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Ricorsi storici ovvero il vizio “governativo” del fumo

di Antonio Orlando


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28 Luglio 2015

Invito il Lettore a leggere queste note storiche solo dopo aver letto l’articolo di cronaca:

Lobby del tabacco e holding degli aeroporti:

ecco chi guadagna finanziando la fondazione di Renzi

http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/07/22/lobby-del-tabacco-e-holding-degli-aeroporti

Nel marzo del 1889, Presidente del Consiglio Francesco Crispi, il Ministro delle Finanze Federico Seismit-Doda concesse ad una società americana, Watyn Tael & C., mediante trattativa privata, il diritto di fornire ai Monopoli italiani del tabacco, circa 10 milioni di quintali di tabacco Kentucky.

Due anni prima, era stata approvata, a larga maggioranza, un’apposita legge che prevedeva che l’acquisto di tabacchi sul mercato internazionale dovesse obbligatoriamente avvenire mediante asta pubblica. In via eccezionale, a titolo sperimentale,  –  e sempre per piccole quantità – era prevista la possibilità di poter effettuare acquisti direttamente sui luoghi di produzione, senza, però, l’intervento di alcun intermediario, ma ricorrendo a funzionari ministeriali dotati di apposita delega.

L’on. Achille Plebano, astigiano, deputato della Sinistra liberale, sollevò, con un’interrogazione, la questione, destando subito l’interesse generale. Nel suo lungo intervento  alla Camera del 6 giugno 1889,  tra l’altro, disse

… una piccola parte delle provviste necessarie per l’anno 1889 fu fatta per asta pubblica, ma la più grossa partita, i tre quarti, se non vado errato, delle provviste, per una somma di circa 10 milioni, l’on. Ministro delle finanze…ha creduto opportuno di seguire il sistema della trattativa privata… rivolgendosi ad una ditta  molto degnamente rappresentata in Italia  da un egregio nostro concittadino, il quale, lo dico a cagion d’onore, tra le sue qualità ha anche quella di essere il capo supremo di un’importante ed antica associazione.

Il Ministro si rifiutò di rispondere. A titolo di concessione, si disse disposto a fornire tutti i chiarimenti necessari, ma solo in sede di discussione del bilancio consuntivo.

L’on. Plebano, che sprovveduto non era, avendo ricoperto per tanti anni un importante incarico al Ministero delle Finanze ed essendo anche un cultore di Economia Politica e di Scienza delle Finanze, tornò alla carica il 22 giugno successivo nel corso della discussione del bilancio di previsione del Ministero delle Finanze. Nel suo intervento rivelò nuovi particolari.

La Ditta americana, rappresentata dall’Illustre concittadino del quale, ancora una volta, non fece il nome, aveva concluso il contratto con la mediazione del suo rappresentante italiano, ma l’accordo venne firmato a New York dal console italiano, che era entrato in carica da pochi giorni e nulla sapeva di contratti per la fornitura del tabacco. L’on. Piero Lucca, deputato di Vercelli, intervenuto subito dopo, segnalò che, secondo i suoi calcoli, “l’affare” era costato all’Erario non meno di un milione e quattrocentomila lire. Poiché il Ministro delle Finanze era assente, toccava al Ministro del Tesoro, Giovanni Giolitti, rispondere alle pesanti accuse, ma questi si rifiutò asserendo che il Governo avrebbe dato conto del proprio operato solo in sede di discussione del bilancio consuntivo.

Naturalmente il Governo non rispose mai alle interrogazioni dei due deputati e la questione, un anno dopo, venne ripresa dalla stampa. “Il popolo romano”, che pure era un giornale filogovernativo e, anzi, era considerato l’organo ufficioso del Governo, con una serie di servizi ricostruì nel dettaglio e senza fare sconti, l’intera vicenda. Nei primi giorni del 1889 i due amministratori americani della Watyn Tael & C. – Hoffmann e Watyn – erano venuti a Roma e tramite il loro autorevole ed illustre rappresentante italiano, avevano concluso l’affare direttamente con il Ministro. Il prezzo era stato concordato con esplicito riferimento a quello corrente sulla piazza di New York nel giorno in cui il contratto avrebbe avuto effettiva esecuzione. Nell’intervallo di tempo tra le trattative e la stipula del contratto, i fornitori americani fecero, tramite un loro agente, una serie di massicci acquisti sul mercato libero e ciò finì per provocare, nonostante l’abbondante raccolto, un innalzamento artificioso dei prezzi. Il Governo finì per pagare a 115 lire al quintale, il tabacco che avrebbe potuto tranquillamente comprare a 90 lire con un aggravio per l’Erario di oltre due milioni di lire.

La società Watyn Tael & C. riconobbe al proprio rappresentante italiano una commissione di trecentocinquantamila lire. Per l’anno 1890 si tornò al sistema dell’asta pubblica.   

L’agente italiano della società americana, “l’egregio nostro concittadino”, altri non era che Adriano Lemmi, Gran Maestro della Massoneria ed amico personale di Crispi; erano massoni il Ministro delle Finanze Seismit-Doda, il Ministro della Giustizia Giuseppe Zanardelli, il Ministro della Pubblica Istruzione Paolo Boselli, il Ministro della Marina Benedetto Brin, il Ministro delle Poste e Telegrafi Pietro Lacava, il Sottosegretario all’Interno Alessandro Fortis, oltre ovviamente a Crispi.

Lemmi non si difese, oppose un ostinato e sdegnoso silenzio nei confronti degli attacchi provenienti da ogni parte. Egli rassegnerà le sue dimissioni da Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia il 19 gennaio 1896, subito dopo la caduta del governo Crispi.























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