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Fonte:
http://www.ilbrigante.com/

IL PRIMO MAGGIO DI UGO

di Gino Giammarino

Sotto i palchi dai quali si tuonerà contro i morti sul lavoro migliaia e migliaia di giovani del Sud morti da senza lavoro

Oggi è il 1° maggio. Nelle piazze fervono i preparativi: ultime strette ai tubi dei palchi, montaggio delle scenografie, delle casse e dei mixer. Tra poche ore, migliaia e migliaia dei nostri giovani si assieperanno lì sotto, alla ricerca del posto migliore, per godersi il concerto del proprio artista preferito, graziosamente "offerto" dalle ditte CGIL, CISL e UIL.

Tra quei giovani in festa mancherà Ugo. Figlio della Napoli bene, ventitrè anni, capelli "rasta" e look "centro sociale", Ugo si è trasferito da qualche mese in Australia assieme a Lucia, la sua ragazza, dove hanno deciso di provare a costruirsi un futuro diverso.

"In questo Paese non c'è più speranza - mi disse mentre lo accompagnavo all'aeroporto di Capodichino - c'hanno tolto anche quella, e questo posto rumoroso e pieno di monnezza dove la gente è sempre pronta a litigare per una sciochezza non è la mia Napoli, è un oggetto astratto del quale è rimasto soltanto un nome. Come un barattolo di birra vuoto, abbandonato per terra!"

Più delle parole, mi colpì il tono distaccato con il quale le inanellava una dietro l'altra, senza tradire emozioni di nessun tipo. Non c'era rammarico, solo una fredda e lucida presa d'atto cui faceva seguito una scelta di vita semplicemente conseguenziale.

Ci voleva poco a capire le sue simpatie politiche, bastava guardarne l'abbigliamento...

"Questa è una scena che si ripete da centocinquanta anni nel Sud - gli dissi, un po' per provocarlo, un po' perchè era vero - con i nostri giovani messi davanti alla scelta tra due siole alternative: o Brigante o Emigrante. I Briganti del 1860 rimasero a combattere cercando di cambiare un destino..."  "Bertinotti c'ha venduto l'ultimo pacco, rubando il voto di noi giovani che ci credevamo

- mi rispose secco e freddo come un killer, e conoscendo anche lui bene le mie idee meridionaliste - come i Savoia e gli americani che vennero a "liberarci" a loro uso e consumo.

Facciano quello che gli pare, a noi non ci fregano più!"

Tra poche ore sfileranno le bandiere rosse del sindacato-partito pronto a scontrarsi contro il partito-azienda, nell'eterno quanto ipocrita gioco dell'hostis, del nemico che legittimi la propria esistenza.

Sotto il palco dal quale si parlerà di morti sul lavoro, migliaia e migliaia di morti perchè senza lavoro, figli del nostro Sud, si accontenteranno di una razione di retorica ottocentesca in cambio di un po' di musica per far festa a buon mercato.

Mi accontenterei se l'uno per mille di loro diventasse "Brigante" e concentrasse i suoi sforzi per diventare classe "diligente" contro quella "dirigente" di oggi e di ieri che ci ha consegnato allo sfascio.

Stanotte è il primo maggio. La musica è finita, gli amici se ne vanno.

"Restano sparsi, disordinatamente, i vuoti a perdere mentali abbandonati dalla gente..." - cantava Edoardo Bennato.

"Come un barattolo di birra vuoto..." - avrebbe detto Ugo.







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