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‘O SPACCASTROMMOLE,

CHE STRUNZATA E' CHISTI TIEMP!

di Gaetano Barbella


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27 Novembre 2015

‘O SPACCASTROMMOLE CHE STRUNZATA E' CHISTI TIEMP di Gaetano Barbella

Al tempo della caccia al terrorista Osama Bin Laden, che fu causa del grande attentato dell'11 settembre 2011 alle Torri Gemelle di New York, mi venne di disegnare la vignetta caricaturale mostrata in alto, come una delle tante di quell'epoca cruciale che si videro diffuse dai media televisivi e della carta stampate. Qui sono in contesa Bin Laden, posto dall'Unione Europea sul piedistallo dei ricercati del terrore, e il suo nemico numero uno, l'allora presidente degli U.S.A., George W. Bush, in tenuta da cow boy. Così a modo mio volli allestire la contesa fra loro due, come se stessero affrontandosi con un vecchio gioco napoletano noto col nome di “spaccastrommole”. Nel napoletano di fine 1500 i ragazzi (guaglioni) si divertivano col gioco dello strummolo che vuol dire trottola, e che consiste nel far roteare con una cordicella (funicella) una piccola trottola di legno ben tornita e munita di un puntale di acciaio appuntito. Vinceva chi faceva durare più a lungo lo strummolo che ruotava. Questo era un gioco tranquillo ma come tutti i giochi, ma non bastava ai guaglioni esuberanti (guappi) smaniosi di dominare con l’uso della forza e così nacque la gara dello spaccastrommole. Già si capisce da questo nome per immaginare che al virtuosismo dei contendenti si aggiungeva lo scopo di mettere fuori causa gli strummoli dei più deboli con lanci micidiali. Da tempo, ormai, sembra che si siano moltiplicati i guappi a Napoli e dintorni, ma non si chiamano più così, bensì camorristi (cammuristi) e quel che è peggio a causa di questi la vita è diventata un inferno non senza morti ammazzati, specie fra di loro. Per non parlare di guappi spaccastrommole capi di Stati che oggi si osteggiano causando guerre in tutto il mondo. E ancor peggio non mancano di conseguenza focolai di ribellione ben radicati che adottano la tattica del terrorismo, come quello di Osama Bin Laden della vignetta umoristica mostrata sopra. Oggi, al posto suo, è sorto addirittura uno stato islamico in Siria ed in Irak col famigerato nome di ISIS a incutere terrore in tutto il mondo. Ecco, è questa tragica realtà di oggi, cui si assiste impotenti, che mi ha ispirato, nel mio piccolo, dei pensieri che ho tradotto in versi che qui presento, in napoletano naturalmente. Essi valsero per il citato Bin Laden, ma valgono ancor più per l'attuale ISIS, bombardato dall'alto dagli aerei alleati americani, russi ed europei. È un modo mio per suggerire almeno a qualche capo di stato disposto a moderarsi (una piccola speranza che è da escludersi per quelli dell'ISIS, naturalmente) a rinunciare al gioco dello spaccastrommole redivivo, che è una vera stronzata, un termine piuttosto volgare ma che rende l'idea (se mi è consentito), e che uso appunto a conclusione delle mia poesiain versi. Come a chiederci preoccupati, fino a quando i micidiali “strommoli” dell'ISIS autoesplodenti si riuscirà a mettere in fuori gioco, ma che sembrano diffondersi come virus letali? Con i versi in napoletano che seguono questo gioco, tutto questo avviene in sogno, menomale!, ma se è così per molti umani ben riparati, non lo è per tanti altri vittime di questo dannato gioco dello “spaccatrommole”! Sembra piuttosto una contesa che ha tutta l'aria di quella remota, avvenuta nei mondi spirituali, secondo il racconto biblico, fra le schiere contrapposte degli angeli di Michele e Lucifero. Questa memoria potrebbe suggerire agli alleati europei, americani e russi, visibilmente in discordia fra loro, di issare i loro “alabari” con la croce cristica e la scritta “in hoc signo vinces”, come fecero i legionari dell'imperatore romano Costantino e così sgominarono, il 28 ottobre del 312, l'esercito di Massenzio nella battaglia di Ponte Milvio. Come a significare che è la fede religiosa che manca da un lato della contesa odierna, mentre è forte quella contrapposta dell'ISIS che erroneamente la vedrebbe associata al Dio Allah, ma che in realtà è di certo di natura “luciferica”. Tuttavia, per contro, non è certo “micheliana” la fede degli alleati (per modo di dire) presi a contrastare gli autoesplodenti “spaccatrommole” del terrore e a bombardare lo stato dell'ISIS. Se si conviene che l'arcangelo Michele e le sue schiere sono fedeli a Dio, dunque è un'altra spiritualità anarchica che li contamina, dominandoli, disunendo così i loro intenti anti ISIS. Anche l'imperatore romano Costantino si trovò in una situazione molto somigliante a quella odierna degli stati europei, in particolar modo, effettivamente non in buon armonia fra loro, tutt'altro. Infatti al suo tempo, prima di diventare imperatore romano, nel 308, l'impero romano aveva ben cinque Augusti: Galerio, Massenzio, Costantino, Linicio e Massimino. Ma è vero pure, che Costantino, pur restando adoratore del dio Sole e perciò pagano di fede, convenne che era buona cosa avvalersi del Cristianesimo che si stava diffondendosi in modo particolare sotto il suo impero, anziché osteggiarlo, come fu con l'imperatore Diocleziano. Di qui la decisione di far suo il segno della croce di Cristo che gli valse la vittoria sul rivale Massenzio. Dunque, ritornando ai nostri tempi, a che potrà servire cercare di far prevalere la sovranità di ogni singolo stato su quella, ben più importante, della loro ricercata Unione d'Europa che mai potrà concepirsi a queste condizioni? Perché è qui il nodo cruciale in cui risiede la debolezza delle potenze anti- ISIS. L'imperatore Costantino sacrificò Roma, che fino ad allora era la capitale dell'impero, decidendo suo malgrado di crearne un'altra più baricentrica in relazione al vasto impero romano. « Roma era troppo lontana dal Danubio e dalle frontiere d'Oriente, che rappresentavano i punti più minacciati dell'Impero. Occorreva una città che fosse vicino al Danubio e non lontana dall'Eufrate, in una posizione forte da cui si potesse anche dominare il Mar Nero e tenere le chiavi del Mediterraneo. La scelta di Costantino era su Bisanzio e fin dalla seconda metà del 326 si erano iniziati i lavori per fare una capitale degna di un così grande impero. La capitale nuova fu inaugurata l'11 maggio del 330 ed ebbe il nome ufficiale di Nuova Roma, ma comunemente fu chiamata Costantinopoli (oggi Istambul). Essa fu la capitale di un impero in cui Cristianesimo e Paganesimo vivevano accanto e il principe, pur rimanendo sempre devoto al dio Sole, adottava come insegna la Croce. La sua ibrida fisionomia cristiano-pagana si leggeva chiaramente nei monumenti: templi pagani, quali Cibele e la Fortuna di Roma, e chiese come quelle dedicate agli Apostoli e a Santa Irene, statue a Castore Polluce e la statua alla equivoca divinità cui era devoto Costantino, cioè al Sole Invitto, una immagine che fece sormontare dalla Croce (così accontentava gli uni a gli altri). »

1) Fonte: http://cronologia.leonardo.it/storia/anno306a.htm

Originale in napoletano:

M’aggio visto vutà, ‘a capa mia, comme ‘nu strummolo, a ‘na botta!
Me songo scetate: o mammamia!
Che è stato? Vuò vedè che s’è rotta ‘a capa, co’ ‘stu iuoco do’ passato?
Me so’ tuccato, ma niente ‘e male e accussì, cuieto me song’ aizato pe’ fa marenna e leggèr o' giurnal.
Doppe, mentre me facev’ ’a tuletta pensaje a chella cosa che rutava, chillu piezze ‘e lignamme. Pareva curiusamente, comme ‘na macchietta: a ‘na capa d’ommo assai stralunato.
Po’, ‘nu poco a ccà e ‘nu poco a llà, ce pensai ‘na culonna a ‘sto stunato,
‘nu spaccastrommole, pe’ l’ammallà.
Mò m’accapezzo d’‘o fatto d’‘a nuttata! Però, pe’ me cunzulà, aggio penzato a chillo ddio olimpico, Giove, malato ‘n capa, assai. Ce vulette ‘a mazzata ‘n fronte pe’ ffà nascere ‘a saputona, Minerva. Fosse pe’ mè ‘sta penzata? Che male ‘e capa! Che è ‘sta canzona? ‘N’aspirina mò ce vò, pe’ ‘sta strunzata!
Traduzione

Mi sono visto girare, la testa mia, come uno strummolo, tutt’ad un tratto!
Mi sono svegliato: oh mamma mia!
Che è stato? Vuoi vedere che s’è rotta la testa, con questo gioco del passato?
Mi sono toccato, ma niente di male e così, con calma mi sono alzato per far colazione e leggere il giornale.
Dopo, mentre stavo nel bagno pensavo a quella cosa che ruotava, quel pezzo di legno. Pareva stranamente, come una cosa buffa: ad una testa d’uomo assai stralunato.
Poi, un po’ di qua e un po’ di là, ci pensò una colonna a questo stonato, come uno spaccastrommole, per tramortirlo.
Adesso mi raccapezzo del fatto della nottata! Però, per consolarmi, ho pensato a quel dio olimpico, Giove, malato in testa, assai. Ci volle una mazzata in fronte per far nascere la saputona,
Minerva. Fosse per me questa bella idea?
Che male alla testa! Che è questa storia? Un’aspirina ora ci vuole, per questa stronzata!






















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