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Pubblichiamo il Numero Zero del foglio LA NAZIONE NAPOLETANA, giornale fondato a Napoli nel febbraio del 1993, ben sei mesi prima della nascita del Movimento Neoborbonico (risalente al settembre 1993, secondo quanto documentato da Gigi di Fiore nella sua recente pubblicazione, “LA NAZIONE NAPOLETANA”, UTET 2015)

Gli animatori del foglio, dedicato al risveglio di un orgoglio napoletano, furono Edoardo Spagnuolo che firmò i primi articoli e Gabriele Marzocco che ne permise la nascita assumendosene la direzione, in quanto pubblicista.

I primi anni novanta furono anni oscuri nella storia d'Italia (come tanti altri del resto, compresi quelli in cui nacque come stato unitario).

Da nord a sud spuntavano come i funghi leghe di ogni sorta – a tal proposito si legga LA RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE - Proc. pen. n. 2566/98 R.G.N.R. - PROCURA DELLA REPUBBLICA presso il Tribunale di Palermo.

Lontani da tali trame, solitari e generosi studiosi, però, in diverse città d'Italia si dedicavano con passione a una ricerca storica  che delineasse in modo più veritiero la storia del paese.

Il loro lavoro mirava a far rinascere un senso di appartenenza alle Provincie Napolitane. A questo lavoro diedero un notevole contributo sia Spagnuolo che Marzocco.

Ricordarlo oggi che si reinizia a parlare di “NAZIONE NAPOLETANA” grazie all'ultimo libro di Gigi di Fiore, a noi pareva un atto dovuto.

Zenone di Elea – Maggio 2015

NAZIONE NAPOLETANA

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FEBBRAIO 1993 NUMERO ZERO

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RIPRENDIAMOCI IL REGNO DI NAPOLI

(se vuoi, scarica il testo in formato ODT o PDF)

I NOSTRI OBBLIGHI

La Civiltà del Sud, l'anima del Sud è opera, per quanto è dipeso dalla politica, dei Re, buoni o cattivi, che nel corso dei secoli si sono succeduti sul Trono di Ruggero II.

Dalla caduta della Monarchia Napoletana nel 1860 e la conseguente perdita dell'indipendenza, è iniziato un violento e rapidissimo processo di dissoluzione del patrimonio civile, culturale e morale del nostro popolo, che non ha precedenti nella Storia millenaria del Sud.

Da allora, la nostra Religione, la nostra coscienza civile, l’amore per la nostra Terra e il nostro passato, la nostra memoria storica, le nostre riserve di energie morali, le nostre famiglie, la nostra gioventù, la nostra cultura, le nostre tradizioni, i nostri costumi, la nostra lingua, la nostra autosufficienza economica, la nostra agricoltura, l’equilibrio ecologico delle nostre terre e delle nostre acque, i nostri monumenti, il primato civile della nostra Capitale Napoletana, hanno subito un processo infernale di mortale degradazione.

Umiliati dai tradimenti e dalla sconfitta militare del 1860, dalla perdita della nostra indipendenza e della nostra Monarchia Napoletana, dopo aver resistito eroicamente in 60 anni a tre invasioni di eserciti stranieri e ai moti rivoluzionari dei "figli di papà" del reame, mortificati dalla riduzione della nostra impareggiabile Capitale a provincia lontana, e disprezzata, di un governo meschino e straniero, sottomessi dalla spietata repressione dell'esercito piemontese, annientati dal disprezzo e dalla calunnia verso tutto ciò che è meridionale, sbandati dallo sconvolgimento di tutti i nostri equilibri economici, dalla dispersione della nostra prosperità e dalla biblica emigrazione che ne è seguita disgustati dal barbaro ateismo massonico dello stato sabaudo, il 1860 segna per il nostro popolo, ilo nostro Sud, la nostra Terra, la nostra Patria,  l’inizio della "muerte civil".

Lo stato unitarista in questi 130 anni ha svuotato il Sud di tutto, a cominciare dall'economia, determinando l'impossibilità per gran parte della gente meridionale di vivere autonomamente e dignitosamente

senza essere asserviti allo stato in tutte le sue articolazioni istituzionali e partitocratiche. Nella terra bruciata dell’economia meridionale lo stato, il "meridionalismo" di tutti i partiti, hanno concepito la risoluzione della "questione meridionale" nel pianificare un'infernale strategia di asservimento assistenzialista e clientelare che ha snervate il nostro popolo. Quest'opera di corruzione statale e partitocratica, disabitua la nostra gente al lavoro, al sacrificio, alla dignità, all’onestà, all'esercizio delle proprie responsabilità, rendendola debole, corrotta, egoista e servile. Nel deserto di questo processo di evirazione civile del nostro popolo domina incontrastato lo strapotere delle oligarchie mafiose.

La mafia nel Sud non è un fenomeno criminale, più o meno circoscrivibile a talune famiglie e organizzazioni delinquenziali, è un modo di vivere, di essere, una cultura, che consiste precisamente nella diffusa pretesa di una sistemazione economica parassitaria in cambio di prestazioni servili, illecite se non criminali. Questa cultura conseguente al disastro del 1860 è alimentata capillarmente dai partiti politici e dai sindacati.

Grazie a Dio, questo mostruose sistema di corruzione che sta distruggendo la vitalità del nostro popolo ha i giorni contati, perché lo stato centralista va esplodendo definitivamente per le sue insanabili contraddizioni.

Finita la febbre patriottarda e pseudo-nazionalista del "risorgimento” e di tutte le guerre inutili o perse di cui lo stato ha gratificato il Sud, crollato le tensioni ideologiche che imbalsamavano il quadro politico, va emergendo inesorabilmente la realtà storica del popolo italiano, ovvero la radicale assenza di un minimo di coscienza nazionale unitaria che possa salvare lo stato centralista. La busta paga mensile, quasi unica fonte di sostentamento del Sud, è l'unico legame patriottico che tiene legato il Sud alla Roma massonica e partitocratica.

Quanto al Nord, quel che vi accade è sotto gli occhi di tutti.

L'irreversibile collasso dello stato unitario e centralista trascinerà il Sud nel caos più profondo, perché il vuoto ingenerato nel meridione d'Italia dal crollo del 1860 è totale, vuoto intellettuale, morale e materiale.

Di qui la estrema necessità di lavorare per la salvezza, la rinascita del Sud, per l'autonomia politica del Sud e, in prospettiva, per la resurrezione della gloriosa Monarchia Napoletana.

Resurrezione intellettuale, morale e civile che passa, avanti tutto, per la riconquista del nostro popolo alle nostre tradizioni, al culto del nostro passato di Civiltà, alla Religione Santa dei nostri Padri.

Questo programma di salvezza per il Sud è ottusamente contrastato da chi dice di amare l'Italia, urlando di continuo e istericamente, Italia, Italia, e crede di risolvere tutto nel puntellare o "riformare" la fatiscente gabbia dello stato unitario e centralista. Sono costoro i fanatici del tricolore, dell'unitarismo, che negano con cialdiniana arroganza ai popoli italiani il diritto all'autonomia politica. Ma senza radici, senza libertà, senza le sue meravigliose diversità, che possono vivere e fecondare solo nelle rispettive autonomie politiche, l'Italia è veramente una mera espressione geografica, un ventre molle, che partorirà sempre e solo corruzione, irresponsabilità ed egoismo civile, individualismo esasperato, disaffezione alla politica, disordine e inciviltà.

Ignorando quindi serenamente l'ipocrisia unitarista e tricolorata, impegniamoci umilmente a soccorrere, per quanto possiamo, il nostro Sud, questa meravigliosa terra d'Italia.

Infine, la rinascita del nostro bel Reame del Sud, unica grande e millenaria realtà unitaria d'Italia, potrà avvenire solo per vero miracolo di Dio.

Che gli esempi di abnegazione, eroismo e santità dei nostri Padri, ci ispirino il desiderio di sacrificarci per tale generoso e nobile intento.

Edoardo Spagnuolo



La Nazione Napoletana - febbraio 1993 - numero zero La Nazione Napoletana - febbraio 1993 - numero zero
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