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Monte Vulture, aprile 2004


La massoneria, espressione della borghesia e delle banche settentrionali, aveva programmato la formazione di una coscienza nazionale unitaria - il trio fondante Cavour- Mazzini- Garibaldi - con la "paterna" figura del conquistatore Vittorio Emanuele II che di lì a qualche anno sarebbe stata immortalata sull'altare della Patria - in realtà altare delle menzogne come li definiva Don Milani - luogo rituale omaggiato a tutt'oggi dai propagandisti della comunità illusoria. E continua a farlo alleandosi or con gli uni or con gli altri… sg

ASCARI E MACCHIETTE IN AZIONE…

Nino Gernone

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Il Regno delle Due Sicilie come ben sanno i meridionali che hanno a cuore la loro storia patria, fu unito da Ruggero II d'Altavilla della dinastia normanna nel 1130 e sostanzialmente rimase immutato nei suoi confini : a nord est si estendeva da Civitella del Tronto nell'ascolano con il Mar Adriatico e proseguendo per Leonessa, L'Aquila, sopra Pontecorvo fino a giungere a Gaeta nel Mar Tirreno includendo l'intero sud compresa la Sicilia adagiata nel Mar Mediterraneo.

La storia indipendente fu invero comune per ben 731 anni tra le nostre regioni dell'Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sicilia: dai Normanni agli Svevi, con gli Angioini e Aragonesi, i Vicereami Spagnoli e i Borboni fino al 1861 quando il Regno Delle Due Sicilie fu conquistato dai piemontesi.

Alla conquista militare delle truppe dell'invasore Vittorio Emanuele II dei Savoia si oppose tra le decine di migliaia di contadini e soldati resistenti in tutto il Sud, il Sergente borbonico Pasquale Romano in Puglia con i suoi soldati e popolani, ed egli è nella storia del Mezzogiorno una figura degna del ricordo e della menzione.
Dobbiamo ad Antonio Lucarelli - tra i più valenti e seri storici del brigantaggio -uno studio classico sulle gesta del Sergente Romano.

Egli fu combattente nobile, leale e così appassionato da far sì che anche qualcuno dei soldati invasori confluisse nelle file dei resistenti impegnati a difendere la propria terra dalle truppe militari straniere. Lo storico Lucarelli infatti ci ricorda: "Il piemontese Carlo Gastaldi, della provincia di Vercelli, che nel novembre 1862 disertò le bandiere nazionali per seguire la banda Romano, in una lettera al padre, la quale si conserva, lacera e frammentaria, nell'archivio provinciale di Bari, scrive che i suoi commilitoni erano appartenenti a Francesco Secondo, e non già briganti come erano spacciati …"


Il maggiore storico del brigantaggio meridionale dopo il 1860 Franco Molfese scrive che la formazione della grande banda Romano annoverava ben 300 uomini nell'agosto 1862, e con luogotenenti quali l'andriese Ciucciarello, Pizzichichio (C. Mazzeo), G.N. La Veneziana, F.S. L'Abbate, il Capraro (A. Lo Caso), F. Monaco e Nenna - Nenna ( G. Valente).

Vorrei condividere con i lettori una lettera del Sergente Pasquale Romano alla fidanzata Lauretta D'Onghia tratta dal libro del Lucarelli:

" Prediletta dell'anima mia, la tua lontananza mi sento stringere il cuore
giorni per giorni, ma quello che alquanto tranquillizza il mio spirito, è quello
che io ben conosco quali e quante preghiere voi rivolgete all'Altissimo per me
onde liberarmi da questo infame cimento, socchè spesso mi rattrista.
Solo posso assicurarvi prediletta del mio afflitto cuore, che non appena
sentiremo la novella di esser nel treno il nostro Re, noi tutti saremo
liberi..."

Il Re Francesco II non arrivò mai, nonostante Maria Sofia lo invitasse a prendere in mano il comando sul campo: controllato a Roma da spie italiane, francesi e finanche da clericali, Francesco II anche per limiti caratteriali propri e deluso dal fallimento dell'impresa di Borges al cui corpo fucilato rese gli onori, non
riuscì a dirigere la rabbia contadina che tanto aspettava e sperava dal suo intervento e presenza taumaturgica a Sud.

Questa breve nota storica introduttiva a noi serve da cappello ad alcune vicende correnti alquanto, ci si consenta, esilaranti ma ahinoi indicative di quanto lavoro sia necessario per risollevare il Sud.

Il destino ha voluto che giusto ieri ci sia giunta una nota del Capitano Alessandro Romano discendente del Sergente Romano che è, appunto Alessandro, ben vivo e vispo come sempre.

A noi è capitato spesso di incontrarlo a Civitella, Gaeta e in alcuni incontri tra chi da decenni è impegnato nel recupero della Memoria e Dignità del Sud.
Alessandro è sempre in prima linea, e memore del fedele avo si impegna ora in sfilate in divisa storica impugnando una delle ultime sciabole che difesero con onore Gaeta, ora reggendo la bandiera delle Due Sicilie calpestata dai conquistatori - a Napoli l'anno scorso ai Savoia rientranti fu rimessa l'offesa a Piazza Duomo…- in varie commemorazioni, oppure organizzando mostre fotografiche che criticano giustamente il Risorgimento edulcorato dai vincitori da ben 143 anni. Insomma, riteniamo il Romano un meridionale che ama il Sud sinceramente e che - pur come tutti con pregi e difetti -, si possono condividere con lui momenti comuni.

Ieri ventuno aprile il Romano ci ha informato grazie alla sua Rete delle Due Sicilie:

" della manifestazione "La Storia Proibita", indetta con il patrocinio del Sindaco di San Nicola La Strada dalla Delegazione di "Terra di Lavoro" dell'Associazione Culturale Neoborbonica e dalla "VIP Edizioni Grafiche Napoli" tenutasi presso lo storico complesso del Real Convitto Borbonico in P.za Municipio e che ha destato notevole interesse presso il folto pubblico delle giovanissime scolaresche dei quattro istituti scolastici cittadini presenti…

Relatori d'eccezione il dott. Giuseppe Catenacci, autorevole dirigente regionale e presidente dell'Associazione Ex Allievi della Nunziatella, che ha sottolineato la prestigiosa presenza dell'antico collegio militare nella limitrofa Maddaloni, l'agguerritissima giornalista meridionalista Marina Salvadore che con un intervento d'estrema efficacia, ha stimolato l'attenzione della giovane platea sull'attualità sociopolitica ed economica del Mezzogiorno, sull'accenno ad una razionale rivisitazione storica del passato.

Il dott. Enzo Di Brango, caporedattore romano del celebre "Calendario del Popolo" e cultore del brigantaggio ha intrattenuto con sagacia e simpatia i ragazzi sul tema del recupero dell'Orgoglio Meridionale. … "

Dei relatori citati noi stimiamo soprattutto il dott. Catenacci ma, ci si consenta la battuta, ci siamo scompisciati dal ridere nel leggere della presenza tra i conferenzieri del fantomatico dott. Vincenzo Di Brango caporedattore romano del celebre " Calendario del Popolo "…

Noi si conosce abbastanza bene un certo signor Vincenzo Di Brango mai laureato che era segretario turnista nell'impianto ferroviario di Roma Termini - Parco Prenestino, ed era vagamente interessato alla storia del brigantaggio con una cultura in proposito elementare. Chi scrive per frequenza di lavoro gli raccomandò alcune letture essenziali, forti anche ci si consenta di essersi laureati a pieni voti sul brigantaggio alla scuola di Tommaso Pedio e per aver frequentato le sue lezioni, e trasferito a Roma per lavoro collaborato e visitato settimanalmente la casa e famiglia, viaggiato insieme diretti a Rionero in Vulture e a san Marco in Lamis con Franco Molfese : il più autorevole studioso del brigantaggio dopo il 1860.

Last but no least scrissi sul Calendario del Popolo nel 1994 e nel 2000 anche presentando un lungo articolo sul brigante Michele Caruso con documentazione inedita, guadagnandomi la stima di Franco Della Peruta, Luciano Canfora, e dell'editore del calendario Nicola Teti, calabrese trapiantato a Milano.

Mentre sorridevo della curiosa " omonimia ", ho telefonato al direttore responsabile del Calendario, appunto Nicola Teti, chiedendogli se esistesse o non fosse mai esistita una redazione romana del Calendario e lui- sorpreso- mi ha risposto come ben sapevo che l'unica è quella milanese. Gli ho anche chiesto se conoscesse il fantomatico dott. Vincenzo Di Brango e lui mi ha risposto che due mesi prima gli aveva telefonato un certo Di Brango vantando la conoscenza con chi scrive e offrendogli la sua disponibilità a diffondere alcune iniziative del Calendario ma che mai il fantomatico ha scritto una sola riga sul Calendario. ..

Il giorno dopo la manifestazione di cui parla Romano, il signor Di Brango - sicuramente clone umano antesignano del fantomatico dott. Di Brango-, si è ripresentato (adesso lavora al Ministero sicuramente in forza al sindacato e partito cui appartiene…) al suo ex-impianto ferroviario dove chi scrive si guadagna da vivere, vantandosi di aver ricevuto il giorno prima un'onorificenza borbonica… Coincidenze ?

Anche di questi tempi si scrive e parla di un movimento meridionale candidato alle prossime elezioni politiche denominato Noi Meridionali cui alcuni hanno ingenuamente o per calcolo meschino aderito.

L'iniziatore di tale movimento, fino ad oggi illustre sconosciuto, è tal dott. Maiorana di Caltanissetta.
A tal movimento hanno acconsentito in sparuto gruppo alcuni meridionali sempre in perenne attesa di un Godot, di un Salvatore o di Garibaldi falso inviato di santa Rosalia e di san Gennaro… senza riflettere sul back ground del Maiorana di cui noi per omonimia conoscevamo unicamente l'illustre scienziato scomparso un bel dì e il subacqueo che si immergeva nelle oscurità del mare…

Siccome siamo curiosi abbiamo scritto e telefonato a fidatissimi amici siciliani che ci hanno parlato di un tal gruppo di politicanti di Caltanissetta " ben noti in Sicilia, anche per le loro connivenze mafiose. Il capo di Maiorana, Bartolo Pellegrino di Nuova Sicilia,
( in forza a Forza Italia) è indagato. Tutti loro sono delle persone poco degne e anche da Bruxelles, L'altra Sicilia, ha tuonato contro di loro, già due o tre anni fa, quando sono scesi in campo, con finanziamenti non proprio puliti e con i loro pacchetti di voti già confezionati ".

Altro acuto conoscitore delle cose siciliane ci ha informati '' non si è mai fatto notare per un qualche impegno politico; per quanto riguarda il movimento "Nuova Sicilia" che alle ultime elezioni ha avuto qualche consigliere, ma ha cominciato subito a sfaldarsi e ora i più vanno cercando collocazioni diverse, ma sempre nell'ambito del centro-destra. "

Ancor più è risaputo che a Caltanissetta, a Palermo e a Marsala sono attivi i gruppi più numerosi della massoneria collusi storicamente con la mafia in Sicilia, sempre avversi ai movimenti indipendentisti e per la dignità del Sud e non è casuale la scelta strategica di Noi Meridionali di alleanza con la Lega, minuscola formazione minoritaria del nord nata con le radici in quella cultura lombrosiana, razzista, volgare e antimeridionale. Sta di fatto che un risultato di qualche increspatura tra i meridionali già si è ottenuto…

Coincidenze ?

 

Nino Gernone

 

 

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