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Fonte:
http://www.instefanaconi.it/

NICOLA ZITARA

Uno stefanaconese acquisito

(se vuoi, scarica il testo in formato ODT)


Nato a Siderno (RC) da Vincenzo, oriundo amalfitano, e da Grazia Spadaro, di famiglia siciliana, discendeva da una famiglia ottocentesca d’imprenditori, originaria di Maiori, i quali possedevano velieri da trasporto merci e che ai primi del Novecento si trasferì dalla Costiera Amalfitana alla marina di Siderno, allora pressoché deserta.

Frequentò il liceo classico a Locri e l'università a Napoli, per poi laurearsi in giurisprudenza a Palermo. Dopo gli studi collaborò con il padre per diversi anni nell’azienda di famiglia, per poi trasferirsi a Cremona quale insegnante di diritto ed economia. Rientrato a Siderno nel 1961, dopo la morte del padre, prese la conduzione dell'azienda, ma congiunture sfavorevoli al mercato meridionale lo portarono a chiuderla. L'esperienza negativa lo segnò profondamente, e lo portò ad iniziare uno studio intenso delle leggi economiche e a compiere un'approfondita riflessione sulle vicende dell’Italia meridionale pre e postunitaria.

Da socialista seguì fiducioso la scissione del 1964 che portò alla fondazione del PSIUP, di cui divenne segretario di federazione a Catanzaro. Ebbe a confrontarsi con uno dei massimi dirigenti politici, Vittorio Foa, da lui ammirato come uomo ma non altrettanto come politico, visto che a quell’esperienza seguì una delusione e l’allontanamento definitivo dalla politica sistemica, da lui criticata aspramente come un male per tutta la “nazione meridionale” (come usava dire).

Si diede al giornalismo, e con grande successo divenne pubblicista e fondò con Titta Foti il settimanale Il Gazzettino del Jonio; fu direttore di Lotta Continua e nel 1968 fu chiamato a Vibo Valentia a dirigere la redazione dei Quaderni Calabresi presso il Circolo Culturale "G. Salvemini", fucina d’incontri con i maggiori esponenti della cultura calabrese e non solo (da Luigi Lombardi Satriani e Mariano Meligrana a Giacinto Namia e Sharo Gambino, da Saverio Di Bella a Marco Pannella, da Enotrio Pugliese al glottologo tedesco Gerard Rohlfs, fino all’economista siciliano Napoleone Colajanni).

Gli anni che seguirono al Sessantotto e ai moti di Reggio Calabria diedero a Nicola Zitara l’occasione per mettere a frutto la sua ampia e profonda visione delle leggi economiche e della storia d’Italia.

Scrisse a Stefanaconi, nell'attuale provincia di Vibo Valentia, dove visse per un lungo periodo con la famiglia, i suoi saggi più importanti, che ne fecero l’alfiere di un meridionalismo dissacrante, malvisto dall’establishment, ma non da critici ed economisti stranieri, tra i quali figura Samir Amin. Con il giudice Francesco Tassone, anima dei Quaderni Calabresi e presidente del Circolo Salvemini, fondò il Movimento Meridionale, ma senza il successo sperato.

Essendo un giornalista votato alla giustizia sociale, scrisse spesso su una pubblicazione domenicale di fattura non professionale, denominata "Il Volantino", articoli che puntavano il dito sulle speculazioni locali. Ebbe per tali motivi una denuncia per diffamazione dalla quale fu pienamente assolto. Per questo può essere paragonato al grande scrittore francese Émile Zola.

Si rese promotore con Francesco Tassone di un'accusa contro Nino Bixio per strage. Il processo si rivelò un nulla di fatto. Negli ultimi anni la sua revisione storica delle vicende del Meridione dopo l’Unità lo convinse a sostenere la causa degli estimatori del Regno delle Due Sicilie, cosa che lo rese spesso malvisto o ridicolizzato specie nel suo paese di nascita, mentre altrove la sua opera veniva considerata addirittura profetica. Attorno alla sua figura infatti si coagulò un circolo di persone attualmente denominate "zitariani". Nel 2003 fondò, con altre persone, una sede dell'Associazione Due Sicilie con sede a Gioiosa Ionica. Dal novembre 2010 al febbraio 2013 la sede ha recato il suo nome.

Peculiarità di Zitara era il conio di nuova terminologia, quale "stronzobossismo", "toscopadano", "Megale Hellas", "nazione meridionale", "liberalcapitalismo", nonché una rivisitazione del termine "italici".

Prima del Natale scorso sono riuscito a mettermi in contatto con la famiglia di Nicola Zitara, in particolare la figlia Lidia, e ho avuto modo di constatare che conservano tutti un ottimo ricordo dei lunghi anni che hanno vissuto a Stefanaconi. Ci faremo dire anche le impressioni, i ricordi e il vissuto a Stefanaconi del loro illustre familiare. Sarebbe auspicabile che la nostra comunità, in particolare l’Amministrazione comunale, si attivasse ad organizzare qualcosa in memoria del nostro compaesano acquisito, assegnandogli alla memoria la cittadinanza onoraria stefanaconese o dedicandogli una via. Un convegno sulla sua opera sarebbe una ottima idea! (G. B. Bartalotta)

Fu colpito da carcinoma prostatico, e dopo una lunga malattia morì nell'ottobre del 2010. Il vessillo e l'inno borbonico l'hanno accompagnato durante la cerimonia funebre.

Di lui rimane soprattutto l’opera di meridionalista, di economista e di storico revisionista, qualità interconnesse, coniugate in difesa della “nazione meridionale” con scientificità e rigore enciclopedico. Ogni punto di vista da lui sostenuto nei numerosi saggi pubblicati è infatti suffragato da una conoscenza profonda delle leggi economiche, da una severa messa in discussione delle fonti, da una visione pluridisciplinare. È così che poté tradurre la cosiddetta questione meridionale nei termini del problema dei Sud del mondo.

Scrive di lui Bruno Cutrì nel libro “Potere da spartire. Meridionalismo ascaro”: “Leggere gli scritti di Nicola Zitara è come vedere l’altra faccia della Luna. Dalla Terra non si vede, ma c’è ed è diversa da quella usuale. E per vederla bisogna fare uno sforzo titanico, pari a quello compiuto dalla NASA. Soprattutto bisogna eludere la congiura del silenzio che avvolge i suoi scritti ed i suoi pensieri guida.

Io l’ho fatto; avvalendomi dei miei mezzi di produzione tecnologici, ho impegnato la passione intellettuale per ritornare alle origini mediterranee e per ricostruire, in memoria elettronica, quella parte di realtà storica e culturale svanita nel rumore dei tromboni ufficiali.

Nicola Zitara mi ha guidato nei meandri della nazione meridionale, a cavallo della cosiddetta Unità d’Italia, ed ho scoperto l’altra faccia della Luna.”

L’ultima battaglia.

Il primo squillo di tromba

di Bruno Cutrì

L’idea è semplice, perché geniale, fuori dalla portata intellettuale e decisionale dei politici di professione trinitaria. E Nicola ZITARA, da par suo, economista e storico fedele al nostro meridione, propone ancora una volta il riscatto autonomo – senza furbizie suicide, senza nazionalismi ipocriti, perché interessati al particulare; non è l’ultima battaglia utopica, bensì una proposta di legge di iniziativa popolare, che sono pronto a sottoscrivere per primo.

La premessa è lucida; è necessaria – anche per gli scolastici di matrice aristotelica: Una spregiudicata valutazione della strana condizione economica del paese meridionale non può escludere che il diffuso ricorso alla violenza ed all’associazionismo mafioso dipenda dalle difficoltà che l’ambiente economico frappone alla mobilità sociale. E’ comunque falso che al Sud non esista una borghesia attiva. Esiste il capitalismo “possibile”, quello dell’impresa minuscola, il più delle volte incastrata nel ruolo di snodo periferico delle aziende padane, sia nel settore della distribuzione, sia nel comparto dell’artigianato delle riparazioni.

Le difficoltà emergenti – connesse essenzialmente allo sviluppo, nell’Italia toscopadana, delle rendite finanziarie – ripropongono il tema del “compenso” all’emigrazione, tema che configura tanto il riconoscimento di un “diritto”, quanto un intervento politico volto a riequilibrare il sistema sbilanciato. Le popolazioni meridionali giudicano l’esodo come un beneficio economico personale e famigliare, benché accompagnato da una mortificazione degli affetti e dei sentimenti. L’idea di un costo sopportato e non ripagato sfugge non solo alla gente, ma anche alla tematica politica. L’opinione comune si è assuefatta all’idea che il fenomeno migratorio sia colpa dell’avversa natura e/o del ritardo storico che “gli odiati borboni” avrebbero imposto al Sud.

E per tutti coloro che desiderano capire i numeri della storia, vista dal Sud sconfitto, è illuminante il volume, edito da Editori Riuniti nel 1968, “Emigrazione e imperialismo” di Paolo Cinanni. In esso si trovano i parametri fondamentali della politica economica trinitaria, fuori dalle nebbie della retorica ufficiale, nordista ipocrita e sudista ascara.

La proposta di legge di iniziativa popolare potrebbe restituire dignità a quella popolazione attiva e trasparente, mortificata dalle regole del capitale di rapina, che voglia sottrarsi alle tutele ideologiche di dirigenti politici senza più credito storico; capitani di ventura reversibili sotto ogni insegna; gerontocrati, che invecchiano sui loro scranni pontificali e pensano che la Storia finisca con loro. A costo di mangiarsi il futuro dei figli. Come Crono fece, prima della rivolta generazionale.

Tuttavia la questione più difficile – nuda e cruda riguarda l’inerzia di quella parte di popolazione che ha interiorizzato il modello nordico colonialista; quella parte che accetta ancora lo scontro impari e si considera vincente perché ammessa alla spartizione del magro bottino locale, dopo essere stata distolta dal grasso che cola, nelle sedi romane ed europee. E come cani da guardia, s’accontentano degli ossi sotto la tavola.

Non è l’ultima battaglia utopica. Potrebbe essere il primo squillo di tromba. 


NICOLA ZITARA Uno stefanaconese acquisito - Stefanaconi & Friends 1° 2014















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