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La Merica (2)
di
Zenone di Elea
scarica l'articolo in formato ODT o in formato PDF Questo testo risale al 4 settembre 2007, non lo abbiamo pubblicato prima perchè vi erano tante altre cose da scrivere:sul sistema formativo, sul dinamismo americano. Non sappiamo se e quando riusciremo a farlo, così intanto pubblichiamo. |
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Siccome il fratello di Troisi doveva partire, si era deciso di fargli vedere, al pomeriggio del giorno seguente, lunedì 13 agosto, almeno Liberty Island ed Ellis Island. Noi ci eravamo aggregati.
Ferdy ne aveva approfittato per farci vedere – seppur dall'interno della autovettura, super accessoriata, aveva finanche una telecamera per la retromarcia! – alcuni luoghi di "Nuova York", Ground Zero, Little Italy, la strada dei diamanti, dove a tutti i costi voleva che io scendessi per acquistare un gioiello a buon mercato, non si capiva se stesse scherzando oppure facesse sul serio. Io avevo comunque declinato l'invito dicendo che mi parevano tutti chiusi, ma egli mi aveva incoraggiato con un "Tu non ti preoccupare, se ti vuoi fermare qualcuno lo troviamo aperto". Ovviamente non ci eravamo fermati, dopo il salasso del costo del viaggio in pieno periodo ferragostano, non avevo intenzione di acquistare gioielli.
Little Italy era addobbata a festa con luminarie tricolorate. Mi sarebbe piaciuto farci una capatina, anche se mi dicevano che ormai era ridotta ad un paio di stradine con tanti ristoranti pieni di buttadentro ai quali era arduo sfuggire se si passeggiava per quei luoghi con aria da turisti.
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A Ground Zero si vedeva lo slargo tra i grattacieli, dove si apprestavano a costruire – aveva detto mia moglie mostrandosi, almeno su quell'argomento, più informata di Ferdy! – la Freedom Tower, un grattacielo di ben 1776 piedi[3]. Praticamente una metafora di libertà: gli yankees vanno forte con la numerologia.
Sul luogo dell'imbarco, mentre Ferdy faceva la fila per acquistare i biglietti per Liberty Island ed Ellis Island, scoprii che la biglietteria era stata la prima porta d'America: il Castle of Clinton, un forte, il cui nome originale era West Battery. Costruito tra il 1807 e il 1811 per difendere il porto della città da eventuali attacchi degli Inglesi, nel 1817 venne rinominato Castle Clinton, in onore del sindaco di New York DeWitt Clinton.
Nel 1823 lo stato federale lo aveva ceduto alla città di New York. Tra il 1824 ed i primi anni del 1854, sotto il nome di Castle Garden, era stato utilizzato come teatro, poi, non avendo avuto successo, era stato trasformato in ufficio immigrazione.
Dal 3 agosto 1855 la stazione era rimasta attiva per circa 35 anni durante i quali più di otto milioni di immigrati erano passati attraverso le sue porte prima d'essere ammessi nel paese – e magari fra essi anche diversi briganti provenienti dal martoriato ex-Regno delle Due Sicilie. Il 18 aprile 1890 la stazione d'ingresso negli US era stata chiusa e quindi spostata su Ellis Island. Se volete avere una idea di ciò che accadeva ai migranti a Ellis Island, guardatevi il bellissimo film "Nuovomondo (The golden door)" di Emanuele Crialese.
Dopo la fila alla biglietteria – Ferdy aveva pagato pure i biglietti, anche se avevo provato inutilmente a dare il mio contributo – era stata la volta della fila per i controlli della sicurezza. Ne avevo letto sui giornali, già all'indomani dell'11 settembre 2001, un assaggio lo avevamo avuto all'aeroporto di Bologna, dove si sentiva il peso delle nuove normative impartite dalla nota ENAC del 28 ottobre 2006: "Informativa per i Passeggeri - Nuove Regole di Sicurezza negli Aeroporti dell'Unione Europea". La nota dettava tutta una serie di restrizioni, non solo per i passeggeri diretti negli US, tra cui il divieto di portare liquidi nel bagaglio a mano: si potevano avere con sé modestissime quantità da imbustare in un contenitore trasparente[4].
All'arrivo negli US, all'aeroporto JFK, ci eravamo ritrovati in una interminabile fila di fronte a una cinquantina di sportelli [kiosk] – divisi equamente fra visitors e citizens ovvero cittadini americani – dove ti verificavano-prendevano le impronte digitali, digital fingerprints, degli indici della mano destra e della mano sinistra e ti immortalavano con una webcam che, con la scusa di una facial and eye retina scansione, inseriva la tua foto in chissà quale database e chissà fino a quando: Magari per sempre!
Ovviamente dobbiamo consegnare anche la carta verde (US-GREEN-CARD), debitamente compilata - qualcuno che sull'aereo non aveva preso sul serio l'invito delle hostess a farlo diligentemente, ora si affannava a leggere e a compilare - un pezzo viene spillato al passaporto è sarà poi ripreso quando rilasceremo il territorio degli Stati Uniti.
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Sinceramente tutto questo lavorio affidato alla Homeland Security[5] a noi era parso solo una sorta di fiacco deterrente ma non la panacea dei problemi di sicurezza di un grande paese.
Che senso aveva il prendere-verificare, per esempio, impronte e foto digitale di una persona che aveva il passaporto elettronico rilasciato da un paese amico appena dieci giorni prima?
Quelle decine di sportelli con uomini e computer costituivano, secondo noi, uno spreco di tempo e di risorse – per mantenere in piedi un apparato così mastodontico di dollari ce ne volevano e tantissimi!
Per arrivare negli US bypassando quell'enorme apparato probabilmente di modi ce n'erano a bizzeffe, dalle coste via mare alla frontiera sud che seppur sorvegliatissima qualche smagliatura la presentava sicuramente.
Qui, all'imbarco per Liberty Island ed Ellis Island, erano ancor più rigorosi che all'aeroporto di Bologna, bisognava togliersi scarpe, cinture, occhiali, portafogli: il tutto andava messo nelle vaschette e passato al vaglio dei raggi x. Anche l'anziano nonno della sposa, indomito nello spirito epperò malfermo sulle gambe era dovuto sottostare ai controlli, i suoi figli avevano aiutarlo nella operazione di slacciamento e allacciamento della cintura.
– Son venuti ad attaccarci in casa – aveva detto Lidia appena saliti a bordo del traghetto, quasi a voler giustificare il disagio per i controlli che a noi sarebbero potuti apparire paranoici. Nelle sue parole, traspariva il sogno realizzato di ogni migrante: l'orgoglio di essere parte integrante di una grande nazione, definitivamente.
Io ero andato a Ellis Island col desiderio di trovare traccia dei primi emigrati meridionali – quelli, per intenderci. "o briganti o emigranti". Invece era andata buca, avevamo i minuti contati, era tardi e quando riuscii a trovare la zona in cui si trovava la biblioteca, era già ora di uscire, un agente della sicurezza faceva il giro dei bagni e li chiudeva a chiave. Peccato!
Altro mio desiderio era quello di visitare la famosa e dotatissima biblioteca del congresso americano[6] e provare a fare una ricerca sull'eroe dei due mondi. Sarà per un'altra volta.
Il martedì pomeriggio, di ritorno dal MET, con la modica cifra di $17.50 cadauno andiamo in cima ad uno dei grattacieli del Rockefeller Center, un complesso di una dozzina di edifici disposti su pianta si trova lungo la Fifth Avenue tra la 48th e la 51st Street. Nei paraggi del Rockefeller Center vi sono negozi alla moda come Tiffany, Grandi Magazzini come Barneys, mentre a Brodway si svolgono continuamente spettacoli dal tutto esaurito.
La Rockefeller Plaza è un'area all'aperto fra i grattacieli, dove si svolgono una serie di manifestazioni, vi si trova anche la famosa pista di pattinaggio su ghiaccio, funzionante nei mesi invernali. Noi abbiamo visto svolgervisi anche un ben fornito mercatino di prodotti agricoli. Alcuni farmer avevano cognome italiano!
Intanto che aspettiamo nella Rockefeller Plaza, mia moglie mi fa notare che sotto i miei piedi viene piantato il famoso albero di Natale del Rockefeller Center, spettacolare montagna di rami ricoperta con circa 5 miglia di luci che ogni anno viene accesa in diretta televisiva nazionale. Fin dal lontano 1931, quando il Rockefeller Center era un cantiere fangoso e il Natale impoverito dalla "Grande Depressione", gli operai avevano posto un albero in mezzo alla sporcizia, onesto simbolo del loro lavoro. Da allora (anzi dal 1933) l'albero viene scelto, tagliato e portato nel Rockefeller Center ai primi di novembre, per essere poi acceso il 30 novembre e rimanere visibile fino al 6 gennaio dalle 5:30 del mattino alle 11:30 della sera.
Nello stesso anno aprì il "Top of The Rock", un osservatorio posto sulla cima del grattacielo Art Deco, che permette di vedere a 360 gradi tutta New York. Chiuso nel 1986, riapre nel 2005.
Per salire ai piani dove si trova l'osservatorio prendiamo lo sky shuttle, ascensore avveniristico che in 54 secondi ci porta al 67esimo piano. Sembra incredibile, se penso che in Italia in un grattacielo di appena venti piani nell'ascensore mi son sentito malissimo, pareva non si arrivasse mai in cima.
Dal 67esimo piano di uno dei grattacieli del Rockfeller center avevamo visto la New York del tramonto di una giornata splendida, quasi mediterranea. Uno spettacolo le luci accese dei grattacieli e le due strie colorate delle auto – quella bianca e quella rossa, affiancate e avverse – che si dipanavano lungo le strade della grande mela. Da lassù avevamo potuto osservare in lontananza il Chrysler Building, la Statua della Libertà, il Central Park, il fiume Hudson e l'East River. Si dice che nelle giornate limpide si raggiunga una visibilità di 120 chilometri!
Tra gli incontri simpatici nella Big Apple non possiamo non citare "Sugo! Basilico" un ristorante fra la Quinta Strada e la 45street. Dove abbiamo pranzato magnificamente il mercoledì, pagando in due circa $ 36 dollari, compresi due ottimi espressi alla maniera italiana. Unica nota stonata, il pranzo si era svolto sotto una gigantografia di Cesenatico dei primi del secolo, in cui si festeggiava l'eroe dei due mondi! Quando si dice il destino.
[1] L'hotel offriva inoltre: * Wireless Internet access and dataports * Fully stocked personal bar * Premium-channel television and On Command movies * 24-hour, in-room dining * Evening turndown service, with gourmet chocolates * Dual-line telephones, with private voicemail and direct-inward dialing * Bedside telephone and alarm clock * Upscale toiletries * Cotton-rich, terry-velour bathrobes * Custom bath towels * Makeup mirrors * Hair dryer * Iron and full-sized ironing board * Express check-out * Complimentary morning newspaper
[2] Come esempio di questa potenza, ci spiegò uno dei signori seduti al nostro tavolo, che nei supermercati venivano rifiutati gli alimenti che non recavano sull'etichetta il marchio OU, questo perché se un negozio si azzardava a farlo veniva subito boicottato dai Jewish che sono estremamente compatti e si passano la voce.
[3] Le misure della Freedom Tower: Antenna Spire 1,776 ft (541.3 m) - Roof 1,368 ft (417.0 m) - Top floor 1,362 ft (415.0 m)
[4] Recita la nota: "Essi dovranno infatti essere contenuti in recipienti aventi ciascuno la capacità massima di 100 millilitri (1/10 di litro) od equivalenti (es: 100 grammi) ed i recipienti in questione dovranno poi essere inseriti in un sacchetto di plastica trasparente e richiudibile, di capacità non superiore ad 1 litro (ovvero con dimensioni pari ad esempio a circa cm 18 x 20)."
[5] Il tutto fa parte dello US Visit Customs entry program. US-VISIT requires travelers to provide a digital photo and digital fingerprints. The system matches the individual's fingerprints in seconds, thus verifying the identity of the applicant. The US Homeland Security says the information will be instantly matched against government lists to determine whether the traveller is a suspected terrorist or criminal. The initiative will involve collecting travel information and "biometric identifiers" (such as fingerprints, using a simple, inkless device) from visitors to assist the border officer in making admissibility decisions. – si legge in vari siti statunitensi.
[6] The Library of Congress is the nation's oldest federal cultural institution and serves as the research arm of Congress. It is also the largest library in the world, with millions of books, recordings, photographs, maps and manuscripts in its collections. The Library's mission is to make its resources available and useful to the Congress and the American people and to sustain and preserve a universal collection of knowledge and creativity for future generations. The Office of the Librarian is tasked to set policy and to direct and support programs and activities to accomplish the Library's mission. Cfr. http://www.loc.gov/about/
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