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Il 1848 è ancora lontano, la monarchia è solida, il dinamismo economico traspare da ogni riga. Il regno pare avviato verso un radioso futuro, invece ancora qualche anno poi ci si avvierà verso il baratro. Grazie anche alla intemperanza dei liberali e alle manovre inglesi in terra di Sicilia la costituzione del 1848 verrà sospesa. Inzierà un decennio orribie, denso di trame interne e internazionali, che indebolirà la monarchia. Un manipolo di avventurieri ne provocherà il crollo nell’estate del 1860.

Zenone di Elea – Aprile 2016

ANNALI CIVILI - FASCICOLO LXVII - GENNAIO E FEBBRAIO - 1844

DE’ SAGGI

DELLE MANIFATTURE NAPOLITANE

NELL’ANNO 1844.

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 Non maravigli per avventura chi legge se il presente articolo dassi alle stampe lungo tempo dopo che i saggi della industria manifattrice di questa parte del Regno vedeansi esposti nelle sale di Monteoliveto: ché solo da pochi giorni si è fatto di pubblica ragione il Rapporto del Cav. Cantarelli, Segretario della corrispondenza nel Reale Istituto d'Incoraggiamento di Napoli, sulla mostra solenne del 1844 ed era d’uopo aver sotto gli occhi la scrittura di lui per non allontanarsi dal giudizio di quel corpo Accademico; ora che la Maestà del Re S. N. si è degnata uniformarvisi approvandone le proposte. Laonde noi daremo contezza del lavoro anzidetto con riferirne assai spesso le parole medesime.

Della seta e de' suoi tessuti

Per chiarire quanto sia il progresso di tale industria tra noi, basti notare la quantità delle sete mandate fuori nell’anno 1841 paragonandola con quella de' due anni precedenti.

Le sete mandate fuori negli anni 1839 e 184o vanno distinte nel seguente modo, cioè:

nel 1839 cantaia 1818:22
e nel 184o seta greggia cantaja 1990.34
seta cruda » 118:19
seta da cucire » 54:62
cantaia » 2164:15

Le sete mandate fuori nell’anno 1841 sommano come appresso:

seta greggia cantaja 4324:14
seta da cucire » 92:06
cantaia » 4416:19

Nell’anno 1841 adunque venivano mandate fuori cantaia 2002:84 di seta più dell’anno 184o, e conseguentemente fu introitato nel Regno, o in generi a noi necessari, o in danaro un dippiù di ducati 23,766,739 di quello che s incassò per questa derrata nell’anno 184o.

Intanto pochi saggi di seta si videro in mostra, su i quali sarebbe cosa ben difficile potersi fare una idea delle presenti condizioni di questo importante e fecondo ramo della nostra produzione agricola, e di quello che costituisce la prima mano d opera, ch’è l’industria di trarre la seta. Il nostro avanzamento in tali cose è innegabile, com’è certo del pari che la educazione del baco da seta si è estesa quasi in tutte le province del Regno: e che le nostre sete organzine gareggiano al presente in bontà con quelle delle altre nazioni.

I saggi esposti appartenevano alle filande del sig. Nicola di Paolo Finizio , del sig. Carlo Panico in S. Giorgio a Cremano , del sig. Cappa Zuccaro in Città S. Angelo , e del sig. Giustino delle Carceri in provincia di Chieti. La bellezza di tali sete, la fortezza l'eguaglianza e la morbidezza ben dimostrano la perfezione a cui è giunta tra noi questa utilissima industria. La fama che godono le sete organzine napolitane ne’ mercati stranieri è tale, e ci gode l'animo a dirlo, ch’esse sono preferite fino alle sete Piemontesi, Francesi ed anco Cinesi: e pagansi spesso un quinto dippiù. Troviamo pertanto che le sete del sig. Finizio e del sig. Panico meritano la preferenza, perché tirate senza alcun difetto, e con somma precisione ed esattezza. Né meno pregevoli debbono considerarsi le filande de' signori Cappa e delle Carceri, poiché considerando come in Città S. Angelo ed in Chieti, dov’esse sono poste, questa industria ha arrecato sommi vantaggi a quelle popolazioni, troverassi di che encomiare l'opera loro.

Quanto poi a tessuti ce ne ha un numero esteso, di svariale qualità e di lavorio così perfetto da non potersi desiderar meglio. Le seterie della Real Fabbrica di S. Leucio, e del Real Convitto del Carminello, quelle del sig. Leonardo Matera, e le altre de’ signori Giovanni Gilari ed Ambrogio Tadiglieri; non che le trine e le frange in seta di Giovanni Martire figurano in particolar modo in questa gara industriale, ed offrono quanto di più elegante e perfetto può aversi nel loro genere. Ciò che pertanto ha richiamato l’attenzione del pubblico sono i bellissimi velluti chiamali a chiné da panciotti: le stoffe in seta a fantasia di nuova costruzione per parato da stanze; e quelle tramate con fil di vetro color d’oro, e d'argento della Real Fabbrica di S. Leucio; il damasco, le stoffe graziose con figure rilevate, e quelle rigate a raso e tabi del Real Convitto del Carminello; i tessuti in seta da panciotto, ed i rasi velati, genere nuovo da portiere, della fabbrica del sig Tadiglieri; le stoffe da parato di stanze tramalo col fil di vetro in oro ed in argento de’ signori Matera e Gilart, e le stoffe di nuova foggia che il sig. Matera chiama all’uso di Parigi una, ed alla Giorgiana l’altra. Coteste stoffe col fondo bianco, a fiori ed a rami di color verde come sono, danno piena pruova della abilità di quest'operoso manifattore.

Le stoffe col fil di vetro tramate è pur vero che dimostrano la somma perfezione a cui cotesta industria sia giunta, ma debbesi parimenti convenire ch'esse sono di un lusso smodalo, e che il loro costo di ducati 3o la canna decimale non giova al nostro scopo, potendo da pochi essere comperate. Vuoisi aver caro che le patrie industrie si estendono a darci pure le cose di lusso; ma noi amiamo che progredisca ciò che è più utile all’universale. Il raso velato da portiere è parimente un genere di lusso, ma di una spesa che non si oppone all'economico consumatore, perché costa solo tre ducati per ogni canna, ed anche perciò il sig. Tadiglieri merita lode.

Lana, e suoi tessuti

La floridezza di questo Regno dipende nella maggior parte dalla economia agraria e dalla pastorizia, oggetti di altissima importanza, de’ quali in ogni conto convien proccurare l’immegliamento e ’l progresso. D’altra parte è dimostralo, che con la perfezione de’ mezzi e degli strumenti si ottiene più quantità e miglior qualità nelle produzioni; verità che applicata alla pastorizia, col miglioramento delle razze, chiama di consenso quello de pascoli e degli ovili: donde si avrà un vantaggio evidente per la qualità e per f abbondanza sia nelle lane, sia negli allievi, sia ne formaggi. Il mantenimento di un animale di buona razza, di buon sangue è lo stesso, e forse anche minore di quello che costi un animale di razza comune e cattivo; ed intanto questo ha di forza come due, quello come dieci, questo dà i suoi prodotti ordinari, quello fini. Vantaggi che ridotti a una somma capitale danno un interesse cento volte maggiore delle prime spese bisognate per proccurare il miglioramento delle razze. E coteste cose già messe in esecuzione da altre nazioni incivilite, dovrebbero convincere anche coloro che mostransi ostinali nella contraria opinione. Noi, come dicemmo altra fiata, rispetto alla lana, possiamo con le lane delle pecore meticce avere panni pregevoli, ma potendosi al tempo stesso render migliori le razze nostrali, perché ci dieno produzioni simiglianti a quelle che hanno ottenuto le straniere nazioni, ch’erano nel caso nostro. con l’immegliamento delle razze delle loro pecore, sembraci util cosa. Con la introduzione degli arieti potremmo aggiungere a questo scopo. Quanto poi alla marnerà di proccurarli, crediamo che sarebbero per ora a preferirsi quei di Sassonia, i quali posseggono tutte le qualità richieste per lo immegliamento, potendosi in prosieguo supplicare S. M. (D. G.) per farne venire altri da Ungheria e da Inghilterra, in ispecialità quelli della razza Dishley ovvero New-Leicester già introdotta in Francia, ove si vanno propagando con molta sollecitudine.

Oggi che le nazioni incivilite gareggiano nel perfezionare i mezzi della produzione e della industria, non è possibile più di starci contenti a quello che abbiamo. Non ci ha più via di mezzo, o perfezione, o miseria! E un fatto innegabile che da giorno in giorno la concorrenza diventa più estesa e più generale, e conseguentemente chi non viene ad offerire produzioni migliori, di certo non le smaltisce. Ninno può toglierci il vantaggio su tutt’i mercati del mondo quanto alle produzioni dell'agraria economia, se non ché è desiderabile, secondo il dire dell'immortal Genovesi, che ci scuotiamo, e vediamo, che la natura, comeché per noi abbondantissima e generosa, ha bisogno nulla dimeno dell'ingegno degli uomini e dell’industria. E massimamente oggi che tutto e industria, e che l’ingegno è in tal movimento da quasi contendere con la natura, affin di ridurre le produzioni del suolo più ingrato ingentilite e adatte all'uso degli uomini, meglio che non sono quelle delle più floride terre.

Eravamo dolenti nelle passate solenni mostre che i prezzi de panni nostrali fossero cari, e desideravamo perciò che il dazio di carlini 47 per ogni 8 palmi avesse indotto i nostri fabbricanti a rendere migliori tanto la qualità de1 loro panni, quanto la condizione de consumatori, a’ quali non poteva tornar conto di comperarli a 15 e 16 ducati ogni otto palmi. Pare oggi che quelle nostre doglianze abbiano conseguito in parte il loro scopo. In generale i prezzi de migliori panni che vedevansi esposti non oltrepassavano i ducati 13 e 14 la canna decimale, e la loro qualità è giunta a tal grado di perfezione, che può benissimo sostenere la concorrenza con le migliori fabbriche straniere. Ponendosi mente al premio di estrazione, che la Francia e le altre nazioni concedono alle fabbriche di panno che mandano a spacciare presso lo straniero i loro lavori, Noverassi che quel dazio di ducati 4.70, che i panni forastieri pagano alle nostre dogane, non è tale da essere di ostacolo nella concorrenza co panni nostrali. Ora la buona qualità de panni delle nostre fabbriche, protetta dal-dazio suddetto, mette i consumatori nel caso di valersi così del panno straniero come del nostro. E se i manifattori napoletani avranno talento di far migliori sempreppiù i loro metodi di fabbricazione, come ci auguriamo, rendendo con essi i prezzi surriferiti più economici, la loro ricchezza sarà assicurata: perché i consumatori che desiderano il buon mercato e la buona qualità del genere, compreranno certamente i loro panni per otto o per dieci ducati ogni otto palmi, e non già i panni stranieri per stesso prezzo, i quali, come il fatto ha dimostrato, hanno più breve durata.

La maggior bellezza de nostri panni deriva in parte dalla maggior perfezione delle lane nostrali. L’accrescimento delle razze de merini è vero che procede tra noi con lentezza, ma non può negarsi che le lane nostrali siensi fatte più pregevoli da sei anni in quà; e se 1 introduzione degli arieti avrà effetto, le nostre lane aumenteranno di pregio a segno da sostenere utilmente la concorrenza con le straniere. Intanto il lor prezzo è vantaggioso, e ciò se da una parte prova il bisogno che ne ha lo straniero, dall'altra prova eziandio la loro buona qualità. Le lane portate fuori del Regno nell’anno 184o furono cantaia 5244:16, e quelle estraregnale nell'anno 1841 ascesero quasi alla stessa cifra con un dippiù di cantaia 20; quindi ci ha da sperare che di anno in anno ottengasi un aumento proporzionato al miglioramento della lor qualità. Ciò però non lascia che i nostri fabbricanti di panno non sentano bisogno di comperare le finissime lane filale presso lo straniero per farne panni di squisita qualità, perché la filatura di quelle lane che eseguesi con macchine mosse dal vapore, il cui costo è quasi nulla, tra noi o si fa dalla roano dell’uomo,0 con le stesse macchine forestiere, ma animate dal carbon di terra, che dallo straniero comperiamo ad un prezzo dieci volto più di quello che a lui costa; ed ecco come mettendosi a computo ogni spesa e ‘l dazio, quelle lane filate vengono a pagarsi poco più di quanto costerebbero, facendosi qui filare. D'altra parte cotesto cambio di produzioni è sempre util cosa per gli Stati, perché noi vendiamo allo straniero le lane che ci superano per que panni che possiamo fare tra noi, interamente indigene, e ne acquistiamo da lui delle sottilissime per lavorare finissimi panni che non potremmo fare con le lane nostrali, o che filandole a quella perfezione ci verrebbero a costare mollo di più: ed a questo modo esso giovasi di una cosa, e noi di un’altra; ed ecco che i panni de due Stati verranno a costar meno, e per minor prezzo saranno venduti a vantaggio de consumatori.

Ma egli è ormai tempo di parlare de panni in particolare e degli altri tessuti di lana.

Esaminando uno per uno i panni di ciascuna delle fabbriche che figuravano in questa Mostra, debbiam dichiarare che osservasi su di essi un perfezionamento generale. Sava ci ha dato panni larghi cinque palmi e mezzo, rasi di pelo, di. un tessuto eguale ed esatto, e di tinte vivaci e stabili, pel prezzo da io a 12 ducati per ogni otto palmi; e troviamo che il panno nero della pezza n.2i2f4 e quello bleu della pezza n. 17280 sono di un lavoro finito. Ci ha dato anche ottime circasse della medesima larghezza, che pel prezzo da 6 a ducati 8 ogni otto palmi han richiamata la pubblica attenzione. I panni di Zino sono anche perfetti e di modico prezzo: ma noi a preferenza di questi troviamo pregevolissimi il panno imperiale nero per ducati 8 ogni otto palmi, e particolarmente la pezza con la cimosa bianca, ch'è richiesta da tutti i conoscitori.

Polsinelli ha raggiunto altresì la perfezione. I suoi panni sono tutti parimente costrutti con lana regnicola, filata e tinta nella sua fabbrica dell'Isola di Sora, di tal che sono essi al tutto nostrali. Ed osservando attentamente, come noi abbiam praticato, il panno nero segnalo per ducati 12 ogni otto palmi, ch'è largo palmi cinque e mezzo, ognuno si persuaderà che i panni di Louviers, di Sedau e di Elbeuf gli sono inferiori per qualità e per prezzo. Ma che dirassi de’ panni economici tessuti e tinti a. perfezione dal sig. Ciccodicola di Arpino? Seguendo noi la opinione de’ più diremo che le circasse di que sia fabbrica valgono quanto i panni di secondo ordine delle fabbriche francesi, belgiche ed austriache, e che i tricò del sig. Ciccodicola di perfetto lavoro come sono, al prezzo di carlini 32,34. e 36 per ogni olio palmi, affrancano i consumatori della metà del costo che pagasi pe’ tricò forastieri. E poche quella produzione nostrale si può utilmente mandare allo straniero, noi esortiamo il sig. Ciccodicola di ampliarne la fabbrica e procurarne lo smercio presso il medesimo, il quale amando, corno i nostri consumatori, il risparmio e la buona qualità del genere, preferirà sicuramente i nostri a suoi tricò. Né il panno di Francesco Vincenzio Manna dell’Isola di Sora manca de particolari suoi pregi, de quali il pia eminente è quello del suo costo in ducati io per ogni otto palmi, essendo largo palmi cinque e mezzo. Esso è di un tessuto eguale e perfetto, e la pezza di color bleu segnala col num.  5238 di fabbrica, e ‘l num.  282 del colore, ha attirato per tutte le ragioni l’attenzione dell'universale.

La filatura delle lane pettinate per tessuti rasi, che chiamansi lane stamine, messa da Carlo Lambert padre nell'Isola di Sora e diretta da Carlo Lambert suo figliuolo, si è questa volta mostrata più perfetta ed operosa. Queste buone merinos sono tutte falle con lane dei merini delle mandre pugliesi filate, tessute e tinte nell'opificio del sig. Lambert. Il prezzo di coteste lane filale è di ducati 2: So del numero 3o, di ducati 3 del numero 4o, e di ducati 3:60 del numero 54; e la sua modicità è tale da farci sperare in breve tempo l'aumento de’ telai deputati a questa sorta di tessuti, e con esso una perfezione maggiore ed un risparmio per chi ne compera. Dal perfezionamento di cotesta industria si otterranno vantaggi notabilissimi, perché ricevendo da essa i mezzi da poter soddisfare le richieste della moda, vedremo ampliata tra noi la fabbricazione di quelle mossoline in lana, di cui. le gentildonne vanno vestite nel verno, i casimiri, ed altri simili generi di lusso, pei quali oggi somme non indifferenti ritrae lo straniero. La perfetta filatura della lana ci darà ancora ottime lane da ricamo, e cosi di mano in mano col progresso di questa industria immenso utile otterranno il paese ed ì consumatori.

Filati, e tessuti di cotone

Ecco una delle principali nostre industrie agricole manifattrici, e di quelle che maggiormente dimostrano l'attività de' Napolitani per le arti industriali. Abbiamo altra volta parlato delle ottime qualità del cotone regnicolo, che colto nella maturità, e scelto con. attenzione prestasi per ogni numero di filatura. Ora dobbiamo aggiugnere che le filande di cotone han tanto progredito appo di noi, che possono con buon successo e con conveniente economia provvedere a’ bisogni di questo Regno. Il cotone per trama, che le filande nostrali ci hanno dato in questa gara industriale, non oltrepassa il num.  100, e quello per ordito il num. 60. Esse però sono in grado di lame di numero maggiore; ma di questo numero alto si smaltisce come va smaltito quello sino al num. 35 per trama, e sino al num.  io per ordito? No, perché il cotone di allo numero è richiesto solo per qualche finissima tessitura, che commettesi particolarmente.

I fabbricanti debbono provvedere i loro depositi di que’ generi che sono più ricercati per poter fare il loro conto, e se a far vedere gli sforzi della loro industria tenessero un deposito di filato di cotone del num 200 senza smaltirlo, sarebbe quel capitale non produttivo; ed i capitali non produttivi in commercio cagionano lo 6lesso effetto del sangue coagulato nelle vene del corpo umano, la morie.

Vedeansi in mostra, i filali di cotone delle migliori, e più prosperose filande che sieno tra noi; cioè di quella del defunto Cav. Egg di Piedimonte d Alife, di presente diretta dal suo nipote sig. Gaspare Egg, uomo le cui conoscenze industriali spesse fiate lo zio encomiavaci: i filati della filanda di cotone di Davide Vonwiller e Compagni sul fiume Irno al ponte della Fratta ne dintorni di Salerno; que' della filanda di cotone de' signori Escher e Compagni anche al ponte della Fratta, diretta dall’abilissimo G. Saverio Fumagalli, che ne fu i! fondatore; ed i filati di cotone a due capi del num.  40 della filanda di Mayer e Zollinger in Scafati. De quali si può con ogni agio esaminare la qualità, come noi abbiala fatto, per assicurarvi del notabile progresso che offre la filatura del cotono. Uguaglianza perfetta, forza e agibilità: a farla breve, diremo che tutte le condizioni che costituiscono i bei filati di cotone esposti da surriferiti opifici, li fanno giustamente meritevoli della comune attenzione.

Un perfezionamento positivo abbiam notato anche nella fabbricazione de’ tessuti in cotone di ogni qualità. I fazzoletti bianchi, e colorati della fabbrica di Egg ad un carlino l’uno di palmi 2 ½ larghi, sono di utilità somma alla gente più numerosa del paese, come reputiamo utili per l’universale i fazzoletti bianchi batistati tessuti a meccanica di palmi 2 ½ larghi a grana 13 ½ l’uno. I fazzoletti chiamati a scorza d’albero di tre palmi larghi a grana 26 l uno; le tele in cotone che diconsi middapolams di palmi 4 e palmi 3 ½ larghe a grana 3o e grana 35 per ogni otto palmi, e le tele cambric, tessute con telai meccanici larghe palmi 3 ½ al prezzo di grana 3o, e 35 ogni canna decimale, sono cose ch'entrando nel consumo che se ne fa da ognuno debbonsi veramente dire di utilità pubblica.

E mettendo da banda i diversi dog in cotone, che a prezzi di grana 65,70, e carlini dieci per ogni otto palmi, larghi palmi 3 ½ operati ed a colore, pur sono ricercatissimi, come aurora le pezzotte di nanchino di palmi 3 per 9 di lunghezza, al prezzo di grana 75 l’una, diremo che i generi di lusso della fabbrica di Egg, che sono le mossoline velale quadrigliate ad uso di portiere, quelle damascate di palmi 4 e 4 ½  larghe, al prezzo di grana 80 a carlini 28 per ogni otto palmi, ed i servizi di tavola fiorati e damascati da 24 persone con 26 salviette per ducati 15:5o l’uno, sono di un gusto sì elegante e di un lavorio sì perfetto, che nulla lasciano a desiderar di meglio nel loro genere.

Avremmo potuto toccare anche di altre fabbriche di tessuti in cotone, ma stimiamo restarcene, per16 che esse non ci offrono lo condizioni vantaggiose della Fabbrica di Egg.

Quanto poi a' tessuti di cotone stampalo, diverse fabbriche hanno esposto i loro prodotti in questa gara industriale; e possiamo attestare che per questo articolo Tassi tra noi quanto di più bello, e di più squisito Tanno gli stranieri: con una differenza pertanto, che i nostri tessuti di cotone stampato larghi da palmi 3 sino a palmi 5 pagansi da grana 3o a carlini dieci per ogni otto palmi, e i tessuti stranieri della medesima larghezza si comperano quasi per gli stessi prezzi de' nostri. In fatti pregevolissimi per ogni riguardo ci sembrano questi tessuti stampati per mobili della fabbrica del sig. Luigi Dulgas in Piedimonte d Alife; larghi palmi quattro e mezzo, ed al prezzo di carlini dieci la canna decimale, sonosi resi un genere di grande importanza. Né le giaconette della fabbrica in Aldifreda del sig. Sava, diretta dal sig. Tobler, possono dirsi di merito inferiore, da poi che pe loro colori fini e solidi, per la eguale tessitura, e per la larghezza di palmi 3 ½ a palmi 5, al prezzo di grana 55 a 90 per ogni otto palmi, sono ricercate ed anche di modico costo, e di perfetto lavorio.

Altre due fabbriche di tessuti stampati in cotone han meritato il pubblico encomio, cioè quella de Signori Schlaepfer, Wenner e Compagni in Salerno ed Angri, e l altra de signori Mayer e Zollinger in Scafati. La prima ha dato wagram bellissimi ossia tessuti di cotone stampati a mano ed a Diaccini, di diverse qualità e larghezze da grana 32 a ducati 1:20 per ogni dieci palmi; della giaconetta, e de' fazzoletti stampali di palmi 2 ½  e 3 ½ da ducati 1:20 a ducati 4 la dozzina, che pel tenue loro prezzo sono ricercatissimi. E la seconda ha esposto una serie di mossoline in cotone stampate, larghe da palmi 2 a 4, di diversi disegni e fondi, da grana 4o a 80 per ogni io palmi, fazzoletti stampati larghi da palmi 2 a 3 da carlini 17 a carlini 36 la dozzina, così perfettamente eseguiti, che sono stati da tutti ammirali. Le coperte di mollettone della fabbrica di Anna Maria Marre ne, e del sig. Chapelat si sostengono sempre in quella buona opinione, che da tanti anni si hanno acquistata.

I tessuti di cotone dell’orfanotrofio di Giovinazzo in Bari, e quelli dell'opificio Pomari in Cerignola, del sig. Angelo Avallone in Scafati, e de signori Luciani e Quaranta dì Cava nulla contengono di particolare, che potesse occuparci di proposito.

Terminiamo perciò questo articolo con dire delle belle maglie in cotone del fabbricante Francesco Maresca, il quale ce ne ha date di ogni qualità ed a prezzi discretissimi. Il sig. Maresca ci ha offerto pure in questa mostra un oggetto veramente nuovo ed utilissimo: una colla per uso di Chiesa fatta a maglia, e con tale congegno che contiene tutte quelle pieghette in maglia stessa, che si fanno a mano per abbellire le cotte di pannilino. A buon conto il Maresca con tale cotta ha proccurato di fare economizzare la spesa continuata, cui i religiosi finora son andati soggetti per quel sacro arredo, avendovi surrogata la colta di cotone a maglia la quale è di lunga durata, ed ha bisogno soltanto del bucato quando si è fatta sudicia.


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Filati, e tessuti di lino

Nel dire de filati, o tessuti di lino in Luglio 1842 notammo, che per Sovrano comando la Commissione di questo Reale Istituto che tiene luogo di Società economica per la Provincia di Napoli, trovavasi incaricata di eseguire lo esperimento per la macerazione a secco del lino e delta canapa. Ora sciogliamo la nostra promessa dando conto di quanto si è praticato per l’oggetto. Due saggi di lino sono il risultamento dell'esperienze suddette, di cui tennesi informato Sua Eccellenza il Ministro degli Affari Interni con rapporto dell'Istituto del tenor seguente:

Non v’ha dubbio che l’obbietto principale, cui l’industria agraria deve a tutt'uomo mirare, sia quello di rendere la condizione delle sue produzioni sempre abbondante, agevole e molto economica, in una parola, vantaggiosa. Atteso ciò leggesi ne vetusti libri, e così a mano a mano con attività sempre crescente in quelli fino all’eia nostra, esservi stata una certa emulatone tra’ valentuomini di diverse nazioni, i quali ponendo a tributo le forze della mente e delle braccia, sono entrati a buon dritto in concorrenza di pensamenti, di lumi, di pratiche e d ogni maniera di trovati, per conseguirne prima gli effetti felici, e poscia goderne tutto il benessere possibile. Anche in questo novero v’è da qualche tempo esempio di gravi discussioni rispetto alla macerazione del lino e della canapa, non perché l'antico e comunemente usalo metodo non desse risultamenti favorevoli, ma per trovare quel meglio che 1 odierno sistema desidera rendere generale; e più rettamente, per impedire le tristissime conseguenze dell’aere maligno, cui pur troppo van soggetti e gli operai e que’ miseri, che sono astretti di abitare luoghi pantanosi ove la macerazione s’ esegue. Disegno al certo nobile e che meriterebbe lode e compenso senza pari, quante volte i fatti veramente lo confermassero! Diverse illustri Accademie straniere han risvegliato quel processo descritto e messo in pratica dal celebre Rozier. Anche tra noi il maceramento a secco delle piante tigliose fin dal 1826 si adoperava, per la qual cosa la Società Economica di Terra di Lavoro è sollecita di rivendicarne la priorità dell'esecuzione a prò del Socio sig. Tabassi. Un incitamento per giungervi si sparse tosto in parecchie altre Società Economiche di questo Regno, in quelle cioè delle tre Calabrie, di Principato citeriore, del» Abruzzo ulteriore, di Terra di Rari, ed anco nella Società di Napoli: tanto che numerose esperienze furon fatte pel passato, né tuttogiorno tralasciaci. All’uopo giova qui renderne brevemente conto, affinché si possa trarre, rispetto alla parte istruttiva, avvertenze ed informazioni tali da giudicare con miglior senno delle difficoltà, che involgono l'acquisto di un metodo nuovamente messo in campo. E da prima, quanto alla teste citala Società di Terra di Lavoro, rilevasi dalle sue carte, e meglio da un rapporto del dì 4 Agosto 1841, presentato su l'obbietto da tre rispettabili Accademici di questo Istituto, come il saggio del lino curato col processo in esame e si trovò e fradicio, e quindi non aveva quella tenacità, che la natura ha conceduto ai filamenti per farne de’ lavori, opinandosi che di si tristo effetto forse era stata cagione o il luogo poco adatto, oppure il lungo tempo impiegalo pel bramato maceramento. Le Società delle Calabrie comunicarono aneli esse a questo Reale Istituto parecchie importanti notizie, dopo d’aver fatta pruova più volte ed in modi differenti della recente speculazione. Ma è mestieri confessare per amor del vero, che sì ne’ processi verbali che ne ragguagli diretti alle rispettive autorità di esse s'incontra una tal quale discrepanza da renderne i risultameli troppo vaghi ed incerti. Di fatto mettendosi a comparazione il processo verbale dell’ordinaria tornala del 17 Ottobre 184r con quello del 3o Ottobre del seguente anno, chiaro si scorgerà che in preferenza di tutti gli altri soci incaricati all’opera il sig. Pugliese di Ciro ebbe la singolar soddisfazione d’ottenere sotto le arene di un torrente, dopo sei giorni di macerazione, una mostra di lino per bontà e bianchezza di gran lunga superiore all’altro, che i villani poco discosto avevano affidato alle acque. Questo pegno d’assai liete speranze fece sì ch’egli cercava divulgarne il metodo; anzi preso di molto fervore sentiva esser cosa ben regolare astringervi e proprietari e coloni all’adempimento. Pure non passò un anno ed il Pugliese stesso, illuminato da altri fatti positivi, sentì il bisogno di correggere la sua prima opinione; e le cose ch'ei soggiunse per convalidarla, come quelle che riguardano direttamente lo esperimento fatto dall'Istituto, così la sua conchiusione almeno par meritevole d’essere qui riferita. E’ diceva e che la macerazione compiesi sotterra, ma non in grandi masse, e sempre con discapito dell’economia, perché o la soverchia umidità infradicia gli steli, ed il lino riesce, come appellasi volgarmente in quei luoghi, apitello; o la stagione è secca, e bisognando una grande estensione di terreno per dividere il lino a piccoli fascetti, acciò tutto si macerasse, la spesa di vangatura in Agosto, quando il terreno è nel massimo indurimento, non è compensata abbastanza — Passando infine alle Società Economiche di Salerno, Aquila, e Terra di Bari, fa mestieri conoscere che non meno dispendiose ed inutili sono riescite le loro esperienze, tuttoché notevoli fossero state le cure adoperate per conseguirne lo scopo; ed ove qualche esempio avvenne di mediocrità, già molli se ne annoverano infecondi di effetti veramente felici, i quali per certo spingeranno gli animi o a mettere in non cale, o a rifiutare affatto la tanto commendala operazione. Di altre cose suggerite dall'opportunità tornerebbe conveniente qui parlare, come del maceramento del lino e della canapa nelle fossate, nelle lagune e nelle acque scorrevoli de torrenti e degli umili fiumicelli: de' vari processi indicali dai signori Brasle di Amiens, Hondt d’Arcy e Scheidweiler, non che delle maciulle meccaniche inventate dagl’ingegnosi Laforest, Christian, Hill'e da più stranieri, le quali riducono a tiglio i fusti de’ cennati vegetabili senza aver uopo del bagno, della terra, o d'altro apparecchio. Ma e perché furono esse le tante volle considerale e discusse da questo Reale Istituto, e perché devesi ora recare alla distesa tutto il sistema ultimamente tenuto nell’eseguire novelle prove di macerazione sotterra, g:usta il Sovrano comando, così conviene abbandonarne f impegno, ed in vece rivolgersi verso il presente assunto; manifestando fi! filo quelle notizie, che raccolte dalle osservazioni e poggiate sul vero, condurranno allo scoprimento de latti; la cui ricerca determinò l'Istituto a diligentemente operare. Fu adunque primo pensiero di far dividere in quattro parti uguali la massa del lino comperala all’uopo, affinché col confronto di più tentativi in siti differenti, e per la esposizione e per la natura del terreno, meglio si fossero combattute le difficoltà, indagate le cagioni, ed assicurate quelle conseguenze che dubbiamente furono per lo innanti notate. Tenendosi a questa via, l’Istituto fece eseguire i lavori preparatori nel Real Orto botanico, in un giardino al Borgo S. Antonio Abate, in un altro alle falde del Vesuvio, e in una palude poco lungi dall’abitato. Si scavarono. cioè, quattro fosse bislunghe pressoché simili per capacità. I lati ed i fondi delle due prime e dell’ultima furon foderati di stuoie leggerissime, segnatamente di quelle che ripiegate intorno alle balle de’ generi coloniali pervengono appo i nostri aromatari; e ciò per difendere il lino dal terriccio, facile a cadervi e bruttarlo. L’interna superficie della terza tossa poi venne impiastrata ben bene di argilla, per rimediare alla troppa aridità del suolo, ed in pari tempo per esaurire le diverse particolarità adottate da altri, infra le quali ancor quella che leggesi nel Catechismo agrario del ch. Ciro Pollini. Inoltre prescelti i fusti della stessa grossezza, ed un ti in piccoli fastelli tondi, ognuno non più di tre pollici di diametro, ai 28 di Luglio del passato anno 1843 disponevansi a doppio strato ne’ maceratoi del Real Orto botanico e del giardino sovrindicato. Quindi furono coperti di stuoie, ed anco di cavaticcio all’altezza di un palmo e quarto. Vi fu menala abbondante acqua, e raccomandossi all'operaio, che ne aveva cura, lo innaffiamento almeno una sola volta in ogni due giorni. Né si lardò guari di porre nel fondo delle altre due cave il lino, e ciò si fece ai 29 e 30 dell’anzidetto mese di Luglio. Pertanto in quel luogo molto umido e palustre i fascicoli si collocarono ali’ in piedi, di modo che alcune delle loro cime appena superavano il piano della copritura; e nell’altro arsiccio e bituminoso, che fu intonacalo di tegnente creta, senza operare come prima, credè opportuno l’Istituto farvi accomodare orizzontalmente gli steli a manale, munirlo di pertiche alla superficie, affinché il terriccio non isprofondasse, e non bagnarlo sì sovente. Da tali diverse maniere ognuno di per se potrà comprendere, ch'esse servirono a meglio indicare il tempo ed a guarda e i progressi della macerazione. E per accerto di ciò che realmente avvenne, conviene esporre qui appresso con ingenua schiettezza le convenienze e lo discrepanze rispettive, le quali discusse ed illuminate da una sana logica, meneranno senza dubbio a quelle giuste conseguenze che si desiderano. Grano adunque decorsi cinque giorni che il lino trovavasi allo sperimento sì nel Real Orto botanico che nel giardino al borgo S. Antonio Abate, quando cominciossi a spiarne l’effetto. Così per entro que fastelli scntivasi un soverchio calore a fronte dell'ambiente calor di fermentazione che tendeva salire sino oltre a’ 28 centigradi, eppure gli steli di mezzo erano quasi nella prima condizione, mentreché gli altri intorno tutti guasti ed ammuffati, 0 perché più vicini all’umidità del suolo, o per maggior copia d'acqua che vi penetrava. Fu d’uopo quindi di estrarre dalle fosse i manipoli, e, giusta le diligenze prescritte dall’arte, aprirli, volgerli sossopra, e purgarli dall’inutile e corrotto; qualche si avesse potuto far continuare per poc’altro tempo l’operazione, meno però lo inaffiamento. Ma con rincrescimento si vide che i difetti andavano ancora crescendo, e che sarchbesi avuto un prodotto di qualità piuttosto spregevole. Invero convenne estrarre d’ambo i luoghi tutto il lino ai 7 e 9 del seguente Agosto; ed affinché fosse rimaso netto di ogni porzione di terra, farlo passare nell’acqua avanti di seccarlo. Allora fu che da’ suoi gambi collo stropiccio delle mani appena si separarono alcuni filamenti oscuri e debolissimi. Sotto la gramola questi poco o niente resistevano, vie peggio alla scotola ed al pettine; ed in loro vece bruscoli, e certi carcami simili alla comune stoppa si ottennero» Della prova poi eseguita nelle arene vesuviane, puossi affermare che non cosi accadde. Quivi tenuti col medesimo governo i fusti a macerare, dopo otto giorni circa offrivano a corsa d’occhio tale riuscita da sperarne mediocre ricolto; sicché sciolti i loro tigli dal glutine gommo-resinoso che gl’inviluppava ed anco liberali dalla lisca mediante i soliti ordigni, di quel prodotto, greggio com’è, l’Istituto ha giudicato che sebbene esso mostrasi superiore agli altri prima trattati, pure assai scade al confronto del lino preparato ne’ lagni e ne soni delle fiumane, atteso il coler fosco, la poca tenacità e la scarsezza delle fibre. IN è da ultimo porterassi 1 attenzione sul quarto tentativo, mandato ad effetto nel già indicato luogo acquitrinoso, poiché altro non si potrebbe fare che ripetere fino alla noia, e senza profitto alcuno, le cose toste citate.

Dalle notizie preliminari, e dall’enunciata ragioni scorgesi chiaro che la industria agraria in vece di aspettare miglioramento e risparmio circa la macerazione di tali piante, ne trae discapito e danno. Il supporre ornai che il metodo per sotterramento valga a bandire o sostituire almeno il più comune ed usitato, gli è un surrogare l'immaginazione alle testimonianze, in quistioni di fatto, è un rovescia re le regole tutte dell’antichissima pratica. Conchiudendo adunque, l’Istituto crede di essere sommamente desiderabile, che la civile economia reprima per una parte la tendenza alle apparenti e mal fondate novità, e dall'altra si renda tollerante a sperare dagli odierni progressi delle meccaniche e chimiche cognizioni una scoverta su lo stesso obbietto, che riesca semplice, proficua, positiva, che liberi insomma i poveri coloni da quei miasmi putridi e nocivi, ed in pari tempo che assicuri la bontà di una produzione si pregevole e necessaria ai comodi della vita sia nello stato sano sia nello infermo».

Quanto alla filatura del lino e della canapa, e alle loro tele, noi non possiamo che altamente rallegrarci del progresso che vi abbiamo osservato; e se otterremo nel venturo concorso industriale, che la Società Partenopea, la quale ha formato in Sarno un grandioso opificio per la filatura e tessitura del lino e della canapa, o altro grande opificio ci desse del lino ritorto in quantità sufficiente, allora sì che potremmo dire di aver in brevissimo tempo ottenuto ciò che le grandi nazioni han conseguito dopo molti anni. Nella solenne mostra del 1842 avemmo filati e tessuti dì lino da quattro o cinque manifatture, ma nella presente otto fabbriche sonosi mostrate ricche di grande quantità di lavori perfettamente eseguiti, e di costo tanto mite, che hanno meritata l’attenzione di lutti.

E parlando del numero di filato più basso, e di quello più alto, diremo che il lino napolitano filato del num. 20 per grana 65 il rotolo è cosa utile, come è di maggiore importanza quello del num. 70 a ducato 1:95 il rotolo. Ogni rotolo di questo filato imbiancato, compresa la perdita che si ha nello imbiancamento, può costare carlini 24; e da essa si otterranno 24 palmi di finissima tela, la quale con la spesa della tessitura costerà circa 11 grana il palmo. Or chi non pagherà meglio grana 11 il palmo la tela di lino finissima, che quella di cotone a grana 5 il palmo, la cui durata paragonata con la prima equivale come 25 a cento? Coteste proporzioni dunque, che non isfuggiranno certamente a coloro che ben dirigono le loro speculazioni ci fanno esser sicuri di vedere amplita quasi come al cotone la tessitura del lino. Né la filatura della canapa offre meno vantaggio del lino, perché del num. 21 per grana 45 il rotolo dà alla parte meno agiata de consumatori quel risparmio e quella durala maggiore, che mai non potrebbesi dalle tele di cotone ottenere.

Le tele di lino bianche, di palmi tre larghe, a grana 90 per ogni otto palmi, della Società surriferita sono di perfetto lavoro, e molto a buon mercato, come del pari di basso prezzo sono la tela delta di Russia a grana 75, e le tele crude apparecchiate, e non imbiancate di grana e grana 60 per ogni 8 palmi. Né i servizi di tavola compiuti, imbiancati, ed a svariati disegni damascati con bordura e senza, possono dirsi, per qualità, inferiori a quelle delle antiche nostre fabbriche, perché dandovi la pena di attentamente esaminarli, troverete offessi sono di un filo fino, forte ed eguale, e di una tessitura unita, solida e perfetta da promettere lunga durata. E cotesti pregi che han meritato il pubblico suffragio, conviene che sieno rimunerati generosamente.

Eravamo dolenti della perdita fatta per morte del benemerito industrioso Cav. Gio. Giacomo Egg, al quale non solo Piedimonte di Ali fé era riconoscente pel bene arrecato a quella popolazione col,gigantesco opificio ivi eretto sin dal! anno 18i5, ma tutto il paese ammirava in lui l’uomo versatissimo nella meccanica industriale, e nelle scienze economiche commerciali. La nostra mestizia si è temperata, quando abbiamo ravvisato nel nipote di lui sig. Gaspare Egg conoscenze non ordinarie di meccanica, e vedute commerciali assai commendevoli: di talché lungi dal sospetto di potersi rallentare 1 operosità di cotesto opificio, concepiamo fondale speranze ch'esso ingrandirassi maggiormente, e che il signor Egg nipote non mancherà d’ingegno per darci a migliori condizioni dello straniero quelle cose di nuovo lavorio e di svariati disegni, che la mente dell'uomo crea per alimentare i capricci della moda. E parlando delle tele di lino, de' dog, de’ servizi di tavola e di molti altri scelti lavori che la fabbrica di Egg ha presentato in questa esposizione, diremo che non mai tanto ricca di produzioni di ogni genere si è mostrata quanto al presente: e che i prezzi essendo stati trovati dal pubblico più discreti degli altri Opifici, il sig. Egg ha smaltito nel solo edilizio della esposizione per circa mille ducati delle sue manifatture.

Or se il pubblico ha stimato di giovarsi del buon mercato de prodotti della fabbrica di Egg, spetta a voi, 0 Signori del Reale Istituto, di premiarlo ampiamente, affinché in avvenire cotesto bene si riproduca con maggiore effetto.

Tra i tessuti di lino, che anche qui vennero esposti sono da noverarsi quei delle fabbriche de signori Schlaepfer Wenner e Comp., de fratelli Mauro, de fratelli Cilento, de' signori Luciani, Avallone e Quaranta di Cava, e dell’Orfanotrofio di Giovinazzo in Bari.

La tela di lino bianca de signori Schlaepfer e Compagni di carlini io, e quella di carlini 19 per ogni canna decimale, larghe palmi 3 i3, sono perfettamente lavorate.

La tela di filo del num. 80 de fratelli Mauro può dirsi un lavoro perfetto; del pari che la batista bianca dei fratelli Cilento, ma i prezzi non sono quelli che possono richiamare la nostra attenzione a lor favore. E pur vero che ne piace oltremodo l'esaminare un tessuto di filo che riunisca tutti i numeri da potersi dire perfetto; ma quando il prezzo è caro, ne ammireremo il lavorio e non già l’utilità, che noi riconosciamo solamente nel discreto suo costo. Perciò esortiamo cotesti docili industriosi di valersi di partiti più economici nell'andamento delle loro fabbriche, perché in tal modo diminuendosi il costo delle loro manifatture, noi potremmo dar opera a farli più degnamente premiare. Le stesse cose possiam dire de tessuti di lino de signori Quaranta, Luciani, ed A vallone di Cava; e solo ci facciamo a raccomandarvi i tessuti di filo dell'Orfanotrofio di Giovinazzo in Terra di Bari, e prevedendo ciò che regolarmente potreste osservare intorno a quei lavori, che non sono molto fini, ci permettiamo dirvi, che le fabbriche le quali sono nella città capitale e nelle sue adiacenze, è giusto che facciano cose di perfetto lavoro e di lusso, perché nella metropoli vassi abbigliato con gusto e con eleganza, ed essendovi una popolazione pia numerosa, trovansi a rendere que generi di ricercala squisitezza; ma per le province militano ben diverse ragioni. Le manifatture provinciali debbono far lavori ordinari da servire a’ bisogni dello stesso ordine de contadini e degli operai, e se grande quantità di generi scelti essi lavorassero, sarebbe ciò contro a’ loro  interessi, perché terrebbero un capitale morto, e quei generi rimarrebbero sempre in magazzino con discapito sommo de fabbricanti.

Sovente i possidenti provinciali vengono in Napoli a provvedersi di quanto fa loro uopo, certi che questa città contiene sempre cose più scelte, e perfette. Ecco la necessità di aversi quelle fabbriche a considerare della stessa importanza delle grandi che sono nella metropoli, supplendo esse a bisogni di quegli abitanti siccome qui fanno le fabbriche che vi sono aperte. Si premi dunque 1 Orfanotrofio di Giovinazzo non per 1 ottima qualità de tessuti, ma per la utilità che arreca con le sue manifatture pur troppo bisognevoli a quella popolazione, e per la mano d opera, che in esso tanto bene addestrasi nelle arti utili e necessarie al vivere civile.

Tappeti in lana, ed in cotone

Riscontrando i rapporti che facemmo per la mostra delle manifatture degli anni 184o e 1842 si troverà sotto l'articolo Tappeti il cenno storico di cotesta industria, e le diverse qualità ed i prezzi di quei che fabbricavansi tra noi. Intanto dobbiamo per onor del vero dichiarare, che di tappeti in ninno de passati concorsi industriali ne fu tanta copia, quanta ne abbiamo veduta in questo, e tutti a perfezione lavorati, ed a prezzi discretissimi. Oggi che il lusso si è bastantemente propagato, e che di tappeti fanno uso non solo i nobili e i ricchi, ma anche le famiglie meno agiate, le quali vogliono avere per decenza nelle loro abitazioni almeno una o due stanze con tappeti, si è renduta questa una industria necessaria come ogni altra che il bisogno del vivere civile richiede. Mancavano però i tappeti chiamali alla Gobelins, di cui presentemente la moda vuole che sieno decorali i palazzi magnatizi; ed il sig. Ronsset ce ne ha dati de’ bellissimi, ed a tanta perfezione lavorati che potrebbe dirsi, senza ostentazione, ch’essi gareggiano in bontà co migliori delle fabbriche francesi.1 tappeti alla Gobelins per la loro doppiezza hanno il pregio singolare di non aver bisogno del sotto tappeto in tela che mettesi a tutti gli ordinari tappeti. Essi sono tessuti in modo che rappresentino in una due qualità di tappeti, cioè a riccione di sopra e liscio al di sotto; e questo modo di tessitura rendendo difficile che la polvere vi penetri sino alla faccia superiore, fa ben conservare il tappeto per molti anni, e non già per due,0 tre, come suole avvenire degli altri ordinari tappeti. È vero che il prezzo messo a confronto con quello de tappeti a riccione, è maggiore, ma comparando poi la decenza e la più lunga durata, ne risulta un non lieve vantaggio pe’ consumatori. E dunque al sig. Rousset dovuto un premio di perfezionamento.

Bellissimi tappeti ha invali anche la Real Fabbrica di S. Leucio, cosi a doppia faccia, come a riccione ed a lungo pelo, i quali paragonati co tappeti di cotesta manifattura esposti nella mostra del 1842, fanno chiaramente conoscere le giudiziose cure di chi vi soprantende, la cui mercé sonosi siffatti miglioramenti ottenuti. E questa progressione merita d'essere guiderdonata, affinché prosegua con alacrità. Pe tappeti della fabbrica del signor Matera le stesse cose possiam dire; laonde conchiudiamo che questa manifattura va a passi eguali con la Real Fabbrica di S. Leucio, e merita d’essere come quella premiata.


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Candele steariche e di cera

Lungamente ragionammo intorno al metodo di fabbricazione delle candele cerogenee nel nostro rapporto de’ 9 Luglio 184o, sul concorso dell'industria manifattrice di quell'anno. Ne parlammo anche in quello del dì 7 Luglio 1841. Ora aggiugniamo che la manifattura di siffatte candele comincia ad ingrandirsi, perocché novella fabbrica ne ba aperta il signor Bernardo Tour né in Capodimonte, cd altra ne è in Provincia di Teramo sotto il nome di Ciriaco Alessandrini; e ciò è bastante per assicurarvi' il progresso di questa industria, la qua le promette di rendersi fra breve più utile pe’ consumatori che non è di presente; per la ragione che tra due o tre manifatture dello stesso genere poca concorrenza può esservi, ma quando molte fabbriche ne lavorano, la concorrenza nasce da queste, perché ogni una per vendere le sue produzioni cercherà di farle perfette e più economiche dell'altra. E questa è la prosperità del paese cui aspiriamo, e con la quale dandosi lavoro alla mano d’opera, proccurasi ai consumatori il desiato basso prezzo. Nell’esame fatto delle diverse candele steariche che 8onosi qui esposte, abbiamo avuto luogo di conoscere, che quelle della fabbrica del Sig. Ferdinando Arpino sono le più perfette, perché hanno bianchezza estrema, solidità, luce chiara e intensa, fiamma sempre uguale, e non mai vacillante: e se a coteste qualità aggiugni quella del prezzo di grana 38 per ogni pacco di cinque candele del peso di mezzo rotolo, sembraci che a buon diritto possa essergli dovuta una medaglia di oro.

Né le candele cerogénee de’ signori Tour né ed Alessandrini dir si possono di molto inferiori per la qualità a quelle, perché trattandosi di due nascenti fabbriche, convenir dobbiamo che un gran passo han fatto per darci candele buone, quanto quelle che sotto i nostri occhi osserviamo. Diasi dunque un premio a ciascuno di essi, per incoraggiarli a far meglio ne’ venturi concorsi.

La cera si è sempre ben fabbricata tra noi, e l’arte de ceraiuoli non mai ha cessalo di mostrarsi operosa ed utile; ma cera tanto perfettamente lavorata come quella che ci hanno dato le manifatture de signori Giacinto Carlevaris e Giuseppe Clovet, le passate mostre non ne ebbero punto. Cera bianchissima, candele di bellissima forma, lucignolo perfetto; e vuoisi di più? Né il loro costo di carlini undici le candele, ed i piccoli candelotti, nei candelotti grandi a carlini dodici ed un grano il rotolo, può dirsi caro, perché è quello stesso che si è sempre pagato tra noi per la cera ordinaria Cesellatura in argento.

Perfezionossi quest’arte ne tempi antichi, ma uscita di moda, e non più venendo i lavori di cisellatura ricercati, ritornò nella sua infanzia. Oggi nondimeno che il gusto ritorna per le cose antiche, i lavori di cesellatura sono novellamente ricercati, e gl'Inglesi ne fanno perfetti ed eleganti. Anche il nostro Giuseppe Rossi ha esposto un piatto ed una tazza di argento cesellali con somma cura ed attenzione, è perché sia incoraggiato ad esporre in avvenire altri più perfetti vasellami a cesello, vorremmo vederlo premiato con una medaglia di argento.

Fiori artifìziali

Ne passati concorsi, di fiori artifìziali ne avemmo di ogni genere, e simiglienti perfettamente ai naturali, sicché ne parlammo favorevolmente; ma fiori di piume all’uso del Brasile sono questi i primi che qui veggiamo per le cure della signora Teresa Sulpizio di Chieti. Essi sono anche da paragonare a fiori naturali, e noi nell’ammirarne la manifattura non possiamo che pregarvi, 0 Signori, a favore di un lavoro che ha richiesto somma attenzione e pazienza illimitata.

Tra i fiori che troviamo con più accuratezza lavorati sono que' di carta colorata dalla signora Angelina de Roxas, e gli altri di margheritini della signora Anna Lettieri. Il perfetto disegno, e la sceltezza de’ loro colori esigono un premio, e ci sarebbe grato vederlo conceduto ancora pe’ lavori di margaritini, e di conchiglie delle signore Olimpia Pasca, e Francesca del Gore.

Ferriere, fonderie di ferro, e. lavori di acciaio

Tra' principali elementi dell'industria nazionale debbonsi comprendere le malarie estratte dal seno della terra, sieno metalliche, sieno combustibili. Non tutti i Regni pertanto sono favoriti sotto questo rispetto, e noi in proporzione lo siamo meno degli altri. La ghisa che le nostre ferriere e fondarle di ferro han fusa nel corso dell'anno 1842 ascende a cantaia 60 mila, ed il carbon fossile che l'Inghilterra ha introdotto ne diversi porti di questo Reame ammonta a cantaia 15o mila. Or con cotesti minerali stranieri, che presso a poco sono costati alle fabbriche Napoletane ducati 240 mila, sonosi ottenuti lavori manifatturati di ogni genere in tanta quantità che han dato a quegli Opifici un introito di circa un milione di ducati, e l’impiego di 10 mila operai. E se sarà introdotta ancor tra noi la macchina detta ad aria calda inventata in Francia dal sig. Franchol, la quale co’ perfezionamenti dell'illustre sig. Penn di Creenwich vedesi operare in Inghilterra, allora sì che col cessare il gran consumo del combustibile, le industrie, le arti ed il commercio, offrendo tanto pel lavorio quanto pel trasporto condizioni migliori, potranno farci godere maggiori vantaggi. Quella macchina, come si è dichiarato, consuma una quinta parte soltanto del combustibile, di che le odierne macchine a vapore hanno bisogno.

La gigantesca fabbrica di ferro fuso, e di ferro malleabile presso il ponte della Maddalena rimpetto all'edificio de' Granili, diretta dal sig. Henry, non ha quasi che dieci anni di vita, ed in sì breve tempo trovasi di già fornita di macchine, e di mezzi da poter eseguire ogni genere di lavoro tanto pe’ vagoni e le locomotive delle strade ferrate, quanto per le caldaie de'  battelli a vapore, e di ogni altro ordigno o motore che adoperasi nelle fabbriche industriali; ed è per opera di questa fabbrica che le nostre manifatture sonosi messe al caso di non più temere i guasti delle macchine, che per lo innanzi 1 obbligavano spesse fiate a sospendere il loro lavoro. E perché si possa avere una chiara idea della importanza dell'opificio fondato da signori Zino ed Henry, v'invitiamo a visitarlo, per cosi convincervi della somma utilità che ha esso arrecato al paese: di che vorremmo vederli convenientemente rimunerali.

Il bello ed il buono non sempre mostransi di per se stessi tali agli occhi di tutti, fa d'uopo perciò che alcuno imprenda a farne palese i pregi ed i requisiti. Nel Regno delle due Sicilie si consumano circa 500,000 ducati di lime e raspe l’anno, somministrate dalla Germania, dall’Inghilterra e dalla Francia. La introduzione di tale manifattura tra noi offriva molte difficoltà: 1.° perché non essendovi fabbrica di acciaio dovevasi questo comperare dallo straniero; 2.° il carbone che sembra cosa di poco momento non è così per questa industria, la quale ne abbisogna di qualità tale da non nuocere alla tempera; 3.° gli artefici dovendo essere bene istrutti per addirsi a questo lavorio, non possono che con pingue mercede ottenersi; 4.° finalmente i mezzi alla tempera necessari.

E non ostante tali ostacoli, vedemmo figurare nelle passate mostre solenni le lime e raspe fabbricate dal sig. Bolasco nel Reale Albergo de’ poveri, ove trovavasi una manifattura introdotta, la quale distruttasi oggi, altra novella n è surta diretta dal signor de Gattis e compagni in via Miradois num. 29. I loro sforzi però son meritevoli dì aiuto per rendersi feraci di quella utilità che richiedesi, e particolarmente perché il prezzo delle lime e delle raspe offra agli artisti, che debbono servirsene, quella durata e modicità di prezzo che tanto loro importa. Questa industria pertanto porla seco di necessità lo stabilimento di una fabbrica d’acciaio tra noi, la quale arrecherà il vantaggio di un ribasso notabile su i prezzi di esso, e darà lavoro a molte braccia salvate dalla miseria e dall'ozio.

Troviamo quindi degna di premio e d‘incoraggiamento la fabbrica di Miradois del sig. de Gattis e compagni, la quale bene iniziata come la veggiamo, e fornita di buona qualità di lime e raspe che ha qui esibite, ci darà in breve tempo prova dell'utilità che dobbiamo attendere dall’industria suddetta.

I pettini metallici anche nella presente mostra sonosi contraddistinti, perocché il sig. de la Pierre, che non lascia via intentata per perfezionare la sua manifattura, ha esposto un pettine di acciaio di 36oo denti sopra palmi sei oltre le cimose, di altezza ordinaria, che serve per la tessitura degli scialli in seta; e cotesto lavoro dovendosi considerare co me un miglioramento positivo merita un premio. A chi di cose tecnologiche è un poco istrutto dev’esser nolo che per tessere finissimi drappi di seta v’è bisogno di pettini metallici con numerosissimi denti, e per questo fine quel pettine era lavorato. Anche un pettine di ottone di denti 320 sopra palmi 2 ½ per tessere vele di bastimenti della Real Marina ci ha dato il sig. de la Pierre, che abbiam trovato di perfetta esecuzione.

Ma ciò che più di ogni altra cosa abbiamo ammirato sono stati i lavori di acciaio della fabbrica di Pasquale Villano da Campobasso. Il coltello da caccia con lama intagliata a basso rilievo, e con incavo forato nel cozzo e nella base, è un lavoro finito. I coltelli di acciaio per dessert con manichi di madreperla, le forchette di acciaio dorato, le cesoie a ginocchio, quelle a tortiglione da tagliar tela, e da putare a molla, sono cose da tenersi in conto, perche riuniscono all'utile il bello. I rasoi di questa manifattura sono di una tempera perfettissima, epperciò non ci ha caso che alcun di essi riesca imperfetto. Una quantità di svariati lavori ha esposti il signor Villano, tutti bellissimi ed a modici prezzi, e tra questi due eleganti temperini, uno a 24. e l’altro a 28 lame, che meritano esser tenuti in considerazione con un premio di perfezionamento.

I lavori di acciaio di Frosolone hanno anche i loro pregi, e queste cesoie di Michele Fraraccio sono belle a segno do meritare il vostro suffragio, siccome i coltelli lavorati da' fratelli Fazioli di Olimpio. Trai lavori di acciaio venuti dalla Provincia di Salerno sono due macchinette ingegnose da salassar cavalli, costruite dall'artefice Agostino Beliucci di Massa, villaggio del distretto di Vallo, che sono degni di un guiderdone perché bene eseguile. Una è congegnata entro un cilindro di ottone, nel quale sono un asse con manico alla parte superiore, ed alla inferiore estremità una lancetta. Si tira indietro il manico e l’asse stendesi, poscia pigiandosi un poco una molla soprapposta al cilindro l’asse spinge la lancetta in modo che vibra subitamente il colpo. L'altra macchinetta poi tiene nell’interno un diverso congegno, ma opera nello stesso modo di quella che si è descritta.

Conchiudiamo quindi, pregandovi di riflettere che due sono gli obbietti principali che c’inducono a questo lavoro biennale: lavorio, che co’ pochi nostri lumi non giugne a potervi esporre quanto il suo bisogno richiederebbe, e quindi ne lasciamo la cura a chi trovasi profondamente istrutto nelle diverse scienze affini, perché possa egli con più conoscenza di causa ragionarne. I due obbietti di coi intendiamo parlare versano su i mezzi da incoraggiare, ed utilizzare maggiormente la mano d’opera del paese, proccurando parimente il buon mercato, che i consumatori han diritto a pretendere.

Metalli

Il sig. Filippo de Grandis ha esposto nella presente mostra l’argento, il piombo, e l’antimonio ch'egli ha estratto da' minerali di Galena e Blenda, e l’Antimonio solforato, scavati in Sicilia, che per proprio conto prose in fitto, oltre di quelli concedutigli dal Real Governo. Egli ha ciò ottenuto con particolare processo eseguito nel suo laboratorio alfa presenza de’ professori di chimica e di mineralogia signori Cav. Luigi Sementini, Giovanni Guarini, Giosuè Sangiovanni e Domenico Manichini, tutti del Reale Istituto d'Incoraggiamento di Napoli.

Anche in Longobucco, lenimento di Calabria Citeriore, sono minerali che producono l’argento, il rame, il piombo ed il ferro, e molti esperimenti furono fatti per estrarne i metalli suddetti; esperimenti che risposero perfettamente al fine desiato, ma fu mestieri abbandonarne l’idea per ragioni economiche dappoiché le spese superavano di gran fatto ciò che se ne cavava. Sotto questo riguardo non tutte le nazioni posseggono le stesse cose, per modo che 1 Inghilterra ricchissima di carbon fossile se ne giova per lo ingrandimento della sua industria manifattrice, e per elemento di una delle più belle branche della sua fabbricazione, il ferro. Essa tiene anche rame in abbondanza. La Francia non ha miniere di tale metallo, ma ne trovi di ferro di miglior qualità dell'Inglese, e carbon fossile anche buonissimo. La Spagna ha le sue miniere di piombo e di mercurio che non possiede la Francia, la quale lavorando il piombo ed il rame più perfettamente che non lavorasi in Inghilterra e nella Spagna, ottiene da coteste vaste industrie il più bel compenso che producono la industria stessa, l'opera della mano dell'uomo, e il lavoro. Oggi che la chimica, e la meccanica applicata alle arti mostransi tra noi adire, porche non riprendere quegli esperimenti? Allora le operazioni del chimico erano costose per gli acidi e pel combustibile; allora questa scienza non aveva progredito a tanto alto grado, come l'abbiamo veduta da quarant’anni in qua. Chi può dire che con le odierne cognizioni quello eccesso di spesa non iscomparisca? À chi non è noto che ne' felici tempi in cui viriamo hanno avuta piena esecuzione le più grandi imprese, che i nostri antenati appena seppero immaginare? Proponghiamo dunque di chiedersi al Sig. Intendente della Provincia surriferita que’ minerali di Longobucco che altra fiata furono sottoposti ad esperimenti, alfin di potersi ora ripetere, e vedere se co’ presenti aiuti della scienza, e col tenue costo del carbon di terra possa continuarsi utilmente lo scavo di quella miniera.

Corde di minugia

Questa industria serba sempre l’acquistata fama. Nacque negli Abruzzi, come ognun sa,l’arte di formare le corde di budella, e 8 iograndi e prosperò talmente che si è quasi propagata nell’Europa intera (). Antonio Putti apportovvi somma perfezione; ed ora Salvatore Avallone e Gioacchino Montuori avendone esibite di ottima qualità, ed a discretissimo prezzo, meritano di esserne premiati.

Tessuti impermeabili

In verità bello era il vedere tra le altre cose un tulio bianco, il quale trattato col metodo di cui i signori Fusco e Patella godono privativa, ch’è ancora un segreto, reggeva l'acqua senza che ne penetrasse per alcun di quei piccoli buchi una stilla. Bisogna premettere, che prima di riporsi l’acqua nel tulio vi si buttava l’arena, e questa sul momento stesso cadeva al suolo. Or cotesti esperimenti fatti replicate volle alla presenza del Re (S. N.) di un pubblico rispettabile, richiamavano la comune attenzione.

Lavori di legni esotici, ed indigeni

Divani, corno, segretari, scrittoi, tavolini ed altri diversi mobili sonosi sempre costrutti tra noi per forma, e lavorìo eleganti; ma eguali in isquisitozza al bigliardo del sig. Claudio Devonard, e allo scrittoio di Angelo Gerfoglia, non ne abbiamo veduti sinora esposti. Nel bigliardo, ch’è di legno palissandro intarsiato di legni a svariati colori con personaggi e paesetti, ci ha la tavola di marmo statuario coperta di finissimo tappeto. Le piccole sponde di esso, che appellansi mattonelle, sono di gomma elastica, affinché la palla battendovi sia dalla sua elasticità spinta al ritorno più celeremente. Il bigliardo è sostenuto da dodici zampe di leoni di bronzo dorato, e nei suoi quattro angoli vedi altrettante aquile anche dello stesso metallo; ed ogni volta che la palla va a far biglia in uno de’ due buchi di mezzo odesi una musica differente. Questo lavoro che dimostra quanto sia abile il suo autore nella manifattura de mobili, avrebbe meritata tutta la nostra considerazione, se il prezzo di mille e cinquecento ducati, ch'egli ha segnalo, non fosse stato molto eccedente.

Quanto poi allo scrittoio del Gerfoglia è di legno' maogano, ed intagliato a due ordini di acero contornato di legno palissandro. Questo mobile contiene trentasette tra tiratoi, scaldini e depositi; che tutti apronsi con particolari segreti noti al solo autore, uno de’ quali è nel bel mezzo del piano superiore della scrivania, e balza fuori, pigiandosi la piccola molla invisibile che sta in mezzo alla cornice intagliata del piano suddetto. Anche questo è lavoro da premiare, ma che non può, secondo noi, trovare chi Io comperi pel costo di ducati 600 che l’autore vi ha segnato.

Corsi, ombrellini, cinte elastiche, straccali, e cose simili

Sostiensi la moda, e però aumentasi la produzione di cotesti ornamenti donneschi. Molli bustini, corse, moltissime cinte elastiche di forme svariate, ed elegantemente lavorate sonosi esposte nelle sa’ e di Montoliveto, e gli occhi delle signore a quegli arnesi eran diretti. In vero anche noi eravamo compiaciuti nel vedere le spalline di pelle per oso di mantenere dritte le spalle; le fasce elastiche da uomo a foggia inglese per comodamente cavalcare; il macchinismo con le stecche di acciaio per far raddrizzare le spalle, il corpo o il fianco di chi lo avesse difettoso; oggetti tutti che il nostro Alessandro della Croce ha costrutti col lodevole scopo di poter recare sollievo a coloro, che hanno bisogno di servirsene.

L’abruzzese Pasquale Silvestri ha anch'egli esposto busti a foggia francese e tedesca assai ben lavorati» alcuni de quali con molla di ottone e di gomma elastica, che servono per donne incili le, e per chi soffrisse allo stomaco. Né i busti elastici di Niccola Caramia il Martinese sono multo inferiori a quelli di della Croce, e di Silvestri; e soltanto una differenza di prezzo tra questi e quelli ci fa essere alquanto più propensi pe primi.

Belle ed eleganti ombrelle e parasoli abbiamo a volo da Gennaro di Martino; g poiché sono i parasoli un arnese caro oggi mai al bel sesso, così con piacere osserviamo che col grande spaccio de suoi prodotti il sg. Martini ha ricevuto il mi gl or guiderdone che potevagli spettare. D’altra parte il paese ha ottenuto il suo vantaggio da coteste diverse manifatture, ch’è quello di vedere che il danaro il quale spendesi per comperare così fatti lavori rimane tra noi, quandoché per l’addietro giovavasene lo straniero. Si allettino dunque cotesti industriosi con on piccolo premio.

Fonderia di bronzo

È antica tra noi questa bellissima industria, e riandando le cose che appo di noi sonosi eseguile io questo genere di lavoro, si avrà che le statue di Carlo III e di Ferdinando I erette nel largo del porticato di S. Francesco di Paola furono fatte nella fonderia di S. Ciorgio a Cremano. Ciò non pertanto utile e commendevole è l’opera dei Signori Elli, Bottaccio e Compagni, i quali hanno non ha guari stabilita una fonderia di bronzo nella via Rampe Brancaccio, num. 65.

Lavori di tassidermia

Le composizioni arsenicali, che di presente si adoperano per preparare le pelli degli uccelli e degli altri animali, preservano cotesti lavori dalla voracità degl’insetti che le distruggono, e le opere de’ Signori Giuseppe de Martino e Francesco Henke, preparatori del Beai Museo Zoologico, anche questo pregio contengono. In verità tanto la Leonessa che fa preda di una lepre e di più svariati animali dell'Henko, quanto i belli e rari uccelli nostrali e dell'America meridionale del Martini, hanno il loro rispettivo merito.

Colla tedesca. — Talco

La colla, che per tanti anni abbiamo a caro prezzo comperala dallo straniero, fabbricasi ora tra noi con tanta perfezione che niun bisogno di quella più risentiamo; anzi vedendo i risultamene della colla nostrale ci rallegriamo con noi stessi del suo poco prezzo, che ha fatto ribassare proporzionatamente quei lavori che in grande quantità ne abbisognano. Pagasi ora la colla tedesca, la più perfetta che sia in commercio, ducati 35 il cantaio, e noi dobbiamo questo bene pubblico alle cure del Signor Pasquale Tresca, il quale ha messo in mostra anche alcuni saggi di Talco di squisita qualità.

Liquirizia

Eravamo contenti del trovato de fratelli Morgia, i quali col fornello a riverbero son riusciti ad economizzare il combustibile che in gran quantità abbisognava per ridurre la radice di liquirizia ad estratto perfetto, come quello che vedesi nella presente mostra, e ci rallegravamo coi nostri Pugliesi, nella cui regione per quanto cotesta pianta è abbondante, altrettanto ci ba scarsezza di legna, perché con quel trovato ben potrebbe loro convenire d’imprenderne la fabbricazione; ma meglio riflettendo crediamo che impiegandosi in tale operazione il carbon di terra si faranno due vantaggi, cioè quello di conservare le legna di coi è gran bisogno per più utili lavori, e l’altro del risparmio che otterrassi perché quel carbone è molto meno costoso delle legna, e dà fuoco di maggior forza e dorata. Quindi mentreché ci facciamo ad encomiare l'ottima qualità di liquirizia della fabbrica de fratelli Morgia per ducati 24. il cantaio, li esortiamo a servirsi dell'indicato combustibile, affin di potere in appresso vendere il loro estratto a miglior mercato, ed acquistare maggior fama.


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Metodo di dare col dito lo sfumo alle ombre su i disegni a matita

Il Signor Giovanni di Martino col particolar suo metodo di mischiare i pastelli, donde ottiene quel colorito che desidera, servendosi della matita per disegnare i contorni, è riuscito a dare col dito un perfetto sfumo alle ombre.

Stoviglie e Faenze

L’arte degli stovigliai si è mostrata per alcuni generi più bella e prosperosa del solito, e pressamente ne’ pavimenti alluso etrusco, e ne vasi imitanti 1egiziano, il greco-siculo e 1etrusco. Questi sono i lavori che vengono ricercati dallo straniero, il quale pagandoli bene, richiama tutta 1 attenzione de lavoratori in argilla. Convenghiamo che 1 interesse sia lo sprone che spinge 1 uomo in ogni ardua impresa, ma vorremmo che abbia cotesto interesse i suoi contini e che giunto al giusto suo punto si pensi a conservarlo, e non distruggasi per Carlo oltrepassare i limiti. Sono molti anni che ragioniamo agli uomini del deserto, perché gli stovigliai non ci danno punto retta. E di bene ohe lanciano que vasi, e que mattoni di cui può servirsi la gente pia agiata del paese, ma fa pure d’uopo che pensino alle cose che pe bisogni della meno agiata sono necessarie.

Intanto tra i lavori delle fabbriche di stoviglie che qui sono concorsi, troviamo che meritano premio i bei vasi colorati e dorati all'uso etrusco dei fratelli Giustiniani, ed i saggi della terraglia imitante quella inglese di Cherinto del Vecchio: saggi che possono farsi da chiunque; ma questi saggi ci rattristano, perché vuol dirsi con essi che possiamo fare la buona terraglia, ma non vogliamo, lucrando moltissimo con quella di pessima qualità, che si lavora, e che il pubblico deve per forza comperare.

Vini manifatturati all’uso straniero e Centerba

Nella relazione di Luglio 184o, ed in quella sulla mostra del 1842 parlammo partitamente de nostri vini, e del modo come con le uve nostrali di poco prezzo fabbricarsi a perfezione diverse qualità di vini stranieri. Intanto credesi che allora il vino di Sciampagna sia buono, quando agitandosi la bottiglia salta il turacciolo; ma questo è un errore, perché tutt’i vini che non fanno esattamente la loro fermentazione ne fusti, e ripongonsi in bottiglie ben chiuse a fermentare per qualche tempo, nel forzarsi cacci&n fuori il turacciolo. Dirassi perciò di essere squisito quel vino? no certamente, perché in questo caso il nostro asprino di Aversa sarebbe un vino pregiabile. La buona qualità de vini di Sciampagna riconoscesi solamente dal gusto che ne sento il palato allorché bevesi; e tanto la bella epigrafe che vi mette l'autore in litografia, quanto il colpo che fa cavandosi il turacciolo, sono imposture per allettare gl’ignoranti. Anche la Lacryma Chrisii spumante è vino dilicato, ed havvene di quello che per grana io la bottiglia puoi dire squisito, il vino del Vesuvio, quello di Miseno e del Monte di Proceda per grana 25 la bottiglia, ed il vino di Capri per grana i6, sono di qualità lauto buona che possono star bene ad ogni decente desinare. Diasi dunque un premio al S:gnor Bonhot, e facciasi altrettanto per la Cenlerba di Niccola Vicentini di Tocco.1 nostri vigneti si aumentano in ogni anno, e se un trovalo nuovo non gì ugnerà a dare potente impulso a questa industria, l'avvilimento de nostri vini arrecherà sommo danno a quelli che da essi le loro rendile ritraggono. Auguriamoci intanto che i tentativi Culti in Francia per ottenere l’illuminazione con lo spirito di vino, sciolgano presto questo problema importantissimo per la quistione vinaria, affin di vedere rassicurale le speranze di tanti proprietari e coloni, e coronate di ottimo successo le fatiche durate per tanti anni, perché si possa ottenere da questa prodazione quel guadagno che la sua importanza fa sperare.

Doratura sul bronzo

E industria la quale non ha tra noi fatto notevole progresso, e ragionevolmente perché i bronzi dorati che dallo straniero riceviamo sono cosi a buon mercato che i nostrali non possono sostenerne la concorrenza. Che qui s'indori a perfezione come Tassi in Francia, ed in altre città della incivilita Europa, non è da porre in dubbio, essendoché nelle passate mostre ci sono stati lavori perfetti, e simili a quelli che nel presente concorso ci ha dati Carlo Lebesque. Questo artefice ha il metodo ancora di rimettere a nuovo le vecchie dorature, e con ciò arrecando comodo e risparmio a consumatori, merita che se ne abbia considerazione.

Vetri e cristalli

Grande quantità di lastre e campane abbiamo sott’occhio, come pure di vetri così neri che bianchi; e coteste cose prosperano, perché fanno parte del consumo di tutta la popolazione; ma de' cristalli martellati, arrotati o a stampa, dopo che la fabbrica di Posilipo ne smise la manifattura, non più ne abbiamo avuti. È vero che i fratelli de Franchia ne hanno esposti saggi assai belli, ma dopo i cristalli perfettissimi che vedemmo delle fabbriche di Posilipo e di Capodimonte, non manifestano alcun progresso. Nello stato cui è giunta l'industria napolitana per 'ogni genere di arti e di manifatture, vederci privi di una fabbrica in grande di cristalli, e di una simile di porcellana, sembra poco decoroso al paese.

Delle lastre fiorate, e colorate del Benvenuti toccammo nella nostra relazione sulla mostra del 1842, anzi indicammo il metodo come si fanno; ma per onore del vero dobbiamo dichiarare che lastre colorate e fiorate, come quelle che qui vedete, forse non fa né la Francia, né la Germania, né l'Inghilterra; e se pur le fanno, possono essere uguali, ma non mai di maggior perfezione. Siate dunque generosi,0 Signori, con questo artefice, che per tale articolo si è renduto utile al paese.

Anche i saggi di cristallo de' fratelli de Franchis meritano un premio, ugualmente che va dovuto alla manifattura di lastre e campane di Saverio Bruno.

Stampa, suoi caratteri, e lavori litografici Mentreché la nostra stampa progredisce, e nell'atto che compiute edizioni pubblicansi dalle nostre tipografie, pure mancavamo di un opificio tipografico modellato su quelli che la Francia da gran tempo tanto utilmente possiede. Egli è vero che gravi spese abbisognano per ben provvedersi di macchine alla Stanhope, à giacer, à percussione e per corredare una tipografia del gran pressoio meccanico; e che a conseguir tale scopo un uomo ingegnoso e fornito di sufficienti mezzi vi si doveva dedicare. E  bene, recandovi ad esaminare la nuova tipografia, che nel cortile delle Reali Finanze ha fondato il signor Gaetano Nobile, troverete esserci quanto richiedessi per potersi dire la prima di tal sorta che sorge tra noi. Ed in verità senza quello apparecchio di macchine, e senza quella enorme dote di materiali tipografici, non avrebbe potuto il signor Nobile esporre la bellissima edizione del Dizionario di Merlin in Stereotipia a clicage; primo lavoro che lassi tra noi, e che chiameremo stereotipia economica, o stereofeidotipia, ossia stampa a caratteri immobili rilevati. Due metodi di stampa stereotipa sono conosciuti, cioè quello antico, pel quale i signori Didot ed Herhan ebbero privativa in Francia sin dall'anno 1797 che per le sue inesattezze fa abbandonato: e l’altro che si ottiene frapponendo alla pagine di stampa coi caratteri ordinari, intagli e lavori, oppure sopra intagli e lavori analoghi gittando una lega metallica, che ne genera una impronta, quindi produce la così detta matrice. E sci cotesta matrice una volta ottenuta, si fa colare altra massa metallica, che riproduce la stessa stampa primitiva composta di caratteri mobili, 0 i lavori d’intaglio, e gli oggetti diversi che sottopongono si allo stesso processo. Con questo metodo i Francesi moltiplicano (meno le precise stampe, ossiano i veri lavori tipografici), le vignette, i fregi, le figure, e gli oggetti diversi, che ornar sogliono le moderne edizioni. Le tavolette metalliche poi ottenute con tal processo diconsi dal francese a clichet: processo che non è nuovo, perché adoperato sin da venti anni fa, e non ha guari il signor Cairo di Milano portovvi una notevolissima modificazione riguardante la sostanza con la quale si fanno le tavolette, e ne otteneva nel Regno Lombardo Veneto privativa. Il signor Nobile dunque ha superato ogni ostacolo, gravandosi di molte spese per introdurre tra noi questa politipia stereotipia economica,0 stereofeidotipa che vogliasi chiamare, e noi vorremmo che il lodevole suo zelo fosse largamente guiderdonato.

Crediamo che un premio di miglioramento vada par conceduto al signor Raffaele Cuomo per la fonderia de' caratteri da stampa: ed ai signori Francesco Sollazzo e Salvatore Banchieri pe medesimi caratteri che hanno costruiti. E poiché i lavori litografici del sig. Felice Potei hanno pure il loro merito, sembraci che possa di lui aversi considerazione.

Guanti di pelle di capretti e di agliastri

Le nostre manifatture di guanti salite in gran fama non mancano di mostrare in ogni concorso industriale qualche cosa di perfezionamento, che abbia a chiamare sa di esse la pubblica attenzione. E sebbene colle nostre relazioni circa le mostre degli anni 184o e 1842 parlammo alla distesa su di questo articolo, pure ci fa piacere dovervi dire, che vi sono in questo concorso pelli di capretti conciate con tanta perfezione, e di nna elasticità e morbidezza tale, che simili per lo addietro non ne vedemmo mai. Della cucitura, e delle tinte nulla abbiamo da aggiugnere a quanto dicemmo, e solo crediamo che, all’apice della perfezione cui questa industria è giunta, non le rimanga altro passo a fare, ora che i guanti napolitani pel mite lor costo e pel perfetto lavorio vanno spacciati in tutti i mercati del mondo, che di sapersi conservare la buona opinione acquistatasi così fuori, come dentro del paese, procurando che le pelli sieno sempre egualmente manifatturate, tinte e cucite, perché i consumatori affezionandovisi le siano sempreppiù cortesi.

E poiché quelle pelli di capretti conciate a perfezione sono l'opera de’ signori Pasquale e Vincenzio Montagna, cosi troviamo di essere a ciascuno di essi dovuto il premio di perfezionamento.

I guanti poi della manifattura del signor Pietro Ducros anche sono benissimo lavorati, ed hanno il pregio di essere tagliati in modo che si adattino acconciamente alla mano; ma avremmo desiderato una certa gradazione ne prezzi. Augurandoci però di ottener ciò nel venturo concorso, proponiamo un premio di miglioramento a suo favore; cosa che ci piacerebbe veder fatta anche pel fabbricante di guanti Vincenzio Sangiovanni.

Ricami diversi

Di ricami in seta, in lana, in cotone, in filo, ed in oro, la mostra dell’anno presente è stata riccamente provveduta. Tra essi si contraddistinguono sopra tutti gli altri i lavori eseguiti dalle signore Venere Merat, Marianna Combi, Carmela Cassisi, Giuseppa Combeau Dupert, Felice Feoli Caffiero, Rosaria Negri, Flavia Ajello, Anna Pesce, Angela Boinegro, e la bella pianeta delle alunne del Conservatorio di Pozzuoli di gros bianco ricamato in oro.

Perfezionata la scuola del disegno, tutte le arti da essa dipendenti ne sentono l'impulso, ed i saggi qui citati sono bastevoli per dimostrarvi che 1 arte del ricamo progredisce tra noi. Sieno dunque premiate coteste signore, che hanno così utilmente speso il lor tempo.

Lavori di packfond

L’industrioso Francesco Massimo ci fornisce in ogni mostra di lavori di packfond belli ed eleganti, ed esaminando le due tettiere imitanti l'antico, la guantiera, la zuppiera, e gli altri svariati suoi lavori, troverete certamente di che encomiarlo non solo, ma premiarlo ancora. Eseguiti com'essi sono col martello, e al torno, offrono all’occhio quanto il loro autore sia versato nel disegno, nella meccanica.

Legatoria di libri

Queste opere elegantemente legate alla gotica, all'inglese, ed alla francese sono lavori di Alberto Dethen. Abbiamo citato la Francia e l’Inghilterra per la foggia della legatura, e non per altro, dappoiché paragonandosi queste legature di libri con quelle che cola si fanno, siamo sicuri di non esservi molta differenza per isquisitezza di lavoro, mentrechè nel prezzo avverte molta. Né i libri legati da Francesco Heidrich, dal Landi, e dal Toledo possono dirsi meno buoni di quelli, perocché avendo essi quasi gli stessi pregi meritano di esser tenuti nel medesimo conto.

Strumenti musicali

Bella e numerosa si è mostrata la fabbricazione degli strumenti musicali in questo concorso industriale. Non meno di un arpa, un pianoforte ad arpa, e nove pianoforti di svariate forme ne contiene la gran Sala, de' quali alcuni sono di legni stranieri altri di legni nostrali, ma quasi tutti rassomigliansi per gli ornamenti che li decorano, a per la eleganza e precisione con cui sono lavorati, Dei diversi meccanismi di pianoforti parlammo minutamente nella nostra relazione sulla mostra dell'anno 1838, e perciò ora accenneremo soltanto qualche particolare che merita la vostra attenzione. La meccanica e lo scappamento del pianoforte de soci Giovanni Schmid e Giacomo Eppler sono all'uso inglese, e ciò che vi troviamo di nuovo. è la spina ed i bischeri situati al di sotto del pancone; poiché il martello battendo la corda in senso opposto, la rende più salda, e la voce fassi più armoniosa e chiara. Il pianoforte di Gabriele Velletra è costrutto poi meccanismo tedesco, ed è di sciottave e mezzo, più due tasti; quello di Paolo Bretschoeider è col congegnamelo all'inglese, ha due pedaliere, ed è di otto ottave. Anche i fratelli de Meglio han lavorato col meccanismo inglese il loro pianoforte verticale: evvi però in esso lo smorzo costrutto in modo da potersi armare tutto a tre corde, per facilitarne lo accordo. Tre pianoforti di diverso lavorio sono quelli del fabbricante Vincenzio Mach, ma lutti contengono il meccanismo tedesco; uno è a tavolino di bellissima forma, ed ha la tastiera di sole sei ottave, e gli altri due a coda, di elegante forma, e di armonioso suono. Essi sono con tastiera di sette ottave e due tasti; e così è costrutto il pianoforte di Egidio Helzel, e l'altro di Angelo Federici.

Ma possiamo chiamar prosperosa cotesta industria se alti sono i prezzi che gli autori suddetti han segnato sulle loro opere? certamente che no. La fabbricazione de' pianoforti dimostrerà i suoi progressi solo quando offrirà un congegnamento più semplice e più economico; di talché otterrassi medesimamente la stessa forza di voce, la stessa armonia di suono f e la modica spesa. E sarà allora che provocheranno in lor favore premi eminenti, ed incoraggiamenti reali; nell'alto che di presente sembraci non poter altro competere a’ costruttori di pianoforti che una medaglia di argento.

Noi mancavamo di un artefice che ci desse un'arpa con tastiera a pianoforte, come quelle che lavoransi in Francia; ed il meccanico Paolo de Blasi assai nolo tra noi pei suoi ottimi lavori, superando gli ostacoli che offrivagli un congegnamento affatto nuovo per lui, ne ha costrutta quella che li vedete con tastiera a sei ottave, che ha le corde di acciaio, coverte di seta ritorta. Quel meccanismo chiamasi dall'autore a strappamento, perche supplisce alla strappata che col dito fassi nell’arpa per cavare il suono dalle corde di budella. Or la costruzione del de Blasi è tale che strappando quelle corde di acciaio coperte di seta ritorta, ne ottiene perfettamente lo stesso suono delle corde di budella. E tra gli altri vantaggi ch'esso offre vi sono quelli di mantenere Io stesso accordo del pianoforte, di poter eseguire tutti nei pezzi di musica che sono scritti per tale istrumento, e di occupare uno spazio non più largo di palmi tre e lungo palmi sei, in modo che può ben situarsi in ogni salotto che vogliasi. E poiché questo lavoro del signor de Blasi va consideralo come una perfezione de’ pianoforti ad arpa, così competegli il premio corrispondente.

Anche una perfezione essenziale abbiamo ravvisato nell'arpa costrutta dal dilettante sig. Girolamo de Baroni Corvo, ed è la seguente. Egli ha immaginato una nona pedaliera all’arpa, quandoché otto se ne sono fìnoggi numerate. Cotesta pedaliera serve al suono che i Francesi chiamano ètouffe, ossia senza rimbombo: suono che trovasi segnato sulle note musicali, e che sinora s: è eseguilo, passando la palma della mano velocemente sulle corde toccate, e ciò importa che quel suono può eseguirsi soltanto in quei passi di musica che lasciano il tempo di fare lo smorzamento nel modo indicato. D'altra parie col nuovo trovato il suonatore ha ricevuto il vantaggio di ottenere lo smorzamento con una semplice mossa ch'egli fa col piede; e ciò mentreché lo dispensa dall'affaticarsi per riuscire nello stesso scopo, di accorrere cioè velocemente con la mano per impedire il rimbombo del suono, risparmia altresì quel saltellare della mano, che non molto piace a chi ama il suono sodo e potato. E questa perfezione devesi anche convenientemente premiare.

Pettini, e pettinini di tartaruga, di ossa, di corna di buffalo

È industria grandemente estesa tra noi, e dobbiamo esserne grati a coloro che vi si sono volti, perché se da una parte han fatto cosa per se stessi utile, dall’altra han recalo sommo vantaggio al paese. I pettini, le guantierine, i panierini di tartaruga, di avorio, di corna di America, di corna di buffalo, di ossa, di unghie di cavallo, di bue ec. ec sono cose che si osano da tutti gli ordini della popolazione, e conseguentemente fanno al paese un bene reale comunque vogliànsi riguardare, sia perché si utilizzano materie prime indigene di niuno o di pochissimo valore, sia perché il prezzo, che se ne ottiene, è quasi tutto spesa di mano d'opera nostrale, sia infine perché ci ha liberato dal traffico passivo, che per tali lavori sino a pochi anr;i indietro eravamo obbligati di avere con la Germania e la Francia. Provveduto così al bisogno del paese, desiderabile oggi sarebbe che cotesta manifattura indigena avesse uno spaccio presso le straniere nazioni; epperò consigliamo a nostri fabbricanti di pettini a proccurarsi per ora corrispondenti nello Stato Romano, in Firenze; e negli altri Stati della bella nostra Italia; sicuri che introdotte una volta simili relazioni commerciali, la cosa spingerassi da sé, e questo è il maggior premio che si può per essi proporre.

Produzioni chimiche

Una quantità estesa di produzioni chimiche han contribuito allo abbellimento della mostra di quest'anno, e ciò che ha formalo il maggior contento nostro è stato il basso lor prezzo. L’acido solforico di 66 gradi, per h grana il rotolo, è marcatissimo a segno da arrecare una grande economia alle manifatture che ne han bisogno preciso, come quella della carta, delle candele steariche ec. ec.

Ancora l'acido nitrico bianco di 40 gradi per grana 64 il rotolo, può dirsi a buon mercato, perché vendesi altrove sino a nove carlini il rotolo. Anche l'acido muriatico, l'idro-cloro nitrico, l'allume, il solfato di rame, quello di ferro, ed il cloruro di calce, sono segnati per mite prezzo. Ciò che ha meritato poi l’attenzione de chimici, è stato il perfetto cianuro rosso di potassa, che serve per reagente, dal signor Giliberto Brun esposto tra le altre sue chimiche produzioni; e noi vorremmo che per tale articolo il signor Brun avesse il premio che merita.


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Cuoi, e pelli

I voti nostri per la sempre crescente prosperità di questo Regno ci fan portare ogni attenzione sulle scoverte che tornar possano a vantaggio dell'industria agricola e manifattrice. Infatti non appena giugnevaci a notizia, che un legume esotico chiamato dividivis (Pithecollobium Avaramo temo, Mart.) usavasi utilmente per conciare i cuoi, tosto facemmo premura al Console generale di S. M.

(D. G.) in Marsiglia per averne i semi; e questi qui giunti voleste, o Signori, conoscere se tale pianta era coltivabile nella terra del Regno delle due Sicilie, ed in quale proporzione potevasi con buon successo per la concia dei cuoi adoperare, per accelerarne la Fabbricazione. Ma informato l'Istituto dal signor Francesco Stella dell'assai proficuo uso de' Frutti Brasiliani per conciare i cuoi in brevissimo tempo, il quale offrì Farne esperimento, voi vi acconsentiste, sperando che dopo siffatta pruova disvelar si potesse l'arcano di cui il surriferito signor Console generale di Marsiglia parlava nel suo Foglio così concepito: «Sapere con precisione la manipolazione, e mischianza del dividivis con altre e materie tannanti, e coloranti, di cui i conciatori Francesi Fanno uso, questo l'è un segreto non e Fatto noto finora, ma avendone scienza ne la farò subito informata.

E perché lo sperimento suddetto seguisse con somma attenzione, l'Istituto deputava tre chiarissimi suoi soci per andare nella Fabbrica del signor Stella a’ Granili del Ponte della Maddalena, affin di apporre il suo marchio a’ diversi cuoi che il signor Stella diceva conciare in 3o giorni col dividivis. Questa operazione ebbe effetto il dì 21 di agosto 843. Ma non prima del 15 di Febbraio di quest'anno poterono ottenersi quei cuoi perfettamente conciali; e conseguentemente nel corso di circa tre mesi, e non già in un solo mese come lo Stella asseriva, e come la Società Economica della Provincia di Napoli dimandava col programma fatto pubblicare. Quindi il premio di quel programma non potè per tal circostanza essere al signor Stella aggiudicalo. Ciò non pertanto l'operazione di conciare col dividivis riuscì compiutamente, essendo stata quella suola trovata di perfettissima qualità. Ma sia pel non ricevuto premio, sia per non manifestare ad altri il suo modo di manipolare il dividivis, il signor Stella niun chiarimento volle darne Quanto poi alla coltura di tale arboscello nel nostro clima, essendo qui giunte le semenze difettose, e prive affatto di forza vegetativa, la nostra aspettazione è rimasta delusa di vederlo sbucciare dal terreno.

Confessiamo però che un gran passo ha fatto questa industria, perché col tannino finora usato per la concia de cuoi ci è voluto almeno un anno per perfettamente prepararli, e col dividivis conciandosi in meno di tre mesi, si è ottenuto il maggior progresso che potevasi sperare: perocché i fabbricanti di cuoi tenendo per poco tempo inoperosi i loro capitali, potranno contentarsi di un utile più discreto f e ribassando il prezzo della suola il pubblico potrà giovarsene.

Ciò dimostra che la industria de' cuoi progredisce altamente Fra noi: ma all'opposto la pastorizia non prestasi punto al suo ingrandimento pei seguenti fatti, che la nostra bilancia di commercio e indica.

I cuoi venuti dallo straniero nell'anno 184o, come dicemmo nella relazione sulla mostra del 1842 a carta 36, Furono cuoi conci cantaja 612.61; cuoi secchi cantaia 12,181.80, e cuoi spingardi ossiano freschi cantaja 2072.62. Or nell'anno 1841 sonosi fra noi portati de' primi cantaja 55o.19, dei secondi cantaja 18,547,57; e de’ terzi cantaia 7118.80. E nel 1842 de' primi cantaia 600.89, de' secondi cantaia 20,977.32, e dei terzi cantaja 94.61.76. Vorremmo perciò, come fu detto nella citata relazione del 1842, e ciò esige la maggior prosperità del paese, che l'Istituto facciasi a supplicare vivamente il clementissimo nostro Sovrano, perché sia accordato un premio di cento ducati 1 anno per cinque anni continui da' fondi della Provincia, non che la medaglia di oro del merito civile a chi farà costruire in nno de' Distretti della Provincia nna stalla da contenere o nutrire trenta vacche da latte, con pascolo in parte verde ed in parte secco per tutto l'anno, e che abbia prati artificiali irrigui o non irrigui sufficienti al loro nutrimento, e vi aggiunga inoltre una cascina profonda di palmi quaranta per la fabbricazione del burro e del formaggio. E ciò facendosi siamo sicuri di ottenere l'abbondanza, e ‘l basso prezzo di cose di cui è bisogno per la sussistenza, e per gli usi del vivere civile.

Grande quantità di cuoi e pelli abbiamo avuto in questa mostra, di qualità tallio perfetta da poter con buon successo sostenere la concorrenza con lo straniero. I cuoi conciati all'uso americano della fabbrica di Bonnet per ducati 54 il cantaio, e quelli all’uso di Francia e di Lisbona per ducati 74, e 78 sono a buon mercato e pregevoli. I vitelloni, ed i vitelli sorrentini rasati sono poi di tale lavoro, che al confronto non la cedono a' migliori delle fabbriche inglesi. A dirla in breve, la fabbrica di cuoi e pelli del Bonnet in Castellammare si è renduta tanto utile al paese con la bontà de' suoi prodotti, che merita tutti i nostri riguardi, perché giunta alla perfezione, cui trovasi, deve ora far maggiormente sperimentare gli effetti del progresso col ribasso del prezzo. Per questa ragione merita il signor Bonnet di essere ampiamente premiato. Ne’ saggi della fabbrica di Raffaele de Rosa vedemmo un nuovo saggio di cuoi bianchi all’uso inglese per selle. La suola fina all'uso di Francia ed i vitelli per mantice, ci sembrano pure una conquista novella, perché finora niun fabbricante ne ha esibiti di perfetti come questi. Alcuni cuoi del de Rosa possono dirsi non inferiori a quelli del Bonnet, e noi vorremmo vederlo incoraggiato affin di stimolare il suo ingegno a po. fervi dare ne venturi concorsi nuove testimonianze di riconoscenza.

Tra i cuoi della fabbrica del signor Stella vi sono que conciati col dividivis. Chi attentamente li esamina vi ravvisa una squisitezza di lavoro sorprendente: e se aggiogai a ciò il prezzo di ducati 60 il cantajo, dir si possono di utilità all’universale. E noi vorremmo che perciò il signor Stella fosse premiato.

La fabbrica de'  cuoi di Donato Grassi in Solofra anche si è contraddistinta co perfetti suoi vitellini incerati all’oso di Francia per carlini diciotto il rotolo, e pei marrocchini che nell'arte diconsi apparecchiati, a ducati ottanta il cantaio. Conosciamo quanto cotesta fabbrica rendesi utile per la Provincia di Avellino, e quanti vantaggi reca a quelle popolazioni e di basso prezzo de cuoi; è perciò vorremmo che anche un premio non di poco momento sia al signor Grassi conceduto.

Una fabbrica novella ci ha esibite le sue produzioni in pelli e cuoi verniciati a perfezione, ed e quella del signor Stanislao Vèrniere. Noi abbiamo sott’occhi i cuoi ed i vitelli verniciati a pennello della fabbrica del signor Achard, che altamente superano la bontà di quelli della manifattura di Gaetano Ingenito, il quale li fa con vernice a mano; ma osserviamo, che le pelli verniciate del Verniere hanno una finezza ed una morbidezza tale, che sembrano piuttosto tessuti lucidi, anziché cuoi di mammiferi. E poiché questo fabbricante ha dichiarato di essere un nuovo trovalo il metodo, di cui fa uso per verniciare le pelli ed i cuoi, così rispettando il suo segreto crediamo che meriti un convenevole guiderdone.

Né qui taceremo delle manifatture abruzzesi per lo suole edi cuoi che han mandato, e ne’ quali un miglioramento si osserva. Le così dette vacchette rosse, i vitelli bianchi, le suole forti, ed i marrocchini delle fabbriche di Antonio Impacciatore di Aquila, di Pasquale Angelini di Teramo, e di Felice Gantoreii di Campii meritano un premio: come lo meritano anche la fabbrica di cuoi di Castellammare di Emmanuele Rastoin, e quella testé citata delle pelli verniciate di Gaetano Ingenito.

Armi da fuoco

Nelle nostre precedenti relazioni lungamente discorremmo i grandi progressi fatti dalle fabbriche di armi da fuoco presso di noi; ma siccome in ogni nuovo concorso industriale quest'arte non manca di mostrarci a quanto si può giugnere quando i manifattori sono da nobile impegno animati, così conviene che facendo eco alla pubblica ammirazione, per l’esatto lavorio delle armi da fuoco, che qui tutte le fabbriche hanno esposto, e con particolarità quella di Salvatore Mazza, ci facciamo ad indicare le cose di maggior merito.

E prima di ogni altro diremo di una pariglia di parole di nuova costruzione, che il nostro Augusto Sovrano si è degnato comperare. Ripiegai do un manubrio posto al di sotto della canna, questa si apre nella parte inferiore, e presenta il luogo della carica, senza esservi bisogno di accompagnarla col martello. La canna stessa di damasco fino, ed a mezzo rilievo, rigata al di dentro, è situata in un incastro di ferro, invece di essere di legno. Nel tirare il colpo la palla rigasi da sé stessa. La facilità della carica, e la semplicità della costruzione sono le principali qualità che fanno reputare le armi del Mazza tra le migliori nel loro genere. L'ingegno del fucile è costrutto di maniera diversa da quello delle altre pistole, senza bisogno della doublé détente, ciò che ha richiamato l'attenzione della M. S., perocché con tale modifica si è recato immenso vantaggio all'uso delle pistole da bersaglio. L’incastro in oro su di ogni pezzo oltrepassa poi per precisione ed eleganza tutto quello che si è finora fatto. La incisione vi è con esattezza eseguila, e lo incastro nel ferro, che forma la parte superiore del teniere, concorre con le altre cose indicale a rendere le suddette pistole pregevolissime per solidità e precisione. Tra le altre armi del signor Mazza è un cassettino con una pariglia di pistole a due canne, che tirano quattro colpi. La costruzione di due carichi nella stessa canna l'uno all'altro superiore è cosa di difficilissima esecuzione; eppure il Mazza, primo nell'inventarla, ha menato di già a termine molti di siffatti lavori. Tale metodo applicato agli schioppi da caccia potrà rendere tra poco inutile l'uso degli schioppi a due canne. Si osservi lo schioppo che con una canna tira due colpi! Esso ti carica al di sotto della canna, e senza bisogno di bacchetta, il cartoccio di ferro che vi s’introduce, e che già contiene il doppio carico, è munito di becchi e tubetti. I martelli sono situati al di sotto dello schioppo in corrispondenza dei carichi racchiusi nel cartoccio, di maniera che deve battere prima il superiore, e poscia 1 inferiore. La tenuta della cerniera che sostiene la canna è acconcia per guisa che opera premutala appena. Ciò rende facilissimo il cambiamento de' cartocci, che è il maggior pregio della invenzione! di talchi portandosi una provvisione di dieci o quindici di questi cartocci precedentemente caricati, in breve spazio di tempo si possono benissimo tirare venti o trenta colpi. Or se ottiensi lo stesso risultamento con una sola canna, è cosa ben superflua far uso dello schioppo a due canne, il quale non ha i vantaggi di maggior leggerezza e facilità di carica. Una pariglia di pistole con le canne bianche, e rigale al di dentro, coverte di ornati ad acqua forte: una pariglia di pistole da bersaglio, nelle quali si è soppressa la doublé detente, essendosi sostituito il nuovo gioco nel fucile, secondo la modificazione di sopra indicata. In fine molti altri lavori il signor Mazza ha esposti, dei quali lungo sarebbe far la descrizione; e poiché tutti sono eseguiti con perfezione ed eleganza, così egli merita un premio maggiore di quelli che può l'Istituto proporre.

Altre quattro fabbriche di armi da fuoco hanno esibito lavori donde apparisce che tutte sono di molto migliorate, ma in più eminente grado perfezionata troviamo quella di Raffaele Donadio. Ha egli costrutto uno schioppo, che con nuovo meccanismo tira sette colpi con una sola canna. Il meccanismo altro non è che una piastra a circolo, la quale, tirato che si è il primo colpo, al solo premere il punto di riferma, girando offre il secondo, e così il terzo colpo e gli altri consecutivi. Il serbatoio dei cartocci è coverto, ed i becchi, sono anche coperti, di tal che nulla si vede, ed il congegnamelo interno è tanto artifizioso da dare esattamente, e senza poter fallire un colpo dopo l'altro. Un altro trovato vantaggioso pe’ cacciatori ha esibito il Donadio in una sicura eseguita nello stesso schioppo a due colpi: consiste io una molla che, tirandosi il primo colpo, impedisce che il secondo possa vibrarsi senza che il cacciatore ritiri prima quella molla nel posto che l'è assegnato. In verità cotesti perfezionamenti sono pregevoli, perocché offrono maggiore sicurezza a coloro che fanno uso di tali armi: e ciò pensiamo che sia un titolo sufficiente per fare ben premiare il Donadio. Le altre tre fabbriche d'armi appartengono a Matteo Fonzo, ad Alfonso Izzo, ed a Tommaso Campanile; e se i loro lavori non somigliano a quei del Donadio v non possono però dirsi d’una inferiorità che li degrada, perché le pistole a sei colpi dei due primi, e la pariglia di pistole tascabili del terzo v sono ben lavorale e di costo assai inferiore a quelle di egual costruttura v che sonosi vedute nelle passate mostre. Ed è per ciò che i suddetti tre artieri son meritevoli di premio.

Cartiere

Chi la dura, la vince. Le nostre querele sulle qualità delle carte napoletane se non interamente nella maggior parte almeno hanno conseguito lo scopo a cui miravamo. E vero che il Real Governo ha versato a larga mano le sue beneficenze su i fabbricanti di carta e che per lungo volger di tempo infiniti incoraggiamenti sonosi a questa industria conceduti, ma è vero altresì che la perfezione ed i moderati prezzi delle nostre carte senza di tali mezzi non mai sarebbonsi ottenuti. Chi vuol conoscere quanto sia costoso l'apparato delle macchine che bisognano per lavorar la carta secondo le presenti condizioni dell’arte si volga con la mente allo scarso numero delle cartiere che sono tra noi, per assicurarsi che gli speculatori non vi hanno trovato utilità, altrimenti anche a cotesta industria avrebbero i loro capitali rivolti. Dopo molli anni, ed in seguito di sagrifizi di non poco momento le cartiere possono riuscir proficue a chi le ha fondato.

Tra le varie arti necessarie al viver civile, quella di fabbricare la carta non è certamente una delle più facili: tanto diverse e moltiplici sono le operazioni per tramutare un lurido e sporco cencio in bianchissimo e levigatissimo foglio, che fa d’uopo ricorrere ad altre arti sussidiarie per giugnere allo scopo. La Meccanica e la Chimica particolarmente debbono prestare tolta l’opera loro, perché il fabbricante raggiunga la perfezione. I cangiamenti che avvengono in quest’arte di tempo in tempo fanno sì che gli operai di continuo trovar debbonsi sotto di un nuovo ammaestramento, cagione di errori, e di dispendio. J1 lavare i cenci e rammorbidirli senza il marcitolo è pratica recente: lo imbiancamento degli stracci perfezionato dopo la scoperta del Bertholet sulle proprietà del cloro, si è dalle cartiere napolitano adottato da poco tempo in qua; come anche lo incollamento mercé della fecola de' pomi di terra, sostituito a quello che usavasi con colla di carnicci, ha meritato molli studi e dispendiose esperienze.

Conchiudiamo quindi che le nostre carte han fatto grande progresso così nella qualità come nel prezzo, e con particolarità nella carta carré sopraffina da stampa che vendesi 26 carlini la risma, quella da lettere rasata all'uso inglese per ducati 2 la risma, e i foglietti rasati per carlini 11 la risma. E questo è un vantaggio che la Cartiera del Fibreno ha recato al paese: il che a nostro avviso devesi ben premiare, affinché rendasi maggiore nello avvenire; augurandoci che la fabbricazione della carta senza cenci di cui si è di già proposta la privativa, voglia procurarci maggior bene. Anche il sig. Alessandro Lembon ha fatto vederci una novità nella carta così detta porcellana pe’ biglietti di visita cd altre simili cose, e noi desideriamo vederlo premiato.

Cappelli di paglia, di schiena, e di feltro

I progressi che l'industria agrario manifattrici ha fatto da tre lustri in qua, sono tali che colui che imprendesse a farne la enumerazione non sarebbe creduto. Tra essi non è da noverarsi dell’ultima importanza la fabbricazione de cappelli di paglia ad uso di donne e di uomini, oggi che la moda vuole che quasi ogni persona si copra il capo di una paglia. I primi che introdussero tra noi le paglie all’uso fiorentino a grandi perdite si esposero, per modo che dopo non molti anni furono obbligati a dismettere quell’industria, per non vedere rovinale le loro sostanze. Pei tanto dopo le sofferte sciagure e la protezione che il Real Governo ha conceduta a questa industria, veggiamo con piena soddisfazione che la fabbricazione delle paglie all'uso di Firenze e di Francia, prospera grandemente tra noi, e dà modo d vivere a migliaia di operai così nella città capitale, che in diverse province del Regno. Il maggior progresso di questa industria si è ottenuto dalla coltivazione che oggi si fa da noi della paglia che serve a lavori, di laiche può dirsi una manifattura nostrale. E per verità, le paglie di Belisario Clemente di Castelbasso sono di squisitezza tale, che possono dirsi superiori alle vere paglie fiorentine, mentreché il loro costo serba la proporzione di 60 a cento. Oltre a ciò la fabbrica del Clemente ha tolto dalla miseria e dalla fame circa dugento persone di ambo i sessi, le quali addestrate a questo lavoro hanno abbandonato l’ozio, e sonosi fatte sudditi tranquilli, affezionati alle loro famiglie e all’ordine pubblico. Merita dunque costui premio ed incoraggiamento; premio per la perfezione cui le sue paglie son giunte, incoraggiamento perché possa portare innanzi un opera tanto utile a quella provincia.

Oltre alle paglie di Belisario Clemente sonosi esposte anche con qualche miglioramento quelle della fabbrica de'  fratelli Enei di Civitella del Tronto, di Angela Neri, e Vincenzio Ducchi di Napoli, e noi opiniamo che a costoro sia un premio dovuto. Due soli fabbricanti di cappelli di schiena e di feltro abbiamo veduti concorrere con lavori buoni, e di tenuissimo prezzo. Coteste industrie, eh9erano giunte all'apice della perfezione, sono state quasi annientate dalla moda che ha fatto sorgere tante specie di cappelli; epperò ci sarebbe grato di veder loro dato un premio di miglioramento.

Sostanza gommosa raccolta su i vecchi tronchi delle querce

Il nostro socio signor Francesco Briganti non istancandosi mai di battere con eguale alacrità le difficili vie della scienza ch’ei professa, e delle arti belle che lo adornano, sovente da quella trae utili applicazioni per queste. Nell'aringo della solenne mostra ha esibito buona quantità di certa gomma bruna, che naturalmente fluisce da’ vecchi tronchi delle querce, come degna d ogni lode per 1 acquarello di color lionato scuro, senza che essa abbia bisogno di preparazione alcuna o mischianza di più cose, lo vero se egli fin dal 1839 in una erudita memoria (ved. il tom. VI degli Atti del Reale Istituto d Incoraggiamento di Napoli, pag.275 ) ne esaminava i caratteri fisico-chimici, ne additava 1 uso, e ne celebrava le qualità sopra l'ordinario bistro, ora assoda col fatto le sue prime congetture, esponendo eziandìo al pubblico giudizio un dipinto su carta da lui stesso eseguito, ove vedesi fronzuto ramoscello della nomata pianta a tale grado di gusto e ricercatezza condotto, che chiaramente fa rilevare i pregi tutti della sostanza in parola. L’utilità ed il risparmio che questo trovato può recare all9arte del pittore, fanno il Signor Briganti meritevole di essere convenientemente premiato.

Orologio solare

Il sig. Bernardo Scotti Galletta ha esposto un orologio a sole di metallo. In esso tra le altre cose osservammo come un grande vantaggio, che l'ombra stessa dello gnomone segnava le ore astronomiche, le italiane e le babilonesi non che i mesi e i giorni dell'anno; e noi vorremmo vedere rimunerato di questo pregevole lavoro il suo autore.


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Nuovo sistema di tetti  applicabili alle case di Napoli

Un sistema di tetti che difender potrebbe interamente mercé una o più falde inclinate come pei tetti comuni si usa, l'edilizio da tutte le intemperie dell'atmosfera, e particolarmente dall’azione dell’umidità e delle piogge, il più leggiero e adatto a qualunque più alto e men robusto edilizio, movibile e sì fattamente congegnato che lo si potesse applicare su terrazzi già costrutti,. di ogni forma e posizione, qualunque fossero le direzioni delle grondaie e i rispetti di condominio con le abitazioni laterali, era cosa veramente desiderabile, maggiormente se in breve tempo e facilmente si potesse armare o togliere da un dato luogo, perché si usasse a vicenda e del tetto nel verno e del terrazzo nella state; in modo che il primo formar potrebbe parte così dello stabile del proprietario, come del mobile dell’inquilino. Da ultimo che fosse di lunga durata, e di spesa discreto; condizioni senza le quali, qualunque riforma, tuttoché utilissima, sarebbe vana.

Così fatte svariate condizioni, alcune delle qua li non caddero mai in pensiero a chicchessia di riunirle nella costruzione di un tetto, ha proccurato il Signor Felice Abate, socio corrispondente di questo Reale Istituto, di raccorre nella riforma delle coverture delle case di Napoli.

Ha egli cercato di comporre una sostanza in larghi e sottili fogli, la quale resistendo egualmente agli ardori del sole, e all’azione delle piogge e del1 umidità, ed essendo ad un tempo leggerissima ed economica, servir potesse opportunamente a coprire il nuovo tetto.

Le diverse sostanze metalliche finoggi per tale oggetto sperimentate, come il ferro, il piombo, lo zinco, il rame, la latta, male adempiono alla condizione della economia di spesa, la quale per le case private massimamente non può preferirsi; oltre di che non sono esse per avventura leggiere, per cui sotto quest'altro riguardo non potrebbero alle nostre case applicarsi.

La sostanza trovata dal Signor Abate, dopo lunghi e replicati esperimenti, è un tessuto di canapa smaltato da ambedue le facce di mistura composta di varie materie vegetali e minerali, la quale covrendo interamente la trama e conservando la pieghevolezza dà al tessuto le proprietà anzidette, con una t&I forte consistenza ed inalterabilità, che ne assicura una dura. a di molti anni, la quale può anche prolungarsi, ripassandovi a lunghi intervalli nuova porzione della stessa mistura.

La covertura del tetto essendo così composta, vien fermata a grandi fogli su telai rettangolari o triangolari rettangoli, fatti di listoni di una delle specie de’ legni che si usano per la costruzione de tetti, come abete, castagno, quercia, o altro.

I pezzi rettangolari di uguale altezza., posti accanto l'uno all’altro per un sol verso, sì che facciano un piano inclinato, ed uniti insieme nel numero che occorre mercé di ferree bandèlle, infisse rispettivamente ai listoni che si affrontano, formar possono un tetto ad una falda di qualunque estensione si voglia, essendo alla larghezza di questa la loro altezza eguale; cosicché i Iati superiori de’ telai faranno la cresta, e gl'inferiori la gronda del tetto.

Gli stessi pezzi faran pare un letto prismatico-triangolare a due falde, sol che si accoppino prima a due a due, simili ed eguali, per bandelle a' due loro lati omologhi rispettivamente fermate; e poi ponendoli così a cavallo, con determinata apertura su di uno stesso piano orizzontale, si affrontino questi e con altre bandelle si uniscano per i listoni di contatto. La linea di accoppiamento de’ telai sarà di cotal tetto il comignolo o displuvio orizzontale.

E così medesimamente i pezzi triangolari simili ed uguali, uniti a due a due per le Ipotenuse, e ripiegati sotto un qualunque angolo, sì che due cateti di essi omologhi stiano in un piano orizzontale, formar possono i displuvi obliqui di un tetto piramidale a padiglione o a mezzo padiglione. Cosicché combinando essi coi pezzi rettangolari, posti nel modo che di sopra abbiam detto, queste diverse forme di tetti si possono agevolmente comporre. Vale a dire, che mediante i pezzi delle due prefisse figure potranno costruirsi tetti di ogni forma, ad una o più falde, come pe nostri edifici suol praticarsi. Resterà solo, dopo armalo il letto apporre delle strisce dello stesso tessuto, di cui fassi la copertura, sulle linee di unione de' pezzi, e su i displuvi e compluvi, affinché il tutto venga interamente serrato: le quali strisce saranno incollate con la stessa mistura di che smaltasi il tessuto, ovvero fissando de' regoletti di legno su i lembi de' telai si che vi facciano de risalti, e potranno su questi esser inchiodate.

Prima pertanto di armare cotesto tetto, bisognerà costruire i canali per le grondaie lungo quei lati dell’edificio, verso de’ quali se n’è stabilito il discarico: canali che formar si possono di fabbrica o di lamine di metallo, fosse ferro, o latta, o piombo, su' lastrici, appiè de’ parapetti o de muri divisori, senza bisogno di demolirli. E da ultimo, contro gli stessi parapetti e mori divisori verrà fissato il tetto mercé arpioni di ferro e viti a determinate distanze, sì che poggiando ciascun telaio su due arpioni, l'intero sistema sarà stabilmente fermato.

Nella descritta congegnazione ha supposto il Sig. Abate i pezzi lunghi quanto la larghezza di una falda, si che ponendo un ordine di quelli, soli o accavallali, si formerebbe un tetto ad una o più falde. Questa condizione è assolutamente necessaria per la semplici là e la leggerezza del congegno, che sono gli obbietti principali cui egli ha miralo, che altrimenti converrebbe sottoporre a pezzi un'armatura generale, la quale, per semplice e delicata che fosse, arrecherebbe sempre peso e complicazione e dispendio.

Ma, affinché i pezzi non riuscissero soverchiamente lunghi, il che li renderebbe pesanti e poco manegevoli, è da avvertire essere assai miglior partito che un’aia troppo larga, la quale si dovesse covrire con tetto, venisse prima divisa mediante canali di fabbrica confluenti verso quelli del contorno in due o più sezioni per lungo, e che a ciascuna di queste si sovrapponesse una covertura a due falde; il qual sistema non incontrerebbe certamente difficoltà a riguardo della statica, perciocché la gravità e le spinte del tetto, di cui parlasi, essendo lievissime, questa doppia azione potrebbe ugualmente esercitarsi su qualunque punto della superficie di un terrazzo, come intorno al perimetro.

Tale è il tetto che ha idealo i| Signor Abate, il quale potendosi con pari facilità sovrapporre a’ lastrici delle case e togliernelo, eliminerebbe certamente tutti gl’inconvenienti di quelli che sono diversamente costrutti; e noi ci auguriamo di vederlo presto messo in opera, per poter fare al Signor Abate quegli encomi che un trovalo di tanto momento può meritare.

Valvola Serapidea

La valvola serapidea, così appellata dal suo inventare ca v. Antonio Niccolini direttore del Real Istituto di belle arti, ha restituito il calore e la forza ascensiva all’acqua termale del Tempio di Serapide in Pozzuoli, preservandola ad un tempo dalla perniciosa mischianza dell’acqua marina, che in essa immetteva. Avremmo dovuto indicare i particolari di questa macchina, ma essendosene dottamonte parlato nel Rendiconto de lavori della Reale Accademia delle Scienze del mese di Settembre e Ottobre 1843, n. 11, pag.33g a 341, per non ripetere qui quanto in quel Giornale accademico trovasi minutamente detto su i pregi di essa, ci limitamo ad esporvi soltanto ciò che risguarda il suo uso. L’apparecchio idraulico inventato per l'oggetto dal Cav. Niccolini onora sommamente l’egregio suo autore, perché ha con esso raggiunto il nobilissimo scopo di re pristinare e conservare esattamente le proprietà salutifere dell’acqua di Serapide a vantaggio dell’umanità, evitando che il mare vi penetri, facendo cessare nel tempo stesso il dispendio della tromba, ohe adoperavasi per menomare l'acqua nella cisterna, e ravvivarne la pullulazione quando il recipiente empì vasi. Il trovato di questa valvula applicato per ora alla cisterna termale del Serapeo coi dati tenuissimi delle maree, le quali ivi non eccedono mai la elevazione di un palmo ed un’oncia, può per avventura essere l'origine d’infinite altre applicazioni ove le maree s innalzano dieci, quindeci e trenta palmi nei mari settentrionali, e fino a settanta palmi alle foci dell'Indo. E ciò da un lato, mentre nella estensione della scienza in generale non è da prevedersi a quali risultameli possa condurre il suo principio applicato alle macchine a vapore, alla discesa delle acque correnti pe' molini, non che a’ bacini scavati per la costruzione delle navi.

E coteste qualità eminenti della macchina del cav. Niccolini meritano, a nostro modo di vedere, il maggior predio che a voi è conceduto di poter proporre.

Macchine da peso

Se non può non annoverarsi la bilancia tra le macchine di prima utilità, noti però sono gl’inconvenienti che le han fatta sostituire la stadera. Si accennano come principali gli ostacoli opposti alla precisione ed esattezza dello strumento dalla uguaglianza, che deve regnare tra i contrappesi e l’unità di misura ed il peso della mercanzia da scandagliarsi, e da quella resistente tra la carica e la somma de’ pesi della potenza e della resistenza. Equilibrali nella stadera i vari pesi delle merci dal contrappeso, detto romano, posto a varie distanze dall’ipomoelio, la carica di questo eguaglia la somma de’ momenti, non già quella de pesi assoluti della potenza e della resistenza. Serbata quindi la bilancia alla determinazione delle piccole pesate, di pesi cioè facili a muoversi con una mano, si è ritenuto l’uso della stadera per le co se di gran peso. Non ostante però la preferenza a questa data in tali casi sulla bilancia, non corrisponde essa che imperfettamente al suo scopo. Dimostrato da Ximenes e Coulomb proporzionale l'attrito alle pressioni, lo sfregamento del punto ove poggia e si aggira la spranga della stadera, variar deve ad ogni pesata. Invano si è cercato di ovviare a questo notabile difetto, conformando il chiodo a taglio di coltello per diminuire le superficie di contatto. Ma l’attrito è nna funzione del peso e non assolutamente della superficie, ed i tagli troppo assottigliati sono inoompatibili con la solidità dell’apparato. Il piatto inoltre, su cui poggiano le cose da pesare, essendo per l'ordinario sospeso con funi o catene, son queste molto incomode nel pesare, specialmente cose non modificabili nella forma, o di poco peso in gran volume. II moto oscillatorio in fine, che fa il piatto nell’atto della carica, oltre il tempo che fa perdere per estinguersi, produce gravi inesattezze. Benché la bilancia portatile a bascoli di Quintez sia, secondo Francoeur ed altri meccanici, esente da tali inconvenienti, pur nondimeno esaminata con attenzione non n’è del tutto priva. Viene quindi utilmente a. surrogarla la così detta bilancia idrostatica del nostro socio corrispondente signor Emidio Giampietro e essa fondata sul principio della uguaglianza di pressione, e dell’equilibrio de’ liquidi ne’ tubi comunicanti, ossia sul teorema idrostatico di Pascal, che ha dato luogo allo sviluppo del famigerato paraddosso, e alla invenzione della pressa idraulica. Costa quindi di un tubo comunicante alla estremità con due capacità, grande l’una, pie cola l’altra. È chiusa quella da un bacino mobile, su cui poggiano gli oggetti da pesarsi, e questa da una spranga anche mobile. Costruita l'intera macchina sotterra., giace il bacino a fior di suolo per rendere più facile il porvi gli oggetti. E ripieni di acqua il canale orizzontale e la gran vasca, rosta tutto in equilibrio quando la macchina non è in azione. Caricandosi quindi il bacino, preme sul liquido, che comunicando la forza premente all'opposta spranga, l’obbliga ad elevarsi. Con l’elevazione opera questa su di una stadera, rimuovendola dallo stato di equilibrio, a restituire il quale un romano posto a convenevoli distanze indica la intensità dell’azione. È superfluo lo andar mostrando tutti i particolari di questo nuovo trovato: concernono alcuni l'elevazione del bacino, altri il cangiamento ed il somministrar dell’acqua secondo il bisogno, ed altri in fine il mezzo risguardano di soffermare l'azione di tutto il meccanismo. Non si possono però passare sotto silenzio parecchi importanti problemi che vi sono relativi Date le basi del bacino e della spranga premuta, trovasi con esatto computo il valore del peso richiesto per costituire l’equilibrio. Supposto quindi il peso del bacino eguale a 1000, si richiede dall’altra parte un peso come io per rimettere l’equilibrio. E variando questo con l’azione premente, si (brina una tavola di quantità crescenti de’ pesi richiesti per equilibrare quantità crescenti di merci. Si passa poi con eguale facilità a determinare il peso del romano, ed a graduare la stadera, a fermare cioè le varie distanze ove debbesi quello situare, per produrre un momento corrispondente a diversi valori delle merci. E questa graduazione ben diversa da quella della stadera comune. Trovandosi la resistenza tra l'ipomoelio e la potenza, si ha lina leva di seconda specie; ed no romano di un dato peso scorrendo successivamente per le varie gradazioni del braccio, ed acquistando in ognuna di esse un momento crescente, giunge a pesare oggetti di valore anche crescente. Incapace pertanto, per la limitata lunghezza del vette, di valutare una pesata indefinita, è surrogato nell'estremità da altri romani di pesi sempre crescenti secondo la portata. Dandosi all’uopo una formola relativa, se n’estrae la tavola corrispondente. Essendo poi la spranga graduata in modo che l'unità di misura è eguale a cinque rotoli, si aggiunge altro piccolo romano per misurarne le metà, di cui si computa il valore con un altra formola spiegata anche in nna tavola. Passandosi in finite dalle quantità astratte alle concrete, si espone nell’ultima tavola quale dovrebb'essere il peso del bacino e de’ romani per ogni sistema metrico convertito in chilogrammi. Senza più diffonderci su i particolari di questo congegno, possiamo assicurare ch’esso pesa io pochissimo tempo grandissime moli; che secondo i dati assunti con un romano di 16 rotola si equilibra un peso di 4 cantaja, effetto che può produrre la ordinaria stadera ma della lunghezza di 125m , 50, cioè o.m, 5o pel braccio corto, e 125m , pel lungo. Il bacino della nuova stadera, su cui poggiano i corpi, può situarsi a quel livello che più aggrada, ed alla distanza dal romano che meglio fa all’uopo: prerogative che ne rendono opportuna l’applicazione non meno alle grandi Dogane, che alle strade ferrate. Le vetture in fatti tirate dalla locomotiva, e questa stessa, qualor ne venga il talento, pesar si possono sulla medesima strada senza rimuoverle dalla rotaia. Ecco, o Signori, il risultamene dell'esame della nuova macchina ideata dal detto nostro collega, per sottrarci agl’inconvenienti delle altre macchine in varie occasioni della vita civile. Attesa la sua moltiplica utilità dimostrata col rigore del calcolo, abbiamo stimato render questo di pubblica ragione, affin di contestargli vie più la soddisfazione del Reale Istituto in seguito del premio già concedutogli dalla Sovrana Clemenza, della medaglia di oro di secondo ordine, nella mostra delle manifatture dell'anno 1842.

Anche la macchina da peso, costrutta dal signor Lorenzo Taglioni per uso delle stazioni doganali alle strade ferrale, per pesare i vagoni carichi di mercanzie, ha i particolari suoi pregi, e perché alcuni di essi sieno riconosciuti stimiamo qui farne breve cenno. Cotesta macchina è di semplicissima costruzione, e non offre l’inconveniente di dover pesare a riduzione: cosa che esige tempo pe’ diversi computi, che fa mestieri praticare per ottenerne P effettivo risultamento, e che lascia sempre il pubblico mal soddisfatto, perché non può da sé vedere i propri interessi.

La macchina del sig. Taglioni, evitando di farsi il peso a riduzione, segna in un istante il poso con romano visibile a tutti, su di una stadera che viene animata dalla combinazione di diverse leve, le quali dal ponte, ove posa il carico, comunicano con la macchina, ch’è solidissima, mentre all’aspetto è leggiera ed elegante. Tra le novità che offre tale macchina ci ha quella di un quadrante con la iscrizione che indica il cominciamento del peso da cantaia venti, e sale fino a cantaia cento; e ciò perché possa ognuno di per sé stesso osservare il peso che la stadera segna. E qualora il peso principiar dovesse al di sotto delle venti cantaja, basti voltare una chiave appositamente adattata dall’autore, perché la iscrizione venga subitamente cangiala, ed il quadrante indichi di cominciare il peso da un rotolo e terminare a venti cantaia. E cotesto è un pregio significante, perché conserva la macchina dalla scossa, che il movimento generale della leva le dà ne’ pesi al di sopra delle cantaia venti, e perciò il congegnamelo del signor Taglioni ci sembra ben diverso da quello delle altre macchine, che presso lo straniero si adoperano per pesare i vagoni carichi di generi nelle stazioni delle strade ferrate. Ora che, per le provvide core del sapientissimo nostro Sovrano, siamo in Italia i primi a godere i sommi vantaggi che arrecano le strade ferrate, le nostre speranze ci spingono anche all’augurio di veder disposto un progetto gigantesco onde ravvicinare con esse le provincie di questo Regno, che dalle acque dell’Adriatico, del Jonio e del Tirreno sono bagnate, per la maggiore prosperità de’ napolitani. Opiniamo quindi che sia al sig. Taglioni dovuto un premio di perfezionamento.

Macchina da graduare i Circoli

Vi è noto, 0 Signori, di quanto momento sia la macchina da dividere i circoli, che il meccanico Giuseppe Spano ha esposto, e la difficoltà di poterne ottenere una perfetta di simil genere. Vi è por noto quanto onore abbiano recato ai Ramsden, ai Reichenbach ed ai Garabey quelle loro macchine, nelle quali con sottilissimi artifizi sonosi fatti a vincere gli svariati ostacoli della esecuzione, attesa la somma precisione cui miravasi per soddisfare al bisogno delle perfezionale teoriche astronomiche, geodetiche e fisiche, cui servir doveano tali graduazioni.

Il macchinista napoletano Signor Giuseppe Spano, già conosciuto per molli pregevoli lavori, e particolarmente per quelli eseguili nella Direzione generale di Ponti e Strade, e nella Commessione de’ nuovi pesi e misure, ha finalmente costrutta tra noi una macchina atta all'uso indicato, riempiendo così un voto poco onorevole per le nostre arti meccaniche, che grave danno arrecava a cultori delle scienze esatte, i quali dovendo sovvenire a’ bisogni delle loro pratiche, erano costretti, per ottenere un cerchio ben diviso e di qualsivoglia piccolo diametro, farlo venire da Londra, da Monaco o da Parigi.

L’esecuzione poi di detta macchina è sembrata al1 Istituto corrispondere al suo alto scopo per le ragioni seguenti.

Conviene innanzi tutto premettere, che il dividere un circolo in un determinato numero di gradi, minati primi, secondi ec. dipende dall’aver diviso una volta per sempre esattamente e rigorosamente nello stesso numero di parti un altro circolo, e dal poter riportare con facilità e con egual precisione queste divisioni nel circolo che si vuol dividere. Agevole, al dire del Reichenbach, sembra in astratto la soluzione di tale quesito ma difficilissima riesce l’operazione materiale, dappoiché non si tratta di linee geometriche, bensì di linee reali e visibili, con superficie di metalli non del tutto omogenei, con sostanze dilatabili, flessibili ec. ec.

La prima macchina di questa specie costrutta dal Ramsden levò alto grido; essa consiste in un gran circolo orizzontale di ottone, mobile attorno ad un asse verticale, e messo in moto da una vite perpetua che ingrana ne denti intagliati nel lembo intorno alla doppiezza del circolo. Questa vite può far percorrere alla circonferenza qualsivoglia arco. Il cerchio poi da graduarsi si fissa nello stesso asse del movimento, in un piano parallelo al gran cerchio, e col lembo sotto al taglio di un coltello che scorre in una scanalatura, e segna le richieste divisioni.

Questa macchina suppone che i denti del gran cerchio, ed i passi della vite sieno rigorosamente eguali, e che i centri di due cerchi, cioè del cerchio gradualo, e di quello da graduarsi stiano nella stessa verticale. Ma non ostante gli sforzi di Ramsden e di Schentz non si poterono conseguire queste due essenziali proprietà, e la macchina chiamossi perfetta solo perché i lodati meccanici adoperavano nelle divisioni somma pazienza e singolare perizia ed accuratezza..

Il Reichenbach riconobbe i cennati inconvenienti, e notò altresì che una macchina assai grande se dava modo di avvertire e correggere ogni piccola ineguaglianza, d altra parte riesciva imperfetta per la varia dilatazione e flessibilità; e che le imperfezioni per avventura superavano i vantaggi provvenienti dalla grandezza. Laonde opinò di sopprimere la vite perpetua, e Tasse verticale nel mezzo del cerchio divisore, e di graduare questo mercé di due alidade mobili intorno al centro del circolo, imposta l'una sull'altra; la inferiore più lunga, e la superiore della stessa lunghezza dal raggio del circolo. L’apertura o luce invariata lasciata tra le due alidade sul lembo della circonferenza del circolo, rappresenta una delle divisioni che si vuol segnare sul circolo stesso, il quale con un giro regolato offre sa quella luce uguali proporzioni della sua circonferenza, ed uno scalpellato acconciamente collocato le intaglia. La luce si deve allargare o restringere, fino a che mediante replicati tentativi diventi una parte aliquota e determinata della intera circonferenza da graduarsi.

Ma il dividere per tentativi un circolo è operazione lunghissima e penosissima, comeché dopo molta fatica possa risultare una divisione a sufficienza esatta. E poi l’arco del cerchio posto all'estremità dell’alidada più lunga, che serve di riprova per la divisione da eseguirsi, non ha un raggio tanto esteso da potere far notare, quantunque munita di buoni microscopi, le più piccole inesattezze.

Or volendo lo Spano ovviare a questi inconvenienti, ha ritenuto dalla macchina di Ramsden il principio della vite perpetua per graduare i circoli senza tentativi; determinando a priori del numero de giri di un circolo (infisso nel capo della vite perpetua, e che però ne misura i suoi micrometrici movimenti) il numero delle divisioni da segnarsi intorno al gran circolo divisore, rendendo per altro esente il risultamento da ogni inesattezza de passi della vite e de denti del gran circolo, come agevolmente si scorgerà dalla seguente descrizione.

La macchina con tutti i suoi sostegni è di limitata grandezza, perocché il gran circolo divisore non ha che palmi due di diametro, e però le variazioni della temperatura non possono produrre effetti molto sensibili.

Un cannocchiale posto orizzontalmente in cima all'asse è mobile intorno ad esso, e serve a traguardare due fili a piombo posti a certa distanza. Questi due fili racchiudono tra loro uno spazio variabile a volontà dell'operatore: spazio che una volta fissato rimane immutabilmente lo stesso, attesa la precauzione dal costruttore usata di stabilire la compensazione nelle spranghe metalliche, alle quali i detti fili sono sospesi. Dato il numero delle parti in cui vuoisi dividerò il cerchio principale, col manubrio (munito di nonio ) attaccato alla vile perpetua, e mediante la relazione tra i giri del nonio e i denti intagliali intorno al detto cerchio, ne’ quali s'ingrana la vite, sarà noto quanti giri deve fare il nonio, perché la circonferenza del cerchio principale percorra un arco equivalente a ciascuna delle designate parti, e con ciò si toglie la incertezza ne’ tentativi, perché la circonferenza medesima risulti divisa nel proposto numero di parti eguali.

Questa eguaglianza delle parti è tenuta costante, ed è verificata da due Gli a piombo. Nel girare il cerchio, gira con esso il cannocchiale, e va a mirare prima un filo e poscia 1altro, i quali racchiudono la corda di un arco limitato da due raggi prolungati da due estremi di una divisione, parte del circolo. Girando il cannocchiale da destra a sinistra, e da sinistra a destra, sempre su due fili a piombo, la circonferenza andrà dividendosi egualmente sempre col tipo, e con l’apertura costante dei due fili.

Il cannocchiale è munito di fili sottilissimi, ed i fili a piombo della mira, che il Signor Spano chiama regolatori, anche sottilissimi, sono, come si è detto, mantenuti sempre alla stessa distanza mediante un apparato che compensa e corregge le dilatazioni, sicché la coincidenza de' detti fili dà il mezzo di conseguire la più minuta esattezza, svelando, nel caso, le imperfezioni de denti del gran cerchio, e della vite perpetua.

Fatte a questo modo una volta per sempre tutte le principali graduazioni necessarie agli usi delle scienze intorno al gran circolo divisore, con puro metodo e con grande fac llà si riporteranno su qualunque altro circolo.

Al piano superiore, dove si debbono mettere i circoli da dividersi, è allogato un altro apparecchio contenente il coltello o bulino che segna le divisioni su i circoli. E a questo proposito è da notare, siccome attesta ancora Reichenbach, che difficilissima cosa è il fissare i circoli da graduarsi cosi che sieno perfettamente concentrici al gran circolo divisore sottoposto. Quel valente macchinista volse la mente a tale grande difficoltà, e trovò un espediente mercé di leve e viti di richiamo alquanto complicato e lungo. È noto l’ingegnosissimo meccanismo del Gachey, col quale egli è posteriormente giunto ad annullare compiutamente gli effetti della suddetta eccentricità. Il Signor Spano ha impiegato un altro espediente; egli prolungando Tasse della macchina circa altri palmi o 4-0, sul piano superiore della macchina stessa, tornito con grande esattezza e con replicati sperimenti, ha sa questa estremità dell’asse, fatta a tronco di cono, adattato un astuccio che porta il piattino, sul quale s incastrano i circoli da graduarsi. Un tornio costrutto pei soli usi di questa macchina dà l'agio di rifare volta per volta gl incastri del piattino, ed offre la sicurezza che i diversi piani sieno paralleli tra loro, perpendicolari all'asse comune, e concentrici. Questo tornio è munito di ordigni particolari, donde risultano le dette essenziali qualità della macchina, delle quali l'operatore può sempre assicurarsi nell'atto di dividere un cerchio.

Dopo l'accurato esame eseguito da tre ragguardevoli soci di questo Reale Istituto, di che in succinto abbiamo avuto l’onore di esporvi i risultameli, si praticò una pruova di fatto con la macchina anzi delta, facendo dividere un cerchio di ottone in 123 parti eguali. A tale effetto avendo la grande ruota 1476 denti, si sono fatti fare reiteratamente 12 giri precisi al cerchio micometrico della vite perpetua; e così a mano a mano si è compiuto il circolo ritornando nella primiera divisione, sulla quale è esattamente caduto il nuovo taglio del bulino, in guisa da non far iscorgere all'occhio armato di microscopio la menoma sensibile duplicità.

Conchiudiamo dunque che il pubblico istrutto ha con noi altamente encomiato le novità ed i pregi teste descrittivi della macchina del Signor Spano; e conseguentemente non dubitiamo, che sarete per votargli quel guiderdone che merita un così utile ed accurato lavoro.

Cav. Francesco Cantarelli.


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RIMUNERAZIONI PROPOSTE

DAL REALE ISTITUTO D'INCORAGGIAMENTO,

ED APPROVATE DA S. M. (D. G.)

PER LA MOSTRA DELLE MANIFATTURE DELL'ANNO 1844

Grandi medaglie di oro.

A Luigi Dalgas per lo perfezionamento de tessuti

Al Cav. D. Francesco Cantarelli per avere lodevolmente diretta la mostra delle manifatture.

Al Cav. D. Antonio Niccolini per aver inventata la Valvula Serapidea, affin di evitare che le acque del mare si mischino con le acque di Serapide.

A Giuseppe Spano per le novit? utili che ha eseguite nella macchina da graduare i cerchi degli strumenti geodetici.

A Carlo Lambert per la somma utilit? della filanda delle lane pettinate per tessuti rasi.

Piccole medaglie di oro.

Ad Agostino Curnillon pel perfezionamento de' tessuti in seta della Real fabbrica di S. Leucio.

Ad Antonio Guarnieri per la stessa ragione.

A Rrigiola Benincasa per la stoffa perfettamente lavorata all' uso Cinese del Real Convitto del Cammello.

A Leonardo Matera per lo perfezionamento della stoffa in seta, chiamata del Re Assuero.

Ad Ambrogio Tadiglieri pel perfetto lavorio de' rasi velati da portiere.

A Giovanni Gilart pel perfezionamento de' tessuti col fil di vetro.

A Francesco Vincenzio Manna per lo perfezionamento dei suoi panni.

A Davide Vobler per Io perfezionamento dei tessuti stampati della fabbrica di Aldifreda del Signor Sava.

A Francesco Alberto Wenner per lo perfezionamento dei tessuti stampati.

A Giacomo Waidmann pe' tessuti stampati della fabbrica di Scafati dei Signori Mayer e Zollinger.

A Francesco Maresca per la maglia in cotone da servire per cotta di Chiesa.

Ad Eugenio Weemaeh per la filatura del fino e della canapa in Sarno.

A Gaspare Egg per lo perfezionamento de' tessuti di filo.

A Raffaele de Rosa per lo perfezionamento de' cuoi.

A Francesco Stella per lo perfezionamento de' cuoi.

A Donato Grassi di Solofra per lo perfezionamento de' cuoi. A Stanislao Vernieri per lo perfezionamento delle pelli verniciate.

Ad Emilio Rousset per lo perfezionamento de' tappeti alla Gobelins.

A Ferdinando Arpino per lo perfezionamento delle candele steariche A Carlo Lefevre per lo perfezionamento delle carte del Fibreno.

A Francesco Henry per la utilit? della macchina da sodare i panni.

A Davide de Gattis per Io perfezionamento delle lime e raspe.

A Pasquale Villani per lo perfezionamento de' lavori di acciaio in Campobasso.

A Belisario Gemente di Castelbasso per lo perfezionamento delle paglie all' uso fiorentino.

A Barnaba Benveduti per lo perfezionamento delle lastre fiorate e colorate.

A Gaetano Nobile per la stereotipia economica.

A Pasquale Montagna per lo perfezionamento delle pelli di capretti conciate.

A Vincenzio Montagna per le pelli di capretti conciate.

A Paolo de Biasio per aver perfezionato il pianoforte ad arpa.

A Girolamo de' Baroni Corvo pel perfezionamento dell' arpa.

A Gilberto Brun pel cianuro rosso di potassa della sua fabbrica.

A Raffaele Donadio per lo perfezionamento degli schioppi A Filippo de Grandis per l' argento, piombo, ed antimonio estratti da' minerali di Galena, Blenda, ed Antimonio solforato, in Sicilia.

A Raffaele Fusco pel perfetto metodo da rendere i tessuti impermeabili della Societ? Patella e Fusco.

A Claudio Devonard pel bigliardo di legno palissandro perfettamente lavorato.

A Giovanni di Martino pel suo metodo come sfumare le ombre col dito.

A Francesco Briganti per essere stato il primo ad introdurre per uso di pittura la sostanza gommosa che scaturisce dalle vecchie querce.

A Lorenzo Taglioni pel perfezionamento della macchina da pesare i vagoni carichi di mercanzie.

Medaglie di argento.

A Gio. Pietro Mondon pe' rasi velati della fabbrica del Signor Tadiglieri.

A Niccola di Paolo Fenizio per la seta piegata alla Fossombrone.

A Carlo Panico per la seta tirata all' organzino.

A Giustino delle Carceri di Chieti per la seta tirata all' uso Spagnuolo.

A Pasquale Cappa Zuccari di Citt? S. Angelo in Teramo per le sete tirate all' organzino.

Ad Achille Ciccodicola pe' panni della fabbrica di suo padre Pasquale.

A Rocco Miele pe' tessuti stampati della fabbrica del Signor Sava.

A Francesco Borgia idem.

A Giulio Fr?lich colorista pe' tessuti stampati della Fabbrica del Signor Wenner.

A Corrado Peill pe' filati della fabbrica del Sig. Vonwiller.

A Giovanni Etter idem.

A Bartolomeo Schellenberg per la filanda de' Signori Escher e Compagni.

A Gaspare Kunz idem.

A Vincenzio Montefiore pei tessuti di cotone dell' 0pificio Fornari in Cirignola.

A Giuseppe Tortorella idem.

Ad Augusto Clegy per la filatura del lino e della canapa in Sarno.

Ad Emilio Slagy idem.

A Gaetano Canzanella pe' tessuti di filo della fabbri ca del Signor Egg.

A Giovanni Vatin pe' tessuti di filo della fabbrica del Signor Egg.

A Salvatore de Mauro pe' tessuti di lino.

A Francesco de Mauro pe' tessuti di lino.

A Domenico Cilento pe tessuti di filo.

A Lorenzo Cilento idem.

Ad Errico Leone pe' tessuti di filo del Conservatorio di Giovinazzo.

A Cesare Polini idem.

A Bernardo Quaranta pe' tessuti di filo della Cava.

A Bernardo Tammy pe' cuoi della fabbrica del Sig. Bonnet.

A Pasquale Bagozzino pe' cuoi della fabbrica del Signor de Rosa.

A Tommaso Antonio Impaccatore di Aquila pe' cuoi.

A Pasquale Angelini di Teramo pe' cuoi.

A Felice Cantoresi di Campii, pe' cuoi.

Ad Emmanuele Rastoin pe' cuoi in Castellammare.

A Gaetano Ingegno pe' cuoi verniciati a mano.

A Pasquale Viglietti pe' tappeti della Real Fabbrica di S. Leucio.

A Giovanni Onorato idem.

A Luigi Guarnieri pe' tappeti della fabbrica del Sig. Matera.

A Ferdinando de Francesco idem.

A Teresa Sulpizio di Teramo pe' fiori di piume all'uso Brasiliano.

Ad Angelina Rozas pei fiori di carta.

Ad Anna Litterio pe' fiori di margheritini.

A Francesca del Core pe' lavori di margheritini.

A Bernardo Tour n? per le candele steariche.

A Ciriaco Alessandrini di Teramo per le candele steariche.

A Giacinto Carlevaris per le candele di cera.

A Giuseppe Clovet per le candele di cera.

? Giuseppe Rossi per la cesellatura in argento.

A Michele Fraraccio di Frosolone pei lavori di acciaio.

A Luigi Fazioli di Frosolone pei lavori di acciaio.

Ad Agostino Bellucci di Massa nel Comune di Vallo per la macchinetta da salassare i cavalli.

A Francesco de la Pierre pe' pettini metallici.

Ad Angelo Maria Celli delle Castello per la sua faenza.

Ad Eusanio Celli artefice della fabbrica di faenza di suo fratello Angelo.

A Salvatore Giustiniani pervasi imitanti l' etrusco a fuoco.

A Cherinto del Vecchio per la terraglia imitante l' inglese.

A Niccola Vicentini di Tocco per la Centerba.

A Federico Bonbot pe vini manofatturali.

A Carlo Lebesque pe bronzi dorati..

Ad Angela Neri per le paglie all'uso di Firenze.

A Vincenzio Ducchi per le paglie all' uso di Firenze.

A Gennaro Russo pei cappelli di schiena.

Ad Antonio Pepe pe' cappelli di feltro.

A Giuseppe Enei di Civitella del Tronto per le paglie all' uso di Firenze.

A Saverio Aruno per le lastre e campane.

A Giuseppe de Franchia pei cristalli della fabbrica del Reale Albergo.

A Raffaele Cuomo per la fonderia de'  caratteri da stampa.

A Salvatore Banchieri pe'  caratteri da stampa.

A Francesco Sollazzo pe'  caratteri da stampa.

A Giuseppe Bodillon pe guanti.

A Vincenzio Sangiovanni pe'  guanti.

A Venere Merat pel ricamo in seta.

A Giuseppe Combeau Dupert pel ricamo in lana.

A Rosaria Negri pel ricamo in seta.

A Suor Maria Giuseppa Fischetti del Conservatorio di Pozzuoli pel ricamo in oro su seta.

A Flavia Aiello pel ricamo in seta.

A Carmela Cassisi pel ricamo in lana.

Ad Anna Pesce pel ricamo in capelli sul velo.

A Teresa Boinegro pel ricamo in filo.

A Felice Fedi Caffiero pel ricamo in seta.

A Francesco Massimo pe lavori di packfond.

Ad Alberto Detken per la legatura de'  libri.

A Francesco Heidrich per la legatura de'  libri.

A Gabriele Velletra pe' pianoforti.

A Giovanni de Meglio pe'  pianoforti.

A Giuseppe de Meglio pe pianoforti.

A Paolo Bretschneider pe' pianoforti.

A Vincenzio Mach pe pianoforti.

A Giovanni Schmid pe' pianoforti.

Ad Eugenio Helzel pe pianoforti.

Ad Agnello Federico pe' pianoforti. .

A Gennaro de Benedictis artefice del Signor Brun.

A Raffaele Ferrara pe prodotti chimici della manifattura di ?bbagnara e Ferrara.

A Matteo Fonzo per l' armi da fuoco.

Ad Alfonzo Izzo per Tarmi da fuoco.

A Tommaso Campanile per l'armi da fuoco.

A Salvatore A vallone per le corde di budella.

A Gioacchino Montuori per le corde di budella della fabbrica Perrone e Montuori.

Ad Angelo Gerfoglia per la scrivania di legno palissandro con molti segreti.

A Nicola Smurro di Bari pe'  divani di noce intarsiati con legno bianco.

Ad Alessandro della Croce per le cinte elastiche.

A Niccola Cararaia il Martinese pe' busti elastici.

A Felice Potei pe' lavori litografici.

Ad Alessandro Lebon per la carta porcellana.

A Felice Abate per lo tessuto con mistura da covrire i tetti.

A Bernardo Scotto Galletta per l' oriuolo a sole.

Al Padre Stanislao da S. Luigi Teresiaao per la suoneria adattata al presepe. .

A Pasquale di Silvestro per le cinte elastiche.

Medaglie di Bronzo.

A Bernardo Bova pe' panni della fabbrica del Signor Ciccodicola.

A Pasquale Pozzuoli idem.

Ad Anna Battaglioni pe'  tessuti di cotone dell'Opificio Fornari in Ciriguola.

A Giovanni Liversaige per la filatura di lino e della canapa in Samo.

A Giovanni Chaeson idem.

A Corrado Treichler pe'  tessuti di filo della fabbrica del Signor Egg.

Ad Errico Tanner idem.

A Paolo Pedota pe'  tessuti di filo del Conservatorio di Giovinazzo.

A Giovanni Caputo idem.

A Raffaele Somma pe' cuoi della fabbrica del Signor Bonnet.

A Giuseppe Cappello idem.

Ad Olimpia Pasca po' fiori di conchiglie.

Ad Angelo Olivieri per le lime e raspe della fabbrica del Signor de Gattis.

A Pietro Crisci idem.

A Gennaro Villani artefice della fabbrica di suo padre Pasquale in Campobasso.

A Carlo de Francois pe cristalli della fabbrica del Real Albergo.

A Maria Monnet pe guanti della fabbrica de Signori Ducros e Budillon.

A Niccola Eaudrier idem.

A Giovanni Gjiot pe' pettini della manifattura del Si gnor Galante.

A Raffaele Massa idem.

Ad Errico Schmitt pe pedini di corno di bufolo.

A Giuseppe Mazza per le armi da fuoco della fabbrica di Salvatore Mazza.

A Niccola Antonucci idem.

A Niccola Chiarolanza artefice della fabbrica di Donadio per le armi da fuoco.

A Giovanni Razzullo idem.

A Francesco Smurro di Bari pe divani di noce intarsiati con legno bianco.

A Giuseppe della Croce artefice della manifattura di cinte elastiche di Alessandro suo padre.

Ad Elisabetta di Silvestro per le cinte elastiche.

























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