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Riceviamo  e pubblichiamo.

Zenone di Elea – 13 Marzo 2016


Oli d’oliva

di Angelo D'Ambra

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L'estrazione dell'olio non è un processo complesso e in passato avveniva con l'uso di una ruota cilindrica in pietra che frantumava le olive. Addirittura si stima che l'uso dell'olio nel mondo antico era così diffuso che il consumo per persona presso greci e romani era pari a 25 litri l'anno, studiosi rivelano che le famiglie ricche ateniesi potevano arrivare a consumarne pure 300 litri. Le cose sono cambiate con l'avvento del trapetum, un mortaio con due macine semisferiche mosso da animali ed infine i frantoi industriali del XXI secolo hanno reso tutto ancora più semplice.

Il fascino dei frantoi tradizionali dislocati in Puglia e Campania è però enorme. Essi sono spesso adibiti a musei della paleoindustria dell'olio, oppure sono integrati in strutture alberghiere, certi sono ancora attivi. Tutto ciò permette di valorizzare l'olio locale odierno, ricreare un legame tra visitatori e produttori, esaltare i prodotti del territorio. Possiamo per questo considerare la distruzione degli ulivi colpiti dal rischio Xylella una tragedia territoriale e culturale che nessun risarcimento potrà far dimenticare. Qualcosa che va ben oltre il danno economico.

Il fatto che un albero simbolo di pace sia travolto e sradicato in una guerra economica è un segnale dei tempi moderni. Un albero sacro, un simbolo di amicizia e solidarietà, un elemento di identità che accomuna tutti i popoli del Mediterraneo ed ogni suo paesaggio. Il nostro pensiero va al ramoscello d'ulivo portato da una colomba all'arca di Noè. L'ulivo è al centro del rito dell'unzione celebrato nel giudaismo quanto nel cristianesimo ed anche nel Corano è detto che la luce di Allah è come una fiaccola che viene accesa con "l'olio dell'albero benedetto"; l'ulivo è evocato dalla Bibbia come il primo albero, l'oleum primum arborum, e figura nei riti cristiani e nelle feste popolari. La sua grande diffusione quindi coinvolge tutte le culture nella pace e nella cooperazione.

Però la UE, il grande capitale e la sua cricca di politici e faccendieri giocano sporco. Oggi un regolamento permette l'importazione dalla Tunisia di 35.000 tonnellate di olio d'oliva senza dazi che vanno ad aggiungersi alle 56.700, sempre senza dazio, già previste da un precedente accordo. "Il rischio concreto – segnala Moncalvo, presidente della Coldiretti – in un anno importante per la ripresa dell’olivicoltura nazionale è il moltiplicarsi di frodi, con gli oli di oliva importati che vengono spesso mescolati con quelli nazionali per acquisire, con le immagini in etichetta e sotto la copertura di marchi storici, magari ceduti all’estero, una parvenza di italianità da sfruttare sui mercati nazionali ed esteri, a danno dei produttori italiani e dei consumatori". Ma c'è solo il rischio frodi? Con un provvedimento presentato come misura a sostegno della Tunisia colpita da attacchi terroristici nel suo cammino verso la democrazia, si schiaccia in un sol colpo l'intera filiera dell'olio in Sicilia, Puglia, Abruzzo e Campania. Si preannuncia la perdita di migliaia di posti di lavoro e la distruzione di un settore produttivo di lunga tradizione.

E' un giochetto che si ripete spesso. L'abbiamo denunciato con l'Accordo tra Ue e Marocco, con le leggi restrittive in materia di pesca, persino col "Green trade": si punta a mettere uno contro l’altro i paesi produttori del Mediterraneo, stimolando una permanente corsa alla produzione in modo da godere di un mercato con prezzi agricoli stracciati. A trarne vantaggi è solo il centro mitteleuropeo che godrà di prezzi più bassi per quelli che importa, a discapito della qualità per i consumatori, a guadagno del capitale che gestisce le reti di distribuzione.



Ci risiamo: l’accordo Italia-EgittoAngelo D’Ambra01022014
Accordo UE-MAROCCO (Parte 1)Angelo D'Ambra06032012
Accordo UE-MAROCCO (Parte 2)Angelo D'Ambra06032012























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