
In questi giorni il nuovo governo di quest’Italia incartata e confusa ha preso possesso con la cerimonia del giuramento dei nuovi ministri. In un tempo, relativamente non lungo, la nuova (si fa per dire!) squadra è stata composta col solito puzzle di componenti delle formazioni dell’alleanza risultata vincitrice all’ultima tornata elettorale. >> Andrea balìa - FORA... 11/05/2008
Primavera del 2007. Petra e io passeggiamo nel Parco Ventaglieri, nel centro di Napoli, facendo attenzione ai gradini rotti e alle grate su cui poggiamo i piedi, la manutenzione dello spazio è scarsa e l’effetto della furia dei ragazzini e degli agenti atmosferici trovano poco rimedio. Lei è una giornalista tedesca, di Monaco, e ha voluto incontrarmi per parlare della mia città, sa della situazione dell’emergenza rifiuti, chiede delucidazioni e, dall’alto della sua tradizione civica, esclama “Capisco tutto: la corruzione, il malgoverno... ma come è possibile che qui i politici siano arrivati al punto di permettere un disastro ambientale che umilia anche loro?” Maurizio Braucci - lostraniero - N. 92 Febbraio 2008
La cattura Salvatore Lo Piccolo e di suo figlio Sandro in un sordido covo nella borgata palermitana di Giardinello segna sicuramente un passaggio epocale. Il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso ha dichiarato, sebbene con prudenza e senza trionfalismi, che Cosa Nostra non ha più un vertice e che è ormai una “organizzazione destrutturata” con scarse possibilità di movimento e di iniziativa. Tuttavia, sono forse troppo ottimisti coloro i quali deducono da questa osservazione che l’intelaiatura gerarchica della mafia (la cui forza specifica risiede appunto nella collegialità) si stia sgretolando sotto i colpi di una crisi irreversibile, che la cupola sia crollata, sia ormai un rudere che difficilmente potrà essere puntellato e restaurato. Marcello Benfante - lostraniero - N. 90/91 - 2007/2008
Dalla morte di Falcone e Borsellino le mafie italiane sono mutate, un po’ perché i mercati criminali si sono ulteriormente globalizzati; un po’ perché, dovendo far fronte a una nuova legislazione antimafia, alle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia e al 41 bis, si sono spesso piegate come giunchi pur di non spezzarsi. Le più potenti cosche siciliane, campane, calabresi, pugliesi oggi abitano l’Italia (non solo le loro regioni d’origine) in modo diverso e – più moderne dello Stato che dovrebbe reprimerle – sanno come entrare nel mondo delle imprese, delle banche e della finanza da una posizione di forza che si basa essenzialmente sue due capisaldi: immissione sul mercato di un ingente flusso di denaro da riciclare, proveniente dalle estorsioni e dal traffico di droghe; compressione straordinaria del costo del lavoro e della produzione, nei casi in cui producono ed erogano occupazione. Alessandro Leogrande - lostraniero - N. 90/91 - 2007/2008
Scriveva Fernand Deligny in “I vagabondi efficaci”: “E ci sono dei tribunali per minorenni, ci sono degli psicologi. Ci sono quelli che dicono: ‘Mostrami il tuo Rorschach e ti dirò chi sei.’ Pescatori in acque basse.” E scrive J.G. Ballard in “Un gioco da bambini”: “In una società totalmente sana, l’unica libertà è la follia.” E ancora: “Non chiedere – Perché più felici i tempi antichi? – Non è domanda intelligente”, ammoniva il Qohélet. Se si pensa poi che il Novecento doveva essere “il secolo dei fanciulli”, possiamo immaginare che di tempi felici, per i giovani, non ce ne siano stati molti. E ai ragazzi importa poco sapere se i loro coetanei di due generazioni fa stavano male quanto loro. Luigi Monti - lostraniero - N. 86/87 - 2007
Oggi è il 1° maggio. Nelle piazze fervono i preparativi: ultime strette ai tubi dei palchi, montaggio delle scenografie, delle casse e dei mixer. Tra poche ore, migliaia e migliaia dei nostri giovani si assieperanno lì sotto, alla ricerca del posto migliore, per godersi il concerto del proprio artista preferito, graziosamente "offerto" dalle ditte CGIL, CISL e UIL. >> Gino Giammarino - ilbrigante - 01/05/2008
E’ andata come è andata. Il problema è che in teoria, ma anche in pratica, non ci interessa molto chi vince, chi perde, chi governa ecc…Ci interessa molto di più il clima complessivo ed il livello dei contendenti alle poltrone, il battibecco continuo fra le parti avverse, le dichiarazioni insulse che denotano come questo paese sia incartato e manchi di qualità in quella che dovrebbe essere una cosa buona e giusta: la politica! >> Andrea balìa - FORA... 30/04/2008
Napoli, il commissariato per l’ “emergenza” rifiuti in Campania ha deciso di aprire una mega discarica da 700.000 tonnellate nelle ex cave di tufo di Chiaiano. Costui, su pressione del presidente del consiglio in pectore, Silvio Berlusconi, ha annunziato che risolverà con i suoi superpoteri l’emergenza rifiuti in Campania con una serie di provvedimenti che avveleneranno le zone in cui maggiori sono le potenzialità economiche a discapito anche della salute dei cittadini campani. >> Joseph Epomeo - 30/04//2008
"Chi a visto o lupo e s'è miso paura,/nun sape buono qual'è verità./O vero lupo ca magna 'e creature,/e 'o piemontese c'avimma caccià." recita la famosa canzone di Eugenio Bennato, divenuta negli ultimi anni un testo sacro – con qualche variante – del magmatico mondo dell'autonomismo meridionale o sudista che dir si voglia. >> Zenone di Elea - 19/04//2008
I pochi movimenti politici che si rifanno alla storia delle Due Sicilie indipendenti continuano ad usare nei loro nomi le parole “sud” e “meridionale”. Lo stesso avviene per i militanti che continuano a definirsi meridionalisti. Il tutto a dispetto di tanti anni di ricerche storiche e di recupero dell’antica identità a partire dal 1993. E’ ora di riappropriarci dei nostri antichi nomi di nazionalità. Coloro che abitavano nella parte continentale delle Due Sicilie erano per nazionalità napolitani e quelli che abitavano in Sicilia, siciliani. >> Joseph Epomeo - 19/04//2008
Prima dell'unità, l'Italia (o meglio la Toscopadana) era considerata il paese delle cento città. A metà Ottocento nessuna nazione dell'occidente poteva vantare altrettante città e altrettanto famose. Vi erano otto città capitali o ex capitali: Torino, Milano, Venezia, Genova, Firenze, Roma, Napoli e Palermo. Queste città, alle quali bisogna aggiungere Padova e Bologna, erano note a qualunque europeo colto. A tale atlante urbano il Sud continentale partecipava poco o niente, perché il Regno era vasto e la capitale era una sola. Persino Capua, con la sua storia che attraversa i millenni, Amalfi, antesignana dell'Italia marinara, Taranto madre di traffici mediterranei e fautrice di secolari guerre contro Roma, stimolavano soltanto qualche ricordo scolastico. >> Nicola Zitara - FORA 07/04//2008
Credo sia permesso dire che le elezioni parlamentari del 13 aprile p.v. si sono già svolte, e non nel senso che si conosce (o si intuisce) il vincitore, ma nel senso che la materia su cui il futuro governo dovrà prodigarsi è già definita dalla crisi che investe la grande, la media e la piccola industria (per carità di patria detta) nazionale. La situazione non è allegra. La grandissima parte degli italiani lavora direttamente o indirettamente nella (e per la) produzione industriale. Spesso non ci si rende conto, ma tutto, dalla finanza e dalla banca ai trasporti, dall'erario nazionale a quello locale, dall'attività scientifica alla distribuzione, dal commercialista all'avvocato, dal medico al pescatore, dal pensionato al mendicante è associato in qualche modo al prodotto industriale. La stessa agricoltura ha al suo epicentro l'industria di trasformazione. >> Nicola Zitara - FORA 02/04//2008
[...] La geniale idea, già nota a molti per i tantissimi articoli pubblicati, ha suscitato notevoli attenzioni e consensi in tutta l’Italia, è quella di ripristinare un antico ponte in legno esistito alle Isole Tremiti alcuni secoli fa, che le collegava tra di loro, con l’obbiettivo di attirare il turismo internazionale sul territorio garganico e molisano. >> Serlenga - www.garganopress.net - 27 marzo 2008
Un brigante e un boia: letteratura a tinte forti nelle nuove uscite delle Edizioni Trabant, la casa editrice virtuale che digitalizza e diffonde gratuitamente in rete opere rare, poco conosciute, fuori edizione. >> Edizioni Trabant - marzo 2008
Il parlamento della Napolitania deciderà quali e quante tasse mettere, facendo in modo che tutto il ricavato resti nella Macroregione. Tutti i forestieri che avranno una o più succursali delle aziende nel territorio Napolitano pagheranno le tasse sugli utili alla macroregione Napolitania. Il tetto massimo d’imposta sui proventi di attività o sugli stipendi non deve superare il 5% compreso i forestieri che risiedono da almeno cinque anni nel territorio. I forestieri non residenti titolari o soci d’imprese con sedi o succursali in Napoliania pagheranno il 10% dei ricavi. >> Joseph Epomeo - 12/03//2008
Abbiamo quello che ci meritiamo. Ci siamo fatti mettere nel sacco dalla banda dei quattro fetiente, Garibaldi, Vittorio Emanuele, Cavour e Mazzini, che, incantandoci con le quattro papocchie dell'Italia una, libera e indipendente, ci hanno venduti agli interessi e al destino del Nord. E ne stiamo pagando le conseguenze, ampiamente prevedibili. In nome di una nazione italiana inesistente, che viveva solo nella fantasia di poeti e visionari invasati che hanno ispirato i banditi invasori, hanno propiziato il suicidio politico di una Nazione vera, quella napoletana. >> Gabriele Marzocco - Nazione Napoletana - dicembre 2007
Il tema che vorrei trattare impone una lunga premessa. O meglio: quel che intendo raccontare è tutto nella premessa, mentre la conclusione è soltanto il lamento del poveruomo che il sistema contrabbanda per cittadino. Nel corso dell'Ottocento, in Inghilterra e Francia - a quel tempo i paesi più ricchi del mondo - ci si rese conto che la rarità dell'oro e dell'argento, universalmente impiegati come moneta, frenava l'espansione del capitalismo e l'avanzata della grande industria. Le imprese avevano bisogno di credito, ma la banca era imbrigliata. Il credito bancario non superava che due o tre volte la riserva di cassa. Il volume dell'attività creditizia dipendeva essenzialmente dal volume dai depositi. >> Nicola Zitara - FORA 14/03//2008
ti ringrazio molto per l'attenzione che hai riservato alla mia piccola nota. Penso anch'io che la consonanza di idee che si è verificata tra il mio punto di vista ed il tuo, non sia una mera "coincidenza", ma possa avere anche significati ed implicazioni più ampie. In realtà anche se non riesco ancora bene a capire e ad individuare che cosa in sostanza sia successo e stia succedendo, ho comunque la forte sensazione che qualcosa di nuovo si sia messo in moto nel nostro Meridione; e non credo che si tratti solo della caduta di Mastella, o della più che decennale Emergenza Munnezza, o della più che centenaria '"Emergenza Mafia, Camorra, Ndrangheta, ecc.". C'è qualcos'altro. >> Duccio Mallamaci - Torino, 10 Marzo 2008
In merito a "Mastella", attuamente vituperatissimo dai mass media e dalla magistratura dell'attuale regime, capisco che egli con tutta probabilità non sia uno "stinco di santo", ma mi rifiuto di credere che sia oggettivamente il peggiore tra i politicanti dell'attuale regime dove "il più pulito ci ha la rogna" . Ritengo che Mastella, sia stato. in realtà,usato dall'attuale regime italiota fintanto che gli serviva, e ne sia stato poi scaricato nel momento che i reali "padroni del vapore" hanno ritenuto che non servisse più e che anzi fosse nocivo ai loro interessi. >> Duccio Mallamaci - 10/03/2008
Da non meno di quarant'anni la sinistra italiana - italiana per modo di dire, in realtà toscopadana - non sa più intrattenere un colloquio veramente politico con i lavoratori meridionali. In un certo senso ha persino rinunziato ad averne i voti, tranne ovviamente quelli clientelari. Ma siccome la cifra elettorale conta - e come! - si è buttata a capofitto a cercare di rifarsi del consenso perduto acchiappando voti fra i piccoli borghesi e i benpensanti. Fortemente immersa in questa avanzata di retroguardia, la sinistra cartellare si scatena in euforici alleluia quelle volte che le forze di polizia ottengono qualche successo nella ricerca e nella cattura di un mafioso (non si capisce bene se già scelto come ostia sacrificale al dio Stato dalla stessa mafia). >> Nicola Zitara - FORA 26/02//2008
La spettacolarizzazione degli arresti ai fini elettoralistici è nel meridione, Calabria e Sicilia in primis, un punto fermo da cui non si può più prescindere. La propaganda dei successi contro la criminalità è senza freni e nei periodi di campagna elettorale il piede spinge sull’accelleratore. All’arresto di Provenzano con ministro degli interni Pisanu ha risposto, sentenziando un pareggio tra PDL E PD, Amato con Condello. Nella rete è finito nel 2006 il capo di cosa nostra. Pochi giorni fa quello della ‘ndrangheta? >> Ercole Macrì - FORA 26/02//2008
Abbiamo notato negli ultimi mesi, soprattutto su yotube, ma anche in alcuni forum che l’orientamento di diversi giovani e non giovani del Sud è sempre più a favore dell’indipendentismo. In altre parole la linea separatista di Nicola Zitara, indipendentista della prima ora, si fa strada, il che è dovuto principalmente allo scetticismo diffuso sulle possibilità di risolvere i problemi del popolo meridionale all’interno dello Stato italiano. >> Zenone di Elea RdS, 21/02//2008
Il miracolo economico italiano s'irradiava altrove, tra Torino, Milano e Genova, qui arrivavano solo gli echi della nuova civiltà materiale che stava nascendo. L'Italia si accorciava. Per raggiungere in treno una delle città citate non occorreva più cambiare a Roma. Era stato inaugurato il "Treno del Sole", con la vettura-cuccette, e già si mettevano le prime pietre all'Autostrada del sole. La guerra aveva cambiato il mondo occidentale da così a così, ma a ciascuno di noi sembrava d'essere, lui, l'artefice del cambiamento. 'Volare nel blu, dipinto di blu', è stato un sogno di potenza del singolo, della libertà individuale conquistata, affermata, proclamata dai soldi in tasca. "Penso, dunque sono", aveva detto Cartesio al mondo dei colti quattro secoli prima, "Volo, dunque sono", cantò Modugno, di cui in questi giorni è stato celebrato l’anniversario, a noi contemporanei. >> Nicola Zitara - FORA 20/02//2008
Un medico sa quando un paziente sta per affidare la sua anima a Dio e il suo corpo ai vermi. L'azienda è un corpo complesso, tuttavia gli avvocati, i commercialisti, i ragionieri e ovviamente gli stessi imprenditori si rendono conto se un'azienda è decotta, se l'impresa si avvia al fallimento. Una diagnosi prefallimentare è parecchio più difficile riguardo allo Stato. Gli storici preferiscono attendere il fallimento e poi redigono la sentenza d'insolvenza. Ma il fallimento degli Stati è un fenomeno più frequente di quanto si crede. Un celebre storico inglese, in una sua recente pubblicazione, ne registra una cinquantina nell'arco di tempo compreso tra la fine della Seconda Guerra Mondiale e il 2006. La Jugoslavia è un esempio di liquidazione fallimentare che si sta tuttora compiendo appena a un passo da Trieste. >> Nicola Zitara - FORA 03/02//2008
Caro Piero, vorrei parlarTi della mia città, Napoli, partendo da lontano, non per trovare le colpe dell’attuale inciviltà, quanto piuttosto per trovare le cause che - secondo me - hanno originato il disastro di questi giorni, e soprattutto per evidenziarle a chi, come Te, in questi giorni scrive “nonostante tutto, Napoli è splendida”, cosa mai può essere stata l’origine di un male così antico. Quanto qui scrivo non riguarda solo Napoli, ma tutto il Sud Italia e Napoli, a mio avviso, è solo l’esempio più eclatante di una decadenza molto più diffusa. >> Giuseppe Balsamo - 01/2008
La pagina più nera della storia d'Italia é ancora coperta dal segreto militare a distanza di 145 anni dagli avvenimenti: 5.212 condanne a morte nel Meridione, 500.000 persone arrestate, molte delle quali internate nei lager sabaudi di Fenestrelle e San Maurizio, a duemila metri d'altezza, in Piemonte, i cadaveri sciolti nella calce viva; 62 paesi rasi al suolo, persecuzione della Chiesa cattolica, fucilazioni di massa, stupri. Una storia taciuta, insabbiata, distorta. E tale sarebbe rimasta se recentemente ricercatori instancabili, alieni da qualsivoglia logica politica, desiderosi di far conoscere vicende sepolte sotto la densa polvere del tempo, non avessero iniziato ad estrapolare dagli archivi documenti inequivocabili. >> mensile “Monteleone” di Vibo Valentia - 2008
Alcune situazioni, per esempio la spazzatura e la camorra napoletane, il caso Mastella, la mafiosità diffusa fra gli operatori commerciali, agricoli e industriali meridionali, il lavoro in nero e mal pagato, la sudditanza delle amministrazioni comunali, provinciali e regionali, della sanità e persino degli uffici decentrati dell'amministrazione centrale romana alla mafia e alla tamarria, la disoccupazione dilagante fra le giovani generazioni di laureati, il fallimento del sindacato, il degrado della scuola, l'individualismo dei magistrati, le mani legate alle forze dell'ordine, la sfacciata dipendenza dei mass-media, specialmente della televisive, che arriva alla farsa nel Tg3 Calabria, la piovra bancaria, che s'innalza a usura metodologica nelle finanziarie, e di un'infinità di altre cose, non viaggiano ciascuna per suo conto, ma si collegano e possono essere riportate a una causa unica, il partito nazionale. >> Nicola Zitara - FORA 19/01//2008
- Ogni volta che parte qualcuno, ti prende un po' la nostalgia. – dice Ferdy, mentre si sta per arrivare al JFK dove io e mia moglie prenderemo l'aereo delle 22.35 che ci riporterà a Napoli. - Eh, la nostalgia... Ti tocca metterla da parte – replica il cognato di Ferdy, Carmelo Marino da San Pietro di Lucania, ovvero"Troisi", così ribattezzato da mia moglie per le sue acute e caustiche affermazioni in terra d'America,– sennò in un posto non ci puoi stare, te ne devi andare. Soprattutto per un giovane poi... se comincia a vedere il soldo e ne innamora... >> Zenone di Elea RdS, 04/09//2007
Sto assistendo alle varie comunicazioni via web. Mi permetto di inserirmi su questa che trovo interessante per le analisi di fondo del dottor Zitara che finalmente parla di qualcosa di serio. Il sud colonia è una realtà che molti non hanno compreso purtroppo anche se parliamo... Qualcuno viene ancora a presentarsi antifederalista e persino unitario. Evidentemente, velleitarismi a parte non si vuole smettere di giocare ai soldatini e basta. L'Italia è sfatta lo si voglia o no. Non saremo noi a sancire la divisione del paese è negli atti. Siamo stati abbandonati al sottosviluppo se qualcuno non l'ha capito è meglio che si svegli. >> Costagliola -Zitara - FORA 12/12//2007
Riteniamo possa essere di grande interesse per i nostri lettori poter mettere a confronto la lettera inviata da Mario La Cava a Il Mondo, allora diretto da Eugenio Montale, e pubblicata nel numero 9 del settimanale, dell' 1 settembre 1945, con il titolo A proposito della questione meridionale, e la risposta che a stretto giro vi dava Carlo Emilio Gadda nel successivo numero 13 della stessa rivista, del 6 ottobre 1945, pubblicata con il titolo Nord-Sud, ancora. La lettera di La Cava era stata preceduta, ed in qualche modo innescata, dalle considerazioni che sull' argomento aveva espresso Montale nel recensire, nei precedenti numeri 4 e 7 della rivista, due libri in qualche modo collegati al Sud, L'Italia rinuncia? >> Francesco Tassone - Quaderni Calabresi 102-103 - luglio 2007
E’ naturale, umano, che il capitalismo finisca, come tutte le altre forme di produzione, ma io non so dire quando. Suppongo che durerà ancora qualche tempo. Esso è figlio della borghesia. Caduto il fascismo e rispolverate le tematiche che vanno sotto il nome di questione meridionale, entrò nel linguaggio politico la distinzione tra borghesia attiva, quella degli affari, e borghesia parassitaria, quella che si sostentava con la rendita fondiaria. >> Nicola Zitara - FORA 06/09//2007
Da quando l’Ytalìa (il cosiddetto meridione) svolge il ruolo e la funzione di colonia o retroterra di altre popolazioni non produce intellettuali. Da Empedocle e Archimede bisogna saltare mille anni di storia romana per arrivare a Cassiodoro. Dal tempo di Federico II al tempo di Telesio e Campanella passano quattrocento anni. Al Sud una cultura autonoma, piegata sui problemi del paese, riemerge nel ‘700, allorché gli spagnoli lasciano l’Italia. Una parte del secolo XVIII racchiude l’inizio e la fine dell’autonomia culturale napoletana. >> Nicola Zitara - FORA 20/08//2007
“Una spiegazione di questa incapacità plurisecolare della Chiesa cattolica di contrastare complessivamente l’Inghilterra protestante, massonica e liberale, può essere forse trovata nel fatto che il superiore dinamismo dello stato inglese era forse e comunque quello di un paese con una classe nazionale dominante, certamente suddivisa in molte confessioni religiose, ma particolarmente coesa non solo e non tanto per merito di un particolare spirito patriottico rivolto contro l’esterno del tipo “Right or wrong is my Home” [...] >> Duccio Mallamaci - 04/07/2007
Deputato della destra, e però non accusato mai né sospetto di caldeggiare idee avverse alla monarchia Costituzionale, od a quel pacifico andare, ch'è la ragion suprema ed obbiettiva, la idea archetipa di ogni reggimento; eletto da quel collegio istesso che l'anno 1848 mi deputava al Parlamento napolitano, e vincitore nell'agone elettorale, tuttoché con assai male arti facesse guerra alla mia Candidatura la oscena setta dei piemontizzatori, a quei di trapotente in questo mio infelicissimo paese; cittadino napolitano, e sin dalla prima età caldo e costante zelatore del bene e dell’onore della mia patria; avea fatto disegno di levar finalmente la voce contro le enormità di modesto governo in queste provincie meridionali, si tosto sarebbersi riassembrati nelll'aula parlamentare i rappresentanti della nazione. >> Marzio Francesco Proto Carafa Pallavicino 20 Novembre 1861
| La
nostra bandiera è candida, non nera
nè rossa. (FDV,
23 febbraio 2006) |
| L'mpa
raccoglierà qualcosa, perchè quando i frutti son
maturi qualcuno dall'albero cade, ma tanti ne resteranno ancora sull'albero. (FDV, 23 febbraio 2006) |
| Il
tempo dirà tutto alla posterità. E’ un
chiacchierone, e per parlare non ha bisogno di essere interrogato. (Frammento, Euripide) |
| Il
disprezzo del passato o è ignoranza o è paura. (Ugo Ojetti) |
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le verità attraversano tre fasi: prima le si mette in
ridicolo, poi vengono attaccate violentemente, e infine vengono accettate come ovvie. (A. Schopenhauer) |
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