguerre intervenne contro i ribelli per proteggere il consolato francese a Stangai. Dopo un momentaneo successo i francesi dovettero ritirarsi in buon ordine rimbarcando i loro cannoni e i feriti. I due partiti cinesi soffrirono perdite notabili. I ribelli saccheggiarono nuovamente Nankin e altre città commerciali. Ai 20 ripeterono i loro attacchi contro Canton. Grandi eccessi si commisero dall’una e dall'altra parte.
Ai 23 di questo mese Agnese Mistchelli vedova Serarcangeli romana, la quale avea domicilio in piazza del Fontanone al numero 22, cessava di vivere nella età di 119 anni! Negli ultimi suoi tempi le si era un cotal po' indebolito soltanto l’organo dell'udilo; ma ciò non ostante ella fu in grado di rispondere da sé stessa con la più esatta precisione alle preci del sacerdote, che amministrolle il Sagramento della Estrema Unzione. Per più riguardi, ben le si può dire: requiescat in pace.
Eugenio Sue è colpito da una oftalmia, che fa temere una cecità completa.
Nessuno per avventura havvi che disconosca quali e quante sieno le difficoltà di ravvisare a prim’occhio un insetto, un augello, un fiore in tutte le sue parti, non che di misurarne le grandezze, le piegature, gli ombreggiamenti, le piccole macchie. Pur tuttavia si ammirano alcuni sommi in quest'arte, ma per lo più le opere loro sono l’ornamento di poche e ricche gallerie. Oltre a ciò si aggiunga che siffatte dipinture ad olio richieggono tempo lunghissimo, né servir possono di decorazione che a preziose e rare raccolte. Neppure le arti della incisione e delle litografie vanno scevere di difficoltà, né tenue si è lo spendio, augumentato dallo esperto pennello, che indi aggiugnevi naturalezza e similitudine di vita. Or a tali difficoltà pose riparo il professor Primo Garbi, e fu per mero accidente, allorché capitatogli a vedere un vaso cinese, su cui parecchi fiori eran figurati, vivissimo desiderio subitamente il prese d’imitare que’ coloriti. Ma per istrappare al cinese e al giapponese il segreto di simili dipinti valsero al Garbi le sue nitide ed estese opzioni del disegno, della tavolozza ad olio e ad acquerello, e tutto ciò messe a profitto con effetto non meno sicuro che meraviglioso. La finitezza de' lavori, la verità e morbidezza delle tinte, il gusto e quasi direi la creazione si ammirano nelle sue opere naturali di fiori e di frutta, di ghirlande e di panieri, di augelli, e d’insetti, e di più altre ligure sopra la carta, la seta, il raso, il lino, non che sopra il vetro, il legno ed altri corpi solidi abbastanza per resistere all’acqua. Questo metodo fisiocromografico fu studiato dai Garbi con quella sagacità, instancabilità e diligenza che gliene doveano guarentire la più bella riuscita. Grande romore si menò in Francia per lo metodo di Saint-Victor, conosciuto da moltissimo tempo in Italia; ma questo metodo non insegna che a copiare disegni già esistenti sopra earta è sopra stoffe, e li riporta senza guari badare ai caratteri naturali che li distinguono. Perciò questo metodo differisce essenzialmente da quello del Garbi, che, tenendo l'obbietto naturale sotto gli occhi, lo riproduce eguale in tutte le sue più minute parti. Quindi è che il metodo fisiocromografico del Garbi addiviene importantissimo al botanico, all'ornitologo, all'entomologo, e per esso la iconografia di queste scienze riceve grandissimi vantaggi.
agl'inviati austriaci appo le corti germaniche.
Vienna 5 marzo 1855.
Il ministro degli esteri dichiara, che quando egli informava gli agenti austriaci in Germania, col suo dispaccio 28 febbraio, che nella seduta della Dieta del 22 febbraio, la' proposta austriaca fatta in esecuzione della decisione federa le del’8 dello stesso mese aveva incontrato dell'opposizione da parte del plenipotenziario prussiano alla Dieta, gli era ancora permesso di dubitare che queste obbiezioni fatte verbalmente e sotto riserva di una dichiarazione in iscritto, che poteva essere rimessa più tardi, potessero realmente far parte delle, deliberazioni dell'assemblea federale. Ma il plenipotenziario austriaco, presidente della Dieta' diresse al gabinetto di Vienna col suo rapporto in iscritto la dichiarazione prussiana (di cui è unita copia) e che il signor de Bismark fece ammettere nel processo verbale della seduta del 22. Il barone de Prokesch rimise egualmente in iscritto la sua controdichiarazione (di cui è unita egualmente copia). Il gabinetto di Vienna si trova dunque nel caso di far dai canto suo, riguardo alla dichiarazione in iscritto della Prussia, le osservazioni che ha già espresse nel suo dispaccio del 28 febbraio, ed ha non sole approvato nel modo il più formate la risposta che il plenipotenziario presidente erasi creduto autorizzato a dare, ma inoltre incaricò il conte di Recbberg di fare in modo che nelle deliberazioni della Dieta non resti il minimo dubbio sul punto, che se la comunicazione fatta dai governo imperiale riguardo allo stato dell’armata austriaca desse luogo ad osservazioni nel senso della dichiarazione prussiana, è in un senso che desse a questa dichiarazione qualche conseguenza politica, il governo imperiale si vedrebbe nel caso di fare una formate protesta in proposito.
Il governo di………….. al quale dovrà essere comunicato questo dispaccio, che compléta quello del 23 febbraio, apprezzerà, il gabinetto di Vienna non dubita, l’importanza dei motivi che fanno un dovere a questo gabinetto di dichiarare nel modo meno equivoco, in qual posizione esso si pone riguardo alla dichiarazione che la Prussia credette, con suo rincrescimento, compatibile colla decisione federale dell'8’febbraio.
Buol.
a
tutti i rappresentanti della Prussia
presso
le Corti tedesche.
Berlino 8 marzo 1855.
V. E. troverà nell’allegato la copia di un. dispaccio confidenziale che io diressi al regio ambasciatore a Parigi in data 2 corrente. Come vedrete io ne fui indotto dalla circostanza che il contegno del regio inviato federale nelle sedute federali fu assoggettalo da parte di un governo estero ad una critica, che il regio governo reputa inconciliabile colla dignità e colla indipendenza della Germania. Appunto per questo motivo non m’estesi in proposito di faccia al governo francese, ed anche ora credo dovermi limitare ad alcune osservazioni onde difendere il punto di vista del governo da svisamenti cui ebbe a provare in varie guise.
I motivi della decisione federale dell'8 febbraio sono chiari ed evidenti. Se adunque più tardi invece d'ignorarli fu tentato di dar loro una opposta interpretazione, con altre parole, se ad una misura che mira a consolidare internamente ed esternamente la Germania senza congiungervi una dimostrazione qualunque, vien dato più tardi l’impronta di una dimostrazione parziale, è naturale che ad una tale tendenza bisognava negare il diritto. Ciò fu fatto dal regio inviato federale. Havvi in ciò una dimostrazione contro l’altra parte? No certamente. Infatti la Germania si troverebbe in trista situazione, se l’accennare alla sicurezza ed indipendenza della Confederazione tedesca nella minacciosa posizione d'Europa, viene interpretato e biasimato come una provocazione dell’estero.
Noi almeno siamo d’avviso che ciò convenga alla dignità della Germania in troppo alto grado per aver bisogno di un emendamento, e segnatamente di quello che risulta da trattati a cui la Confederazione non ebbe parte e non ne conosce ancora la importanza pratica. Noi abbiamo motivo di supporre che molti dei nostri alleati tedeschi dividano questo parere, che in caso diverso non sarebbero stati accettati con una maggioranza pressocché unanime tanto nei comitati quanto nell’assemblea federale i motivi della decisione dell’8 febbraio. Se questi motivi. non fossero stati assoggettati più tardi ad una interpretazione loro estranea, il regio inviato federale non si sarebbe trovato nel caso di doverli rimettere nella primitiva generalità, in tal modo però dovettero farsi risultato rigorosamente e precisamente le conseguenze del. principio.
Si sarebbe dovuto sperare, che questo scambio di idee per lo più confidenziale non verrebbe spogliato del suo carattere primitivo con una pubblicità prematura ed inesatta. Ma dacché ciò è pur troppo avvenuto (esperienza cui la Prussia è assuefatta colle relazioni faziose della stampa tedesca ed estera, dalle quali non si lascerà però fuorviare dovesse anche esporsi al pericolo di essere disconasciuta e mossa in sospetto) sarebbe stata cosa agevole di sceverare la verità dalla esaggerazione.
Si è parlato di molto proposte parte fatte, parte da farsi dalla Prussia, per esempio: che i contingenti federali siano collocati interamente in territorio federale tedesco, che le fortezze vengano armate e simili. Noi fummo infatti sorpresi per quest'attività sviluppata in nostro nome. Da parecchie relazioni dei nostri ambasciatori' abbiamo rilevato che una serie di circolari austriache si occupano di questi affari è vanno in certa guisa arruolando dei vati contro proposte, che noi saremmo per fare all'assemblea federale.
Parecchi governi tedeschi supponevano che queste circolari siano state comunicate anche a noi. Questo peraltro non fu il caso. Se il gabinetto di Vienna si fosse esternalo di faccia a noi, ne sarebbe ben tosto risultato che le opinioni a noi attribuite non sussistono ed il ritenersi dello circolari sarebbe divenuto superfluo. Non intendo qui di discutere se vi avrebbe guadagnato è perduto il vero interesse della Germania, che in questa grande crisi europea aspira all'unità ed al consolidamento, e non alla tensione artificiale delle sole forze secondo impulsi stranieri.
La posizione del regio governo di faccia alla decisione federale è altrettanto semplice quanto chiara. Come potenza federale tedesca si attiene ai motivi finché l'assemblea federale non avrà dato loro una direzione più positiva mediante nuove decisioni. Se ed in qual senso essa sarà per farlo è quistione di un prossimo. avvenire. La Prussia conosce la gravità del momento e non mancherà alla patria tedesca. Ma appunto perché la conosce non si lascerà fuorviare da interpretazioni imposte. In questo stato di cose la Prussia é pienamente conscia di esser libera non solo da intenzioni dimostrative, ma eziandio da pensieri secondarii e da animo inasprito contro le Potenze occidentali.
V. E. si esternerà in senso delle succitate osservazioni tanto in faccia al governo, presso cui ha l’onore di essere accreditata, quanto altrove in via confidenziale se avrà motivo di supporre che si cerca di giudicare il nostro punto di vista basandosi sopra fatti svisati.
Aggradite ecc.
Manteuffel.
agli ambasciatori russi presso le corti estere
Pietroburgo 10 marzo 1855.
Il mio dispaccio del 2 marzo, Vi pose a giorno dell’assunzione al trono di Sua Maestà Alessandro II.
Io ebbi l’onore di spedirvi contemporaneamente l’imperiale Manifesto emanato il primo giorno del governo del nostro serenissimo Monarca.
Quest’atto esprime la profonda convinzione colla quale Sua Maestà riconosce l’importanza degli obblighi che è chiamato ad adempiere.
La Provvidenza divina gl’impose questi doveri nel mezzo di grave prova. Salendo l’imperatore sul trono de' Suoi predecessori vede Egli la Russia avviluppata in una guerra, quale gli annali della storia non ne registrano una eguale al principio d'un nuovo governo.
Il nostro serenissimo Signore accetta questa prova pieno di fiducia in Dio, del sentimento di sicurezza che gl’ispira l’inconcussa devozione de' suoi popoli, con religiosa riverenza per la memoria dell’amatissimo Suo genitore.
Con figliale pietà, assume Egli in eredità due doveri che gli son egualmente sacri.
Il primo richiede da Sua Maestà lo sviluppo di tutte le forze che il volere di Dio pose nelle Sue mani per la difesa dell’integrità e dell’onore della Russia.
Il secondo impone a Sua Maestà l’obbligo di dedicare perseverantemente tutte le Sue cure al compimento dell'opera di pace, le cui basi fondamentali furono già sanzionate dall'Imperatore Niccolò.
Fedele al pensiero che presiedette gli ultimi atti del Suo serenissimo genitore, l'Imperatore ha rinnovate le plenipotenze e confermate le istruzioni dello quali erano stati muniti i plenipotenziarii della Russia dal mese di decembre, nella qual epoca avrebbero dovuto aprirsi le Conferenze di Vienna.
In tal guisa saranno coscienziosamente. adempite le intenzioni dell'Imperatore Niccolò.
Loro scopo si era?
Di restituire alla Russia ed all’Europa i benefizii
della pace;
di consolidare la libertà di culto ed il benessere delle popolazioni cristiane in Oriente senza distinzione del rito al quale appartengono;
di porre sotto una garanzia oollettiva le immunità dei Principati Danubiani;
di assicurare la libera navigazione sul Danubio a benefizio del commercio di tutte le nazioni;
di porre un fine alle rivalità delle grandi potenze in Oriente, affine di impedire il ritorno di nuove complicazioni;
finalmente di accordarsi con esse sulla revisione del trattato col quale riconobbero il principio della chiusura dello stretto dei Dardanelli e del Bosforo, e con ciò di giungere ad una reciproca onorevole transazione.
Una pacificazione fondata su tali basi, ponendo un fine alle calamità della guerra, verserebbe le benedizioni delle nazioni tutte sul nuovo governo. La Russia lo sente però profondamente e tutta Europa lo dovrà riconoscere che le speranze nel ristabilimento della pace rimarrebbero infruttuose ove le condizioni della transazione da canchiudersi sorpassassero gli equi limiti che il sentimento di dignità della corona prescrive alle decisioni del nostro serenissimo Monarca.
L’imperatore attenderà con calma le manifestazioni dalle quali verrà diretta la politica dei gabinetti che sono chiamati a sciogliere, in comune colla Russia, questa vertenza di generale interesse per la Cristianità tutta.
Il nostro Signore prenderà parte a questa seria discussione colla spirito il più sincera di concordia.
Tale è il pensiero che sua Maestà mi ha ordinato d’esprimervi in Suo nome.
Le istruzioni generali delle quali siete munito Vi prescrivono il contegno che Voi proseguirete a tenere nelle dirette relazioni che siete incaricato di avere col governo presso il quale siete accreditato.
Confermandovi quest'oggi l’Imperatore nel posta conferitovi dalla benevolenza del Suo serenissimo genitore, calcola Egli sulla Vostra fedeltà e sul Vostro zelo.
È Sua intenzione che Voi, in ogni occasione, col Vostro procedere e col Vostra linguaggio testimoniale la lealtà colla quale la Russia osserva gli obblighi che basano sulla fede dei trattati; il Suo co&tante desiderio di vivere in buon accorda con tutte le potenze alleate ed amiche; ed infine il rispetto ch’Egli nutre per l'inviolabilità dei diritti d’ogni Stato, come pure la Sua ferma deliberazione di mantenere intatti e far rispettare que’ diritti che la Divina Provvidenza affidò all'Imperatore, avendo depositate nelle Sue mani la difesa e la protezione dell’onere nazionale del Suo paese.
Voi siete invitata recare la presente a cognizione della Corte pressa la quale avete avuto l’onore di rappresentare l’imperatore Niccolò di gloriosa ed amatissima memoria.
NESSELRODE.
Recentissime lettere berlinesi ne danno avviso del motivo, che persuade la Prussia a non accedere all’alleanza occidentale. Si dice:
«Perché mai la Prussia dovrebbe compromettersi innanzi alla Russia proprio all’ultimo momento che, in virtù delle conferenze viennesi, la gran quistione è sul punto di essere amichevolmente conciliata una volta per sempre? Indi la Prussia con savio accorgimento ha deciso di non muover più alcuna pratica per aver parte alle conferenze, dalle quali fu esclusa perché non aderì preventivamente al trattato del 2 dicembre.»
Dunque la Prussia tiensi neutrale mercecché è sicura della conclusione del trattato di pace. Ma d’altro canto la Gazzetta di Trieste è informata da Vienna che «il gabinetto prussiano ha invitata il gabinetto russo a dichiarare in forma obbligatoria che la Russia sotto scriverà nuovi trattati solo allorquando la Prussia intervenga a sottoscriverli anch’essa.»
E forse quest’ultima notizia spiega più veracemente la politica enimmatica di Manteuffel. Ora, stando a questa notizia, come può essere che la inestricabile quistione sia sbrogliata pacificamente? ché un trattato, per istabilire le condizioni dell’aggiustamento, e bisognerebbe necessariamente farlo. Ma chi lo sottoscriverebbe? La Russia? Si afferma che nò, qualora la Prussia non chiamisi a sottoscriverlo anch’essa. Ed ecco uno dei nodi che si paiono indissolubili senza ricorrere alla determinazione gordiana. Alla Prussia esclusa dalle conferenze è non si potrà o non si vorrà dare il diritto di sottoscrivere un trattato che riassumerebbe quanto si fosse anteriormente combinato nelle medesime. E, se pure le si desse questo diritto, la Prussia (salvo il casa ch’ella volesse sagrificare allo amor della pace le diplomatiche suscettibilità è sostanziali convenienze proprie di qualunque Potenza e più se fra quelle di prim’ordine deggia considerarsi) ricuserebbe di fare la umiliante comparsa al congresso non per altro che per apporre la firma ad una convenzione, che senza di lei fu discussa e formulata. Or quali sarebbero, in questa ipotesi, le logiche conseguenze delle negoziazioni di Vienna senza la firma dei plenipotenziari russi al protocollo della conciliazione? Attenderemo che cel sappian dire coloro, che da pochi giorni in qua vanno attorno enfaticamente asseverando che la pace è fatta!
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Tutti i giornali parlano delle cose che si trattano nel congresso di Vienna, e ne parlano in modo tanto positivo che par davvero che i loro racconti sieno brani di storia. Ma tutti sogliono premettere alle notizie la dichiarazione che gli affari delle conferenze sono coperti da un velo impenetrabile. Or come possono affermare di aver penetrato ciò che nessuno è in grado di penetrare?
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Scrivono alla Gazzetta di Brestavia che a Berlino, cioè nel gabinetto berlinese, conservasi attualmente il più profondo silenzio sulla quistione orientale. Ma il motivo di questa taciturnità non le fu accennato. E il motivo si è che di presente il gabinetto prussiano, in aspettando l’invito a tir mare il protocollo della pace, sta meditando la risposta che dovrà fare per non corrispondere al serotino invito.
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La condizione politica dell’Europa (cosi un corrispondente viennese del Journal de Francfort) non è ornai più suscettibile di calcolo. La sola cosa che par certa si è che (se la pace non sarà in breve ristabilita) la guerra assumerà proporzioni ed avrà conseguenze che non possono misurarsi. Nessuno può di presente affermare col più lieve grado di probabilità quaj delle due contingenze (cioè se la pace è la guerra) avrà il sopravvento. Ma d'altronde la mano imperiosa dalla necessità non aggravasi ancora tanto sulla Russia da costringerla ad una pace fatale alla sua preponderanza nel Mar Nero. E il corrispondente che vjdp la Russia in questa condizione, che la persuade a non cedere, in qual modo può egli dire che ora non si può affermare quale delle due contingenze avrà‘‘il sopravvento? E pure non v’era bisogno di un gran criterio per affermare che chi non è in grado di cedere è in grado di resistere.
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Nella seduta del 20 lord Palmerston disse alla Camera dei Comuni «esser noto all'Austria che l’Inghilterra considera il complesso territoriale austriaco siccome necessario all'Europa; all'incontro poi l’attuale esistenza della Polonia essere una eterna minaccia per la Germania, il perché questa dee chiedere alcuni cangiamenti. Ed aggiunse che ove le conferenze viennesi non dessero in risultato la pace, le Potenze occidentali si riservano il diritto di aggiungere nuovi punti. Or che dicesi con questo linguaggio? Dicesi che se la Russia non accetterà i quattro punti, in seguito le ne saranno proposti anche altri. Ma è egli probabile che chi non aderisce a quattro, vorrà poi aderire a cinque e a sei? Tulle buone disposizioni per agevolare un accomodamento! E poi, finora si è parlato di Sebastopoli e della Crimea; oggi cominciasi a mettere in campo la Polonia, che lo czar Alessandro dichiarò indivisibile dall’Impero russo. Prima Russell, indi Palmerston toccarono questo nuovo punto, il primo nel suo discorso ai suoi elettori, il secondo ai deputati della Camera dei Comuni, Vogliam forse dire che queste manifestazioni (inopportune veramente a contribuire al buon esito delle conferenze di Vienna) facciano intravedere la impossibilità di un aggiustamento e intanto servino d’incoraggiamento a torbide aspirazioni per elevare interni imbarazzi alla Russia?
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Qualche giornale alemanno assicura che la Spagna e il Portogallo aderirono finalmente all’alleanza anglo-gallica; e che ai 21 marzo il relativo trattato fu sottoscritto a Parigi. Noi aspetteremo la pubblicazione del trattato prima di dare come positiva la notizia, sebbene il fatto (qualora non fosse per anco un fait accompli) sia probabilissimo.
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Dappertutto si fanno preparativi per ricevere l’imperatore Napoleone; a Costantinopoli, a Londra, a Vienna! Il bastimento che dee portare l'augusto viaggiatore è sempre parato, sempre in acconcio di partenza. I giornalisti hanno stabilito quanta si conviene al viaggio. Fatto però si è che Napoleone, il quale fin da molti giorni dovea recarsi è a Vienna è a Londra è a Costantinopoli, continua per anco a fare le riviste militari a Parigi.
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L’Armonia osserva che se il Piemonte dovesse combattere contro la Russia, non co’ fucili, con le sciabole e co’ cannoni, ma co’ giornali di buffonerie, di frizzi e di caricature, la vittoria sarebbe certamente del Piemonte; il quale peraltro rimarrebbe senza dubbio al di sotto della Russia ove si trattasse di combattere con pubblicazioni serie e di cose letterarie e scientifiche. Duolsi l’Armonia che anche sotto questo rapporta la civiltà subalpina sia superata dalla barbarie cosacca.
Sono stati chiusi a Torino due caffè, quello di San Tommaso e quello delle Ghiacciaie. Il motivo n'è stato (Arm.) che i padroni non potevan sopperire alle imposte esorbitanti, da cui erano gravati.
Si afferma che il cavaliere senatore Giacinto di Collegno sia stato nominato generale di divisione in Genova.
È voce a Torino che vogliasi provvedere ai portafogli vacanti richiamando al ministero Azeglio, Sanmartino e Dabormida.
Anche la quistione austro-elvetica sembra combinata. Dicesi conchiusa a Milano una convenzione intorno ai cappuccini che furono espulsi dal Ticino. I deputati svizzeri Sidler e Berddingen che trassero a Milano per appianare le differenze, tornarono alla loro patria.
Il governo sardo inviò al marchese Migliorati che ora dirige la Legazione piemontese a Vienna l’elenco di quegli emigrati lombardi, cui, non ostante la loro cittadinanza sarda, furono sequestrati i beni dal governo austriaco. Lettere viennesi assicurano che quanto prima sarà combinata la vertenza de' sequestri.
E giunto a Vienna il cavaliere Knesevie capo della sessione amministrativa della cancelleria centrale del principato di Serbia. Il principe Alessandro lo ha incaricato di una missione speciale. Ai 22 marzo Knesevie ebbe una seconda conferenza con Buol ministro austriaco degli affari esteri.
Ai 24, alle ore 10 del mattino, l'imperatore passò in rivista su la grande spianata fra il Rurgthor e Schottenthor tutte le truppe che sono di guernigione a Vienna e nelle vicinanze.
Il governo di Cassel non solo ha già messo sul piede di guerra la cavalleria, l’artiglieria e il treno, ma eziandio mette opera a che le reclute sieno sollecitamente equipaggiale ed instruite. Dappertutto assidui sono gli esercizi militari.
L'Annover, il Badcn, le due Assic, il Brunswick, Nassau, gli Stati della Turingia e le città libere si dichiararono aderenti alla politica austriaca.
La presentazione di un indirizzo al re, onde esprimergli i grandi timori per l'attuale direzione della politica prussiana, venne respinta ai 22 nella seconda Camera. I voti furono 117 contrarii e 104 favorevoli.
A di 11 aprile si chiuderà la sessione del Corpo legislativo.
Avendo l’imperatore Napoleone ai 20 passato in rivista i granatieri delle guide e i gendarmi della guardia destinati per l’Oriente, nella Borsa di Parigi si manifesta una paurosa inquietudine aumentala pure da sinistre voci che correvano sopra un sanguinosissimo fatto d’armi in Crimea. Dicevasi che in un mischia generale fra gli alleati e i russi sotto le mura di Sebastopoli gli alleati soffersero perdite considerevoli e lo stesso lord Raglan vi era rimasto morto!
Ai 20 marzo si fece a Parigi una riunione di antichi soldati dell’Impero che festeggiarono l’anniversario del ritorno di Napoleone I dall’isola dell’Elba.
Sono assegnate 100 mila lire sterline per mettere in istato di difesa la Costa di Sussex. Fra Feastbourne e Newhaven furono costruite parecchie torri fortificate. A Seaford sarà eretta una batteria di 6 cannoni, e il forte di Blalchington sarà pure armato di 6 grossi cannoni per appoggiare il fuoco della batteria di Seaford. Anche la batteria di Brighton riceverà un considerevole aumento. Little Hauptoe è messa in istato di difesa.
Abërdeen sta per andare in Egitto onde ristabilirsi dalla sua malferma salute, assai sconcertata dalle passate inquietudini ministeriali.
Il governo spagnuolo ha ordinato che sia pienamente distrutta la banda carlista aggirantesi a Sierra di Burgos e guidala dall’audacissimo cabecilla Hierro. Dicesi che questa terribile banda compongasi soltanto di 24 uomini a cavallo! Parecchie forti colonne di truppe si misero in movimento per disperderla.
I granduchi Niccolò e Michele arrivarono a Pietroburgo il 13 in ottimo stato di salute.
Notizie varsaviesi dicono che lo stato di salute della vedova imperatrice di Russia non sia troppo soddisfacente.
Ultimamente, cioè ai 19, dicevasi a Parigi (C. I.) che la vedova imperatrice di Russia era morta. Voce di Borsa! Nostre particolari notizie la smentiscono.
In virtù di ukase imperiale del 7 il granprincipe Costantino cessa dalle sue funzioni di aggiunto al Capo dello stato maggiore della marina, ed in seguito nella sua qualità di grande ammiraglio dirigerà la flotta e il ministero della marina.
La Legazione francese ottenne dal sultano l’autorizzazione di costruire chiese cattoliche a Trebisonda, Metelino, Mersina e Bengasi.
Qualora l’imperatore Napoleone vada veramente a Costantinopoli, per indi recarsi in Crimea, gli è preparato il palazzo gransignorile di Balta Liman.
Ali pascià, che fu ministro della Turchia per gli affari esteri, recherassi da Costantinopoli a Vienna.
L’incendio scoppiato a Costantinopoli in alcune baracche. presso un ospedale francese, come fu da noi annunzialo, avrebbe, secondo ulteriori dispacci, distrutto l'ospedale medesimo. E si aggiunge che in quella terribile congiuntura morirono 90 malati.
I tremuoti nell'Anatolia continuano. Si annunzia che le sorgenti sulfuree di Brussa si sono diseccate, e che l'Olimpo fuma come un vulcano. Si crede imminente qualche sprofondamento del suolo. Gli abitanti di Brussa sono quasi tutti fuggiti. Abdel-Kader è andate a stabilirsi con tutta la sua famiglia in un villaggio presso Balikersi.
Il governo russo fa elevare intorno a Riga si dalla parte di terra come dalla parte di mare nuove fortificazioni. Bastimenti ed enormi massi di pietra sono affondati alla imboccatura del golfo, laonde il passo di Donamunde, che conduce innanzi a Riga, diviene pericolosissimo. Sulle coste del golfo già si trovano quattro reggimenti di Baskiri destinati a servire come posti avanzati in tempo di guerra. Vi sono aspettati pure un 10 mila uomini di cavalleria leggiera. L’armata russa del Baltico sarà di 100 mila uomini.
Fin dal 26 arrivarono nel golfo della Spezia alcuni vapori inglesi destinati all’imbarco delle truppe piemontesi che debbono andare a combattere in Crimea.
Il bano Iellacich ai 17 parti di Zagabria dirigendosi alla volta della Slavonia.
Annunziasi che l’Austria ha deciso di tirare con grandi lavori di terra una linea di difesa da Cracovia fino a Lemberga, e, ove siane bisogno, fino a Olmutz.
Per ordine spiccalo da Bukarest si raccolgono molte provvigioni a Braila e vi si fanno sollecitamente altri preparativi onde ricevervi truppe francesi che debbono colà immediatamente recarsi da Varna.
A Kischeneff il 12 si tennero conferenze militari, alle quali assistevano il governatore Annenkoff ed il commissario imperiale Adletberg. Si decisero i mezzi di difesa della Bessarabia e del governo di Cberson. I passaggi delle frontiere si distruggono, tutto il paese fra il Pruth e il Dniester è devastato, le importanti posizioni sono gagliardamente trincierate.
Lo czar Alessandro ha espresso la sua speciale benevolenza al comandante dei reggimenti di fanteria di Solenziusk e Volinia, non che al generale maggiore Chruschtschew e ad altri uffiziali per avere respinto il nimico che nella notte del 23 al 24 febbraio attaccò con forze considerevoli il ridotto sul pendio di Sapun presso la baia di Kilin in Crimea.
Dicesi morto Iskender bey che combatté contro i russi il 5 marzo presso Eupatoria.
Siamo assicurati che il generale Menzikoff (di cui qualche giornale annunzia la morte) andava un cotal poco migliorando.
Notizie della Crimea (Ost. Tr.), recano che le truppe russe accampate entro le nuove trincee presso Malakoff si sono congiunte col forte settentrionale per mezzo di opere avanzate, potendo cosi vantaggiosamente coprire la cosi detta batteria dei cosacchi presso Inkermann. Gli alleati dal 23 al 26 febbraio attaccarono queste opere avanzate, ma i russi vi si mantennero; tanto elleno sono fortificate!. La prima operazione fatta eseguire da Osten-Sacken fu che i russi occupassero tutte le posizioni da Karabelaia lungo la sponda del porto fino alla foce della Cernaia, e dalle ruine d’Inkermann fino alla foce del Belbeg.
Un dispaccio annunzia che la notte dal 10 all’11 i russi costruirono un nuovo ridotto, trecento tese innanzi al bastione Kornilow.
I russi che assediano Eupatoria ricevettero un rinforzo di 36 cannoni. Le forze russe si calcolavano a 50 mila uomini. Omer pascià disponevasi a respingere la minacciata inimica aggressione.
Nel campo degli alleati verso la metà di marzo credevasi che i russi si preparavano a dar l’attacco a Balaclava, tanto più che il generale Wanger avea ricevuto poderosi rinforzi dal corpo di Liprandi.
Si assicura che l’armata sotto gli ordini di Raglan ai 7 febbraio era di 25,668 uomini effettivi; ai 23 febbraio di 26,193 uomini, ai 27 dello stesso mese di 27,067 uomini, non compresa l’ambulanza, lo stato maggiore, la fanteria di marina e i turchi.
Si pensa di continuare fino a Kamiesch la strada ferrata, che da Balaclava porta al quartiere generale francese.
Muravieff comandante supremo della Transcaucasia fece ai 21 febbraio una ispezione generale delle truppe di Ucalsik e Alessandropoli, che formano un esercito di 40 mila combattenti. Temevasi una vigorosa irruzione russa sul territorio ottomano.
L’imperatore ha incaricato Orazio Vernet di eseguire per le Taillerie un gran quadro rappresentante Napoleone I circondato da tutti i marescialli e generali che morirono sul campo di battaglia nelle guerre dell'Impero.
Il Morning-Advrtiser é tanto persuaso che l’imperatore Napoleone andrà in Inghilterra che già reca l’avviso che la regina Vittoria in tal circostanza conferirà l’ordine della Giarrettiera all’ospite imperiale.
Tutte le notizie, che i giornalisti recano intorno alle cose che si trattano nel congresso di Vienna, deggiono indistintamente cacciarsi nel novero delle pur troppo frequenti ciurmerie, che si divulgano non tanto per dar pascolo ai parlari delle oziose brigate quanto per empiere le colonne delle periodiche pubblicazioni, che, senza questo aiuto, oggi avrebbero tale una sterilita che mai non ebbesi maggiore. Perfino il Corriere Italiano ci dice che sull'esito delle conferenze regna il massimo segreto!
Qualche cosa però vi si è discorsa e vi si discorre; e dee ritenersi per positivo che i plenipotenziari sedenti al gran tavolo verde dei Ministero degli affari esteri a Vienna mandino sollecite informazioni di quanto evvi discusso ai respettivi governi. Quindi anche Russell e Westmoreland avranno fatto i loro rapporti a Palmerston sulle intenzioni, che si vanno manifestando (o conghietturando) nei congressi. Sono esse amichevoli, è fanno almeno sperare la probabilità di un aggiustamento? A Vienna ne' crocchi ancora che nulla hanno a fare con la Borsa, né col rialzo delle carte, circolano voci assolutamente pacifiche (Corr. It.). Ma sempre son voci! e le voci non han mai avuto la forza di stabilire la verità di una cosa che si conserva nel più alto segreto.
Intanto Palmerston, che quotidianamente riceve i rapporti di Russell e di Westmoreland, grida che non bisogna perder tempo a mettere in istato di difesa tutte le coste britanniche, sulle quali potrebbe tentarsi, uno sbarco! Or che significano coteste novelle trepidazioni?
E di chi mai teme l'Inghilterra? Forse della Russia? Ma la costei flotta dei Baltico è chiusa a Cronstadt, e quella dei Mar Nero è quasi scomparsa si pe’ molti navigli affondati, e si pe’ molti navigli che rimasero preda delle fiamme! E poi, tutti convengono che la Russia (sebbene avesse integrò le sue forse navali com’erano qualche anno indietro) non sarebbe in grado di cimentarsi ad una aggressione contro l’Inghilterra.
Si terne forse della Unione Americana? Ma il governo di Washington potrebbe veramente con vedute di buon successo avventurare una flotta di antipodi in Europa per venire da si lontane parti a ferire propriamente nel cuore la regina dei mari? Gli è una stranezza immeritevole di confutazione!
Si teme forse della Prussia? Ma quando mai la Prussia fu Potenza marittima?
Forse dell’Austria? Ma l’Austria, oltre essere impegnata con l’Inghilterra mediante il famoso trattato dei 2 dicembre, non è quella che sempre si fe’ mediatrice per la pace e sempre rifuggi dalla guerra?
Forse della Francia? Ma la Francia non è la prima e la più fedele alleata dell'Inghilterra?
Dunque di chi e di che Palmerston ha cotanta paura? Dunque perche cosi sollecitamente le novelle fortificazioni di difesa? Bisognerebbe avere sott’occhio i rapporti di Russell e di Westmoreland per fare una conveniente risposta. Pur tuttavia (se cosi vuolsi) ci associeremo a coloro, i quali pensano che le procellose apprensioni di Palmerston, di Russell e di Westmoreland questa volta non sono che torbide chimere, mercecché nei crocchi di Vienna circolano voci assolutamente pacifiche.
Una notizia d’altronde ci avverte che Russell dispongasi a partire di Vienna, anche pria che finiscano le conferenze, onde recarsi a Londra ad assumere il portafoglio di ministro delle Colonie. E Russell non vorrebbe trovarsi presente alla chiusura delle negoziazioni per sottoscrivere il protocollo dell'accomodamento? Potrebbe, per avventura, parere inurbano il suo procedere, e offendere le suscettibilità degli altri diplomatici in modo che questi eziandio (imitando l’esempio di Russell) si ritirassero senza apporre le loro firme al trattato. Ove ciò accadesse, avrebbesi uno de' più curiosi episodi dei gran dramma che da due anni si recita e ancor non s’intende!
Pare che alcuni giornali abbiano presa sul. serio una notizia messa fuori da principio dalla Triester Zeitung, sotto forma di corrispondenza viennese, imperocché la riportano e la comentano con ingegnosa gravità per addimostrare che mai non si ebbero più sicure speranze. di pace da che incominciò la malaugurata quistione di Oriente. Or che dice questa interessantissima notizia? Che «il gabinetto inglese diede incarico a Russell di non insistere nelle conferenze di Vienna né sulla demolizione di Sebastopoli né sul la disgiunzione della Crimea dall’Impero russo, ma di contentarsi della erezione di una fortezza imponente sulla costa turca dei Mar Nero e di porro il Bosforo e Costantinopoli nello stato della maggiore possibile difesa.»
Se peraltro queste instruzioni fossero vere, la quistione avrebbe mutato il suo essenziale carattere e le conferenze non sarebbero state necessarie, imperocché prima delle conferenze la Russia era disposta (cosi diessi ad intendere) ad accordare assai più di quello che Russell (come si pretende) ebbe missione di chiedere. Il Journal des Débats riferiva, in modo positivo, che Gortschakoff ambasciatore russo a Vienna dichiarò a Buol ministro cesareo degli affari esteri molto tempo innanzi che si aprisse il novello diplomatico congresso che «il sultano costruisca pure nel suo territorio quanti porti militari e’ voglia, e ceda eziandio, se cosi gli piace, ai suoi alleati, i punti che questi vorranno occupare e fortifica re; l’imperatore di Russia non vi si opporrà, giacché desidera sinceramente che ciascuno rimangasi padrone assoluto in casa sua. (30)a»
Messe a confronto queste due notizie, chi è che non iscorgavi la più manifesta contraddizione? qual delle due la vera? Nessuna. Tanto la Triester Zeitung, quanto il Journal des Débats diedero per fatti positivi le loro spiritose invenzioni.
Il fatto positivo oggi è il congresso di Vienna; e questo fatto prova che quel che pensasi cosi a Londra come a Pietroburgo non solo non è palese ad alcun giornalista, ma forse tuttavia manet alta mente repostum!
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Ê informato il Journal des Débats che i rappresentanti di Francia, Austria e Inghilterra alle conferenze di Vienna sono mossi dalle più concilianti intenzioni e che non cessan di agire con perfetto accordo. I rappresentanti poi della Russia sono pronti ad accettare tutto ciò, che può contribuire ad un aggiustamento, che non offenda la dignità dell'Impero moscovita. Ma con tante bune disposizioni si dall’una come dall'altra parte, ancora non si ê nulla combinato. Aspettasi forse che la Turchia, la quale ha pur luogo al congresso, dia il suo voto per l'accomodamento? Ed infatti il Journal des Débats preferisce la Turchia, appunto perché non si è per anco dichiarata. Stiamo a vedere che in sul far de' conti definitivi la Turchia dovrebbe incontrare qualche imbarazzante calcolo aritmetico. Probabilmente già se n’è accorta.
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II viennese Donau, ritenendo possibile la pace (31) e probabile una prossima guerra universale, viene intanto suggerendo ch’egli è mestieri avere una forte Europa centrale. E ricorda che «se al principio di que sto secolo la missione della Germania e dell’Austria, col soccorso della Russia, era quella di distruggere il dominio universale della Francia; oggi la missione della Germania e dell'Austria, col soccorso della Francia, è di opporsi armata mano alle intenzioni del la Russia aspirante all’Impero europeo. Ciò premesso, se l'Europa vuole una pace duratura, l’Impero del contro, cioè l’Austria collegata con la Germania, dovrà passeggiare sulla scena de' nostri tempi come gran de Potenza validamente organizzata e dirigitrice. E perche la pace si vuote, il bisogno di avere una forte Europa centrale debb’essere e sarà soddisfatto; tanto più che al di la dell'Oceano stassi in agguato la giovine gigantessa Unione Americana, che già invita l’autocrate delle Russie a stringere con esso lei alleanza. Avvenendo questo connubio, ne seguirà una lotta sostenuta in comune dai colossi dell’America e dell’Asia alle coste occidentali dell’Europa e nelle pianure tra la Vistola e il Danubio, e questa tutta scuoterà è potrà scuotere tutta la organizzazione della vi la nazionale ed istorica della Germania; mentre la Francia e l’Inghilterra basterebbero appena a difendere la propria esistenza. E allora chi salverebbe l’Europa, se l’Austria strettamente unita con la Germania non potesse resistere con ferrea forza all’urlo della materiale preponderanza?»
Ma noi, senza punto credere a tanto sfacelo che spaventa la troppo elastica immaginazione del Donau, ci limiteremo a ritenere esatta la opinione che si costituisca una forte Europa centrale, che potrebbe conservare il politico equilibrio e veramente contribuire alla prosperità ed alla pace dei popoli. Sorge però una differenza (anzi già è sorta da gran tempo) ed è che mentre a Vienna vuolsi unita la Germania all’Austria, a Berlino si pretende che la Germania sia unita alla Prussia. E finché questa differenza non levisi di mezzo, è non si trovi un modo di conciliazione, la idea di una forte Europa centrale non sarà che un voto, un desiderio, e nulla piu. La forte Europa centrale del Donau ammetterebbe il soccorso della Francia; e la forte Europa centrale, come s’imbastisce a Berlino, amerebbe il soccorso della Russia. Lo sviluppo degli avvenimenti deciderà la quistione, e risolverà l’arduo problema in cui s’includono i destini dell’Europa.
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Il telegrafo, non avendo altro a dirci, ci fa sapere che il Moniteur ha pubblicato sulle. conseguenze della morte dello czar Niccolò un lunghissimo articolo né pacifico né bellicoso. É un articolo dunque che non fa pel partito della pace, né interessa al partito della guerra; un articolo che potrà contentare soltanto gl’indifferentisti. E v’era bisogno di darne avviso per telegrafo? Quasi che la Crimea non avesse potuto somministrar materia per qualche notizia, che con impazienza s’aspetta! (32)a
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L’ultima notizia telegrafica include veramente la ipotesi che le cose prendano una piega pacifica. Dice che «nel Parlamento inglese ai 28 marzo fu ritirata la mozione per lo ristabilimento della Polonia!»
La Opinione ha già saputo che l'imperatore Napoleone nel suo viaggio per la Crimea passerà per Genova, dove si fermerà tre ore ad una conferenza con re Vittorio Emmanuele. Sussistendo che sia vera anche l’altra notizia, la quale recò che re Vittorio Emmanuele significò per lettera all’imperatore Napoleone di volerlo accompagnare in Crimea, potrebbe intervenire che da Genova partissero entrambi per l'Oriente.
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L’Armonia dichiara che impugnò il trattato d’alleanza del Piemonte con le Potenze occidentali perché lo credeva nocivo e disonorevole al paese. Ma ora che il trattato è sancito, essa dice ai soldati di ricordarsi dell’onore piemontese e dell’onore della loro bandiera. La parte della discussione passò; di presente stassi all’azione. Se i politici errarono nello assumerai questo peso, non tocca al soldato il discutere: il soldato corre alle armi, quando la voce del suo capitano ve lo chiama.
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L’Aftonbladet assicura che «i liberi contadini della Norvegia si sottoporranno con gioia a qualsiasi nuova imposta necessaria per armare i loro figli e inviarli alla guerra contro la Russia. La gioventu norvegese arde della brama di poter sentire lo squillo di guerra e mostrarsi degna dell’antica Norvegia!» Non però faccia spavento un si grande strepito guerriero! E una declamazione giornalistica!
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Dice il Pays che la campana grossa della torre di Ivan-Velik nel Kremlin di Mosca cadde proprio nel momento che a Pietroburgo ai 2 di marzo i grandi dignitarii dell’Impero prestavano il giuramento di fedeltà al nuovo imperatore Alessandro II e che la campana nella sua caduta schiacciò un buon centinaio di persone. Il Punch aggiungne ch’erano cento Baschiri que’ disgraziati che sotto la campana si riparavano da turbinosa pioggia. In tutta Mosca non eravi altro luogo di rifugio! Certo è però che quando ai 12 marzo i due granduchi Niccolò e Michele passavano per Mosca recandosi a Pietroburgo, la campana grossa della torre d'Ivan kelik suonava per festa a forti rintocchi. L’aveano rimessa al suo posto!
L’altr’ieri (29) l'imperiale accademia delle scienze a Vienna tenne una seduta generale.
Kisseleff fu inviato in gran fretta a Pietroburgo dall’ambasciata russa. Prima di partire, Kisseleff ebbe una conferenza con Manteuffel.
Nella seduta del 18 della seconda Camera a Dresda, il ministro di Stato Beust, parlando della presente situazione politica, disse ch’ei non intende dichiarare privi di fondamento i timori di una guerra e che non bisogna calcolar troppo sugl'indizii di pace manifestatisi in questi ultimi giorni; imperocché il ripristinamento della pace è divenuto una idea assai relativa, e scorrerà molto tempo prima che la pace sia sotto favorevoli condizioni assicurata.
Ai 19 marzo il Folksthing approvò a voti unanimi che debba esser trattata la quistione del processo contro tutti i membri dell’antecedente gabinetto per illecita trasgressione del bilancio. E Brock avvocato del tribunale supremo fu proposto a far la parte di accusatore! Il partito democratico considerò siccome una sua grande vittoria la determinazione del Folksthing e ne spera conseguenze che daranno luogo a gravi ulteriori imbarazzi. Il partito conservatore poi é d’avviso che non si dovea permettere lo scandalo di vedere posto in accusa e sotto processo un ministero, ma che invece si dovrebbero adottare provvidenze di minore pubblicità, onde non riscaldare viemaggiormente i risentimenti popolari.
Il maresciallo Baraguay d’Hillier assunse a Boulogne il comando del primo corpo d’esercito.
Secondo la Indépendance Belge, a Parigi si fecero altri 50 arresti fra i socialisti della setta appellantesi la Marianne.
La Camera dei deputati del Belgio era convocata pel 26, il Senato pel 29. Quanto alla crisi ministeriale, non si ha per anco alcuna notizia di nuova composizione del gabinetto.
A Londra si riproduce la voce che il Parlamento sarà sciolto quanto prima.
Monlbrot celebre venditore di mobiglie a Parigi nel Boulevard, des Capucins ricevette dalla regina Vittoria la commissione per mobiglie destinate al palazzo, dove, a quanto dicesi, abiterebbe l’imperatore Napoleone durante il suo soggiorno a Londra.
Non v’ha ciltà, non villaggio in Polonia che non rigurgiti di truppe. Siccome però queste non sono stazionarie, il governo ha naturalmente i suoi buoni motivi di non permettere ch’esse facciano relazioni con la popolazione polacca. Quantunque affermasi che con questi concentramenti il governo voglia tenersi preparato per qualunque eventualità della guerra, pure credesi che lo scopo principale sia di sopravvegghiare il paese affine di prevenire qualunque tentativo di rivolta, che potrebbe emergere in mezzo alle grandi complicazioni politiche. Ma i saggi pensatori son di parere che un movimento sovversivo sarebbe inutile, stante la disapprovazione che troverebbe da parte dei governi europei; pur la maggioranza del popolo è troppo infatuata dalla idea della sua liberazione dal dominio della Russia; e le declamaziuni che su tal proposito si leggono in certi giornali inglesi e francesi (che, ad onta della più severa vigilanza della polizia, sono clandestinamente introdotti e d’una in altra mano si fanno studiosamente circolare) non mancano di produrre il voluto effetto. Oltre a ciò, parecchi emissarii politici spargono fra il popolo proclami incendiarii; indi spiegasi non meno l'entusiasmo de' polacchi per la loro emancipazione che il rigore del governo per sopprimere, quanto più sia possibile, questi germi rivoluzionarii. Nondimeno si ha fiducia che il nuovo imperatore ridonando alla Polonia una organizzazione propria e nazionale, si accheteranno gli spiriti turbolenti; e sarebbe ricevuta con la più viva soddisfazione la nomina del granduca Michele al governo del regno.
Sull’incendio di un ospedale militare francese a Costantinopoli si hanno le seguenti officiali notizie. La nette dell’11 al 12 il fuoco scoppiò negli edifizi della Scuola militare turca, che i francesi mutarono in ospedale. La fabbrica e tutto il materiale rimasero preda delle fiamme, ma tutti i malati furono portali via sollecitamente, laonde nessuno di essi è perito in questa disgrazia. Sembra che l’incendio non possa attribuirsi ad altrui malivolenza, giacché il fuoco divampò in origine dalle cucine.
Dicesi che Abdel-Kader, spaventato dai tremuoti anatolici, abbia chiesto il permesso di recarsi a Costantinopoli.
I Baschiri sono entrati ad Helsingfors. La popolazione non mostrasi guari contenta di questi ospiti novelli, che sogliono mettere in pratica una inassiata del tutto opposta a quella dell'unicuique suum.
Si effettuano i lavori per un campo francese di riserva a Costantinopoli. Sarà di 40 mila uomini.
Le fortificazioni di Eupatoria progredivano vigorosamente verso la metà di questo mese. La città è difesa da 15 batterie.
Il generale di brigata Monet, il quale si distinse in un modo particolare negli ultimi fatti d’arme avvenuti in Crimea, fu nominato generale di divisione; cinque colonnelli vennero promossi al grado di generali i brigata.
Ai 10 marzo i russi proseguivano a collocare batterie nello spazio che separa il forte del Nord dal forte Costantino per proteggere l’interno del porto.
Le notizie dalla Crimea fino al 12 recano che le (ruppe francesi continuavano a lavorare nelle opere fortificatorie lunghesso la valle d'Inkermann. Quelle opere sono alla distanza di Sebastopoli meno di cento metri. I lavori delle mine furono abbandonati si perché al. cune mine vennero guastate dai russi, si perché il terreno non era troppo acconcio a simili operazioni. Ora però si fanno le mine in altri punti designati dal generale Niel.
Furono espulsi da Balaclava i negozianti che vi si erano stabiliti.
Notizie della Crimea fino al 13 non recano alcun che di nuovo; ma soltanto che Gortschakoff era aspettato d’uno in altro giorno. vuolsi che la fortezza di Sebastopoli sia provveduta di viveri e munizioni per tre mesi.
Lettere di Trebisonda annunziano ormai essersi quasi positivamente saputo il motivo della inazione di Sciamyl in questi ultimi tempi. Assicurasi nientemeno che il capitano circasso sia disposto ad accettare proposizioni di alleanza fattegli dalla Russia.
Ai 22 giunsero a Costantinopoli due uffiziali superiori speditivi dal campo di Kars in missione speciale. Corse subitamente la voce che Muravieff comandante supremo dell'esercito russo del Caucaso aveva presa la offensiva, invadendo il territorio ottomano, e riportando considerevoli vantaggi; il perché si chiedevano al Divano solleciti rinforzi per opporre resistenza all’ulteriore avanzamento del nimico. Il rappresentante piemontese, a quanto dicevasi, mandava avviso al suo governo onde avesse accelerato l’invio del contingente. Parlavasi di nuovo che le truppe piemontesi andranno direttamente ad operare in Asia.
dei giorni nei quali avrà luogo il pagamento delle Rendite consolidate nominate per la rata del seconda semestre dell'anno 1854 seguendo l’ordine della iscrizione delle medesime.
GIORNI del PAGAMENTO |
NUMERI DELLA ISCRIZIONE | |||
2 Aprile |
dal |
12861 |
al |
13027 |
3 detto |
» |
13036 |
al |
13332 |
4 detto |
» |
13334 |
al |
13451 |
11 detto |
|
13454 |
al |
13594 |
13 detto |
» |
13596 |
al |
13762 |
14 detto |
|
18763 |
al |
13969 |
16 detto |
» |
13971 |
al |
14158 |
17 detto |
» |
14160 |
al |
14253 |
18 detto |
» |
14254 |
al |
14271 |
20 detto |
» |
14273 |
al |
14276 |
21 detto |
» |
14279 |
al |
14561 |
23 detto |
» |
14562 |
al |
14730 |
24 detto |
» |
14732 |
al |
14945 |
27 detto |
» |
14946 |
al |
15191 |
28 detto |
» |
15193 |
al |
15531 |
30 detto |
» |
15532 |
al |
16094 |
A Siracusa fu scoperto un acquedotto sottomarino che metteva in comunicazione la sorgente Aretusa della isola Ortigia col lungo acquedotto delle alture di Epipoli. L'acquedotto ora scoperto è di 25 piedi sotto la superficie del mare, dell’altezza di 12 e della larghezza di 6 piedi, e circa un miglio inglese di lunghezza. Un tunnel dunque, come quello del Tamigi, un’opera che origina fin dal (tempo in cui i greci domina vano in Sicilia. Una eguale scoperta è stata fatta a Girgenti l'antica Agrigentum.
Più volte notammo la oppugnazione mossa dagli estremi partili all'alleanza del Piemonte con le Potenze occidentali, e come in due si riassumevano i motivi della opposizione; cioè, da una parte, che non conveniva fare una alleanza ostile alla Russia conservatrice; dall'altra, che non dovevasi sancire una alleanza, la quale conchiusa con due Potenze alleate dell’Austria s’intendeva conchiusa con l’Austria. Pur tuttavia il Governo usci vittorioso dalla lotta parlamentaria relativa al trattato anglo-gallo-sabaudo; e la spedizione piemontese allestivasi con energica sollecitudine, ed oggi è in acconcio di partenza. I conservatori acchetaronsi, rispettando le arcane ragioni, che indussero il Governo a stringer l’alleanza; ma i democratici non si rimangono dal mettere in opera i loro supremi sforzi perché le truppe, delle quali non si potè impedire l’imbarco, si elevino ad ammutinamento è si accordino alla diserzione. A questo effetto si fa circolare fra esse una declamazione che, a quanto scrivesi non meno da Torino che da Genova, nello spirito delle milizie produsse una impressione dell tutto contraria a quella che l’autore dell’ignivomo libello ebbe a suo scopo. La esortativa concione è cosi concepita:
«Soldati piemontesi! Quindicimila tra voi stanno per essere deportati in Crimea. Non uno forse tra voi rivedrà la propria famiglia. Il clima, la mancanza di strade, la difficoltà degli approvvigionamenti in una terra esaurita già dagli eserciti, e che non può provvedersi se non per la via d'un mare incerto, tempestoso, difficile, uccidono quei che non coglie la palla nimica. Su 54 mila inglesi che lasciarono la terra loro, 40 mila non rispondono più alla chiamata. Breve tempo dopo cominciato l’assedio, al quale vi chiamano, il soldato era a mezza razione. Gli stenti sono tali che i più avvezzi e induriti fra i soldati francesi d’Africa prorompono in tumulti e rivolte. La disorganizzazione nel campo tocca estremi siffatti che il popolo d’Inghilterra, commosso a si turpe spettacolo, ha già rovesciato un ministero, e non può porvi rimedio; il nimico è accampato dietro mura e posizioni insuperabili, se non da forze gigantesche e potentemente munite; contempla la tenta inevitabile distruzione degli assedianti, e non piomberà sovr’essi se non a vittoria certa su battaglioni dimezzati, sfiniti per lunghe fatiche, e privi di quella fiducia, che sola procaccia trionfo. Voi non avrete onore di battaglie. Morrete senza gloria, senza aureola di splendidi fatti da tramandarsi per voi conforto ultimo ai vostri cari. Morrete per colpa di governi e capi stranieri, i quali rifiutando, per animo avverso alla libertà delle nazioni, l’unico punto vulnerabile della Russia, la Polonia, s’ostinano a confinare la guerra in una estremità dell'Impero, sopra un breve spazio di terra, tra il mare ed il nimico, dove non può essere che carnificina. Per servire ad un falso disegno straniero, l’ossa vostre biancheggieranno calpestate dal cavallo del cosacco, su terre lontane, nò alcuno dei vostri potrà raccoglierle e piangervi sopra! Per questo io vi chiamo, col dolore nell’anima, deportati. Voi partito non guerrieri affidati al vostro coraggio, al plauso dei vostri fratelli... ma vittime consecrate in guerra non vostra, per terra non vostra, a cenni di governi non vostri. Abbandonando l'Italia, voi potete, come i gladiatori del Circo, esclamare: Vivi lieto, o Cesare, i condannati a morte ti salutano!»
Ora subalpine corrispondenze ne assicurano che per cotesta scrittura i militi si sono vie maggiormente infiammati a far parte della guerra orientale. Noi riepilogheremo le osservazioni che sul proposito furono fatte.
L’oratore si tenne sulle orme del Times, che per ispacciarsi del ministero di Aberdeen dispinse co’ più tetri colori le privazioni, le fatiche, i mali, le morti dell’esercito inglese della Crimea, incolpandone la indolenza è incapacità ministeriale, che non volte è non seppe prevenire le difficoltà di un mare pericoloso né le conseguenze fatali dell’inverno. E il Times adoperò logicamente nelle sue sdegnose esagerazioni. Ma ciò che fu adatto in altro tempo a promuovere una crisi ministeriale, oggi non è opportune a sollecitare la diserzione delle milizie.
Ed infatti chi è che a primo colpo d’occhio non iscorga la debolezza, anzi la erroneità de' motivi dedotti? Sia pur vero che su 54 mila inglesi un 40 mila non rispondano più alla chiamata. D’onde ciò? Morirono per la rigidezza del clima e per la mancanza degli approvvigionamenti che non si poterono trasportare in sufficiente copia per la via di un mare incerto e tempestoso. Gira e rigira il discorso, sempre si svolge la idea del freddo e della fame. Ora questo freddo e questa fame possono più efficacemente invocarsi per ispaventare la immaginazione del soldato che si spedisce in Crimea? No’ davvero. Come si atterrisce il soldato col freddo nella primavera e nei mesi di aprile e di maggio? Come si atterrisce con la fame quando le provvigioni che s’imbarcano non sono più esposte alla furia degl’invernali uragani?
Ma il coraggio militare dei piemontesi è almeno sgomentato dalla bravura del nimico, contro cui si avrebbe a combattere? Neppure. Dice l’oratore che i russi stanno accampati dietro mura e posizioni insuperabili! E perché dunque non aggredirono gli alleati eserciti che diconsi disorganizzati per modo che su 5 i uomini non ne rimasero che li? O ciò non è vero, è il nimico è ben pauroso di uscire a battaglia anche contro le poche e inferme milizie che non soccombettero al freddo e alla fame. Ma comunque siasi, si prenunzia ai piemontesi che non avranno onore di battaglie! Dunque il loro passaggio in Oriente sarà un viaggio di piacere. Essi poi son persuasi che la bella inoltrantesi stagione deluderà le speranze di coloro che aspettano il momento d'irrompere a calpestare le ossa biancheggianti dei morti per faine e per freddo.
Indi agevolmente comprendesi come il proclama, che invita alla diserzione, ha invece contribuilo a meglio disporre gli animi a secondare gli ordini del Governo.
La Presse di Londra assevera che le conferenze di Vienna fin da parecchi giorni a questa parte erano a cotal termine pervenute che la pace puole ormai ritenersi come conchiusa, laonde le Potenze occidentali si accordarono a ritirare le loro truppe dalla Crimea e ad abbandonare la idea della demolizione di Sebastopoli. La Presse poi di Parigi sostiene che in tutto iò non havvi sillaba di vero, perché, invece di essere richiamate le truppe dalla Crimea, ve ne sono spedite continuamente altre ad aumentarle. Il Morning Advertiser d’altronde avverte di aver saputo che il congresso viennese ha subito una fase di aspettativa. Bella invero la scoperta di questa fase! Ma da Berlino scrivesi contemporaneamente che Nesselrode si recherà da Pietroburgo a Vienna, e allora, cessando la fase di aspettativa, si termineranno le negoziazioni, e si combineranno tutte le differenze. E come nò? Lettere di Pietroburgo affermano che lo czar Alessandro vuole la pace, e lettere di Parigi e di Londra assicurano che l’imperatore Napoleone e la reina Vittoria non vogliono la guerra. E perché le cose stan propio a questa guisa, il Daily-News annunzia che il generale Gortschakoff preparasi a un grande attacco contro Eupatoria, e il Times pubblica in modo positivo che gli alleati mettonsi in acconcio di dare anch’essi un grande attacco contro Sebastopoli. Ecco in succinto un complesso di articoli, di corrispondenze e di notizie per la compilazione di un foglio di giornale, cui si volesse procurare una interessantissima comparsa; e il direttore del periodico. potrebbe esser sicuro di ricevere onorifiche congratulazioni dagli ammiratori della peregrina disposizione di tanti arzigogoli, o, a dir meglio, di tante nullità contraddicentisi.
Il Corriere Italiano osserva che «il pubblico continua ad aggirarsi nel buio riguardo ai risultati delle conferenze viennesi. Ma i rappresentanti avranno certamente informato loro. governi del tenore delle conversazioni ch’ebbero luogo, e se un punto solo, dei quattro che servono di base alle trattative, fosse stato definito in modo soddisfacente, i giornali di Francia e d’Inghilterra, che sono in relazione coi loro rispettivi governi, non avrebbero mancato di far conoscere il fatto ai loro lettori. Indi non altro che voci e dicerie, nelle quali sviluppasi la massima contraddizione.»
E noi siam d’accordo col Corriere. Adunque non si è per anco conchiuso nulla. E s’egli è vero che le conferenze debbano sciogliersi entro questa settimana non sappiamo che possa conchiudersi.
La Gazzetta austriaca è informata aver l'imperatore Napoleone assicurato (non dicesi a chi) di volere attendere l’esito delle conferenze viennesi pria di prendere una risoluzione intorno al suo viaggio in Crimea. Indi il viaggio sarà, in questa ipotesi, procrastinato di molto, imperocché si avvisa che anche Drouyn de Lhuys debba andare alle conferenze di Vienna, ma innanzi di andarvi recasi ad altre conferenze a Londra, dove già si trova; e quanto a Nesselrode, che vi dee pure intervenire, ancora non si è mosso di Pietroburgo, e sembra, come annunzia la Indépendance belge, che per ora e’ non abbia idea di muoversi; aumenterebbero finalmente le difficoltà se la Russia persistesse (e si assevera che persista) a volere il rappresentante prussiano al congresso; laonde conchiudesi che il viaggio di Napoleone in Crimea può considerarsi progetto onninamente abbandonato.
Il Pays ammette che la costituzione di un gran porto militare delle Potenze occidentali rimpetto a Sebastopoli potrebbe veramente essere un contrappeso ragguardevole opposto alla Russia, ma il pericolo di ulteriori aggressioni moscovite non sarebbe con ciò rimosso. Indi a levar di mezzo questo pericolo, e suggerisce che bisogna impedire che la Russia abbia una flotta da guerra nel Mar Nero, obbligarla di restar su quel mare siccome una grande Potenza commerciale, e non già una Potenza militare, e molto meno una Potenza esclusivamente militare. Ma se in tal modo svanirebbe il pericolo di un successivo attacco russo contro la Turchia, sarebbe egualmente svanito il pericolo di un attacco occidentale contro la Russia? Non sappiamo però se la Russia vorrà contentarsi di avere a Sebastopoli un porto unicamente commerciale, mentre gli alleati della Turchia vogliono rimpello a Sebastopoli un porto essenzialmente militare. Prima che la Russia acconsenta a questi patti, e sarà mestieri fare qualche cosa di più delle conferenze di Vienna.
Si ha per telegrafo il seguente articolo (o sunto d’uno articolo) del Moniteur del 27 marzo: Lo czar Niccolò ha cercato di realizzare gli antichi piani degli czari in riguardo alla supremazia russa in Europa. Dopo ch’ebbesi assicurata una totale influenza in Germania, dalla quale ora fu liberata dall’imperatore d’Austria, lo czar Niccolò persuaso che una alleanza tra la Francia e l’Inghilterra (le sole Potenze non soggette alla influenza russa) era cosa impossibile; e fermo nella speranza che il nuovo Impero francese apparirebbe sospetto, credè giunto l’istante di coronare l’opera sua con la conquista dei Dardanelli. Ma gli avvenimenti smentirono le sue previsioni; la Francia ristabilendo l'impero formava un contrappeso alla Russia e diveniva l'alleata di tutti gli Stati, la Russia rimanevasi isolata. Essendo ché lo czar in Russia è tutto in totto, con la morte di Niccolò scomparve l’ostacolo principale della pace. Voglia Alessandro restituire alla Russia la sua tranquillità ed incamminare una politica di conciliazione.
Il Times afferma che la distruzione di Sebastopoli è necessaria al ristabilimento d’una pace duratura, e che l’Inghilterra ha bisogno che la guerra continui con perseveranza onde rintegrare il suo prestigio militare in faccia all’Europa. Ma il Times nulla dice del caso che i russi anche in seguito riescano ad essere in grado di continuare con perseveranza a che gl’inglesi perdano affatto il militare loro prestigio.
Ai 24 marzo un dispaccio elettrico annunziò a Londra che trattavasi un armistizio, durante il quale, gli alleati sgombrerebbero dalla Crimea. Alcuni giornalisti pubblicarono articoli per preparare il pubblico alla notizia dell’abbandono dell'assedio di Sebastopoli.
«La flotta russa del Mar Nero (scrive l’Advertiser) aveva al principio della guerra non più che 14 va scelti di linea; 7 de' quali Menzikoff fece affondare all'ingresso del porto di Sebastopoli. Ora siccome la forza moscovita nel Mar Nero debb’essere limitata a 6 vascelli, il problema orientale può formularsi in questa domanda: Che faremo del vascello che sopravanza? Devesi forse per un solo naviglio mandare in fiamme l'Europa e spegnere l’incendio con un oceano di sangue? La sarebbe cosa pur troppo ridicola. Quindi Alessandro II sarà tanto generoso da permettere che il naviglio della piccola differenza parta per l’Inghilterra con la bandiera dell’ammiraglio britannico, ed allora l’armata inglese riceverà corone d’olivo da Bright e Cobden come se avesse presa d'assalto Sebastopoli. Cosi assicurata la pace, riformata la Turchia e l'Inghilterra sarebbe matura in modo da ricevere le savie idee di Pietro, Catarina, Alessandro e Niccolò. E forse a Pietroburgo seriamente si crede che la quistione si debba risolvere come prenunziasi nella chiusa della ironia dell’Advertiser.
L’Ape del Nord, giornale pietroburghesc, pubblica un manifesto che chiama tutta la popolazione sotto le armi per difesa della Chiesa orlo (etero) dossa.
Lord Lyndhurst ha detto alla Camera de' lordi che la Prussia oggi, trovandosi isolata in una falsa «posizione, trovasi per conseguenza impotente. Ma Lyndhurst non ha dimostrato come possa chiamarsi impotente la Prussia con quel mezzo milione di baionette di cui può disporre. L'isolamento, cioè la esclusione dalle conferenze viennesi, della Prussia, lunge dal renderla impotente, la conserva nella piena libertà di spiegare le sue forze nel modo che più siate in grado.
Giunse a Torino il capitano inglese Brougla incaricato dal suo governo dei provvedimenti per l'Imbarco delle truppe piemontesi. Dopo breve dimora, parti per Genova insieme all’inviato inglese Hudien. Le truppe della Savoia, che fanno parte della spedizione, erano in marcia.
Il nuovo Consiglio di Stato ai 24 marzo era costituito come appresso: Luvini presidente, Pioda vicepresidente, Iauck segretario, Berodilgen vicesegretario, Luvini redattore delle leggi; Iauch ministro dell’interno, di giustizia e polizia; Pioda supplente; Corecco ministro della guerra, Beroldingen supplente; Pioda ministro delle pubbliche costruzioni, Demarchi supplente; Beroldingen ministro delle finanze, Bazzi supplente; Bazzi ministro del controllo, Corecco supplente.
Il Consiglio federale ha ratificato la convenzione fatta ultimamente a Milano. Ora non manca che la ratifica del governo austriaco.
Il 24 marzo (come già fu da noi annunziato) alle ore 10 del mattino tutta la guernigione di Vienna e le truppe stanziate nei contorni di quella città schieravansi in piena parata sulla grande spianata del sobborgo Josephstadt. L’imperatore Francesco Giuseppe aveva a fianco il principe ereditario Alberto di Sassonia ed era circondato dagli arciduchi austriaci trovantisi a Vienna, dal feldmaresciallo Windischgratz, dal generale barone Hess, dal generale francese Letang e da molte altre notabilità militari. Le bande militari suonavano l’inno nazionale dell’Impero. Indi le truppe sfilarono a mezzo divisioni e mezzi squadroni. Una immensa moltitudine di popolo accorse a fruire di quell'imponente spettacolo.
La sera del 25 marzo parti da Vienna alla volta di Pietroburgo un corriere con importanti dispacci.
La mattina del 26 marzo l’austriaco arciduca Guglielmo proveniente da Pietroburgo, dove recossi per assistere ai funerali dello czar Niccolò, era tornato a Vienna, e fu subito ricevuto in udienza dall'imperatore.
Ai 28 marzo Bourqueney ambasciatore francese a Vienna diede uno splendido banchetto cui fu invitato tutto il corpo diplomatico.
Havitand fu spedito ultimamente da Londra a Vienna con dispacci della regina Vittoria per lord Russell. Ora. dicesi che Russell invece di rinviare Havitand a Londra con la risposta lo abbia immediatamente spedito in Crimea con dispacci per lord Raglan.
Il generale meclemburghese barone Both dopo una dimora di 12 giorni a Vienna la mattina del 27 rimettevasi in cammino alla volta di Meclemburgo.
Il governo bavaro diede il comando del suo contingente federale al feldmaresciallo principe di Baviera.
Il principe Alberto di Sassonia parti di Vienna la sera del 26 marzo. alla volta di Brunn, Praga è Dresda.
Ai 26 marzo si diede alle Tuilleries un gran pranzo. Alla sera l’imperatore ricevette tutti gli uffiziali della guardia che non erano ancora partiti per la Crimea.
Il telegrafo annunzia che ad invito della regina Vittoria l’imperatore e la imperatrice de' francesi si recheranno a Londra per la metà di aprile.
Clarendon ha dichiarato al Parlamento inglese sembrargli. che la politica prussiana sia rivolta anzi ad avversar l’Austria che a frenare l’ambizione della Russia.
Si organizza ad Aldershatt un campo permanente sopra un disegno più vasto di quello del campo di Chobdam. Sarà di 20 mila uomini!
Lettere da Londra annunziano che gli emigrati francesi, tedeschi, ungheresi ed italiani sono colà in grandi faccende. Essi fondarono un nuovo club che s’intitola della democrazia universale, e vi tennero qualche seduta. Fanno di tutto per propagare le idee democratiche nella plebe di Londra, Manchester e Birmingham Se non vi si appone riparo a tempo, l'inghilterra ne soffrirà sensibilmente.
Scrivono da Pietroburgo al Donau che il dottor Mandt archiatro del defunto imperatore è scomparso segretamente da Pietroburgo.
I giornali torinesi del 29 marzo annunziano che ai 15 fu conchiuso a Costantinopoli il trattato di alleanza fra la Sardegna e la Turchia. (Questa notizia fu recata da noi nel nostro Nom. 36 del 27 marzo).
Il tifo e il colera a Costantinopoli vanno assumendo proporzioni che fanno molto temere.
Notizie di Helsingor avvisano che il console inglese di colà fu avvertito dei prossimo arrivo in quel porto di quattro fregate a vapore, avanguardia della flotta inglese. Dalle prese disposizioni risulta che la intera flotta giungerà quanto prima nel Sund per potere partire alla volta dei Baltico appena le acque saranno libere dai ghiacci.
Havvi grande probabilità che nella prossima campagna del Baltico gli alleati attaccheranno la fortezza i Riga. Perciò i russi si applicarono a fortificarla in modo straordinario si dal lato di mare, quanto da quello di terra. Ora si sta ponendo un campo trincierato per due divisioni russe.
Si afferma che le conferenze militari tra l’Austria e la Francia terminarono si a Vienna come a Parigi, e che si è conseguito un accordo circa il piano di operazione. Ma intorno al mantenimento di truppe francesi in Austria e ad altre quistioni di natura esclusivamente amministrativa durano tutta via le trattative.
Scrivono da Varsavia (Corr. It.) che la Russia prende misure militari simili a quelle che si presero in occasione della campagna d’Ungheria, il che che luogo a credere che a Pietroburgo si ritiene inevitabile la guerra con l’Austria. Ingegneri civili e militari furono spediti lungo la destra riva della Vistola per dare, entro breve termine, rapporti sullo stato delle strade, dei ponti ed altri passaggi, non che sul numero dei carri che i contadini possono somministrare. L’uffizio delle provincie in Modlin é commutato in uffizio principale di campo sotto la direzione d’un commissario di guerra.
Il campo di riserva a Costantinopoli occuperà tutto il terreno fra Mastak e Revendlschifilk, distendendosi da una parte fino a Stenia e terminando dall’altra presso Puit.
Si annunzia da Galatz che i russi si ritirarono nuovamente da Reni, lasciandovi una piccola guernigione.
Lavorasi assiduamente alle fortificazioni dei porto di Odessa, il quale temesi sarà in breve un punto di attacco delle flotte alleate.
Verso il 10 marzo gli eserciti alleati spingevano sempre con energica attività i lavori d’assedio tanto dinanzi alla torre di Malakoff, quanto al mezzogiorno di Sebastopoli, e in. faccia ai trinceramenti che i russi costruivano dalla parte del golfo. La notte dei 10 i russi vollero impedire i lavori diretti contro la torre di Malakoff e aprirono un formidabile fuoco di artiglieria su i lavoratori. Il 12 questo fuoco cessò; è le truppe alleate proseguivano tranquillamente le opere loro.
Ai 14 marzo (Oss. Tr.) la cavalleria turca fece una sortita da Eupatoria e fu respinta.
È smentita la notizia della morte d’Iskender bey.
Nella notte dei 15 al 16 marzo (Moniteur) gli alleati s’impossessarono d’una linea d’imboscale ch’era occupata da bersaglieri russi. Le truppe russe facevano contemporaneamente una sortita contro l’estrema sinistre degli alleati, ma furono vigorosamente respinte, il perché si ritirarono in disordine, lasciando un 50 uomini tra morti e feriti sul campo.
Ai 17 marzo (Oss Tr.) tre battaglioni di zuavi assalirono il nuovo ridotto russo, ma furono respinti con gran perdita. I russi, non ostante ripetuti e vigorosi attacchi sofferti, si mantengono sulle alture di Sapun da essi occupate il 12 febbraio, e vi eressero ridotti, d’onde possono cannoneggiare le opere d’attacco francesi e una parte dei campo.
Ai 14 marzo un piroscafo da Varna trasportò a Balaclava uno squadrone del quarto reggimento di usseri francesi. Nuovi rinforzi giungono di continuo agli alleati.
Le ultime notizie pervenute dalla Crimea sono concordi nell’asserire essere subentrata ai geli dell’inverno la bella stagione di primavera, ed imminente l’apertura delle operazioni militari in quella penisola. tanto gli alleati quanto i russi continuano a ritirare rinforzi, e ad erigere fortificazioni io vari punti importanti, e questi ultimi, a quanto rileviamo da notizie di Odessa, sono occupatissimi nel trasportare materiale da costruzioni e bocche d’artiglieria sulle alture di Supungora.
Gli alleati fortificarono Eupatoria e la posizione sull'altipiano ch'è fra Balaclava e Sebastopoli in modo da render assai difficile il buon esito di un attacco dei russi!
Il generale Forey depone il comando che aveva dell'esercito d’Oriente e passa al comando della importante divisione d’Orano.
Ai 20 marzo Gortschakoff giunse a Sebastopoli.
I generali Kotzebue e Buturlin accompagnarono Gortschakoff a Sebastopoli.
La perdita fatta dall’Inghilterra in cavalli, dal principio della guerra sino a tutto febbraio di quest’anno, é calcolata 3 milioni di franchi.
Sono giunti a Suez mille lancieri inglesi. Pattuglie brittanniche vanno in giro per Alessandria d’Egilto onde sopravvegghiare le loro truppe.
I ribelli cinesi occuparono il forte Tigre e saccheggiarono alcuni villaggi lungo il fiume.
Secondo le ultime notizie di Cuba, in quell'isola dominava una terribile agitazione. Temevasi uno sbarco dei colonnello Mery e de' suoi seguaci.
A mano a mano che si va dileguando l’idea del viaggio napoleonico per l’Oriente, si accredita la voce d’un viaggio dei sultano AbdulMedschid, ma nessuno dice verso qual parte ei pensi andare.
È morto in Atene il generale Tzavellas aiutante di campo di re Ottone.
Si parla di aprire un manicomio anche a Savona. L'Armonia fa la maraviglie del numero sempre in aumento de' matti!
È ricomparso il colera nelle provincie di Aragona, Zamora, Valenza e Logrouo.
Il teatro di Desseau, uno dei maggiori della Germania, venne distrutto da un incendio. Le fiamme divorarono le decorazioni, la guardaroba, non che la ricca biblioteca dei teatro medesimo composta di opere moderne. Fra gl’istrumenti che andarono perduti sono annoverati quattro contrabassi italiani antichissimi e di molto valore.
Oggi sono mancati i giornali provenienti dall’Impero austriaco.
Dai complesso delle notizie un po’ troppo laconicamente recate risulta che dai 12 marzo in poi (le ultime sono del 22) fra i russi e gli alleati in Crimea si continuavano quotidiani combattimenti ora in uno ora in altro lato. Sebbene lasciasi intravedere qualche vantaggio riportalo dai russi, pur tuttavia bisogna convenire non essersi operalo un fatto che possa paragonarsi a quelli dell'Alma e d’Inkemann, nei quali la vittoria rimase alle armi alleate. Ma se anche le grandi battaglie viole spesso non influiscono al decisivo sviluppo di una guerra, molto meno possono calcolarsi le piccole azioni, che, anzi che contribuire al mutamento delle condizioni di una delle parti belligeranti, servono ad esercitare il coraggio e l'abilità delle milizie. La vera vittoria nella guerra in Crimea si riassume nel possesso libero di quella penisola. Ma finché vi sono assedianti e assediati, la quistione non potrà mai dirsi definitivamente giudicata.
Il corrispondente parigino del Corriere Italiano era persuaso che sarebbesi vie lata la circolazione del dispaccio telegrafico, che portava trattarsi di un armistizio, durante il quale gli alleati avrebbero sgombrato dalla Crimea. Ma invece di proibire la circolazione del dispaccio, si diede un diverso giro alle parole del medesimo; laonde. la Presse di Vienna affermò che «attendesi d’ora in ora la concessione dell’imperatore Napoleone ad un armistizio con preavviso di 10 giorni.» In qualunque modo siasi accomodato questo incidente, assicurasi che Cesena redattore in capo del Constitutionnel ebbe ordine di scrivere un articolo in un senso conforme a quello di messere Ypsilon corrispondente della Indépendant Belge. E pare che gli ordini dati al Constitutionnel si comunicassero anche al Pays e al Journal des Débats. Noi senza curarci per ora degli articoli ordinati, ci limiteremo a riportare quello della Indépendance. Esso nella nostra favella suona come oppresse:
«É egli vero che l’onore dello armi alleate ordini imperiosamente alla Francia e all'Inghilterra di continuare l’assedio di Sebastopoli o di non allontanarsi da quella piazza se non dopo averla non solamente presa ma eziandio distrutta? Dicesi: perche l'assedio di Sebastopoli possa esser levato (qualora le conferenze di Vienna statuiscano la pace) è mestieri abbiasi una piena soddisfazione; ché l’abbandono di un assedio intrapreso con iscalpore di gloria e si diuturnamente proseguito, ci ben sarebbe una vergogna, e più so dovesse intralasciarsi è per difetto di mezzi a continuarlo è per lo intervento di un esercito nimico che discacciasse gli assedianti delle loro posizioni; in altri termini, è per impotenza è per isconfitta. A questo puossi rispondere: E’ non v’ha luogo. a dubbio; ma quando. un assedio non ha uno scopo di conquista; quando una delle parti belligeranti (33)a non vi si è impegnata che per influire sulle risoluzione della parte avversa è costringerla alla pace; quando essa, ad onta dello ripetute e vigorose oppugnazioni degli assediati, si è conservata nello sue posizioni; quando finalmente la pace, tal quale chiedeasi, ottiensi con trattative che agiscono in concorrenza con l’assedio; allora è raggiunto lo scopo, cioè la pace onorevole e solida, per la quale essa parte belligerante assoggettavasi ai sagrifizi della guerra; e l’onore delle armi non potrebbe esigere la continuazione dell’assedio fino all’assalto vittorioso se non per lo solo piacere di combattere, è per la vana soddisfazione di un successo. Questa pace d’altronde sarebbe nondimeno un successo; ed è certo che avrebbevi contribuito l’attitudine degli assedianti, i quali perciò, rinunziando al guerresco esperimento, non avrebbero a dolersi di nulla, anzi sarebbe loro permesso di congratulerai del ristabilimento della pace in tait condizioni pur troppo onorifiche per le armi loro. La verità di questa regalo generale non ha bisogno di dimostrazione. Potrebbe peraltro intervenire che una concatenazione di circostanze richiedesse una eccezione. So il complessa della campagna fosse stato sfavorevole agli assedianti; se questi ne’ diversi scontri fossero stati battuti; è se superiori ne’ mezzi di attacco avessero prolungato l’assedio; se tutto ciò che poterono fare fosse stato di non avere perduto ancora le loro posizioni, è vi fossero stati graduatamente indeboliti; se non fossero stati in grade di assicurare le loro provvigioni; se infine essi fossero i più sofferenti e i più minacciati; in alcuno di questi casi potrebbesi per avventura pensare essere per loro una sorte il ritorno della pace e in conseguenza l'abbandono dell’assedio. Havvi però alcuo che di simile a queste cose nella guerra della Crimea e nell’attuale situazione degli alleati innanzi a Sebastopoli? Nò certamente. La campagna principiavasi con la vittoria riportata sull’Alma dalle truppe anglo-galliche e conquistata a prezzo di tanta abilità, arditezza ed energia. Quella vitoria apriva la strada di Sebastopoli. Il maresciallo Saint-Arnaud determinò di avvicinarvisi e ròles vedere se la vittoria, che in sulle prime avea tanto demoralizzato i russi, avrebbegli spalancate le porte di Sebastopoli; e nel caso contrario, abbandonando la città, sarebbesi precipitato nuovamente sull'armata di Menzikoff. La malattia del maresciallo e forse altre cause impedirono all'esercito alleato di marciare sopra Sebastopoli cosi presto come speravasi. La morte poi di Saint-Arnaud cagionò incertezza nelle operazioni; l’ardito e rapido di lui progetto disparve con esso; allora fu deciso l'assedio. E qualcosa più ammirabile della energia, onde le truppe occidentali superarono le prime difficoltà e formarono l’assedio? Esse s'accorsero all'opera quasi affatto sguernite degl’indispensabili mezzi materiali. Neppure aveano un cannone di grosso calibro! Le milizie non eran copiose in. modo da investire la piazza! Ed intanto avean di faccia. formidabili fortificazioni, una guernigione ed un’armata nimica, che dopo la battaglia sull’Alma non solo divennero più numerose, ma eziandio poterono cotidiani rinforzi ricevere. Le diverse forze d’attacco e di resistenza avean proporzioni cui non si videro mai altro eguali. G!i assediati possedevano maggior copia di soldati e di artiglierie, e, oltre a ciò, un immenso materiale guerresco, del quale mancavano presso che totalmente gli assedianti. Or chi vorrà negare la pertinace e fiera difesa de' russi? Eppure, ad onta de' loro assidui e potenti sforzi, gli alleati si stabilirono avanti Sebastopoli. I russi aumentali per soprarrivate soldatesche aggredirono il punto vulnerabile degli alleati appo Inkermann. Ma, non ostante la superiorità numerica de' moscovite, la vittoria, sebbene a caro prezzo acquistata, rimase ai francesi e agl’inglesi. D'allora in poi non fu più tentata contro gli alleati alcuna operazione decisiva. Questi ultimi intanto ingagliardirono la loro posizione, ricevettero anch’essi poderosi rinforzi, riunirono e prepararono un copioso materiale d’assedio e allestirono tutti i mezzi per un terribile attacco contro la piazza. Ecco quale si è lo stato presente delle cose: da principio la deficienza de' mezzi occorrerti, indi l’incessante aumento delle fortificazioni e la fermezza della difesa moscovita prolungarono la durata dell assedio. Ma gli alleati successivamente estesero e consolidarono le loro posizioni e non si spaventarono né dei rigori del verno, né delle privazioni d’ogni maniera; essi progredirono regolarmente ne’ lavori di assedio, si avvicinarono di giorno in giorno alla piazza, e non subirono, né presso Sebastopoli, né nella loro marcia per giungervi, un solo disastro che menomasse la gloria delle giornate dell’Alma e d’Inkermann, è il merito della loro perseveranza nel tempo dell'assedio. Ciò premesso, concedasi pure che la forte e coraggiosa resistenza di Sebastopoli torna a somme onore de' russi, ma debbesi egualmente affermare che il decoro delle armi di Francia e di Inghilterra si è conservato intatto in tutta la campagna e a segno tale che non patirebbe detrimento alcuno per l’abbandono Volontario dell'assedio, se le trattative dovessero produrre la pace desiderata. Venga dunque si bel risultato, e non avrassi motivo a temere che suscettibilità di punto d’onore rifiutino di accettarlo.»
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Lo Standard è seriamente inquieto perché alcuni giornali cominciano seriamente a dire che la presa di Sebastopoli è più necessaria al buon esito della guerra in Crimea!
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Scrissero da Vienna alla Gazzetta di Trieste che «ai 2 di aprile si sarebbe tenuta la generale conferenza decisiva; e che intanto Buol ministro austriaco de gli affari esteri teneva molti particolari colloquii co’ rappresentanti delle Potenze occidentali. Ma sembra che anche per quel giorno le differenze non si sarebbero conciliate, mercecché un dispaccio a Torino avvisava esser stato intimato dai singoli Governi ai diplomatici delle conferenze di Vienna che col 5 aprile o doveva conchiudersi un trattato di pace onorevole, o i plenipotenziari dovevano dichiarare sciolte le conferenze medesime.» Or sarà stata proficua all’aggiustamento questa proroga di altri 3 giorni che perentoriamente finisce oggi? Noi ben lo vorremmo, ma il governo piemontese non erane persuaso, imperocché appena ai 23 marzo seppe il fatal proposto dilemma ordinò subito ai suoi reggimenti della spedizione in Oriente di accelerare i preparativi della partenza.
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Pretende il Morning Herald di aver saputo da buona fonte che ove le conferenze di Vienna non riescano a buon fine, l’imperatore de' francesi ha già deciso di mandare altri 59 mila uomini in Crim?a con incarico all'Inghilterra di somministrare i mezzi di trasporto. Non dice però nulla se l’Inghilterra siasi già preparata â somministrare questi mezzi; e ciò sarebbe stato il meno di quel ch’e’ dovea farci conoscere; imperocché, se voleva esser esatto giornalista, avrebbe dovuto darci contezza dell’invio dei trasporti.
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Il Globe osserva doversi fare gran calcolo che nell'ultima circolare di Nesselrode ai rappresentanti russi appo le Corti straniere non si fa molto della preponderanza moscovite nel Mar Nero. E il Globe sembra disposto a credere che il silenzio di Nesselrode su questo importante proposito sia indizio che la Russia inclini a cedere bonariamente questa preponderanza. Ma il Morning Post è del parere alquanto diverso. Per esso, il silenzio di Nesselrode è argomento che la Ril&sia vuole che neppure sia messa in discussione la sua preponderanza nell’Eussino.
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Sono ufficialmente annunziate le nomine del generale Lamarmora al comando supremo della spedizione piemontese in Oriente, e del general Giacomo Durando al ministero della guerra.
Tutti i membri delle conferenze spedirono corrieri alle loro Corti. Dicevasi il 28 marzo a Vienna che la nuova riunione dei diplomatici sarebbe avvenuta dopo il ritorno dei corrieri.
Drouyn de Lhuys da Londra si recherà (e forte già è in viaggio) a Vienna per assistere l’ambasciatore francese Bourqueney nelle conferenze.
Ai 28 marzo, quando a Vienna sempre più aumentavano le speranze di un prossimo accomodamento, prevalea la voce che dentro il mese di aprile avrà luogo una conferenza tra l’imperatore Francesco Giuseppe e l’imperatore Napoleone!
Il re di Baviera sciolse la Dieta. Il governo si riserva di far procedere al a nuova elezione dei deputati entra il termine stabililo dalla Costituzione.
Il ministro della marina ha invitato i prefetti a far conoscere quali sieno i capitani di lunga corsa che vorrebbero prender servizio nella marina imperiale.
L’imperatore Napoleone estese la sua clemenza su gran numero di militari che subivano la pena de' favori pubblici o quella delle carcere; 229 ebbero grazia intera; 186 una diminuzione di pena.
Dicesi che in brave il prussiano general Wedell sarà di ritorno a Parigi munito di nuove instruzioni. V’ha però chi assicura che Wedell non avrà ulteriore missione presso la Corte di Francia.
Anche il Moniteur annunzia che la regina Vittoria ha invitato l’imperatore e la imperatrice dei francesi a recarsi in Inghilterra, e gli augusti invitati pensano di portarsi a Londra verso la metà di questo mese.
Si avvisa che il governo inglese dispongasi ad erigere nuove fortificazioni e di mettere in stato di difesa i forti esistenti e tutte le torri e batterie nella Costa orientale del regno e nelle coste di Kent, Sussex e Hampschire. Parecchi uffiziali del genio e della marina reale sono incaricati ad esplorare il littorale onde stabilire i nuovi forti sulle posizioni più vantaggiose.
Alla seduta del 24 marzo le Cortès trattarono l'inchiesta relativa alla regina maure. Le discussioni furono tempestosissime. Il presidente diede ordine che si sgombrassero le tribune. Le ultime notizie dicono che il tumulte continuava. Assicurasi che il generale Espartero farà quanto prima un viaggio nell’Aragona, dove si è manifestata qualche agitazione. I carlisti provarono di impadronirsi di Tarifa, ma dicesi che non vi sieno riusciti.
A Varsavia fu pubblicata una nuova lista di emigrati polacchi, ai quali vennero confiscatati i beni, fra essi emigrati sono Arsenio d’Aystetter; Stanislao iablonowskv, Carlo e Ladislao Markwart, Boleslao Pietraszkiewicz, Giovanni Toekmit e Francesco Zanievvski. Sono accusati di aver servito nelle schiere rivoluzionarie d'Italia nel 1818.
A quanto scrivesi da Costantinopoli, le scosse di tremuoto a Brussa e nelle vicinanze di quell’antica metropoli dei sultani continuavano tuttavia verso la metà di marzo. Quasi tutti gli abitanti abbandonarono la città e si trovavano dispersi per la campagna Sotto le tende. I morti sotto le ruine si calcolano un 400.
In seguito alla notizia giunta da Nyborg all'ammiragliato inglese che i porti di Kiel e di Brema sono liberi di ghiaccio, la squadra di vapori che stava ancorata alla Dune ricevette l’ordine di mettere immediatamente alla vela per Helsingor.
La cittadella di Varsavia é ingrandita e maggiormente fortificata. A tal fine un recente ukase ordinò la demolizione di parecchie case vicine alla cittadella medesima.
Si conferma che ai 14 marzo la cavalleria turca fece una sortita da Eupatoria. Omer pascià imprese una marcia di ricognizione verso le due strade occupate dai russi che conducono a Perekop e Sack, onde assicurarsi contro un attacco; ed invece fu attaccato, imperocché si venne a combattimento fra la cavalleria di entrambe le parti (Oss. Tr.). vuolsi che la vittoria rimanesse indecisa; i turchi però retrocedettero alle loro posizioni di Eupatoria.
Si spedirono dall'Inghilterra ultimamente 13 casse piene d’instrumenti chirurgici e di medicine in servigio (dice una corrispondenza londinese) dell’esercito turco di Eupatoria.
Confermasi ancora che ai 17 marzo tre battaglioni di zuavi attaccarono infruttuosamente le trincee nimiche innanzi al ridotto russo di Kamtsiaka.
Ai 22 marzo continuava il combattimento intorno alla nuova posizione occupata dalle trappe russe sulle alture fuori del sobborgo dei navigatori, d’onde son dominate le opere d’assedio all'ala destra delle truppe francesi. Si scrive che per ben due volte gli alleati attaccarono i russi per discacciarli da quelle alture, dove pervennero riportando perdite non piccole, ma non si poterono mantenere nelle prese posizioni ch’erano esposte al fuoco di 200 cannoni di grosso calibro, e che furono perciò rioccupate dai russi, i quali ricevevano continui e poderosi rinforzi, e si avanzavano sempre con le fosse e con le trincee.
Un dispaccio di lord Raglan al governo inglese in data del 17 marzo e ricevuto a Londra il 28 avverte che «avvenivano in Crimea PICCOLE scaramuccie con perdita di MOLTA gente si dalla parte dei russi, co me da quella dei francesi.» Delle perdite inglesi non si fa cenno.
Anche da Tunisi sarà fra poche settimane spedito un altro contingente in aiuto della Turchia nella costei guerra contro la Russia.
La riserva delle truppe inglesi per la continuazione della guerra in Crimea è stabilita a Malta. Si assicura che sarà di 20 mila uomini. Fino al 18 marzo ve n’erano arrivali circa 3500.
Si ha da Odessa in data del 18 marzo che molta cavalleria russa marciava dalla Bessarabia verso la Crimea.
Il muschir Vassif-Mehcmed pascià nuovo luogotenente generale dell’armata ottomana di Anatolia giunse a Kars con 30 milioni di piastre per pagare il soldo delle truppe.
I tre pascià, che furono degradali ed arrestati nel campo di Kars sono il presidente militare Sdiukri pascià, il capo dello stato maggiore Hussein pascià ed il generale di brigata Achmel pascià.
I movimenti de' curdi nella Mesopotamia, secondo le ultime notizie, assumevano un carattere sempre più minaccioso. A Latakia e ad Hébron continuavano tuttavia i disordini.
L’inviato francese Bourée e l’inviato inglese Murray chiesero allo schiah di Persia di dichiararsi a favore è contro la Turchia. Sembra che lo schiah abbia prescelto l’alleanza ottomana; ed ha già ordinata la formazione di Un campo di 30 mila uomini a Sultanich. Lo schiah ricevette i due inviati con ogni maniera di onore. Mandò loro incontro una numerosa scorta fino a Kermanshah e lor fece preparare una magnifica residenza.
Recentissime notizie recano che la malattia del principe Menzikoff presentava sintomi meno pericolosi degli antecedenti.
La sublime Porta diede al suo Inviato alle conferenze di Vienna le seguenti Istruzioni:
Al primo annunzio dall’E. V. mandatoci intorno all'accettazione da parte di codesto ambasciatore russo principe Gortschakoff a nome del suo governo, dei quattro ben noti articoli insieme alla interpretazione loro data dalle tre Potenze, le era stato significato d’ordine di S. M. 1. di assistere bensì alle conferenze che si aprirebbero in conseguenza, ma di limitarsi però a prendere le quistioni che si tratterebbero solamente ad referendum. Le quistioni infatti che concernono le condizioni della futura pace sono di una importanza troppo capitale per la sublime Porta, perché si possano decidere senza la più grande circospezione e senza le più mature riflessioni da parte nostra. Non sarà quindi che dopo lungo e minuto esame di tali condizioni, e delle quistioni di diritto a cui si appoggiano, come pure dei casi e del modo della loro pratica applicazione, e dopo che tutto si sarà qui concertai coi nostri alleati, che il nostro plenipotenziario a Vienna potrà essere munito d'istruzioni precise e definitive. Intanto, essendo necessario che si diano all’E. V. alcune succinte istruzioni sulle quali ella possa confermare il suo linguaggio all’occorrenza, le si comunicano perciò le seguenti. generali direzioni.
Tostoché sarà imminente il momento di dare una esatta definizione all'affare dei quattro articoli, e di produrre quindi un progetto di trattato di pace, siccome tanto sui principii che ne formano la base, quanto sulle loro conseguenti applicazioni, la sublime Porta ha certo ben diritto di essere intesa, prima che simile progetto di trattato venga proposto all'accettazione della Russia, egli è indispensabile che non proceda da parte nostra un conveniente esame, e che venga sottomesso in seguito alla nostra discussione colle Potenze alleate per giunger su di esso a una comune decisione. Quantunque poi un tal procedere sia naturale, e che non si possa mettere in dubbio che tale anche lo veggono i plenipotenziari delle suddette potenze; per maggiore precauzione però, ed a scanso di ogni malinteso e difficoltà avvenire, V. E. avrà cura di avere su tal soggetto convenienti e precise spiegazioni col conte Buol, non che con lord Wcstmoreland e col barone di Bourqueney, per riferirne poi il risultamento. Venendo ora ai quattro articoli succennati, il primo di essi importerebbe, che abolitosi il protettorato che la Russia esercitava sulla Valacchia è Moldavia, i diritti però dalla Porta concessi a quei due principati come pure alla Servia, vengano raccolti in una legge organica e messi sotto la guarentigia delle grandi Potenze. Ora, su questo articolo, molte ed importanti sono le osservazioni da farsi, che meritano la seria attenzione dei nostri alleati. E primieramente non devono essi lasciarsi nella falsa supposizione che parrebbe invalsa, di un vero protettorato che si fosse mai accordato alla Russia in forza di trattati sopra le nominate provincie. Tutto quanto erasi convenuto per trattati sul proposito, si riduceva ad un’assicurazione data alla Russia, che gli ordini stabilili in quei paesi non sarebbero tolti o cambiati. Col pretesto però di vicinato e di religione, la Russia, com'è generalmente nolo, non certo altro in quelle' contrade, che di promuovere i suoi fini ed interessi particolari, come lo lia sempre provato la condotta dei consoli russi in Jassy e in Bucarest, i quali si arrogarono l’esercizio di un vero sovrano dominio. Quindi conviene, che l’affare della summentovata guarentigia sia ben definito e spiegato, in quanto che senza toccar per nulla lo stato e l'amministrazione interna di tali province, si deve limitare, com'è giusto, ad impedire, che si distruggano i loro privilegi, è si contravvenga altrimenti agli ordini stabilili. Sarà pur necessario, che si stabiliscano le prerogativé dei cosi detti principii, onde non vengano indirettamente lesi i diritti sovrani della Porta su quelle province. Su questo ultimo oggetto poi si daranno a V. E. ulteriori e più speciali istruzioni.
Sul secondo articolo, che concerne la quistione del Danubio, siccome la Russia, arrogandosi di ritti appartenenti alla sublime Porta su varii punti del littorale di quel fiume, fece insorgere non poche e gravi difficoltà per la navigazione: sarà pur necessario che da parte nostra si espongano le nostre osservazioni sui mezzi di assicurare nel tempo stesso la navigazione e la incolumità dei diritti della sublime Porta su) littorale stesso di detto fiume.
Relativamente al terzo articolo, concernente la revisione del trattato del 13 agosto 1841 ad oggetto di meglio vincolare la esistenza dell’impero ottomano all'equilibrio europeo, mettendo un termine alla preponderanza russa nel Mar Nero, la subi me Porta, riconoscente alla prova di sincera amicizia che le grandi Potenze cosi intendono darle, approva ugualmente i mezzi reali e materiali, coi quali propongonsi procedere per mettere effettivamente un termine a questa preponderanza: ma deve essa in pari tempo invigilare, perché la revisione del dello trattato non sia fatta in modo da poter ferire i suoi diritti sovrani sugli stretti dei Dardanelli e del Bosforo, e su qualunque punto che possa restar lesa la sicurezza dello stato.
Venendo poi infine al quarto articolo, siccome la pace la quiete ed il benessere di tutti i sudditi dell'impero ottomano è oggetto d’interesse capitale per la sublime Porta, e che in tal vista essa assicurò ai suoi sudditi cristiani, nel modo più solenne e pubblico, il godimento dei loro antichi diritti e privilegi, loro accordati dai sultani predecessori di sua Maestà regnante, non che quelli ultimamente loro accordati da sua parte imperiale; dichiarando pure un’altra volta in faccia al mondo, che essa non intende affatto infrangere né sminuire questi diritti, sua maestà imperiale non dubita punto in pari tempo, che per parte delle potenze amiche od alleate si continuerà a considerare come oggetto della più alla importanza, che tutto ciò che concerne il governo interno dei sudditi dell’impero, non sia oggetto di stipulazione, che metterebbero un termine all’indipendenza della sublime Porta, indipendenza che queste stesse potenze han dichiarato voler assicurare contro gli attentati della Russia. Egli é perciò che la sublime Porta respingerà di concerto co’ suoi alleati la pretensione del principe Gortschakoff di far inserire nel trattato di pace ogni qualunque clausola di guarentigia od altro che potrebbe portare qualche lesine alla compiuta sua indipendenza.
Essendo tali le viste generali della sublime Porta concernenti i quattro articoli in quistione, la volontà di cui sua maestà imperiale si è, che esse servano a vostra eccellenza per norma di condotta, ed è perciò che le sono comunicate queste direzioni.
La SANTITÀ di NOSTRO SIGNORE ha disposto che l’annua perpetua rendita derivante da una cospicua somma del suo particolare peculio sia erogata in vantaggio di vari stabilimenti eretti in diverse parti detto Stato, ed utili alla religione e alla società.
Il Times ci avverte che l’orizzonte politico si è oscurato di nuovo. E noi vorremmo invece ch'e ci dicesse quando fu che un qualche chiarore abbia un cotal po’ diradato la tenebra misteriosa, che da due anni in quà si agglomera sul politico orizzonte.
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Il Corriere Italiano spera che le conferenze viennesi del 1855 non abbiano la sorte di quelle di Chatillon del 1814, duranti le quali, Napoleone I battevasi nella Champagne e le conferenze andarono a vuoto. Fra pochi giorni sapremo officialmente se l’esito sia per corrispondere alle speranze. Intanto il Corriere, supponendo che le sue speranze non andranno fallite, desidera che la pace da conchiudersi sia veramente pace; e non vede motivi per cui l’Europa, quasi tutta coalizzata contro le pretese della politica russa, abbia da. volere una pace qualunque ad ogni costo, se le condizioni della medesima non assicurano il mondo che la Russia indi non possa riprendere il filo della politica citata dall’imperatore Alessandro II nel suo primo proclama, non possa cioè riprenderlo in tempi più favorevoli, vale a dire allorché qualche eventuale discordia fra le maggiori Potenze d'Europa potrebbe agevolarle la impresa.
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Il Morning-Advertiser crede sapere che i dispacci di lord Russell spediti da Vienna a Londra non danno luogo a speranze di accomodamento, il perché bisognerà conquistare la pace con la guerra. E noi, senza sapere ciò che ora ha saputo il Morning Advertiser, dicevamo che le cose dovevano. essere propriamente a questo modo, perché non ci era dato di potere armonizzare le conferenze di Vienna con le nuove fortificazioni ed opere di difesa che da Palmerston si sono ordinate e si vanno sollecitamente costruendo in tutti gli accessibili punti del littorale britannico.
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Il Corriere Italiano dice che fino al 31 marzo non altro sapevasi delle conferenze se non che se n’erano tenute sei. Del resto non sapersi nulla! La sua particolare opinione è che i punti essenziali non vi furon per anco discussi.
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«Vienna 2: Le conferenze sono prorogate a dopo Pasqua. Vennero notizie poco conciliatrici da Pietroburgo.» La proroga delle conferenze e la continuazione delle ostilità in Crimea sono due fatti che non si potrebbero combinare se non che affermando che le conferenze sono sciolte e che i plenipotenziarii ricevettero instruzione di ritirarsi dalle medesime. Pur tuttavia, siccome tante cose, che paiono essere in contraddizione, si trovano è si vogliono spesso in armonia fra loro; cosi aspetteremo che finiscano le ferie pasquali per poter dire positivamente se la proroga debba interpretarsi definitiva chiusura.
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A Londra si crede alla conclusione della pace. E il semiofficiale Pays dichiara che anche le voci di un armistizio non hanno alcun fondamento!
Gli operai di Manchester presentarono a Palmerston una petizione coperta da undicimila firme in favore della pace. Quasi che la pace dipendesse dal volere di Palmerston!
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Mentre tutti i giornali smentiscono la morte del principe Menzikoff, il Morning Chronicle afferma di avere ricevuto la notizia uffiziale della morte di quel temuto generale e diplomatico russo. Tanta è la paura che il Morning Chronicle ha di vederlo passeggiare sul Tamigi in abito borghese e con quell’aria imperiosa che tenne sul Bosforo, quando trassevi a fare le fatali proposizioni fatalmente non accettate (34).
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Il Diritto annunzia esser lieto di potere annunziare che uno dei più accreditati articolisti del Times giunse a Torino e che fu subito ammesso ad un colloquio col conte Cavour. Ed aggiunge che il Piemonte, essendo per trasformarsi in colonia inglese, debbe avere un organo della colonia nella metropoli britannica.
La Patrie è tutta in corruccio per una flagrante incostituzionalità ministeriale! Dice essere una violazione dello Statuto che il governo sabaudo faccia tanto gravissime spese occorrenti alla spedizione in Oriente, senza aver prima riportato le necessarie facoltà dal Parlamento. E per questa omissione di formalità vi é da prendersi si gran pena? Ebbene; se il Parlamento non approvò la spese che si fanno, le approverà dopo che saranno fatte.
Riproduciamo l’articolo dei Moniteur relativo allo czar Niccolò e alla sua politica.
«Per lo czar Niccolò è ormai suonata l’ora della posterità; la morte, facendolo ad un tratto scomparire dal mondo (dove l’ambizione, la potenza e il genio gli assegnarono una parte di si grande importanza) lo pose al di sopra delle impressioni accidentali, variabili ed appassionate della presente lotta, sottomettendolo ai giudizio tranquillo ed imparziale della storia. L’ imperatore Niccolò I, il cui ultimo anno fu veramente una sfida, una audace aggressione alla indipendenza dell’Europa, oggi più non è un nemico per alcuno! Più inviolabile nel feretro che sul trono, la sua memoria impone che la verità gli sia sincera assai più che la obbedienza de' sudditi alla sua autocrazia. La ingiustizia, che lo colpisse oltre la tomba, sarebbe un sacrilegio, una viltà la vendetta. Indi ci sarà facile di esser giusti verso un principe che noi tanto più dobbiamo rispettare dopo la sua morte, in quanto ch’egli è, per cosi dire, caduto con la spada in pugno. E noi ci accingiamo a questa impresa senza esitazione appunto perché ci sentiamo abbastanza equi e moderali per favellare di questo illustre avversario in maniera che addicasi alla magnanimità della Francia. E primieramente ci è agevole questo giudizio, perché imponendoci il dovere di essere giusti, ci lascia il diritto di riconoscere quanto di grande si fosse nell’avversario ora scomparso. Se non avessimo che a rimproverargli difetti, la generosità ci persuaderebbe a tacere; ma dovendo lealmente riconoscere in lui e motori e senti menti e situazioni ch’escono fuori della vulgare schiera, estimiamo utile il parlarne, e dalla grandezza di questo nimico misurare il pericolo ch’ei faceva correre all'Europa.
Assai mal comprenderebbe il vero senso della storia de' popoli chi non conoscesse le analogie morali fra la nazione e la dinastia dominante. Una schiatta d'imperatori e di regi è necessariamente il tipo dei costumi, delle abitudini, dei sentimenti e dei carattere della nazione dominala, dal cui seno essa dinastia è sorta, ed è in certo modo l'immagine della nazione. Ciò che i Cesari per Roma conquistatrice, i Capeti per la Francia aristocratica e feudale, gli Stuardi per l’Inghilterra cattolica e cavalleresca, gli Absburghi per la Germania, i Romanoff furono per la Russia. Da una barbarie già dirozzantesi e mista a insinuantesi spirito cristiano, da un miscuglio di slavismo e di cristianesimo emergeva qualche cosa di meraviglioso e di singolarmente civile nella invecchiata civiltà europea, emergeva Pietro il Grande! Allora nella Russia non fu più barbarie; ma né anche civilizzazione. La vita politica e religiosa improvvisamente si manifestava in quell’immenso Impero condotto alla unità da un uomo straordinario, sebbene la vita sociale, non vi esistesse; vi si costituiva l’autorità, sebbene sconosciute vi fossero le più elementari nozioni dei diritto. Questo Impero di 60 milioni di schiavi risorgjva per vivere secondo i voleri d'un capo, nel quale s’incarnavano il potere politico, civile e religioso. In cosi grande Stato, il più grande del mondo, non trovossi un posto per la libertà, nemmanco nella coscienza! La ubbidienza era il solo dovere dei sudditi, il comando era l’assoluto diritto del sovrano. Perché la Russia si elevasse si alto cosi rapidamente nel movimento europeo, e facea mestieri che avesse regni tanto gloriosi quanto quelli che per sua fortuna si ebbe in meno di un secolo e mezzo; che avesse cioè un fondatore come Pietro I, e successori come Caterina II, Alessandro I e Niccolò. Il popolo della Russia non potea spogliarsi della barbarie che curvandosi sotto il despotismo e marciando a guisa di una legione sotto l’autorità de' suoi czari.
Questa prosapia di czari, la cui parte storica e il cui carattere morale non si mostrano che al principio del secolo XVIII col regno di Pietro il Grande, sembrava essere stata creata sul modello stesso della nazione, che doveva in essa incarnarsi. Nell'intervallo di cent’anni, Pietro e Niccolò ne furono i tipi più perfetti. Miscuglio di astuzia e di forza, di superstizione e di genio, di brutalità e di gloria, di prudenza e di audacia, di calcolo e di passione, di ruvidezza moscovita e di finezza greca, questa schiatta aveva nella sua stessa natura, nella sua Imponente fisonomia, nel suo spirito marziale, nella sua attività febbrile, perfino nelle sue proporzioni gigantesche alcun che annunziante il dominio. Vedendosi questi principi non si riconoscevano in essi soltanto sovrani nati per regnare, ma padroni fatti per comandare. Quando Pietro I locava le prime fondamenta di una fortezza alla imboccatura della Neva e cosi stabiliva il punto della città capitale che doveva chiamarsi Pietroburgo, non solamente innalzava una difesa per guarentire il suo Impero contro le rivalità di Carlo XII, ma la sua previdenza spingevasi anche più oltre, e già misurava, a traverso lo spazio e il tempo, la immensa prospettiva che un oceano spalancava innanzi alla sua immoderata ambizione. Fondare una marina, scavar porti, costruir vascelli, formare marinai, aprire strade su tutti i mari, queste furono le solerti occupazioni di Pietro. Allora fu veduto un imperatore tramutarsi in carpentiere, maneggiare l’accetta e il compasso e imparare a fabbricare un naviglio. Il carpentiere di Saardam era il sublime operaio della forza marittima di un paese, che aspirando a dominare il mondo con la forza delle sue innumerevoli orde, concentrate nella unità del despotismo, comprendeva per istinto che il mare era designato siccome il campo di battaglia, su cui si sarebbero sviluppate le lotte d’influenza, di equilibrio e di dominio fra i popoli.
Lo czar Niccolò riceveva in retaggio l’Impero dai suoi predecessori con tutti gli ingrandimenti progettati dal suo glorioso antenato. Pietro I non erasi limitato a fondare uno Stato, a fabbricare una capitale, ad organizzare un'armata, una marina, una polizia, a sviluppare il commercio, le arti, le scienze; ma egli aveva conquistato alla Russia sei nuove provincie e tre mari, aveva vinto Carlo XII, umiliata la Svezia, soggiogata la Germania, esterrefatto il mondo. Catarina II erasi impossessata della miglior parte della Polonia, aveva mutilato e incorporato al suo Impero il Caucaso, la Crimea, il Boristene, e lanciato i suoi vascelli nel Mar Nero additando loro la via di Bisanzio. Alessandro succedendo a Paolo I, il cui regno pieno d’intrighi e di agitazioni spegnevasi in una convulsione arcana e sanguinosa, Alessandro aveva lottato contro Napoleone, aveva unita e diretta l’ultima coalizione, formata la cosi detta santa alleanza, subordinati gli Stati del settentrione, congiunta al suo Impero la Finlandia, consolidato il suo dominio sul Mar Nero e sul Caspio con la definitiva fattagli cessione della Georgia e di quattro provincie persiane. Con tutte queste conquiste, con tutte queste usurpazioni, con tutti questi brani di territorio e di diverse nazionalità presi alla Svezia, alla Turchia, alla Persia, alla Polonia, si formò la Russia, coi suoi continenti e coi suoi oceani, unendo due immense parti dell’Europa e dell’Asia; servendo di strada fra la Persia e le Indie, in comunicazione della Germania per la Sassonia e per le provincie della Moldavia e della Valacchia, che ponevano le bocche dei Danubio sotto il bagliore della sua spada; dominando il Mar Nero da Sebastopoli e il Baltico da Cronstadt; avendo quattro metropoli, Varsavia, Mosca, Pietroburgo e Sebastopoli; altrettante cittadelle, dall’alto delle quali ella sembra sfidare la indipendenza dei popoli, la civilizzazione dell’Europa, la libertà dei mari, insomma, la Russia, senza contrappeso, senza rivalità, avanzandosi passo passo verso i Dardanelli per farne la formidabile Gibilterra dell’Oriente contro l’Occidente; ecco qual era l’Impero ricevuto da Niccolò dopo la morte dell'imperatore Alessandro I suo fratello.
Or che divenne questa imponente successione nelle mani dello czar Niccolò? Seppe egli conservarla gelosamente? Continuò egli l’opera degli czar suoi predecessori? Ha egli adempiuto le volontà di Pietro I? Che dirà mai la storia di quest’uomo che per trent’anni sostenne in Europa una parte tanto importante, di un nomo il cui destino fu congiunto a tutte le agitazioni del secolo e a tutte le commozioni del nuovo Mondo, ora per calmarle come nel 1848, ora per isvegliarle come negli ultimi giorni della sua vita?
Havvi una frase assai lusinghiera riguardo allo imperatore Niccolò; la si attribuisce al conte della Ferronays, ambasciatore di Carlo X a Pietroburgo, e pronunziata quando salito sul trono il terzo figlio di Paolo I avea vinta una terribile rivolta militare Ferronays vivamente colpito dall’attitudine del nuovo imperatore in quel memorando pericolo, trovava in lui la maestà del coraggio che domina le moltitudini, disarma le ire, nobilita la lotta, e gridò: Vidi Pietro il Grande civilizzato Queste parole proscritte in un giorno di entusiasmo non erano una adulazione; ma la pomposa metafora racchiudeva una idea verace ed esatta. Con Niccolò doveva regnare l’ambizione russa depurata dallo spirito politico, esattata dallo spirito religioso. Ed infatti questa principe possedeva tutte le energiche qualità della sua schiatta. Il carattere, il sangue, la tradizione, la educazione lo aveano fatto dominatore. La sua alla statura, gli arditi lineamenti del suo volto, il suo sguardo severo, freddo, scrutatore, impassibile in g!!sa da non lasciar mai travedere una emozione del cuore, la voce tuonante, il suo gesto imperativo, la sua ferma volontà, tutto in lui rivelava la sua posizione, la sovranità, la sua missione. La dignità eragli si abituale e facile che mostravasi ovunque lo stesso, sempre imperatore, non meno tra i fasti della Corte e alla testa delle sue truppe che nelle famigliarità della vita domestica. In veggendolo tanto tranquillo, semplice e fiero ricevere gli omaggi degli ambasciatori e dei cortigiani, o passare a rassegna i reggimenti, o percorrere le vie di Pietroburgo, sembrava che il genio della dignità regale, invecchiato in certe schiatte dell’Occidente, avesse ritrovato il suo emblema, il suo prestigio, la sua forza nella gioventù di un nuovo popolo e nato di fresco per la civilizzazione. In questo carattere cosi definito havvi certamente un non so che di forte e ii grande che rapisce e seduce; ma vi manca uno de più nobili attributi dell'uomo, soprattutto quando quest'uomo è un imperatore: la bontà! Lo czar non ha mai perdonato; l'autocrazia era in lui non solo assoluta ma eziandio spietata. Ella avea per corteggio l’esilio, la confisca, i supplizi. Era impossibile a convincerlo; inflessibile il cuore, inflessibile la volontà.
(continua)
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Il re fu salassato tre volte per un reuma; indi migliorava (Patria). Si dice che il generale Lamarmora e il ministro Cavour riceveranno l’Ordine del Bagno dalla regina Vittoria d’Inghilterra (Opin.). Continuano numerose petizioni al Senato contro il progetto di legge sulla soppressione dei conventi.
Ai 23 marzo Persigny mettevasi in cammino da Parigi alla volta di Vienna. Si assicura ch'e’ sia latore delle supreme volontà dell imperatore Napoleone. Il viaggio di Persigny non è ufficiale; lo dicono pressoché misterioso.
Alle ore 5 pomeridiane del 28 marzo l’ambasciatore ottomano a Vienna diede un magnifico banchetto diplomatico.
L’arciduca Carlo Lodovico la mattina del 28 marzo da Vienna recavasi in Galizia; e l’arciduca Ferdinando Massimiliano partirà contemporaneamente alla volta di Trieste.
Ai 29 marzo l’arciduca Guglielmo recavasi a Pest. L’arciduca Carlo Lodovico ai 30 marzo arrivò a Cracovia. La mattina dell’1 aprile continuò il viaggio verso la Boemia.
La mattina del 29 marzo si ebbero diverse partenze da Vienna; cioè quella del generale inglese di brigata Robertson alla volta di Dresda; quella del corriere russo imperiale Sneguireff per Varsavia, e quella del barone Fortis ambasciatore sardo per Torino.
Il generale inglese Crawford ai 30 marzo partirà da Vienna per Berlino.
Sugli ultimi di marzo l'ambasciatore prussiano Arnim tenue molte conferenze con Russell. Nell’ultima settimana di marzo partirono da Vienna par Berlino quattro corrieri inglesi di gabinetto.
Ai 29 marzo il segretario dell’ambasciata russa appo la corte cesarea principe Gallitzin, che per alcuni giorni s'intervenne a Stoccarda, faceva ritorno a Vienna.
Ai 29 marzo tennesi a Berlino un Consiglio di gabinetto per discutere la posizione della Prussia rimpetto all'Austria.
Alla Corte parlasi nuovamente che la imperatrice Eugenia trovisi in istato interessante.
Ai 31 marzo l’imperatore Napoleone passò in rivista due battaglioni della gendarmeria della guardia ed uno squadrone di cacciatori. Queste truppe sono sulle mosse per partire alla volta dell’Oriente. E tutta la guardia lascierà Parigi fra pochi giorni.
È partita da Parigi per la strada ferrata di Lione una magnifica tenda con l'indirizzo «al signor in tendente della casa dell’imperatore a Marsiglia, da spedirsi a Costantinopoli al signor colonnello Beville aiutante dell’imperatore.»
Gli arresti operati nell’ultimo decendio di marzo a Parigi fecero una certa impressione. Alcuni rimasugli della democrazia del 1848 procuravano di riorganizzarsi.
Drouyn de Lhuys dopo avere avuto una conferenza di tre ore con Palmerston, Clarendon, Valewsski e Landdowne è tornato il 31 marzo da Londra a Parigi, d’onde recherassi a Vienna.
Sulla mozione relativa alle riforme negli avanzamenti militari, Palmerston alla Camera de' Comuni il 28 marzo disse che bisognerebbe anzitutto restituire il prezzo de' gradi comperati agli attuali loro possessori: e la mozione fu ritirata.
Nuovo ministero belga: Vilain XIV ministro degli affari esteri, Dedecker dell’interno, Nolhomb della giustizia, Greindl della guerra, Dumon de' lavori pubblici, Mercier delle finanze. Questo ministero dicesi conservatore.
La sera del 27 parecchi capi della milizia nazionale di Madrid si riunirono chiedendo al governo la modificazione del ministero in un senso democratico. Il maresciallo Espartero, cui si fece questa domande, dimostrò tale una fermezza che riuscirono vani i tentativi del disordine. Ai 28 fu presentato alle Cortès un progetto di legge che proibisce alla guardia nazionale qualunque deliberazione politica.
Scrivesi da Pietroburgo che già si tennero alcuni Consigli presieduti dall’imperatore per una nuova organizzazione del regno di Polonia; e che il gran cancelliere Nesselrode è occupato ad elaborare il progetto di questo interessantissimo riordinamento.
Un ukase dell'imperatore Alessandro II accorda nuovi privilegi ai commercianti stabiliti a Sebastopoli, Eupatoria e Yalta; permettendo loro di esercitare la loro professione in tutte le altre città della Crimea, e condona ai medesimi, per tutta la durata della guerra, i diritti imposti ai capi di stabilimenti industriali e commerciali.
La flotta inglese a vapore il di l'marzo era giunta innanzi ad Helsinghorg.
I lavori per lo stabilimento del gran campo francese di riserva nelle pianure di Balta-Liman già sono a buon termine. Ogni giorno si trasportino enormi materiali per questo accampamento, che mentre formerà un deposito per sopperire alle occorrenze della guerra è in Crimea è in Bessarabia, servirà pure a mantenere in soggezione il fanatismo musulmane a Costantinopoli. Ed è perciò che il vecchio partito turco non vede di buon occhio la formazione di questo campo di riserva, che, a suo parere, costituisce il più serio pericolo alla esistenza dell’islamismo in Europa. E certo 40 mila francesi accampati sulle alture vicine al Bosforo ben possono alla fantastica immaginazione dei softi e degli ulemi somministrare inquietudini che da molti secoli non si ebbero mai.
Si afferma che si é mandata dall’ammiragliato di Londra l'ordine a Elmondo Lyons di bombardare e distruggere Odessa,
Il conte di Cardigan è definitivamente nominato inspettore generale della cavalleria britanna in Crimea.
Circa 700 uomini dello truppe inglesi delle Indie giunsero al Cairo, e presero alloggio all'Abbasia, immenso e sontuosissimo palazzo edificato da Abbas pascià, il cui figlio Et Hami pascià insieme alla madre ed il suo harem vi risiede. Questo palazzo ha magnifiche caserme e stalle di un’ampiezza straordinaria.
«Vienna 2: L’ammiraglio russo Islonin è rimasto ucciso al forte di Malakoff.» Questo dispaccio ci avvisa che i combattimenti in quella importante posizione dei russi continuavano. Ma finora nessun risultato decisivo. Si afferma però (Oss. Triest.) che i russi trovavansi in buona condizione, giacché i loro lavori procedevano più rapidamente che quelli degli alleati.
Scrivesi da Balaclava in data 21 marzo che un ammiraglio russo, uno di quelli che assistevano al fatto di Sinope, fu colpito e ucciso dallo scoppio di una bomba. Sembra che costui sia l’ammiraglio Istonin.
«Pietroburgo 30 marzo: La notte del 22 al 23 i russi fecero una gagliarda sortita per distruggerà le opere di approccio degli alleati, ed essa riusci favorevole; ché i lavori dei francesi furono distrutti; la perdita fu considerevole da entrambe le parti; più dalla parte degli alleati.» Di questa battaglia già si diede contezza, e non si dissimularono i vantaggi riportali dai