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Raramente commentiamo e quasi mai censuriamo, ma stavolta abbiamo deciso di non pubblicare la foto che sta facendo il giro del mondo.

Merita lo stesso rispetto di un bambino vivo, la cui foto non può essere pubblicata.

Oltrettutto non sappiamo manco se hanno chiesto ai suoi genitori di poter diffonderla.

Altro motivo, non dobbiamo abituarci all'orrore, per questo abbiamo messo una scritta nella foto inviataci.

Ognuno di noi faccia quel che può, anche se sembra una cosa piccola, perchè questo orrore abbia fine e che non si vada verso il peggio.

Mino Errico – 3 Settembre 2015

Una foto Antonio Orlando
(se vuoi, scarica il testo in formato ODT o PDF)

Una foto

Voi che vi commuovete per la sorte dei cani randagi;

Voi che vi preoccupate di garantire ai vostri gatti il cibo migliore;

Voi che curate le piante nei vostri giardini;

Voi che fate pulire le vostre splendide case da colf extracomunitarie;

Voi che affidate i vostri vecchi alle cure di badanti rumene ed ucraine;

Voi che non mangiate carne e neppure pesce;

Voi che siete vegetariani, anzi vegani;

Voi che siete a dieta e frequentate palestre e centri di benessere;

Voi che trascorrete le vacanze nei resort e nei villaggi dei Caraibi;

Voi che li vedete passare accanto come ombre, ma non li guardate;

Voi che siete al potere e disponete delle nostre vite;

Voi che con le vostre immense ricchezze potete cambiare le nostre esistenze;

Voi preti, iman, rabbini, sacerdoti che assolvete o condannate in nome del vostro dio;

Voi giornalisti ed opinionisti che volete dominare con la parola le nostre coscienze;

Voi, tutti Voi, non potete rimanere insensibili di fronte a questa immagine.

Non potete pensare che si tratti di una pubblicità o, peggio ancora, di un fotomontaggio. Non potete non sentire una fitta allo stomaco ed un senso di nausea che prelude al far vomitare pure l’anima.  Non potete non pensare ai vostri figli o ai vostri nipoti ben curati, assistiti, coccolati.

Cosa c’è di diverso rispetto al bambino ebreo che, sollevandosi la manica, mostra il numero tatuato sull’avambraccio? O rispetto a quel bambino, polacco, forse, che apre, con le mani alzate in segno di assoluta resa, il lungo corteo di profughi nella Varsavia occupata dai nazisti? O cosa c’è di diverso rispetto a quel bambino braccato come un animale dal soldato israeliano che si accanisce in maniera spropositata su  di lui e non intende mollarlo? Cosa c’è di diverso rispetto al bambinello ucciso, qualche anno addietro in Calabria, da spietati killer, colpevole solo di essere in compagnia del nonno?

Tranquilli, potete abbassare il sopracciglio, non succederà niente. Le solite, trite e rituali espressioni di circostanza pronunciate da qualche ministro o dal cronista di turno; il solito scambio di accuse ed invettive tra destra e sinistra; qualche lacrimuccia, un veloce pensiero e via, voltiamo pagina.

Qualcuno, molto sensibile, in nome dei sentimenti umani più profondi (quali?), non pubblicherà questa foto, non la farà vedere perché urta il comune sentimento del pudore. Imbastirà, sulla base di una serie di sofismi, una tesi tendente a dimostrare che c’è in tutti noi, comuni mortali, una voglia perversa di voyeurismo, specialmente se macabro, per cui, alla fine, la colpa ricadrà tutta su di noi che siamo curiosi, vogliamo vedere, vogliamo sapere, vogliamo esprimerci.

Quella foto non mi fa paura, quella foto mi angoscia e mi offende come essere umano poiché mi conferma che la Storia non ha mai insegnato niente ed ora mi accorgo, che neppure il dolore riesce ad insegnare qualcosa.

Neppure un dio ci salverà; siamo già stati addomesticati.

Antonio Orlando, 3 settembre 2015




























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